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Se scrivi una tesi con formule matematica, i casi sono due: o scrivi di matematica pura o scrivi di matematica applicata.Nel primo caso devi usare il corsivo e non ci sono santi che tengano, se non le pessime pubblicazioni scritte in Word. se scrivi di matematica potresti usare i font matematici Euler con il pacchetto apposito; sono disegnati in modo che si distinguano relativamente bene dai font di testo ma sono inclinati pochissimo per non dire che sono diritti. Vietato usarli per la matematica delle scienze applicate.
Nel secondo caso sie vincolato dalle norme ISO UNI, che trovi riassunte nell’Introduzione (link nella pagine Guide qui sopra) oppure ritrovi ampiamente descritte e commentate (sia pure con qualche dettaglio che si applica solo alla lingua inglese) nel file sb811.pdf http://physics.nist.gov/cuu/pdf/sp811.pdf. Con la matematica applicate sei ancora più vincolato ad usare certi font piuttosto che certi altri. ma l’ultima cosa che devi fare è scrivere con un font diritto.
::Ora la gabbia non è più “alla Bringhurst”, dunque: d’altra parte, inutile curarsi sempre di cosa dice la gente…
Già, prima il rapporto fra altezza e base della gabbia era di 2,1666, ora è di 1,983.
Avevo avuto la sensazione che qualcosa fosse cambiato, ma lo attribuivo all’assenza delle note marginali; invece la bella tipografia non si fa notare: la gabbia mantiene il suo slancio e la lettura (nonché la composizione) risulta più agevole. Bravi.
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Ho azionato la mia macchina virtuale Ubuntu e ho installato Kile; vecchi ricordi mi sono tornati alla mente, ma avevo sia torto sia ragione; i Settings non permettono di scegliere nulla, mentre da Tools cliccare su Verify system (o qualcosa del genere) permette di verificare che Kile vuole a tutti i costi lavorare con Okular, che non avevo installato, ma di ogni programma che deve usare indica il path completo e con l’installazione alla Enrico il path è davvero /opt/texbin/…Quindi Kile trova da solo dove cercare gli eseguibili da usare. Non sono riuscito a capire se Kile intergisce con Okular per eseguire la ricerca diretta e inversa; se così non fosse, per me Kile sarebbe del tutto inutile, anche se ha qualche cosa, poco, in più rispetto agli altri editor, che non compenserebbe questa gravissima mancanza.
Commento (probabilmente inutile): dopo aver usato TeXShop per tanti anni e TeXworks piuttosto spesso, non sopporto più gli editore che occupano una buona parte della schermata per barre laterali, diverse righe di tool bars, e iconcine sparse ad ogni angolo della schermata. Naturalmente TeXShop lavora solo su Mac, ma TeXworks lavora su tutte le macchine (non è installato automaticamente con le macchine Linux, ma non è difficile da installare con al solita procedura configure, make, make install) e mi sento di consigliarlo sempre, anche se è un editor per “principianti”; la sua qualità migliore è la ricerca diretta e inversa e la pulizia della schermata, semplice ed essenziale ,con una mezza dozzina di icone soltanto in una sola barra di strumenti; tutto il resto si ottiene con i menù a discesa.
Ho disinstallato Kile. 🙂
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Molto bene; ho notato moltissimi miglioramenti, in particolare l’abolizione delle note marginali presenti nelle edizioni precedenti; erano decorative, ma non aggiungevano nessuna informazione diversa da quello che costituiva il titolo accanto al quale si trovavano. Ora la gabbia alla Bringhurst con le sue belle proporzioni spicca molto meglio.Ciao
Claudio
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Sei sicuro di voler mettere il logo come sfondo di tutte le pagine, tranne le prime pagine dal frontespizio fino alla dedica inclusa, ma dall’indice in poi?Usa meglio il comando \BackgroundPicture leggendo la documentazione di eso-pic (texdoc eso-pic).
Quando usi \includegraphics, non mettere opzioni inutili: tu scrivi`
\includegraphics[width=3in,keepaspectratio]{logopolito}
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ma keepaspectratio è inutile, perché hai fissato solo la larghezza; keepaspectratio servirebbe se avessi specificato anche height=…, implicando due fattori di scala diversi per la direzione orizzontale rispetto a quella verticale; leggi la documentazione (texdoc grfguide).Poi naturalmente non serve a niente caricare caption se non specifichi niente rispetto alla forma grafica di default delle didascalia.
I margini di 2.56mm sono veramente originali, fanno tanto Word, anche se 2.56cm NON è un pollice; e poi la passione per i centimetri mi ha sempre stupito; niente di male, s’intende, ma perché non specificare 1in che permette di avere il vero valore del pollice? e poi perché non 25mm, dove quei 6 decimi di millimetro “mancanti” sono equivalenti a due punti tipografici e su una larghezza di 25 mm ( 71pt) nessuno se ne accorgerebbe? Bah; queste sono fisime mie; pigliale come un commento estemporaneo e probabilmente inutile.
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A me pare logivo che sia così, ma potrei essere io fuori logica.Dunque abbiamo una figura che contiene tre sottofigure ognuna con la sua sottodidascalia, e naturalmente c’è una didascalia generale all’intera figura. Tu vorresti che comparissero anche le sottodidascalie nell LOF. Idea strana e poco logica (secondo me) perché la didascalia della figura complessiva dovrebbe in qualche modo accennare a che cosa la figurona contiene, sia pure divisa in tre sottofigure.
Allora hai la possibilità di sfruttare la costruzione tripartita della didascalia generale, oppure di usare \addcontentsline{lof}{section}{…} sostituendo i puntini con qualcosa che vada bene; puoi metterci, credo, subsection, invece di section, ma non ho mai provato; puoi metterci dentro, prima del sottotitolo anche \numberline{…} con il numero della sottofigura (probabilmente con un comando del tipo \thesubfig). Se invece vuoi usare la terza parte della didascalia generale, scriverai come suo \caption:
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\caption{Funzioni di flusso del modello \acs{CTM}. $(a)$ Interfaccia senza rampe. $(b)$ Interfaccia con rampa in ingresso. eccetera}
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Verrà una grossa entry nella LOF, ma c’è tutto.
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Non uso più kile da almeno 6 anni, ma c’è sicuramente il modo di configurarlo; anche recentemente su uno dei topic relativi a Ubuntu c’aera qualcuno che diceva di verificare il path impostato nella configurazione di ubuntu e l’interlocutore rispondeva che c’era /etc/texbin e tutto ora funzionava perfettamente. Mi spiace; ho fatto il passo più lungo della gamba riportando cose che avevo letto sul forum.
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Per far capire a Kile (già installato) che deve usare la 2011, basta aprire il menù Tools e verificare che il percorso di ricerca si quello impostato seguendo la procedura di Enrico, cioè /opt/texbin; se non lo fosse, basta modificare solo quel path. Questo in realtà è un trucco diabolico che Enrico ha escogitato per far convivere non una ma N distribuzioni di TeX Live su una macchina UNIX; infatti basta cambiare questo link simbolico in /opt per cambiare a piacimento path di ricerca, e quindi per usare anche una versione di annate precedenti, se non le si sono cancellate per liberare gigabyte dal disco.Apt-get per le dipendenze cerca in certi suoi file; Kile per funzionare segue il path indicato da quel link simbolico. Come vedi si tratta di due cose distinte.
Per la questione dei gigabyte segnalata da @Doc,si tratta di una cosa seria, serissima, sulle macchine vecchiotte che hanno dischi rigidi piccolini; io lavoravo fino a non molto tempo fa con un portatile con 40GiB di disco, di cui 20 dedicati a Windows e 20 dedicati a Linux. Tutto funzionava piuttosto bene, ma è evidente che l’occupazione delle due partizioni andava gestita con molto giudizio e 3GiB in più o in meno non sarebbero stati uno scherzetto.
Oggi disporre di un disco rigido di 500GiB vuol dire disporre di un disco piccolo. Ormai si vedono réclame di portatili che descrivono macchine con dischi di 1.5 TiB e RAM di 6GiB, cose impensabili fino a due o tre anni fa. È chiaro che la presenza o l’assenza di una distribuzione minima della TeX Live/Debian di base (minimale, senza l’infinità di pacchetti che magari non si useranno mai, ma che sono presenti nella distribuzione completa) non sposta molto il bilancio dell’occupazione del disco, ma certo libera alcune centinaia di megabyte. La distribuzione completa richiede poco meno di 3 GiB.
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Esattamente! La 209 serve per far contento apt-get e tutta l’architettura Debian. La 2011 serve per lavorare davvero.Attento, come ha ricordato Enrico, il maggior difetto della versione Debian è che deve sottostare ad un lungo processo di validazione da parte del gruppo Debian per arrivare nei repository “normali” ma anche qualora ci arrivasse in un mese invece che in due o tre anni, non disporrebbe del tkmgr per l’update/upgrade “continuo. Tieni presente che ogni settimana vengono messi a disposizione una cinquantina di pacchetti fra quelli nuovi e quelli che hanno subito modifiche. Io stesso ho fatto l’upload di un pacchetto già presente ma aggiornato per lavorare anche con XeLaTeX ad agosto, poi da alcune conversazioni qui sul forum era emerso un bug, e due giorni fa’ ho eseguito l’upload con l’errore corretto. E probabilmente questa era la terza volta che caricavo quel pacchetto solo in quest’anno. Così succede per la maggior parte degli altri pacchetti; tieni presente che quando installi TeX Live completa, quella che noi tutti consigliamo sempre qui sul forum, installi qualcosa come 2350 pacchetti, molti di diversi megabyte, alcuni di circa 70 MiB. Non si tratta di noccioline 🙂
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Il percorso completo vuol dire a partire da C: se il tutto si trova nel disco C. Sai anche con MiKTeX 2.9 hai diversi alberi da gestire , per l’user “All Users”, per te stesso, per il sistema, eccetera.Ho due sospetti, che non posso far altro che passarti quali pulci nell’orecchio:
1) ho il sospetto, che non posso verificare perché non dispongo di Win7, che Win7 non ti permetta di scrivere nelle cartelle di sistema se non lo fa da amministratore; verifica sul tuo PC le tue prerogative come utente (pannello di controllo, gestione utenti, eccetera)
2) il secondo sospetto è che tu abbia caricato o creduto di caricare quei file nelle cartelle di LaTeX, ma l’hai fatto su cartelle innestate su un albero riservato. Da Programmi|MiKTeX|2.9| apriti il MiKTeX Help e leggitelo con attenzione per quel che riguarda la configurazione della tua distribuzione, L’idea è che devi crearti un albero che comincia con texmf\ e che è radicato da qualche parte in Documents and Settings; per sapere esattamente dove devi mettere questa prima cartella o lo trovi scriito in MiKTeX help, oppure “forse” va bene aggiungerlo fra i tuoi Documenti\; dopo però con il MiKTeX settings devi dire a MiKTeX che hai anche questo albero personale, e questo l’applicativo MiKTeX Settings te lo consente di fare cliccando sulla “linguetta” Roots, dove devi aggiungare questo percorso personale partendo da C: e arrivando fino a texmf\ Fatto questo, devi creare cartelle dentro a questa texmf\ con la stessa struttura che hai nelle cartelle di sistema, nel tuo caso ti basterà creare dentro a texmf\ la cartella tex\; dentro a questa la carella latex\; dento a questo la cartella biblatex\ e po dentro a questo le due cartelle per gli stili. Finalmente puoi inserire in queste due ultima cartelle i file che hai scaricato da CTAN. Non è finita: torna su Roots e fai in modo di spostarne le precedenze in modo che la tua cartella personale sia la prima che MiKTeX legge; poi rinfresca il file name data base, e ricordatelo di rifare questa operazione ogni volta che modifichi il tuo albero personale.3) questo non è un sospetto, ma una certezza: appena puoi e non hai l’acqua alla gola per scadenze urgenti, butta via MiKTeX e anche il tuo albero perosnale e installa TeX Live per Windows. Cerca con Google install-tl.zip, e segui le istruzioni; se ha un collegamento internet sufficientemente veloce in un’oretta dovresti cavartela. Butta via anche TeXnicCenter: è obsoleto. Usa TeXworks, che ti viene già installato insieme a TeX Live, oppure scaricati dalla rete o TeXmaker o TeXstudio (io preferisco quest’ultimo, ma è una questione di gusti) e usa uno di questi due editor. Tutti e tre quelli che ho nominato dispongono di un visualizzatore interno di file PDF che ti consente di fare la ricerca diretta e inversa lavorando direttamente fra la finestra di editing del file sorgente e la finestra PDF del file composto. È tremendamente comodo e permette di risparmiare non poco lavoro procedendo più speditamente nella creazione di documenti complessi.
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Sì, però l’amante del sistema TeX e di Ubuntu ha a disposizione il facilissimo testo di Enrico: texlive-ubuntu.pdf (cercare con google) che permette di far convivere l’installazione base Debian per le dipendenze con l’installazione completa per lavorare davvero con i programmi di composizione del sistema TeX.Kile? Be’ certo chi ci è abituato sarebbe un grosso dispiacere perderlo, ma ci sono TeXmaker e TeXstudio che fanno quasi tutte le stesse cose di Kile, e in più contengono internamente il loro visualizzatore di file PDF, cosicché con questi programmi, non solo è immediato compilare con pdflatex, ma è anche facilissimo eseguire le correzioni perché il visualizzatore interno dei file PDF consente la ricerca diretta e inversa. Siccome TeXmaker e TeXstudio sono multipiattaforma, non dipendono da nessuna installazione debianica.
Personalmente dispongo di una macchina Ubuntu 11.04 virtuale; ho fatto tutte quello che insegna Enrico in quel testo, e il tutto funziona come un orologio; per mia scelta personale preferisco usare TeXworks invece di TeXmaker o TeXstudio, perché mi piace una interfaccia pulita che non mi occupi quasi tutto lo schermo (panoramico con rapporto 16×9) con barre laterali ingombranti e con diverse righe di icone. In questo modo ho a disposizione metà schermo per la finestra di editing del file sorgente e l’altra metà dello schermo per il visualizzatore interno di TeXworks che è ancora migliore di quello di TeXmaker e TeXstudio.Per altro l’autore di Kile è disponibile ad ascoltare i bisogni dei suoi utenti; l’ho sperimentato anni fa quando usavo Kile.
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Scommetto che carichi i pacchetti a mano e magari sei anche su Windows dove è facile pacioccare nei file del sistema TeX.
Almeno apri I MiKTeX Settings e clicchi sul pulsante “Referesh file name data base”, oppure con TeXLive, apri la finestra “Prompt dei comandi” e dopo esserti messo alla radice dell’albero dei il comando maktexlsr; quest’ultima strada vale anche per Linux. Su Mac è più difficile, perché i file del sistema sono radicati in una cartella nascosta, ma si può fare anche su Mac.Prima di tutto non bisogna mai installare niente nella cartelle di LaTeX, ma installare, se davvero servisse, solo nelle cartelle dell’albero personale. E prima di questo caricare i pacchetti con gli opportuni Wizard o Manager.
TeX trova benissimo i file che gli servono se ci sono e se il file name data base è aggiornato; TeX Live è capace di trovarli anche nell’albero personale senza bisogno di rinfrescare o di generare il file name data base.
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Non hai più la premessa perché con \chapter* i capitoli non vanno nell’indice.Ti ho corretto tutto l’esempio minimo compilabile che hai inviato; il pacchetto lipsum che ho aggiuto sserve solo per scrivere del testo privo di senso, ma diverso dal solito bla bla 🙂
Ho anche tolto tutti quei riferimenti alle impostazioni delle testatine con i comandi di fancyhdr. Ho lasciato oneside e ho tolto openright che non ci stanno a far niente insieme, però puoi ripristinare openright, ma cambi oneside in twoside. Perché imposti lo spessore del filetto di testa a 0.01pt? questo valore è circa 3 micrometri, assolutamente invisibile, se fosse riprodotto in proporzione, visto che l’acuità visiva alla distanza di una trentina di centimetri non consente di vedere dettagli così piccoli; tanto vale mettere 0pt. Ricorda: 1pt è circa uguale a un terzo di millimetro; il fatto che magari Adobe Reader o gli altri visualizzatori di file pfg te lo facciano vedere lo stesso, è perché i pixel dello schermo sono piuttosto grandi, poco più piccoli di un punto tipografico; e se il programma dice di annerirli, o non l’annerimento corrisponde ad una riga in mezzo ad una file di pixel e allora il filetto non si vede, o l’annerimento corrisponde in pieno ad una linea di pixel e il filetto si vede bello nero, altroché tre micron! Lo spessore preimpostato per i filetti sottili è di 0.4pt, vale a dire un po’ più di un decimo di millimetro; sulla carta si distingue ancora piuttosto bene. se ci mettessi 1pt avresti un filetto di un terzo di millimetro, ma apparirebbe tanto scuro che sembrerebbe una fascia a lutto
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