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18 Aprile 2011 alle 21:56 in risposta a: [RISOLTO]Problemi con l’imposizione digitale tramite RIP EFI #58347::
Non ho idea di che cosa sia RIP; ma ti posso assicurare che i font della GuidaGuIT sono tutti font Type 1, quelli della collezione “estesa” del sistema TeX e alcuni sono incorporati nelle figure incluse prodotti con altri software. Nessuno che io sappia è UNICODE compliant, per pdfLaTeX non maneggia font con più di 256 caratteri (tranne naturalmente i font importati dall’esterno, sempre in formato PDF e facendo molta attenzione che siano completi deli loro font sempre incorporati in modo parziale, cioè avendo incorporato le macro per disegnare solo i glifi affettivamente usati)
Con pdfpages si possono fare le imposizioni su qualunque formato e in qualunque maniera uno desideri e il risultato è assicurato; ho già stampato dei booklets in ventesimo (in realtà quartine su A4, quindi pagine A5, 5 fogli A4 per ogni fascicolo) e non ho mai avuto problemi.
Se RIP è un software professionale, e non riesce a imporre le pagine di un normale file PDF, che dovrebbe/potrebbe essere anche PDF/A compliant (ma, confesso, non l’ho verificato) allora non è che ci sia qualcosa che non va con RIP? Nota che ho già fornito a varie tipografie file PDF composti con pdfLaTeX e nessuna si è mai lamentata di nulla, nemmeno di font mancanti; come ho visto invece fare con file PDF prodotti partendo da Word, tanto da dover respingere tali file Word/PDF.Attenzione: non sono un tipografo, quindi le mie conoscenze sui software di imposizione sono assai modeste per non dire inesistenti. Tuttavia lavoro con pdfLaTeX da quando esiste e ho avuto problemi con i font CM quando ho scoperto che alcune polizze non sono PDF/A compliant. Tuttavia non è che io produca due documenti al giorno in formato archiviabile… 🙂
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Non riesci a creare un particolare capoverso o non riesci a creare nessun capoverso?La riga vuota e il comando \par sono equivalenti e sono “primitivi” quindi è difficile che la lro funzione sia stata cancellata.
Invece se non riesci a creare un particolare capoverso può succedere che ti trovi dentro ad un ambiente nel quale \parindent sia stato azzerato (minipage, per esempio, o anche nell’argomento di \parbox) e che il parametro \parskip sia anch’esso azzerato e che il capoverso che precede la riga vuota termini a fine riga perfettamente giustificato.
In questo modo non c’è nessun santo che possa mostrare l’inizio di un nuovo capoverso.
Soluzio possibili:
1) cambia il testo del capoverso che termina giustificato; basta ggiungere o togliere una parola, scambaire di posto un nome con l’aggettivo che lo accmpagna.
2) aggiungere in coda al capoverso incriminato di seguito e prima della riga vuota il comando
`
\looseness=1
`
che provvede a comporre il capoverso con spazi interparola maggiori in modo da avere una riga in piì, verosimilmente abbastanza cora, ma por sempre che non termina a fine riga.
3) aggiungi in coda a primo capoverso prima della riga bianca
`
\vspace{2pt}
`
in questo modo inserisci du punti di interlineatura che non sono molti ma staccano i due capoversi.
4) inizia il capoverso dopo la riga bianca con il codice
`
\leavevmode\quad Bla bla bla…
`Non mi vengono in mente altre soluzioni ma ce ne sono certamente.
Salvo ambienti particolari, sarebbe opportuno usare pacchetti che impostino a zero il rientro del capoverso o impostare globalmente dopo \begin{document} la specificazione \parindent=0pt, perché succedono queste cose e il rientro del capoverso è importante, sicuramente dopo il primo capoverso di ciascuna sezione; il rientro del primo capoverso di ciascuna sezione è nullo di default (ma è non nullo se si usa il pacchetto indentfirst), perché il primo capoverso non ha bisogno di essere distinguibile dal capoverso precedente che non c’è.
Invece è un errore impostare il rientro non nullo e l’interlineatura non nulla per tutti i capoversi come si vede spesso fare con noti word processor…
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Lo script, mi pare, salva il file in …old, poi lancia pdfcrop.exe usando lo steso nome per il file in entrate e per il file in uscita:
`
@echo off
echo Cropping…
FOR %%A IN (%*) DO (
echo %%A
IF /I %%~xA==.pdf (
copy /Y %%A “%%~nA.pdf.old”
cd “%%~dA%%~pA”
cd
pdfcrop.exe –margins 1 “%%~nA.pdf” “%%~nA.pdf”
cd
)
)
pause
`Mi sembra che l’errore sia lì, devono essere due nomi distinti ed eventualmente, eseguito il suo compito, lo script potrebbe anche cancellare i vecchi file e rinominare il nuovo col nome del vecchio, sempre che pdfcrop sia terminato col codice 0.
Non ho una macchina Windows sotto mano, e quindi non posso provare nessun codice Windows, ma direi che forse il problema è lì.
Inoltre non capisco i vari comandi cd che ci sono, non sono troppi e alla fine il file non si trova più nella cartella su cui sta lavorando pdfcrop?Probabilmente le mie sono osservazioni sceme, perché dall’ultima volta che ho scritto uno script bat per Windows sono passati parecchi anni. Comunque rivedrei lo script; il fatto che uno script scritto in modo simile funzioni su Linux, non è detto che, mutatis mutandis, funzioni anche su Windows.
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Perché il footer generato da fancyfoot è costituito da una sola riga divisa in tre parti (sinstra, centro, destra).Per mettere due righe di testo devi metterle dentro una \parbox di cui specifichi la larghezza; qualunque manuale di base fa al caso tuo se cerchi nell’indice analitico la parola \parbox.
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La magia di Enrico serve proprio per insegnare, non solo per risolvere un problema.Ed Enrico ti ha anche detto che la soluzione migliore sarebbe quella di fare i patch su una copia di topfront a cui ha cambiato nome amnche nel comando \ProvidesPackage. In realtà devi cambiare il nome nella chiamata fatta da topesi.sty, quinid devi cambiare il nome anche a questo file, e siccome questo file è chiamto da toptesi.cls, devi cambiare nome anche a questo terzo file.
Detto questo, la soluzione di eseguire il patch con i comandi magici di Enrico è la soluzione giusta. Non importa sapere che hai modificato dei file nel tuo albero personale, ma la prima volti che passi i tuoi file a un amico, e questo per caso li passa ad altri amici, eccetera (pratica molto diffusa fra gli studenti…) alla fine si ritrovano con qualcosa che credono essere la distribuzione originale e anche aggiornata, mentre la versione che è in rete ora è la 5.04, (incorpora anche una correzione per una incompatibilità con l’ultima versione di hyperref) e poi si rivolgono a me per sapere come risolvere il problema tale o tal altro, cosa che non posso fare, perché non conosco nel dettaglio i patch che hai fatto.
In particolare mettendo il logo nella prima parte del frontespizio, viene una porcheria (tant’è che scrivi il messagio di attenzione in neretto); Nota che io ho già fatto un patch funzionante a dovere per un altro studente della sapienza, ma il Logo in alto, almeno sotto all’intestazione della pagina è un po’ meno brutto, ma è sempre brutto.
Io i loghi delle case editrici li ho sempre visti nella metà inferiore della pagina di frontespizio’ nei modelli di frontespizio di Wilson e di diversi altri font designer il logo sta sempre nella metà inferiore. Capisco che metterlo in testa potrebbe essere un requisito imposto dalla (segreteria della) facoltà, ma se chi detta queste regole non conosce le regole della tipografia non so cosa farci.
Attenzione, nemmeno io sono un tipografo, ma ho almeno cercato il consigli di un tipografo per comporre un frontespizio complicato come quello di una tesi. Se poi il mio cosigliere non mi ha dato i consigli giusti, vedrò di documentarmi meglio.
16 Aprile 2011 alle 8:01 in risposta a: Informazioni su realizzazione nuovo layout (più altre cose) #57800::
Si certo. In realtà prima di cominciare a ricopiare il vecchio libretto ottocentesco, si sarebbe dovuto cercare di capire la logica delel numerazioni.
Era un uso comune tempo fa, oggi in merito al tuo libretto si potrebbe dire secoli fa, di dividere il capitolo solo in sezioni e di numeracre i capoversi con numerazioni progressive almeno le sezioni (almeno cosi mi sembra, dall’immagine che hai accluso).Però dallo pseudo indice che riporti
`
\section*{}
\addcontentsline{toc}{section}{Dispersione della luce. — Rifrazione e sue leggi. — Decomposizione e ricomposizione della luce solare. — Spettro. — Luci artificiali. Energia luminosa. — Sua propagazione. — Azione della luce sull'apparecchio nervoso visuale. — Punto cieco. — Teoria di Jung. — Porpora visiva. — Teoria della percezione luminosa. — Evoluzione di questa percezione.}
`
io conto 12 sezioni nel primo capitolo, quindi il capitolo II dovrebbe cominciare dal numero 13, mentre invece comincia dal numero 11.È qui che faccio fatica a capire la logica di divisione strutturale del libretto.. Che poi i capoversi non siano riportati nell’indice, mi pare giusto, se i capoversi del primo capitolo sono 141 e per giunta non hanno nessun titolo, come del resto non hanno nemmeno le sezioni.
Quindi il mistero, non è nella programmazione avanzata o semplice che hai usato fino ad ora. probabilmente devi ridefinire i comandi \section e \subsection e subordinarne i contatori in modo diverso,: quello della \subsection al capitolo e quello della \section non subordinato a niente. Ma questo lo si può fare, ammesso che sia corretto, solo dopo aver capito la logica iniziale del libretto da riprodurre.
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Caro @Angelo88, mi pare che tu sia un po’ polemico senza avere i dati necessari. Premetto che sono professore ordinario anch’io e che lo sono stato tanto a lungo che sono già in pensione; premetto che di articoli ne ho scritti tanti anch’io, specialmente su riviste americane, in particolare quelle pubblicate dalla prestigiosissima IEEE; ma si sa, noi ingegneri siamo dei trogloditi per definizione, a partire dai tempi di Seneca 🙂Posso essere d’accodo con te sulla poca eleganza di richiamare i testi citati in bibliografia con un numero. Lasciamo perdere questo argomento; sono perfettamente al corrente della possibilità di eseguire le citazione per autore-anno, tipo di citazione che mi sta benissimo, ma che trovo più adatto a bibliografie per saggi letterari, che a bibliografie di articoli di scienze applicate; in ogni caso una tesi è forse classificabile più come saggio che come articolo e quindi mi va benissimo la citazione autore-anno.
Avendo tu fatto al bibliografia scrivendo tutto a mano nell’ambiente thebibliography, non vedo altra via per risolvere il tuo problema se non quella di ridefinire quell’ambiente e di eseguire le citazione scrivendo a mano proprio come nell’esempio che hai fatto, senza usare il comando \cite.
Se invece avessi scritto un database bibliografico, avresti potuto usare uno dei vari stili bibliografici, da natbib a biblatex, eccetera, che ti avrebbero concesso di scrivere al tua bibliograifa con la citazione autore anno tramite la chiave di citazione, che nell’argomento del comando \bibitem costituisce l’argomento obbligatorio, mentre il contenuto dell’argomento facoltativo contiene quanto viene scritto come “etichetta” nella bibliografia (etichetta che puoi omettere, come ho fatto nella ridefinizione dell’ambiente thebibliography) ma che viene recuperata dal comandi \cite attraverso l’uso della chiave; obbligatoria.:
In altre parole se una entry dell’ambiente thebibliografi fosse:
`
\bibitem[Gino (1988)]{Gino} \textsc{Gino M.} “Il sole è blu'', \testit{Giornale di biologia}, 1998, vol. 12, p.15-123.
`
allora ne testo potresti scrivereGrazie a importanti ricerche si è dimostrato che il sole è blu (\cite{Gino,Peppe}) …
e quando componi con pdfLaTeX quella frase verrebbe come vuoi tu (o quasi 🙁 )
Magari ci vorrebbe ancora qualche piccolo dettaglio, tipo ridefinire \cite in modo che usi lui le parentesi tonde invece delle quadre.
Tuttavia questo modo di procedere richiede che metta pesantemente la mano sul contenuto del tuo ambiente thebibliograpy.
Non te la prendere; il mio aiuto voleva essere solo in merito a LaTeX; le mie argomentazioni sui gusti strampalati del tuo relatore e l’inutilità della bibliografia composta in modo strano, derivano da una cattiva interpretazione mia dei tuoi messaggi precedenti, evidentemente poco chiari; di solito mi riesce di capire, ma anch’io ho i miei limiti. 🙁
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Prova anche a racchiudere le immagini nell’argomento di \raisebox, la cui sintassi è:
`
\raisebox{}{ }
`è la dimensione di quanto vuoi innalzare l’immagine, e se ci metti un valore negativo la abbassi. Il è lo stesso \includegraphics che usi ora. In questo modo puoi regolare l’innalzamento/abbassamento di ciascuna sbarretta, che dalle immagini che mostri mi sembra che sia sostanzialmente diverso per ciascuna, sia per la forma dell’immagine sia per quel che intendi per “allineamento”; ho anche la sensazione che non siano scontornate adeguatamente, ma forse è solo un effetto ottico delle immagini che hai incluso nel tuo post.
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Secondo me il problema sta in questi termini: come ogni persona agli inizi della sua avventura con LaTeX hai fatto, come ho fatto anch’io a suo tempo, l’errore di non usare un database bibliografico che ha la grande possibilità di essere elaborato con bibtex con l’intervento di file di stile bibliografico vari, che avrebbero consentito di formattare la bibliografia in una varieta di modi diversi senza toccare una riga del database bibliografico.Ormai è fatta. ti ritrovi con l’ambiente thebibliography pazientemente scritto “a mano”, ma vuoi stamparlo secondo le prescrizioni strampalate del tuo relatore in maniera da non potervi fare riferimento con i vari comandi \cite che potresti avere sparso lungo la tua tesi. A cosa serva una tale bibliografia il tuo relatore me lo dovrebbe spiegare; tuttavia, senza voler fare polemiche con nessuno, ti do la mia soluzione a quello che mi pare essere il tuo problema.
Siccome l’ambiente thebibliography stampa il numero fra parentesi quadre e tu non vuoi/puoi cambiare il contenuto delle 300 voci della tua bibliografia, non ti resta che ridefinire l’ambiente thebibliographi in modo che non stampi il numero, ma in modo che la prima riga di ogni entry cominci al bordo sinistro della pagina. La soluzione potrebbe essere la seguente:
`
\makeatletter\renewenvironment{thebibliography}[1]
{\chapter*{\bibname}%
\@mkboth{\MakeUppercase\bibname}{\MakeUppercase\bibname}%
\list{}%
{\settowidth\labelwidth{\@biblabel{#1}}%
\leftmargin\labelwidth
\advance\leftmargin\labelsep
\itemindent=-\leftmargin
\@openbib@code
\usecounter{enumiv}%
\let\p@enumiv\@empty
\renewcommand\theenumiv{\@arabic\c@enumiv}}%
\sloppy
\clubpenalty4000
\@clubpenalty \clubpenalty
\widowpenalty4000%
\sfcode`\.\@m}
{\def\@noitemerr
{\@latex@warning{Empty `thebibliography' environment}}%
\endlist}
`Copia questo codice e scrivilo nel tuo preambolo; non scordare \makeatletter.
In questo modo hai la possibilità di usare l’argomento del comando di apertura dell’ambiente per regolare l’ammontare del margine sinistro delle righe seguenti alla prima di ogni voce; se scrivi
`
\begin{thebibliography}{9}
`
hai un certo rientro; se scrivi 99 ce l’ahi più grande, eccetera; se non ci scrivi niente (ma ci lasci le due graffe che non racchiudono niente), hai un rientro minimo, ma non nullo.La prossima volta che scrivi una bibliografia, però, usa il database bibliografico; lo puoi comporre con programmi come JabRef, oppure anche con lo shell editor TeXMaker(X); su Mac disponi del programma BibDesk; su altre macchine, magari ci sono altri programmi. Vedrai come è più comodo! Per ora finisci la tesi, poi nel futuro…
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Hai dato una occhiata a a questo manuale ?
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Lettere.pdf
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Fino ad un certo punto è corenete. Noi che usiamo il Mac possiamo trovarci in questa posizione strana quando installiamo TeXShop che in prima installazione è configurato per usare la codifica MacRoman. non c’è nula di male se uno non deve fare cose particolari. Comunque quando salvi un file nuovo, oppure quando salvi con Save as,nella finestra di dialogo che si apre oltre alla finestrina per scegliere il nome e scegliere la cartella dove salvare il file ci sono altre due finestrine, l’ultima per scegliere il tipo di file del sistema TeX, che stabilisce l’estensione del file che salvi, e l’altra per specificare la codifica del file da salvare.Se non si imposta TeXShop in prima installazione con una codifica specifica diversa da MacRoman, non lo si si chiude sena avere ami salvato niente, e poi lo si riapre , la specifica della codifica nel pannello di configurazione di TeXShop non ha tempo di essere scritta nei file di configurazione, anche quelli che si trovano nelle cartelle nascoste, e quindi se si comincia a lavorare subito si “sporcano” questi file di configurazione e poi si diventa matti finché non si rinuncia a si lascia tutto con la codifica MacRoman.
Per riparare questa situazione bisogna disinstallare tutto quanto; io per il mio mMac mi sono caricato il software gratuito AppCleaner.app, che esegue una pulizia completa per disinstallare una applicazione; solo dpo avere disinstallato TeXShop con questa applicazione sono riuscito a eliminare anche i file di configurazione nascosti e a reinstallare poi TeXShop con una situazione assolutamente pulita, a configuralo “vergine”, a chiuderlo con Quit affinché i parametri di configurazione venissero scritti ben bene sui file di configurazione, e poi, dopo averlo riaperto tutto funziona come specificato e in modo tale che riconoscesse anche una eventuale codifica diverse per salvare con la codifica giusta, senza cambiarla, quando si mettevano le righe magiche all’inizio del file.
Situazione delicata, che richiede le maniere forti per essere risolta, ma poi tutto si sistema.
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Infatti: se non usi nessun richiamo ad una qualche opzione di inputenc, e non usi nemmeno nemmeno nessun richiamo a qualche font codificato almeno cona la codifica T1, usi di default i font Computer Modern con la codifca OT1 (Old TeX latin) eche sono privi di lettere accentate. Almeno nei preamboli che mostri non ci sono cenni di nessun genere a questie codifiche e a questi font;
se dai una occhiata all’appendie Codifiche dell;Introduzione (link qua sopra), trovi una descrizione abbastanza dettagliata dell codifiche d’entrata e delle codifiche di uscita.Il bello di usare la codifica di entrata Latin 1 oppure UTF-8 è che puoi usare tutti i caratteri che la tua tastiera con il driver di Linux può inserire, non solo le lettere accentate, le virgolette alte e basse, e compagnia bella: basta sapere usare bene i tasti cmd, alt e meta sinistri e destri e fai miracoli; ma poi se non hai specificato la codifica giusta per l’entrata, questi caratteri non ti appaiono in uscita e hai una tonnellata di warning del tipo missing character. Se inoltre non usi un font sufficientmeente completo magari con l’estension textcomp, anche lì puoi trovarti con warnign del tipo di There is no charater in position…
Infine se scrivi in una lingua con accenti, non solo in italiano, metti della sabbia grossa dentro gli ingranaggi dell’algoritmo di sillabazione. Nell’Introduzione c’è anche una appendice sull’algoritmo di sillabazione.
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Quando usi TeXShop devi stare molto attento a come salvi il file, affinché quando lo salvi non venga cambiato l’encoding di quello che hai inserito all’interno.Poi metti la riga magica che ti ha suggerito Lorenzo
Poi io ho il sospetto che tu abbia caricato chissà quale pacchetto che usa \UTF{…}
Di solito infatti avendo specificato come encoding utf8, i caratteri che servono vengon inseriti con la tastiera oppure le solite macro per gli accenti o le macro dei nomi di certi glifi che si introducono con il pacchetto textcomp.Altrimenti se vuoi inserire il carattere 00E8 ti basta usare il comando rozzo — rozzissimo, di livello infimo:
`
\char\string”00E8
`
(il comando \string non sarebbe necessario, ma se scrivi in italiano il carattere ” è un carattere attivo e per farlo tornare normale basta premettergli il comando \string; se invece è già un carattere paralfabetico normale, \string è superfluo, ma non disturba. Al limiti ti fai una macro.
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