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Non hai bisogno di farlo con visio: al solit, apri la finestra comandi e prendi la tua figura figura.pdf e nella finestra comandi scrivi
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pdfcrop figura
`
e la figura viene ritagliata direttamente ai suoi bordi naturali, togliendo i quattro margini bianchi dai quattro lati. la figura vettoriale era e vettoriale resta. Gimp non interviene.
::Scusa ma penso di non aver capito bene cosa fare (sono nuovo del settore). Dove si trova questa finestra comandi? Io utilizzo Winedt per scrivere, devo utilizzare un altro programma?
Forse sono riuscito ad arrivarci per un’altra strada, siccome i disegni me li ero già fatti con microsoft Visio li ho salvati e li ho tagliati con GIMP poi li ho trasformati in jpeg e sono riuscito a metterlo come immagine nella relazione, solo che ho perso un po’ in qualità.
Non uso più WinEdt da diversi anni perché non uso più Windows. Tuttavia anche WinEdt aveva una icona nella barra superiore che era formata dal disegnino di uno schermo nero con il suo piccolo bordo: se ci clicchi sopra si apre una finestra a sfondo nero che non è altro che il prompt dei comandi. Nella finestra aparta da WinEdit hi il vantaggio che WinEdit conosce tutte le variabili e i percorsi che interessano MiKTeX, quindi puoi lanciare qualunque programma che faccia parte della distribuzione eseguendo a mano anche quelle cose che puoi eseguire cliccando sui bottoni di WinEdt.
Tornando ai tuoi disegni: sei sicuro che Visio non ti permetta di salvare i tuoi disegni in formato vettoriale? I formati vettoriali sono eps e pdf e svg; quest’ultimo richiede una trasformazione nell’uno o nell’altro degli altri due. Certo che se apri un disegno vettoriale con Gimp, questo programma te lo converte subito in formato a matrici di pixel, e non te lo può più salvare in formato vettoriale, quindi il tuo disegno viene completamente rovinato; per lo meno viene decentemente solo se lo riproduci in scala 1:1 sia sullo schermo sia in stampa.
Certo Tikz ha un manuale di 700 pagine o giù di lì; ma se leggi il capitolo introduttivo e poi aiutandoti con l’indice generale e l’indice analitico puoi imparare ad usarlo per fare i grafi in poco tempo; se poi voi usare tikz da maestro per qualunque tipo di disegno, allora non ti basta un mese;ma per i grafi un paio di giorni sono sufficienti e ripagano alla grande della piccola fatica fatta epr imparare qualcosa di veramente utile.
Anche il “volgare” ambiente picture, stanard di LaTeX, esteso un pochino con il file di estensione pict2e di data non anteriore al 2009, permette di disegnare rapidamente dei semplici grafi, ora che può disegnare anche le spline cubiche e permette di disegnare le punte delle frecce alle estremità di linee curve. Le spiegazioni per l’uso dovrebbero essere in qualunque manuale, ma il disegno programmato non è molto popolare fra gli utenti di LaTeX, e quindi trovi qualcosa solo nell’Introduzione (link in alto in questa stessa pagina del Forum) nel capitolo intitolato “Figure”; e lì ce n’è di più che sul manuale di Lamport; si tratta di poche pagine e si legge in 10-15 minuti.
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Non hai bisogno di nessun programma esterno; la tua distribuzione del sistema TeX contiene già i file di estensione per usare tikz che fa molto di più che semplicemente disegnare grafi.leggi la documentazione aprendo una finestra comandi e dif=gitando
texdoc tikz
e poi premendo il tasto Invio/Enter
Ti si apre il tuo visualizzatore per file pdf e non ha che da leggere… 🙂
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Si ho visto l’annuncio che è di un anno fa (aprile 2010). Ho anche letto il testo.Nulla da dire sull’impaginazione che sarà basata anche su book, ma richiede non pochi pacchetti o la costruzione di nuovo macro per rendere quella bella impaginazione, che book da sola non può fare.
Non do troppa importanza agli errori di ortografia, perché sono refusi che via via andranno a posto. In fondo non ce ne sono molti, anzi…
Invece ci sono diversi errori di composizione, ; ad esempio “fine riga” fra una parola e la virgoletta alta di chiusura (virgoletta alta semplice secondo l’uso inglese). Ancora: “fine riga” in un comando dopo la graffa aperta. Per un libro sul linguaggio LaTeX sono errori non trascurabili.
Non so perché, ma lo capisco perfettamente, basi la sua spiegazione e le sue descrizioni su una distribuzione Linux/Debian. D’accordo lo dice espressamente, ma visto che negli ultimi anni le distribuzioni Debian sono rimaste molto indietro rispetto alle evoluzioni del sistema TeX, l’autore non è in grado nemmeno di spiegare che differenza ci sia fra una installazione di default del sistema TeX e una installazione TeX Live; vi ricordate quanti post su questo argomento nell’ultimo anno su questo forum? e il manuale di installazione su Ubuntu che Enrico ha dovuto scrivere. Bene a tutte quelle difficoltà non c’è nemmeno un cenno.
Come, da buon utente Linux, continua a mettere in evidenza il formato PS che, anche come passaggio intermedio, non dovrebbe venire usato altro che in condizioni estreme, che l’utente “normale” non incontra mai, a meno che non si faccia istruire da un appassionato utente di Linux. (sia chiaro, non sto criticando gli utenti di Linux, sto criticando quelli che si sono appassionati all’idea di Linux ma sono rimasti all’impostazione generale di Linus Torvald, che 20 e più anni fa ha fatto miracoli con il suo Linux, ma che oggi forse non si riconoscerebbe più nemmeno nelle versioni Debian; l’ultima che ho provato era la Ubuntu 10.10; tra un po’ dovrebbe uscire la 11.04).Il testo contiene delle ottime idee, come per esempio l’indicazione di scrivere usando la tecnica degli informatici top-down: prima scrivi l’indice, la struttura del documento, poi riempi i capitoli, le sezioni, eccetera.
Scende molto in dettaglio su tikz e pdfplots, ma lascia completamente scoperte altri capitoli più semplici e più alla portata degli utenti “normali”; pregi e difetti del top-down.
Però il progetto è buono, diamo una mano a questo autore con un po’ di “constructive criticism” e vedremo che il suo lavoro procederà più spedito e senza quei piccoli errori compositivi che io ho percepito.
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OK, non è banale, ma non è nemmeno complicato.Nell’Introduzione (Link in alto nella pagina del forum} nel capitolo 19 c’è un programmino LaTeX di una decina di righe che puoi selezionare con il tuo visore PDF, copiarlo e incollarlo in un file .tex; seleziona il corpo e la famiglia di font \ttfamily.
Lancia il programmino e ti dice quanto è lungo l’alfabeto minuscolo di quel corpo e di quella famiglia. Fai presto a fare una proporzione fra quella lunghezza e le 26 lettere per sapere quale lunghezza deve avere \textwidth per contenere 60 lettere (spazi e punteggiatura compresi).
Nello stesso paragrafo si dice anche come scegliere l’avanzamento di riga, ma devi capire il problema e adattarlo ai tuoi scopi; più rudimentale è quello di scegliere il corpo che hai impostato prima e la famiglia \ttfamily e imposti il tuo documento a cartelle caricando il pacchetto lipsum che genera del testo random; Non è importante quale textwidth abbia per ora il tuo documento.
Dopo \begin{document} metti la riga \linespread{1.}\selectfont e poi la riga \lipsum[1-15]
Se non basta il numero 15 aumentalo a quel che ti pare per avere almeno una pagina 2 scritta completamente.
Conta le righe e poi cambia proporzionalmente il valore 1. specificato a \linespread con il valore (maggiore di 1.) che ti permette di avere 30 righe. Imposta questo valore e riprova per verificare che siano davvero 30.
Ora hai tutti gli elementi necessari: imposta il tuo documento usando geometry e specificando prima di geometry, sia il valore per \textwidth sia il valore di \linespread; geometry dovrebbe impostarti gli altri valori per la geometria della pagine. Imposta anche \raggedright di default e ricordati che con i font della famiglia \ttfamily non hai abilitata la divisione in sillabe. In questo modo avrai un dattiloscritto alla moda di 30 anni fa, prima dei primi word processor “antichi” come WordStar, che lavoravano con il buon vecchio DOS 3.x 😯
Ciò fatto, sempre impostando di default la famiglia di font \ttfamily con il copro che hai scelto, componi il tuo documento e gioisci nel vedere come anche una Ferrari come LaTeX, possa servire per andare a fare la spesa al mercatino rionale 😀
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Buono a sapersi che con XeLaTeX anche i file mps possono dare dei problemi.In realtà sul Mac quando crei un file mps e lo compili scegliendo metapost dalla finestrella di TeXShop, il sorgente in linguaggio metapost viene compilato ma viene trasformato subito in PDF, quindi non ho mai avuto problemi partendo dal sorgente .mp. Per lo stesso motovo non ho mai incorporato file .mps perché in effetti non ne disponevo, TeXShop, attraverso i suoi ocmandi, aveva già trasformato gli .mp in pdf.
Quello che conta, anche nel caso dei file METAPOST è far sapere ai possibili utenti le insidie che possono celarsi dietro a queste inclusioni.
Ciao e ancora grazie
Claudio
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Se XeLaTeX si arrabbia e si arresta durante le note in latino e, appunto, il testo latino è solo nelle note, potrei avanzare il dubbio che l’ambiente \begin{latin}…\end{latin} sia fragile negli apparati critici di ledmac. Prova a definrti un comando robusto del tipo:
`
\DeclareRobustCommand\latino[1]{\begin{otherlanguage*}{latin}#1\end{otherlanguage*}}
` e vedi se il fenomeno si ripete se dentro la nota che contiene testo latino inserici quest’ultimo con il comando suddetto.Può darsi che io ti stia dicendo una corbelleria, ma quello sarebbe il primo esperimento che mi verrebbe in mente di fare se il guao fosse capito a me.
Per mia esperienza con molte diverse lingue, polyglossia funziona benissimo, quindi sarei sorpreso se il tutto fosse colpa di polyglossia.
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Ti dò una indicazione con la quale puoi fare quello che vuoi; ma non si tratta di una strada ortodossa e prima di seguire le mie indicazioni pensaci bene ed esamina tutte le possibili varietà di citazione.Per un articolo io suggerirei senz’altro la citazione numerica; per un testo corposo come un libro forse, ma non sono così sicuro, la citazione nome-anno è suggerita come quella preferibile. Ci sono dei buoni motivi a supporto di questa scelta, ma, sempre secondo me, dipende molto dalla disciplina sulla quale verte il testo, la tesi, nel tuo caso particolare.
Quello che eviterei nel modo più assoluto sono i riferimenti in nota a piè di pagina; fastidiosi, che richiedono un mucchio di ripetizioni, e sembrano fatti apposta per far apparire in ogni pagina un apparato di note in più, così da dare un certo tono ad un testo di poco valore. Eppure gli umanisti seguono quasi sempre questo tipo di citazione, almeno quelli formatisi molti anni fa. Oggi anche gli umanisti preferiscono la citazione nome-anno.
Il tipo di citazione che tu vuoi puramente alfabetico e con i nomi degli autori abbreviati non mi sembra assolutamente pratico.
Tuttavia…
Con JAB, o con BibDesk, o con altri strumenti génerati un file bib specificando per ogni testo citato il tipo di documento, gli autori, eccetera, come quei programmi ti richiedono, in modo specifico per gli elementi obbligatori e quelli facoltativi per la citazione; in fondo nel database bibliografico .bib più informazioni ci sono meglio è, anche per tua futura memoria, o anche per essere già pronte nel caso che decidessi di cambiare stile bibliografico.
Non stare a preoccuparti di avere il tipo di citazione che desideri fino a quando non hai concluso la tesi e devi dare gli ultimi tocchi;
Usa BibTeX e lo stile alph.bst (o qualunque altro stile che ti faccia comodo) in ogni guida vedi la differenza fra uno stile e l’altro, ma per il tipo di citazione che tu vorresti avere mi pare che lo stile alph.bst sia quello più indicato, perché indica a BibTeX di ordinare i testi citati in ordine alfabetico in base al cognome del primo autore.
Durante la lavorazione della tesi, ripeto non preoccuparti se i richiami eseguiti con \cite non ti producono il tuo strano codice di citazione.
Quando la tesi non richiede più nemmeno il cambio di una virgola, esegui queste operazioni, che qui dico e qui nego 😕
1) Lancia BibTeX un’ultima volta giusto per essere sicuri che la lista dei testi citati sia completa;
2) apri il file .bbl che BibTeX ha generato e preparati a modificarlo usando lo stesso editor che usi per il testo sorgente dellea tua tesi.
3) dentro questo file troverai prima alcune righe che contengono delle definizioni per LaTeX, poi c’è l’apertura dell’ambiente thebibliography.
4) il testo di Rossi e Verdi apparirà riportato così:
`
\bibitem[Ros90]{book:colori} Mario Rossi e Luigi Verdi, \textit{Sui colori}, Policromatica, Milano, 1990.
`Ogni altro testo sarà riportato più o meno nello stesso modo, magari col cognome invertito col nome, magari solo il cognome del primo autore; sono dettagli che qui non ci interessano e che NON devi modificare
5) Prendi nota che book;colri è la chiave di citazione che dai in pasto a \cite e che hai specificato come primo argomento nella scheda del riferimento di tipo book. NON devi assolutamente modificarla6) qui viene il bello: cambia Ros90 in quel che ti pare, per esempio Ro-Ve come suggerisci nel tuo primo post.
6) fai andare pdflatex ancora un paio di volte e le tue citazioni nel testo e i tuoi identificatori nella bibliografia saranno diventati quelli che volevi.È chiaro: se le tue citazioni sono relativamante poche, diciamo meno di un centinaio, questo metodo manuale à fattibile; se fossero significativamente di più, il lavoro da fare a mano sarebbe molto oneroso.
Ma è anche chiaro che queste operazioni devono essere assolutamente le ultime che fai, altrimenti se aggiungi ancora un solo testo, devi ricominciare da capo, o scervellarti per fare un backup del file bbl che hai modificato, eseguire la modifica sulla sola voce aggiunta nell’ultimo bbl creato da BibTeX, copiarla, incollarla nel file di backup, modificarla secondo i tuoi criteri, e poi ripristinare il backup.
Per questi motivi, anche se con LaTeX si può fare di tutto, non è detto che sia facile né che sia opportuno. Pensa accuratamente al tipo di citazione che vuoi; ogni guida, come l’Arte (il cui link appare in testa a questa pagina del forum) descrive con chiarezza i tipi di citazione che si possono fare con gli strumenti standard della distribuzione TeX; l’Arte si dilunga abbastanza anche su biblatex, che sicuramente offre delle possibilità molto grandi. Ogni distribuzione del sistema TeX contiene diversi pacchetti, come natbib che consento moltissime personalizzazioni. La distribuzione TeX contiene anche un file makebst.tex che permette interattivamente, lanciandolo con LaTeX di creare un nuovo stile bibliografico usando anche delle specifiche relative alla lingua che si presume principale nel documento dove dovrà apparire la bibliografia; non è facile usarlo quando si è alle prime armi, ma permette di fare molte personalizzazioni.
In conclusione, dopo questa lunga incitazione a delinquere 😆 ti raccomando: non delinquere, e trova un metodo di citazione più professionale e vedrai che il pacchetto che lo realizza esiste già.
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I test che ho fatto sono ambivalenti:Con un semplice file di prova come:
`
\documentclass{book}
\usepackage{polyglossia}
\setmainlanguage[babelshorthands]{italian}\begin{document}
“< Ciao, mondo! ">
\end{document}
`XeLaTeX produce il risultato perfetto, come ci si aspetta e senza spazi spuri fra i caporali e il testo che racchiudono.
Se invece uso questo file gloss-italian.ldf mettendolo nella stessa cartella dove compilo la Guida con Xelatex e avendo già corretto tutti i file sia per l’encoding sia per i file di macro personali (il tutto mi produce correttamente l’intera guida se uso il file ldf di sistema, tranne alcuni piccoli dettagli che erano legati alla gestione dei font con pdflatex e che non ho ancora corretto, ma che non bloccano la composizione) mi appare un errore che sembra legato al comando \AtEndPreamble, cisto che esce:
`
ABD: EveryShipout initializing macros
! Missing number, treated as zero.
\relax
l.309 \begin{document}?
`Se premo Q e “Enter”, la compilazione procede e il tutto sembra essere composto correttamente con i doppi apici correttamente funzionanti.
Ho trovato! c’è un conflitto con la “virgola intelligente” che è definita carattere matematico attivo usando il codice esadecimale “8000; è una questione di tempi: questo codice viene usato \AtBeginDocument quando ormai, evidentemente, il doppio apice è stato definito attivo. So come orientarmi per correggere la virgola intelligente…
Ti farò sapere; ora per me è tardi e non connetto più bene, forse per te è inizio della serata…
Grazie ancora
Claudio
20 Marzo 2011 alle 16:49 in risposta a: Eliminare quel dannato spazio spurio dopo \ProsodicMarksOn #57242::
Può darsi che \ProsodicMarksOn dia dei grattacapi, ma non è colpa sua, è colpa di babel.def.Certo potrei modificare \ProsodicaMarksOn/Off in modo da fargli eliminare gli spazi che lo precedono, ma potrebbe essere una cura peggiore del male. La cura è correggere babel.doef e ricordarsi dei mettere sempre uno % dopo una graffa chiusa, visto che in modo verticale non da nessun fastidio e in modo orizzontale toglie lo spazio significativo dopo ogni graffa chiusa. Ti assicuro che io ho dovuto mettere quel % molte, molte volte anche usando ambienti standard, senza maldestri interventi miei. Forse a te è capitato solo in quel punto, ma la cosa capita più spesso di quanto tu non creda.
Ciao
Claudio
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Ho esplorato il file xits-math.otf con fontforge e quei quattro segni rappresentano proprio delle parentesi tonde e parentesi graffe orizzontali, larghe quanto un carattere, e non sembra che abbiano carattere di estensibilità in orizzontale. come invece avevano le corrispondenti graffe orizzontali in (pdf)LaTeX.
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In tanti ani che uso il sistema TeX non ho mai usato il codice e.Per altro uso sempre shell editor che non si chiudono durante la compilazione, quindi come mi si presenta un errore, vedo subito in quale file e in quale riga si trova, lo correggo subito nel file sorgente e 9 volte su 10 uso il codice i per inserire la correzione nel flusso di entrata del programma di compilazione e premendo invio il programma prosegue con il valore che ho appena corretto.
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