OldClaudio

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  • in risposta a: Figure in fondo a documento in due colonne #122278
    OldClaudio
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      I due comandi`\def\floatpagepagefraction{1}
      \def\textpagefraction{.001}`vanno rivisti;sia il primo sia il secondo hanno il nome sbagliato e quindi non hanno nessun effetto.
      `\def\floatpagefraction{1}
      \def\textfraction{.01}`Non solo, ma enrtrambi i parametri specificano la MINIMA quantità di testo o di oggetti figurre/tabelle che devono stare nella pagina. Se specifichi 1 per \floatpagefraction, vuol dire che le figure flottanti devono occupare tutta la pagina. Cosa che il tuo blocco di subfigures probabilmente non arriva a coprire.

      in risposta a: TOPtesi e titoli dei comandi di sezionamento sans serif #122267
      OldClaudio
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        Sei padronissimo di copiare i file che frmano TOPtesi in una tua cartella paersonale nella quale svolgere i tuoi esempi. Devi solo cambire nome ia file per non violare la licenza; per esempio per passare a toptesi.cls a miatoptesi.cls, e così via per gli altri file. Poi modifica il comando \chapter nel modo che ritieni più opportuno; tieni presente che il comando \capter di questa classe può scrivere cose diverse nel tod e nelle teratine, a differenza del comando standard delle classi book e report su cui si basa toptesi.

        Prova come meglio credi, ma quanto è scritto per beamer, un programma per fare bellissime presentazioni, fai cose diverse da quelle che è bene fare per comporre una tesi o un testo complesso da NON proiettare.

        in risposta a: Tabelle a fine documento #122263
        OldClaudio
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          Si.

          in risposta a: Tabelle a fine documento #122260
          OldClaudio
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            Cara Martina, vedo che non hai letto né la guida tematica sulle tabelle, né la guida tematica sugli esempi minimi compilabili. L’esempio minimo compilabole comincia con \documentclass e finisce con \end{document}. Il preambolo è minimo nel senso che contiene solo il minimo indispensabile per mettere in luce il tuo problema. Inoltre non ti è chiaro che una tabella a piena larghezza non può essere messa in una colonna. E non è nemmeno possibile interrompere una colonna per inserire una tabella larga due colonne.

            Allora qui metto l’esempio minimo compilabile contenete anche un preambolo minimo. Manca la definizione di \makecell, perché non so come l’hai definita, quindi l’ho tolta dal codice; Ho anche corretto la sequenza dei codici di colonna sia nella riga di apertura dell’ambiente tabular, sia in quei \multicolumn dove il filetto verticale non ci vuole.

            Dopo di che la tabella rimpicciolita con \resizebox e inseriti dentro alcuni capoversi di testo fasullo (pacchetto lipsum o kantlipsum, come ho usato io)
            appare giustamente a fine documento, proprio perché è a piena pagina e non può stare nella prima (ma non potrebbe stare nemmeno nella seconda) colonna.`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
            % !TEX TS-program = pdflatex
            \documentclass[10pt,twocolumn]{article}
            \usepackage{graphicx}
            \usepackage{kantlipsum}
            \usepackage[italian]{babel}

            \begin{document}
            \kant[1]
            \begin{table*}
            \centering
            \begin{center}
            \resizebox{\linewidth}{!}{%
            \begin{tabular}{|l|*5{c|}r|}
            \hline
            \multicolumn{7}{|c|}{}\\
            \multicolumn{7}{|c|}{\textbf{\Large Accuracy}}\\
            \multicolumn{7}{|c|}{}\\
            \hline
            \multicolumn{1}{|l|}{\textbf{primo valore}} & \multicolumn{1}{|c|}{\textbf{Secondo valore}} & \multicolumn{1}{|c|}{\textbf{Terzo valore}}& \multicolumn{1}{|c|}{\textbf{quarto valore}}& \multicolumn{1}{|c|}{\textbf{quinto valore}}& \multicolumn{1}{|c|}{\textbf{sesto valore}}& \multicolumn{1}{|c|}{\textbf{settimo valore}}\\

            \hline
            uno & —- & — & —&—&—&—\\
            due & —&— & —&—&—&—\\
            tre & — &— & —&—&—&—\\
            quattro & — &— & —&—&—&—\\
            cinque & — &— & —&—&—&—\\
            sei& — &— & —&—&—&—\\

            sette& — &— & —&—&—&—\\
            otto & — &— & —&—&—&—\\
            nove & — &— & —&—&—&—\\
            dieci & — &— & —&—&—&—\\
            undici& — &— & —&—&—&—\\
            dodici& — &— & —&—&—&—\\
            tredici & — &— & —&—&—&—\\
            quattordici& — &— & —&—&—&—\\
            quindici& — &— & —&—&—&—\\

            \hline
            \end{tabular}
            }
            \caption{Questa è una frase di esempio
            \\
            (1)Questa è una frase di esempio. \\
            (2) Questa è una frase di esempio}
            \label{tab:accuracy}
            \end{center}
            \end{table*}
            \kant[2-3]
            \end{document}`

            Menzioni il descrittore di posizione H del pacchetto float; Se avessi letto la guida tematica avresti trovato scritto che “il codice H non è da usare mai nemmeno sotto minaccia delle armi”. Componendo a due colonne, poi, ci sono tali e tanti limiti, che sarebbe un delitto ancor più grave cercare di usare H.

            La tipografia è un arte, non è una copia complicata di un word processor come Word, Writer, Pages, tanto per citarne alcuni.

            In certe riviste scientifiche la tipografia che le compone (usando strumenti spesso impropri per comporre la matematica) riesce a introdurre tabelle, figure, equazioni larghe a metà pagina interrompendo entrambe le colonne, ma mettendo in difficoltà il lettore che ci mette un po’ a capire se la colonna prosegue dopo l’interruzione sulla stessa verticale o se bisogna proseguire sull’altra colonna.
            Allora se non si può evitare che la tabella inserita a metà testo vada a finire alla fine del testo, una soluzione potrebbe essere quella di retrocedere il codice della tabella larga quando si compone il testo di una o due pagine prima di quella a cui si fa riferimento (col copia e incolla non è difficile) e con un tentativo o due ecco che la tabella larga va finire in testa alla pagina nella quale si discutono i suoi dati; comunque non ci si riferisce mai alla tabella larga con espressioni del tipo “la seguente tabella” ma vi si fa riferimento con i riferimenti incrociati, per cui dicendo “la tabella \ref{tab:accuacy} il discorso file liscio anche se la tabella si trova in una pagina diversa.

            Scusami se quanto io ti ho scritto potrebbe sembrare una ramanzina; sono il primo a capire che non è facile spiegare le cose a un principiante senza fargli notare i suoi errori. Ma non mi riesce di essere conciso senza andare direttamente sul punto.

            in risposta a: calcoliamo la colonne #122254
            OldClaudio
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              Caro omonimo JoungClaudio, il tuo messaggio e la risposta che hai già ricevuto mi fa capire cose che non si inisce mai di scoprire cose che non si conoscono e che finalmente si imparano. Ringrazio @mcl1962 che ti ha già risposto e la cui seconda formula ti fornisce la regola empirica che ti mancava.
              In realtà può costruirti una macro che ti da la risposta esatta e non approssimata, perché i magico numero di 97 può andar bene per quella classe e per il corpo normale che che hai specificato alla classe. Quello che a te serve, è sapere quanto sia larga una colonna di Numeri interi con 4, o 5, o 6.

              Ottieni questa larghezza eseguendo il calcolo [tt] \settowidth{\cinqueinteri}{$00000$}[/tt] da inserire dentro un gruppo dove sia specificato il corpo che vuoi usare; analogamente per quattro interi o sei interi. Invece di [tt]\cinqueinteri[/tt] potresti usare un registro dimensionale con un nome generico come, per esempio, [tt]\Linteri[/tt]. Dopo di che ovviamente la larghezza deve stare dentro la larghezza \textwidt che dipende dalla classe che usi. Per cui il numero di colonne che puoi usare è il massimo intero inferiore o uguale alla \textwidth diviso per la \Linteri aumentata dello spazio totale intercolonna; lo puoi calcolare con la formula
              `
              \newlength\Linteri %%% nel preambolo

              \settowidth{\Linteri}{$0000$}
              \fpeval{floor(\textwidth/(\Linteri+2\tabcolsep),0)}
              `
              La funzione LaTeX 3 \fpeval e l’operatore floor fanno parte del nucleo di LaTeX, quindi non devi caricare nessun pacchetto particolare.

              Il numero ottenuto è quello che devi usare nell’apertura dell’ambiente longtable. Come vedi le forule usate contengono variabili che possono avere qualunque valore e variano in base alla classe e al corpo normale senza dover fare nessuna stima di quanti caratteri ci siano in una riga.

              in risposta a: Tabelle a fine documento #122258
              OldClaudio
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                Benvenuta nel forum!

                Da quanto dici non si capisce granché del tuo problema, se non che le tabelle composte dentro l’ambiente table* vanno a finire al fondo dell’articolo.

                Se usi table* sai che con l’asterisco la tabella viene composta a piena pagina, cioè a alla larghezza che comprende le due colonne, e che viene sistemata solo in testa alla pagina o in una pagina contenente solo tabelle a larghezza piena. Lo stesso vale per le figure composte dentro l’ambiente figure*.

                Detto questo scrivendo a due colonne è difficile mettere tabelle e figure a larghezza piena vicino al punto di cui se ne parla. La domanda giusta è perché succede che vadano a finire in fondo all’articolo?

                E la risposta non è semplice; in due parole sono troppo alte; ma quel “troppo” è vago. Se vuoi sapere che cosa vuol dire “troppo” devi andare a leggere le guide apposite; nella sezione Documentazione di questo forum trovi molte guide tematiche. Una è intitolata Tabelle, e un’altra è intitolata Il LaTeX Reference Manual commentato. In entrambe sono riportati i parametri che sovraintendono al posizionamento degli oggetti mobili e vi troverai per esempio il valore standard della classe book \dbltopfraction che vale 0.7. Questo vuol dire che se una tabella (o figura} completa della sua didascalia è più alta di 0.7\textheight, viene bloccata e resta in coda alla peggio fino alla fine del documento. E questo spiega perché le tue tabelle sono finite alla fine dell’articolo.

                Ti consiglio di leggerti la guida tematica Tabelle; ci metterai un’oretta o anche meno; ma ti chiarirai l’e idee sul meccanismo complesso che usa LaTeX per emettere gli oggetti mobili (floating objects);

                Ma se gli oggetti mobili sono effettivamente così grandi, ti potrebbe essere utile l’opzione [p] per l’ambiente table* così almeno viene emesso alla prima pagina utile. Potresti cambiare il valore di \dbltopfraction con un valore più vicino a 1.0; potresti usare un font di corpo \small o \footnotesize (ma te lo sconsiglio perché sarebbe veramente troppo piccolo se il font normale è quello di 10pt, di default per la classe article). Insomma ci sarebbero diversi modi per rendere la tabella meno alta. Ti ripeto: prova a leggere la guida tematica Tabelle che puoi liberamente scaricare dalla sezione Documentazione.

                in risposta a: Inserimento disegno Tikz in ambiente example. #122249
                OldClaudio
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                  @Giovanni62
                  `w difficle darti consigli se non dici da dove viene l’ambiente example, tanto per dirne una; non dici se wrapofigure viene da wrapfig.sty o wrapfig2.sty.
                  Quello che vedo è che occupare 80% della \linewidth per la figura, vuol dire lasciare un po’ meno del 20% al testo; se la gabbbia è di 130mm il 29% sono 26mm, quindi il testo dovrebbe stare incolonnato in una larghezza un po inferirore a 26mm. Guardati il poliice piegato: la parte con l’unghia è la dimensione di circa un pollice; diminuisci un po; e senza prendere uno strumento metrico più preciso, hai un’idea di quanto sia stretta la colonnna che dovrebbe contenere il testo che avvolge la figura.
                  Se poi quel testo fosse una lista (itemize, enumerate o list) il testo sarebbe ulteriormente rientrato. Ma come sipegano le documentazioni di wrapfig e wrapfig2, questo ambiente rifugge dalle liste.

                  Ecco quindi che un esempio minimo compilabile che presenti il tuo problema sarebbe molto utile; ricordati minimo vulo dire con il minimo di preambolo e il minimo di corpo del documennto, purché sia chiaro che cosa non riesci a fare.

                  Se ti occorre, qui al piede c’è un link per cliccare le istruzioni per comporre un esempio minimo compilabile.

                  OldClaudio
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                    Non aspettare: correggi la riga 116 come ti ho detto nel file che hai scaricato, prima che il curatore abbia tempo da dedicare a mettere sul forum la nuova versione potrebbe passare troppo tempo.

                    OldClaudio
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                      Infatti. Ne ho informato il curatore della classe arstexnica il 3 novembre scorso; a me sembrava che bastasse modificare la riga 116 della classe sostituendo \newcommand con \providecommand.
                      Il curatore il 7 novembre mi ha confermato che la cosa che proponevo andava benissimo, di sicuro per la versione destinata agli autori; avrebbe controllato se andava bene anche per la versione destinata alla redazione di ArsTeXnica che è diversa da quella per gli autori e poi avrebbe creato e distribuito sul forum la versione definitiva. Pensavo che l’avesse già fatto. Comunque lo sollecito.

                      in risposta a: [RISOLTO] CTAN senza novità per sette giorni ?? #122227
                      OldClaudio
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                        A me non risulta; io ho appena aggiornato, ma il mio programma (specifico del Mac) mi dice anche le date dei miei aggiornamenti precedenti, che certamente non faccio tutti i giorni, ma circa ogni settimana.

                        in risposta a: Problema rientro prima riga Suftesi – Xelatex/Lualatex #122217
                        OldClaudio
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                          A rigore non era un bug di pdfLaTeX ma una impostazione valida solo per Xe e Lua Latex che annullava le impostazioni precomposte da LaTeX e suftesi. Il bug c’era, ma a stretto rigore la colpa non era di pdfLaTeX.

                          L’autore di suftesi ha trovato l’errore del suo codice e sta rivedendo l’intero pacchetto.

                          Tra non molto uscirà nuova versione presumibilmente siglata col numero 3.3.0.

                          in risposta a: Problema rientro prima riga Suftesi – Xelatex/Lualatex #122215
                          OldClaudio
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                            Avendo parlato con l’autore, ha trovato un modo più semplice rispetto ad uno più complesso (rispotto a quelllo che ho postato nel precedente messaggio) che gli avevo proposto. Mi ha detto che in realtà la soluzione poù semplice consiste nel racchiudere quelle tre righe dentro l’argomento di un comando \AtBeginDocument. Inoltre bisogna usare un’altra chiave fra le opzioni del tipo chiave=valore da fornire inizialmente alla classe.
                            Ho seguito i suoi suggerimenti e funziona come un orologio svizzero con tutti e tre i motori di composizione pdflatex, lualatex e xelatex.
                            L’autore mi ha detto che farà qualche altra correzione e che presto caricherà su CTAN una nuova versione corretta.
                            Matteo ha ragione a suggerire un file di macro personali, ma fortunatamente presto non sarà necessaria nemmeno quel file personale.

                            in risposta a: Problema rientro prima riga Suftesi – Xelatex/Lualatex #122213
                            OldClaudio
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                              Non è un problema di aiuto. Suftesi esplicitamente non rientra la prima riga dopo un titolo; lo dice espressamente nella descrizione dell’opzione parindent.
                              Se lo fa componendo con pdflatex, è una cosa sfuggita all’autore.

                              Questo almeno è quello che capisco io dopo avere cercato in ogni modo di modificare il tuo esempio con ogni modifica che mi è venuta in mente.

                              Se l’autore ha deciso così è perché egli è un umanista a cui piacciono le tradizioni tipografiche degli umanisti; lo dico con tutto il rispetto del caso, perché suftesi è la classe che preferisco usare quando voglio fare cose difficili. Mi alterno fra memoir e suftesi, quando non mi creo classi apposta. Ma non ho mai provato a creare una classe simile a periodicalaureo.

                              Ci sarebbe un modo di risolvere un problema, quello di moficiare suftesi.cls.

                              La cosa è possibile anche se poco raccomandabile. Si fa così:
                              1) si cerca in …/texlive/2024/texmf/tex/latex/suftesi il file suftesi.cls e lo si copia per poi incollarlo nella cartella del proprio documento;
                              2) gli si cambia nome per esempio in mysuftesi.cls; questo cambio di nome è importante per non violare il copyright dell’autore originale, il quale per altro consente di apportare modifiche, ma non alla sua versione originale.
                              3) a questo punto si può editare il nuovo file; pisogn andare fino alla fine lasciare stare le ultime due righe e commentare le tre righe precedenti; non conviene eliminarle, perché così ci si ricorda più facilmente la modifica apportata.
                              4) nella riga \documentclass del sorgente del proprio documento si cambia suftesi in mysuftesi.
                              5) si compila e, miracolo, il rientro appare prima di ogni capoverso, anche il primo.

                              in risposta a: [RISOLTO] hyperref ed errore “Undefined control sequence” #122207
                              OldClaudio
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                                A me sul mio Mac con MacTeX aggiornato compila benissimo, ma confrontando il mio .log con il tuo vedo che la tua installazione NON è aggiornata`This is pdfTeX, Version 3.141592653-2.6-1.40.26 (TeX Live 2024) (preloaded format=pdflatex)
                                restricted \write18 enabled.
                                entering extended mode
                                (./Hyperef.tex
                                LaTeX2e <2024-11-01>
                                L3 programming layer <2024-11-02>
                                …`

                                Sei sicuro che stai aggiornando conl’app Tex Live Utility che viene installato automaticamente con MacTeX?

                                in risposta a: Ingrandimento file aperti con Inkscale e trasformati in PDF #122199
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Benvenuto nel forum.

                                  Inkscape non fa parte del sistema TeC e quindi è un argomento fuori tema per questo forum.

                                  Tuttavia i file PDF dovrebbero essere composto in modo vettoriale, quindi possono essere ingranditi a video in modo illimitato. Ovviamente un albero genealogico enorme che si può vedere bene solo ingrandendolo di 100 volte credo che sia fuori portata di qualunque visualizzatore. Sul io Mac io ho ingrandito talvolta di 10 volte l’immagine facendo poi molta fatica a riportare al centro dello schermo il dettaglio che mi interessava.

                                  Non saprei dirti altro. Ti raccomando solo di evitare di richiedere su questo forum cose che non riguardano l’uso del sistema TeX. Sebbene possa esserci qualcuno, utilizzatore di programmi esterni come Inkscape, che potrebbe darti una mano.

                                  Nella collezione di documenti die sistema TeX, leggibili ocn il comando texdoc seguito dal nome del documenti (nel tuo caso puoi leggere [tt]texdo inkscape[/tt]) ce ne ùo che insegnerebbe come trasformare un file SBG creato con Inkscape in un file PDF con parti composte con LaTeX. I realtà è un articolo del 2013 e si riferisce ad una versione di Inkscape 0.48, quindi piuttosto vecchia.

                                  Ti suggerirei di leggere la documentazione di TikZ ([tt]texdoc tikz[/tt]) dove viene descritto il pacchetto TikZ che permette di fare disegni incredibili, mi pare tutti simili a quelli che puoi comporre con Inkskape. Naturalmente la differenza sostanziale è che inkscape è un programma di disegno assistito interattivo, mentre i programmi del sistema TeX sono sequenziali; per intenderci, un wordprocessor con Microsoft Word, o Excell, o PowerPoint è interattivo; Un programma come pdfLaTeX o LuaLaTeX è sequenziale.

                                  Gli uni e gli altri hanno pregi e difetti; dipende da che cosa si vuole fare. Io per esempio scrivo molto testo con schemi elettrici/elettronici; Non uso né Inkscape, di cui fono ad oggi non ne conoscevo nemmeno l’esisteza, né TikZ. Ho preferito crearmi le macro necessarie per disegnare direttamente i miei schemi senza sovraccaricare le memoria del mio Mac, ma facendo davvero bene quello che mi serve con pdfLaTeX o Lualatex e i miei pacchetti personali. Nel tuo caso sono certo che TikZ potrebbe esserti di grande aiuto; siccome lo uso rarissimamente, non so a memoria tutto quello che si può fare con TikZ, ma mi pare di avere letto che sia capace di disegnare alberi genealogici. L’unica è leggere la documentazione come ti ho segnalato sopra.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 91 al 105 (di 11,287 totali)

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