OldClaudio

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  • in risposta a: WinEdt e compilazione BibTeX #117972
    OldClaudio
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      WinEdt è un editor ottimo a cui ho anche contribuito quando ancora usavo macchine Windows; un mucchio di tempo fa. Quando sono passato al Mac, per qualche mese l’ho rimpianto, poi mi sono abituato a ciò di cui disponevo sul Mac,altrettanto buono, ma diverso, e non ci penso più.
      Tuttavia nel manuale d’uso di WinEdt 10.0 si fa menzione di bibtex, ma non si cita per niente biber.
      Mi stupisco, ma Aleksander Simonic, ora forse ha un aiutante, ma non può occuparsi di tutto e fa quel che può.
      Gli si può sempre scrivere direttamente; il suo sito contien sia una sezione Support, sia, mi pare, anche un “chi siamo” con l’indirizzo di posta elettronica. Allora gli avevo collaborato via e-mail e l’ho sempre trovato molto disponibile.

      Se @kilroy non vuole contattare direttamente Aleksander, può comunque installarsi dalla rete TeXtudio, la cui interfaccia grafica non è terribilmente diversa da quella di WinEdt, può vedere subito se gli conviene continuare con WinEdt (per il quale ha comprato la licenza di shareware), oppure se adottare definitivamente TeXstudio.

      in risposta a: Codice LaTex #117985
      OldClaudio
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        Io preferisco costruirmi na o più classi con un numero adeguato di opzioni e con un manuale d’uso, perché da un anno all’altro non mi ricordo esattamente che cosa fa ciascuna classe e quali opzioni ha.
        Tuttavia, visto che ci sei, nota che hi caricato due voler xcolor, una volta con l’opzione table, e una volta senza.
        Hai caricato setspace e lo usi nel corpo del documento, ma non andrebbe usato mai, per nessun motivo se hi bisogno di allontanare un po’ le righe ridefinisci il valore di \linespread, che è descritto nelle guide disponibili nella sezione documentazione di questo sito; quando poi scopriari che con un dato font sarebbe meglio usare un fattore di \linespread pari a 1.03, invece del valore di default 1.0, ti poi anche domandare se ne valga la pena. Certamante il valore di circa 1.36 che set space imposta con il comando \onehalfspacing è qualcosa che può servire solo per correggere le bozze dopo averle stampate, in modo da poterle annotare sulla carta; ma certamente non lo si deve usare per la versione finale, per la bella copia.
        E frasi tipo “ma a me piace di più con le righe più larghe” è una frase che un utente di LaTeX non dovrebbe mai pronunciare.
        Il pacchetto times è obsoleto, quindi non commentare la riga, ma cancellala; il pacchetto mathptmx è un po’ meno obsoleto, ma lo è anche lui; usa invece il due pacchetti \newtxtext e newtxmath che forniscono un’eccellente imitazione dei font Times New Roman; essi sono non solo “moderni” ma anche continuamente aggiornati.
        Sei sicuro di voler usare una classe report? Perché non book? Se non altro quest’ultima permette di usare anche i comandi \frontmatter, \mainmatter e \backmatter.
        Meglio ancor perché non usare la classse memoir come classe di appoggio? è configurabile fino all’ultima virgola e già da sola contiene le funzionalità di una trentina di pacchetti (vedi pagine XXIX e XXX della sua documentazione). L’unico inconveniente di memoir è che fa infinite cose, e quindi il manuale è piuttosto lungo; tuttavia è ben strutturato per cui ogni capitolo tratta una sola funzionalità generale e dentro quel capitolo c’è scritto tutto quel che serve sapere e fare per quella funzionalità.

        in risposta a: [Risolto]Come aggiornare tlmgr? #117978
        OldClaudio
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          Controlla che /opt/texbin punti davvero a …/2020/bin/…

          in risposta a: problema con box nella classe newlfm #117948
          OldClaudio
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            Molto grande, ma tradotto molto male dl tedesco all’inglese. Se conosci il tedesco sono convinto che puoi apprezzare meglio quel mega-pacco KomaScript. Io ho solo rudimenti di tedesco; quelle poche locuzioni che riesco a capire le trovo completamente incomprensibili in inglese, che invece padroneggio molto bene.

            in risposta a: Frontespizio tesi con logo #117966
            OldClaudio
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              In effetti ho avuto la conferma che il modello che segui è stato predisposto da un insipiente. Tra l’altro contien Ch. mo Prof. conuno spazio dopo il punto.
              Anche se si tratta di una tesi per la sede di Vicenza dell’Università di Padova, quel modello di frontespizio è un insulto al professore dell’Università di Padova che ha scritto il pacchetto frontespizio.

              In allegato ho messo il file zippato TESI-OC.zip che contien il sorgente della tesi appena appena modificato rispetto a tuo; vi ho inseroto il logo tondo del GuIT da usare al posto del logo dell’università; ho corretto \scseries in \scshape, perché \scseries si riferirebbe al neretto, non alla forma dei caratteri; siccome però il maiuscoletto inclinato non dispone del nero, quel comando \scseries non esiste e il suo uso prevede un messaggio d’errore.
              Ho ridotto i 5 cm di logo a 30mm, che mi sembrano già più che abbastanza; I 5cm occupano quasi un terzo del frontespizio; decisamente troppo grande (altra cretinata dell’insipiente di cui sopra).
              Ho cambiato il titolo della tesi con una frase qualsiasi; Il titolo non dovrebbe superare una riga, massimo due; per titoli di stile simile ai titoli dei file della regista Lina Wertmuller, si ricorre a un titolo breve e aun sottotitolo che contiene tutta la storia.
              Ho tolto qualche maisucola di troppo; non ho tolto Ch.mo, e nemmeno il suo spazio abusivo, perché va tolto del tutto; gli aggettivi dei titoli accademici sono ridicoli oggi che siamo nel ventunesimo secolo; nel ‘500 o nel’600 ilrettore era magnifico, il preside era amplissimo e il professore era chiarissimo, ma allora si usavano anche 6 o 7 parole per descrivere i Potenti, e aggraziarseli; guarda i frontespizi di libri di quei secoli e preparati a spanciarti dal ridere.
              Non mi sono preoccupato di leggere l documentazione di frontespizio per vedere come aumentare lo spazio fra Relatore e il nome del prof. né fr Candidato e il nome del laureando. Leggi la documentazione e trovi come fare, che non credo che sia \frontdjustsignatures, per lo meno così nudo e credo senza un argomento; è una cosa che puoi fare da solo. Esamina anche i numerosi frontespizi con i relativi codici che si trovano in quella documentazione.
              Perché il tuo logo è sostituito da un quadrato con il nome del file da aggiungere? Quello si ha quando fra le opzioni della classe c’è l’opzione draft.

              [attachment=2419]TESI-OC.zip[/attachment]

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              in risposta a: Frontespizio tesi con logo #117964
              OldClaudio
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                Benvenuto nel forum

                Fai tante domande e bisogna che esamini tutti gli allegati che hai messo neltuomessaggio.

                Però, anche se frontespizio non è l’unico modo di comporre il frontespizio della tesi ed è abbastanza configurabile, non puoi farci tutto quello che vuoi. Tieni presente che il pacchetto frontespizio è stato creato da un professore universitario che ha ben chiaro sia l’aspetto del linguaggio LaTeX, sia le regole o tradizioni tipografiche, quindi quello che ottieni è di per sé di ottima qualità.
                Se il modello a cui ti sei ispirato è proposto da una Segreteria che usa un word processor, puoi essere sicuro che non soddisfa a nessuna regola o tradizione tipografica; non solo ma probabilmente non è così coercitivo come a te sembra che sia.
                Infine, oltre al testo L’Arte di scrivere con LaTeX, hai eltto con attenzione la guida di frontespizio? Se non l’hai ancora fatto, apri un terminale o finestra comandi, comunque si chiami col tuo sistema operativo; scrivi dentro il comando texdoc frontespizio; poi manda in esecuzione il comando premendo il tasto Invio o Enter o Return, comunque sia indicato sulla tua tastiera; infine leggi la documentazione che ti si apre con l’esecuzione di quel comando.

                in risposta a: problema con box nella classe newlfm #117946
                OldClaudio
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                  Infatti non capisco, alcuni anni fa @IL_MAGO_GANDALF si era costruito una versione personale di classe per letttere basata su letteracpf. Anzi, l’autore di quest’ultima aveva apportato anche alcune modifiche che compaiono nell’attuale classe letteracpd e gli aveva dato diversi consigli e gli aveva suggerito alcune macro per raggiungere i suoi scopi. Non è più contento di cò che aveva messo insieme?

                  in risposta a: tonos e oxia #117959
                  OldClaudio
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                    @samiel
                    , non lo so; ho diegnato fotn codificati a 8bit, non ho mai creato font multibyte, e quindi non ti so dire nulla in merito.

                    Ma ti so dire che polutonikogreek è obsoleto e oggi si dovrebbe scrivere greek.polutoniko, anche se non si risparmia nulla ad usare il modificatore invece di usare i nome per esteso; Tuttavia questo non è sostanziale: il fatto che usa sì la scrittura politonica, ma usa anche la cesura del greco moderno politonico, la kathareusa (opposto al monotonico o demtiki). Se devi scrive in greco antico, fosse anche solo la versione della filocalia, devi usare greek.ancient, che attiva la scrittura politonica, ma specialmente la cesura antica/classica.

                    Per il reso, ahimè non ti so dire nulla.

                    in risposta a: tonos e oxia #117957
                    OldClaudio
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                      Dipende da quali pacchetti, usi, da quale compilatore usi, da quel sistema operativo usi, da quale tastiera/driver di tastiera usi.

                      Per gli accenti greci, altini, e di altre grafie, ne esistono di due tipi:
                      a) quelli che si trovano già nei singoli glifi e questi glifi accentati hanno un particolare numero che ne rappresenta l’indirizzo unicode. Quando scrivi con l’input codificato utf8, a seconda del programma che usi quel carattere immesso con la tastiera viene trasformati nella sua LICR (LaTeX Internal Character Representation) e poi a seconda del programma che usi questa LICR viene sostituita con il codice giusto.
                      b) esistono anche i selfcombining diacritical marks; questi sono caratteri che rappresentano diacritici e che si sovrappongono automaticamente alla lettera che li precede; questi caratteri spesso sono usati nei file PDF creati con programmi generalmente diversi dai compilatori del sistema TeX; non si collocano bene come i caratteri già dotati di accento.

                      Un esempio? I caratteri Unicode predono una posizione per æ e Æ, e per le loro varianti già accentate con l’accento acuto; in totale 4 posizioni Unicode. ci sono solo œ e Œ, senza le varianti accentate, due posizioni Unicode. Se le vuoi accentare con l’acuto devi ricorrere al carattere U0301 denominato COMBINING ACUTE ACCENT. Per scrive latino liturgico capita di dovere usa œ oppure Œ accentati, e bisogna usare quel combining acute accent. Va da se che con alcuni font l’accento si auto combina centrandosi bene sul carattere da accentare; con altri font vi si colloca sopra ma allineato con il marigne sinistro, con altri allineato con il margine destro; insomma tutte le posizioni sono possibili.
                      Aggiungi quest’altro fatto; se scrivi con pdfLaTeX e usi il pacchetto textcomp, disponi delle maiuscole già accentate con accenti più abbassati, oltre ad una comando per mettere l’accento con le macro di TeX usando dei caratteri più ribassati in modo che la maiuscola non provochi eventualmente una interlinea supplementare \lineskip per rispettare il vincolo posto da \lineskiplimit.

                      in risposta a: [biblatex-philosophy] Problema campo library #117953
                      OldClaudio
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                        Secondo me sarebbe sostituire “library” con “note” ma lasciando lo stesso argomento che hai messo per library. Logicamente la tua è una nota, non l’indicazione di una biblioteca, come lascerebbe intendere il nome inglese “library”

                        in risposta a: Definizione (o nitidezza) testo compilato #117932
                        OldClaudio
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                          Coraggio @umberto; programmare in LaTeX vuol dire in pratica scrivere ilmark-up con una certa la ogica; come dico sempre, bisogna usare di più la testa che il mouse. E ragionare non guasta mai.

                          Creare classi, o metodi di disegno programmato, come faccio io, è difficile, ma non ti sto indicando di insegnare queste cose a tua figlia.

                          in risposta a: Definizione (o nitidezza) testo compilato #117930
                          OldClaudio
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                            Certo il problema degli aggiornamenti non riguarda solo le stampati o gli schermi o i sistemi operativi, ma anche il software del sistema TeX.
                            Ora ci dici che usi MiKTeX. Quando comparve, mi pare nel 1996, io lo adottai subito per le macchine Windows che usavo allora e lo usavo con l’ottimo shell editotr WinEdt, shareware, a cui in minima parte ho contribuito anch’io. Ho anche sostenuto economicamente lo sviluppo di MiKTeX e dispongo di un CD con la forma autografa di Schenk.
                            poi nel 2006, dopo un paio d’anni di Linux con un doppio loggin sul PC dove avevo Windows, o preso familiarità con i sistemi UNIX e sono passato al Mac; ho dovuto rinunciare sia a MiKTeX sia a WinEdt, ma tutto sommatomi sono ri-ambientato in fretta; Dal 2007 esiste MacTeX, che contiene sia TeX Live, sia uno shell editor fatto apposta per il Mac. Da allora non ho più usato WIndows sul mio calcolatore; lo uso talvolta per aiutare mia moglie, ma non ci lavoro. A parte questi dettagli personali, volevo dire apputo che da quando uso TeX Live lo consiglierei a chiunque, su qualunque piattaforma. Da sostenitore di MiKTeX sono diventato un convinto sostenitore di TeXLive. Per un motivo molto semplice, anzi due:

                            a) TeX Live è aggiornabile volendo anche ogni giorno attraverso una comoda interfaccia grafica, molto più semplice del Wizard di MiKTeX.
                            b) TeX Live è la distribuzione ufficiale del TUG attraverso la rete dei mirror internazionali (CTAN; Comprehensive TeX Archive Nework); Ora l’achivio principale è quello del TUG tedesco,ma un centinaio di mirror sparsi epr il mondo sono sincronizzati con l’archivio principale di solito entro 24 ore; quando faccio l’upload di una versione aggiornate dei pacchetti che o creato, essi sono disponibili sui mirror entro 24,massimo 48 ore. Di solito io aggiorno settimanalmente e ieri c’erano un centinaio di pacchetti fra aggiornati e nuovi. Schenk non può che essere in ritardo rispetto a quanto viene aggiornato su CTAN, perché lui stesso deve scaricare da CTAN e re-impacchettare tutto nei suoi file .cab oltre ad aggiornare il suo stesso software di aggiornamento; lavorando da solo ci mette ovviamente parecchio tempo, in passato era in ritardo anche di alcuni mesi, ora gli aggiornamenti attraverso i canali MiKTeX sono meno in ritardo; ma c’è un punto importante: TeX Live rinasce ad ogni anno in modo completo, al punto che se non aggiorni l’intera installazione, non puoi nemmeno continuare ad aggiornare settimanalmente come potevi fare prima. In sostanza con TeX Live Non puoi ma procedere con programmi diventati obsoleti e incompatibili con diversi pacchetti.

                            Pensaci e poi decidi consapevolmente se restare con MiKTeX o passare a TeX Live.

                            Un’altra cosettina a cui non sei tenuto a rispondere: tua figlia fa le superiori non è vero? dunque non è un preadolescente. Perché non le insegni ad usare LaTeX da sola? Le sarebbe di grande aiuto non solo per scrivere le sue tesine e le sue ricerche, specialmente in questi brutti tempi di scuola telematica, ma imparerebbe anche a dialogare con il suo calcolatore con il linguaggio, uno dei linguaggi di programmazione, che il calcolatore capisce; questa dimestichezza di tipo generale con i calcolatori e i loro linguaggi le servirà anche nella sua vita futura, non importa se non le capiterà più di usare questo linguaggio, ma ne dovrà usare altri; il concetto è sempre lo stesso, anche se la lingua sarà diversa.

                            in risposta a: Definizione (o nitidezza) testo compilato #117928
                            OldClaudio
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                              Premetto che io lavoro su un Mac, la cui densità di pixel dello schermo è più alta in generale di altri schermi.
                              Comunque la definizione dipende dalla densità di pixel (per una stampante dalla sua densità di punti al pollice e dalle sue impostazioni) e dal programma di rendering. Fino ad Acrobat Reader 7, per esempio, la resa sullo schermo era molto modesta, poi con le versioni successive è andata migliorando.
                              Oggi i programmi disponibili per visualizzare un file pdf sono migliorati ma pur sempre ci sono differenze; inoltre i sistemi operativi, checché se ne dica, sono diversi; sul tablet di mia moglie gira Windows 10; sul suo desktop gira Windows 10; ma l’uso è diverso e la visibilità nitida sullo schermo è diversa. Lo stesso file PDF non sembra lo stesso.

                              in risposta a: Numeri di pagina #117926
                              OldClaudio
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                                No, non va bene ragionare così in astratto.
                                Per sapre se stitlisticamante la cosa è meglio in unmodoo nell’altro bisogna esaminare libri ben stamapti da editori professionali, cem Einaudi, Boringhieri, Zanichelli, eccetera, A me pare che spesso nella pagina inziale dei capitoli non cisi nessun numero di agina, ma quando c’è è al centro, non nl’ho mai visto a filo del margine esterno; il fatto che io non labbia mai visto, ovviamante, non vul dire neiente; non ho visto tutti i libri stampati a questo modo. Ne sfoglio alcuni anche di secoli passati, e non lo trovo mai al lato.
                                Sarebbe molto diverso se la tua griglia non possedesse il piedino; in questo caso, l’ho visto, il numero di pagina al piede per tutte le pagine è nel margine esterno allineato con l’ultima riga del blocco del testo; è un disegno un po’ originale, ma non è nella tradizione tipografica. se proporzioni e distanze sono ben calcolate, potrebbe essere un’idea; anche realizzabile con fancyhdr e un po’ di magia.

                                Domanda: ne vale la pena? Dipende! Dipende dal fatto che tu debba depositare la tesi in forma di CD cotnenente un file pdf. o se devi stamaprla e magari custodirtene una copia per te stesso; in questo caso la tua ricerca estetica avrebbe senso, perché mostrandola ad amici, parenti e in futuro ai tuoi figli puoi orgogliosamente dire: Questa l’ho fatta io!

                                in risposta a: Numeri di pagina #117922
                                OldClaudio
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                                  Fidati; LaTeX lo fa già in modo esteticamante bello.

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                                  La struttura di un testo complesso, che sia un libro, un rapporto, ma non un articolo o una lettera o un curriculum vitae, (che hanno bisogno di altre strutturazione) è importantisima; di solito in un testo strutturato, non un romanzo, si riconoscono re supersezioni che corrispondono ai comandi di \book (non di report, che non ne dispone) \frontmatter, \mainmatter e \backmatter.

                                  Nella front matter secondo la vecchia tradizione della stampa in piombo, la numerazione delle pagine si esegue in numeri romani, e queso è ciò che avviene con book; inoltre tutte le sezioni principali cominciano indifferentemente sulle pagine di destra e di sinistra; nessuna sezione è numerata. Contien la pagina del titolo, la pagina del copyright, un eventuale abstract (sunto brefivissimo), l’indice generale, un’eventuale presentazione, ina introduzione non strutturate, qualche volta delle dediche e/o dei ringraziamenti (queste sezioncine spesso estremamente superflue). Poi comincia ma main matter.

                                  Nella main matter la numerazione delle pagine avviene in cifre arabe; se la numerazione nella parte iniziale, era roman, la numerazione araba ricomincia da 1,altrimete prosegue quella araba della parte iniziale. Tutti i sezionamenti sono numerati e i capitoli sono strutturati gerachicamnte; i capitoli cominciano sempre nelle pagine di destra, Quasi sempre, tranne nelle pagine iniziali dei capitoli le pagine hanno sia la testaina sia il piedino i cui contenuti aiutnao a “navigare” nel testo stampato; se il testo contiene diverse appendici, queste compaiono numerate con lettere alla fine della main matter dopo aver dato il comando \appendix. Dopo l’ultima appendice comincia la back matter.

                                  Nella back matter compare l’eventual unica appendice e poi tutte el altre parti che sono accessori importanti delt esto, ma non sono il corpo del testo: bibliografia/e indice/i analitico/i, numenclatora, acronimi, glossari, e quant’altro; Nessuna di queste parti dela back matter è obbligatoria, ma di solitola bibliografia, specialmente in una tesi, vule. Nulla è numerato e nulla è strutturato; ognuna di quelle parti comincia indifferentemente a destra oa sinistra.

                                  Se vuoi puoi configurare gli stile di testatine e piedini con il pacchetto fancyhdr; a me per esempionon piaccione el testaine composte in carattere slanted maiuscolo; preferisco lo slanted minuscolo; lo faccio con fancyhdr. Ma queste sono modifiche minime rispetto allo stile complessivo della classe book. Una volta nella front matter usavo la numerazione romana, ma l’avevo modificata in lettere maiuscolette, non inminuscolo normale; i numeri iromaniin minuscolo normale sono semplicemente orrendi e lontanissimi dal concetto di numero romano che avevano i romani dei bei tempi antichi (20 secoli fa). Ora mi sono stufato e preferisco ridefinire il comando \frontmatter affinché no non usi i numeri romani. Di nuovo si tratta di modifiche minime, del tutto trascurabili e che influiscono poco sullo stile tipografico.

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