OldClaudio

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  • in risposta a: Numeri di pagina #117922
    OldClaudio
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      Fidati; LaTeX lo fa già in modo esteticamante bello.

      L’importante, infatti non è dove mettere o non mettere questo o quel dettaglio; l’importante è strutturare bene la tesi, visto che stai scrivendo la tesi, ma il discorso vale per qualunque documento.

      La struttura di un testo complesso, che sia un libro, un rapporto, ma non un articolo o una lettera o un curriculum vitae, (che hanno bisogno di altre strutturazione) è importantisima; di solito in un testo strutturato, non un romanzo, si riconoscono re supersezioni che corrispondono ai comandi di \book (non di report, che non ne dispone) \frontmatter, \mainmatter e \backmatter.

      Nella front matter secondo la vecchia tradizione della stampa in piombo, la numerazione delle pagine si esegue in numeri romani, e queso è ciò che avviene con book; inoltre tutte le sezioni principali cominciano indifferentemente sulle pagine di destra e di sinistra; nessuna sezione è numerata. Contien la pagina del titolo, la pagina del copyright, un eventuale abstract (sunto brefivissimo), l’indice generale, un’eventuale presentazione, ina introduzione non strutturate, qualche volta delle dediche e/o dei ringraziamenti (queste sezioncine spesso estremamente superflue). Poi comincia ma main matter.

      Nella main matter la numerazione delle pagine avviene in cifre arabe; se la numerazione nella parte iniziale, era roman, la numerazione araba ricomincia da 1,altrimete prosegue quella araba della parte iniziale. Tutti i sezionamenti sono numerati e i capitoli sono strutturati gerachicamnte; i capitoli cominciano sempre nelle pagine di destra, Quasi sempre, tranne nelle pagine iniziali dei capitoli le pagine hanno sia la testaina sia il piedino i cui contenuti aiutnao a “navigare” nel testo stampato; se il testo contiene diverse appendici, queste compaiono numerate con lettere alla fine della main matter dopo aver dato il comando \appendix. Dopo l’ultima appendice comincia la back matter.

      Nella back matter compare l’eventual unica appendice e poi tutte el altre parti che sono accessori importanti delt esto, ma non sono il corpo del testo: bibliografia/e indice/i analitico/i, numenclatora, acronimi, glossari, e quant’altro; Nessuna di queste parti dela back matter è obbligatoria, ma di solitola bibliografia, specialmente in una tesi, vule. Nulla è numerato e nulla è strutturato; ognuna di quelle parti comincia indifferentemente a destra oa sinistra.

      Se vuoi puoi configurare gli stile di testatine e piedini con il pacchetto fancyhdr; a me per esempionon piaccione el testaine composte in carattere slanted maiuscolo; preferisco lo slanted minuscolo; lo faccio con fancyhdr. Ma queste sono modifiche minime rispetto allo stile complessivo della classe book. Una volta nella front matter usavo la numerazione romana, ma l’avevo modificata in lettere maiuscolette, non inminuscolo normale; i numeri iromaniin minuscolo normale sono semplicemente orrendi e lontanissimi dal concetto di numero romano che avevano i romani dei bei tempi antichi (20 secoli fa). Ora mi sono stufato e preferisco ridefinire il comando \frontmatter affinché no non usi i numeri romani. Di nuovo si tratta di modifiche minime, del tutto trascurabili e che influiscono poco sullo stile tipografico.

      in risposta a: pdflatex genera solo dvi #117918
      OldClaudio
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        @vale9294
        devi stare attento/a vedere bene quello che fai, altrimenti rischi di perdere tempo senza accorgertene. Tanto per essere chiari, quando ti esegui il programma di compilazione latex, lanci pdftx che si carica il file di formato precompilato latex.fmt, e poi compila il tuo documento con l’uscita DVI; quando esegui il programam di compilazione pdflatex, lanci pdftex che si carica il file di formato pdflatex.fmt precompilato e poi compila il tuo documento con l’uscita in PDF.

        Come fa pdftex ad avere uscite diverse se al momento dell’installazione ha precompilato lo stesso file latex.ltx producendo due file di formato diversi? Dipende da una impostazione del contatore speciale \pdfoutput, un contatore che in teoria potresti modificare anda col solrgente del tuo documento, ma è meglio evitare giochetti di questo genere.

        Ti propongo di copiarti il seguente esempio minimo compilabile:`\documentclass{article}
        \showthe\pdfoutput
        \begin{document}
        Ciao Mondo
        \end{document}`Compila prima con pdflatex e vedi che cosa ti appare nella console; poi prova a compilare con latex e vedi che cosa ti appare nella console. In entrambi i casi ottieni il file di uscita con scritto solo Ciao Mondo; ma il formato è diverso; tutto dipende dal valore di quel contatore impostato nel momento della creazione del file di formato che hanno estensione .fmt che che si trovano nen nascosti dentro gli infiniti rami dell’albero (principale) del sistema TeX installato nella tua macchina.

        Ricapitolando: quando io uso TeXstudio (che è simile a Texmaker, ma un po’ più curato) io non clicco mia i bottoni/icone per ottenere un dato formato di uscita; Infatti se anche clicchi il tuo bottone LaTeX, quello lancia in sequenza il compilatore latex, poi il trasformatore in formato .ps, per il trasformatore dal formato .ps al formato .pdf. Ottieni lo stesso alla fine il formato PDF, ma passando attraverso processi “strani” che eseguono mirabilmente le trasformazioni di formato, ma non possono ottenere un file PDF con le stesse funzionalità di un vero PDF in prima battuta, partendo da un file DVI che non aveva quelle funzionalità. Io scelgo dal menù a discesa Compilatore il nome del compilatore che voglio usare, e ottengo direttamente il file di uscita nel formato che voglio; se voglio eseguirci delle trasformazioni sopra, dallo stesso menù scelgo il trasformatore che voglio e sono a posto.
        Meglio ancora: metto in testa al documento le cosiddette righe magiche, cioè i commenti di autoconfigurazione; TeXstudio le sa interpretare e sa comportarsi di conseguenza; di Texmaker non ti saprei dire, forse anche Texmaker, ma non posso esserne certo perché non ne faccio uso.
        Prime due righe del file sorgente:`% !TEX TS-program = pdflatex
        % !TEX encoding = UTF-8 Unicode`Con queste due righe magiche ogni volta che compili il tuo documento viene usato solo il programma pdflatex; Quande editi il file sorgente sono sicuro che qualunque sia l’impostazione dell’editor, il file vien salvato con la codifica utf8; ce ne sono anche di alre, per esempio per scegliere il correttore ortografico o per scegliere il processore di estrazione per la bibliografia. Ma non insisto. Sei alle prime armi e devi imparare un passo alla volta. Cerca nella sezione Documentazione di questo forum le guide che ti potrebbero interessare; ce ne sono di generali adatte a utenti di diversi livelli; ce ne sono di tematiche che sviluppano solo certi argomenti; fra quelle tematiche, per esempio, ce ne è una che rigirala tipocomposizione dell’italiano (compisione tipografica); si usa poco codice ma si usano diversi termini usati in tipografia; se ti prendi la briga di leggerlo, impari alcune cose che forse dalla prima elementare fino alla fine delle superiori, nessuno ti ha mai detto ache semplicemente sull’ortografia: come” sull’ortografia? ma non ho bisogno di tornare in prima elementare. Oh, sì, anch’io credevo di conoscere l’ortografia, la grammatica e la sintassi, ma leggendo quella guida mi sono convinto che avevo molto da imparare.

        in risposta a: Scrivere sistema equazioni #117898
        OldClaudio
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          Dunque, l’errore che ottiene dipende dal fatto che hai definiti l’ambiente sistema con una sola colonna allineata a sinistra. se ci metti due colonne l’errore sparisce.

          Ma…

          Hai decisamente bisogno di leggere con maggiore attenzione la documentazione che si sei letto per comporre quel codice che hai allegato e che dici essere il file completo, non un estratto per creare un EMC.

          a) per cominciare un nuovo capoverso non si usa \\, ma si lascia una riga vuota.
          b) prima dei segni di interpunzione non bisogna mai lasciare spazi (un solo caso nel tuo file soregene).
          c) dopo i segni di interpunzione bisogna lasciare uno spazio (una ventina di casi nel tuotesto)
          d) l’ambiente array NON SI DEVE USARE MAI, almeno se prima non lo si rattoppa.
          e) carichi l’ambiente amsath di cui evidentemente non conosci la funzione; per leggerne la documentazione devi aprire un terminale/finestra comandi/prompt dei comandi (comunque si chiami con il tuo sistema operativo); ci scrivi dentro il comando texdoc amsmath; premi il tasto “Invio” o “Enter”, comunque si chiami con la tua tastiera; leggi. Scopri che quel pacchetto definisce molti ambienti di allineamento/incolonnamento compreso cases, che però non farebbe al caso tuo anche se ha la graffa a sinistra e un incolonnamento che potrebbe anche fare al caso tuo, ma devi arrangiarti un po’.
          f) qui ti allego il file su cui ho lavorato io; ho corretto gli errori nella parte testuale, ho messo o tolto gli spazi prima o dopo i segni di interpunzione, ma ho aggiunto anche un esempio fatto con l’ambiente aligned di amsmath; confrontando i risultati delle due composizioni, vedi il perché l’ambiente array non deve essere usato se non rattoppandolo.
          `% !TEX TS-program = pdflatex
          % !TEX encoding = UTF-8 Unicode
          \documentclass[a4paper]{article}
          \usepackage[T1]{fontenc}
          \usepackage[utf8]{inputenc}
          \usepackage[italian]{babel}
          \usepackage{indentfirst}
          \usepackage{microtype}
          \usepackage{amsmath}
          \usepackage{amssymb}
          \newenvironment{sistema}%
          {\left\lbrace\begin{array}{@{}ll@{}}}%
          {\end{array}\right.}

          \begin{document}
          \author{Antonioli Silvio}
          \title{Teoria dei Sistemi}
          \date{}
          \maketitle
          \tableofcontents
          \section{Modelli di stato}
          Il termine sistema o sistema dinamico è sinonimo di modello (astratto) matematico di un certo fenomeno che viene chiamato sistema fisico.\\Quasi sempre il legame fra le variabili in gioco è orientato nel senso di causa-effetto:alcune delle variabili, dette ingressi, sono considerate agenti dall'esterno sul sistema fisico e altre, la cui dinamica dipende da quella delle precedenti ,sono considerate effetto.Quelle ,fra queste ultime, che si pensa di misurare o registrare, vengono chiamate uscite.Naturalmente non tutte le variabili in gioco possono essere considerate ingressi o uscite.\\Parlando di sistema dinamico, si può fare riferimento alla cosiddetta rappresentazione esterna(o ingresso-uscita) o alla rappresentazione interna(o di stato).

          Gli ingredienti della rappresentazione esterna sono gli insiemi di funzioni del tempo che vengono assunte per rappresentare le variabili di ingresso e di uscita e una trasformazione fra questi insiemi (mappa di ingresso-uscita) di struttura tale da rappresentare i legami in gioco fra le variabili fisiche e i rispettivi rapporti di causalità.

          Nella rappresentazione interna, oltre alle funzioni di ingresso e di uscita compaiono anche le \emph{\bfseries{variabili di stato}}.Queste variabili ,che non sono necessariamente delle rappresentazioni di grandezze che hanno un significato fisico, hanno nel loro insieme una caratteristica peculiare che viene detta \emph{proprietà di separazione}.
          \\Preso cioè un generico istante di tempo, i valori assunti in tale istante da queste variabili contengono nel loro complesso tutta l'informazione sulla storia passata del sistema necessaria per valutare l'andamento futuro sia delle stesse variabili di stato che di quelle di uscita, una volta noto l'andamento degli ingressi per tempi successivi all'istante considerato.

          Il nome di proprietà di separazione deriva proprio dal fatto di separare, in qualche modo, in ogni istante, il passato del sistema dal futuro, riassumendo quanto basta della storia passata per poter valutare il comportamento futuro.

          La conoscenza dei valori assunti dalle variabili di stato fornisce in ogni istante un quadro esaustivo di quello che sta succedendo nel sistema.Conseguentemente i valori delle variabili di uscita sono determinati in ogni istante a partire dalla conoscenza nello stesso istante dei valori delle variabili di stato ed eventualmente degli ingressi.

          Tornando agli ingredienti della rappresentazione interna di un sistema, oltre agli insiemi delle funzioni di ingresso, di stato e di uscita, si hanno due trasformazioni.La prima trasformazione (emph{mappa di transizione di stato}) dà conto di come si aggiornano le variabili di stato da un istante iniziale ad uno successivo per effetto dei valori assunti dalle variabili di stato nell'istante iniziale e degli andamenti delle variabili di ingresso fra i due istanti.

          La seconda trasformazione, di cui si è già accennato, è la mappa di uscita che esprime il legame statico fra i valori in un certo istante delle variabili di stato ed i valori assunti nello stesso istante dalle variabili d'uscita.

          Il compito di esprimere la dinamica del sistema diventa così prerogativa della sola mappa di transizione di stato che, pertanto, è rappresentata da un modello matematico dinamico.\\
          \section{Struttura dei sistemi dinamici \mbox{lineari}}
          \subsection{sistemi lineari tempo-varianti \large{(LTI)}}
          D'ora in avanti ci occuperemo della classe di sistemi dinamici la cui rappresentazione interna è data da equazioni di stato e di uscita aventi la seguente struttura:
          \[
          \begin{sistema}
          x_1(t+1)=f_1(x_1(t),\dots,x_n(t),u_1(t);\dots,u_m(t)) \\
          \vdots & \vdots \\
          x_n(t+1)=f_n(x_1(t),\dots,x_n(t),u_1(t);\dots,u_m(t))
          \end{sistema}
          \]
          La stessa formula con aligned:
          \[
          \left\{
          \begin{aligned}
          x_1(t+1)&=f_1(x_1(t),\dots,x_n(t),u_1(t);\dots,u_m(t)) \\
          \vdots &{\hspace{1.5em}} \vdots \\
          x_n(t+1)&=f_n(x_1(t),\dots,x_n(t),u_1(t);\dots,u_m(t))
          \end{aligned}
          \right.
          \]
          \end{document}`

          in risposta a: Scrivere sistema equazioni #117896
          OldClaudio
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            Visto che l’ambiente sistema non è un comando standard, perché o te lo sei definito tu o fa parte di una pacchetto o classe non standard, bisognerebbe che allegassi un Esempio Minimo Compilabile (EMC) che contenga da \documentclass fino a \end{document} tutto e SOLO quello che serve per replicare il tuo problema, errore compreso. Poi potremo aiutarti.
            Se hai dei dubbi su come predisporre il EMC, tieni presente che qui nella sezione Documentazione puoi scaricare la guida tematica sugli EMC.

            in risposta a: Configurazione personalizzata bibliografia #117889
            OldClaudio
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              Cero basta leggere la documentazione di biblatex; Se hai il sistema TeX completo e aggiornato sul tuo calcolatore, apri un finestra comandi o prompt dei comandi o terminale, comunque si chiamisul tuo calcolatore, ci scrivi entro il comando , premi il tasto INVIO, e leggi. Puoi fre la stessa cosa con altri moduli stilistici; per esempio puoi usare il comando texdoc philosophy e leggi la documentazione raltica agli stili philosophy-modern e philosophy-verbose.
              Non ti voglio scoraggiare,ma la cosa che vuoi fare richede molta pazienza, perché il manuale di biblatex è sterminato; ma è anche infinitamente configurabili. Non è il mio forte, ma quando ho avuto problemi simili al tuo, sono sempre riuscito a trovare come fare. Per fortuna posso scrivere i miei documenti scegliendo io come scriverli e i miei editori non mi hanno mai imposto cose pignolesche come mettere o togliere una virgola; nei pochi casi in ci ci hanno provato li ho convinti che non era il caso. Forse ero nella posizione di agire così, tuttavia quella virgola che ti hanno chiesto di togliere svolge una funzione precisa di separatore seriale cioè una lista di parole o locuzioni indipendenti l’una dall’altra, ma formanti, appunto, una lista. Secondo me non c’è tradizione tipografica che possa giustificare un errore sintattico di questo genere. Ma se il tuo editore lo vuole, e non puoi convincerlo del contrario, la strada è quella di cercare nella guida di biblatex.
              Scusami, non voglio criticare per il gusto di farlo; Semplicemente queste cose non avvengono con gli editori di scritti tecnico-scientifici e non ci sono abituato.

              in risposta a: Configurazione personalizzata bibliografia #117887
              OldClaudio
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                Benvenuto nel forum.

                Nella sezione documentazione di questo forum c’è una guida tematica dedicata alla bibliografia; scaricala e leggila, ci sono le risposte a tutte le tue domande, almeno così mi sembra.

                Ci sono anche molte altre guide generali e tematiche; prendine almeno una nota mentale, perché prima o poi ti serviranno e saprai dove trovarle.

                in risposta a: personalizzare l’ambiente cases #117882
                OldClaudio
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                  Non capisco proprio perché non vuoi usare l’ambiente subequations definito dal pacchetto amsmath. Avresti un numero unico per indirizzare l’intero insieme e una sotto-numerazione letterale per ogni singola riga; con i vari \label e ]ref puoi riferirti all’intero insieme oppure a ogni singola equazione e, credo, otteresst risultati miglioridi quelli che si ottengono con il tuo esempio.

                  in risposta a: Piccole porzioni di testo in greco #117879
                  OldClaudio
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                    Meglio ancora per testi lunghi:

                    `\begin{otherlanguage*}{greek} μῦϑος … … … \end{otherlanguage*}`L’ambiente otherlanguage senza asterisco cambia anche le parole fisse, mentre quello con asterisco cambia solo l’alfabeto e le regole di sillabazione.

                    [tt]\selectlanguage{greek}[/tt] non vuole ulteriori argomenti, quindi le graffe per racchiudere il testo greco non servono (ma non danneggiano nemmeno); questo comando è una dichiarazione globale con un argomento; cioè dichiara che da questo momento in poi si compone in greco. Non serve nemmeno mettere questa dicharazione e il testo greco dentro un gruppo, perché le impostazioni di \selectlanguage sono globali; ci vuole un altro \seelctlanguage{italian} per ripristinare globalmente l’italiano. Perciò tipicamente sono comandi da usare molto raramente o al massimo una volta sola all’inizio del corpo del documento. Generalmente l’ambiente otherlanguage* e il comando \foreignlanguage sono quelli più utili all’utente finale.

                    Tutto ciò, detto meglio, è scritto nella documentazione di babel: texdoc babel.

                    OldClaudio
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                      Prova con `\newcommand{\restrictiona}{\scalebox{1][1.7]{$\mathord{\upharpoonright}$}}`In questo modo hai scalamento solo verticale. Un altro modo potrebbe essere questo`\newcommand{\restrictiona}[1]{\mbox{#1$\mathord{\upharpoonright}$}}` che richede un argomento che consiste in un comando di corpo tipo \large, \Large o simili; se usi quel pacchetto che permettere di usare comandi tipo \larger o \smaller potresti semplificare la definizione. Come vedi il comando di corpo è dentro la scatola, ma fuori dell’ambiente matematico.

                      OldClaudio
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                        Sì, ma a mano che la cosa citata dentro il blocco non sia na battuta di dialogo, togli le virgolette caporali.

                        OldClaudio
                        Partecipante
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                          L’ambiente bloch richiede un argomento obbligatorio e un certo numero di facoltatii che trovi descritti nella documentazione di beamer alla pagina 120.
                          Ma se il testo citato si trova dentro block esso è già evidenziato abbastanza senza bisogno dei caporali; tuttavia se metti l’argomento obbligatorio (anche vuoto, ma il blocco diventa brutto) i caprali vengono benissimo:`% !TEX TS-program = pdflatex
                          % !TEX encoding = UTF-8 Unicode
                          \documentclass{beamer}
                          \usepackage[T1]{fontenc}
                          \usepackage{amsmath}
                          \usepackage[utf8]{inputenc}
                          \usepackage[english,italian]{babel}
                          \newcommand{\ing}[1]{\foreignlanguage{english}{#1}}
                          \title{prova}
                          \usetheme{Berkeley}
                          \setbeamercovered{dynamic}

                          \theoremstyle{definition}
                          \newtheorem{definizione}{Definizione}
                          \theoremstyle{plain}
                          \newtheorem{teorema}{Teorema}

                          \usepackage{hyperref}

                          \begin{document}
                          \begin{frame}
                          \frametitle{slide}
                          Testo\\
                          \begin{block}{Da Pinco Pallo, (\textit{Conversazioni}, 1940)}
                          <>
                          \end{block}
                          \end{frame}
                          \end{document}
                          `

                          in risposta a: Problema con i capitoli non numerati in “toptesi” #117829
                          OldClaudio
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                            Naturalmente hai letto la documentazione (terminale, finestra comandi, o prompt dei comandi; texdoc toptesi-it; tasto Invio; lettura); vi è spiegato perché dopo il primo comando \chapter, con o senza asterisco, si passa dalla front matter (niente viene numerato) alla main matter (tutto o quasi tutto viene numerato); solo dopo aver dato espressamente il comando \backmatter si passa nella parte finale, dove nuovamente niente viene numerato; mi pare che venga anche spiegato come introdurre l’introduzione strutturata, ma non numerata (cioè di metterla come ultima struttura della front matter ma con un comando diverso da \chapter.
                            Tuttavia mi hai messo una pulce nell’orecchio perché non credo di avere mai pensato che si volesse inserire nella main matter un capitolo non numerato, visto che la main matter è fatta apposta per numerare i capitoli.

                            in risposta a: Problemi di allineamento nel frontespizio #117816
                            OldClaudio
                            Partecipante
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                              Certo che puoi.
                              Componi il frontespizio come ti pare, anche usando altri software per comporre tesi; una volta che hai la ingola pagina del frontespizio pronta in formato PDF, la importi nella tua tesi usando le funzionalità del pacchetto pdfpages (documentazione texdoc pdfpages); non c’è niente di più semplice; in sostanza pdfpages importa la pagina col frontespizio come se fosse una qualunque immagine, solo che la inserisce nella pagina finale, senza badare alla forma della griglia di stampa che la classe o che tu stesso hai definito; detto in altri termini importa la pagina A4 del tuo frontespizio già composto riempiendo la pagina A4 della tua tesi. pdfpages fa anche tante altre magie, utilissime in molte circostanze; merita di essere tenuto presente, perché non si sa mai se usando un po’ di fantasia creativa non sia in grado di risolvere altri problemi difficili.
                              Personalmente lo uso frequentemente per impaginare in ottavi o in sedicesimi fogli A4 o B5, su fronte e retro di fogli A4, in modo da creare le segnature da cucire per rilegare le versioni stampate di documenti PDF: a me piace leggere sulla carta…:)

                              in risposta a: Problemi di allineamento nel frontespizio #117814
                              OldClaudio
                              Partecipante
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                                Che sia colpa di quel famoso pacchetto aaa-macros.sty?

                                Se è un tuo pacchetto privato che non vuoi esporre nel forum, mandamelo per posta elettronica; trovi il mio indirizzo di posta elettronica sia negli articoli che scrivo per ArsTeXnica (sezione ArsTeXnica del forum) e in molte guide tematiche (sezione Documentazione). Io non lo scrivo mai direttamente nelle pagine del forum, per evitare il malware. ma è un segreto di Pulcinella. Vedrai che riuscirai a trovarlo senza problemi

                                in risposta a: Problemi di allineamento nel frontespizio #117812
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Il tuo esempio contiene due errori:
                                  a) togli nowrite dalle opzioni epr frontesizio, altrimenti il file ausiliario -frn.tex non viene scrittol come dice chiaramante il nome dell’opzione)
                                  b) chiami un non meglio identificato pacchetto aaa-macros. con quella chiamata noni non possiamo comprre il tuo esempio; d’altra parte se lo componiamo, commentando quella chiamata, il riusltato è eprfetto come sempre ci è capitato in queste diverse prove che abbiamo fatto.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 1,051 al 1,065 (di 11,287 totali)

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