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24 Gennaio 2011 alle 9:14 in risposta a: problema: prima pagina indice, capitolo e bibliografia #55057::
Ti sei spiegato benissimo.
Usa \frontmatter all’inizio e \mainmatter subito prima del primo capitolo vero.
Ridefinisci lo stile di pagina plain in modo che faccia quello che metta il numero di pagina dove vuoi tu; l’indice e la altre cose che hanno direttamente o indirettamente il comando \chapter, usano lo stile plain per la pagina che contiene il titolo.
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Il libro di Salomon sembra interessante specialmente per la moltitudine di esempi.
Ricorda però che è stato pubblicato nel 1995; probabilmente è stato scritto negli anni recedenti (per un libro del genere, se non ci lavori a pieno tempo, ci vogliono almeno due anni-uomo per scriverlo, e dubito che due anni-uomo siano sufficienti); LaTeX2e è uscito nel 2004; molti degli esempi indicati nel libro erano già risolti dal vecchio LaTeX209, e molti altri da LaTeX2e; XeTeX sarebbe arrivato 10 anni dopo. Nel 1995 usare i font PostScript (non parliamo di TrueType o di OpenType) era difficile, anche se non impossibile.
Dunque il libro, secondo me è valido e gli esempi possono essere usati non par farli lavorae davvero in una nostra classe o pacchetto, ma per imparare a gestire molte delle cose che spesso LaTeX ci nasconde, anche se ci offre una miriade di pacchetti che realizzano le cose più incredibili, dove l’unica difficoltà sta nel trovare il pacchetto giusto.Tuttavia usare TeX a livello di comandi primitivi o di plain TeX è come usare l’assembler per creare una routine da far richiamare da linguaggi di programmazione a livello più alto.
Merita se e solo se devi fare qualcosa di così speciale che a livello di linguaggio alto non puoi fare; il che accade raramente.
Quindi, non parliamo delle quasi 70 sterline (circa 100€) che costa il libro; domandati per quale motivo ti interessa studiare il linguaggio primitivo; il TeXbook è sufficiente per questo. Se invece vuoi scrivere in TeX, allora il testo di Salomon non è essenziale, ma sembra offrire più esempi di applicazione del TeXbook.
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Apparentemente le liste di completamento sono contenuti in file con l’estensione cwl. Nel dialogo di configurazione sono premarcati pochissimi file, uno dei quali riguarda latex-mathsymbols, quello che in definitiva scrive l’integrale con (o senza) limiti.Confesso la mia incapacità, ma dopo aver scandito e generato il database dei file presenti sul mio Mac, ho trovato dei file cwl per il programma di correzione ortografica aspell, relativi all’inglese, francese e italiano, ma non ho trovato la moltitudine di file elecati nel dialoghi di configurazione di TeXmakerX.
Leggendo l’Help, ho trovato dei passaggi piuttosto oscuri che mi fanno sospettare che questi database di liste di completamento siano modificabili dall’utente.Visto però che sono un incapace nel gestire questo genere di cose (e lo dico senza ironia) e d’altra parte uso TeXmakerX solo come ruota di scorta, non mi preoccupo più di tanto e di conseguenza non voglio dare false indicazioni agli altri.
Scusami.
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Perché dici che non sei riuscito a trovare come eliminare l’autocompletion. È semplicissimo; basta cliccare nel menu Configure TeXmakerX, nella finestra di dialogo scendi fino all’icona sotto la quale c’è scritto Completion, e li smarchi le caselle che vuoi.Con TeXmaker senza X può essere più difficile.
Il fatto che LEd non gestisca UTF-8 fa sì che non lo si possa usare per compilare con Xe(La)TeX. Per il resto, a meno che uno non desideri scrivere direttamente in greco o in cirillico nell’editor, probabilmente non c’è nessun vantaggio, ma per dirlo con certezza bisogna sapere che cosa si vuole o si deve fare.
Enrico fino a poco tempo fa era prudente nel consigliare UTF-8; oggi è più deciso nel consigliarlo, anche se non si devono usare alfabeti strani.
Per me, che uso ancora di default l’encoding ISO Latin 1, ritengo che usare UTF-8 sia un mezzo per rendere i file sorgente decisamente trasportabili mantenendo la leggibilità. Dieci anni fa avrei consigliato a chiunque di usare un editor qualsiasi e l’encoding locale, purché l’editor fosse in grado di salvare il tutto in ASCII a 7 bit, oltre che capace di ritrasformare il tutto nell’encoding locale quando si fosse riaperto il file; così si sarebbe attuata la trasportabilità assoluta.
Di editor di quel genere esisteva, a mia conoscenza, solo WinEdt per Windows; io a quel tempo ero felice così. Poi ho lasciato Windows, e i miei vecchi file non riesco quasi più a leggerli a causa dell’infinità di sequenze di controllo sparse a piene mani; sì, certo, vengono composti senza errori, ma modificarli o anche semplicemente rileggerne il sorgente è diventata un’operazione da certosini.
UTF-8 almeno garantisce, ora e per molti anni a venire, una codifica uniforme e accettata su tutti gli elaboratori di qualunque marca e con qualunque sistema operativo (non troppo vecchi) e gli editor di oggi per lo più sono tutti equipaggiati per gestire l’UTF-8.
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Sarebbe bene che ti rispondesse Lorenzo, visto che lui è il maggior sostenitore di ClassicThesis. Io per esempio non ho mai usato ClassicThesis e non ne ho mai sentito la mancanza; non è né un motivo di vanto né un motivo di demerito. Semplicemente non ho mai avuto occasione di averne bisogno.Però posso dirti un paio di cose:
a) Butta via LyX; lascialo pure sul tuo Mac, ce l’ho anch’io sul mio Mac, ma mi serve solo per aprire qualche raro file con estensione .lyx, che converto e salvo subito in formato .tex, e poi ripulisco con un normale editor da Mac (per esempio TeXShop) per togliere tutte le idiosincrasie di LyX e usare il file come meglio credo in quanto file .tex.
b) TeXShop e TeXworks sono editor ottimi, anche se non hanno la fantasmagorie di colori e di icone che hanno altri editor. Ma non maltrattano il file sorgente come fa LyX (naturalmente a fin di bene, non lo fa apposta per rovinare la portabilità del file sorgente).
c) TeXShop e TeXworks svolgono benissimo il loro lavoro sul Mac; altri editor come TeXmaker (con o senza la X finale) funzionano bene, ma tutte le fantasmagorie che offrono sono per lo più per gli occhi che per una vera utilità. Possono aiutare il neofita, ma poi, con l’andar del tempo danno fastidio ad un utente esperto.
d) non pretendere che LyX o TeXShop o TeXworks o TeXmaker(X) possano fare cose che Latex non è capace di fare da solo; spesso quello che si vuole può essere ottenuto con pacchetti di estensione (per esempio la formattazione delle didascalie) ma per usarli con LyX è necessario che i pacchetti vengano preliminarmente adattati a LyX. Gli altri editor non hanno bisogno di cose simili e usano i pacchetti di estensione senza problemi e senza trucco (nel senso di make-up, non nel senso di prestidigitazione).
Non ti voglio obbligare ad abbandonare LyX, ma prima lo fai e prima starai bene 🙂
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No, se scarichi il file ipe-7.0.13-scr.tar.gz e lo dezippi sul Mac (il che equivale a mettertelo in una cartella temporanea e a farci sopra un doppio click; naturalmente puoi dezipparlo in altri modi) ti si forma una cartella con lo stesso nome dentrao alla quale c’è il file install.txt. Questo file dice anche le cose da fare per il Mac.Spesso ti dice che certe librerie le devi installare usando Macports. Guarda, se non l’hai ancora installato, ti suggerisco una interfaccia grafica che io trovo più comoda. Si tratta dell’applicazione gratuita Porticus.app; Indipendentemente dal fatto che tu abbia o non abbia già installato Macports, ti consente di avere la lista di tutti i programmi installabili con Macports, Macports compreso; quindi per prima cosa devi cercare in All ports il nome Macports e cliccarci sopra per installarlo. Poi puoi installare quello che vuoi.
Se hai Snow Leopoard non dovresti avere problemi per quel che riguarda le librerie necessarie; Io ho ancora Leopard senza neve, e a me non permette di scaricare le librerie di cui IPE ha bisogno, Quelle che posso scaricare sono alla distanza di un click, più il tempo necessario per installarle.
Non fare errori come quello di installare TeXLive con Macports, perché tutto il tuo sistema andrebbe a ramengo. Piuttosto, visto che ti modifica il path di ricerca, cerca di editare il file nascosto con il tuo profilo (~/.profile — attento al punto prima del nome) in modo da spostare i percorsi che cominciano con /opt verso il fondo della lista dei percorsi.
Con Macports non installare nulla (via Porticus) che si trovi già nella distribuzione del tuo sistema operativo, mai e per nessun motivo. Piuttosto rinucia a instalalre dei programmi, ma non “incasinare” il tuo sistema.
Io ho faticato moltissimo per installarmi fontforge, finché non ho trovato l’applicazione dia confezionata in un file dmg con la .app già fatta; prima ci avevo provato con Macports, avevo ingenuamente risposto sì a tutte le domande, e mi sono incasinato il Mac; ci ho messo due settimane a rimettermelo a posto 😥 e per questo avviso sempre di non fidarsi di Macports.
Scusa se non ti posso dare notizie più rassicuranti.
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Il cofanetto che hai già con i tre libri che hai indicato contiene tutto il meglio mai stampato su LaTeX. Io non disdegnerei il TeXbook (il volume A dell’altro cofanetto. Gli altri quattro volumi sono per veri e collaudati amanti del sistema TeX, ma temo che oggi abbiano più valore storico che pratico. Io oltre ai cinque volumi del Millenium ho anche tre copie del TeXbook e una copia del METAFONT book; ho usato quest’ultimo per il mio grande progetto dei font greci e per alcune altre collezioni di font (in particolare gli LXfonts, che hanno ricevuto tanto apprezzamento oltre oceano, ma, pur presentati al GuIT, dagli italiani non ho mai avuto nessun feedback 🙁 ), ma capisci bene che l’arte di creare i font (dato e non concesso che io possa parlare di arte) non è molto diffusa.Se non ti piacciono i manuali rilegati a spirale (a me non piacciono) fatteli rilegare da un buon legatore: oggi esistono tanti modi per dare solidità ad una raccolta di fogli sciolti; evita solo la brossura fresata, sicuramente economica, ma non adatta a testi di consultazione. Spenderai qualche biglietto da 10€, ma ne vale la pena.
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Per fortuna!Io con macports ho avuto solo dei guai, anche perché, sebbene orientato verso le macchine Mac, è una distribuzione pseudo Debian, quindi sempre in ritardo; le dipendenze sono verso i suoi stessi programmi, e non accetta la presenza e l’uso di programmi più recenti regolarmente già installati.
Il file ter.gz scaricabile dal sito principale di IPE contiene le istruzioni per generare gli esguibili per ogni sistema UNIX, compreso il Mac.
Altrimenti c’è il sito
http://lamut.informatik.uni-wuerzburg.de/mediawiki/ipe7/index.php/Main_Page
dove vedi che ci sono altre istruzioni per generare l’applicazione sul Mac.Secondo me conviene sempre creare autonomamente l’eseguibile dal sorgente, quando non è ancora disponibile direttamente il file per Mac .dmg, piuttosto che farselo creare da Macports. Non `r difficile; segui le istruzioni contenute nel file install.tex dentro al file tar.gz che contiene tutto quello che serve.
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Per fortuna!Io con macports ho avuto solo dei guai, anche perché, sebbene orientato verso le macchine Mac, è una distribuzione pseudo Debian, quindi sempre in ritardo; le dipendenze sono verso i suoi stessi programmi, e non accetta la presenza e l’uso di programmi più recenti regolarmente già installati.
Il file ter.gz scaricabile dal sito principale di IPE contiene le istruzioni per generare gli esguibili per ogni sistema UNIX, compreso il Mac.
Altrimenti c’è il sito
http://lamut.informatik.uni-wuerzburg.de/mediawiki/ipe7/index.php/Main_Page
dove vedi che c’è anche il download per Mac oltre a d altre istruzioni per generare l’applicazione sul Mac.
21 Gennaio 2011 alle 12:19 in risposta a: array: si può usare il solo <{...} dopo un descrittore? #55027::Per Claudio: certo, so che è possibile usare <{...} insieme a >{…}, a sandwich con un descrittore di colonna. La mia curiosità era se si potesse usare il solo <{...}, senza >{…} prima.
Sì l’esempio del paragrafo 6.8 mette in una colonna i pressi di certa merce con l’indicazione dell’euro; nei prezziari solitamente non si indica l’unità monetaria nell’indicazione della colonna ma di fianco al prezzo; non è vietato metterlo in testa ma di solito non lo si fa.
Ecco allora che in quell’esempio la descrizione delle colonne è fatta con:
`
\begin{tabular}{>{\bfseries}l>{\itshape}cr<{\enspace\texteuro}} ` e come vedi nella terza colonna il simbolo dell'euro è messo a destra del valore come dovrebbe essere sempre messo (mai prima) anche se l'uso corrente, dal verduriere sulla bancarella nel mercato della piazza, al famoso gioielliere nella via elegante della città, è quello di mettere il simbolo monetario prima del valore. [ :) queste considerazioni sono ovviamente OT]21 Gennaio 2011 alle 8:35 in risposta a: array: si può usare il solo <{...} dopo un descrittore? #55023::
Certo che esistono:
`\begin{tabular}{>{\bfseries}l>{$}c<{$}}` Ti fa una tabella con la prima colonna in grassetto e la seconda un modo matematico ma guarda anche l'Introduzione, §6.8 che ha un bell'esempio di uso dei modificatori <{...} e >{…} solo a sinistra, solo a destra da tutti e due i lati dei descrittori di colona.
20 Gennaio 2011 alle 22:30 in risposta a: Allineamento lettere greche maiuscole in ambiente matematico #55020::
specificano \raggedright come argomento del comando >{…} usabile se si è caricato il pacchetto array.
Oppure specificando \raggedright all’inizio del contenuto delle celle p che si vogliono comporre in bandiera.E se hai il pacchetto ragged2e allora disponi anche del comando \RaggedRight che puoi specificare al posto dii \raggedright.
La differenza sta nel fatto che \raggedright contiene una tolleranza sulla raggedness del margine destro piuttosto grande e raramente divide in sillabe, mentre \RaggedRight ha una tolleranza abbastanza stretta cosicché le righe, pur non essendo giustificate a destra, sono meno “ragged” che non nell’altro caso. Certo se non si vogliono divisioni in sillabe, usare il pacchetto ragged2e non serve a nulla.
::Qui aspettiamo gli esperti, ma una cosa mi sento di dirtela: se LaTeX giustifica le colonne p, una ragione c’è. In altre parole, dubito che allineare a sinistra una colonna p sia qualcosa di sensato… Ma aspettiamo.
Perché dubiti la sensatezza di una composizione in bandiera?
IN qualunque posto c’è scritto che le colonne strette è bene che siano in bandiera giustificate a sinistra, piuttosto che a pacchetto, giustificate da entrambi i lati.
Per mia esperienza 30mm con l’italiano è già una colonna moooolto stretta; io non comporrei a pacchetto se non sono sicuro di avere una colonna di almeno 50mm, nemmeno in una tabella; però la cosa va studiata caso per caso e mitigata con l’uso del pacchetto ragged2e.
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