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Sì, lo so,e infatti nelle macro dell’Introduzione c’è scritto:
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\hbox{$\relax$\fontsize{\sf@size}{\f@baselineskip}\selectfont#1}
`
e quell’ambiente matematico che contiene solo \relax fa la stessa cosa.
Vado a vedere che cosa c’è scritto nell’ultima versione di toptesi, su cui sto rimettendo le mani per renderla compatibile con XeLaTeX.
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Siamo d’accordo; sono tanto simili che probabilmente, senza essere identici si sovrappongono l’uno all’altro.Nello stesso tempo possiamo domandarci (domanda retorica, s’intende) visto che lo scopo degli euler era quello di imitare la (bella) scrittura alla lavagna, perché Zapf non ha disegnato la vu con il fondo arrotondato; non so come scriva Knuth alla lavagna, ma io ho sempre scritto la vu con il fondo arrotondato; io non sono da prendere come esempio, ma penso che fra le persone che scrivono alla lavagna i patiti della vu a punta sono circa il 50% e i patiti della vu arrotondato sono anch’essi circa 50%; quanto rimane per arrivare al 100% sono gli indecisi che scrivono ora in un modo ora nell’altro. 😕
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Come hai trovato poco? 🙂
Tanto per cominciare i font di default CM e LM forniscono i quattro segni \heartsuite (cuori) , \clubsuite (fiori), \spadesuite (picche) e \diamondsuite (quadri) e, siccome quei font sono vettoriali, li puoi ingrandire (e rimpicciolire) a piacere.
Poi puoi anche andare a cercarne altri, ma non è che ci sia tanta varietà nel loro disegno; si tratta di simboli standardizzati. se vuoi puoi crearti dei comandi in cui puoi specificare facoltativamente ance la grandezza o un fattore di scala, in modo da poterli rappresentare grandi come ti serve.
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Il bilanciamento delle parentesi lo verifica anche TeXShop; basta cliccare su una parentesi aperta o chiusa e TS evidenzia tutto il materiale fino alla parentesi corrispondente.I dollari matematici non dovrebbero essere usati quando si scrive in LaTeX (non sono simboli simmetrici e non danno nessun diagnostico in caso di errore) ma alzi la amno chi non ha mai usato i dollari come delimitatori di una breve formula in linea 🙂
Per i \begin…\end non sono sicuro perché non mi avvalgo di questa eventuale possibilità, ma mi pare di avere letto che si può attivare e si può anche produrre la contrazione degli ambienti come si può fare con TeXmaker(X). Questa effettivamente è una funzionalità che userei (anche se mi sono abituato a farne a meno) purché non sia ingombrante sullo schermo.
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Apri le Preferences di TeXShop, e marca il quadratino di fianco a Autocomplete; naturalmente hai già letto lo scarno manuale di TeXShop che si apre cliccando su Help…Io nel mio TeXShop ho il quadratino smarcato, perché trovo l’autocompletion estremamente fastidiosa; anche tu finirai per trovarla fastidiosa, quando sarai diventato più pratico; per ora usala ma non prendere le cattive abitudini 8)
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Se guardi come è costruito il comando \@chapter interno di LaTeX e delle classi che usi, vedi che esso mette uno spazio di 10pt nel file lot e nel file lof (list of tables e list of figures) quando viene eseguito; Hai due possibilità:
1) usi il pacchetto tocloft per modificare quel valore (dopo aver letto con cura la documentazione)
2) inserisci nel tuo preambolo, dopo aver aggiunto la riga \makeatletter la definizione di \@chapter copiata dalla tua classe o dal file latex.ltx, e cambi a mano il valore 10pt in 0pt (insomma cancelli la cifra 1), visto che quel valore è incastonato nella macro e non è parametrizzato.
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C’è scritto nell’introduzione. Tuttavia nell’Introduzione si parla più che altr di rendere in maiuscoletto (finto) ciò che non sarebbe possibile con i font privi di maiuscoletto.In realtà per andare sul sicuro devi ridefinire le testatine o i piedini, a seconda do hai il numero della pagina e racchiudere \thepage come argomento di \textsc.
e quando fai riferimento a una delle pagine della front matter defi ricordarti di racciudere \pageraf{…} dentro l’argomento di \textsc. E questo è tanto più necessario se usi hyperref.
Nell’Introduzione si sono ridefinite le testatine, non solo quelle della frontmatter, in modo da averle sempre in maiuscoletto: se si tratta di numeri romani questi escono in maiuscoletto, se si ratta di cifre arabe queste vengono come al solito, visto che il maiuscoletto del Latin Modern contiene le stesse cifre arabe del tondo.
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Il tuo problema è la scelta particolare che fai con la numerazione dei sezionamenti e l’indice:
`
\setcounter{secnumdepth}{-2}
\setcounter{tocdepth}{5}
`Con il primo statement decidi che nulla deve essere numerato e con il secondo statement che tutto deve essere mandato nell’indice.
Non entro nel merito di questa scelta per me assurda; per fortuna, spero, nel tuo documento scritto o non scritto per la Aracne, non arriverai a usare anche il comando \subparagrph, perché altrimenti l’indice ti viene più lungo del libro.
Ma il problema è il primo statement: se non vuoi numerare nemmeno i capitoli, vuol dire che non attivi mai il comando per incrementare il numero del capitolo, e quindi non attivi la reset list che azzera tutti i contatori subordinati al contatore chapter. Ecco perché le note non ricominciano da 1 ad ogni capitolo.
Allora se commenti il primo stement oppure se almeno lo cambi in
[code}
\setcounter{secnumdepth}{0}
[/code]
numeri i capitoli e solo i capitoli, non i paragrafi, sottoparagrafi, e compagnia bella, e le note ti ricominciano da 1 ad ogni capitolo. Oppure, se rimani con queste impostazioni e lasci -2, allora devi azzerare a mano; magari ti puoi creare un comando che nonostante la non numerazione dei capitoli ti azzeri tutti i contatori della reset list del capitolo, o almeno quello delle note.Non ti dirò come fare, perché non voglio essere complice di un assassinio tipografico
😯
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Caro Enrico,
la MS nel migliorare i suoi prodotti, oltre a chiedere una consulenza al nostro Grand Wizard Knuth, ha sia rinnovato il suo Equation Editor, sia aggiunto alla sua collezione di font il Cambria, che dovrebbe avere tutto il necessario matematico per comporre la matematica in modo decente.Chiunque abbia una distribuzione di MS Office recente ha a bordo anche i font Cambria; è vero che la licenza dice che esistono delle limitazioni al suo uso, in pratica lo si potrebbe usare solo con i prodotti che esso accompagna, ma nella licenza non sono indicati questi prodotti. A stretto rigore, quindi, una volta che hai comprato un qualunque prodotto che usi Cambria, ce l;hai nella cartella /Library/Fonts/Microsoft/ senza nessuna esplicita restrizione all’uso con XeLaTeX 🙂 Almeno io la vedo così, e di solito mi faccio un punto d’onore a rispettare le licenze, cercando di interpretarle come meglio posso, benché siano scritte in legalese non sempre troppo chiaro né in italiano né in inglese..
Tutto ciò premesso Cambria è un font TrueType, non OpenType, ma lo si può usare lo stesso come main font in un documento da comporre con Xelatex; l’ho provato e devo ammettere che non è male (continuo a preferire i Latin Modern anche se non escludo gli altri font per esempio della collezione TeX Gyre).
Però non ho scoperto come usare la parte matematica dei Cambria; tu li hai mai provati?
Usando Cambria come main font non si può comunque usare unicode-math; se lo si accompagna con i XITS matematici l’effetto è buono perché le nerezze medie dei XITS e dei Cambria sono praticamente le stesse; ma chissà come sono le parti matematiche dei Cambria?
I Cambria hanno un altro difetto, o per lo meno non sono riuscito ad aggirarlo; per il greco vanno benissimo per l’ortografia monotonica, ma sembrano mancare dell’ortografia politonica, anche se si specifica variant=ancient. tutte le lettere che sono accompagnate da un diacritico diverso dall’accento acuto vengono sostituite da un punto interrogativo racchiuso in una stretta cornice; la parte greca del Cambria non è male (non assomiglia al classico disegno didottiano, ha un disegno più moderno) ma sembra escludere l’ortografia politonica. Risulta anche a te?
Ciao
Claudio
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Oh, i bei tempi quando non esistevano gli shell editor e si faceva tutto a mano!Scherzi a parte, non rimpiango quei tempi, ma erano tempi in cui tutti facevamo tutto dalla finestra comandi e tutti sapevamo come usarla. Sapevamo anche leggere i manuali, se c’erano, oppure studiavamo il codice direttamente, se ci riuscivamo, oppure, come estrema ratio, vergognandoci come ladri, seguivamo la procedura dell’ “ask Nelly”, cioè di chiedere al solito amico/a che ne sapeva più di noi.
Non è più praticabile oggi. quindi bando alle nostalgie.
Se compili un documento LaTeX che si chiama myfile.tex il nome del file senza estensione viene caricato nella variabile \jobname. Se il file contiene il comando \makeindex e uno o più comandi index{…} al suo interno, alla fine dell’esecuzione nella stessa cartella dove risiede \jobname.tex, ci saranno anche \jobname.idx e \jobname.aux e altri \jobname.qualcosaltro che non interessano.
TeXniCenter e gli altri shell editor sanno benissimo come lanciare il programma/applicazione/eseguibile (comunque si chiami sulla particolare macchina in uso) makeindex. Ma per verificare, continua ad usare la finestra comandi:
1) assicurati di aver cambiato cartella di default in modo che se dai il comando dir o ls, a seconda del tuo sistema operativo, nella finestra compaiano non solo il file tex che hai compilato ma anche tutti gli altri.
2) dai il comando
makeindex -h
e il programma ti risponderà con un messaggio che l’opzione -h non la conosce, ma ti dà la sintassi giusta:Usage: makeindex [-ilqrcgLT] [-s sty] [-o ind] [-t log] [-p num] [idx0 idx1 …]
dalla quale rilevi che tutti gli argomenti sono facoltativi, ma hanno i significati seguenti:
[-ilqrcgLT] contiene la lista completa delle opzioni di funzionamento; non me ne preoccuperei all’inizio, ma poi ti conviene leggere il manuale; sulle macchine di tipo UNIX il comando è man makeindex, sulle macchine Windows non lo so.
[-s sty] serve per specificare un eventuale file di stile dell’indice analitico; sull’Arte se ne parla, ma è facoltativo. Normalmente questi file hanno estensione .ist.
[-o ind] serve per specificare il nome del file di uscita; di default esso vale \jobname.ind.
[-t log] serve per dare un nome diverso da quello di default al file di registro; di default si chiama \jobname.ilg.
[-p num] serve per specificare la pagina eventuale da impostare nel contatore di pagina; di default non imposta niente.
[idxo ….] serve per specificare i nomi dei file idx da elaborare, caso mai ce ne fossero più di uno da concatenare assieme come se fosse un unico file. Uno però bisogna specificarlo senza specificare l’estensione se è quella di default .idx
3) Normalmente, quindi, TeXnicCenter specifica solo il nome del tuo file \jobname, ma bene inteso,\jobname è solo un simbolo, non è il valore da scrivere nel comando; per il tuo file myfile.tex devi elaborare il file myfile.idx e, con tutto il resto di default, devi specificare solamente:
makeindex myfile
Tutto qui.
Se questo non funziona dando i comandi a mano, o il tuo file myfile.idx non esiste, oppure è corrotto, oppure… invoca gli dèi dell’informatica che ti mandino un volo di uccelli perché il tuo aruspice possa divinare l’ignoto 🙂
Ma se funziona, funziona anche cliccando l’apposito bottone del tuo shell editor senza bisogno che tu specifichi niente, basta solo che il tuo shell editor conosca il nome del tuo main file (il root file) oppure che sia aperta la finestra del file principale myfile.tex.
Se tutto questo non ti serve a risolvere il problema, facci sapere di più con l’EMC
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Sì, ma allora devi rinfrescare il filename database perché sul Mac solo la cartella personale in ~/Library/texmf/ non ha bisogno di usare texhash o le altre applicazioni messe a disposizione da tlmgr.
La cartella che tu indichi è valida per la macchina locale, per tutti gli utnti se il suo contenuto viene scritto dalle utility del sistema TeX, altrimenti se ci metti dell’altro, devi farlo tu a mano.
::diciamo che, difficoltà a parte, ho notato che con miktex è macchinoso l’installare e la compatibilità tra i 3 o 4 software che vanno ad integrarsi per avere il latex perfetto. io pensavo di trovare qualcosa di più semplice …
(se non mi sono spiegato, per esempio, il ghostview e affini vanno e non vanno …)ora proverò con texlive con windows!
ATTENZIONE! non texlive CON windows, ma texlive PER windows. Sono due concetti diversi; ma forse sono io che non ho abbastanza elasticità mentale.
Che cosa vuoi dire che gsvie e affini vanno e non vanno…
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Guarda che la classe report contiene la definzione
`
\@addtoreset{footnote}{chapter}
`
che indica che il contatore footnote viene aggiunto alla lista dei contatori da azzerare ad ogni nuovo capitolo.Quindi la classe report fa esattamente da sola quello che tu desideri. Se a te non succede, vuol dire che stai usando la classe in un modo strano, oppure che hai caricato pacchetti che ridefiniscono il suo comportamento predefinito.
Quindi senza un esempio minimo compilabile (tutto quanto dal \documentclass fino a ‘begin{document} seguito da un testo di almeno un paio di capitoli “fittizi”, di poche parole e con un paio di note ciascuno,e infine con il famoso \end[document}) è difficile che qualcuno del forum possa diagnosticare il tuo malanno e dirti come curarlo.
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