OldClaudio

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  • in risposta a: Lanciare xelatex da riga di comando (con Mac OS X) #54339
    OldClaudio
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      Certo che tutti quei perorsi /opt/local/share/… sono specifici di macports; la date del file di formato è decisamente vecchia; sembra proprio una vecchia versione macports.

      in risposta a: Problema frontespizio #53973
      OldClaudio
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        `
        \pagestyle{empty}
        `
        ti toglie sia la numerazione sia la testatina.

        in risposta a: Giustificazione dei sistemi di notazione #54318
        OldClaudio
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          Ne abbiamo già parlato, ma tu dici che il tuo documento è un saggio e quindi va in formato minore di un rapporto tecnico; per cui continui a comporre in formato A5; se l’A4 ti pare troppo grande, fallo almeno in B5 e vedrai che anche le tue note risulteranno giustificate.
          Se devi autoprodurre il saggio facendo le imposizioni sulla normale carta A4 delle stampanti, è più facile eventualmente rimpicciolire il B5 al formato di mezzo A4 (che sarebbe A5) perché il fattore di scale da A4 ad A5 è 0,707 (il copro 10 diventa pari al corpo corrispondente a quello del comando \scriptsize} decisamente troppo piccolo per una lettura continua) mentre da B5 ad A5 il fattore di scala è 0.841, quindi con un copro 10 che diventa appena un po’ più piccolo del corpo corrispondente a \small).

          Siccome tu componi in corpo 11, e la giustificazione del testo direttamente in copro 11 sul foglio A5 ti da tutti quei problemi, agisci sul formato B5 e la sua riduzione a due pagine per foglio su A4 ti porta ad un testo in corpo 9.25 perfettamente leggibile.

          Giusto epr provare; togli la specifica 11pt, lasciando a5paper, e prova a comporre, vedrai sperimentalmente che cosa voglio dire quando parlo di un corpo più piccolo rispetto al formato della carta.

          in risposta a: Differenza \nu e v in eulermath #54323
          OldClaudio
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            Lorenzo ed io abbiamo avuto un simpatico scambio di vedute su gli euler sì, gli euler no.

            Abbiamo convenuto che gli euler sono molto belli, ma che non presentano sufficiente differenza fra le lettere latine tonde e corsive e non sono inclinati, percui non permettono di soddisfare i requisiti delle Norme ISO a cui sono tenuti i fisici e gli ingegneri (tu compreso), ma non i matematici.

            Lui matematico continua ad usare gli euler, io ingegnere continuo ad usare i font Latin Modern, come i migliori font per la scrittura della matematica ISO compatibile. Anche i font matematici vettoriali compatibili con Times, Palatino, Garamond, Utopia (che si ottengono usando vari pacchetti) vanno abbastanza bene come forme, ma di solito vanno meno bene dei Latin Modern quando vai ad osservare gli indici di primo e di secondo livello perché non dispongono dei corpi “ottici” (disegni dei font a diversi corpi cosicché ognuno si presenti al suo meglio all’occhio, indipendentemente dal corpo).

            Quando avevo letto il testo di Knuth “Concrete Mathematics”, dove aveva usato per la prima volta i font euler, avevo notato l’incompatibilità con le norme ISO, ma non avevo rilevato la differenze fra vu e ni, probabilmente perché Knuth non li aveva usati entrambi.

            Ora ho un elemento in più per preferire i Latin Modern 🙂

            in risposta a: Problemi installazione Latex su Windows #54332
            OldClaudio
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              Ma se hai voglia di usare qualcosa un po’ meno foolproof di MiKTeX (ma che quando vuoi metterci le mani ti mette i bastoni fra le ruote) installa la TeX Live completa per Windows. In fondo non è tanto questa o quella distribuzione, quante che sia completa. TeX Live per Windows è quasi uguale e con le stesse funzionalità della TeX Live per Linux e della TeX Live per Mac (che si chiama MacTeX perché in effetti contiene gli eseguibili specifici per i processori Mac a 32 e a 64 bit).
              MacTeX e TeX Live sono in effetti le distribuzioni preferite da una buona parte dei frequentatori del Forum e molti affezionati utenti di MiKTeX stanno passando a TeX Live.
              Non sei certo obbligato a”convertirti”, ma se leggi vari thread del Forum hai degli elementi per capire le differenze e perché molti fanno questo passaggio.

              in risposta a: stile bibliografia numeri con nomi #54301
              OldClaudio
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                No, non si fa perché non ha senso; repetita iuvant.

                Mi sembra strano che tu non veda il controsenso: nel testo trovi che l’argomento tale è trattato in Rossi, 1800, poi vai a cercare ella bibliografia e la devi scorrere, non dico tutta, ma devi scorrerla per trovare quello che ha scritto Rossi e, fra i suoi lavori, quello che ha scritto nel 1800. Se hai citato per numero (raro nelle bibliografie di scienze umane, generalizzato nelle bibliografie delle scienze fisiche e tecnologiche) e trovi che un argomenti è stato trattato nel lavoro [4], apri la bibliografia e cerchi il riferimento [4] in ordine numerico. Se la citazione è per autore-anno e l’argomento è stato trattato in Rossi, 1800, apri la bibliografia e l’etichetta di quel riferimento è proprio Rossi, 1800 in ordine alfabetico.

                Le citazioni incrociate servono appunto per aiutare la navigazione, non per renderla difficile. e i link ipertestuali hyperref li fa automaticamente con entrambi i tipi di citazione.

                in risposta a: Una (mica tanto) breve… #54273
                OldClaudio
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                  Alzi la mano chi non usa, non ha mai usato e mai userà quella filosofia del if it ain’t broken, don’t fix it.. 😀

                  Mi viene in mente anche un’altra osservazione per @ilFuria.AWT:
                  non usare i fonte ae, decrepiti e incompleti. Usa i Latin Modern, completi e con piccole ma significative correzioni anche rispetto al font EC. L’aspetto generale del testo non cambia, ma almeno usi roba corretta e up-to-date. 8)

                  in risposta a: Una (mica tanto) breve… #54269
                  OldClaudio
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                    Forse mi sbaglio, ma \DeclareMathOperator (con o senza asterisco} non è un comando definito dal pacchetto amsmath? Se è così, come fa il file preamble.tex a funzionare senza caricare amsmath?

                    E se da qualche parte è caricato amsmath, suppongo che venga caricato anche amssymb, che è vero, non fa parte di LaTeX in senso stretto, ma permette di accedere agli amsfonts, i quali a loro volta sostituiscono i il pacchetto ltexsym, che è ufficialmente considerato obsoleto, valido solo per legacy documents, e dal quale bisognerebbe astenersi.

                    Siamo inoltre sicuri che sia necessario definire \pdfBorderAttrs{/Border [0 0 0] }; io non l’ho mai usato e non ho mai avuto al cornice attorno ai link, er i quali basta la specificazione di colorlinks.

                    È vero, lo ammetto: se “La mica tanto breve…” deve essere una traduzione fedele dell’originale e se gli autori dell’originale vogliono mantenersi come detentori del copyright anche per le traduzioni, bisogna usare tutto il loro materiale, corretto o infelice che sia, e aggiungere il/i nome/i dei traduttori agli autori originali.
                    Peccato però che la guida su LaTeX contenga un certo numero di cosette che nelle guide sostenute dal GuIT sono indicate come “sconvenienti”. Nulla di male, ma sarebbe un cattivo esempio.

                    in risposta a: Poche lettere greche ma proprio poche #54068
                    OldClaudio
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                      No, non si perde nulla usando gli strumenti giusti.
                      Il greco di default è composto supponendo di usare per l’alfabeto latino i font di default, cioè I computer Modern “vel” (oppure non esclusivo in latino — Enrico non vuole che si usi l’espressione e/o che cero non è elegante, ma dà benissimo l’idea del ” o l’una o l’altra o entrambe”; l’OR logico non esclusivo, insomma) i Latin Modern.

                      Bisogna usare almeno una volta il pacchetto teubner (di cui si sarà letta la documentazione per quanto riguarda la “convivenza” del greco di default con le altre famiglie di font). Nel tuo caso, che usi l’helvetica la cui famiglia si chiama phv, basta dare il comando definito in teubner:
                      `
                      \ifFamily{phv}{cmss}
                      `
                      L’esecuzione di questo comando crea un file lgrphv.fd che puoi mantenere nel tuo working directory, ma puoi anche spostare sul tuo albero personale in modo che possa venire usato anche quando componi altri documenti (bisogna rinfrescare il database dei nomi dei file, a meno che tu non stai lavorando con un Mac).

                      Ora puoi tornare al tuo documento e scoprirai che i font greci LGR sono lì tranquilli e beati al posto degli ingombranti helvetica.

                      in risposta a: puntini capitoli indice generale #54227
                      OldClaudio
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                        Non è che a me piaccia buttare i soldi dalla finestra, ma i libri pubblicati io li compro, e del TeXbook ne ho almeno tre copie, una delle quali incassata insieme aggli altri quattro volumi della collezione e confezionati dentro ad una scatola rigida che forma la Millenium Edition.
                        Mi aspetto che ogni utente del sistema TeX che si rispetti ne abbia una copia cartacea, oppure se vuole risparmiare, che sappia assoggettarsi a leggere il file sorgente senza bisogno di comporlo 🙂

                        in risposta a: puntini capitoli indice generale #54223
                        OldClaudio
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                          I leader per i puntini sono di tre tipi diversi; la differenze sono sottilissime e se ne possono leggere i dettagli tecnici nel TeXbook.

                          L’idea di mettere i puntini nell’indice per i capitoli non è buona, perché la riga dell’indice per i capitoli è scritta in neretto, compreso il numero della pagina, e non con il font normale. Perciò i puntini sono superflui.

                          in risposta a: Poche lettere greche ma proprio poche #54066
                          OldClaudio
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                            Il greco monotonico serve ai greci che scrivono il 99,999999% delle loro cose in monotonico. Anzi, negli anni ’80 era in vigore una legge che vietava ai pubblici dipendenti di usare il politonico e vietava loro di esprimersi in lingua “pura” (kathareuousa) e erano obbligati ad usare la lingua “volgare” (demotiki), pena il licenziamento!

                            Poi per fortuna questa strana legge è stata tolta e le persone di cultura scrivono il neoellenico nella versione politonica; i vocabolari riportano le voci della lingua neoellenica in politonico, ma il politonico viene appreso dopo le scuole elementari, se le mie informazioni sono esatte, perché in Grecia alle scuole elementari si insegna il monotonico.

                            Esistono delle eccezioni, ovviamente; negli anni 40 esisteva un abecedario politonico scritto con font greci prodotti dalla Nebiolo di Torino (le cui matrici non si trovano più — l’azienda ha chiuso i battenti negli anni ’70, se non vado errato) e che oggi si riesce ancora a trovare ristampato nella parte greca di Cipro, dove evidentemente alle elementari si insegna ancora l’ortografia politonica.

                            in risposta a: Problema Inserimento immagini #54206
                            OldClaudio
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                              Sì, però la lettura di qualsiasi guida, come l’Arte, qua sopra ti avrebbe consentito da solo di capire che C:\Users era il comando che LaTeX non capiva,e che quello rappresentava un percorso di Windows, e che i percorsi di Windows devono essere indicati alla UNIX, con la barra normale e non con il backslash perché per LaTeX ogni sequenza di lettere preceduto dalla barra rovescia è un comando. 😉

                              in risposta a: Limiti di XeTeX e XeLaTeX #52673
                              OldClaudio
                              Partecipante
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                                Enrico, scusami se arrivo a spizzichi e bocconi. ma la banda dei miei nipotini mi ha lasciato poco tempo e poca concentrazione per mandarti delle segnalazioni di integrazione più complete e tutte insieme. Mi riferisco alla tabella 4 relativa agli alfabeti matematici nell’ultima versione di introxelatex.pdf.

                                Bisognerebbe specificare ancora qualche piccolo dettaglio:

                                — il font selezionato con \mathup e \mathbfup funziona sia per i caratteri greci che latini;
                                — il font selezionato con \mathit e \mathbfit funziona sia per i caratteri greci che latini;
                                — il font selezionato con \mathbb funziona per l’intero alfabeto latino e qualche lettera greca;
                                — il font selezionato con \mathtt funziona solo con l’alfabeto latino;
                                — il font selezionato con \mathsfup e \mathsfit funziona solo per i caratteri latini;
                                — il font selezionato con \mathbfsfup e \mathbfsfit funziona invece anche con i caratteri greci;
                                — il font selezionato con \mathcal e \mathbfcal funziona solo con le maiuscole latine che per altro con i font XITS Math sono identici al font seguenti;
                                — il font selezionato con \mathscr e \mathbfscr funziona solo con l’alfabeto latino maiuscolo e minuscolo;
                                — il font selezionato con \mathfrak e \mathbffrak funziona solo con l’alfabeto latino maiuscolo e minuscolo.

                                Dove i font incompleti dovessero marcare dei passaggi che contengano anche delle lettere greche, e queste fossero assenti, verrebbero sostituite con lettere tratte dagli alfabeti \mathup o \mathit, ma mi sembra non sempre con l’inclinazione e/o la nerezza specificata per le lettere presenti.

                                \mathcal e la sua versione nera ricalcano la situazione di pdfLaTeX, anche se di fatto i glifi sembrano essere identici con le maiuscole del font scr almeno con i font XITS Math; ma è possibile che con altri font matematici unicode questo non succeda, quindi è giusto che ci siano comandi distinti.

                                Anche \mathbb e la sua versione nera sembrano ricalcare la situazione di pdfLaTeX e amsfonts.

                                Mi sorprende l’incompletezza apparente dei font sans serif dove la versione media non vale per il greco mentre la versione nera vale anche per il greco.

                                Questa probabilmente è una situazione transitoria, ma vale la pena di segnalare che le cose oggi stanno così.

                                Non ho verificato che cosa succede con i font Asana Math, che per altro contengono meno simboli dei font XITS Math.

                                Ciao
                                Claudio

                                in risposta a: [b]inserire immagini in un punto preciso del testo[/b] #54193
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Non leggi abbastanza documentazione; prova con l’Arte di cui trovi il link qui sopra.

                                  Il tuo codice non contiene praticamente una sola riga giusta 🙁

                                  Cominciamo:
                                  1) l’ambiente \begin{figure}…\end{figure} rende la figura mobile, quindi non è un mistero che la metta dove vuole lui.
                                  2) \label{foto} se lo usi, lo devi mettere DOPO il comando per scrivere la didascalia, \caption
                                  3) ogni ambiente mobile deve essere numerato perciò deve avere una didascalia, quindi deve avere un comando \label
                                  3) dentro l’ambiente figure non si deve mai usare l’ambiente center perché questo inserisce dello spazio bianco sopra e sotto la figura; bisogna usare \centering che è una dichiarazione e non un ambiente.
                                  4) il tuo comando
                                  `
                                  \includegraphics[width=8cm, height=2cm]{input.jpg}
                                  `
                                  contiene due errori:
                                  5a) non devi specificare l’estensione del file che contiene la foto (ammesso che davvero al tua foto sia contenuta nel file input.jpg, devi scrivere solo il nome senza il punto e senza l’estensione.
                                  5b) se specifichi sia la larghezza sia l’altezza la tua foto esce del tutto deformata, a meno che essa stessa non abbia quel rapporto di forma; caso mai dovresti intendere quelle due dimensioni come valori massimi e specificare di conservare il rapporto di forma
                                  `
                                  \includegraphics[width=8cm, height=2cm, keepaspectratio]{input}
                                  `

                                  Cinque righe e sei errori, non male!

                                  Se vuoi proprio inserire la tua foto senza didascalia e senza renderla mobile usa semplicemente:
                                  `
                                  \begin{center}
                                  \includegraphics[width=8cm, height=2cm keepaspectratio]{input}
                                  \end{center}
                                  `
                                  senza usare l’ambiente figure, senza mettere la didascalia e, evidentemente, nemmeno il comando \label. Ricordati inoltre che non puoi assicurare in nessun modo che la figura che potrebbe cadere verso il fondo della pagina non produca una salto di pagina e quindi appaia nella pagina successiva; a quel punto, se hai fatto riferimento alla figura con una frase del tipo “… come si vede nella figura seguente…”, il discorso non fila più perché il “seguente” è nella pagina dopo. Inoltre la pagina precedente risulterà probabilmente foriera di un warning del tipo Underfull vbox, e la pagina conterrà degli spazi anormalmente grandi fra i capoversi e attorno agli altri elementi fuori testo.
                                  Questo infatti è il motivo per il quale si rendono le figure con oggetti mobili 🙂

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