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\bf è un comando conservato con compatibilità con il passato; passato morto e sepolto nel 1994 (qualche anno fa) quando LaTeX209 è defunto ed è nato LaTeX2e, quello che stai usando.Nel vecchio LaTeX209 \bf era una dichiarazione che si poteva usare sia nel testo sia in matematica, e produceva talvolta effetti disastrosi.
LaTeX2e ha introdotto al suo posto la dichiarazione \bfseries da usare solo nel testo e ha introdotto i comandi \textbf{…} e \mathbf{…} da usare rispettivamente… indovina dove?
Ma Melissa, non farti ripetere per l’ennesima volta di leggere le guide; o le leggi, anche in italiano, ma dimentichi istantaneamente quello che leggi, oppure non le leggi. L’Arte di Lorenzo e Tommaso è scritta così bene che la capisce anche un “letterato”, visto che ci ha messo le mani anche Tommaso che è un “letterato”. Ho messo fra virgolette la parola letterato proprio per metterne in evidenza la sua superfluità: tutti possono leggerla e capirla, basta che abbiano quel minimo di conoscenza di un calcolatore per saper distinguere un file da un programma, una cartella da un’icona.
La guida costituita dall’Arte è scritta per principianti. L’Introduzione, invece è più difficile perché è scritta per chi ha già una certa dimestichezza con LaTeX e gli altri programmi della distribuzione TeX. Se vuoi, dall’area di download del gruppo GuIT si può scaricare anche LaTeX facile, veramente poca cosa, ma scritta per gli studenti delle secondarie.
http://www.guit.sssup.it/downloads/LaTeX-facile.pdf
Ma non continuare a fare domande dalle quali si capisce la tua, diciamo cosi, svogliatezza nei confronti delle guide su LaTeX.
Coraggio, non darti per vinta; si tratta solo di un programma di tipocomposizione che usano solo alcuni milioni di persone nel mondo; persone che hanno background completamente diversi, che parlano e scrivono in lingue diverse, con alfabeti o sistemi di ideogrammi diversi, che usano le matematiche più complicate, oppure segni filologici estremamente arcani, con alfabeti mai sentiti nominare. Ci riescono tutti, vuoi non riuscirci tu?
30 Novembre 2010 alle 18:22 in risposta a: LaTeX per “umanisti” o sedicenti tali: latino e gr #48727::
Io con il Mac e con TeXshop introduco il testo graco, le poche volte di cui ne ho bisogno, usando la tastiera latina trasformata in greca; voglio dire, con System Preferences ho installato anche il driver per il greco politonico; quando devo scrivere in greco clicco dove abitualmente nella barra in alto si trova la bandiera della tua/mia tastiera (io ho la tastiera USA e le bandierina degli USA); nel menù a discesa che compare clicco sulla bandierina greca et volià, la mia tastiera è diventata greca; ma, mi obbietterai, i tasti non corrispondono. È vero me riclicco sulla bandierina greca e clicco su Show keyboard viewer (in italiano sarà qualcosa come mostra la tastiera); si pare una finestrella in alto a desta dove c’è il disegno della tastiera greca con ttuti i tasti e che cambia aspetto quando premi il tasto delle maiuscole o il tasto ctrl, oppure il tasto alt, oppure il tasto “mela”; i tasti morti degli accenti sono beige; se clicchi uno di questi tasti, la tastiera cambia ancora e ti mostra le ulteriori possibilità di comporre altri accenti (per esempio aspro + acuto) e le lettere che possono ricevere questi ulteriori segni cambiano ancora. Sembra complicato, ma dopo un po’ impari a memoria i tasti più frequenti e la corrispondenza fra le lettere latine e quelle greche e procedi con maggiore speditezza senza usare il mouse.naturalmente devi avere impostato TeXshop per poter usare la codifica completa, quindi utf-8. altrimenti quando salvi e poi riapri non risci a riconoscere più niente di quel che hai scritto e devi ricominciare da capo. Fai qualche esperimento e vedrai che, anche se non è altrettanto semplice che scrivere in lettere latine, non è poi così complicato. Come alternativa puoi comporre con i CBgreek font che sono mappati in modo quasi intuitivo sulla tastiera latina, magari usa il pacchetto teubner se devi usare segni filologici strani, e poi lavorare anche con un encoding latino come latin1.
Oppure, se scrivi molto in greco, comprati una tastiera ausiliaria greca e inseriscila in una porta usb così che puoi usare la tastiera che preferisci con i simboli giusti serigrafati sui tasti.
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Ci credo, non puoi compilare con latex o pdflatex un file di stile (estensione .sty); quei due programmi compilano solo file sorgente con estensioni varie, .tex, .ltx, .dtx, e forse qualche altro.I pacchetti si installano seguendo le istruzioni nel file igo.zip che scarichi da CTAn, ma prima di scaricare queste cose guarda se la tua distribuzione del sistema TeX sul tuo Mac; spero che tu abbai la versione di MacTeX 2010; altrimenti scaricale e aggiorna la tua distribuzione. Poi usa TeXLive Utility.app per aggiornare sia l’utility, sia il package manager, e poi dopo aver aggiornato tutti i pacchetti del caso, puoi sempre cliccare il bottone packages e scegliere igo se ti compare nell’elenco, e poi lo selezioni e clicchi il bottone Install. Tutto procede da solo.
Se poi hai letto anche superficialmente una qualche guida, avrai visto che nel mac l’albero personale radicato in Library/texmf/ è quello dove poi inserire in una struttura conforma al TeX Directory System (TDS) tutto quello che vuoi, senza bisogno di usare sudo o altri metodi “arcani”.
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Che io sappia devi modificare la definizione della macro per la composizione della testatina di destra; Questa contiene un comando \rightmark; devi sostituirlo con \rightmark, ma questo funziona certamente con la classe book; classicthesis è basata su scrbook e può essere che non funzioni così.Puoi leggere l’articolo di Beccari e Fleck su ArsTeXnica 9, che se sei iscritto a GuIT, puoi scaricare e leggere con tranquillità.
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Secondo me la tua soluzione è apparentemente semplice, ma, se vogliamo, ridondante.Beamer non ha oggetti flottanti, quindi non serve dire \begin{figure} o simili. perché la figura non verrà mai spostata dal frame nel quale viene dichiarata.
Ritengo perciò che la si possa includere tranquillamente dentro un ambiente center, se è il caso, e sotto o di fianco ci si possa mettere un po’ di testo descrittivo e/o esplicativo.
Per mettere del testo di fianco, si mette il testo in una minipage e la figura o tabella dentro un’altra minipage; le due minipage devono essere tali che la somma delle loro larghezze sia inferiore a \textwidth, per cui è opportuno parametrizzarle a \textwidth, per esempio:
`
\begin{frame}{Titolo della schermata}
\begin{miniage}{0.35\textwidth}
Spiegazioni
\end{minipage}
\hfill
\begin{minipage}{0.6\textwidth}
\includegraphics[width=\hline]{figura}
\end{minipage}
\end{frame}
`Questo modo sembra più artigianale ma dà sicuramente risultati migliori.
PS: \hline è la larghezza del testo all’interno della minipage, e in generale all’interno di qualunque scatola dentro la quale venga composto del testo; scrivere \hline come ho fatto io, rende più chiara (almeno a me) la distinzione fra il \textwidth che ho scritto nell’argomento obbligatorio di minipage, e il \textwidth che potrei scrivere dentro al copro della minipage.
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Da qualche parte ho letto che le abbreviazioni NON sono accettabili nel testo, ma sono accettabili, non obbligatorie ma accettabili, negli incisi parentetici.Le abbreviazioni col raddoppiamento finale appartengono solo al burocratese, al legalese, e ai gerghi professionali e non professionali, con i vari OO.SS. per Organizzazioni Sindacali, VV.F. per Vigili del Fuoco; accompagnati dai vari sigg. proff., ops!, mi correggo, Sigg., Proff., e simili. Escludo da questo elenco le abbreviazioni del tipo Ns/ per nostro e Vs/ per vostro che non meritano neanche di essere prese in considerazione; finché tutti le accettano, tutti si sentono in dovere di scriverle. Io, invece, un preventivo per un lavoro da fare in casa mia, scritto in questo modo, anche se non deve essere un capolavoro di letteratura, non lo accetto, e respingo la proposta.
Per quanto riguarda § e §§, non sono d’accordo sul raddoppiamento, perché non si tratta di una abbreviazione, ma di un simbolo; visto che anche le unità di misura sono rappresentate dei rispettivi simboli, raddoppiare sarebbe come scrivere 1 m e 2 mm, per dire un metro e due metri; l’assurdità è talmente evidente che il “plurale” §§ si scarta da solo.
L’italiano poi ha gli articoli e gli aggettivi singolari e plurali che non richiedono di avere abbreviazioni plurali; nelle indicazioni delle pagine, poi, c’è un intervallo numerico. Quando uno scrive p. 125-132 è evidente che si sta parlando di una pluralità di pagine, non c’è bisogno di scrivere pp. 125-132 per ribadire il concetto.
Dire che in tipografia ci sono usi e costumi consolidati va bene per la composizione, per l’impaginazione, per la scelta del book design (compito una volta del tipografo), per la scelta dei caratteri, eccetera, ma non è una buona spiegazione per le abbreviazioni; la scrittura delle abbreviazioni non è normata dalla teoria della tipografia, ma dalla grammatica e dal buon senso.
Le abbreviazioni servono per risparmiare spazio; siamo sicuri che quando le usiamo abbiamo davvero così poco spazio? Se sì, allora l’abbreviazione è giustificata, altrimenti non la si usa.
Ma abbreviando si elimina di solito la parte finale della parola, quella che contiene la sua “diatesi (si chiama così, o questa parola si riferisce solo ai verbi?). Insomma è la parte finale della parola che distingue talvolta il maschile dal femminile, il singolare dal plurale. Se abbreviamo vuol dire che il genere e il numero sono impliciti nel resto dello scritto, dunque non c’è nessun bisogno di distinguere l’abbreviazione singolare da quella plurale; e se la pluralità non si evince dal resto dello scritto e se il concetto di pluralità è essenziale per il contenuto dello scritto, NON si usa l’abbreviazione.
A me pare semplice, ma può darsi che come al solito io sia troppo legato a norme che esistono oppure, come nel caso delle abbreviazioni, per le quali non esistono norme UNI o simili (ISO no di sicuro perché dipendono dalla lingua), ma che io mi sono costruito nella mia testa. Le mie quindi possono essere norme senza alcun valore.:)
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Hai provato a far compilare direttamente da TeXshop?Quando io faccio grafici con MP, scrivendoli ed editandoli direttamente con TeXshop,seleziono metapost fra i motori di composizione che si possono scegliere nella finestrina di fianco al comando Typeset, su nella barra, poi clicco typeset, e mi ritrovo già con il disegno trasformato in file pdf, pronto per essere incluso. È vero che nei miei file MP non ho mai specificato di usare font diversi dai CM o dagli LM, con quel preambolo che ti ha mostrato Enrico, ma la procedura che segue TeXshop è preconfezionata per eseguire tutto quel che serve, compresa la trasformazione del risultato finale in formato pdf.
Prova; e facci sapere che cosa succede. Può darsi che con quel preambolo TeXshop non sia in grado di eseguire la compilazione usando la sintassi LATeX, invece che la semplice sintassi TeX; sarei curioso di saperlo.
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Alessandro,
apri il prompt dei comandi, cambia cartella per andare in quella dove si trova il dvi (che strana idea quella di comporre in dvi, quando senza fare niente puoi avere il pdf; se poi incorpori immagini eps o usi PSTricks esistono tranquillamente dei pacchetti per eseguirli direttamente da un pdflatex.exe moderno…).Comunque dal prompt dei comandi lancia a mano il comando
dvipdfm –help
in modo che ti mostri tutte le opzioni, se anche da terminal l’operazione non riuscisse, specifica l’opzione -vv che ti permette di avere un resoconto delle operazioni molto dettagliato.
Poi, se il tuo file si chiama dvifile.dvi scrivi
dvipdfm dvifile
altrimenti scrivi
dvipdfm -vv dvifile
Leggi con attenzione quello che viene scritto sul monitor durante l’esecuzione.
Se, come penso e se il path del tuo PC è impostato correttamente in modo che mostri anche la cartella C:\…\MiKTeX…\micktex\bin il tutto dovrebbe andare a buon fine. Se quindi dalla finestra comandi la cosa funziona, deve funzionare anche cliccando selezionando LaTeX nella finestrina di TeXworks.
Attento: poiché TeXworks ha il visualizzatore pdf integrato, è altamente possibile che anche se tu chiedi il dvi, TeXworks provveda da solo a trasformare il file dvi in pdf per mostratelo. Da me sol Mac succede così (almeno succede così con TeXShop che è il apà di TeXworks…)
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1) TeXworks normalmente produce direttamente il file pdf, non il file dvi, quindi è ovvio che dvipdfm non riesce ad aprire un file che non c’è.2) Hai in qualche modo modificato le impostazioni di TeXworks in modo che produca il dvi?
3) Oppure, hai forse cercato di generare il file divi lavorando dalla linea di comando?
Secondo me sei nella situazione 1); d’altra parte se apri la cartella dove stai lavorando con “My Computer” (o semplicemente “Computer”) puoi verificare la presenza del file dvi se hai configurato il programma di mostrare anche le estensioni. Oppure, se non l’hai fatto e non sai come fare, apri il terminale (Avvio|Programmi|Accessori|Prompt dei comandi) cambia cartella di default andando nella cartella dove c’è il tuo file sorgente e scrivi:
dir *.dvi
Se hai qualche divi nella cartella, lo trovi elencato, altrimenti vedi un messaggio che ti informa dell’assenza di questo genere di file.
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GhostView o gview o gv non sono programmi distribuiti da iKTeX, anche se vengono installati, spesso, insieme a MiKTeX; per essere sicuro clicca con ilpulsante destro sul nome di un file ps, scegli “apri con” e vai a vedere se ti propone sia ghostscript sia ghostview. Se si, vuol dire che essi son installati, altrimenti li devi installare.
Se sono installati, clicca di nuovo sul file ps col destro e chiedine le proprietà; clicca sulla finestrina modifica (non per modificare) e leggi le indicazioni che appaiono circa il programma che li apre; di lì puoi trovare il percorso e il nome del programma ghostview e/o ghostscript; son le indicazioni che devi mettere nella finestrina di TeXmaker.
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Vedo che i tuoi problemi sono più grossi della coniugazione di sortire.Si penso che la classe memoir sia più flessibile, peccato che il suo manuale sia di quasi 600 pagine. due o tre dei problemi elencati sono esplicitamente affrontati nel manuale, altri sono probabilmente risolvibili giostrando con le infinite personalizzazioni che si possono eseguire con memoir.
Se hai fretta lo studio del manuale non è la cosa più veloce che ti possa far raggiungere la meta, purtroppo, ma se lo usi intelligentemente, fruttando bene l’indice generale e l’indice analitico, probabilmente riesci a non leggere tutto il manuale, ma solo le parti utili.
PS: non confondere l’italiano con il dialetto o il vernacolo, anche se si tratta del toscano. 😀
http://www.wordreference.com/conj/ItVerbs.asp?v=sortire
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Hai ridefinito anche \chapter* che è quello che usa \tableofcontents?
Che stile di pagina usi per la composizione dell’indice?Ogni giorno io imaparo qualcosa di nuovo; da te oggi ho imparato che la coniugazione del presente indicativo del verbo sortire è;
io sorto, tu sorti, egli sorte, noi sortiamo, voi sortite, essi sortono
Come il verbo sentire?
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Non vorrei sembrare (troppo) pignolo, ma scrivi anche pò, invece devi scrivere po’.
Capisco che pò comincia ad essere riportato da alcuni dizionari, ma è l’abitudine dei filologi/lessicografi moderni quella di riportare tutte le parole usate anche quando sono errate, inutili, o comunque non sono modelli da seguire.Per po’ si tratta di una normale apocope sillabica, la caduta della sillaba finale di poco.
Per dà devi considerare le tre parole:
da (preposizione che può subire una elisione, p.es. d’altronde);
dà (terza persona singolare del presente indicativo di dare; non può subire nessuna elisione)
da’ (seconda persona singolare dell’imperativo del verbo dare, frutto dell’apocope di dai; con pronomi enclitici induce il raddoppiamento sintattico (e ortografico), p.es. dammi)Quindi, vedi, gli accenti e gli apostrofi non possono venire usati a caso, allo stesso modo come Enrico ti dice di non usare \left e \right di fonte a qualunque parentesi aperta o chiusa. Vanno usati solo quando non se ne può fare a meno e possibilmente vanno evitati anche quando sarebbe lecito usarli, perché perché richiederebbero dei comandi di spaziatura matematica molto delicati per rendere la composizione perfetta; infatti lasciano troppo spazio fra i delimitatori e quanto contenuto fra di essi e accettano male gli esponenti e i pedici quando questi devono essere indicati come esponenti (o pedici) di un’espressione fra parentesi, nel senso che questi sono talmente distanziati che sembrano parti matematiche fuori posto.
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