OldClaudio

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  • in risposta a: Apparato bilingue #51275
    OldClaudio
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      Premesso che sono felicissimo di vedere che qualcuno usa LaTeX anche per le edizioni critiche, nel tuo codice osservo quanto segue:

      1) suppongo che tu non scriva in greco monotiniko; imposterei almeno l’attributo polutoniko:
      `
      \languageattriute{greek}{polutoniko}
      `
      subito dopo la chiamata a babel. In alternativa userei il pacchetto teubner che fissa lui questo attributo, ma che ti offre un mucchio di possibilità in più per comporre il tuo testo e che ho scritto proprio per favorire i letterati/filologi.

      2) Premesso che non ho mai usato ledmac, perché io non sono né letterato né filologo, ho il sospetto che il tuo problema dipenda dal fatto che il comando \greco che hai definito sia fragile e i comandi fragili nelle note si “rompono”. Prova con:
      `
      \DeclareRobustCommand{\greco}[1]{%
      \begin{otherlanguage*}{greek}#1\end{otherlanguage*}}
      `

      Spero che questo suggerimento sia risolutivo. Se decidi di usare teubner, leggi prima la sua documentazione in teubner-doc.pdf.

      in risposta a: lineheaders con classicthesis #45153
      OldClaudio
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        Vedi, credo che tu ti aspetti troppo dal forum; ti ho precisato che non ho mai usato classicthesis né arsclassica. Per fornirti il codice modificato avrei dovuto fare io tutto i lavoro consumando una mezz’oretta per una cosa che non mi interessa. Si può fare lo stesso, ovviamente, ma non si tratta dei tre minuti che l’esperto (in teoria, ma chi è veramente esperto?) dovrebbe impiegare per risolvere un problema altrui.

        Invece mi è sembrato più corretto fornirti una indicazione di carattere generale che, per altro, segue quanto raccomanda Knuth stesso:

        If you can’t solve a problem, you can always look up the answer.
        But please, try first to solve it by yourself; then you’ll learn more and you’ll learn faster.
        – Donald E. Knuth, The TEXbook (1983)

        Questo non vuol essere in incentivo a smettere di frequentare il forum ma un incentivo a provarci intensamente da solo; il forum serve sia per dare assistenza agli altri, sia per imparare dai problemi degli altri, problemi che magari un domani potrebbero essere problemi nostri.

        in risposta a: Note a pie di pagina #51257
        OldClaudio
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          Si può fare mettendo un label dentro il testo della prima \footnote{ Bla, bla…\label{…}} e poi usando \footnotemark[\ref{…}] per i richiami alla stessa nota.

          Forse sarebbe piì elegante non ripetere i numerini ad apice, ma usare delle locuzioni a cui si fa riferimento, magari anche usando il pacchetto varioref per indiacre si il numero sia la pagina in cui si trova la nota a cui ti riferisci.

          Mi spiego meglio: se scrivi la nota che acquista il numero di riferimenti 14, poui fare riferimento alla stessa nota nella stessa pagina con l’uso di \footnotemark, ma con l’altro metodo puoi fare riferimento tramite il label ad una nota che si trova dovunque nel testo. Insomma io scriverei:

          … gli Aquitani\fottnote{Gli Aquitani erano ….\label{fn:aquitani}} …

          e 10 pagine dopo, o prima, o nella stessa pagina potrei scrivere:

          .. come specificato nella nota~\vref{fn:aquitani} …

          in risposta a: Dubbio classe “beamer” #51244
          OldClaudio
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            Le cosiddette icone che compaiono a destra in basso in ogni slide, scritte in colore grigio chiarissimo, sono perfettamente cliccabili se si compila con pdflatex.

            Inoltre non sono né belle né brutte: sono funzionali per navigare specificatamente per la presentazione e se questa contiene anche i comandi \section e la slide del contenuto, in modo che, salvo il link alla pagina precedente o successiva, ci siano anche i link alla sezione precedente o successiva e la prima slide o l’ultima slide.

            Poi c’è anche il modo di toglierle, ma questo sta scritto nel manuale.

            in risposta a: lineheaders con classicthesis #45151
            OldClaudio
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              Certo che c’è, ma è difficile.

              Io uso LaTeX da quasi 30 anni e ho cominciato quando i pacchetti disponibili erano pochi e non esisteva nessun help di nessun tipo, meno che mai forum,

              Perciò mi sono abituato ad arrangiarmi ed è così che mi sono imparato il linguaggio primitivo di TeX non dico bene, ma almeno sufficientemente.

              Per cui quando voglo far qualcosa che il pacchetto originale non mi consente di fare o non riesco a capire quali opzioni usare o come usarle, uso l’ascia e copio la parte di codice del pacchetto incriminato (nel tuo caso arsclassica) che mi da dei problemi nel mio preambolo (racchiudendolo dentro \makeatletter … \makeatother) o in un file .sty personale (dove non occorre usare \makeatletter … \makeatother) e vi apporto le modifiche che mi servono.

              Ripeto la cosa non è facilissima, ma è certamente fattibile.

              Ti invito a esplorare questa strada: otterrai due risultati: (1) risolvi il tuo problema, e (2) impari a fare una cosa nuova che ti consentirà di risolvere molti altri problemi, anche se per caso ci fossero pacchetti già disponibili e/o opzioni già predisposte ma oscure e non ben documentate.

              in risposta a: TexnicCenter problemi con i pacchetti graphicx e color #51232
              OldClaudio
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                TeXnicCenter non mi è mai piaciuto, ma probabilmente sono prevenuto.

                Invece sono sorpreso dalla lista di opzioni che metti nella chiamata di \documentclass: sia il tedesco con l’ortografia moderna, l’inglese e l’italiano, di cui pero non hai installato la sillabazione perché sei costretto a inserire la lista di eccezioni con il comando \hyphenation. Usi anche l’opzione final che è quella di default.
                Non ho capito e mi è del tutto nuova l’opzione pdflatex: che cosa dovrebbe fare?
                Per la classe article anche oneside è di default.

                Guarda che se ti da 0 pagine, verso la fine del file.log c’è anche scritto perché. In ogni caso non è possibile dirti niente se non alleghi il file .log intero.

                in risposta a: Formato grid in pgfplots #51216
                OldClaudio
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                  le griglie dei diagrammi devono essere continue come prescrivono le norme UNI.

                  Poi tu fa come credi, ma le norme danno delle indicazioni tali per cui i diagrammi vengono benissimo.

                  In ogni modo nn mettere le grglie tratteggiate nei diagrammi logaritmici o semilogaritmici.

                  in risposta a: Formato numeri nei label in pgfplots #51210
                  OldClaudio
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                    Non so se si possa cambiare lo stile della numerazione delle ascisse logaritmiche, ma io le ho sempre viste così e le ho sempre fatte così.

                    in risposta a: titolo su più righe #51219
                    OldClaudio
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                      \\ è un comando fragile e puoi quindi usare \newline.

                      Però come facciamo ad aiutarti se non coosciamo la definizione di \lezione?

                      in risposta a: Definizione di un nuovo comando #51159
                      OldClaudio
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                        Senti, io ho la tatiera USA e quando cito la tastiera italiana vado a memoria, quindi non prendere alla lettera quello che dico; l’importante è che tu NON usi la virgoletta doppia della tastiera, ma usi due apostrofi.

                        in risposta a: immagini #50772
                        OldClaudio
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                          Mi sono preso una papera, scusami.
                          La cosa è particolarmente grave perché stavo mettendo i puntini sulle i del tuo discorso che in realtà era completamente esatto.

                          Vorrei sottolineare che, anche correggendo la mia correzione sbagliata, io volevo mettere in evidenza che le varie frazioni sono quelle che regolano il deflusso degli elementi in coda e che mettere tbp come opzioni di posizione (per altro sono i codici di default) può non essere efficace.

                          Allora mi spiego meglio: se un float è più alto di 0,7 sicuramente il codice di posizionamento b non serve a niente, ma funziona il codice p perché 0,7 > 0,5.

                          Tuttavia la coda può restare bloccata lo stesso se prima del grosso float ce ne è un altro già in coda con parametri specificati che non consentono a Latex di sputarlo fuori.

                          Invece con il \clearpage dilazionato a fine pagina si sblocca la coda e si emette anche il grande float rimasto in coda.

                          Come ho specificato questi giochetti con \clearpage e \afterpage vanno fatti solo a bocce ferme, alla fine della lavorazione del documento, quando si è sicuri che il testo non debba essere più modificato.

                          In certe mie classi ho messo \topraction al valore unitario e \textfraction al valore nullo; nonostante tutto i documenti composti con queste classi non sono tipograficamente osceni perché quando gestisco le figure faccio sempre in modo che non siano troppo grandi, quindi sulla pagina resa sempre abbastanza testo.

                          memoir dà 0,85? Benissimo, e memoir va bene per chi ha tante figure grandine; ma memoir è una classe splendida, ma difficile da usare; tanto vale che chi ha tante figure grandine imposti nel preambolo un comando del tipo:
                          `
                          \renewcommand\topfraction{0.85}
                          `
                          e mantenga la sua classe preferita.

                          in risposta a: immagini #50770
                          OldClaudio
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                            @egreg9
                            : hai ragione che è meglio specificare tbp, che per altro è il posizionamento di default e quindi non occorrerebbe specificare nulla.

                            Tuttavia vorrei specificare che nelle classi standard lo spazio massimo, didascalia compresa, per le figure in testa alla pagina è di 5/10, non di 7/10. La frazione massima di pagina per le figure in calce è 3/10 e la frazione minima di testo nella pagina è di 2/10.

                            Per cui le figure in posizione top sono generalmente quelle che bloccano; perché se sono più alte di 0,5\textheight, non possono andare né in testa né in calce. La posizione p potrebbe essere risolutiva, ma non sempre lo è.

                            Ecco perché io consiglio di usare il pacchetto afterpage e il comando \afterpage{\clearpage} quando uno si trova in questi frangenti; ma sicuramente il mio è solo un consiglio, perché anche facendo così si possono fare pasticci e se si cambia il testo magari bisogna rimetterci le mani.

                            in risposta a: Definizione di un nuovo comando #51156
                            OldClaudio
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                              Guarda che le doppie virgolette non si devono affatto fare con il segno che sulla tastiera italiana accompagna il punto interrogativo. Per le tastiere senza le virgolette semplici o usi i comandi specifici del driver di tastiera tipo Alt+096 (con le cifre scritte usando il tastierino numerico) oppure altre combinazioni, oppure usi \lq e \rq per le virgolette semplici aperte e chiuse rispettivamente.

                              Ma le virgolette chiuse doppie si ottengono battendo due distinti apostrofi, non il segno che accompagna il ? sullo stesso tasto; per le virgolette aperte o batti due volte Alt+096, oppure scrivi \lq\lq (ripetendo due volte il comando \lq) Per simmetria potresti usare \rq\rq per le virgolette chiuse, ma si fa prima a battere due apostrofi.

                              in risposta a: Esiste un pacchetto per creare annunci? #51146
                              OldClaudio
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                                Sono d’accordo sul fatto di non “dare le perle ai porci”, quindi di non usare LaTeX per stampare delle corbellerie.

                                Tuttavia per la corrispondenza burocratica, quando non ero ancora in pensione, usavo Word o Writer e gli impiegati erano contenti; se usavo la mia classe per creare la carta intestata secondo il modello emesso dall’ufficio Comunicazione e Immagine 😉 e per comporre usavo pdflatex, la lettera veniva molto più bella, ma gli impiegati non erano capci di eseguire il copia e incolla con Adobe Reader e mi richiedevano il testo in formato .doc. Inutile discutere con chi non capisce.

                                Tuttavia mettere i numeri di telefono in fondo voltati all’insù e separati dalle rghine per indicare dove passare le forbici si fa facilmente con l’ambiente standard picture e l’uso del comando \rotatebox fornito dal pacchetto graphicx. Il pacchetto picture consente di mettere i suoi risultati dovunque nella pagina, anche fuori della griglia di stampa, basta usare un picture di dimensioni nulle messo in un punto preciso della pagina e di liì usare i comandi \put per mettere quello che si vuole dove si vuole rispetto al punto preciso dove è collocata la picture di dimensioni nulle.

                                LaTeX ha sempre avuto questo ambiente fin dalla sua nascita, ma siccome inizialmente i disegni che si potevano fare con picture erano elementari e richiedevano uno schizzo preliminare su carta quadrettata o millimetrata, la sua presenza è diventata completamente ignorata, per dedicarsi a pacchetti più potenti come PSTricks, oppure pgf/TiKZ, bellissimi, ma che in molti casi rappresentano i famosi cannoni per ammazzare la fatidica zanzara 😀

                                Se guardi la nuova versione dell’Introduzione, di fianco ad ogni disegno che NON contenga una fotografia o una scansione, c’è scritto il nome del pacchetto o dell’ambiente usato per rendere il disegno; c’è anche il nome dell’autore; tranne un paio di disegni eseguiti con TiKZ da altri, tutti gli altri disegni sono stati fatti con picture con l’estensione pict2e del 2009, ma già descritta nel manuale di Lamport nella seconda edizione del 1995.

                                in risposta a: immagini #50764
                                OldClaudio
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                                  Sì, sono stato un po’ laconico e generico.

                                  È chiaro che una grande figura che stia in una pagina a sé stante verosimilmente non occuperà tutta la pagina, ma avrà margini bianchi diversi da quelli dell’impaginazione del testo.
                                  Non ci si può fare niente, ma sarebbe peggio se si desse \clearpage in un punto qualsiasi, invece che a fine pagina, perché allora oltre alla pagina contenente la grande figura, con troppo bianco attorno, ci sarebbe prima anche una pagina mozza.

                                  Ovviamente \afterpage{\clearpage} va dato dopo la grande figura ma quando è disponibile del testo per riempire la pagina, cosicché il comando \clearpage viene dilazionato finché c’è del testo da mettere sulla pagina, non viene eseguito subito; la pagina non resta mozza ma viene completata, poi a fine pagina viene emesso il \clearpage che svuota la coda, presumibilmente contenente solo la grande figura che bloccherebbe la coda, poi il testo ricomincia ad assere composto regolarmente nella pagina successiva.

                                  Allora:

                                  1) gli aggiustamenti con \afterpage{\clearpage} vanno fatti solo all’ultimo e non sono equivalenti a mettere l’opzione di posizionamento p;

                                  2) se non c’è testo che possa riempire il “vuoto” la tecnica dell’\afterpage{…} serve a poco o niente.

                                  3) usare \afterpage{…} quando c’è del testo che possa riempire i vuoti non è la stessa cosa che usare il codice opzionale p; infatti \clearpage svuota la coda degli oggetti flottanti, mentre il codice p assicura che la figura o la tabella occupi una pagina di soli oggetti flottanti; se però la coda è bloccata da altri altri oggetti flottanti, la grande figura resta in coda, e la coda resta bloccata.

                                  4) Anche gli oggetti flottanti (appendice E dell’introduzione) non vengono collocati in pagine di soli oggetti flottanti se non soddisfano a determinati limiti, abbiano o no il posizionatore p.

                                  5) È bene ricordare che lo svuotamento incondizionato delle code prodotto da \clearpage, come dice il nome, elimina tutte le condizioni relative al posizionamento degli oggetti flottanti in modo da svuotare ogni coda.

                                  Quindi, come vedi, usare \clearpage va benissimo per gestire un afflusso di figure come le tue foto di strumenti musicali, ma usarlo dentro \afterpage serve solo se c’è del testo che faccia da riempimento degli spazi che altrimenti resterebbero vuoti.

                                  Bisogna anche ricordare che, se i miei ricordi della lettura del codice LaTeX non sono da aggiornare, mi pare di ricordare che le 18 scatole per gestire le code degli oggetti mobili servano per qualunque oggetto mobile, figure, tabelle, altri oggetti definiti con \newfloat, ma, e questo potrebbe essere un problema nell’Arte, anche note marginali.

                                  Certo, conoscendo i parametri che LaTeX usa per gestire il posizionamento degli oggetti mobili, si potrebbe anche agire su quei parametri al fine di gestire le code in una maniere più fluida, per esempio si potrebbe aumentare la frazione di spazio della pagina da destinare agli oggetti da inserire in testa, e/o in calce e/o le pagine che contengono solo oggetti mobili, ma si potrebbero anche produrre delle schifezze tipografiche.

                                  PS So che non ti piace l’uso di “e/o”, ma purtroppo in italiano non c’è l’alternativa latina di aut oppure vel; nell’uso comune “o” viene inteso in senso esclusivo “o l’uno o l’altro ma non entrambi”, anche se in verità non è detto da nessuna parte che la congiunzione disgiuntiva abbia un significato esclusivo; non conosco nessun modificatore che mi permetta di esprimere il concetto “o l’uno o l’altro o entrambi” in modo esplicito.:(

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 10,921 al 10,935 (di 11,287 totali)

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