OldClaudio

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  • in risposta a: Colonne disuguali con multicol #50463
    OldClaudio
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      Perché appunto il \parskip non era nullo, ma probabilmente ammontava a mezza linea/riga di testo; non sono andato a leggere il codice, ma la cura è stata risolutiva, ma ha funzionato anche da diagnosi. Probabilmente il \parskip (che è una lunghezza elastica), oltre ad avere un valore non nullo, non conteneva nemmeno le componenti di allungamento e di accorciamento.

      in risposta a: Colonne disuguali con multicol #50461
      OldClaudio
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        metti:
        `
        \begin{dblcolquote}\parskip=0pt
        `

        in risposta a: Oggetti OLE e tabelle #50448
        OldClaudio
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          Non c’è nulla da capire: pdflates accetta i comandi microtipografici definiti nel pacchetto microtype; pdflatex, inoltre, per un documento da leggere a schermo consente tutte le diavoleria del formatoo pdf, come le annotazione, i link interni ed esterni, il riuso di immagini, eccetera.

          Latex, se chiami il pacchetto microtype può fare solo la protrusione delle grazie e di alcuni segni di interpunzione.

          Per una buona tipografia bisognerebbe quindi usare sempre e soltanto pdflatex.

          Detto questo, pdflatex nativo non accettava (fino alla distribuzione TeXLive 2009) altro che i formati di immagine pdf, ng, ipg e mps; il primo e l’ultimo sono vettoriali i due intermedi no.
          Non accetava i formati postscript, nemmeno l’encapsulated postscript (eps); allora era necessario convertirli tutti e smarginarli tutti, su uno disponeva solo di file in formato eps.

          Però dall’anno scorso erano disponibili diversi pacchetti per far fare questo lavoro al volo al programma stesso pdflatex; questo doveva essere abilitato allo shell-escape o write18 che dir si voglia. Da qualche anno il compilatore pdflatex è capace di eseguire lo shell-escape; però in prmia instalazione non sempre questa possibilità era abilitata; bisognava configurare l’editor in mdo che quando si cliccava sul pulsante pdflatex, questo mandasse al sistema l’ordine di eseguire pdflatex con l’opzione abilitante lo shell-escape (–shell-escape con le distribuzioni TeXLive, -enable-write18 con MiKTeX). Inoltre era necessario caricare il pacchetto epstopdfconversion.sty La cui documentazione puoi consultare con il comando:

          texdoc epstopdfconversion

          Questo implica che se vuoi importare in pdflatex una figura eps devi caricare quel pacchetto e importare la figura specificando l’estensione eps:
          `
          \documentclass{…}

          \usepackage{graphicx}
          \usepackage{epstopdfconversion}

          \begin{document}

          \begin{figure}\centering
          \includaphics[width=0.7\textwidth]{figure.eps}
          \caption{…}\lael{…}
          \end{figure}

          \end{document}
          `

          in risposta a: Ciclicita’ sulla tesi #50501
          OldClaudio
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            Quando il registro è formale.

            Se io dovessi scrivere al mio relatore scriverei:

            Caro prof. Rossi,

            Se dovessi scrivere ad un collega che non ho mai incontrato di persona forse gli scriverei

            Chiarissimo prof. Rossi,.

            Nei ringraziamenti (da non fare 👿 ! ) nella tesi non userei mai il chiarissimo.

            in risposta a: Inserire pagine A3 in un documento scritto in A4 #37015
            OldClaudio
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              O la rimpicciolisci ad A4 o non puoi. Il formato pdf prevede solamente un formato di pagina, almeno con pdflatex. Se disponi dei carissimi programmi commerciali per l’editing di file pdf, usa quelli e vedrai che non avrai problemi ad inserire la pagina A3 “fuori testo”, cioè come quando nei libri di carta si inseriva una foglio largo il doppio con adeguate pieghe per poterlo dispiegare quando era necessario consultarlo.

              Ma pensa al malcapitato che volesse stampare il file pdf. Che stampante potrebbe usare per pescare dal cassetto A3 il foglio giusto quando tutto il resto viene stampato prelevando la carta dal cassetto A4? Non voglio porre limiti alla Provvidenza, ma non sono al corrente di una stampante del genere. Sono al corrente, invece, di stampanti che ridimensionano quello che devono stampare adattandolo al formato della carta prelevata da un unico cassetto, e allora la tua grande immagine verrebbe scalata al 70% e il tuo problema verrebbe risolto dalla stampante stessa…
              Tanto vale che riduci tu l’immagine, girata di 90º, e che tu la inserisca correttamente nel tuo documento magari con uno stile di pagina che ti consenta di usare localmente margini più piccoli, o comunque di sbordare simmetricamente fuori dai margini.

              in risposta a: Oggetti OLE e tabelle #50446
              OldClaudio
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                No, non è una buona idea:

                per il discorso grafici penso userò gimp salvandolo in “.eps”. è una buona idea? fin ora ho inserito solo immagini eps

                Le immagini eps vanno date in pasto solo a latex (programma) e con latex non hai a disposizione tutte le belle cose che si possono ottenere con pdflatex che consente di usare il pacchetto microtype; questo consente una composizione tipografica molto migliore.

                Ora (versione TeX Live 2010) pdflatex consente di convertire direttamente le immagini eps in pdf e di importarle. Altrimenti usa il pacchetto epstopdfconversion e specifica l’estensione .eps quando usi

                \includegraphics[width=…]{file.eps}.

                Il pacchetto riconosce da solo se il file è già stato convertito in pdf e non perde tempo a convertirlo di nuovo ogni volta che compili il documento.

                in risposta a: Curiosità – Ringraziamenti tesi #50291
                OldClaudio
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                  Che bella discussione di filologia. Chissà cosa ne pensa Tommaso, Il Linguista.

                  Secondo me, Luigi, hai scelto dei dizionari eccellenti, ma che non seguono il metodo moderno (e internazionale) della specificazione della pronuncia mediante i simbolo IPA (International Phonetic Association).

                  Entrambi usano il segnaccento sia come metodo per segnare dove l’enfasi della voce aumenta (accento tonico) e come accento fonico per marcare l’apertura della vocale. Inoltre uno dei due usa anche l’apostrofo per marcare l’apocope ( L’apostrofo si usa anche per marcare l’aferesi all’inizio delle parole, come per esempio “cos’è ‘sta cosa” — Ovviamente mi viene in mente solo una cosa colloquiale perché l’aferesi in italiano moderno non è così diffusa).

                  Quando il Devoto Oli scrive po’

                  scrive correttamente senza usare l’alfabeto IPA, nel senso che fra le parentesi acute, dove segna solo la pronuncia, non l’ortografia, il valore dell’accento è fonico. La trascrizione della pronunzia dell’altro dizionario mi sembra poco professionale, sicuramente la presenza dell’accento e dell’apostrofo sono mutuamente esclusivi e quindi scrivere pò’ lascia pensare a chissà che cosa.

                  Certo in molte parole l’apostrofo o l’accento sono saltati fuori per motivi storici o per una diffusa consuetudine, anche se la regola dell’apocope mi sembra una regola abbastanza chiara e con pochissime eccezioni.

                  Visto che ci sono, vorrei notare che i monosillabi che contengono un dittongo ascendente (con l’accento tonico sulla seconda vocale) sono sempre mercati con il segnaccento (tonico); l’esempio portato da Enrico di “già” rispetta la regola dei monosillabi con dittongo ascendente; volendo rispetta anche la regola non scritta o poco osservata di segnare con l’accento le parole che potrebbero confondersi con altre; e “gia” è una parola poetica oggi non più usata in italiano (ma sopravvissuta in molte lingue regionali) e vuol dire “andava”:

                  Ella se n’ gia di beltà vestuta

                  mi pare un verso che mi riecheggia nella memoria dai tempi delle medie.

                  Concludendo: cercare su un buon dizionario moderno e affidabile; L’autore/curatore di un dizionario può essere un luminare, ma non necessariamente la tecnica usata per separare l’ortografia dalla pronuncia è adeguato.

                  in risposta a: Ciclicita’ sulla tesi #50499
                  OldClaudio
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                    Mentre l’appellativo prof. (rigorosamente in minuscolo) può essere abbreviato se seguito dal nome proprio del professore in questione, la parola Chiarissimo, da usarsi solo nella formula di apertura di una missiva, non va abbreviato, nemmeno se seguito da prof. e dal nome del professore. Lo stesso vale per il Magnifico Rettore (maiuscolo se isolato, minuscolo se seguito dal nome) e l’Amplissimo Preside (minuscolo se seguito dal nome. Ovviamante La prima parola di queste locuzioni va comunque maiuscola se si trova all’inzio di un periodo.

                    Queste non sono regole scritte, o se lo sono, non saprei indicare una fonte. Sono quello che io penso si debba fare secondo educazione, evitando il burocratese (Ch.mo e Chiar.mo ne sono due esempi). È una questione di registro del discorso. Poi, si sa, è una questione di gusti, e non passeranno cinque minuti prima che io sia smentito.

                    Generalmente per la bibliografia si preferisce l’ordinamento alfabetico, specialmente se la bibliografia è abbastanza consistente, ma per lo più dipende dal tipo di citazione. Se citi col metodo autore-anno certamente devi usare l’ordinamento alfabetico; se citi per numero (come si fa per esempio nelle IEEE Transactions) allora non ha molta importanza, perché nella lista bibliografica cerchi il numero, non l’autore. Però non guasterebbe l’ordinamento alfabetico. In una tesi, anche citando per numero, io userei l’ordinamento alfabetico.

                    Gli indici servono per navigare nel testo, per trovare rapidamente quello che uno cerca. L’indice (generale) direi che in una tesi sia assolutamente necessario e fatto almeno fino al livello delle sezioni.

                    L’indice analitico dipendo molto dal tipo di tesi e dal tempo di cui si dispone.
                    In una tesi compilativa, dove verosimilmente si parla di molti argomenti, l’indice analitico limitato a non troppe voci, potrebbe starci bene; in una tesi di progetto o sperimentale non direi che sia il caso, invece un glossario dei termini usati non guasterebbe; in una tesi teorica, dove si definiscono e si parla di molte entità usando nomi che non necessariamente hanno il loro significato ordinario, un glossario ci starebbe benissimo; oppure un indice analitico che punti solo alla pagina in cui il termine è definito, e non a tutte le pagine in cui esso è usato in modo non banale.

                    Nota che un glossario dei termini usati non è necessariamente un indice analitico, ma vi assomiglia al punto che la tecnica usata per ordinare il glossario con LaTeX è la stessa.

                    Predisporre un indice analitico molto esteso e a diversi livelli richiede un tempo spropositato; se ci pensi per la tesi, dimenticatene, a meno che non si tratti di un indice analitico con un numero di voci che non superano una pagina o une pagina e mezza.

                    in risposta a: Oggetti OLE e tabelle #50443
                    OldClaudio
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                      Seconda puntata.

                      Con il Mac per i diagrammi si può aprile il file .xls (con Excel o Calc di OOo), selezionare un grafico e copiarlo nel clipboard, aprire Anteprima (il visualizzatore nativo dei file pdf e di molti file grafici), selezioanre File|Nouvo da clipboard, e l’immagine del diagramma appare in una nuova finestra e il suo contenuto ù essere salvato in formato pdf. Questo a ua volta è importabile in LaTeX (pdflatex) con il solito \includegraphics.

                      Su Ubuntu forse c’è un altro programma che accetta materiale grafico dal clipboard; ed è in grado di salvarlo in uno dei formati accettabili da pdflatex. Gimp di sicuro dovrebbe farlo, ma non salva in formato pdf; lo può fare nel formato png e jpg, ma non sono formati vettoriali che Gimp è capace di aprire, ma Gimp non è in grado di salvare vettoriale.
                      Forse Inkscape?
                      Come puoi capire non sono un utente abituale di questa o quella incarnazione di Linux, anche se saltuariamente uso Ununtu. Quindi non ho familiarità con la miriade di programmi grafici che si possono usare con Linux.

                      in risposta a: Problema con indice e numerazione pagine (se potete urgente) #50474
                      OldClaudio
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                        La sillabazione funziona correttamente anche nell’indice, sempre che tu abbia le sillabazioni per le lingue che usi già inserite nel file .fmt del programma che usi (latex? pdflatex?…); Scommetto che hai la distribuzione MiKTeX e non hai la lingua italiana riportata nelle prime righe del file .log della tua tesi.In questo caso configurati correttamente MiKTeX; ci sono decine di interventi su forum in merito alla sillabazione con MiKTeX.

                        Se invece hai la tua lingua configurata correttamente, ma la parola divisa scorrettamente è una parola straniera, allora usa l’argomento facoltativo del comando \caption o \section di quella voce dell’indice inserendo solo nell’argomento facoltativo un discretionary break (\-) dove vuoi tu. oppure rinchiudi quell’ultima parola dentro una \mbox, ma sempre solo nell’argomento facoltativo. Ricorda di premettere il comando \protect a qualunque macro tu metta nell’argomento facoltativo.

                        Per il secondo problema usa \pagestyle{empty}, non \pagenumbering{empty} (che vedo per la prima volta e ho il sospetto che sia un uso improprio del comando \pagenumbering}.

                        Ma perché vuoi togliere la numerazione delle pagine nel capitolo delle Conclusioni? Non s’è mai visto.

                        in risposta a: Oggetti OLE e tabelle #50442
                        OldClaudio
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                          I grafici di Excel non sono grafici di OOo. lo so che puoi aprire un file xls con OOo e vederrne il contenuto e anche lo puoi modificare, ma credo che tu non possa usare un plugin per Excell in OOo.

                          In compenso se cerchi in rete writer2tex trovi un plugin per OOo che ti esporta in formato LaTeX il contenuto di un file scritto con la sezione Writer di OOo. Siccome puoi mettere le tabelle di Calc (l’equivalente di Excel in OOo) dentro un documento di Writer, certamente lo puoi esportare in formato LaTeX. Probabilmente, vista la maggiore integrazione delle varie parti di OpenOffice.org, non hai nemmeno bisogno di copiare le tabelle in un documento da comporre con Writer, ma, spero, puoi esportarlo in formato LaTeX direttamente da Calc. Non ho mai provato, ma alla peggio c’è sempre Writer, che ho provato e ho constatato che il codice LaTeX prodotto da questo plugin spesso è molto buono.

                          in risposta a: File output #50386
                          OldClaudio
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                            \nofiles va messo nel preambolo, dopo \documentclass e prima di \begin{document}

                            in risposta a: Tabella o non tabella? #50422
                            OldClaudio
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                              La tabella va girata perché comunque è troppo larga per stare in orizzontale:
                              `
                              \begin{table}[p]
                              \centering
                              \rotatebox{90}{\parbox{.8\textheight}{\centering%
                              \begin{tabular}{*3{p{.32\hsize}}}
                              \multicolumn3c{SCHEMI DI CONNESSIONE}\\
                              \midrule
                              \multicolumn1{m{.32\hsize}}{Argomenti quasi logici}
                              &\multicolumn1{m{.32\hsize}}{\centering Argomenti basato sulla struttura del reale} &
                              \multicolumn1{m{.32\hsize}}{\centering Argomenti miranti a fondare la struttura del reale}\cr
                              \midrule
                              Ricorrono a relazioni di: & Dipendono da legami di: & Sono basati su: \\
                              \midrule
                              \begin{enumerate}
                              \item contraddizione
                              \item identità
                              \item transitività
                              \item parte\,/\,tutto
                              \item uguaglianza e differenza
                              \item frequenza
                              \end{enumerate}
                              & \begin{enumerate}
                              \item successione
                              \begin{itemize}
                              \item arg. pragmatico
                              \item arg. dello spreco
                              \item arg. di direzione
                              \item arg. di superamento
                              \end{itemize}
                              \item coesistenza
                              \begin{itemize}
                              \item persona
                              \item autorità
                              \item doppia gerarchia
                              \end{itemize}
                              \end{enumerate}
                              & \begin{enumerate}
                              \item caso
                              \begin{itemize}
                              \item esempio
                              \item illustrazione
                              \item modello
                              \end{itemize}
                              \item analogia
                              \begin{itemize}
                              \item analogia
                              \item metafora
                              \end{itemize}
                              \end{enumerate}\\
                              \bottomrule
                              \end{tabular}}}
                              \end{table}
                              `

                              in risposta a: siunitx 2.0 #50318
                              OldClaudio
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                                Vedi, è che quando componi un libro di 700 pagine ti crei un mucchio di macro che metti nel file di stile personale giacente nella stessa cartella del file principale del `’documento”.
                                Alla virgola intelligente, ci ho pensato molto tempo fa, prima di affrontare i suddetti libri o durante la composizione delle prime diciamo 200 pagine del primo malloppo.
                                con la definizione della virgola intelligente basta cambiare una virgola in un punto dentro ad una macro, che comunque fa parte delle mie macro personali, alcune delle quali devono comunque essere modificate per rendere il libro in un’altra lingua.

                                Tutto ciò può apparire più TeX che LaTeX. Ne sono convinto, visto che non mi sognerei mai di scrivere una classe usando solo comandi LaTeX; e quando scrivi una classe vuoi che il tutto sia LaTeXiano dal lato utente, e (bene o male) TeXiano dal lato macro. Diventa talvolta difficile documentare i file di classe scritti in questo modo, ma l’ultima volta che mi sono permesso di scrivere un programma qualsiasi senza documentalo forse risale a 40 anni fa, quando progettavo amplificatori downlink per satelliti artificiali sotto contratto ESA. Ho imparato a mie spese che cosa vuol dire andare giù d’istinto senza documentare quanto fatto istintivamente. Quindi da questo punto di vista mi sento tranquillo.

                                Riconosco che per utenti che non si scrivono le loro classi sia molto più semplice assemblare moduli già predisposti da altri. Questi moduli, come siunits, sono spesso eccellenti. Talvolta non lo sono per niente.

                                Quindi lungi da me l’idea di convincere gli altri ad usare il mio modo di procedere; spero solo che le memorie RAM riescano a tenere tutto. Io ho già incontrato problemi in questo senso, non con LaTeX, ma con Ubuntu, che non riesco più ad usare su vecchi PC che non abbiano almeno 1GiB di RAM.

                                in risposta a: File output #50384
                                OldClaudio
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                                  dando il comando ‘nofiles si eliminao alcni file in uscita, ma non si possono eliminare tutti.

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