OldClaudio

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  • in risposta a: Dimensione tabella #48356
    OldClaudio
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      esiste anche widetable, presentato al GuIT meeting del 2009 e disponibile in rete, scaricabile da CTAN, se non è gi¯contenuto in TeXlive.

      in risposta a: Lettere greche minuscole: forme principali e varianti #48302
      OldClaudio
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        Dal sito

        http://physics.nist.gov/cuu/pdf/sp811.pdf

        si può scaricare l’ultima versione del documento sp811.pdf.

        Vi sono esplicitate le norme da seguire per la scrittura della matematica fisica-tecnologica con una quantità enorme di informazioni utiilissime. Siccome è destinato agli scienziati del Bational Institute of Science and Technology statunitense, sono evidentemente segnate le istruzioni per la scrittura dei numeri con il punto decimale invece che la virgola decimale. Ci sono anche i plurali inglesi delle unità di misura che invece in italiano sono invarianti se derivano dal nome di una persona.

        Tuttavia, in relazione a questo topic, volevo segnalare che nella pagina 35 (47-esima del documento) c’è la tabella 13 che riporta l’alfabeto greco come indicato dalle norme ISO 31-0. Vi sono elencate diverse varianti, in particolare sono elencate le lettere epsilon, theta, kappa, pi e fi, ma non è indicata la sigma terminale (varsigma). Ne deduco che le norme ISO non consentono l’uso della sigma terminale e che, quindi, se l’ho trovata in un documento di nomenclatura fisica, questa era “fuori norma”.

        in risposta a: pacchetto frontespizio #26158
        OldClaudio
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          perché hai mandato quattro o cinque volte lo stesso messaggio?

          Hai letto la doccumentazione del pacchetto?

          \@front@cl undefined vuol dire semplicemente che quel comando non ha ricevuto una definizione, nemmeno di default. Non credo che Enrico si dimentichi di queste cose, ma in ogni caso vuol dire che non hai definito il corso di laurea

          in risposta a: Lettere greche minuscole: forme principali e varianti #48300
          OldClaudio
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            Hai capito benissimo, non ci sono inconsistenze.

            Il problema che ti affligge fra sigma e varsigma è effettivamente un problema, perché ora qui sono senza i miei libri di riferimento; in particolare non dispongo nemmeno a casa del manuale pubblicato dalla CRC per l’Unione Internazionale di Fisica Pura e Applicata.

            Lì sono sicuro di avere visto varsigma usato per una grandezza fisica relativa all’acustica, unico caso, mentre sigma normale viene usato in lungo e in largo in ogni branca della fisica, anche all’interno della stessa branca (per esempio in elettrologia ed elettrotecnica viene usato per indicare la conducibilità e il coefficiente di dispersione).

            In fisica però generalmente non si nominano da sole le lettere che indicano le grandezze, quindi si dice la conducibilità sigma oppure il coefficiente di dispersione sigma, o il numero d’onda sigma, o quel che vuoi, con la certezza di non essere fraintesi. Quindi, faccio un esempio, se “l’assorbenza acustica” fosse indicata con varsigma, scrivendo si userebbe il simbolo variante e parlando si direbbe “l’assorbenza acustica sigma”.

            Personalmente preferirei non usare mai varsigma per una grandezza fisica e, contrariamente alle mie abitudini, sarei disposto a violare le norme ISO UNI pur di evitare quel simbolo.

            in risposta a: Riferimenti a contatori con \alph #48291
            OldClaudio
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              So che esiste un pacchetto che permette di definire lo stile del contatore di enumerate e di impostare anche le cose in modo che ‘label e \ref funzionino come ci si aspetta. Io però non l’ho mai usato e quindi non so come si chiami quel pacchetto. Ahimè non è serio questo consiglio ma dice una piccola verità.
              Tuttavia sull’Introduzione (cercando nell’indice analitico ‘labelenumi) oppure nell’indice degli ambienti la parola enumerate) dovresti trovare la spiegazione dell’intimo funzionamento dei contatori e dei prefissi dell’ambiente enumerate; vedresti che non basta ribattezzare \labelenumi con \alph{enumi} ma devi ridefinire diversi altri comandi.

              In alternativa puoi usare l’ambiente list di cui trovi sempre la descrizione nell’Introduzione, qui sopra.

              in risposta a: Numerazione formule #48275
              OldClaudio
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                Sarebbe comodo, ma in fondo il vecchio metodo del copia e incolla funziona senza trascrivere niente; con trucchi di vario genere si potrebbe scrivere automaticamente il codice dell’equazione in un file ausiliario ed eseguirne l’input in due punti diversi. Oppure lo si può fare a mano, cosicché le correzioni si fanno solo nel file ausiliario.

                in risposta a: scrivere un’equazione #48298
                OldClaudio
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                  Leggi qualunque manuale, anche l’Artee o l’Introduzione i cui link compaiono qui sopra.
                  Per riassumere:
                  1) equation e align sono ambienti che numerano le formule, una per riga
                  2) align serve per incolonnare le equazioni sulla base dei tabulatori di allineamenot specificati con &, ma numera ogni riga; per una equazione spezzata su più righe la cosa non sarebbe carina.
                  2) aligned va messo dentro an un ambiente come equation, che numera il suo contenuto, ma aligned spezza questo contenuto su più righe sulla base dei tabulatori &
                  3) multline scrive una sola equazione spezzata fra più righe dandole un solo numero; il primo moncone è allineato a sinistra, l’ultimo moncone è allineato a destra, i monconi intermedi sono centrati; multliine non ha bisogno di tabulatori &, ma solo degli a capo con \\
                  Il numero dell’unica espressione viene allineato con l’ultimo moncone se normalmente le formule sono numerate a destra.

                  Risposta alla tua ultima domanda: come spezzare una lunga formula su DUE sole righe? Usa multline. Per i dettagli leggiti la documentazione in italiano sulle guide menzionate sopra, o sul file di documentazione che torvi nella cartella …/doc/late/amsmath/ (i puntini e gli slash dipendono dal tuo sistema operativo e dalla tua installazione)

                  in risposta a: babel e german #47892
                  OldClaudio
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                    Più volte mi pare di avere visto dei topic riguardanti l’installazione di TeXlive su Ubuntu di qualunque versione. Più volte è stato raccomandato di non scaricare le versioni debian parziali con eventuali aggiunte tipo texlive-lang-italian. Non so perché non funzionino.
                    Certo se per la tua versione devi aggiungere texlive-lanf-italian devi prima aggiornare il file language.dat (sicuro? — vedi sotto) e poi rigenerare i formati.

                    In realtà temo che rigenerare language.dat non serva a niente, perché di default, al fine di poter far funzionare i motori di composizione e di sillabazione come xetex che accettano l’imput e l’output con codifica UNICODE (utf8) i file di sillabazione e in particolare il file che contiene i nomi delle lingua da sillabare è language.def.. Questo provvede ad elencare i file loader-.tex che a sua volta, dopo aver dato le opportune definizioni che dipendono dalla lingua, carica il file dei pattern relativi a quella lingua e codificati in utf8. Mi stupirei se su ubunt la versione texlive-latex-base usasse ancora i vecchi file hyph.tex con il loro elenco contenuto in language.dat.

                    Ora non ho il mio Linux sottomano, ma io ho caricato l’intero TeXlive dal sito CTAN, e risulta predisposto per sillabare in tutte le lingue di cui LaTeX è capace; certo sembra uno spreco di spazio (e poi sorgono altri problemi con Ubuntu, perché bisogna fargli credere che invece di TeXlive di CTAN, si sia installata la versione Debian) ma lameno funziona con tutte le lingue e non bisogna ammattirsi per scoprire le cose che non sono adeguatamente documentate. Analogamente sul Mcc che sto usando, o sul mio piccolo Netbook WinXP, ho la TeXlive di CTAN completa e tutto funziona a meraviglia.

                    in risposta a: Lo strano caso di \textup e \mathrm #48243
                    OldClaudio
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                      Non so cosa dirti. Le norme ISO UNI impongono una certa scrittura; l’intelligenza di chi scrive sta nel non usare la `i’ tonda per `ingresso’ e la `i’ corsiva per un indice enumerativo nello stesso contesto.
                      Scrivo libri di testo di elettronica per i miei allievi da circa 20 anni e nessuno si è mai lamentato dei pedici tondi o corsivi, anzi li hanno apprezzati. È solo una questione di abitudine (oltre che di norme).

                      in risposta a: babel e german #47890
                      OldClaudio
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                        Il problema di Davie, non è MiKTeX, credo, sebbene non Davide non lo specifichi, perché il tedesco è caricato di default in MiKTeX; quindi con il suo preambolo il tedesco deve venire sillabato correttamente. Lo stesso vale per l’inglese, mentre non vale per l’italiano, che notoriamente non è precaricato in MiKTeX.
                        Davide ha segnalato che che il tedesco e l’inglese non vengono sillabati; per aiutarlo avremmo bisogno di avere l’inizio del suo file log dove sono elencate le lingue e i nomi precisi delle lingue precaricate. Per esempio le prime righe di un qualunque mio file log dicono:
                        `
                        This is pdfTeX, Version 3.1415926-1.40.10 (TeX Live 2009) (format=pdflatex 2010.5.24) 7 AUG 2010 15:20
                        entering extended mode
                        \write18 enabled.
                        %&-line parsing enabled.
                        **GuidaGuIT.tex
                        (./GuidaGuIT.tex
                        LaTeX2e <2009/09/24>
                        Babel and hyphenation patterns for english, usenglishmax, dumylang, noh
                        yphenation, german-x-2009-06-19, ngerman-x-2009-06-19, ancientgreek, ibycus, ar
                        abic, basque, bulgarian, catalan, pinyin, coptic, croatian, czech, danish, dutc
                        h, esperanto, estonian, farsi, finnish, french, galician, german, ngerman, mono
                        greek, greek, hungarian, icelandic, assamese, bengali, gujarati, hindi, kannada
                        , malayalam, marathi, oriya, panjabi, tamil, telugu, indonesian, interlingua, i
                        rish, italian, kurmanji, latin, latvian, lithuanian, mongolian, mongolianlmc, b
                        okmal, nynorsk, polish, portuguese, romanian, russian, sanskrit, serbian, slova
                        k, slovenian, spanish, swedish, turkish, turkmen, ukenglish, ukrainian, upperso
                        rbian, welsh, loaded.
                        `

                        È chiaro che io posso sillabare in tedesco, perché la lingua “german” è elencata; che cosa c’è scritto nel file .log di Davide?

                        in risposta a: Formule matematiche piccole #48289
                        OldClaudio
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                          Qualunque documentazione ti spiega che $…$ e \begin{math}…\end{math} compongono la matematica in linea con il testo e non in evidenza fuori testo come vorresti fare tu. Se componi in linea con il testo LaTeX cerca disperatamente di rimpicciolire la formula per evitare che venga alterato l’avanzamento di riga (la distanza fra le righe di base di due linee di testo successive); Per scrivere “grosse” formule, la composizione in linea è certamente sconsigliata e allora per puna formula non nu,erata devi marcare \[…\] mentre per una equazione numerata devi usare l’ambiente equation, per esempio:
                          `
                          \begin{equation}
                          a^2 = b^2 = c^2
                          \label{equ:Pitagora}
                          `
                          così che ne puoi richiamare il numero simbolicamente con \ref{equ:Pitagora}.

                          Leggere la documentazione, per esempio nell’Arte o nella Introduzione i cui link sono qui sopra non guasta mai.

                          in risposta a: Mathtools e Tex live manager #48260
                          OldClaudio
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                            Forse devi dare sudo texhash avendo come default la cartella di cui voi creare/aggiornare il filename database;

                            per esempio:
                            `
                            cd ~/texmf
                            sudo texhash
                            `

                            in risposta a: Numerazione formule #48273
                            OldClaudio
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                              Se non usi hyperref la tua soluzione, a cui Lorenzo aggiunge la specificazione di fare due compilazioni, può andare bene. Io ti consiglierei di ripetere la frase, per esempio:

                              …l’equazione~\ref{equazione}, che qui si ripete, \[ax^2+bx+c=0\] permette di…

                              ma la puoi anche mettere di nuovo dentro \begin{equation}, tanto a parole hai già specificato che si tratta di una ripetizione.
                              Questo perché hyperref ha bisogno di avere label distinti altrimenti non capisce a quale oggetto eseguire i link

                              in risposta a: Accettare solo argomenti non nulli #48286
                              OldClaudio
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                                Credo che a meno di uno spazio dopo \mymark il codice possa essere considerato corretto per una analisi a tre vie come quello che proponi:
                                `
                                \documentclass[11pt,a4paper]{report}
                                \makeatletter
                                \def\setmark#1{%
                                \def\temp{#1}%
                                \ifx\temp\space
                                Spazio imbroglione!%
                                \else
                                \ifx\temp\@empty
                                Vuoto maleducato!%
                                \else
                                \def\mymark{#1}\mymark\ Ok%
                                \fi
                                \fi
                                }
                                \makeatother

                                \begin{document}

                                1: \setmark{ Valore non nullo }

                                2: \setmark{}

                                3: \setmark{
                                }

                                4: \setmark{ }
                                \end{document}
                                `

                                Altrimenti hai la possibilità di usare \newcommand con l’argomento facoltativo
                                `
                                \newcommand\setmark[1][]{%
                                \def\mymark{#1}\ifx\mymark\empty …
                                \else \ifx\mymark\space …
                                \else \mymark\ OK
                                \fi
                                \fi
                                }
                                `

                                Se lo usi con \setmark senza argomento ti scrive la frase specificate per il caso empty; se ti sbagli e scrivi \setmark[] succede la stessa cosa; se scrivi \setmark[ ] ti scrive la frase per lo spazio; se scrivi \setmark[Pippo] ti scrive Pippo OK.

                                in risposta a: Lo strano caso di \textup e \mathrm #48241
                                OldClaudio
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                                  Ripeto quanto ho già detto: dopo numerosi esperimenti in matematica i pedici che rappresentano delle apposizioni (aggettivi) delle variabili vanno scritti in tondo e non in corsivo di nessun genere e ritengo che la strada giusta sia quella di usare \mathrm, oppure \ped e \ap (per i rarissimi apici matematici da scrivere in corsivo — non si incontrano quasi mai) che a loro volta in modo matematico usano \mathrm.

                                  A Vasco che vorrebbe mantenere il corsivo anche nei pedici che rappresentano apposizioni ricordo che per la matematica dei fisici e dei tecnologi le norme ISO e UNI impongono di non usare font inclinati, ma font diritti. Bisogna poter distinguere fra $V_i$ e $V\ped{i}$ e non è necessario on occhio attento per distinguere fra la `i’ tonda con grazie rettilinee, dalla `i’ corsiva senza parti che possano essere considerate grazie.

                                  I vari esempi e test sviluppati da Lorenzo (e da me) mi hanno permesso di constatare i limiti di \textup e le manchevolezze, e ne ho concluso che anche se i pedici appositivi sono brevi parole, eventualmente abbreviate, come in $V\ped{eff}, di tipo testuale, l”unica via praticabile sia quella di \mathrm, eventualemente nascosto dentro \ped o \ap. D’altra parte ho creato quei due comandi proprio per rispettare le norme ISO-UNI.

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