Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
::
Correzione della correzione.Quando avevo fatto le prove di cui parlavo nel precedente messaggio, avevo aggiunto le tue formule in calce ad un test di prova dove avevo un mucchio di esempi disparati di cose eterogenne; nell’aggiungere in coda, non mi ero accorto che in testa avevo chiamato amsmath.
Conclusione \textup a padice produce un pedice in carattere testuale diritto con il corpo dei pedici se e solo se è stato caricato amsmath.
Ma l’esempio con utopia conferma le mie altre analisi; i file pdf prodotto con pdflatex e analizzato con Acrobat Reader, permette di scoprire che solo il testo è composto in utopia, mentre la matematica è composta con cmr10, cmr7, e cmmi10; è ovvio quindi che i 7 pt dell’utopia (utopia a 10 pt ridotto a 7 pt) stona con il \mathrm, perché l’occhio dell’utopia è significativamente più grande a pari corpo dell’occhio del cmr10 e del cmr7.
Questi esperimenti, assieme alla considerazione che un formula non deve cambiare a seconda del contesto in cui è scritta, mi convincono sempre di più che si debba usare solo \mathrm; lasciando la libertà di usare \text di amsmath o \textup per scrivere brevissimi enunciati esplicativi di certe espressioni, per esempio per le condizioni di una espressione; per esempio:
[code]
\documentclass[article]
\usepackage{utopia}
\begin{document}
\[
\sin x = 0 \qquad\textup{per tutti i valori } x=n\pi \textup{ con } n=0, \pm1, \pm2,\dots
\]Certo che cambiaresolo il font testuale senza cambiare anche i font matematici che vadano d’accordo con i font testuali produce un vero obbrobrio.
\end{document}
::
Da me il tuo preambolo funziona benissimo. Ho composto un piccolissimo documento con il tuo preambolo così:`
\documentclass[twoside,11pt]{amsbook}
\usepackage{amssymb,latexsym}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[german]{babel}
\usepackage{layout}
\usepackage{fancyhdr}
\pagestyle{plain}
\usepackage{imakeidx}
\usepackage{times}
\makeindex\begin{document}
\showhyphens{Weltanschaung}
\end{document}
`e la parola Weltanschaung viene non solo divisa in tedesco, ma anche divisa correttamente in Welt-an-schaung
::
A me risultano indipendenti dall’inputenc, perché sia il doppio apice sia i segni di maggiore e minore sono segni ASCII a sette bit; le macro di babel che ho scritto usano solo segni ASCII a sette bit; tutto ciò è indipendente o dovrebbe essere indipendente sia dall’inputenc sia dal fontenc, anche se, lo ammetto, non ho controllato con l’outputenc LY1 (o meglio, ho composto un solo documento con quell’ancoding e mi sembra che funzionasse correttamente, ma non l’ho sottomano). Chiaro che se si usa un altro encoding destinato a alfabeti diversi (cirillico, greco, ecc.) la cosa non funzuona, ma d’altra parte se scrivi una citazione in russo all’interno di un contensto in italiano, spero bene che imposterai la lingua russa con babel e di conseguenza userai i comandi specifici per i caporali di quella lingua con i suoi font.Non ho idea di che cosa succeda con xetex perché quel programma non usa babel, ma polyglossia e io non ho scritto niente per polyglossia né ci ho mai guardato dentro.
Se qualcuno trova che “< e "> non funzionano con qualche imputenc o con altri fontenc a 256 caratteri latini, me lo faccia sapere che Johannes Brahms (curatore di tutto ciò che riguarda babel) permettendo, vedo di correggere e di caricare il file correto su CTAN>
::
Rissulta anche a me che ora si usi un ispell o aspell e quindi che i dizionari e l’elenco degli affissi siano diversi; questo significa anche che il dizionario per l’italiano dic.it distribuito anche sul nostro sito sia ben specificato che vale solo per le vecchie versioni 5.xx, e non va bene per la verisone 6.0 e seguenti.
Per altro il “vecchio” dizionario per WinEdt, dic.it, era una elaborazione del dizionario ortografico di Luigi Bianchi che era stato scritto solo con caratteri ASCII a 7 bit, quindi senza lettere accentate. Inizialmente tutte le parole tronche risultavano errate ortograficamente e se uno aveva configurato bene l’uso del dizionario era possibile aggiungerle via via, per cui dopo poco tempo esso non segnalava più, così frequentemente, i presunti errori ortografici relativi alle parole tronche.
I dizionari per aspell e ispell sono molto migliori e possono essere resi anche TeX-aware, cioè trattano le sequenze accentate come \`a alla stessa stregua di à.
Come vecchio utente di WinEdt sono molto contento che sia stata presa questa decisione, anche se ora non uso più macchine Windows, so quanto ho tribolato nei circa 15 anni in cui ho usato WinEdt sulle macchine Windows.
::
Ho fatto anch’io degli esperimenti e ho scoperto di avere valutato male certe cose:1) ho scritto che \textrm e \textup corrispondono alla stessa definizione; avevo torto; \textrm cambia la famiglia di font in quella proporzionale con grazie, mentre \textup imposta solo la forma diritta all’interno della famiglia di font testuali in uso. Perciò, se per caso una formula come $V_\textup{eff}$ fosse inserita all’interno di un contesto testuale senza grazie, il pedice verrebbe scritto diritto ma con il font senza grazie, non con il font tondo con grazie.
2) ho valutato male la grandezza dei pedici quali risultano con \textup o con \mathrm; con i font euler, che usa abitualmente Lorenzo, non notavo differenze di corpo, e mi sembrava che i pedici scritti con \textup avessero lo stesso corpo del testo normale, mentre quelli scritti con \mathrm avessero il corpo dei pedici. Rifacendo i test con i font Latin Modern, ho constatato che i pedici scritti con \textup sono esattamente dello stesso copro di quelli scritti con \mathrm.
3) è vero che se la stessa formula $V_\textup{eff}$ viene inserita all’interno di testo scritto in tondo medio, in tondo nero, in sanserif medio, in sanserif nero, il pedice cambia aspetto usando sempre il font del contesto testuale esterno alla formula, pur rispettando il corpo giusto per i pedici.
4) siccome però la stessa formula non può cambiare aspetto a seconda del contesto testuale entro il quale viene composta, ritengo che \mathrm sia la soluzione giusta, sempre. Un pedice o un apice, anche se rappresenta una apposizione testuale di una variabile, è sempre un elemento di una formula matematica e tale deve restare.Io forse userei, invece, \textup quando volessi scrivere una breve frase ma non volessi caricare il pacchetto amsmath al fine di disporre del comando \text.Mi pare comunque che anche il comando \text specifichi il tondo con grazie medio, e non si affidi alle impostazioni testuali del testo circostante; non ho verificato, ma mi pare proprio che sia così.
::
Il comportamente della classe book, ma va bene anche report o article, lamentato da Lorenzo discende da due o tre fatti storici.1) le classi originarie sono state scritte inizialmente per gli americani che mettono la didascalia sotto alle tabelle come anche sotto alle figure (vedi anche Introduzione).
2) per motivi di retrocompatibilità il LaTeX3 Team si rifiuta di modificare le classi standard; si rifiuta anche di correggere gli errori plateali come quello dell’ambiente eqnarray, oltre a quello della didascalia solamente inferiore.
3) l’array va introdotto in ambiente matematico e \[…\] introduce gli spazi mancanti; per altro l’ambiente table non viene quasi mai usato per introdurre array, quindi l’esempio di Lorenzo, correttissimo, è esoterco, nel senso che esisterebbero in quei pochi casi, quand’anche \caption funzionasse bene, degli altri sistemi, per esempio mettere l’array dentro una \makebox di larghezza pari a \textwidth, specificando il modo matematico in linea ma dichiarandovi dentro \displaystyle. sarebbe una operazione di cui ricordarsi, ma che si eseguirebbe una volta al mille (forse costringendo gli utenti a non usare array dentro table).
4) In realtà esistono già altre classi che realizzano quello che Lorenzo vorrebbe: le quattro classi della collezione KOMAscript, scrbook, scrreprt, scrartcl, scrlttr2; sono scritte da un europeo dove le convenzioni tipografiche statunitensi vengono “corrette” per venire incontro alle nostre esigenze. C’è anche la classe memoir, che fa di tutto, anche quella di mettere la didascalia sopra alle tabelle e sotto alale figure; magari richiede qualche setting iniziale, ma quando uno ha un piccolo file con i setting che preferisce, legge sempre quello e il gioco è fatto.
Per altro sono d’accordo con Lorenzo: è mai possibile che a 16 anni dal “defungimento” di LaTeX209, di default \caption lavori ancora come 26 anni fa?
::
a me piaceva di più la prima versione pur di sostituire quei vari \hfill semplicemente con \hss; \hss dice semplicemente: “horizontal stretch and shrink”; c’è anche il corrispondente \vss per la stessa funzione in verticale.In vece non mi piace il codice che non prevede né nella prima versione, né nella seconda, la verifica che il contenuto non sia troppo grande. Forse non serve, forse è ridondante, nel senso che sta all’utente che definisce le marche \sx, \cc e \dx scegliere dei contenuti mutuamente compatibili.
::
No, ConTeXt non è una distribuzione del sistema TeX; esso è distribuito sia con TeXlive, sia con MiKTeX, sia con MacTeX.ConTeXt è un programma di composizione tipografica che si basa su pdftex ma ha un mark-up differente da quello di LaTeX.
ConTeXt è confrontabile (per modo di dire) con TeX, anzi, pdftex o pdflatex. Esso è un linguaggio come plain TeX è un linguaggio.
Leggi sull’Introduzione all’Arte qui sopra, dove c’è una brevissima descrizione; oppure cerca in …/doc/context/manuals/reference/en/ il file contextref.pdf e troverai come si usa ConTeXt con un manuale che spiega il suo mark-up.
In due parole il mark-up di ConTeXt sembra prescrittivo come quello di plain TeX ma è fortemente strutturato come quello di LaTeX; non ha i vari \begin{…} \end{…} ma ha degli \start… \stop… Quasi ogni comando accetta argomenti e opzioni.
Ora viene distribuita la versione ConTeXt-mkiv che incorpora molte cose del linguaggio lua con le quali si possono fare cose eccellenti; gestisce anche i font OpenSource, cosa che finora riuscivano a fare solo xetex e xelatex. Ma ConTeXt, specialmente in versione mkiv, è un altro mondo; conoscere LaTeX aiuta, ma il linguaggio è completamente differente.
::
Io non ho mai trovato differenze significative tra TeXlive e MiKTeX, se non nelle questioni che ho citato; installazioni delle sillabazioni e gestione dei pacchetti mancanti. Queste cose si maneggino molto facilmente: TL è preconfigurato per tutte le lingue che il sistema conosce, quindi non c’è niente da installare. Il manager di TeXlive e quello di MiKTeX sono diversi, ma siccome io installo semrpe la versione completa, non ho mai da installre neiente né con l’una né con l’altra distribuzione.
Restano i file die pattern; se MiKTeX fa i capricci sotto Vista o sotto 7, non dipende tanto da MiKTeX, quanto dalle protezioni eccessive che questi SO impongono per la gestione dei programmi. Certo, per fare certe cose con Linux o con Mac bisogna talvolta agire da amministratore (root, secondo la loro terminologia, o comunque superuser) ma direi che è più facile sapere quando bisogna agire da root rispetto agli ultimi SO della Microsoft.Per il resto il lato utente delle due distribuzioni è identico; Se si usa lo stesso shell editor ono non si accorge nenche di usare l’una o l’altra distribuzione; sempre che siano allo stesso livello di aggiornamento e non ci siano bug; da questo punto di vista TL dovrebbe essere migliore, nonostante l’eccellente lavoro di Christian.
::
Siccome YAP è il visualizzatore distribuito insieme a MiKTeX, il problema non risiede in WinEdt, ma nella distribuzione MiKTeX, oppure in un errore di compilazione del file DVI.Cerca un file DVI sul tuto disco che YAP apriva; cliccaci sopra e vedi se YAP lo apre, se sì,, vuol dire che i file che non ti apre contengono dei grossi errori dovuti al compilatore latex (mi parrebbe strano, ma non è impossibile); in questo caso reinstalla completamante MiKTeX incrociando le dita. Se i problemi si ripresentano con una installazione nuova. lascia perdere MiKTeX (lo dico molto tristemente, visto che sono stato uno dei primi sostenitori dei MiKTeX da una quindicina di anni) e installa TeXlive scaricano, se non disponi del disco distribuito ai soci di GuIT e/o di TUG) da CTAN l’installer.
Poi usa come visualizzatore dei file DVI qualcosa di diverso da YAP ma che funzioni sulle macchine Windows.
Non lasciare perdere però i consigli che ti sono stati dati di compilare direttamante con pdflatex.
I file eps di cui disponi possono venire tutti convertiti in formato PDF semplicemente dando dalla linea di comando il comando epstopdf non file per file ma con il nome sostituito dall’asterisco; dovrebbe essere in grado di farlo su tutti i file eps presenti in una cartella; leggi bene le istruzioni di epstopdf che dovrebbe far parte degli eseguibili distribuiti insieme a MiKTeX; inoltre nei tuoi vecchi file isa il comando \includegraphics senza specificare l’estensione; se compili con latex esso cerca automaticamente i file eps, se compili con pdflatex esso cerca automaticamente i file pdf, o jpg, o png.
Con una versione sufficientemente moderna del sistema TeX (MiKTeX 2.8 dovrebbe esserlo, come TeXlive almeno 2009) esistono diversi pacchetti che, abilitalo lo shell escape (-enable-write18 o qualcosa del genere per MiKTeX e una cosa simile per TL; consulta la documentazione), ti consentono di compilare tutto con pdflatex il quale provvede da solo a convertire i file eps in formato pdf se, appunto è abilitato lo shell escape o write18 che dir si voglia. Nell’introduzione all’arte qua sopra è spiegato il tutto e c’è anche un esempio.
::
Io sono stato un supporter di MiKTeX per una quindicina di anni e sono anche tra quelli che hanno inviato a Christian Schenk una somma di denaro, se non altro per ringraziarlo del lavoro eccellente che lui ha svolto a beneficio degli utenti delle macchine Windows. Allora usavo ancora Win95, ma ho continuato fino ad ora con le successive versioni del sistema operativo di Win, anche se ora uso un Mac, e quindi tengo MiKTeX solo su alcune macchine che non uso sovente, ma che usano i miei familiari.Una cosa che mi domando è perché Christian non si adegui a TeXlive, come filosofia di distribuzione; tutte le distribuzioni TL sono già configurate in prima installazione per usare tutte le lingue di cui file di pattern il sistema disponga. I numerosi problemi che abbiamo in Italia con gli utenti di MiKTeX è che questo per ora non viene distribuito con la sillabazione per l’italiano preinstallata.
Tuttavia da quando sia TL sia MiKTeX distribuiscono anche il motore di composizione xetex, è stato necessario separare i pattern veri e propri dal loader che imposta le definizioni specifiche per ciascuna lingua.
TL ha sempre funzionato benissimo con questo nuovo sistema; MiKTeX a quanto pare dà dei problemi, tuttavia io non ne ho mai incontrati. Certo con i più recenti sistemi operativi della MS, dove le prerogative di administrator non sono per tutti gli utenti, talvolta ci sono dei conflitti fra quello che si può fare come utente oppure come amministratore. Io consiglierei di installare MiKTeX sempre per l’utente singolo o, se sul PC ci sono davvero diversi utenti abilitati, di valutare bene il fatto che uno sia l’amministratore e che lui solo esegua queste impostazioni con le prerogative amministratore.
È probabile che le impostazioni non riuscite incontrate da alcuni utenti dipendano da questo fatto.
L’alternativa sarebbe quella di non installare l’ottimo MiKTeX ma di installare TL anche sulla macchine Windows. Sotto certi aspetti questa dovrebbe essere la strada maestra, ma MiKTeX è molto più facile da usare, visto che i pacchetti mancanti dovrebbe essere in grado di installarseli da solo ogni volta che sono richiesti; l’ingombro sul disco rimane quello effettivamente necessario in relazione a quel che si usa. Inoltre chi si scarica dalla rete l’ottimo installatore ProTeX (a cui GuIT ha collaborato per la versione in italiano) non dovrebbe avere nessun problema.
10 Luglio 2010 alle 5:32 in risposta a: Numeri dentro le tabelle: minuscoli o maiuscoli? Come fare? #47105::
Lorenzo,
nessuno ti vieta di usare SI e la colonna S.
Il punto è che le tabelle di numeri che rappresentano misure, devono riportare un numero di cifre compatibili con l’incertezza delle misure effettuate; difficilmente questa incertezza scende sotto l’uno per mille, quindi tre cifre sono più che sufficiente per qualunque misura. I prefissi decimali sono lì apposta per evitare file di zeri prima o dopo la virgola, se questi zeri non sono significativi per la precisione della misura. L’unica eccezione accettabile agli zeri dopo la virgola è quando nella stessa colonna, etichettata con la stessa unità di misura per tutti i dati della colonna, il range di valori è molto vasto; in questo caso anch’io userei la colonna S.Da quello che mi dici a proposito dello spazio dopo la virgola deduco che il tuo italian.ldf non è aggiornato, non per colpa tua, s’intende, ma per la vischiosità con cui vengono gestite le cose che riguardano babel, Credo che siano passati più di 18 messi da quando ho inviato l’ultimo aggiornamento di italian.ldf. Ovviamente sui miei PC il file è aggiornato, perché lo aggiorno io.
Sono un po’ scoraggiato da questa lentezza di Johannes, ma al TUG mi dicono che le cose stanno così e che bisogna convivere con questa situazione. Proverò a vedere che cosa possiamo fare con GuIT, almeno per quel che riguarda l’italiano, per avere le cose aggiornate almeno per gli utenti italiani.
10 Luglio 2010 alle 5:18 in risposta a: Numeri dentro le tabelle: minuscoli o maiuscoli? Come fare? #47104 -
AutoreRisposte