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Il sonno fa brutti scherzi; ma la mancanza di sonno non ha niente a che fare con il fatto che il tuo MiKTeX non sia configurato per la sillabzione italiana: hai letto le prime righe del tuo log?
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Babeland hyphenation patterns for english, dumylang, nohyphenation, ge
rman, ngerman, german-x-2009-06-19, ngerman-x-2009-06-19, french, italian, load
ed.
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Ti pare che l’hiphenation per l’italiano sia caricata nel formato?E a che cosa serve l’opzione globale italian se non chiami babel?
L’inizio del tuo file dovrebbe essere caso mai:
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documentclass[12pt,a4paper,oneside,openright,titlepage,fleqn]{article}
\usepackage[latin1]{inputenc}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{lmodern}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage[dvips]{graphicx}
\usepackage{graphicx}
\usepackage{fancybox}
\usepackage{float}
\usepackage{subfigure}
\begin{document}
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ma se non configuri MiKTeX per disporre ne formato della sillabazione italiana avrai il tuo bell’articolo con cesure in fin di riga del tipo equ-azione, dis-ciplina, e simili. 🙁
Leggiti il manuale in linea di MiKTeX e il manuale in linea di babel; il primo è nell’albero di MiKTeX, il secondo nell’albero texmf/doc/generic/babel/
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a me non sfonda né con il corpo di default di 10pt , né con 11, né con 12. con quest’ultimo corpo forse il numero dell’equazione sfonda dal margine di default, ma con l’ambiente \[…\] non lo fa.
Il mio codice è:
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\documentclass[10pt,draft]{book}
\usepackage{amsmath}\newenvironment{sistema}%
{\left\lbrace\begin{array}{@{}l@{}}}%
{\end{array}\right.}\begin{document}
\begin{equation}
\begin{sistema}
\biggl( \dfrac{1}{3} \dfrac{H}{E I_p} + \dfrac{1}{3} \dfrac{L}{E I_t} \biggr) X_A – \dfrac{1}{6} \dfrac{L}{E I_t} X_B – \dfrac{1}{6} \dfrac{H}{E I_p} X_C – \dfrac{\eta}{H} + \dfrac{P H^2}{16 E I_p} = 0 \\[2.5ex]\dfrac{1}{6} \dfrac{L}{E I_t} X_A – \biggl( \dfrac{1}{3} \dfrac{L}{E I_t} + \dfrac{1}{3} \dfrac{H}{E I_p} \biggr) X_B + \dfrac{1}{6} \dfrac{H}{E I_p} X_D + \dfrac{\eta}{H} – \dfrac{p H^2}{16 E I_p} = 0 \\[2.5ex]
\dfrac{1}{6} \dfrac{H}{E I_p} X_A – \dfrac{1}{3} \dfrac{H}{E I_p} X_C + \dfrac{\eta}{H} + \dfrac{P H^2}{16 E I_p} = 0 \\[2.5ex]
– \dfrac{1}{6} \dfrac{H}{E I_p} X_B + \dfrac{1}{3} \dfrac{H}{E I_p} X_D – \dfrac{\eta}{H} – \dfrac{P H^2}{16 E I_p} = 0 \\[2.5ex]
-2 F – P + \dfrac{X_A + X_B + X_C + X_D}{H} = 0 \\[1.0ex]
\end{sistema}
\end{equation}
\end{document}
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identico al tuo, salvo il preambolo completo e il cambio di \[…\] in \begin e \end {equation}
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(“C:\Documents and Settings\Enrico\Desktop\Inizio\2\2.tex”
LaTeX2e <2009/09/24>
Babeland hyphenation patterns for english, dumylang, nohyphenation, ge
rman, ngerman, german-x-2009-06-19, ngerman-x-2009-06-19, french, loaded.
! Undefined control sequence.
l.4 \chapter
{L'evoluzione della comunicazione} % top level followed by secti…?
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Inoltre è evidente che stai usando MiKTeX e non l’ahi configurato per la sillabazione italiana; controlla nell’elenco delle lingue dalla terza riga: ti pare che ci sia l’italiano? Eppure stati scrivendo una tesi in italiano. Sai come sarai contento quando troverai le cesure in fin di riga del tipo equ-azione, dis-ciplina, e simili?Apri da Programmi+ MiKTeX+MiKTeX settings il dialogo intitolato Languages, spunta il quadratino a sinistra di italian, clicca OK, torna al dialogo principale clicca il “bottone” “Regenate formats”.
Almeno questo ti mette a posto con la sillabazione.
Nel listato di sopra, se ti dice che non conosce il comando \chapter vuol dire o che stai compilando un capitolo incluso dal master file, non il master file, oppure che ti sei scordato di inserire il camando \begin{document}.
Per il resto segui i consigli degli altri che ti hanno scritto; stai attento all’encoding, visto che TeXworks di default lavra con lUTF-*, ma puoi impostarlo per un encoding più normale, come per esempio Latin 1, oppure sulla tua macchina Windows su System; usa la classe book e non quella classe strana, non caricare pacchetti inutili, compila sempre cliccando sul main file, mai sui nomi dei file inclusi, a meno che tu non abbia letto accuratamente le istruzioni per scrivere in testa ad ogni file incluso uno speciale commento che TeXworks può interpretare per sapere qual è il master file.
Ma prima di tutto leggiti i manuali che ti sono stati consigliati, non seguire il metodo di apprendimento chiamato dagli inglesi “Ask Nelly”; un testo è molto meglio di un amico, quando uno è alle prime armi; l’amico serve, se è veramente competente, solo quando hai un problema serio; lo stesso vale per gli amici del Forum, che sono tutti molto disponibili, ma vorrebbero che che chi li interpella avesse prima letto i manuali e la documentazione pertinente a un determinato problema.
Non ti avvilire; LaTeX è bello, ma non puoi cominciare da zero e addentare un cosciotto di dinosauro: devi cominciare con i cibi delicati e facili da mangiare 😀 😉
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Lorenzo,
certo anche LaTeX può essere usato per scrivere lettere; mi sono fatto una classe apposta anch’io, ma ho cercato di non mettere quasi nessun comando di formattazione, lasciando gli utenti, per lo più me stesso, liberi di decidere come fare; In fondo le lettere vanno sempre personalizzate, quindi sarebbe un vero disastro se fossero tutte con lo stesso stile…. tranne le lettere in burocatese, per le quali qualunque classe va bene, al limite anche la classe “minimal”, perché tanto non meritano tanta attenzione.La classe che avevo disposto per me stesso quando ero in servizio, quando non usavo Word nemmeno per il burocratese, aveva un certo numero di “bells and wistles” come dicono gli anglosassoni. Provvedeva a stampare (in nero, invece che in blu, perché avevo una laser che stampava solo in nero) anche tutte le scritte orizzontali e verticali della carta intestata standard del Poli; un rettore di molti anni fa aveva incaricato l’ufficio di Comunicazione e Immagine, di redigere delle norme affinché tutta la corrispondenza su carta intestata che fosse uscita dal Poli avesse lo stesso stile; ogni dipartimento doveva adeguarsi; gettare la carta intestata “di fantasia” di cui disponeva e procurarsi la carta intestata standard.
Fin qui non era una cosa difficile; però si trattava di usare solo font Type 1, o comunque continuamente scalabili, per le intestazioni in orizzontale e in verticale, perché bisognava rispettare certe dimensioni precise in orizzontale e in verticale; rispettare una gabbia adeguata per non sovrascirvere le intestazioni, e simili giochetti. Quello però che avevo fatto, e che il template di Word distribuito a tutti i dipendenti non faceva e forse non poteva fare, era di scrivere l’indirizzo del destinatario dentro un rettangolo virtuale, in modo che piegando in tre il foglio A4, l’indirizzo apparisse esattamente centrato attraverso la finestrella trasparente della busta.
L’unica cosa che non avevo fatto, ma per me stesso la cosa non era importante, non avevo tracciato le due lineette orizzontali sul margine alla distanza esatta di 99mm dall’alto e rispettivamente dal basso del foglio in modo da marcare con precisione il punto della piegatura in tre del foglio da imbustare.
Questo genere di giochetti manca da quasi tutte le classi; tra l’altro vedo che non hai trattato la classe del pacchetto KOMAscript; quella è la classe, di stile più europeo, che forse si avvicina di più al fatto che le lettere commerciali/burocratiche si spediscono in buste di certi formati, con la finestrella, e che quindi il destinatario deve venire scritto al posto giusto.
In tema di burocratese non obbietto sul fatto che tu abbia esemplificato le due lettere scrivendo “Egregio Prof. XYZ”, perché quella P maiuscola fa parte del burocratese, come anche le altre forme di piaggeria burocratica del tipo “RingraziandoLa per l’attenzione prestatami,…”, Non parliamo poi dei vari “V/s” e” N/s” al posto di “vostri” e “nostri”. Se si volesse fare una raccolta di orrori, le lettere commerciali e burocratiche sarebbero una fonte inesauribile; ultimamente in un preventivo per rifare un porta ho letto “la porta ex nova“… dove si vede la creatività del burocratese/commercialese anche con il latino!
Concludendo, il tuo articoletto è molto bello; fatto e scritto benissimo come è tua abitudine; credo che un cenno alla classe scrlettr non sarebbe fuori luogo; non so invece se non sarebbe il caso, magari con l’aiuto di Tommaso, di scrivere qualcosa sulla prosa necessaria per scrivere delle belle lettere, per le quali non basta un bell’aspetto tipografico…
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Io intanto nella terza colonna metterei la locuzione “volume” sulla prima riga e % sulla seconda, allo stesso modo con il quale hai indicato nella seconda colonna prima la grandezza e poi l’unità di misura (le parentesi servono se scrivi correttamente le unità di misura in tondo e sempre che quel L rappresenti i litri).Per altro immagino che tu abbia messo numeri a caso, perché la riga dei totali non corrisponde agli addendi. Anche se si tratta di un esempio, esso non è realistico e l’incolonnamento delle informazioni numeriche è strano proprio a causa dei numeri strani.
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Perché vuoi bloccare le figure? Non stai lavorando con Word; se usi LaTeX è perché vuoi qualcosa di meglio.Bloccando le figure per esempio con `\begin{figure}[!h]` o ottieni il risultato, o blocchi la coda delle figure, che poi ti vanno a fine capitolo o a fine documento.
Le figure sono flottanti (o mobili che dir si voglia) perché LaTeX le mette nel primo posto dove c’è abbastanza spazio per metterle senza violare i parametri di stile della classe specifica.
Se blocchi le figure senza usare l’ambiente figure, non puoi nemmeno numerarle e metterci sotto la didascalia (be’, si, ci sarebbero dei trucchi per farlo, ma è meglio evitare) e rischi di avere delle pagine mozze o degli spazi improponibili prima e/o dopo la figura.
Non è un caso che Lamport abbia inventato gli oggetti flottanti per collocare correttamente oggetti di grandi dimensioni come le figure e le tabelle.
Se vuoi approfondire, oltre al testo suggerito da Lorenzo guarda anche nell’appendice del testo Introduzione all’arte ecc. citato e linkato nella pagina di apertura del forum.
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Il pacchetto toptesi contiene un esempio completo toptesi-example.tex Perché non esamini tutta la documentazione?
@OldClaudio: se ci leggi, ricordati di correggere nel file toptesi.cfg fornito di default la riga
Codice:
\FacoltaDi{Facolt\`a di }che è sbagliata: con l’impostazione data, tra “Facoltà di” e il nome della facoltà ci sono due spazi. Probabilmente è meglio che quelle righe siano commentate. La riga 222 di topfront.sty dovrebbe essere
Codice:
\@faculty\space\@facnameCi sono altri \expandafter inutili alle righe 214, 253, 257, 263, 346 e 384
@egreg9: grazie della segnalazione, provvederò a correggere quello spazio extra e magari anche gli \expandafter inutili. Grazie mille.
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Può darsi che interessi Nacitekas; può darsi che interessi anche altri frequentatori del forum.Premetto che io non lo farei mai e sono perfettamente soddisfatto di usare TeXShop, il progenitore di TeXworks; tuttavia vale la pena di segnalare che il team di OpenOffice.org, che ha già messo a punto un plug-in abbastanza buono per Writer, che si chiama Writer2LaTeX, sta lavorando su un ulteriore plug-in che vuole inserire nella versione 1.2 del suddetto Writer2LaTeX, e che potrebbe far diventare la componente Writer di OpenOffice.org un succedaneo di LyX. In altre parole Writer verrebbe usato come shell editor e cliccando un opportuno bottone si avrebbe la compilazione con pdflatex e cliccando un altro bottone si avrebbe direttamente la vista del documento compilato.
Chi vuole può scaricare dal sito di sourceforge lo screenshot del plug-in allo stato attuale, per usarlo o per testarlo. Io non l’ho fatto, perché la cosa non mi interessa, ma potrebbe interessare altri.
Invece mi permetterei di consigliare a Nacitekas di non ascoltare il canto delle sirene dei word processor che ti fanno vedere subito quello che stati facendo (magari in modo tipograficamente scorretto).
La forza del mark-up di LaTeX è proprio quella di non vedere subito quel che si otterrà obbligando l’autore a concentrarsi sul testo; poi l’autore può usare i trucchi che vuole per marcare il testo sorgente in modo da evidenziare i sezionamenti; usando certi editor, come TeXmakerX può anche contrarre certi ambienti, in modo da non essere distratto dal loro contenuto; oppure può usare la finestra laterale, contenente la struttura, per navigare rapidamente nelle varie sezioni che sta componendo; lo fanno anche altri editor, ma ho citato TeXmakerX perché, come TeXworks, è multipiattaforma e non è legato a un sistema operativo piuttosto che a un altro; la colorazione diversa per distinguere i comandi dal testo ce l’hanno praticamente tutti gli shell editor decenti; la possibilità di eseguire la ricerca dalla finestra tex alla finestra pdf in entrambi i sensi ce l’hanno pochi shell editor, e trovo che sia una cosa decisamente fondamentale.
Poi, in fondo, si tratta sempre di una questione di abitudine; la cosiddetta rampa di apprendimento molto ripida di LaTeX è una storia priva di valore; riguarda solo il cambiamento di una abitudine da “what you see is all you get” a “what you see is what you mean”.
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Se l’immagine è in formato jpg non puoi usare latex ma devi usare pdflatex; se non puoi o non vuoi usare pdflatex, allora usa il programmino jpegtops (credo che non sia installato di default; cerca con google e scarica dalla rete) e usalo per incapsulare l’immagine bitmap (una foto?) dentro un contenitore eps che poi latex può tranquillamente includere.Sono rari i casi in cui non si possa usare pdflatex; se il tuo problema è che con AdobeReader e WinEdt non riesci ad eseguire la ricerca diretta e inversa con il formato PDF, caricati il visualizzatore PDF SumatraPDF (cerca con google, scarica, installa e configura); vedrai come si lavora bene evitando il dvi e ps e che cose belle poi fare con pdflatex (per esempio usare la microgiustificazione con il pacchetto microtype 8) ) e che non puoi fare con latex.
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Aggiungo:
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\documentclass[a4 paper, 12pt]{article}
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è sbagliato, perché `a4paper` va scritto tutto attaccato.Inoltre stai scrivendo la tua tesi con la classe article? Padronissima, ma se esamini il forum o se esplori le possibilità di pacchetti che ti offre MiKTeX (o qualunque altra installazione) ci sono moltissime altre classi più adatte per scrivere tesi. Visto che ne ho scritta una (non mi faccio réclame da solo e non te ne dico il nome) che è diventata lo standard ufficiale nell’ateneo dove insegnavo, ritengo che l’oportunità di usare una classe specifica per le tesi sia da sfruttare al meglio: c’è solo l’imbarazzo della scelta.
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Senti Enza,
L’attivazione delle sillabazioni nelle varie lingue, specialmente tenendo conto che la sillabazione italiana non è installata di default, dà sempre dei problemi a coloro che eseguono una installazione minima di MiKTeX, e forse anche a quelli che eseguono una installazione massima. Il problema non si pone per chi installa, anche su macchine Windows, la versione TeXlive2009, dove tutte le sillabazioni che LaTeX conosce sono precaricate.Tuttavia tu usi una qualche incarnazione di Windows; nell’angolo in basso a sinistra del Desktop c’è un bottone verde con scritto Avvio oppure Start; oppure invece del bottone verde c’è un disegno; clicca su questo bottone verde o questo disegno e seleziono Programmi; poi seleziona MiKTeX (spero che tu abbia installato il 2.8, non il 2.0 😮 ); poi seleziona MiKTeX Settings poi seleziona Languages, poi spunta l’italiano, poi clicca su OK, poi clicca sul bottone Regenerate Formats (credo che ci sia scritto così, non ho una macchina Windows sotto mano); appena MiKTeX ha finito ri rigenerare i file di formato che sono quelli che contengono i file di sillabazione installati, puoi far girare il tuo pdflatex e vedrai che oltre alle parole correttamente scritte in italiano, avrai anche la sillabazione giusta, e non la sillabazione della lingua inglese; l’inizio del tuo file log non deve più contenere il messaggio che:
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Package babel Warning: No hyphenation patterns were loaded for
(babel) the language “Italian”
(babel) I will use the patterns loaded for \language=0 instead.
`
Il \language=0 corrisponde all’inglese.
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No, anche l’esempio dell’arte ha i filetti separati dalle righe colorate.
In realtà i filetti orizzontali inseriti come fa Lorenzo (correttamente) facendo uso del pacchetto booktab, sono inseriti con comandi \toprule, \midrule, ecc. ognuno di questi comandi inserisce il filetto desiderato, con lo spessore opportuno e con gli spazi bianchi sopra e/o sotto; questi inserimenti non sono eseguiti all’interno del comando “primitivo” di TeX \halign, ma sono eseguiti fuori di esso attraverso il comando \noalign che, per così dire, interrompe la composizione della tabella.Evitando quei comandi, quindi evitando di usare i comandi di booktab, la distanza degli eventuali filetti dal contenuto delle righe è controllato dallo \strut di default nella prima colonna (lo strut di default è grande come una parentesi, ma è invisibile e di larghezza nulla); in molti casi sarebbe opportuno inserire un pilastrino specificato a mano mediante un \rule di larghezza nulla, ma di profondità e altezza specificate (1ex di profondità e 3ex di altezza, rappresentano le dimensioni di un pilastrino piuttosto grande).
Questo pilastrino va messo (con l’altezza o la profondità aumentate ai valori suggeriti o poco diversi,all’inizio di righe che sono precedute e/o seguite da filetti orizzontali; premesso che i soli filetti orizzontali accettabili sono i due superiori e inferiore all’intera tabella, e quello sotto alla riga di intestazione, il comando \rowcolor o l’opzione table per xcolor insieme alla definizione dei colori per le righe dispari o pari (come spiegato nell’Arte) dovrebbero permettere di colorare le righe nella loro interezza, visto che non si userebbe mai implicitamente il comando “primitivo” \noalign.
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No, anche l’esempio dell’arte ha i filetti separati dalle righe colorate.
In realtà i filetti orizzontali inseriti come fa Lorenzo (correttamente) facendo uso del pacchetto booktab, sono inseriti con comandi \toprule, \midrule, ecc. ognuno di questi comandi inseriisc il filetto desiderato, con lo psessore opportuno e con gli spazi bianchi sopra e/o sotto; questi inserimenti non sono eseguiti all’interno del comando “primitivo” du TeX \halign, ma sono eseguiti fuori di esso attraverso il comando \noalign che, per così dire, interrompe la composizione della tabella.Evitando quei comandi, quindi evitando di usare i comandi di booktab, la distanza degli eventuali filetti dal contenuto delle righe è controllato dallo \strut di default nella prima colonna (lo strut di default è grande come una parentesi, ma è invisibile e di larghezza nulla); in molti casi sarebbe opportuno inserire un pilastrino specificato a mano mediante un \rule di larghezza nulla, ma di profondità e altezza specificate (1ex di profondità e 3ex di altezza, rappresentano le dimensioni di un pilastirno piuttosto grande).
Questo pilastrino va messo (con l’altezza o la profondità aumentate ai valori suggeriti o poco diversi,all’inizio di righe che sono precedute e/o seguite da filetti orizzontali; premesso che i soli filetti orizzontali accettabili sono i due superiori e inferiore all’intera tabella, e quello sotto alla riga di intestazione, il comando \rowcolor o l’opzione table per xcolor insieme alla definizione dei colori per le righe dispari o pari (come spiegato nell’Arte) dovrebbero permettere di colorare le righe nella loro interezza, visto che non si userebbe mai implicitamente il comando “primitivo” \noalign.
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Sì, il problema risiede nel meccanismo che usa LaTeX per allocare i registri (contatori, lunghezze, ecc.)
Se si allocano “a mano”, si salta il controllo di LaTeX sul fatto che il numero di quel registro sia superiore a 255 o inferiore a 256, indipendentemente dal pacchetto etex; questo serve appunto per modificare il comando di allocazione con le sue verifiche.
La soluzione di Luigi, inventata da Heiko Oberdiek è la solita magia di Heiko; forse è persino un po’ troppo, ma funziona e aggiunge la formato molto di più della semplice correzione delle verifiche sui registri.
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