Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
::
Mi lascia perplesso il fatto che ITALIAN, nel tuo primo messaggio, e ENGLISH, net tuo ultimo messaggio siano in maiuscolo.
Siccome nelle testatine delle classi standard viene solitamente trasformato in maiuscolo ciò che vi deve apparire, non è per caso che hai scritto qualche titolo di capitolo o di sezione che contenga anche il cambio di lingua?
Se fosse così, togli quel cambio di lingua che non serve a niente, o almeno usa l’argomento facoltativo di \chapter o \section per specificare lo stesso titolo, senza il cambio di lingua; In fondo la testatina è fatta di una sola riga e non è il caso di andare a capo (in questo caso usa un argomento facoltativo più breve) e certamente non ci sono nomi “infix” (Capitolo, Figura, Indice generale, o simili parole in inglese).
::
Redarre è costruito erroneamente sul modello di trarre; entrambi hanno il participio passato che termina con -atto; redatto, tratto. Ma redarre non esiste proprio; il Gabrielli non lo riporta nemmeno; Il Devoto-Oli lo censisce per dire che è di “basso uso”, cioè usato da persone che…Non voglio essere né offensivo, né inutilmente pignolo, ma chi usa LaTeX e gli altri programmi del sistema TeX, ama le cose ben fatte; e la corretta ortografia è una di queste, anche quando si scrive un messaggio al forum. Egreg9 è molto più salace su questi errori, strano che non se ne sia accorto, benché abbia contribuito diverse volte a questo” thread”.
Documentarsi sul dizionario per l’ortografia, documentari in $TEXMAIN/doc/… è una cosa che richiede solo la voglia di farlo; questo vale anche per \glossary (comando standard di LaTeX} sia per \change (comando standard del pacchetto docstrip). È veramente semplice.
Non prendertela troppo; qualche volta sul forum vengono anche segnalati errori, che solitamente le persone che vengono corrette accettano ben volentieri; spero chi sia così anche per te.
::
Hai cercato sul vocabolario di italiano la parola “redarre”?Il tuo quesito è interessante, ma per quanto ci siano nel sito di CTAN diversi pacchetti per marcare le modifiche e/o per redigere una specie di indice delle modifiche, non c’è un solo unico modo per marcare queste cose, e forse dovresti pensare ad un modo diverso per inserire/marcare le annotazioni di modifica. Certamente, per fare quello che vuoi si può usare il comando \glossary, per esempio, ma devi inserire a mano nel suo argomento almeno il numero del comma che deve essere marcato; poi con un opportuno stile di gestione del glossario, puoi lanciare makeindex sul file glo che hai prodotto e infine con una successiva passata avere il “glossario” delle modifiche composto dove vuoi tu.
D’altra parte i manutentori dei pacchetti ufficiali del sistema TeX nei file dtx usano il comando \change e poi quando eseguono latex sul file dtx compongono anche l’indice delle modifiche; quindi, volendo si può usare lo stesso meccanismo. Naturalmente per ottenere l’elenco delle modofiche come vuoi tu, è necessario che il comando \change o il comando \glossary contengano l’informazione giusta; latex non se la può inventare. In compenso questo sistema di \change o di \glossary permette di registrare diverse modifiche successive allo stesso comma: nasta accodare i comandi \change o \glossary, senza cancellare i precedenti relativi allo stesso comma.
::
Ragazzi,
teTeX è fuori manutenzione, credo, dal 2005, certamente nel 2007 era fuori mauntenzione; Debian è sempre un po’ in ritardo con gli aggiornamenti, perché i Debain maintainers sono scrupolosissimi.Ciò non toglie che anch’io, appena ho comprato il mio Mac, ho installato il sistema TeX attraverso Fink; non credo di averlo usato più di un giorno perché era troppo datato. Ho installato il GWTeX e l’ho usato felicemente per un anno, quando poi ho saputo da Wierda stesso che ne avrebbe cessato la manutenzione.
Sono passato allora a TeXlive. Sul Mac questa versione si chiama MacTeX; il pacchetto viene scaricato, per esempio, da CTAN, installato con la facilità di tutti i pacchetti dei Mac e dopo un paio di click avevo tutto il TeXlive 2007 completo e configurato per tutte le lingue di cui il sistema è capace. L’operazione era durata pochi minuti. Via via che erano disponibili, negli anni successivi ho installato TL2008 e TL2009, sempre senza nessun problema con le lingue.Sulla mia scatoletta Ubuntu 9.10 ho preso il disco TL2009 e ho installato il tutto senza nessun problema (anche Ubuntu è un fork di Debian, ma TL funziona benissimo, per cui teTeX può considerasi ufficialmente defunto e sostituito da TL anche per Debian). Tutte le lingue sono attivate di default. L’unica cosa che ho dovuto installare separatamente è stato TeXworks, che, anche se è ancora nella sua versione beta, non ancora stabile, mi pare insostituibile. Sul Mac, invece, questa funzione la svolge TeXShop che fa parte di default della distribuzione MacTeX.
Su un’altra box Windows ho installato MiKTeX 2.8; di default l’italiano non è installato; ma |Start|Programs|MiKTeX28| MiKTeX Settings|Languages permette di selezionare le lingue desiderate e, se si spunta l’italiano e si clicca OK, uscendo dai settings, anche senza cliccare sul bottone della rigenerazione dei formati, vi provvede da solo e li rigenera tutti.
Scrivo spesso (si fa per dire) pattern di sillabazione per diverse lingue, o per testare una nuova versione della sillabazione italiana; con tutte e tre le scatole (Mac, Ubuntu, Windows) non ho nessunissima difficoltà a far girare da amministratore/root i programmi di servizio come fmtutils per un solo formato o per tutti i formati.
Senza formati rigenerati, non funzionano le sillabazioni anche se spuntate nel file languages.dat o nell’altro file languages.def che gestisce il nuovo modo XeTeX-compatibile di gestire i file dei pattern di sillabazione.
Che il programma da usare si chiami initex, o fmtutils, o in un altro modo, i pattern di sillabazione devono andare nel formato, non vengono (ancora) caricati al volo quando se ne ha bisogno (lo farà luatex).
Emiliano, visto che sei un veterano e che sai benissimo che sono un esperto di sillabazione, come mai non hai…
Sapendo che avrete disinstallato la vecchia e gloriosa versione teTeX e caricato una versione moderna del sistema TeX, vi saluto tutti caramente.
18 Aprile 2010 alle 17:19 in risposta a: Font per simboli e grandezze matematiche ad ingegneria #44376::
Se quell’ H a esponente così apparentemente grande ti dà fastidio, puoi scrivere
`
\(
c_r^{\scriptscriptsize H}
\)
`Però la sproporzione nella tua formula non dipende dal font usato, con qualunque altro font gli apici di primo livello sono il 30% più piccoli del font principale e quelli del seocndo livello sono la metà, naturalemente come corpo, non come dimensione finale;
Quindi se componi in corpo 10pt, la tua c è alta 1ex; col Computer Modern poterebbe essere 4.5pt (valore approssimato al vero); in Palatino potrebbe essere di 5pt; mezzo punto vuol dire 1/6 di millimetro e onestamente anche se l’occhio lo distingue, non è facile;
la tua H in corpo 10pt potrebbe essere alta 7pt, ma ridotta nel corpo degli apici di primo livello, diventa di 5pt;; allora metto il mio tipometro sullo schermo per misurare le tue lettere. La H sul mio schermo apare di 66pt, mentre la c appare di 60pt; dunque esattamente nel rapporto 5 a 4.5 che ti ho esemplificato con quelle stime;a c è il 10% più piccola della H.Conclusione: se non puoi cambiare il simbolo H, cambia il simbolo c in C; se proprio vuoi provare con un altro font, prova con il Palatino, ma non aspettarti niente di particolarmente diverso.
Tuttavia il mezzo ci sarebbe per ottenere un risultato migliore (?), nel senso che desideri; si tratta di ridefinire i corpi dei font di testo e di quelli matematici, con valori diversi da quelli della sequenza standard (5, 6, 7, 8, 9, 10, 10.95, 12, 14.4, eccetera); i comandii per fare ciò ci sarebbero, tra i \renewcommand, \DeclareMathSizes, eccetera, ma ho l’impressione che la cura sia peggio del male.
Secondo me, posso sbagliarmi, la soluzione migliore sarebbe quella di evitare simboli maiuscoli ad esponente di simboli minuscoli.
::
Esiste un contatore che limita il numero degli oggetti flottanti in una pagina; guarda nell’appendice dell’Introduzione all’arte il cui link è all’inizio della pagina del forum.Se vuoi essere sicuro che le quattro tabelle stiano tutte assieme, e dato per scontato che siano orizzontalmente troppo grandi per usare uno dei pacchetti per le sotto figure o le sotto tabelle, correggi il tuo codice lasciando solo il priimo \begin{table} e l’ultimo \end{table}; al posto delle righe successive
`
\end{table}
\begin{tabel}
`
inserisci uno spazio verticale o con \bigskip (per esempio) o con \vspace{3mm} (per esempio}.
In questo modo l’unico oggetto flottante contiene le quattro tabelle, ognuna con la sua didascalia numerata progressivamente, per esempio: 11, 12, 13, 14 — insomma come succederebbe con quattro oggetti flottanti table distinti.
::Ho scaricato MiKTex 2.8 per il mio windows 7 e relativo Texwork e ho deciso di dedicare il weekend a capire come funziona il tutto.
Credo di essere in grado di scrivere alcune banalissime righe impostando i comandi base ma i miei problemi nascono con i vari packages…aimé indispensabili per documenti lunghi e complessi.
aimé ahimè; a parte questo piccolissimo dettaglio (da verificare su un dizionario, non fidarti mai di chi ti corregge…) non usare troppi pacchetti all’inizio; vai sul sicuro con le classi standard.
Per facilitarmi l’impresa ho anche provato a scaricare modelli di tesi liberamente disponibili sul web, da modificare poi secondo le mie necessità. Prima di iniziare ad apportare modifiche ho voluto procedere alla compilazione del testo, per vedere se tutto funzionava corretamente, ma ogni volta la compilazione si arresta per via di qualche pacchetto che non viene trovato.
MiKTeX 2.8 è abbastanza versatile e comodo da usare, ma forse ti conviene smontare tutto e rimontare rispondendo che vuoi usare MiKTeX per il solo utente dal quale stati eseguendo l’installazione. Oppure forse sarebbe il caso di controllare che tu, l’unico utente, abbia davvero le prerogative dell’amministratore; non uso più Windows da anni, quindi ho perso la mia pratica, ma fino a XP ci sono arrivato e non ho mai avuto problemi dal dialogo di MiKTeX Settings, da aprire dal bottone che una volta si chiamava “Avvio”, scegliere non solo la linguetta Languages per scegliere le lingue, la linguetta General per ricostruire tutti i file di formato o per aggiornare il database dei nomi dei file che servono al sistema TeX, la linguetta Packages per gestire i pacchetti,
Ho deciso cosi di fare da me, ma anche in questo caso ho comunque bisogno di alcuni pacchetti indispensabili (natbib, fancyhdr, emptypage, etc) che MiKTeX si rifiuta di installare “Windows API error 5: Accesso negato.”….questo nonostante sia amministratore, anzi unico utilizzatore del mio portatile.
Di nuovo siamo nella posizione di autorizzare da amministratore il caricamento di pacchetti “on demand”, quando cioè il file da compilare contiene un rinvio ad un pacchetto che non è ancora stato installato; certo lo si può installare a mano, ma la comodità di installarlo al volo è tale che merita spendere quel poco di tempo per comvincere Win7 a fare quello che tu vuoi, non a convincere te a fare quello che vuole lui!
Inoltre ho anche un problema con le lingue perché babel accetta tutte le lingue da me immesse, che ho anche spuntato nelle opzioni delle lingue ma nella sezione packages/language support, nessuna delle lingue a me necessarie è spuntata e non c’è verso di cambiare questa impostazione.
L’operazione, come detto sopra si esegue spuntando la caselle di fianco al nome delle lingue desiderate dalla cartella MiKTeX Settings, linguetta Languages, e poi ricreando i formati. Da quello che scrivi ho il sospetto che tu non abbia ancora scoperto l’elenco dei programmi che si ottiene da “bottone in basso a sinistra” + Programmi +MiKTeX + MiKTeX Settings con la scelta di operare da amministratore o da utente. Può darsi che io mi sbagli e che tu abbia fatto tutto il necessario, ma il fatto di esaminare la parte packages/language support mi lascia perplesso.
Ho infine anche un ultimo quesito…sperando di non abusare della vostra disponibilità: per inserire caratteri tipici di altre lingue (ğ,ş,ç,ü,ö,ı,ñ,ä,etc) e/o accenti di vario tipo cosa devo fare?
Intanto usa il pacchetto inputenc con una delle opzioni “ansinew”, o “latin1” o “utf8”; TeXworks di default è impostato per utf8, quindi potrebbe essere una buona idea di scegliere quell’encoding, ma dimenticati la portabilità da un PC ad un altro; in teoria utf8 dovrebbe proprio garantire quella portabilità, ma poi la realtà è diversa. Per i caratteri con i diacritici strani che hai indicato, ci sono due vie: (a) usi i caratteri accentati della tua tastiera e, per quelli che mancano dalla tastiera, tieni aperto in una finestrella da tirare su quando ti occorre la Character Map (“bottone in basso a sinistra”, Accessori, Character Map) e di volta in volta seleziona e poi copia il carattere che ti serve; oppure (b) usa i comandi di LaTeX; \` per l’accento grave, \’ per l’accento acuto, \” per la dieresi, eccetera per la moltitudine degli altri accenti o cediglie, ogonek, o altri simboli da mettere sotto al carattere di base; l’elenco completo di questi comandi per accenti si trova in qualunque Guida fra quelle elencate all’inizio della pagina del forum.
Se hai tanti di questi caratteri speciali, usa per il file di uscita un font ricco di questi caratteri speciali e usa l’encoding T1; ti suggerisco di chiamare il pacchetto lmodern con
`
\usepackage[T1]{fontenc]
\usepackage{lmodern}
`Insomma…la cosa si sta facendo molto più complessa di ciò che avevo previsto e spero di trovare presto una soluzione per tutti questi problemi o dovrò desistere e sarebbe un peccato visto le potenzialità di LaTex
Non spaventarti; vedrai che dopo un po’ ci prederai la mano e non potrai più rinunciare ad usare uno strumento come LaTeX per qualsiasi tua pubblicazione, che non sia solamente una lettera burocratica per la quale Word va benissimo!
::
Grazie Enrico; tra l’altro ho provato anche ad usare \MakeUppercase e \MakeLowercase, che dovrebbero essere in grado di convetire in maiuscolo/minuscolo anche i caratteri non ASCII e i caratteri speciali come \ss e \o, ma viene anche peggio; i tuoi \edef e \expandafter, invece, sembrano essere nella sequenza giusta; ora provo nella mia macro vera e vediamo se va.Ciao
Claudio
::
Finché gli overfull vbox o hbox sono così piccoli, non devi preoccuparti; al massimo puoi mettere nel preambolo il seguente codice
`
\hfuzz=1pt
\vfuzz=1pt
`Ricordati sempre che 1pt è circa un terzo di millimetro; 0,6pt sono quindi circa due decimi di millimetro, una quantità difficile da percepire ad occhio nudo, anche se la differenza appare al fondo di due pagine affacciate.
Questi parametri di fuzziness indicano la soglia oltre la quale TeX sputa fuori il messaggio di overful hbox o vbox; se l’eccesso di larghezza o di altezza è inferiore a quella soglia TeX non dice nulla. Vivi tranquilla 😉
::
LaTeX, ConTeXt, PGF e Tikz, sono modi diversi ed equivalenti per generare le tabelle on le scritte in verticale come richiedi;Con tutti, metti le scritte a verticali a sinistra e che si leggano dal basso all’alto.
Con LaTeX usa \cline per i filetti orizzontali che non attraversino tutta la tabella e \rotatebox per girare le scritte. \rotatebox fa parte del pacchetto graphicx.
Dentro \rotatebox puoi ancora usare una \makebox di larghezza specificata, che poi diventerà l’altezza dopo la rotazione, in modo ca centrane il contenuto.
È più facile farlo che raccontarlo; non scoraggiarti . 😉
::
Io ne ho usati un numero abbastanza grande su macchine diverse:
1) Windows: WinEdt (eccellente; ho collaborato fattivamente con l’autore per diversi anni; ora non uso quasi più Windows); LED (l’idea è buona, ma è arrivato tardi); TeXnicCenter (ora è migliorato, ma allora era penoso); Winshell (non mi è piaciuto); TeXmaker e TeXmakerX (entrambi eccellenti); TeXworks (promettente).
2) Linux: Kile (ottimo); emacs (troppo difficile per me); TeXmaker (eccellente); TeXworks (promettente)
3) Mac OS X: TeXShop (molto buono; lo uso sempre, ma potrebbe avere maggiori funzionalità; per altro è ancora l’unico che permetta la ricerca diretta e inversa con i i file pdf, a parte TeXworks); TeXworks (“figlio” di TeXShop; ha qualcosa in più e parecchio in meno, ma è promettente); TeXmaker e TeXmakerX (entrambi ottimi, ma non eseguono la ricerca diretta e inversa con i file pdf).Ora uso abitualmente un Mac; vado su Windows o su Linux solo quando devo controllare qualcosa che potrebbe essere system dependent; di fatto uso quasi sempre TeXShop
::
Ho già scritto questo messaggio ad altri:LEGGI LA DOCUMENTAZIONE
In particolare non confondere Kile, che è semplicemente un editor adatto a comporre i file sorgente per la composizione con LaTeX e il compilatore LaTeX, che è un programma diverso.
Ogni classe va specificata scrivendo
`
\documentclass[opzioni]{classe}
`
all’inizio del file; Kile ed altri editor permettono di impostare subito l’intelaiatura di un file LaTeX scegliendo da un menu; ma questo menu non può contenere l’elenco di tutte le classi disponibili in rete, quindi Kile si limita alle classi standard; ma che cosa ci vuole a scrivere all’inizio del file quel semplice comando, specificando le opzioni desiderate (che dovresti specificare anche con Kile) e il nome della classe che vuoi usare, senza scrivere l’estensione .cls?Quindi, ripeto:
LEGGI LA DOCUMENTAZIONE E NON CONFONDERE L’EDITOR CON IL COMPILATORE
Di documentazione ce ne è fin troppa sia sul tuo hard disk, sia scaricando le guide che compaiono all’inizio di questa pagina del forum.
::
All’inizio della pagina del forum intiolata TeX e LaTeX c`è un certo numero di link; scegli il link di Arte di scrivere con LaTeX; se non ti basta scegli Intruzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX. sono entrambi in italiano; il primo è più scorrevole il secondo un po’ meno.
-
AutoreRisposte