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Ci sono almeno due metodi altrettanto validi:
a) il logo con la denominazione dell’Ateneo; se il logo contiene anche la ragione sociale, questa non va ripetuta nel frontespizio; non perché sia vietato per legge divina, ma perché sarebbe una illogica ripetizione.
b) il logo va nella meta inferiore o anche quasi al piede; molti editori mettono il loro logo al piede; certo un dramma per la scuola, un copione per n dramma, è un’altra cosa , ma…
c) il logo tondo o quadro va nell’angolo superiore sinistro e al centro dello spazio che rimane a desta ci si mette la ragione sociale (il nome della scuola, per esempio.
d) ci sono alcune scuole e alcune università che impongono frontespizi unificati, nel seno che quello che c’è deve essere messo in una certa posizione, in un certo colore, e non si deve deviare da questa disposizione, pena un denuncia di appropriazioe indebita dei simbolidella scuola/università.
e) ecceteraCome vedi ci sono varie disposizioni dei loghi; ci sono aspetti legali; ti suggerirei di chiedere al dirigente quali vincoli ci sono da parte della scuola. In questo modo elimini alcune delle possibilità elencate sopra.
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Hai due possibilità.
1) apri un terminale o prompt dei comandi (comunque si chiami col sitema operativo del tuo calcolatore) ci scrivi dentro il comando texdoc babel-italian, premi il tasto Invio e leggi; Il modulo per l’italaino infatti contiene già di per sé la possibilità di eseguire gli elenchi con lettere latine maiuscole o minuscole, a scelta.
2) usi il pacchetto enumitem e, dopo averne letto la documentazione con il solito texdoc enumitem[/], usile sue funzionalità per configurare il tuo elenco.La soluzione 1) va bene solo se usi pdfLaTeX e se scrivi in italiano; la soluzione 2) va bene sempre, con qualunque lingua e qualunque programma di composizione.
30 Gennaio 2020 alle 13:02 in risposta a: Anomalia nell’output di XeLaTeX con Polyglossia e MacTeX 2019 #117111::
Guarda, non è semplice leggere il codice quando succedono cose di questo genere; recentemente, con un pacchetto che ho scritto io, ho scoperto un errore che produceva uno spazio spurio. Ho tracciato coni comandi del pacchetto trace , limitandomi a due sole righe di codice e mi sono dovuto sbobbare circa 60 000 righe di traccia; per mia fortuna sono riuscito ad individuare l’errore, ma ero facilitato dal fatto che sapevo esattamente che cosa il codice avrebbe dovuto fare; ci ho messo un paio d’ore ma l’ho scoperto e l’ho corretto.
È molto difficile analizzare queste cose quando riguardano codice sono fatto da altri.
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Esiste anche la possibilità di aprire un terminale o prompt dei comandi, comunque si chiami col tuo sistema operativo; ci si scrive dentro il comando texdoc symbols-a, lo si manda in esecuzione e si apre la finestra in cui si può esaminare tutta la sterminata lista di simboli accessibili con LaTeX; di quelli che richiedono pacchetti appositi, viene indicato il pacchetto necessario. Non li ho contati, ma sono molte migliaia; ho solo l’imbarazzo della scelta.In geometria il simbolo di parallelismo si indica in un modo; in elettrotecnica il simbolo di parallelismo si indica in un altro, e via discorrendo.
Ma se non hai voglia di andarti a cercare il simbolo, puoi sempre definirtene uno, che in questo caso è semplicissimo:`\newcommand\parallelo{/\!/}` che produce due barre accostate.
29 Gennaio 2020 alle 11:28 in risposta a: Anomalia nell’output di XeLaTeX con Polyglossia e MacTeX 2019 #117109::
È choaro che non poso provare con Windods e Linux perché non ne dispongo, ma iltuo esempio minimo compilabile funziona perfettamente sul mio Mac con OS 10.14.6 Mojave con tutti e tre i programmi; co XelaTeX e LuaLaTeX i font di default sono i LatinModern nella versione OpenType; cone pdfLaTeX, non avendo specificatonessun pacchetto, sono i Computer modern.Sembra invece che il Mac OS 10.15.0 Catalina, che io non ho, abbia problemi con i font non standard; ricordate le 4 pagine di messaggi che fra tutti ci siamo scambiati su un post di @gregorius? Ho il sospetto che il problema risieda in Catalian.
Ora voglio provare con l’esempio di @Yokanaan, se riesco a ricustruirlo.
[EDIT]
Fatto girare con l’esempio di @Yokanaan, con polyglossia non riesce, mentre con babel viene perfetto. Sempre sul mio Mac.Dunque sembra che l’inghippo dipenda da polyglossia.
La soluzione per @Yokanaan, dunque sarebbe quella di sostituire come segue:`% !TEX TS-program = XeLaTeX
\documentclass[a4paper,twoside,onecolumn,openright,final]{memoir}%\usepackage{polyglossia}
%\setmainlanguage{italian}
%\setotherlanguage{english}\usepackage[english,italian]{babel}
\begin{document}
Ecco che compare questo spazio tra le virgolette e la parola “\foreignlanguage{english}{word}”.
\end{document}`Mettendo le virgolette dentro l’argomento di \foreignlanguage, così`% !TEX TS-program = XeLaTeX
\documentclass[a4paper,twoside,onecolumn,openright,final]{memoir}\usepackage{polyglossia}
\setmainlanguage{italian}
\setotherlanguage{english}
%\usepackage[english,italian]{babel}\begin{document}
Ecco che compare questo spazio tra le virgolette e la parola \foreignlanguage{english}{“word”}.
\end{document}`lo spazio spurio sparisce fra la virgoletta aperta e word, ma lo spazio prima della virgoletta aperta è visibilmente più grande di quello che c’è fra le altre parole; sospetto fortemente, quindi, di \foreignlanguage, versione di polyglossia. E questo è un guaio, perché il curatore di polyglossia “ha altro da fare” (eufemismo…)
28 Gennaio 2020 alle 23:29 in risposta a: Anomalia nell’output di XeLaTeX con Polyglossia e MacTeX 2019 #117106::
Purtoppo è un problema noto co Catalina, l’ultimo OSX (che io per fortuna non ho ancora aggiornato e lavoro ancora con Mojave). Il problema è già stato segnalato.Per ora te la cavi definendo`\newcommand\toglispazi{\csname @killglue\endcsname}` che deve essere inserito subito dopo le virgolette aperte e prima della parola che segue
Poi speriamo tutti quanti che o dal lato MacTeX o dal lato Mac OSX le cose vengano sistemate.
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Stefano, adesso si capisce, on che cosa vuoi fare con quel \falert,, ma perché la riga che lo contiene è spostata a destra; perché gli spazi dopo le graffe aperte e dopo quelle chiuse sono significativi; aggiungi i segni di commento dopo le graffe e il problema sparisce; così:`\newcommand{\falert}{% COMMENTO
\begin{tikzpicture}[remember picture,overlay]
\node[xshift=5mm,rotate=90,anchor=center] at (current page.west) {\faExclamationCircle \, {\footnotesize TESTO SX}};
\node[xshift=-5mm,rotate=90,anchor=center] at (current page.east) {\faExclamationCircle \, {\footnotesize TESTO DX}};
\node[yshift=5mm,anchor=center] at (current page.south) {\faExclamationCircle \, {\footnotesize TESTO CENTRO}};
\end{tikzpicture}% COMMENTO
}
`Ho poi il sospetto che la definizione di \falert sia sbagliata, perché le parti che contengono TESTO SX e TESTO DX credo che siano fuori della pagina. Non entro nel merito perché per disegnare solo un punto esclamativo bianco su un disco nero, io preferisco usare altre cose.
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Benvenuto nel forumSì, i tuoi ricordi di LaTeX sono molto limitati. Il tuo preambolo contiene molte dellecose che qui si sconsigliano di fare, compreso quello di usare \centerline (comando di Plain TeX) e amsfonts senza caricare amssymb che lo carica da solo, ma, essenzialmente, fornsce le macro per accedere a quei simboli in modo corretto.
Anche fancyhdr non è usato correttamente. Se ho capito il tuo problema vuoi lintestazioone con al testata solo sulla prima paigna, mentre dici che non la vuoi nelle pagine successive; in sostanza vorresti fare un documento che assomiglia a una lettera di diverse pagine, con la prima pagina composta su carta intestata.
La classe da usare pertanto non è nessuna delle classi standard (nemmeno la classe letter andrebbe bene); piuttosto ti potrebbe servire la classe letteracdp, fatta apposta per questo genere di documenti. Apri un terminale o prompt dei comandi, comunque si chiami col tuo sistema operativo; scrivici dentro il comando texdoc cdpbundl-doc, ed eseguilo; ti si pare il visualizzatore di file pdf e puoi leggere la documentazione. Non ti preoccupare del fatto che la documentazione si riferisca alle lettere ufficiale di un’associazione; la documentazione ti spiega anche come personalizzare la testata della prima pagina. Sono numerose le persone che ne fanno uso e/o che l’hanno presa a modello per creare le loro carte intestate con una intestazione ridotta sulle pagine successive. Ti consiglio vivamente di conservare un minimo di intestazione anche sulle pagine successive alla prima, specialmente se i documenti che vuoi scrivere hanno un risvolto professionale, come le perizie.
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@LuglioM26, sei un frequentatore di lunga data di questo forum, e dovresti aver letto centinaia di volte che è opportuno allegare un esempio minimo compilabile che col minimo di righe mostri il problema. Ora il tuoe esempio di longtable è minimo, ma non è compilabile, perché manca la classe e un preambolo minimo. Tuttavia il comando \centering è quello che ti produce il problema e non ci vuole, perché agisce solo sulla prima cella dell’unica riga di intestazione.
Ma quel che è peggio, è che il secondo campo è di 14cm = 140mm; ora fati i conti sulle dita; il foglio di carta UNI A4, è largo 210mm; le classi standard hanno margini non inferiori a 25mm ciascuno, quindi ti restano non più di 160mm per la giustezza del testo; se una colonna è larga 140mm, e gli spazi a destra e a sinistra di ciascuna colonna sono ciascuno di 6pt, circa 2mm, e la colonna contiene 4 colonne devi aggiungere 16mm per quegli spazi. Le colonne 3 e 4 contengono le parole VERO e FALSO, mentre la prima colonna contiene una lettera maiuscola, cioè in totale 10 maiuscole, puoi stimare una larghezza complessiva di 5em, che lavorando con un corpo di 12pt, vuol dire circa 2mm per ogni lettera, e se ne vanno altri 20mm. dunque la tabella è larga complessivamente circa 140mm+16mm +2mm =176mm.
Come fanno a stare 176 mm dentro uno spazio non superiore a 160mm?
Come vedi devi ridurre quella larghezza di molti millimetri, probabilmente devi scendere a 120mm o forse 110mm; fai degli esperimenti; ma ricordati di tenere conto anche del contenuto delle celle che nel tuo esempio sono vuote; forse devi ridurre ancora.
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Sì, ha funzionato, ero sicuro.
Quanto ti ha scritto @egreg9 è importantissimo e ti spiega anche perché a te non riusciva di inserire le tue figure con un fattore di scala di 0.6; anch’io raccomando sempre di non usare un fattore di scala ma di usare piuttosto la larghezza o l’altezza della figura. Tuttavia nel tuo caso se con 0.6 funzionava ma con 0.61 falliva era evidente che con 0.61 si sforava di un pelo quella percentuale di pagina di 0.70 che @egreg9 ti ha segnalato.Con l’esperienza queste cose non ti capiteranno più, perché con l’esperienza capirai anche come funziona l’intero meccanismo; con l’esperienza avrai anche meno timore di leggere la documentazione; col tempo potrai procedere svelto senza più trovarti in situazioni che non saprai risolvere; bene inteso a meno che tu non voglia fare esercizi di scalata di sesto superiore… 😀
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Va bene che @robitex è affezionato a lualatex, ma se un file si compila con xelatex, 99 vlte su cento si compila anche con lualatex, mentre non vale il viceversa.
La gestione dei font è leggermente diversa, ma è una cosa che non ha nulla a che vedere con gli altri pacchetti, quindi non preoccuparti della miriade di pacchetti che carichi, di solito non ci sono problemi di compatiiblità e se ci sono con xelatex, ci sarebbero anche con lualatex.Hai due possibilità:
a) passi a XelaTeX o LuaLaTeX come preferisci, e sostituisci la gestione dei font che hai fatto con la compilazione on pdfLaTeX che probabilmente ha usato i font standard in questo modo:
a.1) togli l’istruzione che contiene \usepackage[]{inpuenc} I file sorgente da elaborare con XeLaTeX e con LuaLaTeX deovono essere composti con la codifica Unicode o UTF-8 e quindi non devi modificare niente, rane togliere quella riga, se avevi messo al posto di ::
Sembrerebbe che tu sia caduto in un infinite loop, un ciclo ripetitivo all’infinito.Siccome stai avendo i problemi con l’esecuzione del comando \listoffigures, controlla tutti i comandi \caption che hai messo dentro gli ambienti figure; sii sicuro di avere scritto didascalie brevi; se non sono brevi, sii sicuro di avere usato l’argomento facoltativo di \caption per mandare una didascalia breve a quell’elenco. Ti ricordo che la sintassi di \caption è la seguente`\caption[Didascalia breve]{Didascalia lunga,
formata da diversi periodi e commenti di ogni genere che occupano
molte righe sotto la figura e, benché siano interessanti, non ci stanno
proprio, perché quei commenti vanno messi nella descrizione della
figura nel testo. Non ci si riesce sempre, ma è meglio provarci.`Stia attento che ogni parentesi quadra aperta sia appaiata a quella chiusa, e che ogni graffa apert sia appaiata a quella chiusa, Fai attenzione se ne breve e/o nella lunga, ci sono comandi fragili o comandi in generale; nella breve non deve essercene nessuno; se c’è la breve, nella lunga possono essercene, se non c’è la breve , nemmeno la lunga dovrebbe averne.
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Benvenuto nel forumNon so se esista una pacchetto che faccia quello che desideri, ma so che se sei su un Mac, e usi il suo shell editor TeXShop, lui lo fa esattamente come dici. TeXShop apre anche documenti PDF, che non sono prodotti compilando un documento con uno dei programmi di composizione del sistema TeX. Peccato, se non lavori su un Mac, che TeXShoplavori solo sul Mac.
Non credo che nemmeno i programmi Reader e Acrobat dell’Adobe (l’azienda che hai inventato il formato PDF) lo facciano; però, meglio che niente, sia i programmi della Adobe, sia altri shell edtor di tipo “LaTeX friendly” diversi da TeXShop, possono mostrare a fianco i bookmarks; non è la stessa cosa dell’anteprima, ma è meglio che niente.
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Benvenuto nel forum.Il tuo problema è uno di quelli noti e che vengono richiesti molto frequentemente.
La spiegazione consiste nel fatto che sia la bibliografia sia le liste delle figure, dell’indice, eccetera , contengono al lor interno il comando di apertura \chapter* che, come \chapter, comincia imponendo \thispagestile{plain}. Quindi qulunque altra informazione di stile della pagina tu metta prima di dare il comando \listoffigures o \Bibliogrpahy, o simili comandi, viene automaticamente ignorato temporaneamente, ma agisce solo dopo la prima pagina.
Se proprio vuoi togliere la numerazione devi ricorrere ad un sporco trucco:`…
\newpage\pagestyle{empty}
\begingroup \def\thispagestile#1{}
\listoffigures
\bibliography
…
\endgroup
` Ora al spiegazione diventa la seguente: dopo esserti assicurato di iniziare in una nuova pagina imposti, come hai già fatto, lo stile della pagina a empty. Però prima di dare i comandi per la lista delle figure e di altri simili comandi, disattivi il comando \thispagestyle ridefinendolo come un comando che nonfa niente, se non inghiottire il suo argomento e ignorarlo; siccome la definizione eseguita con \def è locale al gruppo in cui si trova, quando chiudi il gruppo, quella definizione sparisce, e successivamente a questa chiusura \thispagestyle torna a fare il suo mestiere.Come vedi si ratta di uno sporco trucco che non trovi documentato da nessuna parte, se non “a voce” in questo e altri forum.
Perché non è documentato? Perché è una cosa da non fare; se stai scrivendo un testo di una certa lunghezza,come una tesi, o un rapporto o un libro, la posizione della varie parti è la seguente
a) pagina 1: occhiello (facoltativo)
b) pagina 2: bianca (solo se c’è l’occhiello)
c) pagina successiva: pagina del titolo
d) successiva: pagina legale o bianca (copyright, licenze, riconoscimenti di proprietà intellettuali altrui, eccetera)
e) successivamente: indice generale, lista delle figure e/o lista delle tabelle
f) sommario, o prefazione, o presentazione o simili cose introduttive
g) capitoli
h) appendici
i) bibliografia
j) altre cose accessorie come, glossari, liste di acronimi, tavole e figure fuori testo, ecceteraI punti e) e f) possono essere scambiati; tutto fino al punto f) si chiama parte iniziale, e di solito è composta tutta in stile plain; la parte successiva fino alle appendici se sono più di una, oppure solo i capitoli, si chiama parte principale, e di soito è composta in stile headings; la parte successiva da un’unica appendice fino alla fine è la parte finale e può essere composta sia con stile headings sia in stile plain; dipenda da che cosa contiene; Di solito le sezioni che cominciano su una nuova pagina (comandi \chapter o \chapter*) non vengono numerate sia nelle parte iniziale sia in quella finale, di solito se non si fa niente in merito, queste cose non numerate non appaiono nell’indice.
Tuttavia la classe book dispone dei comandi \frontmatter (per inizare la parte iniziale) \mainmatter per iniziare la parte principale, e \backmatter per iniziare la parte finale. Nelle parti iniziale e finale la numerazione viene tolat con un meccanismo interno, non con l’asterisco, quindi gli oggetti di queste parti se vengono iniziate con \chapter (ma non con \chapter*) vanno a finire nell’indice generale; ovviamente non l’indice stesso, perché se stai cercando qualcosa nell’indice, non hai bisogno di sapere dov’è. MA di tutte le altre cose importanti hai bisogno di sapere a che pagina cominciano; ma se cancelli il numero di pagina nella loro pagina, come fai a trovarle? Ecco perché è fortemente sconsigliabile togliere il numero di pagina dalla pagina iniziale dei capitoli espliciti (quelli che cominciano con un tuo comando \chapter) o implciti (quelli che cominciano con \listoffigures, \bibliography, e simili altre cose).
Quindi riconsidera il fatto di voler togliere quei numeri e comporre tutte quelle sezioni in stile empty; non riusciresti più a trovare le pagine giuste,e dovresti sfogliare tutto il testo; se poi fai una versione da leggere a schermo, non puoi navigare nel documento con i click del mouse, perché il pacchetto hyperref non saprebbe che cosa associare a numeri di pagina inesistenti.
Concludendo: ti ho detto come fare, ma ti sconsiglio di farlo; la scelta è tua.
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