OldClaudio

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  • in risposta a: informazioni sull’utilizzo di TexMaker #117073
    OldClaudio
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      Davi.Marti” post=117498Premetto che non so niente su LaTeX ma mi è stato consigliato per motivi scolastici e mi è stata consigliata questa guida e io ho provato a fare un documento come citato al capitolo 3 seguendo paro paro le azioni spiegate come visto nel file .tex allegato fatto da me, ma inserendo il comando xdvi primo.dvi non succede niente spero nella risposta di qualcuno
      Grazie

      Benvenuto nel forum.

      Purtorppo si vede dall’esempio che hai allegato che non hai letto niente su LaTeX, o che quel poco che hai lettto non ti è assolutamente chiaro.`\documentclass[a4paper,11pt]{article}

      \usepackage[latin1]{inputenc}
      \usepackage[italian]{babel}

      \begin{document}
      This is TeX, Version 3.14159 (C version 6.1)
      (primo.tex
      LaTeX2e <1995/12/01> patch level 2
      Hyphenation patterns for english, english, italian, loaded.
      (/opt/TeX/texmf/tex/latex/base/article.cls
      Document Class: article 1995/12/20 v1.3q Standard LaTeX document class
      (/opt/TeX/texmf/tex/latex/base/size11.clo))
      (/opt/TeX/texmf/tex/latex/base/inputenc.sty beta test version
      (/opt/TeX/texmf/tex/latex/base/latin1.def))
      (/opt/TeX/texmf/tex/generic/babel/babel.sty
      (/opt/TeX/texmf/tex/generic/babel/italian.ldf
      (/opt/TeX/texmf/tex/generic/babel/babel.def)))
      No file primo.aux.
      [1] (primo.aux) )
      Output written on primo.dvi (1 page, 344 bytes).
      Transcript written on primo.log.
      \end{document}`Non so dove tu abbia preso questo documento sorgente; sembra copiato da un file .log.
      Se l’hai copiato da qualche parte, si tratta roba vechia di anni; quindi il luogo dove l’hai preso non è attendibile.

      Vediamo insieme alcuni commenti.

      a) Quel [tt]This is TeX, Version 3.14159 (C version 6.1)[/tt] fa risalire quel codice a una decna di anni fa. Ora la versione è [tt]This is pdfTeX, Version 3.14159265-2.6-1.40.20 (TeX Live 2019)[/tt] Non badare al fatto che citi pdfTeX e non TeX. Oggi il motore che davvero interpreta il codice è sempre pdfTeX, perché è diventato il motore di default anche quando si vuole comporre qualcosa con LaTeX.
      b) La codifica latin1 non si usa più oggi; da quando esistono anche i motori XeTeX e LuaTeX per interpretare il codice, la codifica da usare è UFF-*, e l’opzione da specificare è [tt]utf8[/tt]
      c) Per comporre testi con i caratteri accentati e non avere problemi con la divisione in sillabe scadente o mancante, si devono usare font con la codifica T1, se usi come motore pdfTeX, o non si deve usare la specificazione di nessuna codifica se si compone usando come motore XeTeX o LuaTeX, perché sono capaci di usare direttamente o font OpenType che soddisfano alla codifica UTF-8. Questo dei font OpenType (per XeTeX e LuaTeX} e della codifica di default UTF-8 è in vigore occhio e corce dal 2006; per il motore di composizione pdfTeX questa è la codifica assunta di default da pdfTeX dal 2018
      d) il fatto che in quel file sorgente ci sia scritto [tt]LaTeX2e <1995/12/01> patch level 2[/tt] conferma che si tratta di materiale vecchio di più di 20 anni.

      Domanda: da dove hai preso quel miserevole esempio minimo compilabile?

      Ora veniamo alla tua domanda.

      d) Devi dire su che macchina lavori, con quale sistema operativo e quale distribuzione del sistema TeX hai installato e quando l’hai installata; spero che tu non abbia copiato una vecchia versione da un amicoo da un conoscente. Il sistema TeX è nato nel 1978, quindi sembra vecchissimo, ma (forse) unico fra i vari software gratuiti, è vivo e vitale ancora oggi, anzi lo è ancora di più recentemente. La distribuzione TeX Live. Cerca nel sito internazionale del TeX Users Group (TUG) come scaricarne una versione recente; questa si può generalmente installare su qualsiasi macchina e con qualsiasi sistema operativo, a meno che non sia vecchia. Esiste anche la distribuzione MikTeX. Cerca in rete la frase MikTeX Downoload. In teoria esisterebbero di MikTeX versioni per Windows, Mac e Linux, ma su Windows funziona bene, mentre sulle altre piattaforme è incompleto e non ha le stesse funzionalità. Secondo me sarebbe da preferire TeX Live perché dispone di un applicativo per aggiornarlo volendo anche tutti i giorni; io aggiorno più o meno ogni settimana e ogni volta trovo alcune decine di pacchetti da aggiornare e una mezza dozzina di pacchetti nuovi. Anche MiKTeX si può aggiornare, ma l’operazione è più macchinosa e comunque non procede di pari passo con quella di TeX Live, che comunque resta la fonte primaria anche per il curatore di MikTeX.

      e) Texmaker non è male ma secondo me sarebbe preferibile usare un suo discendente che si chiama TeXstudio che vien aggiornato più frequentemente e, sempre seocndo me, funziona meglio. Ma non è una questione di vita o di morte; sono molto simili; se usi un Mac, l’installazione della distribuzione MacTeX ti mette su disco sia TeX Live, sia un bellissimo editor TeXShop, sia alcuni altri applicativi per il Mac, tra i quali “TeX Live Utility.app” che permette di aggiornare TeXLive con una interfaccia grafica specifica per il Mac.

      f) Usando Texmaker, non cliccare mai l’icona LaTeX per comporre, ma, apri il menù Composizione e scegli pdfLaTeX; poi alla fine della composizione clicca sull’icona View (ti sto dicendo questi nomi a memoria, perché sono passati una decina d’anni dall’ultima volta che ho usato Texmaker) e ti si apre il visualizzatore del file pdf che hai prodotto.

      g) Ma per finire e non annoiarti ulteriormente, clicca sulla sezione Documentazione di questo forum; ti si apre un lungo elenco di guide iniziali, generali, particolari, tematiche e altri file che puoi scaricare a tuo piacimento; scegliti una guida iniziale, epr esempio L’Arte di scrivere con LaTeX e leggine subito i primi 4 o 5 capitoli, tanto per sapere con che cosa ti accingi ad usare; poi sfoglia il resto, senza scendere troppo nei dettagli; esamina sia l’indice generale e l’indice analitico per imparare a navigare in quella guida; in seguito consultala andando direttamente al paragrafo giusto servendoti degli indici o addirittura al capoverso giusto servendoti dell’indice analitico; tutte queste cose sono fornite di collegamenti ipertestuali (hyperlink) e con un click vai avanti e indietro a cercare tutte le cose che ti interessano. Ti basta un visualizzatore di file PDF, che probabilmente hai già installato nella tua macchina.

      Ricordati che siamo sempre qui; ma per favore, prima leggi e impara ad usare sia Texmaker (o un alro editor) e il sistema TeX; in fondo questo sistema ti consentirebbe di scrivere anche in mongolo, ma credo che ti basti molto meno. Non ti preoccupare che la documentazione relativa al mongolo sia scritta in mongolo…:lol:

      in risposta a: Problema con itemize e theorem #117070
      OldClaudio
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        Cero i maiuscoli sono già impegnati, ma i maiuscoletti no.
        Il fatto che molti usino le lettere minuscole non vuol dire che si possano usare sempre; le i senza puntino sono state inventate verso la fine del XVII secolo. nel XṾI si usava la i senza puntino e forse era accettabile. ma cosa ne dici di questo numero romano mdli (a fronte di MDLI) quando la M dei romani era in verità scritta anche come una specia di segno di infinito (l’ho visto nelle tavole eugubine, esposte nel museo del Palazzo dei Consoli a Gubbio,dove ci sono in parallelo degli scritti latini ed etruschi). Comunque il mio è un consiglio, non è un ordine.
        In un testo tutto corsivo in inciso in corsivo ci sta con le parentesi corsive; Nell’etichetta di una enumerazione, che comunque non mettere in corsivo, non siamo nel mezzo del testo,ma stiamo scrivendo un’etichetta per identificare un enunciato; l’etichetta non fa parte del testo.
        Il giudizio negativo di egreg9 in merito a \phantom è importante; cerca di capire perché quel comando non funziona e fa sparire la prima etichetta. Riguarda, fra l’altro il modo verticale e quello orizzontale e anche quello matematico. Vai a vederne la definizione nel file latex.ltx.

        Incidentalmente; il tuo preambolo contiene la chiamata a molti pacchetti e contiene molte abbreviazioni di comandi e alcune di ambienti. Spero che tu abbia verificato di aver caricato solo i pcchetti che ti servono e di non aver dulicato le chiamate esplicite o implicite. Per esempio se tu avessi raccolto le chiamate in gruppi più o meno omogenei avresti notato di aver chiamato sia amsfonts sia amssymb. Siccome amssymb chiama amsfonts, la chiamata esplicita di questo pacchetto è superflua. Non ho verificato tutto, ma siccome parto dal presupposto che tu abbia caricato tutto a ragion veduta, ti pregherei, per la tua comodità, di raccogliere le chiamate in gruppi omogenei; metti tutte le definizioni e più ancora le ridefinizioni in fondo al preambolo, prima di \begin{document}. Ti aiuterà moltissimo in futuro se prederai questa buona abitudine. Inoltre fai atttenzione quando ridefinisci gli ambienti; per esempio se ridefinissi l’ambiente environment (nome a caso) e lo chiamassi solo con il comando \benv, e corrispondentemente chiamassi la sua chiusura \Eenv, avresti la comodità di usare comandi più semplicim ma ancora con una certa dose di mnemonicità. Tuttavia se l’ambiente environment facesse certe cose che dipendono dalla presenza esplicita di \end{environment} il tuo ambiente non potrebbe più funzionare. Ho fatto solo un esempio, solo per metterti in guardia per quando ridefinisci gli ambienti e/o sostituisci i comandi di apertura e di chiusura con macro più corte da scrivere. Fra gli environment ch cercno la riga esplicita di fine, c’è sicuramente l’ambiente verbatim; non lo stai usando, ma te lo dico solo perché come quello ce ne potrebbero essere altri, e se non ne studi dettagliatamente la definizione originale puoi combinare pasticci strani. Piuttosto metti quasi tutto il tuo lungo preambolo in un tuo file .sty e(per esempio, MyStyle.sty) e caricalo con \usepackage{MyStyle}; il preambolo del tuo documento rimane più pulito e semplice da tenere in ordine; Il pacchetto .sty ha la prerogativa che puoi usare @ come se fosse una lettera dell’alfabeto e quindi non hai bisognodi usare \makeatletter e \makeatother; infatti tu ridefinisci neltuo attuale preambolo una macro il cui contenuto contiene @ e lo fai prima di aver dichiarato \makeatletter; quindi se usi quella nuova macro, al momneto di usarla ottieni messaggi d’errore che non riesci a decifrare, perché palano di un fantomatico space factor che tu non ti sei mai sognato di impostare.

        Scusa la lunghezza del messaggio; ma visto che non sei un Newbie, ma n TeXuser con una certa esperienza, devi diventare un poco più esperto con le tue definizioni e ridefinizioni.

        in risposta a: Problema con itemize e theorem #117066
        OldClaudio
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          Veramente nell’immagine, vedo solo che il primo “bullet” dell’elencazione semplice non appara, più che essere sovrapposto.
          Tuttavia mi pare che tu stia usando itemize in modo improprio. Vedi PostSciptum
          Mi spiego meglio; se tu numeri con numeri romani minuscoli corsivi fra parentesi tonde, non stai componendo una lencazazione semplice, ma una enumerazione. Le due cose nella letteratura tecnico scientifica sono due cose distinte anche grammaticalmente; Cerca qui nella sezione ArsTeXnica, quel fascicolo di una prile di tre o quattro annni fa che contiene la traduzione di un articolo scritto da un professionista della scrittura tecnico-scientifica. Gli elenchi puntati, quelli che si fanno con itemize, fanno parte del discorso del periodo che precede l’elencazion quindi non hanno mai l’inio con la lettera maiuscole e nessun item termina col punto fermo, se non l’ultimo e se e solo se il periodo che precede l’elenco prosegue dopo l’elenco; l’enumerazione, cioè quella che si compone con eneumerate, invece non fa parte dell’enunciato che la precede e e nemmeno dell’enunciato che la segue; tutti gli item cominciano con la maiuscola e terminano col punto fermo.

          Inoltre i numeri romani minuscoli sono orrendi, e non hanno nulla a che vedere con gli antichi romani che erano gli inventori della loro numerazione; personalmente uso i numeri romani, ma solo maiuscoletti. In ogni caso le parentesi che racchiudono del testo in corsivo devono essere diritte e non oblique come il corsivo. Non ti sto raccontando delle mie manie tipografiche, ti sto riferendo quanto ho studiato e ho appreso dai professionisti; è vero che nessuna regola tipografica è un dogma di fede, e sapendo quello che si fa, la si può anche violare, tuttavia…

          Venendo dunque al punto, usa enumerate; configura il richiamo numerico come ti pare, ma fallo usando le personalizzazioni mediante le funzionalità del pacchetto enumitem; siccome il pacchetto fa un mucchio di cose, è necessario leggere con attenzione la documentazione del pacchetto (apri un terminale, dài ed esegui il comando texdoc enumitem e leggi). Le opzioni per cambiare il modo di scrivere il numero sono tutte da appendere al comando di apertura, quindi non devi mettere nessun argomento opzionale dopo \item; è anche comodo per semplificare l’input del corpo dell’enumerazione; se poi devi cambiare lo stile, devi cambiare solo l’opzione e non cambiare tutto quello che fanno i numerosi \item.

          [PS] Ho riguardato meglio il tuo lungo preambolo e il codice dell’esempio incriminato, dove usi enumerate, ma nel testo del tuo messaggio parli di elenchi puntati; quindi, colpa mia che sono stato frettoloso, e ho scritto cose relative a itemize che sono valide,ma fuori luogo. Valgono tutte le raccomandazioni, in particolare di usare il pacchetto enumitem.

          in risposta a: Disegnare cuore in LaTeX #117064
          OldClaudio
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            Che ne dici di questo? Se vuoi il solo contorno, togli l’asterisco dal comando \Curve; questo piccolo codice richiede solo l’uso del pacchetto curve2e. Le dimensioni che qui sono impostate di 4cm (8mm moltiplicato 5) possono essere modificate a piacere, ma se si prende un valore troppo piccolo il disegno può venire indistinguibile da un cuore.`\documentclass{article}
            \usepackage{curve2e}
            \begin{document}
            \begin{minipage}{0.7\textwidth}
            \unitlength=8mm\relax
            \begin{picture}(5,5)
            \color{red}%
            \linethickness{1.5pt}\roundcap
            \Curve*(2.5,0)<0.1,1>(5,3.5)<0,1>%
            (4,5)<-1,0>(2.5,3.5)<-0.1,-1.2>[-0.1,1.2]%
            (1,5)<-1,0>(0,3.5)<0,-1>(2.5,0)<0.1,-1>
            \end{picture}
            \end{minipage}
            \end{document}
            `Secondo me la cosa migliore sarebbe di compilare con pdflatex questo piccolissimo esempio con la classe standalone, in modo da salvare il solo cuore in formato PDF col nome cuore.pdf. Una volta che hi salvato questo minimo file pdf in una cartella che sia raggiungibile da LaTeX, (oppure lo ricopi ogni volta nella tua cartella di lavoro del documento nel quale lo vuoi usare) lo inserisci nel documento nel quale lo vuoi mettere scrivendo solo [tt]\includegraphicx[width=…]{cuore}[/tt] sostituendo i puntini con una dimensione qualsiasi che ti faccia comodo. Il comando \includephics con i suoi argomenti può essere messo dove si vuole, non solamente dentro un ambiente figure, quindi sei liberissima di metterlo dove vuoi.
            Gli esempi che hai visto su stackexchange sono bellissimi, ma richiedono non poche conoscenze nel caso che uno voglia fare delle modifiche. Qui invece lavori, praticamente con le sole risorse di LaTeX e una sola macro \Curve definita dal pacchetto di estensione curve2e; ma l’importante è che non hai bisogno né di ambienti pspicture né di ambienti tikzpicture, né di una miriade di pacchetti che pstricks e tikz caricano dietro le quinte, ingombrando la memoria di cose superflue per un disegnino così semplice, Incidentalmente questo disegnino non è altro che una piccola modifica di quello contenuto nella documentazione di curve2e.

            in risposta a: Testo su due colonne (pacchetto paracol) #117058
            OldClaudio
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              Non ho mai provato, perché mi sono sempre accontentato di \null; in fondo non ho mai scritto cose più lunghe di una decina di pagine, quindi con un numero di capoversi paralleli dell’ordine della cinquantina; di cui solo qualcuno necessitava di una istanza o due di \null.

              Però il discorso di paracol, se ben ricordo consiste nel emettere una riga alla volta le due colonne parziali di due capoversi paralleli che prima vengono memorizzati in due scatole verticali; poi vengono svuotate una riga alla volta; verso la fine c’è un test che controlla se l’una e/o l’altra scatola verticale è vuota e se una delle due non lo è, questa solamente viene svuotata in blocco (le ultime una o dei righe, in generale) però sempre una riga alla volta, per consentire il parallelismo anche dopo un salto di pagina che coinvolgesse l’una o l’altra colonna. Potrebbe essere possibile ridefinire questa macro in modo da sostituire i comandi di fine capoverso da emettere dopo un paragrafo della seconda colonna. Onestamente non me la sento di spendere una mezza giornata per cercare di definire questa macro (mezza giornata, perché sto diventando molto lento a causa anche di una incipiente disgrafia che mi fa commettere molti errori di digitazione, errori che forse sono normali refusi nel testo, ma non sono accettabili nel codice).

              Tuttavia il problema che lamenti sembra sia già risulto dal pacchetto parallel, perché consente di definire le larghezze delle due colonne; giocano sul quel parametro (con la colonna per l’italiano leggermente maggiore di quella per l’inglese) dovrebbe essere possibile dopo qualche tentativo trovare le larghezze giuste dove in un colpo solo tutti o la grande maggioranza dei capoversi sono davvero paralleli. i pochi capoversi che rimangono disallineati si aggiustano con \null.

              in risposta a: Testo su due colonne (pacchetto paracol) #117056
              OldClaudio
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                samiel” post=117482grazie mille per la segnalazione. scaricato il libro, in serata vedo quel paragrafo.

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                spero sia legale, cmq:
                LaTeX Hacks

                Non so se sia legale; io l’ho ricevuto da un membro del GuIT; personalmente non l’ho mai scaricato dalla rete, ma era un allegato ad un messaggio.

                in risposta a: Testo su due colonne (pacchetto paracol) #117054
                OldClaudio
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                  Be’ è chiaro che qualche intervento manuale lo devi fare; la lunghezza di un testo in italiano di solito è maggiore del corrispondente testo inglese, quindiil numero di righe è 9quasi) sempre diverso. Forse te la puoi avere con una sola macro che definisci mediante l’uscita da una collonna e l’emtrata nell’altra,in mod cje puoi inserire questa macro per separare i capoversi e riallineare le due traduzioni. oppure aggiungi incod al capovero più corto uno opiù comandi \null che inseriscono ciascuno una riga vuota se operano in modo verticale, quindi lasicndo una riga banca fa la fine di un capoverso da llungare e il [rimo \null da aggiungere.

                  Visto che conosci il tedesco, prova a scaricati il testo di Anselm Lingnau, LaTeX Hacks, Tips un Techniken für professionellen Textsatz, pubblicato da O’Reilu. Sembra che ce ne sia una versione PDF completa in rete. Nel capitolo 1 paragrafo 10 parla di Polyglotter Parallelismus. È proprio l’argomento che ti interessa sono 5 pagine in tutto, ma sonomolto di più di quello che si può scrivere in un messaggio di questo forum (ammesso che io sia capace di farmi un’idea di qualcosa di scritto in tedesco).

                  in risposta a: Testo su due colonne (pacchetto paracol) #117052
                  OldClaudio
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                    Le divisioni in sillabe del testo inglese sono più delicate di quelle del testo italiano; aiutati con dei comandi \- e/o aumenta considerevolmente i fattori di tolleranza richiesti per la sillabazione, per esempio porta \tolerance al valore 2000 e \pretolerance al valore 1000; la sillabazione è spiegata succintamente nella giuda tematica Il LaTeX Reference Manual commentato nella sezione delel guide tematiche della Sezione Documentazione di questo forum; e abbastanza diffusamente in un apposito capitolo della GuidGuIT Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX.

                    in risposta a: Struttura layout #117049
                    OldClaudio
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                      Benvenuto nel forum, Davide.

                      Il tuo messaggio trova quasi tutte le risposte nella guida tematica dedicata al page layout; la trovi enna sezione Documentazione di questo forum.

                      L’unica cosa che forse non hai letto o misurato bene nel testo pubblicsto da Einaudi e che vorresti duplicato è il font di 2mm. I corpi font non si misura in millimetri, ma in punti tipografici; se tieni presente che un punto vale approssimativamente un terzo di millimetro, il tuo font sarebbe di corpo 6pt; cioè piccolo quasi quanto la stampa dei bugiardini che accompagnano le confezioni di medicinali, o della clausole dei contratti delle assicurazioni RC auto.
                      Fra le guide tematiche ce ne è anche una sui font; te la consiglio vivamente, anche eprché il layout della pagina dipende anche dal font che usi.
                      Dopo che ti sarai documentato su queste due guide tematiche, scoprirai che confezionarsi il proprio layout non è così difficile e non avrai mai più bisogno di ricorrere a template preconfezionati.

                      in risposta a: Testo “Multicolor” #117044
                      OldClaudio
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                        Dipende da quale classe usi per la presentazione, tuttavia da qualche parte, malamente nascosto in un pacchetto il cui nome non c’entra niente, ci sono le “icone” con tutte le bandiere. Quindi il tuo problema si risolverebbe in modo semplicissimo se usassi le bandierine già disponibili. Se non riesci a trovare il pacchetto misterioso (onestamente dovrei cercare per alcune ore per dirti il suo nome), con le bandiere italiana e spagnola, la soluzione con l’ambiente picture e il pacchetto color, è semplice; puoi anche comporti le bandiere separatamente usando la classe standalone, e salvando il risultato di ciascuna bandiera con il nome giusto, tipo bandiera-it.pdf e bandiera-es.pdf, in modo che importi l’uno o l’altro disegno in corrispondenza del blocco dove scrivi l’enunciato nella lingua corrispondente. A me sembrerebbe ancora meglio; anche perché se usi l’ambiente picture (o, se preferisci TikZ) il risultato è vettoriale e sei sicuro che puoi ingrandire o ridurre il disegno senza perdere nessuna qualità; col bianco della bandiera italiana sarebbe utile il contorno sottile disegnato in nero. Conla bandiera spagnola non sarebbe necessario, ma per omogeneità lo metterei anche in quella; inoltre non hai bisogno dello sfodo grigio o colorato.

                        in risposta a: Testo “Multicolor” #117042
                        OldClaudio
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                          Benvenuto nel forum.

                          Certo è molto faticoso specificare \textcolor per ogni lettera, anche se il motivo è valido.

                          a) Spero che tu scriva queste lettere su uno sfondo adeguatamente colorato, altrimenti le lettere baianche non si vedono; quindi lo sfondo può essere nero o con qualche colore diverso dal rosso e dal verde, sufficientemente scuro da fare contrasto. Se non fosse così, il tuo problema si complicherebbe moltissimo, perché dovresti comunque tracciare il contienro della tua lettera; mi pare che esista un pacchetto che fa questa cosa, ma anche l’uso di questo pacchetto complicherebbe ulteriormente il tuo problema.

                          b) Puoi ridurre di tre volte il tuo problema se ti definisci una macro come questa`
                          \newcommand\tricolore[3]{\textcolor{green}#1\textcolor{white}{#2}\textcolor{red}{#3}}`da usare così`\tricolore ITA\tricolore LIA` senza graffe; se devi scrivere una parola che non ha un numero di lettere multiplo di tre, le lettere mancanti le sostiuisci conun gruppo vuoto[tt]{}[/tt]; per esempio per scrivere “oldClaudio” useresti [tt]\tricolore Old\tricolore Cla\tricolore udi\tricolore o{}{}[/tt].

                          c) Forse si potrebbe andare su un’unica macro che sfrutti \detokenize e \scantokens, ma qui andiamo nel difficile.

                          d) Pensaci bene: se devi scrivere poche parole, anche riducendo per tre la fatica, può andare,ma se devi scrivere un’intera frase esamina bene se i validi motivi sono davvero validi. Ricorda che LaTeX è un programma di composizione tipografica, non un programma di disegno per costruire manifesti, reclame, depliant propagandistici e simili cose; magari ci si riesce anche, ma con grandissima fatica, perché non è la sua ragion d’essere.

                          in risposta a: Tabella personalizzata #117040
                          OldClaudio
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                            fox96″ post=117464Ringrazio ad entrambi!
                            Ho trovato più comodo usare il secondo metodo suggerito, quello di OldClaudio perché più intuitivo e meccanico.

                            Ho una domanda a riguardo, siccome delle linee mi si sovrappongono creando uno spessore più marcato, c’è la possibilità di rendere lo spessore omogeneo?

                            Scusa, ma “Ringrazio ad entrambi” ti pare corretto? L’uso del “dativo” è dialettale. Con i verbi trransitivi non si usa mai la preposizione “a” o “ad” (nemmeno articolata) quando si scrive in italiano. Scusa se te lo faccio osservare, ma di solito qui nel forum, non solo io, segnaliamo questo genere di errori.

                            Veniamo al tuo caso: si, hai ragione; mettendo tante \frambox adiacenti, il loro bordi non si allineano perché ho letto il codice nel nucleo di LaTeX e il modo che viene usato per mettere il bordo non tiene conto del suo spessore. Il codice che ti metto qui sotto evita l’errore, ma bisogna caricare anche il pacchetto pict2e e definire la macro \Bordo, oltre che ad aggiungere a mano il bordo stesso; Volendo si potrebbe creare una macro, \CellaConBordo, in modo da non dover ripetere alcuni degli stessi dati due volte, bisognerebbe ricorrere a una definizione con gli argomenti delimitati, che certamente non fa parte delle conoscenze di un utente “normale”. Oppure bisognerebbe eseguire una definizione normale con tutti gli argomenti racchiusi fra graffe, e verrebbe a mancare la distinzione fra le coordinate dei punti e dello spigolo superiore destro, con la possibilità di confondere la loro posizione e quindi di commettere continuamente degli errori, dimenticando un argomento o dimenticando delle graffe. Comunque, ecco il codice:`\documentclass[12pt]{article}

                            \usepackage{pict2e}
                            \newcommand\Bordo[2]{{\linethickness{1pt}\polygon(0,0)(#1,0)(#1,#2,)(0,#2)}}

                            \begin{document}

                            \begin{figure}
                            \unitlength=0.01\textwidth
                            %\fboxrule=1.6pt
                            \begin{picture}(100,50)
                            %\linethickness{1pt}
                            \put(0,0){\makebox(100,50){}}\put(0,0){\Bordo{100}{50}} % per il rettangolo esterno
                            \put(0,43){\makebox(100,7){\bfseries OTTICA DEL MERCATO}}\put(0,43){\Bordo{100}{7}} % per la scatola con il titolo
                            \put(0,0){\makebox(15,43){RO}}\put(0,0){\Bordo{15}{43}}
                            \put(15,26){\makebox(19,17){AMI}}\put(15,26){\Bordo{19}{17}}
                            \put(15,14){\makebox(19,12){AMT}}\put(15,14){\Bordo{19}{12}}
                            \put(15,7){\makebox(19,7){ACC}}\put(15,7){\Bordo{19}{7}}
                            \put(15,0){\makebox(32,7){RON}}\put(15,0){\Bordo{32}{7}}
                            \put(34,7){\makebox(13,13){PF}}\put(34,7){\Bordo{13}{13}}
                            \put(47,0){\makebox(10,20){RAN}}\put(47,0){\Bordo{10}{20}}
                            \put(57,17){\makebox(13,3){OF}}\put(57,17){\Bordo{13}{3}}
                            \put(57,0){\makebox(13,17){RR}}\put(57,0){\Bordo{13}{17}}
                            \put(70,10){\makebox(15,7){RB}}\put(70,10){\Bordo{15}{7}}
                            \put(70,0){\makebox(15,10){RI}}\put(70,0){\Bordo{15}{10}}
                            \put(85,6){\makebox(15,4){OT}}\put(85,6){\Bordo{15}{4}}
                            \put(85,0){\makebox(15,6){RE}}\put(85,0){\Bordo{15}{6}}
                            \end{picture}
                            \caption{Tabella}\label{fig:tabella}
                            \end{figure}

                            \end{document}`Per creare una macro con argomenti delimitati bisognerebbe definire`\def\CellaConBordo(#1,#2)(#3,#4)#5{%
                            \put(#1,#2){\makebox(#3,#4){#5}\put(#1,#2){\polygon(0,0)(#3,0)(#3,#4)(0,#4)}}}`da usarsi, per esempio, così
                            `\CellaConBordo(70,10)(15,10){RI}`È vero, non si tratta di una macro complicatissima, ma non ne trovi la sintassi, se non nel TeXbook. Inoltre non permette di specificare i parametri di allineamento per il contenuto della scatola indicato con l’argomento #5. Per una soluzione valida sempre e magari utile per sostituire la definizione di \framebox del nucleo di LaTeX, bisognerebbe ricorrere alle definizioni avanzate del pacchetto xparse. Ma qui esuliamo dal tuo problema e finiremmo con il costruire qualcosa che renderebbe il tuo problema più complicato rispetto a quello che puoi ottenere con TikZ.

                            Però, se compili l’esempio minimo che ti ho dato, vedi che i bordi delle scatole sono davvero tutti uguali; se non ti sembrano tali nel visualizzatore PDF del file compilato, questo dipende dalla risoluzione relativamente bassa dello schermo, come ti ha spiegato @robitex. Ma se ingrandisci l’immagine della schermata di tre o quattro volte, vedi benissimo che i bordi delle scatole sono davvero tutti uguali. Gli schermi hanno una densità di pixel che va da una settantina a un centinaio di pixel al pollice, ciò da 3 a 4 pixel al millimetro: sembrano abbastanza densi per leggere o per vedere delle immagini a colori sfumati, ma non lo sono quando devi mostrare della grafica al tratto; tieni presente che le linee sottili (di default, o specificate con \thinlines) sono larghe 0,4pt, poco più di un decimo di millimetro, eppure stampate su carta l’occhio le vede benissimo; in uno schermo potrebbero non vedersi affatto.

                            in risposta a: Tabella personalizzata #117037
                            OldClaudio
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                              Il suggerimento di @robitex è molto bello e articolato. Seguilo con attenzione. Infatti @robitex ha detto una cosa importante: quella non è una tabella,ma un disegno. E quando si tratta di fare disegni LaTeX da solo o con l’aiuto di pacchetti esterni è capacissimo di farne molto bene e senza dover ricorrere all’importazione di tali disegni dall’esterno. Non parlo di importare quel disegno composto a parte con LaTeX con la classe standalone; quello è un asso nela manica di \LaTeX; Parlo di disegni simil-tabella scaricati da altri testi o dalla rete.

                              Vorrei commentare sul fatto che spesso si abusa di TikZ.
                              TikZ è un bellissimo pacchetto e fa cose egregie, tantissime ed è un pacchetto molto complicato, con un manuale di centinaia di pagine; Per un disegno così semplice @robitex ha usato qualche macro semplicissima mettendoci dentro dei comandi base di \TikZ. Ottimo.

                              Ma LaTeX è già capace di fare quei rettangoli con una scritta al centro da solo. Come? con il suo ambiente picture, disponibile nel nucleo di LaTeX stesso, senza bisogno di ricorrere a nient’altro. Siccome questo ambiente è disponibile da quando esiste LaTeX (1985 è la data della pubblicazione della prima guida di Leslie Lamport, il creatore di LaTeX) è considerato un rudere da non prendere nemmeno in considerazione. La parte di questa guida che riguarda l’ambiente picture ammonta ad una manciata di pagine che puoi contare sulle dita delle mani. Lamport ha poi scritto la sua seconda edizione nel 1994 dove ha spiegato che certe limitazioni del suo “vecchio” ambiente picture potevano essere rimosse; questa rimozione ha avuto luogo nel 2003. Come vedi ti sto parlando di cose disponibili da parecchi anni, ma considerate archeologia informatica da molti.

                              Allora senza fare ulteriore filosofia tu puoi fare quella tabella nell’ambiente picrure usando semplicemente due comandi: \put e \framebox, qualcosa come questo:`
                              \begin{figure}
                              \unitlength=0.01\textwidth
                              \begin{picture}(100,50)
                              \put(0,0){\framebox(100,50){}} % per il rettangolo esterno
                              \put(0,45){\framebox(100,5){Ottica del mercato}} % per la scatola con il tiolo
                              % eccetera per le altre scatole
                              \end{picture}
                              \caption{Tabella}\label{fig:tabella}
                              \end{figure}
                              `Si tratta solo di un esempio che puoi ulteriormente personalizzare, completare, e lasciare all’inteno del tuo file sorgente, senza bisogno di usare standalone, anche se non guasta certamente farne uso; ma per disegnare quelle 15 scatole ti servono solo 15 righe di codice.

                              Se vuoi saperne di più nella sezione documentazione di questo forum, c’è la guida Il LaTeX Reference Manual commentato che è una libera traduzione in italiano del secondo manuale di Lamport, commentato con l’indicazione di molti aggiornamenti e con molti esempi. La parte relativa all’ambiente picture ammonta ad una ventina di pagine, per lo più occupate da esempi, e che descrive anche le estensioni del 2003, di cui, per il tuo semplice disegno, non occorre fare uso; in sostanza ti basta leggere una mezza dozzina di paginette.

                              Ovviamente non sei obbligato a seguire queste indicazioni. Quanto ti ha detto @robitex va benissimo e può essere per te una introduzione all’uso di TikZ, che ti potrà servire in futuro per eseguire disegni più complessi.

                              in risposta a: [RISOLTO] Piano cartesiano colorato con sfumature #117031
                              OldClaudio
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                                Sono del parere di seguire le raccomandazioni che l’autore di beamer fa a a chi intende fare delle slide efficaci. Il discorso delle slide si applica anche alla carta stampata e allo schermo; meno dettagli decorativi si mettono in una figura, più il contenuto della figura diventa comprensibile; il colore di per sé non è vietato, tanto che la documentazione di TikZ gli dedica un intero capitolo sia spiegando le sfumature, sia spiegando le trasparenze. Tuttavia un diagramma da interpretare o da spiegare diventa più facilmente interpretabile se si trova su uno sfondo omogeneo, meglio se bianco; se si deve mettere in evidenza qualcosa nel diagramma , è meglio usare il colore in un modo coerente per distinguere i vari oggetti, e/o colorando le singole parti di un diagramma, o le scale, o le etichette associate a qualche punto; invece un colore diffuso e sfumato su tre colori distrae.

                                Naturalmente la scelta è tua; ti ho indicato come cercare le informazioni che ti servono nella documentazione di TikZ. L’effetto che vuoi ottenere potrebbe andare bene se i lettori sono allievi della scuola elementare, molto meno bene se sono allievi della secondaria di secondo livello; vanno malissimo se sono studenti universitari e peggio ancora se sono i membri della commissione di laurea. Ripeto la decisione è tua.

                                in risposta a: Suftesi: spazio superfluo prima del comando \greco{} #116738
                                OldClaudio
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                                  Può darsi che ci sia di mezzo Catalina ma a me con le definizioni`\providecommand\Greco{}\providecommand\greco{}\providecommand\hz{}
                                  \renewcommand\hz{\hskip0sp}

                                  \renewcommand{\greco}[1]{%
                                  \begin{otherlanguage*}[variant=ancient]{greek}\csname @killglue\endcsname\hz#1\end{otherlanguage*}
                                  \begin{otherlanguage*}[variant=ancient]{greek}\csname @killglue\endcsname\hz#1\end{otherlanguage*}}

                                  \renewcommand\Greco[1]{%
                                  \begin{greek}[variant=ancient]\csname @killglue\endcsname\hz#1\end{greek}
                                  \begin{greek}[variant=ancient]\csname @killglue\endcsname\hz#1\end{greek}}
                                  `
                                  viene la seguente immagine
                                  [attachment=2359]GRecoSenzaSpazio-2020-01-09.pdf[/attachment]

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