OldClaudio

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  • OldClaudio
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      Lorenzo Pantieri è l’autore solo di Arsclassica. ClassicThesis è di un tedesco che si chiama Miede. I loro indirizzi di posta elettronica sono contenuti nelle documentazioni dei rispettivi pacchetti. Nessuno ti impedisce di scrivere loro quanto dici; a Miede scrivi in inglese. Non so se la gestione dei colori sia originariamente fatta da Miede o se sia una specifica di Pantieri.

      Ma il problema non è tanto di avvisare i possibili utenti che la stampa di materiale colorato è più costosa della stampa in bianco e nero. Questa è una triste realtà che riguarda qualunque stampa.

      OldClaudio
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        Andrea, a me non è mai successo niente di quelle cose che Gustavo immagina che possano essere capitate. Io non riesco ad immaginare nient’altro. Quindi o ti spieghi meglio, o accludi uno scrrenshot dove si possa almeno vedere quello che ti succede, o predisponi un MWE (EMC) che replichi il tuo problema.
        MA se non riesci a comporre un EMC in modo che replichi il problema, vuol dire che il problema sta proprio nel tuo file originale, qualunque problema sia.
        Dunque esamina con attenzione quello che c’è nel tuo file originale.

        L’alternativa sarebbe che comprimessi il tuo file sorgente e almeno un file incluso, togliendovi solo i dati sensibili; che lo deponessi in uno di quei repository pubblici da cui chiunque possa scaricarlo: che tu accluda il link nel tuo prossimo messaggio e vediamo che cosa si può fare. Io di solito mi servo di Dropbox, ma ci sono moltri altri siti per fare questo lavoro. Ti pregherei solo di evitare qui siti che oltre a fornire il sevizio ti riempiono il computer con un’infinità di cookies, per darti della reclame, o per mostrarti delle donnine poco vestite; non sono un puritano, ma trovo quei siti indisponenti. Se per caso ti servissi di uno di quei siti, come moderatore sarei costretto a chiedere al Web Manager di cancellarti da forum. Ovviamente è una questione di rispetto nei confronti degli altri utenti, ma sono sicuro che sei il primo a rendertene conto e perciò sceglierai un sito “pulito”.

        in risposta a: Lettera motivazionale e cv #116488
        OldClaudio
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          Be’ akletter è una classe per documenti da classificare come lettere; si usa come qualsiasi altra classe, pur di leggere la documentazione con texdoc akletter.

          Certo devi leggere al documentazione, perché la prima pagina di una lettera ha molti più campi da riempire, di una titlepage di un libro o di un rapporto. Ma per il resto si usa come qualunque altra classe; al più bisogna creare un file di configurazione, in modo da non dover ogni volta riscrivere tutte le informazioni fisse delle lettere che scrive una certa persona, diverse, ovviamente, da persona a persona. Mario Rossi dell’azienda Alfa scriverà lettere on intestazioni e piedi diverse da quelle di Bruno Bianchi della stessa azienda, e certamente diverse da quelle di Beppe Verdi dell’azienda Beta.

          Ma il contenuto della lettera evidentemente è sempre diverso.

          A cosa serve un template in queste condizioni? Forse non ho capito che cosa intendi per template, e per questo non so darti le informazioni che cerchi. Io ho creato dei modelli per sperimentare l’uso di certe classi che ho scritto; se uno vuole usare quei modelli come template, è padronissimo di farlo, ma deve cancellare quasi completamente il loro contenuto, come succede con tutti i template che io conosco. Non ho mai visto un template che contenga solo i campi da riempire, come fossero n modulo per la dichiarazione dei redditi ( 😡 ).

          in risposta a: Problema con immagini #116492
          OldClaudio
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            Benvenuto nel forum.

            Non sono in grado di darti una risposta precisa perché non uso né Windows, né MikTeX. Ma ho dei sospetti.

            1) Sei sicuro che il tuo percorso a partire dalla radice del tuo disco contenga un percorso corretto? A me vien i dubbbio che la cartella dove hai messo l’immagine no si chiami Download, ma Downoloads. Ovviamente è solo una vaga ipotesi; nel mio Mac si chiama Downloads con la s finale, ma su Windows potrebbe essere senza s.

            2) Non è raccomandato incorporare immagini che non siano nella cartella o in sottocartelle dove si trova il tuo main file; La documentazione di graphics si legge dando da terminale il comando texdoc graphics e lì puoi verificare se, come dice @matteo.i ci voglia anche la barra terminale (mi pare di sì).

            Ma in quella documentazione c’è anche scritto che è meglio (eventualmente) creare una sotto cartella del tuo main file e di specificare con \graphicspath solo il percorso relativo alla cartella del mainfile. Se hai tante foto per tanti capitoli, ti conviene creare sottocartelle per ciascun capitolo, e in ognuna di queste sottocartelle creare a loro volta altrettante cartelle per le immagini di quei capitoli. Questo suggerimento/consiglio dato in quella documentazione, ha un suo senso, perché così non corri il rischio di avere immagini con lo stesso nome ma relative a documenti diversi messe nello stessa unica cartella.

            Poi ti aggiungo un consiglio non richiesto; scusami, ma te lo devo dire, per evitare che tu ti metta nei guai.
            Se la tua immagine doublependulum.??? (ricorda che ???, l’estensione, deve essere jpg, png, eps, pdf e nessun’altra — be’, le puoi scrivere anche maiusucole o minuscole, e, volendo, ci sarebbero un altro paio di estensioni rare ma possibili; è tutto scritto nella documentazione di graphicx) si trova nella cartella Donwnloads, vuol dire che l’hai scaricata dalla rete. Ciò può essere lecito se la sua licenza d’uso lo consente e purché tu citi l’autore o, almeno, la provenienza dell’immagine.
            Se non lo fai commetti il reato di plagio (reato penale) e potresti andare incontro a grossi guai se l’autore ti cita in giudizio.
            Non sto scherzando; ho fatto parte di un collegio peritale per una procedura giudiziaria in cui era coinvolto un laureato che aveva copiato alcune parti di una tesi che aveva trovato in rete. Credo che il “plagiario”, condannato con la condizionale con rito abbreviato nel penale, oltre ad avere la sua fedina penale sporcata, sia poi stato citato in giudizio civile per il risarcimento dei danni morali e materiali subiti dall’autore originale.
            Come vedi, non è detto, che succeda, ma, se succede, sono guai seri. Citando l’autore originale e/o la provenienza, cosa che non ti costa nulla, eviti qualunque guaio.

            OldClaudio
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              Devi aprire i file ClassicThesis e Arsclassica; cercare la stringa color che troverai in definizioni come \definecolor o simili, ricopiartele nel tuo preambolo e modificare i numeri che definiscono in modi specifici per ciascun modello di colore i pesi di ciascun colore fondamentale; tanto per intenderci, il nero col modello di colore RGB ha i valori 0,0,0, mentre nel modello CMYK i quattro numeri sono 0,0,0,1.

              Meglio ancora; cerca la stringa gray; ricopiati nel preambolo i comandi che contengonogray, lightgray e simily e sostituisci con black.

              Ma, vedi, lavorare con il pacchetti ClassicThesis.sty e Arsclassica.sty è difficile, perché il primo si appoggia sulla classe scrreprt.cls, e il secondo si appoggia sul primo. Sono tutti pacchetti del tipo “prendere o lasciare”. non si lascinao modificare facilmente e la classe appartiene alla collezione Koma Script, la du documentazione in inglese fa pena (almeno per me); forse la documentazione originale in tedesco è meglio,ma io non so il tedesco. Non c’è dubbio che l’uso dei due pacchetti produca un’impaginazione bellissima. Tuttavia essi sono difficilissimi da modificare. In realtà tutto è possibile, pur di dedicarci abbastanza tempo. ma sto parlando di giorni o settimane, per modifiche sostanziali. Nel tuo caso non credo che sia così difficile, ma ci vuole molta pazienza e precisione. Tentar non nuoce; in fondo sostituire dei nomi di colori col nome black non dovrebbe essere difficile, pur di avere la pazienza di fare le operazioni che ti ho detto. Ricordati di tentare le tue mdofiche solo ricopiando tuttala cartella con le sue cartele subordinate, un un’altra cartella temporanea, in modo da non lavorare direttamente su quello che hi già fatto, altrimenti va a finire che rovini/perdi “capra e cavoli”.

              Se lavori con una installazione locale del sistema TeX trovi i due pacchetti cercandoli con le funzionalità del tuo sistema operativo; sono in sola lettura,ma nessuno ti impedisce di aprirli in lettura, copiare delle parti da incollare nel tuo preambolo.

              in risposta a: Indentazione automatica quando si va a capo #116477
              OldClaudio
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                Se va bene le tesi di matematica e di informatica alle quali ti riferisci sono composte con i Word/Writer/Pages/altri word processor, non con programmi di tipocomposizione come LaTeX.

                Fare come fa la maggioranza “degli altri” non è una buona politica. Non hai idea di quante indicazioni tipograficamente errate vengono divulgate anche dalle segreterie delle università; istruzioni scritte da chi non ha mai usato altro che un word processor, un qualcosa un po’ migliore di una macchina da scrivere.

                I programmi di tipocomposizione sono tutt’altra cosa.

                Ti ripeto il rientro (indentation in inglese) è obbligatorio se non metti uno spazio fra un capoverso e l’altro; ma se metti uno spazio fra un capoverso e l’altro, non stai seguendo la “best practice” della tipografia.

                Puoi farlo, ma è una tua scelta.

                in risposta a: Lettera motivazionale e cv #116486
                OldClaudio
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                  Stai cercando nel posto sbagliato.

                  Quei siti non sono affatto affidabili, anche se qualche volonteroso vi ha caricato i suoi file prodotti per se stesso, e ha pensato che potessero essere utili ad altri.

                  guitex.org non ha nessun template; al massimo ha questi che riguardano alcuni template, spesso scaricati dalla rete e con problemi simili a quelli che tu stesso lamenti.

                  Invece l’installazione aggiornata e completa di TeXLive o di MikTeX ha molte classi destinate ai CV e alle lettere di accompagnamento; non ha che da cercare nella tua stessa installazione. Certo se usi Overleaf non so proprio come tu possa fare ad esplorare le cartelle di quel sistema che contengono classi per il lavoro che ti serve.

                  Ma se vai nel sito CTAN del TUG, (https://ctan.org/) e usi i suoi dispositivi di ricerca puoi vedere direttamente e scaricare i pacchetti che ti possono servire (veramente non dovresti bisogno di scaricare niente, perché la tua installazione aggionrata e completa contiene già tutto); essenzialmente suoi leggere la documentazione e vedere quale ti fa più comodo come partenza per creare le tue classi.

                  Ricordati: qualunque classe o pacchetto modifichi, devi cambiare almeno i nomi dei tuoi file modificati e devi lasciarvi il copyright dell’autore originale e devi inserire te stesso come manutentore della tua versione modificata anche nel nome

                  in risposta a: Classicthesis e arsclassica: colore testatine e numeri capitoli #116480
                  OldClaudio
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                    Benvenuto nel forum.

                    La copisteria in realtà più impostare la stampante laser in modo da usare solo tonalità di grigio. Ma di solito nicchiano o mentono spudoratamente per passare al colore e quindi chiedere “onorari” molto maggiori.

                    In un certo senso hanno ragione perché le tonalità di grigio vengono male con le stampanti laser. Tuttavia recentemente ho fatto stampare dei volumetti con delle immagini grigie (foto in bianco e nero); il tipografo mi ha fatto per prova una versione con la stampte col solo toner nero, e una con i quattro toner nero, ciano, magenta e giallo; non c’era confronto; ho poi deciso di stampare a colori, ma il prezzo totale non era spaventosamente maggiore, circa il 30% in più della versione fatta col solo toner nero.

                    Un’altra possibilità, sarebbe quella di cambiare copisteria…

                    La soluzione di cambiare i numeri e i titoli da grigio a nero, significa ridefinire alcune macro che riguardano i colori che trava sia in ClassicThesis e Arsclassica; Non può modificare direttamente quei due pacchetti ma può ridefinire nel suo preambolo o in un file di macro personali i colori con gli stessi nomi, ma con il solo nero nella miscela di colori di base. Snatura completamente lo stile di ClassicThesis + Arsclassica, ma quello sarebbe il prezzo estetico da pagare a fronte di una riduzione del prezzo in euro della stampa della tesi.

                    in risposta a: Indentazione automatica quando si va a capo #116475
                    OldClaudio
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                      Prima di voler togliere il rientro della prima riga di un capoverso, dovresti domandarti a che cosa serve.

                      Normalmente un capoverso comincia con una prima riga rientrata e finisce con un “punto e a capo”.

                      Molto spesso l’ultima riga, quella che contiene il punte e a capo, non raggiunge il margine destro; ma sovente quest’ultima riga finisce esattamante al margine destro. Se il capoverso successivo non avesse il rientro non si potrebbe capire che quel punto segna la fine del capoverso precedente. Quindi il rientro è essenziale.

                      Se si annullare il rientro, come si farebbe a capire che un nuovo capoverso sta cominciando? bisognrebbe che il nuovo cpoverso fosse preceduto da un’interlinea non nulla. Ma…

                      Un aspetto della tipografia di qualità è che i capoversi non sono preceduti da un’interlinea. Senza quell’interlinea è possibile comporre in griglia; LaTeX di solito ci riesce salvo quando devono essere introdotti elementi fuori testo come formule, tabelle figure ed altri oggetti ingombranti. Ecco perché LaTeX compone i capoversi con i capoversi non interlineati ma con la prima riga rientrata.

                      Con la macchina da scrivere era comodo introdurre una riga bianca fra un capoverso e l’altro, ma quella non è buona tipografia, casomai è buona dattilografia.

                      Allora se proprio vuoi comporre in modo non professionale devi impostare \parindent a un valore nullo e \parskip ad un valore di alcuni punti, diciamo 6pt plurs 2pt minus 2pt; in mancanza di questa interlinea elastica, metti in difficoltà il lettore che può restare in imbarazzo quando un capoverso finisce al margine destro e il capoversosuccessivonon ha nessun segno per capire che comincia.

                      Di conseguenza ti sconsiglio di togliere il rientro. Ma sei ovviamente libero di fare come meglio credi.

                      in risposta a: TeXStudio e correttore ortografici #116466
                      OldClaudio
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                        Ma stai usando Temaaker o TeXstudio?

                        Sono due cose diverse.

                        TeXstudio, nel suo Help/Aiuto al paragrafo 1.4.1 dice come fare per inserire nuovi dizionari.

                        Per Texmaker non ti so dire perché non ne dispongo.

                        in risposta a: XeLaTex e bibtex #116470
                        OldClaudio
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                          Sì, hai ragione, non avevo letto il file fino in fondo.

                          Comunque l’apposita funzione epr usare bibtex è descritta nella pagina 45 della documentazione di biblatex, che puoi leggere con il comando da terminale texdoc biblatex; nel caso particolare volessi usare bibtex l’opzione diventa:
                          `\usepackage[…,backend-bibtex,…]{biblatex}`I puntini evidentemente sostituiscono le altre opzioni.

                          Fra le opzioni di [tt]\printbibliography[/tt] si può mettere bibintoc, e la bibliografia avrà direttamante la sue “entry” nell’indice generale, senza bisogno di usare \addcontentsline

                          Il seguente esempio minimo compilable a me funziona correttamante salvo per un piccolo dettaglio; il comando \Ars non è definito, ma per il resto compila tutto.`% !TEX TS-program = XeLaTeX
                          % !TEX encoding = UTF-8 Unicode
                          % !BIB TS-program = biber

                          \begin{filecontents*}{biblio.bib}
                          @article{mori:tesi,
                          author = {Mori, Lapo Filippo},
                          title = {Scrivere la tesi di laurea con \LaTeXe},
                          journaltitle = {\Ars},
                          number = {3},
                          year = {2007}
                          }
                          \end{filecontents*}
                          %
                          \documentclass{book}

                          \usepackage{fontspec}
                          \usepackage{polyglossia}
                          \setmainlanguage{italian}
                          \setmainfont[Ligatures=TeX]{Calibri}

                          \usepackage[autostyle,italian=guillemets]{csquotes}

                          \usepackage[style=authoryear-comp,backend=biber]{biblatex}
                          \addbibresource{biblio.bib}

                          \begin{document}

                          \frontmatter
                          \tableofcontents

                          \mainmatter

                          \chapter{aaa primo capitolo}
                          pippo

                          \backmatter

                          % \addcontentsline{toc}{chapter}{\bibname}
                          \nocite{*}
                          \printbibliography[heading=bibintoc]

                          \end{document}
                          `Ho esplicitato [tt]backend=biber][/tt], anche se si tratta del default, ma non disturba; se invece di biber ci metti bibtex, le prestazioni diminuiscono.
                          Come vedi ho anche messo le righe magiche in testa: TeXstudio le sa usare; esse dicono che la codifica di tutti i file usati per la composizione del documento sono codificati con la codifica utf8, così l’editor si autoconfigura per usare quella codifica. DIce che la compilazione deve essere fatta con XeLaTeX, e l’apposito bottone dell’editor che clicchi per compilare si auto-configura in quel senso. Dice che per comporre la bibliografia, quando clicchi l’apposita icona, essa lancia biber, invece di bibtex.

                          Personalmente trovo che le righe magiche sono una grande invenzione e le uso sempre anche quando non sono essenziali, perché le impostazioni del mio editor fanno già quel che serve per il particolare documento.

                          in risposta a: XeLaTex e bibtex #116468
                          OldClaudio
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                            Hai commesso un certo numero di errori, probabilmente perché hai confuso quanto si deve fare con biblatex+biber o con bibliliographystyle + bibtex.

                            Intanto Usando biblatex dive indicare il nome del database bibliografico con il comando`\addbibresource{biblio.bib}`con l’estensione esplicita.

                            Poi non devi gestire il database con bibtex ma con biber; Oppure se vuoi usare bibtex; devi esplicitarlo con una apposita opzione alla chiamata di biblatex.

                            Poi, il primo messaggio d’errore dice che non ha trovato comandi di citazione nel tuo main file; è chiaro che se non citi niente, non puoi compilare la bibliografia in nessun modo. O meglio, se vuoi compilare la bibliografia senza citare nulla (ma a che cosa ti servirebbe una bibliografia senza citare nessuna delle opere che contiene?) puoi farlo inserendo il comando \nocite{*} così`\nocite{*}
                            \printbibliography[…]`dove i puntini specificano le opzioni di stampa della bibliografia.

                            Forse ci sono anche altri errori, ma a prima vista non ne vedo esplicitamante; potrebbero essercene nel database bibliografico. ma questo salta fuori dalla compilazione.

                            Visto che sei nuova, si suggerisco di esplorare la sezione Documentazione di questo sito; ci sono un mucchio di guide, generali e specifiche/tematiche.
                            Una guida tematica riguarda proprio la bibliografia; un’altra riguarda la creazione di esempi minimi compilabili, anche di quelli che contengono “errori” nella composizione della bibliografia. Se tu avessi seguito quanto scritto in queste due guide, non avresti avuto nessun problema, ma se ce ne fossero rimasti, l’esempio minimo compilabile avrebbe permesso a noi tutti frequentatori di questo forum di darti una mano in modo più mirato.

                            Sia chiaro: quanto sopra non è un rimprovero. È solo una indicazione per spiegarti il modo efficace di ottenere risposte dai frequentatori di questo forum. 🙂

                            in risposta a: TeXStudio e correttore ortografici #116464
                            OldClaudio
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                              Benvenuta nel forum.

                              Quando hai caricato il correttore per l’italiano, per sbaglio hai sostituito il dizionario di default.
                              Nella procedura che hai seguito non dovevi scaricare il file dal sito di openoffice e, dopo avergli cambiato estensione, metterlo in una certa cartella?
                              ora prova a seguire la stessa procedura e troverai sicuramente il dizionario per l’inglese; segui quella procedura stando attenta a non sostituire il nuovo file al file dell’italiano; se la segui correttamente, poi aggiungere anche il francese, il tesesco, lo spagnolo, eccetera. Quel sito contiene miriadi di dizionari ortografici.
                              Se non ci riesci, devi reinstallare TeXstudio, e ripetere l’operazione che hai già fatto stando attenta a non sovrascivere il file dell’inglese.

                              OldClaudio
                              Partecipante
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                                Vedi, quando si chiede aiuto sul forum bisogna essere precisi; nel rpimo messaggio in cui chiedevi perché ti vensse inviato il messaggio retalivo ala mancanza del modulo latin e anche quello per greek, hai scritto:

                                Invece, puoi spiegarmi perché dopo la compilazione mi appare l’avviso “No language module detected for ‘latin’” (appare identico anche per il ‘greco’)? Io ho impostato correttamente Babel, o così almeno a me pare (lo vedi nel preambolo che ho inviato l’altro giorno)…

                                Dal tuo messaggio sembrava che fosse babel a dirti che non trovava il modulo per il latino e il greco; invece, finalmente, leggendo il file .log ho visto che il messaggio ti arriva non da babel, ma da glossaries.

                                Mi pare del tutto comprensibile che glossaries non abbia quei due moduli. Glossaries dispone di moduli specifici per molte lingue moderne, potrebbe avere il modulo per il greco (moderno) se i greci glielo avessero fornito; La signore Nicola Talbot, l’autrive di glossaries (pacchetto caricato dietrole quinte da glossaries-extra) non può conoscere le parole di tipo prevalentemente matematico di decine e decine di lingue; quindi tocca ai gruppi nazionali o ai singoli utenti di un software contribuire con parti di localizzazione linguistica mancanti dal nucleo di un dato software. Per l’italiano avevo io stesso contribuito con qualche parola, ma poi il tutto è stato completato da altri e la signora Talbot ha riconfezionato il tutto nel modulo glossaries-italian.ldf. (…\texlive\2019\texmf-dist\tex\latex\glossaries-italian\glossaries-italian.ldf)
                                Se esplori con Explorer i file, in particolare le cartelle che seguono la cartella di glossaries nel ramo dell’albero textmf-dist\tex\latex\ vedi che le cartelle glossaries-latin e glossaries-greek non ci sono proprio; ce ne sono per 15 lingue, quasi tutti frutto di contributi di utenti di glossaries.

                                Come ti ho già detto, glossaries e glossaries-extra fanno troppe cose e sono molto compless questa faccenda di localizzazione di certe parole per le varie lingue può essere un vantaggio per la funzionalità di quel software, ma dà dei problemi a quelli che lo usano ma devono scrivere in una lingua che non è prevista e non ne ha il debito supporto.

                                Non credo, d’altra parte, che la cosa ti possa dar fastidio; è vero che puoi scrivere qualcosa in greco o in latino in uno dei tuoi glossari, ma dubito fortemente che tu usi gli equivalenti di parole come “Acronimi”, “nomenclatura”, “Descrizione”, “Simbolo”, “Simboli”, “Numeri” , “Elenco delle pagine” (mentre “Glossario” mi pare che esista già nel normale moduleo italian di babel). Sono tutti titoli di elenchi simili a dei glossari, e non riguardano le singole voci inserite nell’elenco.

                                Mi viene in mente che ho collaborato alla scrittura di un testo religioso completamente scritto in latino; vi abbiamo messo dentro tatti elenchi di parole o di titoli di brani; ma li abbiamo fatti o come indici analitici, o come description. Non ricordo se abbiamo escluso glossaries per on disponeva del modulo per il latino, ma più probabilmente perché era inutilmente complicato per il nostro testo. Certo ci abbiamo lavorato sopra non poco per essere soddisfatti del risultato, ma abbiamo ottenuto qualcosa di veramente adatto al libro.

                                Scusa se ho divagato, anche con ricordi personali, ma il forum è anche per condividere luci e ombre delle nostre esperienze.

                                in risposta a: Elenco formattato dei capoversi e dei titoli di poesie #116450
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Non ci sono problemi, ma se ti disturba controlla come hai modificato con tocloft il modo di scrivere gli indici generali.
                                  Ovviamente a me non succede, perché nell’esempio minimo che ho costruito con i tuoi frammenti di codice, non c’era traccia di tocloft e di impostazioni eseguite con le sue funzionalità.
                                  Comunque è solo un Warning, non è un avviso d’errore. Sostanzialmente dice che tocloft non interviene su ciò che hai già modificato per altra via.

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