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stealth” post=69049
In realtà `\linespread{1.5}` non imposta l’interlinea a 1.5, ma a 1.8. A esser precisi dipende dal font che usi. Per giunta, bisognerebbe capire che si intende per “interlinea a 1.5” (a me non è chiaro).
Dato che con \linespread è facile sbagliarsi, meglio usare i comandi di setspace.
Ciao,
AntonioGrazie mille, quindi da ora in poi userò \onehalfspacing di setspace per l’intelinea 1,5.
Comunque ti cito dalla guida per la compilazione della tesi della mia università
Formato della pagina: dimensioni foglio: A 4; margine superiore: 3 cm; margine inferiore 3 cm; margine interno o sinistro: 3,5 cm; margine esterno o destro; 3 cm; interlinea 1,5 linee
Per i margini va bene
`\usepackage[a4paper,top=3cm,bottom=3cm,left=3.5cm,right=3cm,heightrounded,bindingoffset=5mm]{geometry}`
?
Meglio così, stando alle richieste:
`\usepackage[a4paper,top=3cm,bottom=3cm,inner=3.5cm,outer=3cm,heightrounded,bindingoffset=5mm]{geometry}`Mi spiace che la tua università ti imponga di seguire direttive senza alcun fondamento,
scritte probabilmente da un cyborg con qualche circuito arrugginito.
Per la mia esperienza ti posso dire che spesso simili direttive sono solo di massima.
Anche nella mia facoltà ci sono, ma ai miei laureandi impartisco l’ordine di ignorarle. Finora è sempre andata bene.
Hanno consegnato la tesi addirittura in formato compact.Però, credimi, ti capisco. Se quelle direttive sono rigide, e nelle tue segreterie c’è qualche burocrate
che sfoga la sua frustrazione obbligando la gente a fare cose orribili, non ti rimane che adattarti.
Gente del genere è pericolosa anche disarmata 😀Ciao
Ivan
::Drughen” post=68998
. Ma ovviamente \linespread{1} all’inizio del testo della citazione fa quello che vuoi.
Bene, sono riuscito. Avevo provato a metterlo dentro all’ambiente, per quello non riuscivo a farlo funzionare.
Ora mi si pone un altro problema.
Il testo, visto che in un caso è molto breve, mi appare troppo in alto rispetto alla pagina, che per il resto rimane bianca. Come posso spostarlo più a centro pagina?
Ho provato sia \centering sia \begin{center}, ma entrambi mi vanno a modificare l’ordine del testo facendolo tutto centrale, non so come spiegare, insomma non si limitano a trasferire il testo più in basso.Attento che NON puoi utilizzare suftesi se vuoi modificare il layout.
Tantomeno potrai mettere alcun riferimento a suftesi nel caso tu voglia disattendere questa richiesta. Leggi bene la documentazione.
Non ho nessuna intenzione di accettare che si stampi qualcosa con suftesi con interlinea 1.5, oltre a modificare la gabbia con geometry.Usa per favore un’altra classe!
Ciao
Ivan
::mi_piace_lyx” post=68941Ciao,
Io ho parlato della mia esperienza personale. Non capisco quali caratteristiche manchino a Lyx per fare la tesi e non sapevo che, esportando in Latex, il codice delle tabelle non fosse standard (potresti essere piu’ preciso e dire quali modifiche fai al file esportato?).Riguardo a toptesi la modifica e’ semplicissima e consiste praticamente nel riscrivere l’intestazione del Latex esportato da Lyx con quella usata per toptesi. Questo puo’ essere fatto anche con una conoscenza ridicola di Latex.
Grazie
Per fare la tesi a LyX manca tutto. Ma si possono fare alcune tesi, senza dubbio. Anche alcune presentazioni possono essere fatte con LyX.
Come la mettiamo, per esempio, con la microtipografia e le bibliografie ragionate. Biblatex funziona correttamente (sempre senza problemi)? Non so.
LyX si integra con XeLaTeX?Questione tabelle. Mi risulta che LyX usi \tabularnewline al posto di \\; non so poi se è possibile usare le funzionalità di booktabs,
ormai d’obbligo per la composizione delle tabelle come si deve. I filetti orizzontali vengono fatti con \hline.Ma queste non sono affatto ragioni per non scegliere LyX. Si tratta di creare l’abito mentale giusto.
E l’abito mentale giusto è quello che ci porta ad avere il pieno controllo su tutto ciò che riguarda
la composizione dell’elaborato. Non importa se certe cose non le faremo mai. È importante però che,
nel caso dovessimo avere particolari necessità, sia possibile trovare una soluzione.Chi si ferma LyX deve adattarsi a non poter risolvere tutti i problemi che potrebbe incontrare.
Chi usa LaTeX sa che potrà in ogni caso risolvere qualsiasi problema, sia che esso si presenti sia che non si presenti.Quando fai un investimento firmi sempre delle clausole che ti riparano da circostanze che si potrebbero verificare.
Che poi non si verifichino è secondario. Almeno, però, dormi sonni tranquilli.Scusate se mi sono dilungato, andando parzialmente off topic, ma non vorrei che passasse l’idea che per un
neo laureando LyX sia più consigliato di LaTeX. È solo un’illusione.Ciao
Ivan
11 Febbraio 2012 alle 16:33 in risposta a: suftesi: classe (anche) per tesi in discipline umanistiche #49475::zippo” post=68963In realta’ ho scoperto che se scrivo notitlepage in documentclass le cose si aggiustano.
Bravissimo! Non ho documentato la faccenda.
Semplicemente non mi piaceva caricare due classi con il condizionale.
Poi ho scoperto che esiste notitlepage.
Aggiorno subito la doc aggiungendo una riga di spiegazione all’opzione “article”Ciao
Ivan
::mi_piace_lyx” post=68922Ciao,
Molti anni fa ho scritto la tesi con una vecchia versione di Lyx e mi sono trovato molto bene. Si tratta di un programma che ti permette di fare tutto quello che serve in pratica (senza dover passare giorni a studiare i segreti di Latex).
Chiaramente gli esperti di Latex che hanno speso parecchio tempo ad impararne ogni singolo dettaglio sconsigliano Lyx, ma alla fine Lyx ti offre moltissimo e non credo che faresti un lavoro migliore studiando un semplice tutorial Latex di poche decine di pagine.Personalmente ho scritto tutta la tesi con Lyx, ho esportato in Latex la versione definitiva e (con un comune editor di testi) ho applicato i comandi toptesi sul file tex ottenuto (ci ho messo 5 minuti). Non ricordo come mi ero comportato riguardo alla bibliografia, ma non credo sia un problema poiche’ e’ supportata
Come strategia ti consiglio di:
1) Leggere un breve tutorial Latex per capire la logica generale e per eventuali aggiunte di comandi Latex direttamente da Lyx (raro ma possibile)
2) Studiare bene il tutorial di Lyx
3) Usare una versione di Lyx stabile a costo di non utilizzare l’ultima
4) Fare copie di backup ed esportare ogni tanto per vedere il risultatoRiguardo i punti 3 e 4 non ho mai avuto problemi, ma non si sa mai
Tantissimi auguri per la tesi!!!
Potrei essere d’accordo in generale con quello che dici: “usa LyX e fai gli aggiustamenti finali sul file .tex”.
Ora, se il lavoro non ha pretese LyX può anche andar bene, ma nel momento in cui si deve aprire il file tex con un editor e lavorarci sopra,
ci siamo spostati da LyX a TeX. E se uno non ha idea di cosa sia, è impossibile che possa sistemare il codice.
Poi tieni conto che i codici che LyX usa non sempre sono corretti. Vedi per esempio le tabelle.
Personalmente uso LyX quando devo comporre proprio le tabelle, e poi le sistemo con dei cerca e sostituisci. Fine di LyX.Ho fatto una premessa importante. LyX può aver senso se un lavoro non ha particolari pretese.
Ma nel caso di un lavoro molto elementare, con esigenze di base, LaTeX puro non è più difficile da usare di LyX.
Quindi in definitiva, secondo me, è meglio sempre usare LaTeX puro, per lavori elementari.
Se poi il testo è più complesso allora la scelta di LaTeX è inevitabile. Quindi, indipendentemente dalla natura dell’opera conviene usare LaTeX.
Forse può sembrare che all’inizio si perda più tempo; anzi, questo è vero. Però il tempo lo si guadagna in corso d’opera
e sicuramente alla fine, con gli interessi. E poi, l’interfaccia di LyX non fa guadagnare un gran che. Non è comunque un editor wysiwyg.Sottolineo ancora il punto più importante: non ci si faccia confondere dal fatto che muovere i primi passi su LyX
possa dare delle soddisfazioni più immediate. Con LyX si parte con una velocità iniziale un po’ più alta che con LaTeX,
ma con LaTeX si può aumentare la velocità a piacere; mentre con LyX ci si deve accontentare di rimanere in prima.
Tuttavia se uno non ama la guida sportiva… 😀Ciao
Ivan
::OldClaudio” post=68910Anche gli articoli hanno appendici, inserite apposta per allegerire il corpo principale dell’articolo dalle informazioni importanti ma che romperebbero il filo del discorso.
Benissimo! Potresti dare un’occhiata alle ultime due domande di zippo. Sono curioso anch’io.
Personalmente, per approssimato userei il simbolo \approx e non “= con sopra ~”
Per “uguale per definizione” userei “= con sopra def”, perché il simbolo ≡ dovrebbe voler dire “identico”. È la stessa cosa, ma credo dipenda dalla natura dei soggetti in gioco.
Potrei sbagliarmi e in ogni caso sono curioso di sapere quali sono le norme, se ci sono, in materia.Ciao
Ivan
10 Febbraio 2012 alle 15:53 in risposta a: ridefinire \cite negli stili author-title (biblatex) #69730::Teodoro Studita” post=68887Salve di nuovo.
Mentre impazzisco con gli indici è sopraggiunto un problema con la tesi di mia moglie, la quale ha una necessità che a prima vista sembrava banale, ma dopo due giorni passati a invocare ogni forma di divinità non mi sembra più tale.
In pratica ha banalmente bisogno di uno stile di citazione author-title che stampi il nome dell’autore o del curatore in maiuscoletto.In teoria il pacchetto philospphy sulla carta dovrebbe farlo, ma non so per quale motivo alla stampa della bibliografia fallisce nel maiuscoletto. Ho anche guardato i vari chicago, dw, historian, fino a vedere elefanti viola che camminavano sul muro.
Ho pensato dunque allo stile authortitle-ibidem di biblatex ridefinendo il comado \cite, ma veramente non riesco a capire come si possa fare. In effetti mi basterebbe dire a \cite di stampare i nomi in maiuscoletto, ma un comune mortale come fa a capire la grafia dei comandi interni? Qual è il nome del comando che dice a questo stramaledetto \cite di stampare il nome?
Ma può essere che per una cosa così banale si debba diventare pazzi?
Pls hlp.La questione non è banale. E se dai un’occhiata al codice degli stili philosophy, ti accorgerai che per far stampare in maiuscoletto
solo i nomi che compaiono all’inizio della bibliografia si è dovuto ridefinire un codice abbastanza lungo. Ma non è questo il punto.
Vorrei capire perché non ti stampa il maiuscoletto con philosophy-verbose.
Con altri file funziona? No è, per caso, che stai usando un font senza maiuscoletto.Ciao
Ivan
10 Febbraio 2012 alle 15:49 in risposta a: suftesi: classe (anche) per tesi in discipline umanistiche #49472::antonio.macrì” post=68892
È disponibile su TeX Live la versione 0.7 di suftesi.
Ho corretto alcuni bug segnalati da Tommaso. Ora i file sono stati generati con docstrip, dopo un’intensa ora di ripetizioni da Enrico…Spero di aver fatto bene i compiti.
Non ci sono grandi novità. Il pacchetto epigraph, che prima dava qualche problema dovrebbe ora funzionare correttamente con tutte le opzioni.
Con suftesi elements e sufelements epigraph funziona, ma il risultato non è un gran che. Ciò non dipende da epigraph, ma da quelle opzioni, che non richiedono le epigrafi.
Gli elenchi puntati ora emergono ni margini solo con lo stile di default e gli stili (suf)elements, come vuole Bringhurst.
Con le versioni compatte i punti degli elenchi sono al margine della gabbia. Ho cambiato il font delle descrizioni (corsivo e non più sans serif).
Io non amo molto il sans serif. L’uso che ne faccio nella classe è in realtà un abuso, dato dal fatto che con LaTeX si tende, appunto, ad abusare spesso delle risorse.
Rimane il sans serif in \maketitle. Quando creerò un frontespizio dedicato, sparirà anche di lì.Grazie a chiunque vorrà provare la classe segnalandomi ulteriori bug e/o miglioramenti possibili.
Ciao
IvanPer ora non ho tempo per provare la classe, ma ti faccio notare che sono rimasti diversi \changes (che peraltro ignori perché usi l’ambiente changelog) ereditati da un ben noto pacchetto… 😀
Ciao,
AntonioInfatti, ero indeciso se usare i comandi di ltxdoc o gli altri. Ho preferito i secondi.
Da notare che quei \changes non li ho scritti io 😀 li ho copiati da frontespizio quando ho iniziato a scrivere il .dtx; e lì sono rimasti 🙄
Correggerò nella prossima versione. Non è escluso che decida di usarli.Ciao
Ivan
::zippo” post=68890Ciao ivan, tanto per farti inorridire un po’ ti comunico che sto usando la tua classe suftesi per un lavoro scientifico che più scientifico non si potrebbe.
Non inorridisco, tutt’altro. Come dici tu, la classe ha uno stile classico: si adatta ad ogni lavoro, da un testo di logica a un romanzo.
zippo” post=68890
Non è per una rivista (per questo ho scelto io la classe) ma deve fare il giro di un po’ di persone che contano.
La classe report non è adatta perché è un lavoro finalizzato alla descrizione di uno strumento che ho costruito e al suo funzionamento. L’appendice è necessaria perché ad essa rimando per tutti i dettagli matematici che, se inseriti nel corpo del documento, lo appesantirebbero troppo e distoglierebbero l’attenzione dall’obiettivo.
Sono molto soddisfatto del risultato ottenuto usando uno stile classico per un lavoro scientifio.Bene, ti auguro che vada tutto al meglio. Sicuramente un caso simile al tuo è proprio l’esempio migliore
per spiegare come in alcuni contesti è bene non indossare colori sgargianti e cappelli piumati.zippo” post=68890
Approfitto di questo topic per chiedere alcune cose a te e altre ai matematici del forum.
1) hyperlink: che colori suggerisci che si accordino con la tua classe rispettandone lo spirito?La classe definisce il colore “sufred”. Non è documentato, ma c’è. Puoi usarlo al posto del rosso.
In generale ti consiglierei i colori DarkRed e DarkBlue di xcolor. Anche “teal” non è male.zippo” post=68890
2) Le equazioni dell’appendice è meglio numerarle come A.1, A-1, A 1 o A1?Direi di sì, altrimenti come fai a individuarle univocamente solo col numero dell’equazione?
Sugli altri due punti passo…
Ciao
Ivan
10 Febbraio 2012 alle 13:46 in risposta a: suftesi: classe (anche) per tesi in discipline umanistiche #49470::
È disponibile su TeX Live la versione 0.7 di suftesi.Ho corretto alcuni bug segnalati da Tommaso. Ora i file sono stati generati con docstrip, dopo un’intensa ora di ripetizioni da Enrico…Spero di aver fatto bene i compiti.
Non ci sono grandi novità. Il pacchetto epigraph, che prima dava qualche problema dovrebbe ora funzionare correttamente con tutte le opzioni.
Con suftesi elements e sufelements epigraph funziona, ma il risultato non è un gran che. Ciò non dipende da epigraph, ma da quelle opzioni, che non richiedono le epigrafi.
Gli elenchi puntati ora emergono ni margini solo con lo stile di default e gli stili (suf)elements, come vuole Bringhurst.
Con le versioni compatte i punti degli elenchi sono al margine della gabbia. Ho cambiato il font delle descrizioni (corsivo e non più sans serif).
Io non amo molto il sans serif. L’uso che ne faccio nella classe è in realtà un abuso, dato dal fatto che con LaTeX si tende, appunto, ad abusare spesso delle risorse.
Rimane il sans serif in \maketitle. Quando creerò un frontespizio dedicato, sparirà anche di lì.Grazie a chiunque vorrà provare la classe segnalandomi ulteriori bug e/o miglioramenti possibili.
Ciao
Ivan
::zippo” post=68706x ivan
Ho notato anche che suftesi con l’opzione article (e quindi senza l’uso dei capitoli) assegna numeri romani alle appendici.
Ho tamponato scrivendo:\appendix
%\gdef\thesection{\Alph{section}}
\renewcommand{\thesection}{\Alph{section}} % suftesi assegna numeri alle appendici con l’opzione article
\section{Appendice}Pero’ eventualmente potresti aggiungere qualche riga alla tua classe per farlo in automatico (cioe’ assegnare lettere alle appendici che sono sezioni).
È vero, ma non me ne ero preoccupato. Diciamo che eviterei le appendici se dovessi usare l’opzione article.
Forse mi sbaglio, ma non mi viene in mente un articolo con delle appendici. Credo che queste
siano legate all’idea di libro più che di articolo. Quindi se una tesi ha bisogno di appendici non userei article.
Comunque si può implementare il codice senza problemi. Lo considero per la prossima versione.
Enrico e Claudio cosa pensano?Ciao
Ivan
::illinguista1972″ post=68867Naturalmente io sto dalla parte di Lorenzo. Non ci siamo parlati per questo nuovo filone. 🙂
La questione della copertina/frontespizio di un libro è spinosa: in tutte le guide si dice che l’ambiente titlepage ti permette di fare quello che vuoi. Ma se uno non è capace di farlo, può volere tutto quello che vuole! 😉
Anche a me piace molto il risultato di frontespizio, specie quello ottenibile con l’opzione suftesi. Davvero mi piace.
Sposo la richiesta di Lorenzo. Si potrebbe avere anche un comando \occhiello o \collana che permetta di avere i rispettivi argomenti messi nel posto giusto sulla pagina.Qual è il posto giusto 🙄 ?
Il mio parere è che questi elementi: frontespizio, occhiello, colophon, ecc. devono essere legati al progetto grafico di una classe, non possono essere messi in un pacchetto.
Nel pacchetto frontespizio ci vedrei bene anche altri comandi, ma solo se utilizzabili in una tesi, che è la mission del pacchetto.
Però se Enrico mette a disposizione la sua competenza per creare frontespizi per libri in generale, sono il primo ad essere contento.Ti confesso che da tempo medito sull’opportunità di creare dei frontespizi per suftesi (super)compact. Non li ho ancora fatti solo per pigrizia.
Quelli che si producono con \maketitle sono solo un primo abbozzo.Mi sembra che in memoir ci siano parecchi frontespizi per libri in generale. Alcuni molto belli.
Ciao
Ivan
::illinguista1972″ post=68817Non mi perderei la prima lezione per tutto l’oro del mondo. Io ci sarò! 🙂 Spero anche Enrico.
Ciao
TommasoTi confermo ora e giorno della prima lezione. Credo proprio che Enrico ci sarà. Deve esserci!
Io le mail le mando sempre anche a Lui, visto che è il Gran Capo Coordinatore Scientifico del Progetto ma, lo sappiamo, non è detto che le legga…:D
Però sono sicuro che legge questi messaggi, quindi vado tranquillo 😉@Roberto
Ti ringrazio e spero proprio che sarà così. Ce la metto tutta.
Vedrò di rendere disponibile il materiale del corso. Attualmente tutto viene gestito con il portale di E-Learning d’Ateneo, che è accessibile solo con le credenziali GIA interne.
Magari non riuscirò ad aggiornare con la stessa frequenza il materiale anche per gli esterni. comunque ci proverò.NEWS
Tutto procede benissimo. Ottimi feedback dall’ambbito degli studi giuridici, che hanno concrete esigenze, anche a livello del corpo docente, di strumenti per impaginare.
Non me l’aspettavo e ne sono molto contento. Il 14 avremo la presentazione ai dottorandi della Scuola di Dottorato in Studi Umanistici. Ho già avviato contatti con alcuni ricercatori che si occupano di edizioni critiche. Un ambito mooooolto affascinante e genuinamente TeXnico.Mi fa piacere poter dire che questo progetto è qualcosa di unico nel panorama nazionale. No so se è l’unico, ma sicuramente è uno dei pochi progetti di ampio respiro (2 anni) sull’uso di LaTeX in ambito accademico, che coinvolge studenti, dottorandi e docenti, in un tentativo di riforma concreto e finalmente realizzabile.
Il progetto è stato possibile grazie ai contributi di molti soggetti, che ora vorrei ricordare. La dott.ssa Maria Gabaldo, responsabile dell’Area Ricerca di Ateneo, che ha visto nel mio corso del 2011 gli sbocchi che si stanno ora concretizzando; il prof. Enrico Gregorio, che è la figura essenziale, in quanto un Joint Project deve essere presentato da un docente strutturato. Oltre a questo,lo sappiamo, è una garanzia impagabile. Nell’incontro di oggi a Giurisprudenza ho dato la mia personale disponibilità a sostegno dei futuri utilizzatori di LaTeX. Poi ho aggiunto: “se non riesco a fare qualcosa io c’è sempre il prof. Gregorio, che risolve ogni problema TeXnico in pochi minuti”.
E poi c’è l’impresa “Grafiche Baietta S.r.l.”, che ha creduto nel progetto. Ricordo anche Alessandro Marogna, l’ingegnere del progetto, che si occupa delle questioni informatiche e legate al Web. Infine ci sono io, che tengo i corsi e faccio varie altre cose, spero nel migliore dei modi. Con entusiasmo sicuramente.Ora basta, perché rischio di cadere nel patetico. Quindi vi saluto e vi ringrazio per il sostegno.
Vi terrò aggiornati.Ciao
Ivan
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Visto che si tratta di una tesi di dottorato, quindi un lavoro delicato e sicuramente “serio” il mio consiglio è di usare una classe stabile.
Classicthesis è instabile per eccellenza. A quanto mi consta non sono nemmeno sicuro che siano stati risolti i problemi con biblatex.
Classe book o memoir, come ti è stato consigliato. Io di solito consiglio suftesi, ma sono di parte 😀Lavoro serio…impaginazione seria. Pochi fronzoli e bada al contenuto.
Ciao
Ivan
::zippo” post=68506Sto usando philosophy-modern. Il documento è in italiano, ma sto citando opere in lingua inglese. Quando uso \parencite, e vedo che il nome (inglese) dell’autore viene spezzato andando a capo, come faccio ad essere sicuro che il nome dell’autore venga spezzato sencondo le sillabe inglesi? Sto chiamando biblatex con babel=hyphen e in biblatex ho hyphenation=english. Basta così, devo usare \foreignlanguage per \parencite, o altro?
Non so se quelle opzioni valgono solo per la bibliografia o anche per i comandi di citazione. Ma anche se non valessero per questi ultimi non ne farei un problema.
Se il testo che stai scrivendo è in italiano, le regole di sillabazione nel testo sono quelle per l’italiano, a meno che tu non abbia una citazione in lingua abbastanza lunga.
La bibliografia la comporrei con lo stesso criterio. Un’intera voce bibliografica in inglese la comporrei con le regole di sillabazione dell’inglese, ma se la voce contiene solo una parola o poche in inglese allora comporrei la voce complessivamente con le regole dell’italiano, ovvero con quelle della lingua del documento. Stesso discorso per i nomi che vengono richiamati nel testo con comandi come \parencite.In realtà sarei anche più flessibile. Lingua principale italiano, regole di sillabazione dell’italiano, anche per citazioni fuori corpo in altre lingue. È un po’ una provocazione…
Ciao
Ivan
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