ivan

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  • in risposta a: Strano comportamento dello stile philosolphy-modern? #53528
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    Scusatemi, mi sono spiegato male, e vedo ora che mi sono anche sbagliato. (Grazie a Luigi) Non si tratta di alcun bug. La posizione dell’”ivi” nell’esempio di Lorenzo mi ha tratto in inganno. Ma è la posizione corretta, in base allo stile authoryear-icomp, che come ricorda giustamente Luigi ha proprio questa caratteristica. Vediamo un esempio concreto:
    `Come noto, un'ottima guida a LaTeX è conosciuta come L'\emph{Arte}
    \parencite{pantieri:arte}. In questa guida viene anche descritto il pacchetto \emph{indentfirst} \parencite[53]{pantieri:arte} `

    L’output è il seguente:

    Come noto, un’ottima guida a LaTeX conosciuta come L’Arte (Pantieri and Gordini 2010). In questa guida viene anche ricordata l’esistenza del pacchetto indentfirst (ivi, p. 16)

    con “ibid.” al posto di “ivi” se scriviamo in inglese.
    Questo comportamento è quello corretto. Ovviamente, se il secondo \parencite, non ha l’indicazione di pagina, viene riportato solo “ivi”, e anche questo è coerente. Ecco come verrebbe il passo precedente:
    `Come noto, un'ottima guida a LaTeX è conosciuta come L'\emph{Arte}
    \parencite{pantieri:arte} e, con le parole di un noto esperto, è forse “l’unica che affronta alla radice il problema descritto'' \parencite{pantieri:arte} `

    Come noto, un’ottima guida a LaTeX conosciuta come L’Arte (Pantieri and Gordini 2010) e, con le parole di un noto esperto, è forse “lunica che affronta alla radice il problema descritto” (ivi)

    Qui c’è un errore perché non viene indicata la pagina della citazione, ma l’esempio serve solo per capire. Se si volesse fare riferimento a un’opera senza indicarne la pagina si potrebbe scrivere “(cfr. ivi)”. “cfr.” è molto usato in ambito umanistico, direi che è consolidato.
    Sarebbe bello che lo stile authoryear-icomp gestisse anche la stringa “ibidem” così come viene usata dai miei stili, dove indica stessa opera e stesso luogo (ovvero quello che fa “loccit” in biblatex), ma forse è pretendere troppo 🙁
    La cosa che posso fare e che molto probabilmente farò è disabilitare di default l’uso di “ivi” neglio stili classic e modern. Riabilitarlo sarebbe poi semplice: ibidtracker=true

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Maiuscoletto in glossario ed epigrafi #53486
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    Ciao a tutti.
    Sotto una pioggia ormai insolente, chiedo la vostra su una questione. Ho la necessità di comporre un elementare glossario con 7-8 parole da spiegare. Ho pensato farlo con una semplice description, preferendo per le etichette il maiuscoletto normale al nero di default (sto usando memoir).

    Non farei un glossario come capitolo a se stante con solo 7-8 parole. Meglio mettere un’annotazione alla fine dell’introduzione o, se ci sono altre informazioni “strumentali”, creare una sezione “Avvertenze”.

    Ah, per avere epigrafi più larghe e senza la riga nera ho fatto così:

    `% epigrafi personalizzate %
    \newcommand{\myepigraph}{%
    \setlength{\epigraphwidth}{5cm}%
    \setlength{\epigraphrule}{0pt}%
    \epigraphtextposition{flushright}%
    \epigraphfontsize{\small}%
    \epigraph}`

    Ho sbagliato qualcosa? (Il fatto che funzioni non significa che sia corretto, no? :D)

    La larghezza delle epigrafi dipende dal testo contenuto. Spesso epigrafi diverse devono avere larghezza diversa. Immagina di citare versi con metriche diverse. Andare a capo nel posto sbagliato nell’epigrafe non è bello. Meglio allargarla. Io ho fatto così:
    Nel preambolo ho messo le impostazioni globali, per esempio:
    `\setlength{\epigraphrule}{0pt}%
    \epigraphfontsize{\small}%
    \epigraphtextposition{flushright}%
    `
    Nel punto in cui inserisco l’epigrafe la allargo o restringo a piacere
    `
    \begingroup
    \setlength{\epigraphwidth}{5cm}%
    \endgroup
    \epigraph{lorem}{ipsum}
    `
    Senza i comandi di apertura e chiusura del gruppo verrebbero modificate anche le epigrafi successive.

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Nuova versione di TeXworks #53495
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    Eppur si move.
    Circa 95 minuti fa è stata rilasciata una nuova versione sperimentale di TeXworks:

    TeXworks-w32-v0.3r719-build1.zip

    per il momento funzionante soltanto su piattaforma Windows. Si può scaricare da http://code.google.com/p/texworks/downloads/list.

    Non sono riuscito a trovare la lista dei cambiamenti dalle versioni precedenti: sarebbe benvenuta.

    Ciao
    Tommaso

    Buono a sapersi 😉
    Speriamo che gli sviluppatori arrivino presto almeno al livello di TeXShop, o magari di texmakerx D)

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Strano comportamento dello stile philosolphy-modern? #53524
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    L’ultima versione carica lo stile authoryear-icomp. All’inizio ero molto convinto di questa scelta. Col tempo mi sono accorto che sono più i problemi che comporta dei vantaggi.
    Penso che nella prossima versione imposterò l’opzione ibidtracker=false di default, almeno fino a quando non saranno risolti tutti i bug.
    Perdonatemi per questo inconveniente. Appena posso sistemo il codice e aggiorno il pacchetto su CTAN.

    Ciao
    Ivan

    edit: il bug evidenziato da Lorenzo non è degli stili philosophy, ma dello stile authoryear-icomp. Lo segnalo a Lehmann

    in risposta a: [Risolto] Biblatex: evitare et al. #53489
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    Scusate se stò scrivendo un sacco di topic in questi giorni, ma stò sistemando un po’ di cose per la tesi.
    Stò creando la bibliografia con lo stile philosophy-modern. Il mio relatore vorrebbe che in una voce della bibliografia non compaia “Tizio et al.”, ma tutti gli autori. Come si potrebbe far questo? Ho cercato sul manuale di biblatex e di biblatex-philosophy ma non ho trovato niente. Inoltre, non si potrebbe far si che in bibliografia compaiano tutti gli autori, mentre nella citazione compaia “Tizio et al.”?

    Grazie,
    Daniele

    `\printbibliography[maxnames=999]`

    Nelle citazioni compare “et. al.” quando ci sono più di tre autori. Se vuoi un comportamtento diverso, carica biblatex con l’opzione maxnames=2.
    In questo modo, nel caso si abbiano 3 o più autori la lista verrà troncata al primo autore (ovvero al valore di default di minnames). Ma te lo sconsiglio. Nel caso di due autori li riporterei senza dubbio entrambi. Se sono più di due non ha senso troncare la lista a due. Morale della favola: lascia invariate le impostazioni di default: maxnames=3, minnames=1.

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Rientro prima riga #53296
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    Ciao a tutti,
    quando inizio un nuovo capitolo o paragrafo la prima riga non la mette rientrata, si può fare qualche cosa per averla automaticamente rientrata?
    grazie

    È giusto così! 👿 😉

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Pacchetto per schema grafico #52968
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    …c’era una parentesi di troppo.
    Prova questo:
    `\begin{tikzpicture}
    \begin{sffamily}
    \tikzset{grow'=right,level distance=50pt}
    \tikzset{every tree node/.style={text width=2em,text centered}}
    \tikzset{execute at begin node=\strut}
    \tikzset{every tree node/.style={anchor=base west}}
    \Tree [.HDB [./bootbackup\\ (sarà\\ la\\ copia\\ della\\ boot) ]
    [./backupLVM\\ (verrà\\ aggiunto\\ dopo\\ l'installazione
    al\\ Volume\\ Group\\ SISTEMA)
    ] ]
    \end{sffamily}
    \end{tikzpicture}`
    L’albero è un po’ strano, ma saprai come sistemarlo. Comunque gli a capo ci sono. Prima non funzionava perché avevi scritto “\\{}parola”, ovvero non c’era lo spazio dopo \\. 🙄

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Pacchetto per schema grafico #52967
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    Ottimo, grazie!

    Cmq ho lo stesso problema con un altro pacchetto.
    L’istruzione del manuale non sembra funzionare.
    Questo il codice:
    `\documentclass[a4paper]{article}
    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage{textcomp}
    \usepackage{ucs}
    \usepackage[utf8x]{inputenc}
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage{graphicx}
    \usepackage{framed}
    \usepackage[dvipsnames]{xcolor}
    \usepackage{tikz}
    \usepackage{tikz-qtree}

    \begin{document}

    \begin{tikzpicture}
    \begin{sffamily}
    \tikzset{grow'=right,level distance=50pt}
    \tikzset{every tree node/.style={text width=2em,text centered}}
    \tikzset{execute at begin node=\strut}
    \tikzset{every tree node/.style={anchor=base west}}
    \Tree [.HDB [./bootbackup\\{ }(sarà\\{ }la\\{ }copia\\{ }della\\{ }boot) ]
    [./backupLVM\\{ }(verrà\\{ }aggiunto\\{ }dopo\\{ }l'installazione
    al\\{ }Volume\\{ }Group\\{ }SISTEMA)}
    ] ]
    \end{sffamily}
    \end{tikzpicture}
    \end{document}`
    Vorrei andare a capo con la riga in rosso…

    Grazie mille
    M.

    Potresti inviare un esempio che si possa compilare, senza gli a capo?

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Nuova versione di TexMakerX #53242
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    Sì effettivamente la versione per Mac non contempla la possiiltà di spuntare Internal viewer.

    Non mi risulta. Non che userei uno di questi programmi pieni di pulsanti, ma funziona (almeno con Snow Leopard).

    Ciao
    Enrico

    È possibile eliminare tutte le barre dell’editor e del visualizzatore. Per quella superiore basta cliccare sul pulsantino rettangolare in alto a destra. Per quella laterale basta fare click sinistro sulla barra superiore e togliere la spunta su “Central”. Per il visualizzatore è ancora più semplice 🙂
    Più scarno di così…

    Non so per quale motivo, ma texmakerx fa riferimento a bibtex contenuto nella texlive 2009. Quindi a chi avesse più distribuzioni installate consiglio di fare attenzione. Forse è dovuto all’installazione precedente, anche se prima di installare la nuova versione ho disinstallato la vecchia con AppCleaner.


    @Claudio
    Forse siamo stati ingannati dalla stessa cosa. Per spuntare Internal viewer bisogna prima scendere con la barra di scorrimento laterale. All’inizio non l’avevo vista nemmeno io.


    @Tommaso
    . Su Mac la stringa per utilizzare la ricerca diretta/inversa viene aggiunta automaticamente :).
    È vero che il dizionario per l’italiano non è preinstallato, ma si può installare semplicemente. È più semplice di TeXworks; tra l’altro il dizionario è lo stesso

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Nuova versione di TexMakerX #53241
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    Gran bella notizia!
    Come noto, una delle potenzialità di texmakerx è la capacità di riconoscere la codifica del documento. Questo lo rendeva preferibile a TeXworks. Ora con il visualizzatore interno è un editor veramente completo. L’ho provato su Mac e funziona bene. Per gli utenti Windows abituati ai bottoni è l’editor ideale.
    Peccato che non abbia ancora la possibilità di eseguire la funzione “trova e sostituisci” su tutti i file aperti, come avviene con Winedt. In compenso c’è la finestra di dialogo “Find” che permette di ricercare una stringa su tutti i documenti aperti.
    Bella anche la funzione che permette di gestire direttamente i record bibliografici. Purtroppo non è aggiornata e di fatto è molto limitata se la si vuole usare con biblatex. (Comunque c’era anche nella versione precedente)
    A parte questo mi pare che sia l’editor multipiattaforma per il momento più completo (escluso Emacs, che non è abbordabile per gli esseri umani 😉 )
    Eliminando la barra laterale e superiore diventa un ambiente di lavoro molto essenziale, come TeXworks. In più c’è la possibilità di ricercare direttamente nel visualizzatore interno.
    😀

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: LaTeX per “umanisti” o sedicenti tali: latino e gr #48736
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    Ma secondo voi qual è il male peggiore: che ucs e biblatex siano incompatibili, oppure che XeLaTeX non accetti microtype?

    Per me il primo.

    Ciao
    Tommaso

    Secondo me il male peggiore è l’incompatibilità tra ucs e biblatex. Almeno per un umanista.
    Se uno volesse fare un’edizione critica di un’opera in greco, o una semplice tesi di letteratura greca, utilizzando biblatex, sarebbe costretto o a rinunciare a biblatex o a rinunciare di scrivere in greco nel sorgente. Molto meglio rinunciare a microtype, in questi casi. Il riempimento di riga è comunque ottimo; si ha soltanto qualche overfull box in più.

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Pacchetto per schema grafico #52965
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    Risolto quel problema, sono riuscito a fare gli schemi che mi servivano.
    Mi resta solo un problema banale, forse troppo per le guide che ho consultato,
    che affontano questioni di livello più elevato. Ho collegato a una freccia
    del testo, che però risulta eccessivamente lungo:
    ` \node (nRed2) [text=red] at (-2,-1.5) {/backupLVM (verrà aggiunto dopo l'installazione \\al Volume Group SISTEMA)};`
    In realtà il \\ non serve a nulla: io vorrei semplicemente spezzare il testo un due righe.
    Domand o/i na: come si fà??

    Grazie
    M.

    `\shortstack{testo\\ a capo}`

    Oppure

    `\parbox{4cm}{testo\\ a capo}`

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: LaTeX per “umanisti” o sedicenti tali: latino e gr #48731
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    Scherzi a parte (oggi sono in vena di scherzare, saranno i primi freddi?) credo che la cosa migliore da fare, almeno per chi usa Mac, è modificare virtualmente la tastiera come dice Claudio, e come credo abbia fatto Ivanus quoque. Non è male la cosa: basta prenderci un poco la mano.

    Ciao
    Tommaso

    Naturalmente è così. Illo tempore su Windows c’è un programmino per creare un nuovo layout della tastiera:
    http://windows.microsoft.com/it-IT/windows-vista/Create-your-own-keyboard-layout
    Su Vista mi pare che si possa cambiare tastiera rapidamente, come sul Mac; e così anche su XP (ma ho solo vaghi ricordi). Per quanto riguarda la tastiera “fisica”, come dice Claudio, non ci si mette tanto ad abituarsi alla corrispondenza delle lettere. Se proprio non si sopporta il disagio, sul Mac si può risolvere la questione comprando una keyboard skin protection, una pellicola trasparente da applicare sulla tastiera, sulla quale scrivere le lettere greche, per esempio.
    Così per cambiare tastiera basta posizionare la pellicola.
    Ci sarà qualcosa anche per gli altri computer, anche se in questo caso ogni marca avrà il suo copri tastiera.

    Fuori tema:
    Il vero problema del greco per gli umanisti è che il pacchetto ucs, necessario per scrivere direttamente in greco nel sorgente, non è compatibile con biblatex. L’alternativa è usare XeLaTeX, che però non può beneficiare di microtype 🙁

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Sul plurale delle abbreviazioni #53154
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    Da qualche parte ho letto che le abbreviazioni NON sono accettabili nel testo, ma sono accettabili, non obbligatorie ma accettabili, negli incisi parentetici.

    Le abbreviazioni col raddoppiamento finale appartengono solo al burocratese, al legalese, e ai gerghi professionali e non professionali, con i vari OO.SS. per Organizzazioni Sindacali, VV.F. per Vigili del Fuoco; accompagnati dai vari sigg. proff., ops!, mi correggo, Sigg., Proff., e simili. Escludo da questo elenco le abbreviazioni del tipo Ns/ per nostro e Vs/ per vostro che non meritano neanche di essere prese in considerazione; finché tutti le accettano, tutti si sentono in dovere di scriverle. Io, invece, un preventivo per un lavoro da fare in casa mia, scritto in questo modo, anche se non deve essere un capolavoro di letteratura, non lo accetto, e respingo la proposta.

    Per quanto riguarda § e §§, non sono d’accordo sul raddoppiamento, perché non si tratta di una abbreviazione, ma di un simbolo; visto che anche le unità di misura sono rappresentate dei rispettivi simboli, raddoppiare sarebbe come scrivere 1 m e 2 mm, per dire un metro e due metri; l’assurdità è talmente evidente che il “plurale” §§ si scarta da solo.

    L’italiano poi ha gli articoli e gli aggettivi singolari e plurali che non richiedono di avere abbreviazioni plurali; nelle indicazioni delle pagine, poi, c’è un intervallo numerico. Quando uno scrive p. 125-132 è evidente che si sta parlando di una pluralità di pagine, non c’è bisogno di scrivere pp. 125-132 per ribadire il concetto.

    Dire che in tipografia ci sono usi e costumi consolidati va bene per la composizione, per l’impaginazione, per la scelta del book design (compito una volta del tipografo), per la scelta dei caratteri, eccetera, ma non è una buona spiegazione per le abbreviazioni; la scrittura delle abbreviazioni non è normata dalla teoria della tipografia, ma dalla grammatica e dal buon senso.

    Le abbreviazioni servono per risparmiare spazio; siamo sicuri che quando le usiamo abbiamo davvero così poco spazio? Se sì, allora l’abbreviazione è giustificata, altrimenti non la si usa.

    Ma abbreviando si elimina di solito la parte finale della parola, quella che contiene la sua “diatesi (si chiama così, o questa parola si riferisce solo ai verbi?). Insomma è la parte finale della parola che distingue talvolta il maschile dal femminile, il singolare dal plurale. Se abbreviamo vuol dire che il genere e il numero sono impliciti nel resto dello scritto, dunque non c’è nessun bisogno di distinguere l’abbreviazione singolare da quella plurale; e se la pluralità non si evince dal resto dello scritto e se il concetto di pluralità è essenziale per il contenuto dello scritto, NON si usa l’abbreviazione.

    A me pare semplice, ma può darsi che come al solito io sia troppo legato a norme che esistono oppure, come nel caso delle abbreviazioni, per le quali non esistono norme UNI o simili (ISO no di sicuro perché dipendono dalla lingua), ma che io mi sono costruito nella mia testa. Le mie quindi possono essere norme senza alcun valore.:)

    Era la spiegazione che cercavo. Come in altri casi, ho sempre cercato soluzioni il più possibile razionali ai problemi tipografici e/o redazionali. La tua argomentazione è più che convincente e supporta bene una convinzione che ho da qualche tempo: se il contesto fa capire se si tratta di singolare o plurale il raddoppiamento non ha senso; sul simbolo § il discorso è ancora più cogente: in questo caso si tratterebbe addirittura di un “errore” (anche se § non è un’unità di misura :roll:, o forse sì?).
    Il problema è ora questo: come comportarsi, per esempio, negli stili bibliografici? Negli stili philosophy si usa “pp.” per “pagine”. Abbandonare questa consuetudine, secondo voi, è consigliabile? (Prima di farlo vorrei avere un ampio consenso)

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Sul plurale delle abbreviazioni #53151
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    Ciao a tutti.

    Questo topic nasce per risolvere un problema sollevato da Claudio qui, e che in generale riguarda il trattamento delle abbreviazioni al plurale?
    I termini “tabella”, “figura”, “pagina”, “capitolo” sono abbreviati con “tab.”, “fig.”, “p.” (a volte pag.), “cap.”.
    Spesso si trovano al plurale nella forma “tabb.”, “figg.”, “pp.” (a volte pagg.), “capp.”.
    A parte “p.” e “pp.” che sono parecchio diffuse. Sulle altre abbreviazioni come ci si deve comportare? A me “tabb.”, “figg.” e “capp.” non piacciono un gran che.

    Il termine “sezione” è abbreviato con “sez.”. Il plurale deve essere “sezz.”? 🙄
    E cosa dire del simbolo “§”, spesso usato come sinonimo di “paragrafo” per indicare una sezione? Il plurale è “§§”, per coerenza.
    Il manuale del Lesina non usa tali abbreviazioni ma in alcuni campi sono consolidate.
    Si può trovare una via d’uscita razionale? C’è una convezione in merito? Qualche norma ISO?

    Il sistema c’è: non usare abbreviazioni mai e per alcun motivo. Puoi fare qualche lieve eccezione: p. per “pagina/pagine” e le tue amate latinitates. Perché quegli orribili “ecc.” “p. es.”? I raddoppiamenti finali poi sono agghiaccianti.

    Ciao
    Enrico

    Su “p.” siamo d’accordo. Ma userei “pp.” per il plurale. “p. es.” lo trovo orribile anch’io. Meno orribile “ecc.”, ma solo perché ci sono abituato. Le latinitates le sto abbandonando, ma come tutti i divorzi serve del tempo …;)
    Ma perché rinunciare alle abbreviazioni sempre? Non è meglio scrivere “l’incremento demografico del 2010 è stato … (tab. 5); la percentuale di incidenti stradali … (tab. 6)”? Se ci sono tanti riferimenti a tabelle (o figure), la forma abbreviata mi sembra migliore. Ma ho dei dubbi 🙄

    Ciao
    Ivan

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