ivan

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  • in risposta a: Stili biblatex-philosophy #43646
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    Perfetto! Grazie per la pazienza, Ivan. Ora sono più tranquillo, perché potrò continuare ad inserire in JabRef, che trovo molto comodo.
    Ciao
    Alex
    P.S. Per quanto riguarda la modifica del file originale di stile, mi scuso, non lo sapevo. Cercherò poi materiale per imparare ad effettuare le modifiche dal preambolo.

    Gli stili philosophy sono largamente configurabili e non dovrebbero essere necessarie modifiche troppo complicate. Molte opzioni ci sono già e altre ho intenzione di aggiungerle in base alle esigenze degli utenti. Finora ho tenuto conto di molte di queste esigenze. Alcune non le ho considerate perché troppo “irrazionali” e dettate più dalla pura voglia di cambiare lo stile che da un’attenta riflessione.
    Il mio intento è di rendere gli stili adatti alla maggior parte delle esigenze senza dover inserire codici complicati per cambiare alcune caratteristiche. Per il momento si possono personalizzare semplicemente con le nuove opzioni e ridefinendo i nuovi comandi.
    Quindi se avete particolari richieste fatevi avanti! Valuterò caso per caso se creare nuove opzioni o meno.

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Font più usati dagli editori italiani #44242
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    Grazie mille per i suggerimenti!

    si la mia era una domanda curiosità forse più da grafici/tipografi che da scrittori 🙂

    beh… rigirando la frittata, comunque, direi che il mio font preferito
    è quello del pacchetto kpfonts… che ne dite?

    Personalmente amo i font “dolci” con terminazioni a goccia. Per questo motivo non mi è mai piaciuto il Palatino, che ha terminazioni a becco troppo evidenti, che lo rendono “spigoloso”; e quindi nemmeno il Kp-font, che assomiglia molto al Palatino.

    Ecco la mia classifica:
    1) Minion Pro
    2) Garamond (di qualsiasi tipo)
    2) Utopia

    Sono perfetti per qualsiasi tipologia di scritto, anche matematico.
    Considero altri font, eventualmente, solo per usi molto particolari: fonetica, alfabeti speciali, ecc.

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Font più usati dagli editori italiani #44240
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    Eh si immagino sia una questione delicata!

    e soprattutto per le edizioni vecchie credo si riduca al “trovare il font digitalizzato che più si avvicina”…

    ma mi piaceva l’idea di raccogliere esperienze e opinioni a proposito…

    per farmi un’idea in più 🙂 e, magari,
    fare una piccola lista delle corrispondenze (magari compresi gli eventuali font disponibili per LaTeX che più si avvicinano per ognuno): potrebbe essere una piccola referenza – anche se approssimativa – utile a molti.

    PS: MinionPro si può usare con LaTeX o serve per forza XeLaTeX? (io un po’ niubbio)

    Per installare il Minion Pro su Mac e usarlo con LaTeX trovi qualche indicazione in questo topic:
    http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=5514&start=15

    Le stesse indicazioni si trovano sulla pagina di CTAN dove si può scaricare il pacchetto MinionPro:
    http://www.ctan.org/tex-archive/fonts/minionpro/
    dove si parla anche di Windows.

    Un elenco dei font disponibili con LaTeX lo trovi qui:
    http://texcatalogue.sarovar.org/bytopic.html#fonts

    Tieni conto di una cosa: l’utenza tecnico-scientifica in genere non sente l’esigenza di cambiare font quanto l’utenza umanista, che è minoritaria. Ma c’è da dire che gli umanisti non scrivono matematica e quindi possono tranquillamente usare XeLaTeX, che tra l’altro è ottimo per chi deve scrivere in greco, arabo, ebraico, ecc.

    C’è anche il font URW-Garamond, molto bello, ma va installato a parte, per questioni di licenza. Ha il supporto per matematica e greco. Cerca getnonfreefonts sul forum.
    Detto da un umanista, è il migliore tra quelli facilmente disponibili.
    Altrimenti c’è il font Utopia (pacchetto fourier), in assoluto il più semplice da usare: è già installato.

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Stili biblatex-philosophy #43644
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    Riprendo qui una discussione iniziata in un altro post, ma che Ivan mi ha indicato di proseguire qui.

    Premessa: uso Windows 7 e JabRef

    Riassunto delle puntate precedenti: utilizzando JabReb, per produrre un file .bib, che poi utilizzo con BibLaTeX, ottengo un risultato finale, da cui deduco che l’utilizzo con BibLaTeX di files .bib ottenuti tramite BibTeX (con JabRef, ma non dovrebbere essere questo un fatto determinante), non corrisponde alla semplice necessità di aggiungere i campi mancanti a BibTex.

    Qui c’è un po’ di confusione. Ma credo che capirai una volta sistemati i record come ti consiglio di seguito. BibTeX è solo il motore. Quindi, sì: in pratica si tratta soltanto di aggiungere dei campi, o manualmente nel file .bib, o attraverso JabRef.
    Ma veniamo al problema principale.

    Questo il record inserito nel file .bib da JabRef:

    `@INBOOK{Reale1987,
    chapter = {Precisazioni sulle caratteristiche fondamentali del concetto greco
    di filosofia},
    pages = {458-493},
    title = {Storia della filosofia antica},
    publisher = {Vita e Pensiero},
    year = {1987},
    author = {Giovanni Reale},
    materia = {manuale antica},
    reperiendum = {no},
    volume = {1},
    address = {Milano},
    edition = {V},
    owner = {Alex},
    timestamp = {2010.04.13}
    }`

    Quando compilo utilizzando BibLaTeX e il file di stile “philosophy-classic.bbx”, ottengo il seguente risultato in bibliografia (in colore rosso i punti problematici):

    Reale,Giovanni
    1987 Storia della filosofia antica, in V, 1,Vita e Pensiero, Milano, cap. Precisazioni sulle caratteristiche fondamentali del concetto greco di filosofia, pp.458–493.

    Un record come quello non va inserito come voce @inbook. È un semplice @book. Il modo più semplice è questo.
    `
    @BOOK{Reale1987,
    pages = {458-493},
    title = {Storia della filosofia antica},
    publisher = {Vita e Pensiero},
    year = {1987},
    author = {Giovanni Reale},
    volume = {1},
    address = {Milano},
    edition = {5}}
    `

    Il campo chapter dovrebbe contenere un numero. Mi sembra che la parte che citi appartenga a un’appendice.
    In questo caso puoi usare il campo titleaddon, come nell’esempio qui sotto, dove si usa anche il campo maintitle:

    `@BOOK{Reale1987,
    pages = {458-493},
    maintitle = {Storia della filosofia antica},
    title = {Dalle origini a Socrate},
    titleaddon = {Appendice seconda: “Precisazioni sulle caratteristiche fondamentali del concetto greco di filosofia''},
    publisher = {Vita e Pensiero},
    year = {1987},
    author = {Giovanni Reale},
    volume = {1},
    address = {Milano},
    edition = {5}}`

    – Eviterei comunque la precisazione estesa sul capitolo (appendice).
    Oppure metterei semplicemente il numero, solo se si tratta di capitolo numerato.

    – Il campo edition dovrebbe contenere un numero. “V” non è un numero. Per ottenere l’edizione in numeri romani, scrivi nel preambolo questo:
    `\DeclareFieldFormat{edition}{\RN{#1}~\bibstring{edition}}`
    Se vuoi il minuscolo scrivi \Rn al posto di \RN.

    Se vado alla riga 273 del file philosophy-classic.bbx e metto a commento la seguente riga, ottengo l’eliminazione di quello strano “in”:

    L’ho già detto nell’altro topic, ma ripeterlo non fa mai male:
    la licenza LPPL (LaTeX Project Public License), con cui vengono distribuiti i file di stile, non consente di modificare i file.

    Il problema che ho non è dunque quello della mio desiderio di eliminare lo “in” davanti al nome del volume, che, anzi, mi andrebbe benissimo, ma è che lo “in” compare dove dovrebbe trovarsi l’abbreviazione “ed.”.

    L’abbreviazione “ed.” non compare (comparivaiva) perché non hai inserito un numero nel campo “edition”. Con il codice che ti ho suggerito sopra comparirà.

    Ne dedurrei dunque che non basta aggiungere campi a BibTeX per ottenere la perfetta compatibilità con BibLaTeX, ma che sia inoltre necessario intervenire sui files di stile. Il che rende parecchio più complessa la situazione, perché significa doversi creare e gestire le bibliografie per BibLaTex a mano (se non sbaglio).

    Ora dovrebbero essere più chiare anche queste perplessità.

    Ciao
    Ivan

    EDITAnticipazione: nella prossima versione degli stili ci sarà la nuova opzione romanedition e il nuovo comando \editionfont.

    in risposta a: Data Base bibliografico con BibLaTeX #44207
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    In realtà serve soltanto
    aggiungere i nuovi campi utilizzati dallo stile e non previsti dagli stili standard.
    I campi previsti da biblatex sono davvero molti, quindi non credo che saranno disponibili tutti di default, nemmeno in futuro. Si avrebbero delle finestre per gestire i record troppo ingombranti…

    Ecco, come dicevo, a me però è sembrato non sia solo questione di campi mancanti da aggiungere (proprio utilizzando i tuoi files di stile philosophy)…

    Quasi del tutto a caso ho provato ad esempio a mettere a commento la tua istruzione: \usebibmacro(in:), nel file philosophy-classic.bbx per inbook e ne ho ottenuto la sparizione di quello “in”, di cui dicevo. Ma poi in altri casi la compilazione va in palla… Ovvio che non so dove mettere le mani, ma si tratta comunque di modifiche da apportare ai files di stile e non semplicemente risolvibili con aggiunta di nuovi campi in JabRef. O sono completamente fuori strada?
    Ciao
    Alex

    EDIT: O.K. Ivan, rifaccio tutte le prove e poi posto sull’altro thread.

    Non sei fuori strada. Se non vuoi “in” prima del titolo del @book bisogna ridefinire il driver la usa, ovvero @inbook.
    Però non si può fare modificando direttamente i file di stile, perché la licenza con cui vengono distribuiti gli stili non lo consente.
    Le modifiche possono essere apportate direttamente nel preambolo, oppure creando un nuovo stile che ne richiama un altro con aggiunte le modifiche che si vogliono.
    Questo è (anche) il bello di biblatex.

    Non credo che sia una buona scelta eliminare “in” nel caso delle voci @inbook e @incollection. Nel caso delle voci @article, invece, gli stili philosophy non stampano “in” prima del nome della rivista (se lo si vuole c’è l’opzione inbeforejournal). È qualche casa editrice che lo richiede. Se sì, quale?
    Aspetto comunque risposta sull’altro topic…

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Data Base bibliografico con BibLaTeX #44205
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    Mi pare che Jabref gestisca già correttamente i database per BibLaTeX.

    Non credo in tutti i casi. Ad esempio ho problemi con il tipo “InBook”, perché BibLaTeX al posto di inserire un “vol.” per il campo Volume, inserisce un “in”; almeno con gli stili philosophy di Ivan.
    Queste sono differenze che non implicano solo “mancanza” di campi in BibTeX, ma, mi pare, differenza di trattamento degli stessi da parte dei files di stile rispettivamente .bst e .bbx.

    La mia domanda dunque non riguardava tanto come fare a gestire i files .bib con programmi come JabRef, ma era rivolta a chi già utilizza abitualmente BibLaTeX, per sapere se l’unica opzione rimanente è quella di scriversi e gestirsi a mano files .bib coerenti con la struttura BibLaTeX; o se vi siano altre vie, che essi utilizzano concretamente.
    Ciao
    Alex

    Dovresti inviare un esempio minimale assieme al record utilizzato per la voce @inbook che ti dà problemi e della relativa voce @book. Posso ipotizzare che non hai inserito il titolo del @book anche nel campo booktitle…
    La questione non riguarda la “struttura” di biblatex. I rocord bibliografici sono identici a quelli che si usano con BibTeX. Hanno solo qualche campo in più, tutto qui.
    Invia l’esempio in questo topic:
    http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=7813&start=0&postdays=0&postorder=asc&highlight=philosophy

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Data Base bibliografico con BibLaTeX #44203
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    Ciao a tutti,
    perdonate la domanda così banale, ma vorrei partire con 4 idee di base ben chiare, onde non dover scoprire poi che avrei potuto impostare il lavoro in modo alternativo e più semplice.

    Usando BibLaTeX quali sono le possibilità di creazione e gestione del data base bibliografico?

    Mi pare di avere capito infatti che non ci siano ancora programmi front-end come JabRef, tarati sulla struttura di default dei record di BibLaTeX. Dunque come si fa? Ci si scrive direttamente a mano un file con estensione .bib, tramite un qualunque editor LaTeX, e si continua poi ad aggiornarlo nello stesso modo?
    Grazie
    Alex

    Su Mac s’è l’ottimo BibDesk, con cui ho gestito gli archivi bibliografici dei miei stili philosophy:
    http://www.ctan.org/tex-archive/macros/latex/exptl/biblatex-contrib/biblatex-philosophy/
    Lo si può vedere aprendo il file .bib con un normale editor. Immagino che JabRef faccia la stessa cosa. In realtà serve soltanto
    aggiungere i nuovi campi utilizzati dallo stile e non previsti dagli stili standard.
    I campi previsti da biblatex sono davvero molti, quindi non credo che saranno disponibili tutti di default, nemmeno in futuro. Si avrebbero delle finestre per gestire i record troppo ingombranti…

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Font più usati dagli editori italiani #44238
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    Ciao!

    Qualcuno di voi sa quali siano i font più usati dagli editori italiani?
    (o quelli più simili in circolazione)

    Se non sbaglio

      Einaudi = Simoncini Graramond (in realtà una versione modificata e introvabile purtroppo)
      Adelphi = ITC New Baskerville

    (che ne pensate?)

    e gli altri? qualcuno ne sa qualche altro?

    (a me, per esempio piacerebbe tanto sapere che font usa l’editore Astrolabio)

    Ciao, ciao!

    La questione font è sempre delicata. Ci sono migliaia di disegni, che spesso differiscono in dettagli minimi.

    il Mulino usa il Simoncini Garamond; almeno per alcune collane.
    Mi sono proposto più volte di fare un stima dei font più usati…ma devo ancora decidermi.
    Scoprire qual è il font di un libro non è mai banale. Si veda per esempio questo topic. Si può capire se si tratta di una delle infinite varianti di Garamond, ma capire di quale si tratta è più complicato.
    Poi c’è il problema del nome. Esempio. Il font Sabon (che prende il nome da un allievo di Garamond) viene distribuito anche come Classical Garamond, e di fatto è un “garamond”. Lo si può distinguere dalla lettera f corsiva, il vero tratto distindivo. A parità di corpo è un po’ più ingombrante. Viene usato dalla Apogeo, almeno nella collana “Pratiche filosofiche”
    Il Simoncini mi sembra il più diffuso; raramente, nei miei libri, ho trovato l’Adobe Garamond, che si può distinguere facilmente guardando la lettera c minuscola.

    Sylvestre Bonnard usa il Minion Pro, il font del futuro per gli utenti di LaTeX 😀 Perfetto per gli umanisti, ma non solo…

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Posizione della prima pagina del cap e formattazione indice #44213
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    ok, grazie.
    e per il discorso della prima pagina del capitolo?? non dovrebbe essere a destra?

    Con la classe book i capitoli iniziano sulla pagina dispari (destra), perché l’opzione openright è di default. Se non succede prova a compilare questo:
    `\documentclass{book}
    \usepackage{lipsum}
    \begin{document}
    \chapter{cc}
    \lipsum\lipsum\lipsum
    \chapter{cc}
    \lipsum\lipsum\lipsum
    \chapter{cc}
    \lipsum\lipsum\lipsum
    \end{document} `

    Naturalmente il margine esterno deve essere maggiore del margine interno 😉

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: [R]Font del numero dei capitoli negli Elementi di Bringhurst #44188
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    ::

    [quote]
    Scala Sans ?
    http://en.wikipedia.org/wiki/FF_Scala_Sans

    Grazie Luigi
    ma non è neanche lo Scala Sans. Tra l’altro mi hai fatto venire in mente che questo font è usato negli Elementi per le didascalie.

    Guarda qui: http://new.myfonts.com/fonts/linotype/palatino/
    La digitalizzazione mi sembra migliore.

    In effetti il Palatino Linotype Open Type che ho installato sul computer è di gran lunga migliore del Palatino sulla TeX Live….

    Il mistero si infittisce 😎
    Ci avviciniamo ma ho trovato una differenza. Il numero 7 del Palatino, indipendentemente dalla digitalizzazione, ha una grazia che non c’è nel 7 usato negli Elementi.

    Trovato! 😀 È proprio l’Aldus, che avevo ipotizzato all’inizio. Le differenze con il Palatino sono minime ma per me fondamentali. A parte il numero 7, che permette in effetti di distinguere i due font a colpo sicuro, l’Aldus appare meno “spigoloso” del Palatino.

    Spinto dalla curiosità sono andato a rileggere sugli Elementi alcuni paragrafi.

    Dal paragrafo dedicato al font Palatino (p. 215):

    L’Aldus è più stretto del Palatino e l’altezza dell’occhio medio delle lettere è minore.

    Dal paragrafo dedicato al font Palatino (p. 239):

    Nelle sue versioni autentiche , il Palatino rappresenta un contributo alla tipografia perfettamente equilibrato, potente e pieno di grazia, tuttavia il suo parente stretto, il carattere Aldus, disegnato espressamente per comporre testi, risulta spesso più indicato a questo scopo, affiancato dal Palatino come carattere per comporre i titoli

    .

    Rimane il fatto che il carattere per il testo degli Elementi è il Minion Pro (di Robert Slimbach). Lo già detto, per caso? 😀 ;
    le didascalie sono composte in Scala Sans (di Martin Majoor) e… i numeri dei capitoli in Aldus (di Hermann Zapf).

    Ciao
    e grazie a tutti

    Ivan

    Sarà, ma a me sembra Palatino Roman Small Cap:
    http://www.linotype.com/8856/palatinoromansc-font.html
    [/quote]

    La forma del numero 7, credo, permette di capire le differenze tra Palatino e Aldus.
    Il Palatino Roman Small Caps ha il 7 diverso dall’Aldus; in particolare ha una grazia in più.
    Se hai gli Elementi tra le mani dai un’occhiata a p. 125 e poi confronta il numero con il font Aldus:
    http://new.myfonts.com/fonts/linotype/aldus/
    D’altra parte le differenze sono davvero minime. I font sono stati creati dallo stesso autore. Bisogna vederli ad un certo ingrandimento per vedere le differenze nel disegno. Ma il 7 si vede. L’Aldus Italic Old Style Figure ha invece il 7 con la stessa grazia che si trova anche nel Palatino.
    Mah…rimane un po’ di mistero

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: [R]Font del numero dei capitoli negli Elementi di Bringhurst #44186
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    Scala Sans ?
    http://en.wikipedia.org/wiki/FF_Scala_Sans

    Grazie Luigi
    ma non è neanche lo Scala Sans. Tra l’altro mi hai fatto venire in mente che questo font è usato negli Elementi per le didascalie.

    Guarda qui: http://new.myfonts.com/fonts/linotype/palatino/
    La digitalizzazione mi sembra migliore.

    In effetti il Palatino Linotype Open Type che ho installato sul computer è di gran lunga migliore del Palatino sulla TeX Live….

    Il mistero si infittisce 😎
    Ci avviciniamo ma ho trovato una differenza. Il numero 7 del Palatino, indipendentemente dalla digitalizzazione, ha una grazia che non c’è nel 7 usato negli Elementi.

    Trovato! 😀 È proprio l’Aldus, che avevo ipotizzato all’inizio. Le differenze con il Palatino sono minime ma per me fondamentali. A parte il numero 7, che permette in effetti di distinguere i due font a colpo sicuro, l’Aldus appare meno “spigoloso” del Palatino.

    Spinto dalla curiosità sono andato a rileggere sugli Elementi alcuni paragrafi.

    Dal paragrafo dedicato al font Palatino (p. 215):

    L’Aldus è più stretto del Palatino e l’altezza dell’occhio medio delle lettere è minore.

    Dal paragrafo dedicato al font Palatino (p. 239):

    Nelle sue versioni autentiche , il Palatino rappresenta un contributo alla tipografia perfettamente equilibrato, potente e pieno di grazia, tuttavia il suo parente stretto, il carattere Aldus, disegnato espressamente per comporre testi, risulta spesso più indicato a questo scopo, affiancato dal Palatino come carattere per comporre i titoli

    .

    Rimane il fatto che il carattere per il testo degli Elementi è il Minion Pro (di Robert Slimbach). Lo già detto, per caso? 😀 ;
    le didascalie sono composte in Scala Sans (di Martin Majoor) e… i numeri dei capitoli in Aldus (di Hermann Zapf).

    Ciao
    e grazie a tutti

    Ivan

    in risposta a: [R]Font del numero dei capitoli negli Elementi di Bringhurst #44183
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    Qualcuno sa qual è il font usato per i numeri dei capitoli negli
    Elementi dello stile tipografico (edizione italiana) di R. Bringhurst?
    Il testo, come è noto, è composto in Minion Pro 🙂
    I numeri dei capitoli sono stampati con numeri minuscoli e sembrano in Palatino. Sembrano…Ho ipotizzato che siano in Aldus (sempre di Zapf), ma c’è qualcosa di diverso anche con questo font. Si vede già guardando il numero 1.

    Avete qualche idea?

    `{\fontfamily{pplj}\fontsize{60}{60}\selectfont1234567890}`
    Ciao
    Enrico

    Ok questo è il Palatino osf. Però quello degli Elementi è leggermente diverso. Il numero 2, per esempio ha un inizio diverso, più ampio nel Palatino e più stretto negli Elementi, quasi a cuneo. Pura curiosità, ben inteso 😉 In genere quei numeri sono un po’ più arrotondati del Palatino, che è molto spigoloso. Ma sembrano proprio disegnati da Zapf 🙄

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Come rendere visibili gli spazi? #44145
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    Infatti ogni tanto compare qualche “at 10pt” o qualcosa di simile. Con quel sistema ho già individuato alcuni spazi che mi erano sfuggiti prima dell’etichetta dell’anno nello stile philosophy-modern. Niente di influente, in questo caso, ma in futuro non si sa mai.

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Come rendere visibili gli spazi? #44143
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    Provati quegli strani comandi. Il log mi fa paura.
    Nel frattempo ho trovato una soluzione “laterale”.
    BibLaTeX inserisce gli spazi attraverso il comando \space e \addspace (che richiama \space). Scrivendo
    `\AtBeginBibliography{\let\space\addcolon}
    `
    Tutti gli spazi vengono trasformati in due punti, quindi se ci sono spazi ripetuti verranno stampati due “due punti” consecutivamente. rimangono esclusi gli spazi inseriti come puro testo, cioè quelli che si trovano nei vari campi, ed eventuali spazi insecabili. Ma è già qualcosa. Il codice sopra però, ogni tanto dà problemi. Si può definire meglio?

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Come rendere visibili gli spazi? #44141
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    Questo un documento quasi minimale:
    `\documentclass[a4paper]{article}
    \usepackage[latin1]{inputenc}
    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage[english,german,italian]{babel}

    \usepackage[babel,italian=guillemets]{csquotes}
    \usepackage[style=philosophy-classic]{biblatex}

    \bibliography{philosophy-examples}

    \def\dovisiblespace{%
    \setbox0\hbox{\textvisiblespace}%
    \dimen0=\wd0\relax
    \hskip1ptplus2pt
    \cleaders\box0\hskip\dimen0
    \hskip1ptplus2pt}
    {\obeyspaces\gdef\activatevisiblespace{\let =\dovisiblespace}}

    \newenvironment{visiblespace}
    {\par\obeyspaces\activatevisiblespace}
    {\par}

    \begin{document}
    \begin{visiblespace}
    Qui gli spazi sono visibili \cite{knuth:ct:a}

    \printbibliography
    \end{visiblespace}

    \end{document}`

    Il record è questo:

    `@book{knuth:ct:a,
    Author = {Knuth, Donald E.},
    Date = {1984},
    Hyphenation = {american},
    Indexsorttitle = {The TeXbook},
    Indextitle = {\TeX book, The},
    Location = {Reading, Mass.},
    Publisher = {Addison-Wesley},
    Shorttitle = {\TeX book},
    Sorttitle = {Computers & Typesetting A},
    Title = {The \TeX book}}`
    Si trova anche nel file philosophy-examples.bib, nella cartella /doc/latex/biblatex-philosophy

    Ciao
    Ivan

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