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ivan” post=85884
[Quanto di seguito non è rivolto a informatici e smanettoni in generale, per i quali l’uso del computer è un piacere.
Faccio riferimento esclusivamente agli umanisti e a tutti quegli utenti che considerano il computer e i software dei semplici mezzi.] 😀TeX Live è difficile da installare per il semplice motivo che un programma è facile da installare quando basta scaricare un file (in tempi ragionevoli!) e farci doppio click sopra.
Ti assicuro che non si tratta di allarmismo. Quando in un’aula con 100 studenti alla domanda ”quanti di voi hanno avuto problemi di installazione” alzano la mano in 40, evidentemente qualche problema c’è. E il guaio più grosso è che di questi 40, la metà non ci ha nemmeno provato, perché il sito di TeXLive fornisce questo messaggio non scritto: «Sei appena entrato in un sito di nerd. Se non capisci come fare sei un incapace e indegno di usare questo programma».
Dov’è che si firma per sottoscrivere?
LaTeX sarà facile da installare quando basterà fare un doppio clic. LaTeX sarà facile da aggiornare quando un programmino dietro le quinte partirà automaticamente ogni tot avvertendoci discretamente che ci sono aggiornamenti e facendoci scegliere se procedere o rimandare.
Consolazione (parziale): quando ho iniziato io (2005) installare LaTeX era ancora più difficile. Bisognava scaricare più file e installarli uno alla volta, ma in un ordine preciso (pena il fallimento dell’installazione; mi riferisco a gwTeX, una distribuzione LaTeX diffusa). Con MacTeX le cose sono migliorate, ma ricordo bene che tempo fa il processo di installazione non era privo di trappole (per esempio, bisognava impostare a mano il mirror giusto; se si faceva doppio clic e basta sul link predefinito l’installazione richiedeva tempi biblici e di fatto non riusciva). Neppure oggi MacTeX è perfetto: per esempio il programma per aggiornare la distribuzione (la TeX Live Utility) va attivato e configurato a mano…
::cfiandra” post=85343
Credo, invece, che salendo di livello, ci siano domande che meritino di trovare risposta “Leggi la guida x a pagina y” […].Creo si tratti di un’ottima soluzione: molte domande che vengono poste sul forum hanno, o possono avere, una risposta di quel tipo.
Avere una guida che contiene le risposte a molte domande che l’utente “medio” di LaTeX si pone è gran cosa.
::illinguista1972″ post=85317
Può dipendere anche dal fatto che non hai letto ancora una guida introduttiva a LaTeX. Questa è l’ennesima prova che le guide non si leggono. E se non le si legge, a che pro scriverle?Sto seriamente pensando di non mettermi nemmeno a lavorare per l’edizione 2013. Sarebbe un esercizio erudito per me solo.
Non scoraggiarti, Tommaso! Ci sarà sempre chi non legge le guide. L’importante è che le guide ci siano: per quelli che vogliono leggerle, e per la soddisfazione che danno a chi le scrive… 😉
::Agliuto” post=84538
In ogni caso volevo segnalare un errore per le future versioni della guida: a pagina 25 si fa un esempio in cui compare il comando {\Ars}. Sarebbe il caso di specificare che per far funzionare il comando è necessario inserire prima il pacchetto GuiT 😀Giusta osservazione, grazie. Per la prossima versione, suggerisco a Tommaso di valutare l’opportunità di usare un esempio con soli comandi standard, come \TeX e \LaTeX.
::antonio.macrì” post=84225Ehi ehi! 😀 Andateci piano!
Invece di dare contro a Kohm 🙂 io proverei a capire meglio l’origine del problema. Nella documentazione delle classi KoMa, alla descrizione dell’opzione numbers c’è scritto:
In German, according to DUDEN, the numbering of sectional units should have no period at the end if only arabic numbers are used (see [DUD96, R 3]). On the other hand, if roman numerals or letters are appear in the numbering, then a period should appear at the end of the numbering (see [DUD96, R 4]). KOMA-Script has an internal mechanism that tries to implement this somewhat complex rule. The resulting effect is that, normally, after the sectional commands \part and \appendix a switch is made to numbering with an ending period.
Dato che nel modello di Lorenzo compare un [tt]\appendix[/tt] è normale che venga inserito il punto incriminato. Allora perché non veniva inserito prima? Forse era un bug?
Quella frase c’è pure in una versione di scrguien.pdf che risale al 2004, quindi si applica anche a vecchie versioni. Ergo, stando alla documentazione, questo è (ed è sempre stato) il comportamento voluto: se c’era, il bug era prima.
Se anche le cose stessero così, non si tratterebbe comunque di comportamenti che vengono cambiati a piacimento dall’autore (come accade con ClassicThesis :|).
In realtà il bug non c’era nemmeno prima: Lorenzo, il motivo è che hai eliminato l’opzione pointlessnumbers, che fa esattamente quello che chiedi: non inserisce mai il punto. (Ritrovo l’opzione in un tuo modello vecchio che avevo salvato sul disco.)
Premesso che oggi non sono molto in forma, mi sfugge il perché l’eventuale aggiunta di un’appendice debba influire con la numerazione di tabelle e figure. Stando ai miei vaghissimi ricordi, “pointlessnumbers”:
1. serviva a non mettere un punto dopo la numerazione delle sezioni, non delle figure;
2. era comunque il default;
3. ora è obsoleta.In ogni caso, ripeto: l’ultima cosa che un autore vuole è veder cambiato l’aspetto del proprio documento (magari frutto di una certosina revisione finale) dopo un semplice aggiornamento…
antonio.macrì” post=84225
Antonio
(che ultimamente scrive poco, ma legge sempre quando può )Lorenzo
(che ultimamente scrive e legge poco…) 😉
::illinguista1972″ post=84221
Lamentarsi per un problema come quello di Biber e continuare pervicacemente a usare classi che per partito preso rendono incompilabile un documento scritto con la versione precedente… 😉Io userei suftesi.
Certo, è una possibilità. Due problemi però.
1. La combinazione “classi KOMA” + “ClassicThesis” + “ArsClassica”, oltre a essere molto rodata, produce un risultato tipografico che mi piace. Rinunciando anche solo alle classi KOMA per quelle standard (in teoria le ultime versioni di CT lo permettono) si ha qualche fastidioso effetto indesiderato (finezze: numeri delle pagine non al posto giusto, per esempio; ma in queste cose sono molto pignolo…).
2. Conosco piuttosto bene CT, anche perché ho collaborato con il suo autore suggerendogli alcune modifiche per rendere lo stile ancor più di mio gradimento, e mi ci trovo come a casa. Con un’altra classe dovrei cambiare abitudini…
Grazie a cfiandra per la soluzione: funziona perfettamente! 🙂
::OldClaudio” post=84209
Talvolta sei disarmante nella tua innocenza nel non conoscere la macchina su cui lavori!Ehi! Ma LaTeX non era quel bellissimo programma che permette all’autore di concentrarsi sul contenuto disinteressandosi di tutto il resto? 👿
Ora scopro che per generare uno straccio di bibliografia non basta configurare l’editor (fini qui, passi), ma devo anche cancellare la cartella
`/var/folders/sM/sMELRZDsGGecxL9DiR4K+k+++TI/-Tmp-/par-4c6f72656e7a6f/cache-ef42c8d5d44e40bdd24828b0ae70de275e379c88/inc/lib/Biber/LaTeX/recode_data.xml`
ben nascosta nei meandri del mio hard disk, usando la funzione “Vai” del Finder (funzione che ho usato oggi per la prima volta in dieci anni che uso Mac). Che cos’è questa roba? Una caccia al tesoro?Ragazzi, trovo tutto ciò semplicemente terrificante, fuori dalla portata dell’utente comune. Un fulgido esempio di come non dovrebbe essere l’esperienza informatica di un utente “normale” (come mi considero). Conosco poco la mia macchina? Sicuramente. Del resto Mac è basato su Unix, e su Unix esistono intere biblioteche.
In realtà, il mio punto di vista di un utente “comune” che non vuole mettere le mani dentro le interiora della propria macchina ha dei vantaggi: scrivendo una guida, punto alla massima semplicità possibile. Una guida a LaTeX scritta da un super-esperto di Unix, TeX e codice binario (che magari “si considera un vero uomo perché si scrive da solo i driver per le periferiche”, per citare il padre di Linux) avrebbe tutt’altro sapore: sarebbe più completa, certo, ma non necessariamente migliore dell’Arte.
Ah, se con Word capitasse una cosa analoga (per una funzione elementare dover cancellare una cartella dal nome criptico ben nascosta nei meandri del proprio hard disk), molti griderebbero allo scandalo.
Problema risolto, comunque. Grazie a tutti.
——————————————————————————————————————————–
Resta il problema di quel dannato punto di troppo nella numerazione di tabelle e figure.Tabella 1.: Un esempio di tabella mobile.
al posto di
Tabella 1: Un esempio di tabella mobile.
Ricordo che tempo fa il problema era stato posto e risolto sul forum, ma ritrovare il topic mi è difficile (parole chiave come “didascalia” o “punto” sono troppo comuni). 🙁
——————————————————————————————————————————–Pensierino. Immaginate di aver scritto un libro destinato a una pubblicazione di lusso, da stampare su carta patinata. Immaginate che a un certo punto nella numerazione di tabelle e figure spunti dal nulla un bel punto fermo. Voi non c’entrate: dipende da un lungimirante autore delle classi e dei pacchetti che usate. Immaginate di non accorgervene (in fondo, avevate controllato tutto per bene) e di passare all’editore il PDF bacato. L’editore stampa tutto e voi avete una pila di libri, tutti bacati. Bello, eh?
E visto che oggi sono in vena di complimenti verso il mio programma preferito: sul disco del mio iMac ci sono molte decine di programmi scritti con LaTeX negli ultimi 8 anni. Una buona metà di questi sorgenti oggi non si compila più, perché alcuni autori di pacchetti e stili, nella loro infinita saggezza, rendono il loro sotfware incompatibile con le versioni precedenti a ogni aggiornamento. Certo, saprei metterci le mani per rimediare. Ma un utente normale? Uno che vuole “solo” scrivere?
E poi mi tocca dire: che bello LaTeX! 😡
14 Aprile 2013 alle 7:41 in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72884::Liverpool” post=84203Lorenzo e Tommaso, prima che pubblichiate l’articolo, vorrei consigliarvi di aggiungere un paragrafo sui pacchetti/librerie più utili collegati a TikZ. Io candido [tt]tkz-euclide[/tt], che per chi realizza disegni geometrici può essere molto utile. Claudio (@cfiandra) potrà suggerirne altri.
Un paragrafo di questo genere c’è. In ogni caso, la pubblicazione dell’articolo non ha nulla di definitivo: molte cose saranno aggiunte grazie al vostro contributo.
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Chiedo un grosso favore a tutti.http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Tesi.zip
Prendete questo file e compilate Tesi.tex. Ottenete la bibliografia? Io no! 🙁
In particolare agli utenti Mac: ottenete la bibliografia con TeXShop? Io no! 🙁
::illinguista1972″ post=84196
Non so però se sia questo il tuo problema.Niente da fare. 🙁

illinguista1972″ post=84196
Anzi no. Semplicemente Biber si è piantato 😉 Come fare? Raggiungi la cartella [tt]/folders[/tt] ed elimina la cartella [tt]/par-4…[/tt]. Anche qui non ci puoi fare nulla 🙂Dove si trova questa cartella? 🙁
illinguista1972″ post=84196
Per quanto riguarda il malcapitato utente e i due motori, basta consigliargli Biber. In fondo, l’Arte è un libro di consigli.Intanto bisogna che il più stupido degli autori dell’Arte impari a produrre una bibliografia con biber… poi possiamo anche passare a dare buoni consigli! 😉
::OldClaudio” post=84189Da circa un anno, o forse mezzo anno, biblatoex può funzionare solo con biber. Ne abbaiamo parlato già spesso in questo forum. Direi che da quando biber è diventato il motore di default il problema si è spostato dall’inserire fra le opzioni “backend=biber” a quello di impostare il rporio editor a usare biber quando si schiaccia l’apposito bottono o quando si sceglie il motore di composizione nella finestrella di TeXshop o di TeXworks; se usi uno di questi due editor, configurali in modo che, per esempio, TeXshop usi biber quando scegli nella finestrella BibTeX; se vuoi puoi costruirti un altro engine e metterlo insieme agli altri nelle impostazioni di TeXshop, oppure, oltre a cambiarne il contenuto, puoi cambiare nome all’engine BibTeX chaiamndolo bier, così che tagli ogni ponte con il passato e userai semrpe biber per comporre bibliografie con o senza biblatex.
Io è un pezzo che ho configurato il mio TeXshop per usare biner, e lo uso anche senza usare biblatex. Naturalmente quando uso biblatex la cosa gli è particolarmente gradita.
Allora, intanto vorrei capire come configurare TeXShop per usare biber. Ho seguito le istruzioni dell’Arte, scrivendo semplicemente nelle Preferenze di TeXShop (Preferenze -> Motore -> BibTeX Engine) “biber” al posto di “bibtex”, ma facendo andare BibTeX ottengo questo errore:
`
data source /var/folders/sM/sMELRZDsGGecxL9DiR4K+k+++TI/-Tmp-/par-4c6f72656e7a6f/cache-ef42c8d5d44e40bdd24828b0ae70de275e379c88/inc/lib/Biber/LaTeX/recode_data.xml not found in .
INFO – This is Biber 1.5
INFO – Logfile is 'Tesi.blg'Process aborted
`
Dove sbaglio?In ogni caso, sapete come la penso: avere due motori per generare la bibliografia è come avere due motori LaTeX: il malcapitato utente rischia di fare confusione.
Ah, resta il problema di togliere quel fastidiosissimo punto dopo il numero degli oggetti, lasciando solo i due punti.
ivan” post=84192
Attualmente quello individuato da Lorenzo è un vero e proprio baco degli stili.
Attendete qualche giorno per avere la nuova versione su texlive.Grazie mille Ivan!
::OldClaudio” post=84189Da circa un anno, o forse mezzo anno, biblatoex può funzionare solo con biber. Ne abbaiamo parlato già spesso in questo forum. Direi che da quando biber è diventato il motore di default il problema si è spostato dall’inserire fra le opzioni “backend=biber” a quello di impostare il rporio editor a usare biber quando si schiaccia l’apposito bottono o quando si sceglie il motore di composizione nella finestrella di TeXshop o di TeXworks; se usi uno di questi due editor, configurali in modo che, per esempio, TeXshop usi biber quando scegli nella finestrella BibTeX; se vuoi puoi costruirti un altro engine e metterlo insieme agli altri nelle impostazioni di TeXshop, oppure, oltre a cambiarne il contenuto, puoi cambiare nome all’engine BibTeX chaiamndolo bier, così che tagli ogni ponte con il passato e userai semrpe biber per comporre bibliografie con o senza biblatex.
Io è un pezzo che ho configurato il mio TeXshop per usare biner, e lo uso anche senza usare biblatex. Naturalmente quando uso biblatex la cosa gli è particolarmente gradita.
Allora, intanto vorrei capire come configurare TeXShop per usare biber. Ho seguito le istruzioni che ho trovato qui, ma non funziona: la bibliografia non viene generata.
http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?p=56646
Quello che ho fatto è creare un file Biber.engine dal contenuto
`#!/bin/tcshset path= (/usr/texbin $path)
biber “${1:r}”
`
e metterlo in
`/Users/Lorenzo/Library/TeXShop/Engines`
(“Lorenzo” è il nome della cartella Inizio del mio Mac). Ora in TeXShop appare la linguetta “Biber”, ma anche facendolo andare la bibliografia non viene prodotta.In ogni caso, se biber “da un anno, un anno e mezzo è lo standard”, non sarebbe il caso che fosse più facile usarlo con TeXShop senza costringere il malcapitato utente a scrivere incantesimi da infilare in penetrali poco frequentati del proprio hard disk? 🙁
Ah, resta il problema di togliere quel fastidiosissimo punto dopo il numero degli oggetti, lasciando solo i due punti.
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Ti rispondo solo su un paio di cose.Agliuto” post=84167
– Nel capitolo 6 si parla di tabelle e immagini “in testo”, spiegandone il codice, per poi dire “tabelle e immagini in testo è meglio non usarle”. Ma allora metti direttamente come si fa il “fuori testo”. Anche qui, se uno poi vuole un “in testo”, lo spieghi dopo.Molti utenti principianti di LaTeX fanno una gran fatica a capire la differenza tra oggetti in testo e fuori testo, confondono “tabular” con “table” e “\includegraphics” con “figure”. Quando hanno bisogno di inserire una tabella o un’immagine “lì” (qualche volta capita), molti rimangono spiazzati dal fatto che basta scrivere \includegraphics o \begin{tabular} dove si vuole. Proprio per evitare questo comunissimo fraintendimento abbiamo messo subito le mani avanti.
Agliuto” post=84167Sempre nel 3 c’è la spiegazione di \usepackage[T1]{fontenc} e \usepackage[utf8]{inputenc}. Anche qui, dimmi che devo inserirlo e basta, rimandando a dopo per capire a cosa servono.
In realtà, se cerchi qui sul forum “fontenc”, “caratteri accentati” e “font sgranati” troverai molte decine di topic. Evidentemente tutte quelle domande sono indice di un problema: le due paginette dell’Arte sintetizzano problema e soluzione.
Agliuto” post=84167In verità io sono perplesso anche sui programmi usati da LaTex (non sul linguaggio). Non capisco perché il programma per aggiornare i pacchetti sia diverso dall’editor che è diverso dal compilatore. Non ha più senso mettere tutto assieme in un unico programma? Forse è più limitante per chi vuole smanettare ma di certo è più user-friendly.
Ecco un altro errore comune: molti confondono l’editor, il motore e il visualizzatore di PDF, che sono cose ben distinte (il programma per aggiornare la distribuzione è altra cosa ancora). È comune sentire un principiante di LaTeX che alla domanda “che distribuzione di LaTeX usi?’” risponde “beh, io uso WinEdt!”. Per inciso, tutto ciò mi ricorda un mio conoscente, utente PC, che alla domanda “che versione di Windows usi?” rispose “non saprei, sul computer c’è scritto Compaq Presario!”.
Riguardo a “dividere le cose facili da quelle avanzate” l’abbiamo fatto eccome.
Mi pare, scusa per la franchezza, che tu chieda l’impossibile: una guida di poche pagine che permetta di usare LaTeX “in cinque minuti” per scrivere un documento significativo non si può scrivere. LaTeX è usato scrivere (diverse tipologie di) documenti “seri”. Una guida di pochissime paginette del tipo “fai questo, fai quello” ti lascia inevitabilmente a piedi appena vuoi andare un po’ fuori dal seminato. A quel punto ti tocca cercare/chiedere sul forum o su altre guide, perdendo inevitabilmente un mare di tempo. L’Arte, invece, ti permette di comporre documenti meravigliosi e significativi, capendo (non trascurabile!) come funzionano le cose.
Ah, capire come funzionano le cose non è una perdita di tempo (ecco per esempio perché spieghiamo i vari file con cui si ha a che fare con LaTeX).
È un po’ la differenza che c’è tra studiare su un bignamino o su un libro “vero”… Il bignamino fa semplificazioni drastiche (“Platone è idealista e Aristotele realista”, “Pascal è per il cuore e Cartesio per la ragione”, “Foscolo è classico e Leopardi romantico”), sostanzialmente sbagliate, buone al massimo per fare l’esame di terza media… 😉
::illinguista1972″ post=84156
Ho avuto anch’io il secondo problema, e l’ho risolto tutto da solo: basta sostituire
`backend=biber`
a quello che c’è ora, o scriverlo tra le opzioni di biblatex se non c’è: gli stili di Ivan ora non vanno più con BibTeX.Non mi pare funzioni. Se ne modello scrivo
`\usepackage[style=philosophy-modern,hyperref,backref,square,natbib,backend=biber]{biblatex}`
ricevo questo errore
`This is BibTeX, Version 0.99d (TeX Live 2012)
The top-level auxiliary file: Tesi.aux
I found no \citation commands—while reading file Tesi.aux
I found no \bibdata command—while reading file Tesi.aux
I found no \bibstyle command—while reading file Tesi.aux
(There were 3 error messages)
`
e la bibliografia non viene generata.Riguardo al secondo punto, ricordo che era stato risolto tempo fa sul forum, ma ora non trovo più il topic.
illinguista1972″ post=84156
Certo è che ClassicThesis non fa altro che dare problemi.I problemi, purtroppo, non li dà solo ClassicThesis. Solo questa discussione evidenzia problemi du retro-compatibilità con bibtex/biber e con gli stili philosophy. 🙁
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