luigi.scarso

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  • in risposta a: [OT] ASCII #44306
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    Fai attenzione a queste cose, al meeting europeo c’é gente che non perdona…

    ..valido anche per sottoscritto…

    1) errata c’é — corrige c’è
    2) errata otteto — corrige ottetto

    in risposta a: [OT] ASCII #44304
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    ASCII
    Il “codice standard americano per lo scambio di informazioni” è un sistema di codifica dei caratteri a 7 bit proposto nel 1961 e comunemente impiegato nei calcolatori.

    lascia stare i bit perché dopo ti incarti; scrivi che sono 128 caratteri da zero a 127, che è la cosa corretta.

    TeX vide la luce nel 1982, e da allora ha subito costanti aggiornamenti e miglioramenti, tra cui quello del 1989, che gli ha permesso di supportare caratteri a 8 bit e multilingue.

    lascia stare 8bit; scrivi che ha esteso i caratteri gestiti a 256

    La codifica utf-8 (Unicode Transformation Format, 8 bit) è una realizzazione di Unicode che per rappresentare i caratteri usa gruppi di byte in numero variabile da uno a quattro.

    potenziale mostruosità: Unicode Transformation Format, 8 bit
    ????
    da wikipedia
    UTF-8 encodes each character (code point) in 1 to 4 octets (8-bit bytes),
    with the single–octet encoding used only for the 128 US-ASCII characters.
    Otteti è il termine corretto, byte è ambiguo :
    ci sono byte da 6bit.
    wiki dice: “in questo contesto un byte è un otteto, ovvero 8bit”

    ho ancora dei dubbi, però.
    1. Quali sono i “caratteri a 8 bit” che TeX è stato in grado si rappresentare dopo il 1989?

    domanda priva di senso

    2. Come fa la codifica UTF-8 a essere a 8 bit pur occupando un gruppo di byte da uno a quattro?

    non hai capito utf-8

    3. Qual è il “vecchio sistema ASCII” che compone il sistema dei caratteri Computer Modern?

    TeXBook ?

    Fai attenzione a queste cose, al meeting europeo c’é gente che non perdona…

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    Sarà, ma a me sembra Palatino Roman Small Cap:
    http://www.linotype.com/8856/palatinoromansc-font.html

    La forma del numero 7, credo, permette di capire le differenze tra Palatino e Aldus.
    Il Palatino Roman Small Caps ha il 7 diverso dall’Aldus; in particolare ha una grazia in più.
    Se hai gli Elementi tra le mani dai un’occhiata a p. 125 e poi confronta il numero con il font Aldus:
    http://new.myfonts.com/fonts/linotype/aldus/
    D’altra parte le differenze sono davvero minime. I font sono stati creati dallo stesso autore. Bisogna vederli ad un certo ingrandimento per vedere le differenze nel disegno. Ma il 7 si vede. L’Aldus Italic Old Style Figure ha invece il 7 con la stessa grazia che si trova anche nel Palatino.
    Mah…rimane un po’ di mistero

    Ciao
    Ivan

    Vero
    Aldus Roman Small Caps & Oldstyle Figures

    in risposta a: [R]Font del numero dei capitoli negli Elementi di Bringhurst #44187
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    Scala Sans ?
    http://en.wikipedia.org/wiki/FF_Scala_Sans

    Grazie Luigi
    ma non è neanche lo Scala Sans. Tra l’altro mi hai fatto venire in mente che questo font è usato negli Elementi per le didascalie.

    Guarda qui: http://new.myfonts.com/fonts/linotype/palatino/
    La digitalizzazione mi sembra migliore.

    In effetti il Palatino Linotype Open Type che ho installato sul computer è di gran lunga migliore del Palatino sulla TeX Live….

    Il mistero si infittisce 😎
    Ci avviciniamo ma ho trovato una differenza. Il numero 7 del Palatino, indipendentemente dalla digitalizzazione, ha una grazia che non c’è nel 7 usato negli Elementi.

    Trovato! 😀 È proprio l’Aldus, che avevo ipotizzato all’inizio. Le differenze con il Palatino sono minime ma per me fondamentali. A parte il numero 7, che permette in effetti di distinguere i due font a colpo sicuro, l’Aldus appare meno “spigoloso” del Palatino.

    Spinto dalla curiosità sono andato a rileggere sugli Elementi alcuni paragrafi.

    Dal paragrafo dedicato al font Palatino (p. 215):

    L’Aldus è più stretto del Palatino e l’altezza dell’occhio medio delle lettere è minore.

    Dal paragrafo dedicato al font Palatino (p. 239):

    Nelle sue versioni autentiche , il Palatino rappresenta un contributo alla tipografia perfettamente equilibrato, potente e pieno di grazia, tuttavia il suo parente stretto, il carattere Aldus, disegnato espressamente per comporre testi, risulta spesso più indicato a questo scopo, affiancato dal Palatino come carattere per comporre i titoli

    .

    Rimane il fatto che il carattere per il testo degli Elementi è il Minion Pro (di Robert Slimbach). Lo già detto, per caso? 😀 ;
    le didascalie sono composte in Scala Sans (di Martin Majoor) e… i numeri dei capitoli in Aldus (di Hermann Zapf).

    Ciao
    e grazie a tutti

    Ivan

    Sarà, ma a me sembra Palatino Roman Small Cap:
    http://www.linotype.com/8856/palatinoromansc-font.html

    in risposta a: [R]Font del numero dei capitoli negli Elementi di Bringhurst #44184
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    Qualcuno sa qual è il font usato per i numeri dei capitoli negli
    Elementi dello stile tipografico (edizione italiana) di R. Bringhurst?
    Il testo, come è noto, è composto in Minion Pro 🙂
    I numeri dei capitoli sono stampati con numeri minuscoli e sembrano in Palatino. Sembrano…Ho ipotizzato che siano in Aldus (sempre di Zapf), ma c’è qualcosa di diverso anche con questo font. Si vede già guardando il numero 1.

    Avete qualche idea?

    Ciao
    Ivan

    Scala Sans ?
    http://en.wikipedia.org/wiki/FF_Scala_Sans

    in risposta a: Futuro di LaTeX #42593
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    Ciao Luigi,

    ti ringrazio del link che mi hai fornito. Ho visto che è in inglese, e quindi non sarò così veloce a leggerlo, ma cercherò di farlo.

    Ciao.

    Molto utile pure questo
    http://www.tex.ac.uk/tex-archive/help/uk-tex-faq/newfaq.pdf

    in risposta a: Futuro di LaTeX #42591
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    Io infatti mi riferivo a questi manuali.

    Puoi farti un’idea già da ora con
    http://www.pragma-ade.nl/general/manuals/mk.pdf

    in risposta a: Futuro di LaTeX #42584
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    Vedo che la dialettica forma/contenuto ha lasciato traccia. È vero, i manuali di ConTeXt sono tipograficamente alquanto appariscenti; sembrano dire: “guarda cosa si può fare con ConTeXt!” ma subito dopo è come se ridessero sotto i baffi…
    Si sente la mancanza di un’Arte di scrivere con ConTeXt o di Una (mica tanto) breve introduzione a ConTeXt

    A me ha fatto la stessa impressione, solo che dopo ho cominciato a studiare ll manuale
    ed il codice degli esempi ed a provare per mio conto — un metodo consolidato per chi è nell’ambito dell’informatica. Certo, il linguaggio di tipo macro è inconsueto ma non alieno, ed alla fine per me è fondamentale capire come funziona il tutto (magari non ad un livello di dettaglio estremo), non solamente conoscere qualche centinaio di opzioni.
    Non capisco chi se la ride sotto i baffi…

    Quello di cui si sente la mancanza è il completamento di
    http://www.pragma-ade.com/general/manuals/style.pdf
    ma non è possibile alla data attuale. La tipografia di luatex- context-mkiv
    tende sempre ad avere un respiro internazionale (le lingue arabe ed orientali ad esempio)
    quindi style.pdf è limitato, parla solo di tipografia occidentale.
    C’è mk.pdf
    http://www.pragma-ade.com/general/manuals/mk.pdf
    ma neppure questo è sufficiente: probabilmente il progetto
    Typographical Engineering in Contex
    del prof. I. Hamid è quello che più si avvicina .

    in risposta a: Futuro di LaTeX #42581
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    Abbi pazienza, ma se uno si guarda quel manuale dal punto di vista tipografico, prende e getta ConTeXt in qualche recesso lontano e inaccessibile della memoria. 🙂 È proprio orrendo, se posso dare un’opinione spassionata. 🙂

    Ed è datato 2001! Un po’ arretrato, o sbaglio?

    Ciao
    Enrico

    “orrendo” è inapprorpiato .
    Il fatto che sia datato 2001 significa che sostanzialmente è valido (mkii).

    in risposta a: Futuro di LaTeX #42579
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    Non c’è speranza che ConTeXt acquisisca clienti se prima non scrivono un manuale utente che dica come fare le cose semplici. Ogni volta che leggo il manuale per il principiante (http://www.pragma-ade.com/general/manuals/ms-cb-en.pdf) e trovo roba come

    \placeblock[.1.][ref,..]{.2.}{.3.}

    dove non si capisce che cosa siano .1., .2. e .3., né perché alcune delle parti siano in carattere inclinato, mi dico che il manuale è stato scritto per chi conosce già il linguaggio. Ah, in fondo a quel manuale c’è un breve cenno alla sintassi: chi ci capisce qualcosa è bravo. Luigi mi perdonerà, spero. 🙂
    Ciao
    Enrico

    La questione della documentazione è molto sentita ma irrisolvibile a breve.
    Io e pochi altri ritengono non necessario scrivere un manuale adesso; quelli esistenti
    (e pochi altri come TeXbook e Tex by Topic) sono sufficienti, in particolare cont-en
    http://www.pragma-ade.com/general/manuals/cont-enp.pdf
    Questo implica una alta barriera di ingresso, è vero, ma per il momento tutti gli sforzi
    sono diretti verso luatex e context mkiv.
    D’altra parte un utente context con una certa esperienza non disdegna di leggere il codice sorgente,
    il quale a sua volta è compatto e non è così illegibile e ne cambia di molto nel tempo (almeno mkii che è frozen):
    un manuale che spieghi tutte le opzioni
    e magari pure le loro combinazioni è inutile, perché il codice esprime in modo più efficiente le stesse informazioni.
    (alla fine, io faccio lo stesso con latex: guardo il codice)

    in risposta a: Futuro di LaTeX #42578
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    Vedo che la questione è principalmente capire chi tra LaTeX3 o ConTeXt
    sarà meglio integrato con LuaTeX, dando per scontato che quest’ultimo sarà
    il motore del futuro.

    Qualcuno sa/pensa qualcosa su XeTeX?

    no, ConTeXt mkiv è già il migliore formato per LuaTeX;
    in luaLaTeX si sta facendo qualcosa
    in questi giorni (fonts e direzionalità)
    Non credo che Latex3 userà luatex; penso si appoggerà a pdftex (oppure userà luatex
    come se fosse pdftex) e non è escluso che usi il motore xetex, il quale è sostanzialmente simile a luatex.
    Spiace questa mancanza di cooperazione, ma è il sale della democrazia.

    in risposta a: Futuro di LaTeX #42568
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    Ciao a tutti,

    vorrei, se possibile, avere dei chiarimenti.

    Da tutto quello che è stato scritto fin ora in questo topic, non si riesce a capire quali sono le differenze sostanziali (e non) fra LaTeX e LuaTeX.

    LuaTeX ~ pdfTeX => motori di impaginazione
    plain ~ eplain ~LaTeX ~ ConTeXt ~ AMSLaTeX => “formati” (*.fmt) ovvero un set di macro opportunamente compilato per essere efficiente in fase di caricamento.
    Quindi non puoi confrontare LaTeX con LuaTeX (che di solito significa formato plain):
    plain è molto “meno” di LaTeX

    Parlando di filosofia di fondo, cosa c’è di diverso fra quella di LaTeX e quella di LuaTeX? Insomma, dove sta la reale innovazione di LuaTeX?
    Grazie mille,
    Ciao.

    Essenzialmente una gestione efficiente dei font opentype.

    in risposta a: tabella particolare e scritte in verticale… #43591
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    il risultato che vedo è esattamente quello che cercavo di fare, ma non conosco “ConTeXt-mkii”… proverò a guardare la documentazione per capire come genereare il pdf e importarlo.

    grazie!!

    In una linux box con l’ultima texlive il comando da shell è
    `$> texexec test.tex`
    cfr.TABLE
    ConTeXt non è LaTeX, ma per un utente LaTeX può essere un utile strumento
    per creare pdf da importare successivamente — pure il contrario funziona,

    in risposta a: tabella particolare e scritte in verticale… #43589
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    In alternativa puoi usare ConTeXt-mkii ed importare la tabella come pdf.

    `
    \starttext
    \startTEXpage
    \setupTABLE[x][topframe=off,align={middle,lohi}]
    \setupTABLE[x][1,2][width=0.15\textwidth]
    \setupTABLE[x][3,4][width=2em]
    \setupTABLE[x][4][rightframe=off]

    \bTABLE
    \bTR \bTD[nx=2] Classe predetta \eTD \bTD[rightframe=off,bottomframe=off]\eTD \bTD[leftframe=off,bottomframe=off]\eTD \eTR
    \bTR \bTD Positivo \eTD \bTD Negativo \eTD \bTD[rightframe=off]\eTD\bTD[leftframe=off]\eTD\eTR
    \bTR \bTD TP \eTD \bTD FN \eTD \bTD[offset=0.5em] \rotate[rotation=270]{positivo} \eTD \bTD[offset=0.5em,ny=2] \rotate[rotation=270]{Classe Reale} \eTD \eTR
    \bTR \bTD FP \eTD \bTD TN \eTD \bTD[offset=0.5em] \rotate[rotation=270]{negativo}\eTD \eTR
    \eTABLE
    \stopTEXpage
    \stoptext

    `


    in risposta a: Le ragioni “logiche “dello stile alphabetic #43357
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    nella forma scritta appare una naturale applicazione della regola del troncamento.

    nella forma scritta appare una naturale applicazione della regola dell’elisione.

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