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Fra le possibili soluzioni c’è anche longtable.Comunque se usi grandi oggetti, LaTeX li mette dove può ed eventualmente lasica grossi spazi biancho.
Quindi devi usare qualunque cosa che non patisca i fine pagina, ma prosegua indisturbato nelle pagine successive.
Mi viene in mente anche l’ambiente tabbing che è meno flessibile degli array/tabular, ma consente di mantenere un certa dose di incolonnamenti da una pagina all’altra.
9 Aprile 2024 alle 15:22 in risposta a: caratteri con corpi ottici per note a piè di pagina in corpo otto #121933::
Sì, @malagigi, il New Computer Modern di Antonis Tsolomitis mi pare la versione Unicode dei font classici del sistema TeX che contiene anche il greco oltre il latino e il cirillico, e che è dotato di corpi ottici, in particolare il corpo 8. Ma i font nati con Knuth, e proseguiti con diversi altri creatori di font, sono un po’ più chiari di quasi tutti quelli che trovi incorporati nel sistema TeX. Quindi per sceglierli bisognerebbe vedere come stanno assieme ai font del testo normale, in particolare se è della famiglia dei Baskervill.
Il fatto grave è che quasi tutti i font che trovi in giro, gratis o commerciali, sono di un unico corpo da rimpicciolire o da ingrandire a piacere, e talvolta dispongono di chiavi che si possono specificare a fontspec per correggerne un poco la forma a seconda del fattore di scala.D’altra parte sicuramente hai provato a usare i Baskervill scalati al corpo 8; che effetto fanno? Non mi sembra che verrebbero meno bene rispetto a corpi ottici dai tratti più sottili.
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@malagigi, sono andato a vedere il font Boisik già presente in forma bitmapped in TeXLive; gli esempi presentati non sono male, specialmente de comporti con una versione bitmpapped ad alta densità.Ma mi domando a che cosa possa servirti un font creato per scriver in boemo; capisco che hai detto che ti serve per un lavoro esterno a LaTeX, ma visto che se non ho letto male, il Buosik è simile al barkerville ed è stato arricchito con alcune estensioni per scrivere in boemo e in polacco (oltre a comporre la corrispondente matematica) mi domando perché non usi direttamente i Baskerville OpenType già presenti nella tua installazione di TeXLive e che sono accessibili da qualunque programma a cominciare da Word per proseguire con LibreOfice, o Pages, o altri, che non hanno le capacità compositive di LaTeX, ma che possono fare cose ben fatte se ben usati.
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@malagigi, temo che la mia risposta sia insufficiente.
Sulla GuidaGuIT c’è un capitolo sulla gestione dei font e si parla ache di come trasformare i font a matrici di punti in font vettoriali del tipo Type1, quindi a 256 glifi.
So che il programma indicato nella GuidGuIT può anche trasformare i font a matrici di punti in OpenType, ma non ci ho mai provato.
So che i polacchi hanno creato tutta la collezione dei font TeX Gyre usando qualcosa basato anche su METAPOST; la documentazione di questi font dice molto, ma non tutta la verità. Certamente diponendo dei sorgenti scritti in METAFONT per creare i font a matrici di punti non dovrebbe essere troppo difficile modificare quei sorgenti in modo da ottenere dei type1 o TrueType attraverso METAPOST.Mi spiace di non poterti essere più utile, ma questo messaggio di valore quasi nullo è il massimo che posso dirti.
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Benvenuto nel forumSpiegati meglio; il pacchetto bg.sty non eiste nella distribuzione ufficiale di TeX Live, in particolare nela versione MacTeX per Mac.
Inoltre 3 giorni fa è uscito MacTeX 2024, quindi con MacTeX 2023 sei bloccato.
Se il pacchetto a cui alludi riguarda l’installazione di font, la cosa è piuttosto complicata, non solo col Mac, perché devi mettere i file relativi ai font dentro certe cartelle, devi mettere i file di definizioni e di stile in altre cartelle devi aggiornare i file di mappa. In ogni caso sul MAc non puoi accedere direttamente all’insieme di cartelle dell’installazione di TeXLive per Mac, perché il sistema operativo le tiene ben nascoste e protette, in modo da ripararsi da malware di vario genere. Oltre a sapere come accedervi, ogni operazione su queste cartelle richede la parola chiave dell’amministratore e non puoi farlo toccando il tastino in alto a destra nella tastiera.
Devi operare sul tuo albero personale che deve avere, almeno per l’insieme di cartelle che servono allo scopo, la stessa strutture dell’albero generale dell Installazione completa di TeXLive.
Puoi dare un’occhiata al capitolo sulla gestione dei font nella GuidaGuIT che puoi scaricare dalla sezione Documentazione di questo forum. La cosa dovrebbe essere spiegata punto per punto.
Ma se ti spighi meglio, forse possiamo darti istruzioni più utili.
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Per le figure che sono in coda ancora nel momento in cui si esegue \end{document} i codici di posizione sono sostituiti con p, almeno per una figura isolata o l’ultima della coda. Devi ricorrere ad uno sporco trucco, mettendo l’immagine con la sua didascalia dento una minipage laraga \testwidth e alta \textheight. Oppure mettendo un \vspace*{…} dopo la didascalia scegliendo pe l’argomento di \vspace un valore sufficientemente grande. Ovviamente questo non sono gli unici sporchi trucchi da usare; Nella GuidaGuIT della sezione documentazione credo che si sia un intero capitolo sulla gestione degli oggetti mobili (floating objects).
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Sei messo male, purtroppo, Hio provato a compilare il tuo sorgente mettendo nella cartella anche i file che avevi zippato e accluso.
La compilazione procede, ma il risultato è la solita schermata di beamer in landscape dove il contenuto va fuori pagina. Non si se sia colpa della mia installazione, o se sia proprio la formazione dei poster che non funziona.Il pacchetto beamerposter è del 2008; 16 anni fa: Mmmm se nessuno finora l’ha usato può dipendere da diverse cose; La principale è che la documentazione del pacchetto è assolutamante insufficiente; il poster in A3 probabilmente va esposto in formato portrait, e non in landscape, ma pur dicendo come che il pacchetto può fare questa cosa, non dice come impostarla; Ho scoperto che l’opzione orientation- prtrait qualcosa fa, ma la fa male. In ogni caso le dimensioni della schermata non cambiano.
Poi leggendo la documentazione salta fuori che l’ultima modifica del pacchetto ha annullato la scelta fra portrait e landscape.
Non so chi ti potrebbe suggerie qualcosa di meglio.
Io non userei beamer per niente, e userei la classse memoir che può comporre pagine su carte di qualsiasi dimentione e puo usare font anche grandissimi, purché siano scalbili, quindi siano font vettoriali. Può gestire i colori e può mettere le varie cose in posizioni specifiche della pagina. Tuttavia anche memoir è fatto per comporre bei libri, non bei poster.
Mi spiace di non poterti aiutare. Speriamo che ci sia qualcun altro che ti possa dare delle dritte utili per il tuo scopo.
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Il pacchetto cuted fa più o meno quello che serve per mettere una figura large \textwidth dentro un testo a due colonne.
In reatà è gracilino, perché se non è seguito da testo non fa quel che deve fare, inoltre talvolta inserisce degli spazi verticlai che spareggiona le due colonne.
`\documentclass[a4paper,10pt,twocolumn]{book} % dovrebbe funzionare anche con altre classi (provare non costa nulla)
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{kantlipsum}
\usepackage{graphicx}
\usepackage{cuted}% pacchetto utile per la causa\begin{document}
\chapter{Test}
\kant[1-4]
\section{Test twocolumn figure}
\begin{strip}
%\vspace{??} % non indispensabile ma ritengo sia utile per eventuali aggiustamenti dello spazio tra titolo e figura
\includegraphics[width=\textwidth]{example-image}
%\vspace{??} % non indispensabile ma ritengo sia utile per eventuali aggiustamenti dello spazio tra figura e il testo sottostante
\end{strip}
\kant[5]
\end{document}
`Comunuque è meglio dei tentativi manuali necessari con la soluzione di Beeton, anche se bisogna intervenire per correggere alcuni erroretti di spaziatura verticale. Cambia \kant[5] in \kant[5-7] e vidi il difettuccio.
Inoltre se non c’è abbastanza spazio nella pagina, inserisce la figura come se fosse dato il codice di posizionamento H (da non usare MAI, nemmeno sotto minaccia delle armi) e la figura sbora in basso uscendo, magari, dalla pagina in basso.
Ricordati di specificare nele opzioni greek.ancient e non polutonikogreek; i segni diacritico vengono nello stesso modo, ma la cesura in fin di riga è diversa.
Se usi una distribuzione moderna del sistema TeX, lascia perdere la chiamata al pacchetto inputenc, perché ora la codifica di defualt è prprio la codifica utf8
25 Febbraio 2024 alle 22:11 in risposta a: Questione line wrap: Winedt vs TexStudio su MacOS #121634::
TexStudio non è niente male e sul mio Mac è il secondo in ordine di preferenza. Sul mio Mac uso TeXShopp che viene installato insieme a MacTeX. Quindi dovresti già averlo a bordo. Sui Laptop funziona benissimo e le due finestre sono sincronizzate, vi si possono fare cose incredibikli, compreso creare file html interattivi. Vedi l’ultima ArsTeXnica pubblicata il maggio scorso; la trovi nella sezione ArsTeXnica del forum.
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Caro Luciano, sono contento che la guda tematica introduttiva sull’uso di Lua con Lua(La)tex ti sia piaciuta. È piaciuta anche a me fin da quando l’autore ha fornito la sua prima versione.
Ma…; questo “ma” non toglie niente al merito dell’autore, Semplicemente mi serve per sottolineare che esistono diversi progetti per modernizzare LaTeX per dargli funzionalità molto maggiori delle tante che ha già. Oltre al progetto Lua esiste un progetto svedese per semplificare la sintassi del linguaggio; esiste un porogetto per creare sorgenti LaTeX attraverso la sintassi di Markdown; oltre al LaTeX Team, che produce il potentissimo linguaggio LaTeX3, esiste un team che vorrebbe creare in linguaggio pythin un file da comporre con pdflatex. Ne dimentico sicuramente qualcuno.Da un lato si introducono linguaggi nuov come LaTeX3 o altri linguaggi, sostanzialmente di scripting, per ridurre le difficoltà del linguaggio nativo di LaTeX2e e dei suoi infiniti pacchetti di estensione. Tutte cose bellissime e ormai si stanno diversificando gli appassionato di questo e gli appassinati di quello; speriamo che non si diventi una schiera di tifosi e che nessuno diventi un hoolygan.
Personalmente trove Lua molto difficile; LaTeX 3 non è da meno; ma con LaTeX3 me la cavo meglio; talvolta scrivo al coordinatore del LaTeX Team per suggerirgli qualche estensione o correzione, o modifica, e spero che non mi mandi a quel paese. Anche il nostro bravissimo Enrico, che fa parte le LaTeX Team, comntribuisce in modo molto fattivo. So che sulla prossima uscita di ArsTeXnica ci sarà un suo articolo e chiunque sia appassionato di LaTeX non potrà fare a meno di leggerlo con molto interesse. A questo proposito la prossima riunione del gruppo potrebbe avere luogo a Brescia circa il 15 maggio. Mancano ancora le conferme, ma io sto guardando quella data con attenzione.
Mi piace tutta questa creatività.
(Old, quasi 84)Claudio
24 Gennaio 2024 alle 22:28 in risposta a: imakeindex lascia lascia vuote la parole indicizzate \index nel pdf #121903::
Non conosco nessun pacchetto e nessun editor che faccia quello che chiedi; ma certamente puoi mettere tutti i tuoi comandi che hai creato, del tipo di \myindex in un file di macro personali; in sostanza puoi trasferire quasi tutto il preambilo in un file, diciamo mimacros.sty, per cui il tuoo preambolo si ridurrà quasi unicamente al comando \usepackage{mymacros}. In questo modo è difficile modificare quele definizioni per errore, a meno che tu non lo voglia fare davvero e allora lo devi fare agendo su un altro file.
TeXstudio, fra gli editor usabili su una piattaforma Windows è forse il migliore. Io lavoro su un Mac e uso il suo TeXShop, ma talvolta rirro a TeXstudio che funziona anche sul Mac, perché ha qualche funzionalità molto utile e che manca in TeXShop.
Secondo il mio parere, forse troppo legato al Mac, TeXstudio è il miglior editor fra le centinaia disponibili che si possa usare sule altre piattaforme. Alcuni preferiscno emacs, ma io lo trovo troppo difficile per me e le poche volte che lo ho usato quando lavoravo su Linux, non risuscivo a sfruttarne le innumerevoli funzionalità. Eppure Linux è stata la piattaforma che mi ha permesso di abbandona Windows (di allora) e di passare al Mac. Scusa questa divagazione personale, ma credo che ti dia un’idea delle possibilità che ci sono.
24 Gennaio 2024 alle 7:42 in risposta a: imakeindex lascia lascia vuote la parole indicizzate \index nel pdf #121901::
Strana composizione quella che sei riuscito ad allegare.Ma il tuo punto è un altro. Perché imakeidx (suppongo che sia questo il nome corretto del pacchetto, perché esistono sia makeindex sia imakeidx, oltre al programma diestrazione makeindex.exe)?
imakeidx è l’ultimo pacchetto che io conosca, e che uso in continuazione, che provvede da solo a prelevare gli argomenti di \index, per salvarli nel file \jobname.idx, a lanciare il programma makeindex, in modo da produrre il file jobname.ind, che alla successiva compilazione produce l’indice analitico nella sezione del documento dove si è inserito il comando \printindex.
Ma tutto questo non provvede a scrivere nulla nel testo, se non nell’indice analitico.
Quindi se posso chiamerlo errore, non è un errore di imakidx, ma un errore tuo.
Nel senso che nel testo sorgente dove parli di Gallipoli (e non nella testatina che si ripete uguale in tutte le pagine del tuo documento, devi scrivere Gallipoli\index{Gallipoli}.Perché bisogna ripetere la stessa voce da indicizzare? Perché in molte circostanze la parola nel testo è leggermente diversa dalla parola nell’indice analitico; per esempio, potrebbe essere …i transistori NPN\index{transistore}; oppure …i transistori NPN\index{transistore!NPN}; il secondo inserisce nel’indice la voce NON come voce secondaria si=otto la voce primaria transistore, mentre la prima scrive nell’indice una sola voce di due parole.
Ti suggerisco di usare il terminale/prompt dei comandi.cmd come si chiama con la tua versione del sistema operativo; dentro questa finestra puoi dare il comand:
(a) texdoc imakeidx e ti si apre una finestra con la documentazione di imakeidc;
(b) texdoc makeindex e ti si apre la documentazione di makeindexRitengo che siano due documenti da tenere sempre a portata di mouse, perché sia imakeidx sia makeindex fanno talmente tante cose che è difficile ricordarsele tutte.
Inoltre se non hai bisogno di usare lemmi diversi da quanto scrito nel documento puoi definirti un comando, per esempio`\newcommand\myindx[1]{#1\index{#1}}`che ti consente di non ripetere il nome da indicizzare; per cui puoi scrivere semplicemente \myindex{Gallipoli} e la compilazione ti scrive Gallipoli nel testo e Gallipoli nell’indice.
Ricordati però di non indicizzare mai le parole che si trovano nelle testatine e nei piedini, perché nell’indice analitico apparirebbero centinaia di pagine elencate.
Inoltre, la prossima volta che hai un errore che non riesci a gestire, non allegare immagini ma un file .tex minimo, chiamato Esempio Minimo Comiplabile (EMC) come indicato qui sotto. Potrai gestire meglio tu stesso gli errori, me faciliterai moltissimo chi ti da una mano qui sul forum.
13 Gennaio 2024 alle 16:28 in risposta a: thebibliography environment – Inserire testo esternamente ai bibitem #121897::
Con biblatex e l’estrattore biber puoi farlo; è troppo lungo da spiegare ma leggi la documentazione di biblatex: texdoc biblatex.Questa combinazione ti permette sia di fare una ]section bibliografica alla fine di ogni capitolo, sia di dividerti l’unica bibliograoia in monconi a cui puoi riferirti con il solito meccanismo di \label. \ref, \pavref e simili.
MA qui ti dò un consiglio non richiesto: fanne l’uso che credi, comtreso quello di non leggerlo nemmeno.
In un mio testo didattico ho creato la bibliografia specifica di ogni capitolo alla fine del capitolo stesso, poi la bibliografia generale alla fine del testo. Ne è venuta una sofferenza incredibile (non esistevano ancora biblatex e biber, ma poco importa, la fatica era mia, non degli studenti), ma gli studenti mi hanno chiaramente segnlato che non se ne facevano niente e che avevo sottostimato il numero delle pagine sprecate per le bibliografie di ogni capitolo, facendo così aumentare il costo del libro.
Da allora mi sono ben guardato dal ripetere questo“errore”, Può darsi che in scritti di tipo umanistico la cosa sia più freuente, ma non era efficace per il lettore in un testo di scienze sperimentali.
Ti raccomando invece di suddividere la bibliografia in sottoinsiemi omogenei; biblatex e bibre ti permettono di spezzare la bibliograi=fia generare in parti omogenee per tipo di riferimenti (storia, evoluzione, teoria, applicazioni, commenti, eccetera).
10 Gennaio 2024 alle 21:27 in risposta a: thebibliography environment – Inserire testo esternamente ai bibitem #121894::
Nella sezione Documentazione di questo forum, ci sono dic=verse guide tematiche, nessuna delle quali contiene il file .tex sorgente, il quale invece dovebbe essere disponibile, almeno per la documentazione della classe guidatematica, in un sito di cui ignoro il nome (l’amministratore del sito l’ha cominicato tanti annni fa, ma nel frattempo il portatile su cui l’avevo segnato è defunto, quindi non ce l’ho più).
Ti allego però quanto scritto all’inizio del file guidatematica.dtx (l’estensione .dtx si riferisce alla documentazione dei file per il sistema TeX) Il file di documentazione è scritto con una classe che deriva dala classe memoir, di cui ti conviene leggere la documentazione; in questa documentazione ci la descrizione delle specificità della (onnipotente) classe memoir, la quale, se non specifichi nessuna opzione e non usi comandi diversi da quelli della classe book, si comporta come la classe book, ma dietro le quinte fornisce una miriade di impostazioni possibile compresa la possibilità di inserire una frase prima dell’elenco bibliografico vero e proprio/
`\backmatter\renewcommand{\prebibhook}{%
Per concludere si riporta qui una bibliografia che si suppone sia utile per la documentazione non tanto di questa classe, quanto per chi scrive guide tematiche sui vari argomenti che possono interessare i frequentatori del sito del~\GuIT.
\begin{center}
*\quad*\quad*
\end{center}}\nocite{*}
\bibliography{guidatematica}`
Ho trovato il link per scaricare la classe guidatematica: https:// http://www.guitex.org/home/it/guide-tematiche/la-filosofia-delle
-guide-a-tema)
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