OldClaudio

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  • in risposta a: Problema con compilatore PDF [Risolto] #115497
    OldClaudio
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      Devi configurare WinEdt con i metodi specifici di WinEdti; probabilmente c’è qualcosa com una voce di menu a discesa che contiene Configure, oppure Options, o simili.
      MA ti può aiutare solo chi dispone di WinEdt; temo che non siano così numerosi, visto che si tratta i un software shareware, che epr un mese è gratuito me dopo deve essere acquistato (ad un prezzo consono, ma spesso considerato alto) e quindi pochi pagano, quando possono avere qualcosa di simile a costo zero.
      Quando lavoravo su Windows Usave WinEdt ( che ho regolarmente acquistato e a cui ho dato anche qualche piccolo contributo e Simonic mi ha ringraziato molto e mi ha mandato una sua biografia, molto interessante, ma che poi, pur avendone il permesso, non ho pubblicato) Era ed è a mio parere il miglior software come shell editor LaTeX friendly che operi su piattaforme Windows. Ora ho abbandonato WIndows e con un certo dispiacere ho dovuto abbandonare anche WinEdt. Non ne ho più nemmeno una vecchia copia nel mio vecchio laptop Windows, quinadi non ti so dire come sia cambiata lultima versione che si trova e si scarica dalla rete.

      in risposta a: Problema inserimento immagini a pagina intera #115489
      OldClaudio
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        Nella guida che ti ho indicato ci solo le regole da usare in modo da non urtare troppo la suscettibilità di alcuni. Ma da ingegnere sono abituato alle regole e cerco di rispettarle cercando la logica e quindi per quanto non esplicitamente enunciato nei testi vari di tipografia che ho consultato, che sia conforme alla logica sottostate.

        Allora: il corsivo lo usi per tutte le paole non assimilate nella lingua italiana, sempre e non talvolta; se il tuo testo, la tua tesi, usa spesso determinati termini come quelli che hai elencato, si può assumere che quei termini sono assimilati nel “gergo” della tua disciplina; perciò le scrivi in tondo e le tratti come parole italiane. In italiano le parole in generale prendono il plurale all’italiana, se la loro origine viene dal latino o anche dal greco passando per il latino. tutte le altre sono invarianti al plurale. La regole è semplice, semplicissima. Questo vale anche epr le parole latine, per el quali curriculum, lapis, album, iter, eccetera sono latine e non cambiano al plurale; se scrivi “curricula” dimostri di conoscere il altino ma non l’italiano. Se vuoi trattarle come parole latine le devi scrivere in corsivo come qualsiasi altra parola straniera e allora, puoi usare anche il plurale latino. Ma per usare i plurali delle parole straniere bisogna conoscere un minimo la lingua straniera di origine. Nella guida c’è l’esempio dei nomi che derivano dal giapponese e dal maori; kaki e kiwi; sono singolari? sono plurali? come si fa il plurale in giapponese o in maori? Nessun problema; le due parole sono assimilate nella lingua italiana (se non altro perché non esistono traduzioni italiane, mentre quei frutti non solo si vendono ma si coltivano in Italia da decenni). quindi li si tratta come qualunque altra parola italiana che termini in -i, come crisi, analisi, sintesi, eccetera; perciò sono invarianti e singolare e plurale sono identici.

        Ma, per esempio “etc.” non lo devi usare perché è un’abbreviazione di una parola latina; la parola italiana è “eccetera” con la sua abbreviazione “ecc.” e l’uso del latino in questo caso è decisamente a sproposito; le abbreviazioni sono consentite solo all’interno di incisi parentetici. Per le abbreviazioni c’è un apposito paragrafo in quella guida.

        Se non vuoi scaricare la guida che ti ho indicato (che comunque ti può essere utile, ma sono 800 e passa pagine) puoi scaricare la guidina tematica Tipocomporrein italiano che è costruito sul capitolo Ortografia tipografica di cui ti ho parlato; non è la stessa cosa ma è altrettanto valida e decisamente più breve.

        in risposta a: Problema inserimento immagini a pagina intera #115487
        OldClaudio
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          I nomi degli autori si possono scrivere sempre in tondo nel testo e nella bibliografia, oppure sempre in maiuscoletto; non ho mai visto da nessuna parte che si debbano scrivere in corsivo, che siano inglesi, russi, o sudafricani. Non ha senso.
          L’uso del corsivo è accettabile epr i nomi comuni, ma anche in quel caso si usa il corsivo sempre, non solo la prima volta, se non sono entrati come prestiti stabilizzati di forestierismi nella lingua italiana; non scriveresti mai glof, tennis, record, in corsivo anche se sono parole inglesi, come non scriveresti in corsivo choc (francese) intellighenzia (traslitterazione del russo), lager (tedesco) e simili altre aprole facenti ormai parte del lessico italiano.

          Puoi usare la rpima volta e solola prima, quando vuoi evidenziare una prola insolita che usi come vocabolo cnon come parte di un discorso, se la usi in modo metaforico o ironico, non nel suo significato “ordinario”; se ne tai dando la definizione. E lo fai qualunque sia la lingua che usi per il testo principale, e qualunque sia la lingua a cui appartiene la parola evidenziata.

          Nella guida Introduzione all’arte dela composizione tipografica con LaTeX, che puoi liberamante scaricare dalla sezione Documentazione di questo sito, uno dei primi capitoli è intitolato Ortografia tipografica , che tratta di tante cose, compreso l’uso dei font in tipografia. Attento: non si tratta di verità dogmatiche; è un riassunto delle pratiche abituali in Italia e c’è qualche cenno ad alcune pratiche straniere, essenzialmente per sottolineare le differenze fra certe pratiche straniere e quelle italiane. Quando poi vai nei campi frequentati dagli certi umanisti, trovi pratiche diverse per il solo gusto di sembrare originali.

          Ricorda il corsivo, il maiuscoletto, il nero sono modi di mettere in evidenza certe parti del testo; cambiare forma o serie deve avere un significato costante per non mettere in difficoltà il lettore; inoltre non si eseguono mai due o tre evidenziazioni contemporaneamente; quindi o solo corsivo, o solo nero, o solo maiuscoletto, non corsivo nero, corsivo maiuscoletto, maiuscoletto nero e, ovviamente, niente corsivo-maiuscoletto-nero. È lecito usare il corsivo o il maiuscoletto in un titolo scritto in nero, altrimenti l’evidenziazione si perderebbe. MA seocndo il grande book designer Robert Bringhurst, il nero non si dovrebbe usare mai.

          Tutto ciò non serve por tenerti una lezione ma per sottolineare che quando si scrive tipograficamente come si fa quando si usa LaTeX, bisogna rispettare certe regole che nessuno ci ha mai insegnato a scuola o all’università; e non sono le regole della grammatica, sono altre regole che si aggiungono a quelle grammaticali.

          in risposta a: Problema stampa pdf prodotto da LaTeX #115493
          OldClaudio
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            Stampare a colori la tesi serve “solo” per pagare di più la copisteria.
            MA è vero, le copisterie più o meno “industriali” usano delle stampanti laser o a getto di inchiostro che vanno velocissime ma stampano in quadricromia, a meno che il testo da stampare sia tutto nero.
            Credo che se cambi copisteria il problema non cambi. Ma posso sbagliarmi.
            Io in casa non uso più una laser né a colori né in bianco e nero; forse spendo di più, ma uso stampanti casalinghe a getto di inchiostro le cui funzionalità sono molto migliorate negli ultimi anni. Ma questo non può essere una consolazione per te.
            Recentemente ho stampato una tesi per una figlia, a colori sulla mia stampante che non stampa fronte retro, e non ho notato nessun problema, anche se ho dovuto stampare prima una solo lato e poi l’altro. La prossima mia stampante sarà fronte retro. Ma in pratica l’avrò gratis, nel senso che la pago, ma poi mi vengono dati buoni per le cartucce di pari valore. Non è una cattiva idea. ma ovviamente quello che può andare bene per me, non necessariamente va bene per altri.

            in risposta a: Problema inserimento immagini a pagina intera #115485
            OldClaudio
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              Oltre a quello che ti ha detto @robitex (di usare graphics per immettere le immagini dentro un normale ambiente figure con l’opzione di posizionamento [p], devi usare le scatole cinesi come ti ho già detto e di cui ti ho indicato anche al documentazione.

              Se vuoi fare cose non previste dalla classe devi trovare tu il marchingegno che ti permette di farlo; ti ho suggerito \makebox e minipage, ma vedi trovare tu i parametri da specificare per ottenere il risultato che cerchi, specialmente se vuoi uscire dai margini laterali e se vuoi occupare anche parte dei margini inferiore e superiore.

              Ricordati solo di non esagerare con l’occupazione dei marigni; potresti andare incontro a problemi ben più gravi rispetto a quelli che otterresti scalando in giù le tue grandi immagini.

              OldClaudio
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                Ti sei fatto una variante eprsonale di sapthesis.cls; io non so quanto ne hai copiato e quanto hai tralasciato o modificato; Quello che vedo è che verso la riga 383 dell’originale c’è, come ridefinizione di \maketitle (molto lunga) l’inizio dell’ambiente titlepage, che è quello dentro al quale ci sono tutti i comandi per la composizione del frontespizio.

                Nella riga 389 c’è la specifica \sffamily che imposta i font san serif impostati con l’apposito comendodi fontspec.

                Certo puoi specificare font diversi al posto di quelli specificati da fontspec, ma così li cambi in tutto il documento.

                Puoi però definire con \newfontfamily un font opentype diverso, specificandogli le caratteristiche che preferisci; nella documentazione di fontspec ci sono i dettagli, troppo numerosi per spiegarli qui. Dopo aver assegnato un comando con \newfontfamily al nuovo font, basta che tu nella riga 389 sostituisca a \sffamily il nome che hai definito epr il nuovo font e tutto il frontespizio, tranne dove è detto diversamante, usa questo font lasciando inalterato nel corpo del testo il font senza grazie specificato con il comando iniziale di fontspec e che cossisponde al comando ]sffamily.

                Puoi definite con \newfontfamily quanti font diversi ti pare e ti sembrano utili, non sei limitato ad uno solo come avresti se impostassi la tua nuova definizione per tutta la pagina del frontespizio.

                in risposta a: Ricettario #115481
                OldClaudio
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                  Io ho fatto una prova con il pacchetto/classe recipe con questo piccolo esempio, forse ricopiato dagli esempi che accompagnano il pacchetto, non certo scritto da me, perché la ricetta della carbonara è sbagliata (la panna non ci va assolutamente, e i tuorli dovrebbero essere aggiunti agli spaghetti fatti saltare nella guanciale rosolato, dopo aver spento sotto la padella). Quindi non badare alle ricette, am a come vengono fuori quando ne hai messe alcune nel file sorgente e hai composto il file.`\documentclass[a4paper]{recipe}
                  \usepackage[utf8]{inputenc}
                  \usepackage[T1]{fontenc}
                  \usepackage{lmodern}
                  \usepackage[italian]{babel}
                  \usepackage{bookman}

                  \newcommand{\bsi}[2]{%
                  \fontencoding{T1}\fontfamily{pbs}\fontseries{xl}\fontshape{n}%
                  \fontsize{#1}{#2}\selectfont}

                  \renewcommand{\inghead}{\textbf{Ingredienti (per 4 persone)}:\ }
                  \renewcommand{\rechead}{\centering\bsi{24pt}{30pt}}

                  \makeatletter
                  \renewcommand*\l@subsubsection{\@dottedtocline{3}{3em}{0em}}
                  \makeatother

                  \setlength\parindent{0pt}
                  \setlength\parskip{2ex plus 0.5ex}

                  \begin{document}
                  \chapter{Primi piatti}
                  \recipe{Spaghetti alla carbonara}
                  \ingred{spaghetti, 400 gr.;
                  pancetta coppata, 300 gr.;
                  4 rossi d'uovo;
                  panna fresca, 200 gr.;
                  pepe, burro, parmigiano, pecorino.}

                  In una zuppiera mescolate bene i 4 rossi d'uovo alla
                  panna, al parmigiano ed al pecorino (grosso modo in
                  uguale quantità, aggiustando le proporzioni a seconda
                  del gusto) e ad abbondante pepe.

                  Fate rosolare la pancetta coppata tagliata a pezzetti
                  in poco burro; e, quando si sarà freddata, unitela
                  al resto degli ingredienti.

                  Cuocete la pasta al dente, scolatela, mettetela nella
                  zuppiera e mescolate bene.

                  \recipe{Farfalle al gorgonzola}
                  \ingred{farfalle, 400 gr.;
                  gorgonzola, 150 gr.;
                  parmigiano grattugiato, 100 gr.;
                  panna fresca, 200 gr.;
                  pepe, burro, prezzemolo.}

                  In una padella fate sciogliere il burro ed unite la
                  panna; quando sarà calda aggiungete il gorgonzola
                  ed il parmigiano, che farete sciogliere a fuoco basso
                  mescolando continuamente.
                  Aggiungete infine il pepe ed il prezzemolo tritato;
                  se il sugo fosse troppo denso allungatelo con un poco
                  di latte.

                  Cuocete la pasta al dente, scolatela, mettetela nella
                  padella con il condimento e mescolate bene.
                  \tableofcontents
                  \end{document}`Se copi questo codice e lo compili, vedi subito che cosa ti viene fuori.
                  Ti avviso, però, che non ho provati altri pacchetti per ricettari; quindi non ho fatto nessun confronto; questo ti permette di comporre in formato A4 con diverse ricette per ogni pagina. Non ho provato a mettere nessuna immagine, quindi non ho idea, se tu ne vuoi mettere, dove sia possibile inserire i vari comandi \includegraphics (se dentro la ricetta o dentro un ambiente figure) per ottenere il migliore risultato.

                  A me piace mangiare bene, non importa se ricette casalinghe o di paesi lontani, e mi piace sapere come si dovrebbero fare le cose; mia moglie in casa mi lascia fare il “grigliatore”; faccio anche la mia parte di impastatore, sfogliatore e piegatore quando facciamo i cappelletti marchigiani; ma non mi è mai venuto in mente di scrivere ricette. 🙂

                  in risposta a: Ricettario #115479
                  OldClaudio
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                    Siccome se hai i pacchetti, ne hai anche la documentazione; apri un terminale, scrivici dentro texdoc seguito dal nome del pacchetto; manda in esecuzione il comando premendo il tasto invio; leggi la documentazione del pacchetto.

                    È difficile consigliare, proprio perché di pacchetti ce ne sono tanti, e ognuno presenta il risultato come piace a chi l’ha scritto. Dipende anche da che cosa vui fare: un booklet di ricette, con una trentina di pagine al massimo in formato A5? con una sola ricetta per pagina, magari accompagnata da un foto? un libro di ricette in formato A4 con più ricette per pagina, magari alternate con pagine di sole foto?

                    in risposta a: Più immagini in una pagina bianca #115460
                    OldClaudio
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                      Per richiamare una etichetta definita con \label, devi usare \ref se la figura è numerata, ma non è il tuo caso, oppure con \pageref che ti riporta il numero della pagina quindi nel testo devi adattare al forma; non devi scivere “…come si vede nella figura~\ref{fig:etichetta}…” ma devi scrivere “… come si vede nelle figure riportate nella pagina~\pageref{fig:etichetta}…”. Il comando \cite serve per citare i riferimenti bibliografici, non serve per fare riferimento alle etichette impostate con \label.

                      Ma @Hammer”, queste cose sono scritte in qualunque guida; prerequisito per accedere al forum è quello di essersi documentati. In ogni caso risponde chi vuole farlo, nessuno è obbligato, e nessuno è obbligato a risponderti nei termini temporali che tu desideri.

                      in risposta a: Argomenti alla fine di un ambiente [RISOLTO] #115476
                      OldClaudio
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                        Con il linguaggio nativo di LaTeX2e è così come hai scoperto da solo. Ma se definisci l’ambiente passo con le funzionalità del pacchetto xparse lo puoi fare; xparse usa il linguaggio LaTeX3 (siglato L3); apri un terminale, scrivici dentro il comando texdoc xparse, esegui il comando e leggi. Leggi in particolare la descrizione del comando \NewDocumentEnvironment; ma prima cerca di capire bene il nuovo concetto dei descrittori degli argomenti. Non è difficile, ma questo nuovo concetto è importante e completamente nuovo.

                        in risposta a: [Risolto] pdflatex e pstex #115473
                        OldClaudio
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                          Certo, ma se usi codice PostScrript, per esempio se usi PSTricks, hai la possibilità di usare altri pacchetti per pdflatex che ti permettono di falo, per esempio pdftricks.
                          Apri un terminale, scrivici dentro il comando texdoc pdftricks; manda in esecuzione il comando; nella finestra che si apre leggi come si usa pdftricks.
                          Io l’ho fatto diverse volte, ma piuttosto preferisco usare le infinite funzionalità di TikZ (che non sono altrettanto infinite di quelle di PSTricks, ma mi accontento) e il più delle vole vado direttamente con l’ambiente nativo di LaTeX, l’ambiente picture, arricchito con il pacchetto pict2e (e talvolta con curve2e), veloce, poco ingombrante e sufficiente per i miei scopi.
                          È ovvio che i miei scopi non coincidono con quelli altrui, ma volevo segnalarti che il passaggio .tex –> LaTeX –> .dvi –> dvips –> .ps –> ps2pdf –> .pdf è quasi sempre evitabile.

                          in risposta a: Problema con \include #115466
                          OldClaudio
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                            Marluxia” post=115843Ciao OldClaudio,

                            ho provato a fare come consigliato ma non cambia niente purtroppo.
                            Siccome mi piace sperimentare ho provato a fare la seguente modifica al documento da importare: ho fatto i soliti tre grafici e poi ho aggiunto un input \input{grafico4.tex}
                            Questa volta ottengo un errore diverso:
                            `
                            Runaway argument?
                            {\contentsline {subfigure}{\numberline {(f)}{\ignorespa
                            ! File ended while scanning use of \@writefile.

                            \par
                            l.10 \@input{28032019/28032019.aux}
                            `
                            Può essere colpa della distribuzione? Attualmente su questo PC ho installato TeXLive 2017 (sto aspettando il 2019 per fare l’aggiornamento).
                            Posso trovare qualche altra informazione utile guardando il file .log?
                            Ora farò delle prove con la mia tesi triennale (dove non ho grafici) per vedere se il problema si ripresenta e vi farò sapere.
                            Intanto grazie mille per la disponibilità

                            Ripeto, l’errore nasce dalla lettura di un file ausiliario. Forse manca una graffa chiusa che lì er ;ì non influisce sull’importazione della figiua, ma influisce su quanto quella sotto figura scrive nel file ausiliario, probabilmente il file .lof

                            Ricorda che \input inserisce il suo contenuto proprio ì dove metti i comando come se il programa di compilazione continuase a leggere ilsui input da un altro file (in effetti è quello che fa). Invece include è un comando che prima esegue un \cleardoublepage, e poi immette un file intero; \include va bene per immettere un intero capitolo; \input può andare bene sempre, salvo che se vuoi saltare a pagina nuova il \cleardoublepage devi darlo tu. In sostanza \include e \input non sono la stessa cosa; @robytex preferisce usare sempre \input, io uso quasi sempre \include e nei file immessi con \include, talvolta immetto altri file con \input. Con \include puoi usare anche \includeonly, con \input non c’è niente di equivalente, perché, sì, puoi commentare la riga che contiene \input, ma non puoi conservare i riferimenti alle parti che non compili più.

                            Chiaramente è una questione di gusti personali; tuttavia è bene ricordare che \include e \input hanno funzioni diverse.

                            in risposta a: Problema con \include #115462
                            OldClaudio
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                              Difficile dire che cosa ti sia successo.
                              Posso tirare ad indovinare.
                              Il fatto che ti segni quell’errore alla riga 10, vuol dire che lo commette mentre legge qualche file ausiliario, per esempio il file .toc, o .lof o .lot, che servono epr comporre gli indici. Perché quel mozzicone di parola “subf” (per esempio una troncatura di subfloat) comapia da qualche parte in uno dei file ausiliri mi sfugge completamente.

                              Prova a ripetere la compilazione dopo avere cancellato tutti i file ausiliari.

                              Mi spiace di non saperti dire di più.

                              in risposta a: Più immagini in una pagina bianca #115455
                              OldClaudio
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                                Devi giocare con le scatole cinesi, a meno che tu non stia scrivendo al tesi con una classe che t permetta di usare più stili di pagina, come la classe memoir. Il problema con memoir è che vuol fare tutto da sola, quindi fa un milione di cose e per forza la documentazione è molto estesa e diventa difficile trovare quello che interessa, anche se ogni capitolo è sezionato in modo che in generale non sia necessario leggere tutto il manuale.

                                Le scatole cinesi sono formate da |’box” di vario tipo che puoi inserire nell’ambiente figure e puoi iniziare con una minipage (una box che contiene un blocco di testo più piccolo di quello della paigna normale) a cui specifichi la larghezza della giustezza corrente; dentro ci metti una minipage a cui specifichi una larghezza maggiore (ma non troppo, perché se vai troppo vicino ai bordi della pagina richi di non poter vere bene la figura che si trova vicino al margine interno e il legatore ti può tagliare via una fetta della figura vicina al margine esterno.

                                Nello stabilire queste larghezze non ti fidare di usare i comandi \oddsidemargin e \evensidemargin, perché pur essendo di fatto le largehezze dei marigni interno ed esterno, sono depurati di un pollice o di \hoffset e tu non sai di fatto quanto valgano.

                                Per quelle che tu chiami interlinee (l’interlinea è lo spazio aggiuntivo fra due righe di testo consecutive composte con lo stesso font; il nome deriva dalla striscia di metallo che veniva inserita fra (inter) due linee adiacenti di caratteri metallici per distanziale un poco) cioè lo spazio superiore e inferiore al blocco del testo per distanziarlo dalla testatina e dal piedino, sono gestibili con altre minipage. Infatti il comando dell’ambiente minipage accetta vari argomenti, il primo facoltativo specifica l’allineamento verticale dalla scatola, il seocndo obbligatorio specifica la sua giustezza, il terzo facolativo specifica pa posizione del blocco del testo dentro la minipage, e il quarto specifica l’altezza della minpage. naturalmente la pagina così piena deve essere inserita in na pagina a se stante che non contenga né testatina né piè di pagina, quindi in una pagina di stile empty, altrimenti la testatina corrente e il piè di paigna correntie ti si sovrappongono alle due figure in alto e alle due in basso.

                                Nota che epr sfruttre meglio la pagina in altezza si possono usare anche le impostazioni fornite dal pacchetto fancyhdr; visto però che devi gestire anche la larghezza delel scatole, puoi gestire simultaneamente giustezza orizzontale e giustezza verticale.

                                In alternativa a sei figure nella stessa pagina, hai pensato a tre figure in due pagine consecutive affacciate? Il tuo problema si risolverebbe da solo; il difficile sarebbe quello di essere sicuro che la prima delle due pagine sia na pagina pari (di sinistra). Potresti trovare una soluzione a questo problema con la guida Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX sempre scaricabile dalla sezione Documentazione di questo forum (attento, è un malloppone, ma è dotato di molti indici analitici e trovare la descrizione di \supaginapari diventa piuttosto facile).

                                Trovi tutti questi dettagli di sintassi del linguaggio LaTeX in molte dele guide che si trovano nella sezione Documentazione di questo forum; fra le tante ti consigli la guida tematica Il LaTeX Reference MAnual commentato perché è l’ABC del linguaggio LaTeX; inoltre è dotata di un bell’indice analitico usando il quale trovi che le varie voci sono “iperlinkate” alla pagina dove si trova scritto qualcosa di interessante a proposito della voce indicizzata.

                                in risposta a: Problema con lingua italiana #115452
                                OldClaudio
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                                  È un problema noto che lo spell checher dell’editor non si auto-configuri da solo. Ma vedi sotto. Ricordati, però, di non confondere l’edito con il programma di composizione; sono due cose bene distinte, due programmi separati, anche se le varie icone dell’editor ti fanno credere che sia l’editor il programma che esegue anche la compilazione.

                                  Non ho mai usato Overleaf, perché non mi fido della funzionalità dei servizi on line. In particolare mi risulta che il sistema TeX su cui lavora Overleaf non sia aggiornato. Per questo motivo preferisco lavorare disponendo di una installazione completa ed aggiornata sul mio calcolatore.
                                  Capisco che installare circa cinque gigabyte sul proprio disco non sia il massimo, specialmente se non si intende continuare ad usare LaTeX dopo la tesi.

                                  Tuttavia l’installazione TeXLive (in questo momento congelata, ma la versione 2019 è in arrivo fra poche settimane) dispone di un applicativo con cui, volendo, si può tenere aggiornata la propria installazione, volendo, anche giornalmente. Certo giornalmente è eccessivo, ma io aggiorno ogni 7-10 giorni e ogni vola ci sono alcune decine di pacchetti da aggiornare e una mezza dozzian di pacchetti nuovi da installare.

                                  Per gli editor dipende dalla piattaforma su cui si lavora; ma l’installazione di TeXLive su Windows contiene anche l’editor TeXworks; Su Linux bisogna installarlo apposta. Ma su tutte el piattaforme sono installabili anche TeXstudio e Texmaker (io preferisco il primo); entrambi si auto configurano per gestire la codifica di ingresso per usare la codifica UTF-8; se i file già esistenti non fossero codificati in UTF-8, essi vengono gestiti come se fossero codificati in Latin1. Inoltre TeXstudio, di sicuro, e TeX maker, forse, capiscono le righe di autoconfigurazione; queste sono particolari commenti del sorgente .tex che specificano la codifica, la lingua, il programma di compilazione, il main file, il gestore dela bibliografia, eccetera. Ecco che usando questi editor la riga di autoconfigurazione da inserire in testa al main file della tesi, sistema lo spell checker e non hai problemi. TeXworks è scarno ma funziona benissimo usando bene le voci di menù; TeXstudio funziona bene sia con le voci di menù sia con le numerose icone da cliccare e ha diverse righe e colonne di barre di controllo; resta un po’ meno spazio per la finestra di editing e per la finestra di visualizzazione del PDF.

                                  Se poi disponi di un Mac, la specifica installazione per il Mac contiene l’editor TeXShop; questo editor funziona solo sui Mac. È il programma che ha inventato le righe di autoconfigurazione; queste sono poi state implementate successivamente anche in altri editor. Ma TeXShop ha una particolarità: non ha bisogno della riga di autoconfigurazione per il controllo ortografico, perché riconosce da solo la lingua in cui è scritta ogni parola e la verifica su tutti gli spell checker di cui dispone. È una sciccheria unica; da quando dispone di questa funzionalità io non uso altro che TeXShop, mentre prima talvolta usavo anche TeXworks e TeXstudio; ora forse li uso solo una volta all’anno per vedere se sono migliorati.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 1,696 al 1,710 (di 11,287 totali)

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