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Esatto, ma non è difficile.
Un esempio un po’ strano se vuoi, è un frontespizio in formato “landscape” che ho usato come esempio e che è raccontato nella documentazione del pacchetto toptesi (terminale: texdoc toptesi-it; tasto Invio; leggere la doc) Se vuoi, puoi usare la classe toptesi specificando l’opzione tipotesi=custom. Ma non è importante; l’importante e leggere il paragrafo della documentazione dove mostro come si fa a creare un frontespizio a mano.Al massimo, se ci tieni tanto alla riga orizzontale, centra nella riga un \rule orizzontale specificandogli una larghezza di 0.5\testwidth, e un’altezza di 0.4pt, per esempio`\makebox[textwidth]{\rule{\0.5\textwidth}{0.4pt}}`Aggiusta tu i valori numerici senza esagerare perché un filetto spesso 1pt (un terzo di millimetro) può apparire come una fascia a lutto…
Se quello che ho scritto ti è oscuro, ricordati sempre che nella sezione Documentazione ci sono molte guide, e una è il manuale originale di LaTeX di Leslie Lamport del 1994, tradotto in italiano e commentato per portarlo a quanto è disponibile ai giorni nostri. Sto per caricarne una nuova versione, possibilmente corretta e senza alcuni refusi imbarazzanti.
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Sì, si deve fare a mano, ma non sembra così difficile; si prende un altro file predisposto per un altro font, lo si duplica con un altro nome; scegliendo per il nuovo nome il nome costruito col nuovo font; le lettere latine e i segni di interpunzione sono già tutti lì, basta cambiare i numerini che specificano sia la protrusione sinistra e destra di ogni gruppo di glifi, sia lo step di espansione, magari si aggiunge qualche gruppo di glifi che nel font originale non c’erano; ma in un paio d’ore la cosa dovrebbe essere fatta.D’altra parte se vuoi usare microtype con un font specifico e le impostazioni di default non ti piacciono, sai esattamente perché, e quindi hai un’idea precisa di che cosa cambiare.
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Quel vistoso frontespizio può essere realizzato meglio usando sempricemente l’ambiente titlepage, e scrivendoci dento quello che vuoi, mettendci le figure che vuoi, con i font che vuoi, scegliendo famiglia serie, forme corpo e scartamanto come vuoi.Quello che non devi fare e scrivere i nomi del relatore e tuo con il cognome prima del nome; compreresti una Divina Commedia dove l’autore è indicato con Alighieri Dante? o un romanzo col commissario Montalbano scritto da Cammilleri Andrea? Non scherziamo con questo cattivo gusto di burocratese stretto.
Scusa la tiratine d’orecchie,ma sono sicuro che quello non è il tuo frontespizio, ma qualcosa trovato in rete, magari distribuito dalla segreteria della tua stessa facoltà; é noto che le segreterie sono molto abituate al burocratese 😡 🙁 😈
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Ma non devi mettere le mani su theorem; devi semplicemente usare il comando \newtheorem, specificando che l’ambiente si chiami esempio, e il titolino della prima riga sia Esempio, se vuoi gli dici che contatore usare e a quale altro contatore lo vuoi subordinare. Per i triangolini ce ne sono moltissimi anche senza andare a cercare simboli strani chissà dove.
Oppure, tranqullamente ti definisci da solo un nuovo ambiente con ]newenvironment all’interno del quale usi i font che vuoi e i triangolini che vuoi, da inserire tutti fra i comandi di apertura e in quelli di chiusura e fra \begin{esempio, e \end{esempio} ci scrivi il testo vero e proprio, lasciando alll’ambiente il compito d impostare tutto ciò che serve nell’uso effettivo, e in chiusra di terminare con il triangolino; Una volta definit il nuovo ambiente, non ci pensi più, fa tutto da solo.Passare per \newtheroem, secondo me è più comodo.
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Benvenuta nel forumIl disegno non è granché, almeno quello che ho visto cliccando sul tuo allegato.
Sembrerebbe un tabella le cui righe via via che si scende hanno un numero di celle che va diminuendo; se ho interpretato bene, direi che si ralizza facilmente con l’ambiente tabular in cui in righe successive riempi via via un numero minore di celle. Riquadralo a scaletta richede un uso intelligente e creativo di \multicolumn; e di \cline, ma questi comandi da usre dentro l’ambiente tabular sono descritte in qualunque guida; se vai nella sezione documentazione di questo forum non hai che l’imbarazzo della scelta.
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Benvenuto nel forumNon sono un telecomunicazionista, ma non ho mai visto un segno del genere nei testi che ho avuto per le mani.
LaTeX contiene moltissimi segni; l’elenco piuttosto completo si torva nel manuale di Herbert Voß, che puoi legggere da solo aprendo un terminale o prompt dei comandi, scrivendoci dentor il comando texdoc symbols-a, premendo il tasto Invio e leggendo. è una specie di catalogo abbastanza ben suddiviso epr argomenti, quindi sono sicuro che se esiste un altro segno diverso da \photon e più adatto al tuo caso, lo trovi in pochi minuti.
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@samil, non so quanto siano incompatibili o se non siano un’alternativa di default che risparmia il caricamento del pacchetto microtype.Io ho usato spesso microtype con lulatex e ho sempre ottenuto quasi gli stessi risultati che ottenenvo con pdflatex.
Il quasi sta a indicare che con gli stessi font, per esempio i Latin Modern (che sono quelli di default con lualatex, mentre con pdflatex bisogna caricare il pacchetto lmodern; ma i disegni dei glifi e i copri ottici sono gli stessi) il risultato è identico. Con altri font il risultato non è identico ma quasi; nel senso che perché microtype funzioni ci vuole per ogni font un file di impostazioni che specifichi per ogni carattere o gruppo di caratteri (per esempio A, À, Á, Â, Ä, …) la protrusione a sinistra e a destra in centesimi di em; per l’espansione invece l’allargamento o restringimento percentuale avviene per passi del 2% della giustezza.Purtroppo io non conosco quasi per niente il linguaggio lua, quindi non ho la minima idea di quello che significhi il comando lua che indichi nell’argomento di \directlua, ma posso immaginare che serva ad impostare i parametri di default che hai indicato nelle righe precedenti. Perciò mi viene da pensare che quelle righe dicano: usa il valore 0.02 (2%) per l’expansion, e per tutti i glifi accetta il fattore di protrusione di 0.02em sia a destra sia a sinistra. Non riesco a decifrare il valore 0.5 assegnato tramite \directlua, ma posso pensare che serva a impostare un valore diverso per uno dei due coefficienti di protrusione o espansione.
Certo ora vado a documentarmi meglio sulla guide che si apre con texdoc luatex; in ogni caso con i comandi lua che si possono trasmettere a lua(la)tex attraverso \directlua, si possono fare cose impensabili con pdflatex e xelatex.
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Ti suggerisco, allora, di aggiornate con tlmgr-gui o TeXLive Utility.app l’intera distribuzione che 10 minuti fa ho visto che contene anche l’aggiornamento di europasscv.Se puoi evita sempre di installare a mano nuovi pacchetti o pacchetti aggiornati che si trovano in CTAN o nei vari github. Con Windows non ci sono molte protezioni, ma su altri sistemi operativi devi operare come root e stare attento che se sbagli qualcosa puoi combinare pasticci inenarrabili. La protezione prevista dagli altri sistemi operativi consente di limitare gli errori lasciando che solo l’amministratore o l’operatore che conosce la password di root possano responsabimente operare sulle zone protette. Tu avrai certamente esperienza in merito, ma il mio consiglio valo lo stesso.
Anch’io ho scritto al creatore di europasscv suggerendogli la modifica che lui, in realtà aveva già implementato; si vede proprio che siamo sulla stessa lunghezza d’onda.
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Il codice con cui si apre la tabella con i dati personali mi sembra di pura fantasia:` \begin{tabular}[t]{@{}p{\if@ecvpicture \if@ecvpictureright 0.7\ecv@rightcolwidth \else \ecv@rightcolwidth \fi \else \ecv@rightcolwidth\fi}@{}p{\if@ecvpictureright 0.3\ecv@rightcolwidth \else 0pt\fi}@{}}`Mai vista una cosa del genere.È vero che se lasci continuare la compilazione, l’unica cosa che succede è una piccolissima p on fondo a desta nella riga dove appare il nome. Tuttavia…
Se vuoi puoi inoltrare all’autore una segnalazione di bug; perché basta dirgli esattamante quello che hai scritto nel tuo primo messaggio. Il file sorgente è suo, non hai nemmeno bisogno di preparare un esempio minimo compilabile.
L’autore Giacomo Mazzamuto è (apparentemente) italiano, quindi non dovresti avere nemmeno il problema della lingua; come si legge nella documentazione (leggibile dando da terminale il comando texdoc europasscv) il suo indirizzo di posta elettronica esiste e gli puoi scrivere, oppure puoi inoltrare una feature request sul suo github di cui è dato il link.
15 Gennaio 2019 alle 6:51 in risposta a: [RISOLTO] mettere una linea verticale davanti a due righe #115083::
Si, anche questa è una buona soluzione, ma se vuoi regolare il rientro o agisci a mano in ogni riga o nell’ambiente tabular devi usare una @-espressione.
Oppure definisci un nuovo ambiente; oppure usi la barra verticale scrivendo una macro con uno o più argomenti facoltativi, oppure…
Come ho dotto ci sono molti modi per risolvere il problema.
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Gustavo ha fatto bene a citare la microgiustificazione generata con il pacchetto microtype.
Va detto che xelatex non va molto d’accordo con microtype, perché usa solo il meccanismo della protrusione e non quello dell’espansione. Tuttavia la presenza di microtype non fa male nemmeno a xelatex; è solo meno efficace.
LA microgiustificazione prodotta da microtype funziona molto bene con pdflatex; e benino con xelatatex, malgrado entrambi consentano l’espansione dei font.
La differenza non dipende tanto dai programmi, ma dai font da usare; pdflatex gestisce solo in font Type 1, che sono moltissimi, almeno nella distribuzione TeXLive, ma di fatto ne vengono usati una dozzina o due; Per ogni font, a cominciare da quelli standard, come i CM, i CM-super,e igli LM, devono essere stati predisposti in file di configurazione che usa microtype per funzionare almeglio; per un font che non disponga di tali file, micrtype usa un file di configurazione di default che non necessariamente configura gli allungamenti e accorciamenti di ogni glifo nel modo migliore; Tuttavia non è particolarmente difficile anche per un utente generico, costruirsi da solo un file con configurazioen per un font Type 1, visto che questo contiene solo 256 segni.
La cosa è molto più difficile per i font Oepntype; ovviamente esistono i file di configurazione per i Latin Modern che sono di default se non se ne specificano altri. Non ho verificato, ma ho il sospetto che per Lualatex questo sia l’unico font che disponga di file di configurazione per microtype, per cui per ogni altro font diverso dai Latin Modern, viene usato il file di configurazione di questi ultimi. Funziona abbastanza bene, ma non così bene come se esistesse un file adatto per il font OpenType in uso. Ecco perché microtype funziona benino con microtype, mentre pdflatex funziona bene.
Tuttavia, nonostante questi se e ma, microtype dovrebbe venire usato per qualunque documento perché migliora vistosamente l’aspetto delle pagine finali deldocumento composto.Per questo motivo sono andato a rivedere i capitoli 25 e 27 della GuidGuIT, per vedere se c’era scritto in modo chiaro quello che @samile avrebbe voluto sapere; ho quindi aggiunto alcune frazi per sottolineare meglio alcuni punti. Non ho caricato la nuova versione della GuidaGuIT al Web master perché la sotituisca alla versione attualmente disponibile nella sezione Documentazione di questo Forum, ma lo farò presto.
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Hai tre sorgenti di documentazione:
1) Il TeXbook, che però o hai in forma cartacea o non puoi trovare in rete, perché Knuth ne vieta la ricompilazione, anche se TeXLive ne contiene il file sorgente. Difficile da leggere però…
2) Il manuale di Lamport tradotto in italiano nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato
3) la guida generale Introduzione all’arte tipografica con LaTeX, che dedica unintero capitolo a spiegare la sillabazioneI testi 2 e 3 sono nella sezione documentazione da anni
Tuttavia quasi tutti i comandi che hai citato più che la sillabazione riguardano la composizione dei capoversi; In questo il testo 3 è più approfondito perché raccoglie più informazioni che nel testo 1 sono distribuite in diversi capitoli. Forse sono una mia interpretazione personale, ma credo di avere capito nele che cosa fa ciascuno di quei parametri nella costruzione dei capoversi. So per certo che il TeX-hyphen team sta cercando di rendere ancora più funzionale la sillabazione; in parte con luatex sa già fare cose che pdftex e xetex non sanno ancora fare (per esempio contare correttamente il numero di caratteri gestiti da \hyphenmin senza contare i self combining characters (per esempio certi accenti dei font OpenType).
Per altro i nomi della maggior parte di quei comandi sono autoesplicativi quando uno conosce in dettaglio gli algoritmi di composizioni dei capoversi di cui la cesura in fin di riga è slo una componente.
Argomento complesso, @samiel, direi molto complesso. anche perché bisogna capire bene la differenza fra penalties e demeritis, che giocano ruoli diversi in quegli algoritmi.
10 Gennaio 2019 alle 16:20 in risposta a: [RISOLTO] mettere una linea verticale davanti a due righe #115080::
Nella pagina 20 non c’erano solo i due errori che hai segnalato e delle cui segnalazioni ti ringrazio moltissimo; rileggendo ciò che ho scritto questa notte, evidentemente obnubilato dalla stanchezza della giornata era pieno di altri errori. Eppure il mio eitor mi marca gli errori ortografici con una bella riga rossa.
Forse domattina ci sarà la versione spero con meno errori. 🙁Grazie ancora
10 Gennaio 2019 alle 11:50 in risposta a: [RISOLTO] mettere una linea verticale davanti a due righe #115078::diegotex” post=115490stavo usando un comando del tipo:
\makebox(0,0){\rule[3ex]{1.2pt}{4ex}}
provo a cambiare il “4ex” con una misura in funzione dell’altezza della riga
ho provato a fare questo:
\setlength{\spaziouno}{\baselineskip-\lineskip}
ho messo questo comando in un file .cls che sto usando per una classe canzoniere
compilo e non ho nessun problema.
adesso voglio usare la lunghezza creata e aggiungo nel file .tex:
\makebox(0,0){\rule[3ex]{1.2pt}{\spaziouno}}
ma mi dà 3 errori:
Undefined control sequence…
Missing number, treated as zero…
Illegal unit of measure (pt inserted) …Naturalmente hai deifnito \spaziouno come nuova grandezza e hai usato il pacchetto calc per eseguire operazioni sui valori dei registri, non è vero?
Se non l’hai fatto, ehm, ti mancano ancora nozioni importanti.Intanto \nelength{\spaziouno} vi vuole, altrimenti \spaziouno diventa na macro qualsiasi e non viene definita da \setlength, ma usata impropriamente come se fosse na lunghezza senza esserlo per davvero.
Il pacchetto calc permette di fare certi calcoli sulle grandezze di vario genere da numeri interi a operazioni sulle lunghezze, ma richiede una specifica sintassi.
Invece i vari motori di composizione possono fare calcoli molto bene fatti, purché siano preceduti da \numexpr o \dimexpr e conclusi con qualcosa che non ha senso in una expression, non sapendo che cosa non abbia senso, o avendo dei dubbi basta usare \relax, comando del tutto innocuo che non fa assolutamante nulla, ma è pur sempre un comando.
Quindi dopo aver definito \spaziouno come lunghezza, io scriverei `\setlength{\spaziouno}{\dimexpr \baselineskip-\lineskip\relax}`anche se in questo particolare caso \relax è superfluo.
Il vantaggio di usare calc è che forse ci sono meno problemi di sintassi, ma i calcoli sono svolti in modo complesso. Invece con i comandi nativi \dimexpr e \numexpr i calcoli sono fatti in modo più ruspante, ma sono eseguiti nel processore che sta elabornado il file, quindi in modo praticamente istantaneo, senza sfruttare la memoria allocata per la compilazione e senza continuamente elaborare i dati per aggiungergli unità di misura per poi toglierle e facendo perciò lavorare l’interprete su stringe alfanumeriche come fa calc. Per l’utente finale forse calc è più facile da usare, ma io preferisco sempre i comandi nativi.
Ne paro anche nella guida che ti ho indicato. Quando Lamport ha scritto la seconda edizione els suo manuale di LaTeX nel 1994, i ocmandi nativi che ti ho descritto non esistevano ancora; sono stati introdotti circe 15 anni dopo. Ora,poi, con la sintassi L3 si possono fare anche calcoli in floating point, anche se in un caso semplice come iltuo non occorre ricorrere a questi grandi mezzi.
10 Gennaio 2019 alle 11:29 in risposta a: [RISOLTO] mettere una linea verticale davanti a due righe #115077 -
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