OldClaudio

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  • in risposta a: Il file bbl non viene generato #113571
    OldClaudio
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      Sì, è molto brutto, ma te l’ho già detto: se usi il campo Note = scrivi qualcosa come questo
      `\@misc{….,
      …,
      note = {{\raggedright \url{…}}},
      }`

      in risposta a: Formati Immagine e Screenshot: ho un po di confusione #113636
      OldClaudio
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        Su Wikipedia di solito c’è scritto sotto l’immagine.
        Nei testi PDF di solito si trova nella “copiright page”, che in italiano si chiama solo retrofrontespizio e qundi non induce a pensare che la dichiarazione di copyright e la licenza, so neon sono proprio la stessa identica cosa sono però fratelli gemelli.
        Nelle guide della sezione Documentazione di questo forum puoi verificare tu stesso quali licenze sono usate. Direi che le più frequenti sono la LPPL (Latex Project Public Licence) e la Creative Commons; ne esistono altre; per esempio i pattern di sillabazione del sistema TeX sono distribuiti agli utenti di TeX senza nessuna particolare limitazione finché gli utenti non li usano per scopi diversi; altrimenti spesso sono soggetti alla clausola 3 della MIT licence. Ovviamnte Esistono anche le licenze del GNU e enti associati. Ovviamente sta al proprietario intellettuale dell’opera specificare con chiarezza non solo il suo nome ma anche i diritti che egli concede nell’uso della sua opera. Se non ne specifica nessuno,vuol dire che nessuno è autorizzato ad usa il suo materiale Senza un esplicito consenso scritto da parte sua.

        in risposta a: Formati Immagine e Screenshot: ho un po di confusione #113634
        OldClaudio
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          La risposta di @robitex non fa una grinza, ma aggiungerei qualcosa.

          Nella documentazione del sito GuIT ci sono diverse guide, tutte aggiornate di recente e nessuna afferma che pdflatex non può assorbire immagine .eps; è almeno dal 2009 che lo può fare, quindi se hi letto una cosa del genere doveva essere qualche altra documentazione non targata GuIT.
          La verità è che pdflatex non importa direttamente il formato .eps, ma provvede a convertirlo in formato .pdf. Come ha sottolineato @robitex, sia l’uno che l’altro sono formati vettoriali, quindi la loro qualità è assoluta per disegni al tratto; molto buona per immagini a colori senza troppi cambiamenti di coloro da un pixel (picture element) all’altro. Nella guida Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX, a questo proposito viene mostrata la famosa tigre, in immagine di una testa di tigre, con tutti i suoi colori, in formato .eps distribuita insieme a ghostscript, il programma da riga di comando che gestisce tutto quello che riguarda il formato e il linguaggio PostScript. Quell’immagine è stata perfettamente acquisita in quella guida composta con pdfLaTeX. L’ho anche importata in test che ho fatto per collaudare XeLaTeX e LuaLaTeX e non ho avuto problemi, se non con XeLaTeX che non ha riconosciuto correttamente i comandi di clipping del pacchetto graphicx da attivare con le opzioni di \includegraphics. Può essere che questi difettucci di XeLaTeX siano stati nel frattempo eliminati, ma da allora ho relegato XeLaTeX nelle retrovie perché ha anche altre limitazioni che mi fanno preferire LuaLaTeX.

          Per importare quelli che tu chiami screenshot di file pdf, l’unica cosa che NON devi fare è proprio quella di eseguire degli screenshot, specialmente se li fai da schermate di documenti PDF. Ci sono due motivi, uno dei quali accennato anche da 2robitex riferendosi alle immagini scaricabili da internet: la proprietà intellettuale. Devi stare molto attento alle licenze quando scarichi dalla rete; devi essere certo di citare l’origine dell’immagine anche quando la copi da altri documenti PDF, tesi o non tesi che siano. Anche a te seccherebbe molto se qualcuno copiasse qualcosa dalla tua tesi senza citarti; la buona educazione, a parte la legge, richiede che prima di copiare materiale creato da altri, si chieda il permesso all’autore, se questo non l’ha preventivamente autorizzato specificandolo con una licenza.In ogni caso va sempre citato l’autore e possibilmente la fonte — questo vale anche per le tesi altrui.

          L’altro punto è la tecnica dello screenshot; è la tecnica sbagliata. Ci sono in giro diversi visualizzatori di formati PDF che consentono di estrarre pagine da file PDF, conservandone il contenuto in formato .pdf, cioè vettoriale; questo vale per i font usati nelle pagine estratte e per le immagini stesse contenute in quelle pagine. Di solito questi programmi sono anche in grado di ritagliare una parte di tagina, in modo da eliminare dalla pagina estratta le parti che non interessano; nel peggiore dei casi, le opzioni di \includegraphics permettono di specificare una “finestra” attraverso la quale vedere la pagina, e mostrare nel file del proprio documento solo la parte che interessa, quella che si vede attraverso la finestra;bisogna specificare oltre alla finestra anche l’opzione clip, oppure basta usare il comando asteriscato \includegraphics*. I dettagli li scopri leggendo la documentazione di graphicx: apri un prompt dei comandi o un terminale a seconda di come si chiami con il tuo sistema operativo; ci scrivi dentro il comando texdoc graphicx e lo mandi in esecuzione premendo il tasto Invio/Return/Enter, qualunque cosa sia incisa nel tasto della tua tastiera; il comando ti apre il tuo visualizzatore di file pdf e non hai altro da fare che leggere la documentazione.

          Ora io lavoro con un Mac e il visualizzatore di default di questa macchina si chiama Anteprima (o Preview se si ha, come ho io, il software in inglese) che permette di estrarre pagine intere, oppure di selezionare un riquadro nella pagina PDF cliccare per copiare nel clipboard e creare un nuovo file nel quale incollo quello che ho precedentemente copiato; volendo nel nuovo file posso rifinire il ritaglio di quello che ho copiato. Con altri sistemi operativi ci sono certamente altri software di visualizzazione di file PDF che consentono di fare tutte o alcune delle operazioni che io faccio con Preview.

          Riassumendo:
          Tutti i programmi di composizione basati su LaTeX e che possono usare il pacchetto graphicx possono importare
          1) i file in formato PDF;
          2) i file in formato EPS che eventualmente convertono da soli in formato PDF;
          3) i file in formato JPG o JPEG adatti alle fotografie e alle figure senza sbalzi di colore;
          4) i file in formato PNG adatti per disegni al tratto con cambi netti di colore da un pixel all’altro
          5) file in formato MPS descritti in linguaggio METAPOST.

          Gli ultimi sono rari e puoi dimenticartene.
          I file 1) e 2) sono sostanzialmente vettoriali e perfetti per ogni figura; se i cambiamenti di colore sono molto numerosi il file importato potrebbe essere di dimensioni spropositate, am con immagini “normali” questo non succede, anzi, a parità di disegno, il file PDF (sempre di dimensioni minori di quello EPS) è di dimensioni minori della stessa immagine trasformata in un formato bitmapped. Prima ho usato l’espressione “sostanzialmente” perché in realtà quei formati potrebbero includere delle immagini bitmapped: dipende da che cosa ci ha messo dentro il loro autore.

          I file 3) e 4) sono bitmapped; i file JPG sono compressi con perdita (lossy compression); i file PNG sono compressi senza perdita (lossless compressione) e differiscono nel metodo di compressione; lossy o lossless; La differenza è sottile e si base sulla loro trasformata di Fourier bidimensionale. Troppo complicato da spiegare qui; ma la sostanza è che se una figura contiene disegni al tratto con cambi repentini di colore, oppure contiene elementi ripetitivi uniformemente spaziati, il formato PNG li rende benissimo perché è un formato lossless; il formato JPG, quando ne si esegue la decompressione per stampare o mostrare sullo schermo, contiene delle repliche sbiadite di quei dettagli fini che ne alterano la definizione; è quindi un formato che va bene per fotografie “purché non contengano staccionate con i pali uniformemente spaziati” 🙂 e comunque non siano disegni al tratto. Il formato JPG ga una compressione più efficiente del formato PNG ma ha i difettucci che ho segnalto sopra. Però entrambi questi formati non permettono di ingrandire l’immagine a piacere; se selezioni un dettaglio di una fotao di 5mm per 5mm e lo ingrandisci nel documento fino ad una grandezza di 50mm per 50mm, ti si sgrana tutto. Con i formati vettoriali questo non succede.

          Scusa il lungo messaggio, ma sono cose che vanno sapute per scegliere i formati delle immagini e per gestirle come si deve; non solo, ma credo di avere sottolineato abbastanza come riportare correttamente le immagini e i testi altrui; se non si seguono queste regole si commette il reato penale di plagio; condannati per plagio, forase la prim volta si può avere la condizionale, ma la seconda volta non più; e la condanna, anche con la condizionale, viene iscritta nella fedina penale oltre che a inescare la procedura civile per il risarcimento del danno morale inflitto all’autore.
          Non sto scherzando; L’ultimo caso di cui ho dovuto occuparmi prima di andare in pensione, riguarda un plagio eseguito nella sua tesi da un laureato; ha ricevuto la condanna penale con la condizionale, ma senza il beneficio della non iscrizione, poi no ho seguito più il suo caso nel processo civile; ma chi l’ha citato in giudizio era molto motivato a causa dell’offesa ricevuta; non oso immaginare come sia andata a finire.
          Preciso: sono stato un professore di elettronica: non sono un legale. Tuttavia è necessario essere attenti alla legge, qualunque attività/professione/mestiere si faccia.

          in risposta a: Stile numerazione dei capitoli #113615
          OldClaudio
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            No, Claudio Fiandrino avrà 30 o 32 anni, io ne ho quasi 80; sai perché il mio prefisso è “Old”. Perché sono vecchio, forse il più vecchio socio del GuIT. 🙂 😉 😆

            in risposta a: Minion Pro e numeri #113621
            OldClaudio
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              A molti piacciono, ma solo nel testo, non nelle tabelle e in matematica.
              A pagina 7 della documentazione del pacchetto fontspec c’è scritto che accanto al comando \oldstylenums c’è anche il comando \liningnums che imposta i numeri della stessa altezza, alcuni font dispongono anche dei tabular linning numbers dove oltre alla stessa altezza hanno anche la stessa larghezza, il che consente di costruire tabelle ben incolonnata.
              Non so se i Minion Pro abbiano tutte queste serie di numeri, ma poi verificarlo esaminando i comandi specifici descritti nel manuale di fontspec.

              in risposta a: Problema di allineamento di un equazione #113618
              OldClaudio
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                la foto che hai inviato non è stata composta con LaTeX.
                L’errore che ti viene segnalato è un errore tipico, [erché i \left e \right devono stare nella stessa riga; il primo legge tutto quanto il codice fino a \right, ne misura altezza e profondità e predispone il comando di apertura delle dimensioni giuste e conserva le stesse dimensioni per il delimitatore di chiusura.

                Questa è la spiegazione dell’errore, ma c’è una via di uscita, ciò quella di non usare \left e right, ma di ussare i \bigl, \Bigl, \bbigl \BBigl prima dei comandi di apertiua e i corrispondenti comandi \bigr, \Bigr, \bbigr e \BBigr.

                Non ricordo se questo sia spiegato nella guida LaTeXpedia, ma so per certo che è spiegato nell’Introduzione all’arte tipografica con LaTeX, entrambe scaricabili dalla sezione documentazione di questo sito.

                in risposta a: Il file bbl non viene generato #113569
                OldClaudio
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                  La documentazione degli stili si trova con il comando texdoc bibtex. Nel paragrafo 3.3 ci sono i nomi dei campi e i tipi di pubblicazione che bibtex riesce a gestire con i suoi quattro stili plain, unsrt, alpha e abbrv. Il tipo di documento @electronic non esiste con quei quattro stili. Direi proprio che l’unico tipo che puoi usare è misc che non ha nessun campo obbligatorio ma accetta i campi: [tt]author, title, howpublished, month, year, note[/tt]. Gli url sono bestie feroci perché non possono divisi in fin di riga col trattino in quanto il trattino potrebbe passare per un elemento dell’indirizzo internet.
                  Sempre usando bitex puoi però usare il pacchetto natbib che aumenta molto le possibilità gestibili da bibtex e aumenta considerevolmente il numero dei tipi di documenti e degli stili. Documentazione: texdoc natbib.

                  in risposta a: Stile numerazione dei capitoli #113613
                  OldClaudio
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                    Bello, ma solo Claudio Fiandrino, l’autore di quella guida lo sa. perché è partito dalla classe guidtatematica.cls, e l’ha modificata. Come e con che mezzi lo sa solo lui perché non ha condiviso il suo lavoro.
                    Speriamo che ti risponda direttamente.

                    in risposta a: Tabella lunga E larga: come ripartire? #113509
                    OldClaudio
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                      Nulla è perfetto, lo sapppiamo benissimo.
                      La macro \aferpage contenuta dentro \SaPaginaPari, funziona benissimo finché non deve interferire con i comandi di sezionamento che hanno dele regole particolari. In particolare l’interfenza avviene a livello del “costruttore” di pagine per l’uscita; si tratta di una routine complicatissima su cui pochissimi sanno mettere le mani. Io non sono fra questi.

                      Per quel che riguarda l’ambiente medico, non saprei cosa dirti; ogni disciplina e ogni settore disciplinare ha le sue particolarità ed è difficile soddisfare tutte le esigenze di ogni settore. Personalmente credo di aver risolto tutti i problemi che ho incontrato riguardano la mia disciplina, ma l’ho fatto con macro personali, non con pacchetti trovati nella distribuzione di TeXLive. Non è detto che i problemi che ho incontrato io siano gli stessi che incontrano i colleghi che lavorano nello stesso campo. Quindi credo che sia necessario trovare da soli le soluzioni ai propri problemi.
                      Capisco benissimo che questo significa conoscere i linguaggi sottostanti molto bene; in questo LaTeX non è molto user friendly, perché richede anni di pratica e di vogia di cimentarsi. Non vecchi utenti (io ho più di 30 anni di paratica alle spalle) abbiamo cominciato ad usare LATeX quando non esisteva altro che il manuale di Lamport e nessun pacchetto; I problemi dovevamo risolverceli davvero da soli, non c’erano santi che potesso intercedere per noi 🙂 Quindi abbiamo imparato moltissimo tanto tempo fa.

                      Ma molte cose mi sono diventate familiari anche interessandomi alla tipografia; vistando la tipografia artigiana Tallone di Alpignano, una dell tipografie artistiche migliori di Italia, forse la migliore in assoluto, ho fatto un’osservazione su un certo glifo di una sua composizione; ne ho ricevuto un complimento che mi tengo molto caro: “Ma lei se ne intende di tipografia!” Detto da lui è come aver avuto una onorificenza. Ma non sono così bravo, assolutamente no.

                      Però ho imparato una cosa che il nostro Grand Wizard, Donald Knuth, il creatore di TeX, aveva già capito più di 40 anni fa; con l’avvento dei word processor e degli impaginatori commerciali, il gusto per la bella tipografia è andato scemando. Oggi lo standard sembra che sia diventato ciò che si riesce a fare con word, swriter, pages, e altri programmi simili.E più li si usa, più si perde il gusto per la bella tipografia. In certe discipline, medicina inclusa, dove si rifugge da programmi che richiedano la logica della programmazione, la diffusione dei word processor è tale che quello è diventato lo standard.

                      Ecco, tutto questo spiegone per metterti in guardia: può essere che la manchevolezze di LaTeX nel campo della medicina siano semplicemente cose che i word processor riescono a fare violentando l’arte tipografica, ma che la buona tipografia non farebbe mai; non parlo di LaTeX, ma della buona tipografia.

                      in risposta a: Il file bbl non viene generato #113564
                      OldClaudio
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                        Infatti, il tipo di documento @online non è defnito negli stili di default di bibtex. Hai alcune possibilità:
                        1) metti come stile @misc e vedi se ti accetta il campo url;
                        2) se non lo accetta, sempre usando misc, aggiungi il campo [tt]note = {\url{httpd:// eccetera}}.[/tt] e vedi che cosa succede.
                        3) sempre usando bibtex come gestore dela ninliografia, usa il pacchetto natbib, specificando fra le opzioni lo stile numeric; ma prima leggiti la documentazione, perché senza documentazione il potente pacchetto natbib ha delle cose peculiari.
                        4) Se puoi cambia idea sul fato di fare riferimento a documenti on line; sono evanescenti, anche se il sito a cui ti riferisci è quello di Red Hat. Oggi ci sono, domani chissà.

                        in risposta a: Interazione tra \hline e \rowcolors #113603
                        OldClaudio
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                          Onestamente non ho capito che cosa vuoi fare; Suppongo che tu voglia colorare di grigio alternativamente le varie righe, conservando i filetti orizzontali, ma lasciando bianca la riga delle intestazioni.
                          Se è così non devi usare \rawcolor dentro le tabelle serve a poco, ma serve scambiare di posto nel comando \rowcolors il bianco e il grigio.

                          Se aggiungi altre righe senza \hline dopo la riga di “Esempio & di & un’altra & riga \\” vedi benissimo che i filett specificati con \hline restano al loro posto.

                          Tuttavia Sarebbe meglio che usassi il pacchetto booktabs, in modo che usi solo \toprule sora la riga di intestazione, \midrule sotto al riga di intestazione, e \bottomrule alla fine della tabella; documentazione texdoc booktabs.

                          Il tuo esempio, comunque non è compilabile perché il pacchetto totalmathematics non fa parte delel distribuzioni standard del sistema TeX. Non escluderei che i difetti che osservi dipendano da quel pacchetto to personale o avuto in “regalo” da altri, magari la rete. È vero che “a caval donato non si guarda in bocca”, ma prima di usarlo devi sapere se è idoneo e compatibile con gli altri elementi del tuo documento.

                          Devo osservare anche che la lunga lista di pacchetti che carichi con un solo comando \usepackage, operazione più che lecita, contie il solito errore di caricare amsfonts dopo aver caricato amssymb; abbiamo gia scritto millanta volte in questo forum che amssymb caricalui stesso amsfonts e ne rende usabii i singoli caratteri. Quindi non c’è nessun bisogno di caricarlo.
                          Carichi amscd; sei sicuro di voler disegnare diagrammi commutativi? Altri software lo fanno molto meglio, per esempio TikZ.
                          I font invocati con il pacchetto mathrsfs sono dei bei font calligrafici inclinati; ma lo sono troppo per cui non ricevono in modo appropriato eventuali esponenti; per esempio la trasformata inversa di Laplace o quella di Fourier vengono malissimo. Tra l’altro confliggono con i font Euler Virtual Math che invochi con il pacchetto eulervm. Però contengono i font Euler calligrafici meno inclinati di quelli di Ralph Smith.
                          Se scrivi della matematica delle grandezze, i font Euler non sono indicati perché le sue lettere non sono sufficientemente inclinate da distinguerle facilmente dal tondo.
                          Spero che tu abbia caricato braket e enumitem a ragione veduta.
                          Spero anceh che tu abbia specificato il formato della carta A3 a ragion veduta componendovi detro in modalità landscape; quindi lavorando con un folio alto 293mm e largo 420mm.

                          Infine suppongo che tu abbia letto la documentazione di longtable che richiede la didascalia nella prima intestazione, la dichiarazione delle intestazioni dopo la prima; la dichiarazione del piedi di ogni parte di tabella tranne l’ultima e la dichiarazione del piede dell’ultima parte di tabella.

                          Forse non guasterebbe, nonostante tu non sia un neofita, se dessi un’occhiata a qualche guida generale tra quelle che si trovano nella sezione Documentazione di questo forum.

                          in risposta a: Footnotes e bibliografia alla fine di ogni capitolo #113607
                          OldClaudio
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                            di inserire note a piè di pagina … a fine capitolo

                            Questo l’hai risolto da solo con endnotes; ma chi ti ha fatto questa richiesta, ad essere gentili, non capisce niente dello scopo della tipografia, scopo che a sua volta implica certi stili e giustifica certe tradizioni. Le note a fine capitolo NON LE LEGGE NESSUNO proprio perché sono a fine capitolo, quindi sono lontane dal punto in cui sono richiamate; in sostanza servono per aggiungere pagine inutili. La bibliografia a fine capitolo è una cosa a cui mi sono inchinato anch’io una sola volta in uno dei libri di testo che ho scritto e me ne sono pentito e non sono mai più caduto in questo vezzo; se c’è anche la bibliografia generale, forse non sono inutili, ma implicano numerose ripetizioni, in sostanza uno spreco di spazio e di carta.

                            Lo scopo della tipografia serve per rendere meno faticosa la lettura di un testo; non è aliena da una disposizione artistica della forma e della posizione della gabbia del testo; è abbastanza esigente sulla scelta dei font proprio per lo scopo di non stancare la vista del lettore. Vorrebbe che le cose correlate fossero sempre vicine e questo vale per gli oggetti di grandi dimensioni (per cui esistono gli oggetti flottanti) come dettagli quali le righe orfane e vedove.

                            Ora se stai facendo questa impaginazioni per altri va bene, ma se stai dando una mano a un amico cerca di spiegargli che le note a fine capitolo e le bibliografie a fine capitolo sono cattiva tipografia. Se insiste, sai comunque come provvedere.

                            in risposta a: File di output non generato #113600
                            OldClaudio
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                              Non c’è nessun bisogno di cambiare PC; anche le piattaforme basate sul sistema operativo Windows funzionano, anche se, mi dicono, solo la versione Win10 si solida come i sistemi basati su UNIX.
                              Non c’è bisogno di passare ad un Mac; io l’ho fatto e sono contento di averlo fatto, ma è solo un parere personale.
                              Nell’ultimo messaggio ti ho indicato solo editor che girano sulle piattaforme WIndows (alcuni sono multipiattaforma). Non c’è nesun bisogno di cambiare sistema operativo o addirittura il PC.
                              I suggerimenti che ti ho dato derivano dall’esperienza personale; senza essere un guru del sistema TeX, ho però alle spalle più di 30 ani di consuetudine giornaliera con questo sistema e ho lavorato con diversi sistemi operati e diversi editor; ne ho provati decine; e, seguendo i miei gusti personali, ho trovato che quelli che ti ho indicato, in particolare TeXworks e TeXstudio, sono quelli che a me piacciono di più, e li tengo come ruota di scorta sul mio Mac, dove uso un editor specifico per il Mac, che quindi non ti ho indicato nel mio precedente messaggio.

                              Capisco che la tua frase è stata scritta con un po’ di ironia. Ma il mio intento era solo quello di consigliarti di ammodernarti.

                              in risposta a: Footnotes e bibliografia alla fine di ogni capitolo #113605
                              OldClaudio
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                                Vorresti, quindi, le note al piè di pagina, e la bibliografia alla fine di ogni capitolo.

                                Non preoccuparti delle note che per impostazione predefinita vanno sempre al piè di pagina (se ci stanno); rarissimamente una nota citata nell’ultima o penultima riga di una pagina potrebbe essere composta al piè di pagina della pagina successiva.

                                Per la bibliografia alla fine del capitolo ci sono le debite opzioni e i debiti comandi descritti nella documentazione del pacchetto biblatex; troppo complicato da spiegare qui in un messaggio del forum. Mi pare di ricordare che il procedimento sia spiegato anche nella LaTeXpedia, che trovi nella sezione Documentazione del forum. Tuttavia la sorgente principale è descritta nella documentazione del pacchetto.

                                in risposta a: Il file bbl non viene generato #113561
                                OldClaudio
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                                  plain e unsrtd citano con numeri; il secondo stile li elenca nell’ordine in cui sono citati nel testo, il primo li ordina secondo certi criteri più o meno alfabetici, ma l’elenco e le citazioni sono sempre eseguite con numeri fra parentesi quadre.
                                  Cambire questi comportamenti non è semplice.
                                  Se invece usi il pacchetto biblatex puoi configurare le elencazioni e le citazioni in modi modi diversi, compresa quella numerico. Biblatex fa un milione di cose, quindi la sua documentazione (texdoc biblatex) è molto abbondante, forse difficile da usare per un neofita, ma quando se ne scoprono le infinite possibilità lo si apprezza moltissimo.

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