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Per gli errori posso immaginare che si tratti di codifiche; vecchi file codificati in latin1 e aperti con TeXworks che li assume codificati in utf8, con tutti i pasticci che ne derivanoPer il messaggio di Qt, non saprei che cosa dirti; stai lavorando su Windows? Comunque prova a seguire i consigli che ti danno; magari vedi di controllare sel la versione di TeXworks è davvero l’ultima; io ho la verione 0.6.1 del 01-05-2016 e non mi dà nessun problema; ma io sono su un Mac, quindi è difficile confrontare le librerie di servizio su sistemi diversi.
::Mbisecohen” post=111801pero in teoria se lo apro con pdf come faccio a modificarlo mettendo altre formule ad esempio?non dovrei riaprirlo con latex?
Il formto PDF è un formato finale, machine independente e OS independent, altrimenti come farebbe ad essere un Prtable Document Format.
Come formato finale e definitivo, è possibile correggere refusi e altre piccole cose di questo genre, non aggiungere cose igombranti come una formula, che comunque in un file PDF andrebbe introdotta in linguaggio PDF.
Hai alcune possibilità:
1) rinunci a fare modifiche importanti;
2) costruisci un file sorgente .tex, incollandovi dentro il testo copiato dal file PDF (si può fare tranquillamente), poi aggiusti il file sorgente aggiungendo e modificando quello che ti pare, togliendo le “andate a capo, che nel file sorgente non devono esserci; correggendo cose strane come gli accenti posposti automatici, e cose del genere, rimettendo i comandi di sezionamento; scegliendo i font; inserendo gli ambienti persi con la formattazione del PDF; eccetera; è un grosso lavoro, ma ti porta alla fine ad un documento PDF come lo volevi tu.
3) usi il programma da linea di comando pandoc; è un programma che legge documenti scritti in un centinaio di formati diversi e li trasforma in altri tipi di documenti, (non altettanti, ma tanti) fra i quali si può selezionare anche il formato .tex (più precisamente LaTeX). Il file LaTeX che ottieni non è un granché ma funziona, di solito , con modestissime indicazioni; devi editarlo un poco; aggiungerci el equazioni che vuoi aggiungere, e puoi farci tante coe. compilandolo con pdfLaTeX ottieni un nuovo file PDF come lo vorresti tu.Il formato PDF, voglio ripeterlo, non è il formato .doc o .docx, e nemmeno .odt, o .pag; quindi non è editabile come quei file, tranne che per piccole cose.
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Di errori di battitura ne faccio parecchi, ma in questo caso, anche corretti gli errori di battitura mi rendo conto che la frase che ho scritto non è di facile interpretazione.
Il punto non è l’estensione, ma magari nel file sorgente .tex devi mettere il pacchetto per adattare alcune macro di LaTeX che prima funzionavano alle nuove presenti dalla versione 0.85 di luaTeX all’attuale che ha la versione 1.0.4.Prova a caricare nel preambolo [tt]\RequirePackage{luatex85}[/tt].
Tuttavia so per certo che la Monaca che usava gregoriotex (che lei usava con grace scioltezza; io l’assistevo solo per la parte LaTeX) per un Antifonale, ha dovuto cambiare qualcosa nel file .gabc, non so di preciso che cosa; e ha dovuto togliere dal preambolo alcune macro di impostazione per l’interpretazione dei file .gabc. Credo che abbia dovuto anche ritoccare qualcosa nei singoli file .gabc.
Non ti so essere più preciso, purtroppo.
25 Settembre 2017 alle 14:52 in risposta a: Bibliografia automatica – come inserirla nell’indice #111501::
In realtà gregoriotex funziona benissimo anche con TeXLive2017; è che contemporaneamente anche gregoriotex è cambiato e bisogn afare alcuni aggiornamenti ai file .abc, Bisogna leggere la documentazione recente di gregoriotex, perché le modifiche da fare dipendono fortemente da quello che si era fatto nel 2016.
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La classe standalone non accetta ambienti mobili, nel senso che è capace di smarginare una figura, una tabella, un brano scritto, ma non può smarginare qualcosa di mobile. Non ho provato a compilare il tuo esempio, perché non è un EMC, ma credo che la spiegazione sia quella; magari caricando il pacchetto float e usando il duo comando \caption of si riesce a simulare una figura senza usare ambienti mobili; ma a questo punto, capito perché standalone dà errore, non ci perderei un minuto di più. In fondo il pacchetto standalone fornisce la classe, ma fornisce anche un comando che permette di smarginare qualcosa. Non vale il tempo da perderci, ma si potrebbe sperimentar con il comando.In ogni caso la lettura della documentazione di standalone è un obbligo assoluto. Infatti se nella documentazione cerchi la parola float, trovi un sacco di limitazioni e in pratica non funziona con i float. Invece il comando \captionof è definito dal pacchetto caption, non dal pacchetto float; mi ero sbagliato a scrivere in fretta.
Il codice seguente ti mostra una tabella con una sla cella larga quanto la pagina, perfettamente smarginata insieme alla didascalia`\documentclass{standalone}
\usepackage{kantlipsum,tabularx,caption}
\begin{document}\begin{minipage}{\textwidth}
\begin{tabularx}{\textwidth}{X}
\kant[1]
\end{tabularx}
\captionof{table}{Bla bla bla}
\end{minipage}\end{document}`Provalo e vedrai che funziona. Se non usi la minipage, captionof da un errore.
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Ho la sensazione di non sapermi spiegare bene;vediamo se riesco a fare un’altra cosa che non richeda nessuna comprensione di quello che si sta facendo; non usi nessun file ausiliario, ma fai tutto nel file del tuo documento; al momento di inserire la rabella usi l’ambiente table, ma in modo un po’ creativo`\begin{table}[p]\centering
\roptatebox{90}{%
\parbox[t]{\textheight}
\resizebox{hsize}{!}{%
\begin{tabular}{…}
…
\end{tabular}
}
\caption{didascalia}\label{etichetta}
}
}
\end{table}`Due righe di spiegazione, cominciando dalla parte piu interna:
1) una la tabella viene composta in orizzontale ed è un po’ troppo larga.
2) la scali alla larghezza pari a \hsize; \hsize è la giustezza della \parbox larga \textheight, quindi di fatto \hsize=\textheight
3) sotto a questa tabella ridimensionata metti la didascalia con la sua etichetta, ma sempre tutto dentro la \parbox larga \textheight
4) ruoti di 90° la \parbox in modo che ora la tabella e la didascalia sono entrambe ruotate di 90°; formano un oggetto alto \textheight
5) metti questo oggetto centrato dentro l’ambiente table il quale ha codice di posizione [p] e quindi il tutto verrà emesso nel file di uscita in una pagina a se stante.Se non ce la fai così, non so più cosa dirti.
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Hai due possibilità:
1) con il codice seguente`\begin{table}\caption{Didascalia}\label{etichetta}\centering
\includegraphics[angle=90, height=\dimexpr\textheight-]{immagine tabella}
\end{table}`
2) segui le istruzioni che ti ho dato nel messaggio precedente costurendo a parte la tabella con la sua didascalia già numerata col numero giusto, poi inserisci il tutto nella pagina che verrà occupata completamente da dall’inserzione ruotata della tabella con didascalia, ma che richiede di sincronizzare a mano il contatore delle tabelle.Vantaggi e svantaggi. nel caso 2 devi lavorare un pochino di più con i contatori: nel file a parte devi mettere`
\\setcounter{numero dell'ultima tabella già inserita nell file del documento}
\begin{table}\caption{Didascalia}
\begin{tabular}{…}
…
\end{tabular}\end{table}`
e nel file del documento devi mettere solo`\afterpage{\refstepcounter{tablle}\label{etichetta}\includegraphics[angle90,height=\textheight]{immaigne tabella}
}`
Nel caso 1) la didascalia viene in orizzontale, mentre la tabella è in verticale; inoltre devi restringere la “altezza” della tabella pun po’ di più che nel caso due, perché devi lasciare lo spazio per la didascalia e per lospazio di separazione fra la didascalia e la tabella.Ti ripeto; è più complicato da dire che da fare, purché facendo tu tenga sempre presente quello che stai facendo.
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@Lencioni ti suggerisco un altro metodo; vuoi togliere il numero di pagina perché viene ricoperto dalla tabella; non è l’approccio giusto, o per lo meno non mi sembra tanto giusto. Il punto è che la tabella ruotata è comunque più alta dalla \textheight.
L’ambiente sidewaystable fa le cose strane che impedisocno ai comandi normali di agire come dovrebbero, ma non scala la tabella, si limita a ruotarla.Io allora farei in questo modo un po’ ruspante, ma che non richiede di mettere le mani nel codice; prepara un altro file sorgente .tex con lo stesso preambolo del tuo documento nel quale vuoi inserire la tabella; usa però al classe standalone e imponi, dopo begin document lo stile empty in modo che non contenga numeri di pagina di nessun genere; mettici solo la grande tabella senza usare sidewaystable ma mettici anche la didascalia; perché questa abbia il numero giusto che dovrà avere nel tuo documento finale prima della tabella im poni il numero del capitolo e il numero della tabella diminuito di una unità (il comando caption lo incrementerà di una unità). Compilalo con pdflatex; quello che ottieni è una sola pagina che contiene la tabella scontornata.
Ora torna al tuo documento principale e invece di usare sidewaystable usa \includegraphics specificando la rotazione di un angolo di 90° e scalando il risultato con height=textwidth; la tua tabella con la sua didascalia andrà a finire nel tuo documento principale dove il numero pagina sarà al suo posto e la tabella risultà scalata quanto basta per non uscire dalla griglia di stampa. dopo inserisci \stepcounter{table} per riportatre il contatore dele tabelle al valore giusto, visto che il numero che compare nella didascalia è stato fatto con un altro file.
Complicato? meno di quanto tu possa pensare; è più complicato descriverlo che farlo.
22 Settembre 2017 alle 5:54 in risposta a: Modello tesi misto tra classicthesis e tufte-latex #111478::DrewEugene17″ post=111750P.S. Tanto per far capire quanto sono neofita, la giustezza del testo, i margini e le note a lato le hai capite a colpo d’occhio o c’è modo di analizzare il pdf in maniera tecnica per avere ogni possibile misurazione? Forse sto chiedendo riguardo la scoperta dell’acqua calda ed è una funzione banalissima di qualche editor, chiedo venia nel caso.
No, non le ho capite a colpo d’occhio, forse le ho immaginate, ma non le ho “misurate” a colpo d’occhio.
Posseggo il tipometro che fino a poco tempo fa veniva omaggiato agli iscritti al nostro gruppo; ma un righello qualsiasi va altrettanto bene allo scopo. Ho aperto il file turon.pdf e l’ho mostrato a schermo regolando la finestra in modo che la larghezza del “foglio” apparisse di 8.5 pollici. (Incidentalmente il visualizzatore PDF gratuito Adobe Reader (oltre che il suo genitore commerciale Adobe Acrobat) aperto un file permette di leggerne alcune caratteristiche premendo la combinazione di tasti CTRL+D; la finestra che si apre ha diverse sottofinestre, una delle quali è intestata “General”; in fondo a questa finestra compaiono le dimensioni della “carta”; in questo caso sono 215.9 mm per 279.4mm; se dividi il valore 215.9mm per il coefficiente 25.4mm/pollice ottieni esattamente 8,5 pollici.) È chiaro che se hai un righello trasparente con le graduazioni in millimetri da una parte e in pollici dall’altra, la cosa diventa più semplice.
Dopo di che misurare larghezze, altezze e simili diventa piuttosto facile.
Facendo altre misure ho visto che il rapporto altezza/base dello specchio di stampa vale approssimativamente 1,732 che è uno dei rapporti (radice quadrata di tre) spesso usati nel disegno del layout di pagina da molti graphic designers. Il valore reale non è mai preciso a radice di 3, perché è buona norma che l’altezza contenga solo un numero intero di righe , quindi (n-1)\baselineskip+\topskip, dove \baselineskip dipende dallo scartamento associato al corpo normale; LaTeX generalmente impone uno scartamento legato al corpo + un’interlinea del 20%; quindi s=1.2c (s=scartamento e c=corpo). Poi usando font diversi da quelli standard lo scartamento potrebbe essere un filino maggiore o minore, ma non si discosta molto dal valore indicato da quella formuletta..Una lettura che ti consiglio è memdesign.pdf (Terminale: texdoc memdesign; tasto invio); in qualche maniera assomiglia alla guida tematica sul disegno del layout, ma è scritto da un tipografo (dilettante, ma molto bravo; è anche il creatore della classe memoir); racconta con buon dettaglio le tradizioni tipografiche da Gutenberg in poi e i calcoli con i disegni delle pagine disegnate nell’arco di cinque secoli di tradizioni tipografiche in evoluzione.
Lorenzo ha ragione che negli indici i numeri incolonnati sembrano gli addendi di una somma; ma di solito si fa così; non è difficile fare diversamente, ma come con ClassicThesis, sia lavorando al codice di una nuova classe sia lavorando a livello utente con le funzionalità del pacchetto tocloft.
Invece a me non piace per niente il fatto che quasi nessuna figura, nessuna formula siano numerate; è l’approccio di Tufte; va bene per libri d’arte, come quelli che disegna lui, ma non va bene per una tesi dove bisogna fare riferimento a formule, tabelle, grafici, e altre immagini distribuite lungo il testo. Inoltre le figure, e spesso anche le formule, non sono oggetti di piccole dimensioni da inserire nel testo senza scombussolarlo nei suoi allineamenti; piuttosto certe piccole figure potrebbero andare nel margine come note marginali, con tanto di numero e magari una brevissima didascalia; si potrebbe anche pensare che per tutte le figure e tabelle larghe la didascalia invece che sotto o sopra, appaia nel margine; il problema die margini così ampi come nella tesi di Turon e con quel particolare disegno della pagina, è che il margine va riempito di cose; che siano note o che siano aforismi non importa, ma le note in calce o nel margine meno sono meglio scorre il discorso principale; gli aforismi sono difficili da scegliere e di solito sono mal scelti. Nella tesi di Turon io li cancellerei tutti. Ma quel che è peggio è che la commissione d’esame potrebbe non apprezzare la presenza di aforismi (azzeccati e non azzeccati).
Con questo non voglio dire che il disegno della pagina di Turon sia da buttare via, anzi; bisogna solo adattarlo allo scopo per il quale si scrive il documento; nel tuo caso una tesi.
21 Settembre 2017 alle 20:16 in risposta a: Modello tesi misto tra classicthesis e tufte-latex #111475::
Ammetto che è un layout molto bello, tra geometria della pagina, font e simili.Ma seocndo me non cè nessun bisogno di ricorrere ad un misto di quei due pacchetti e/o classi. Puoi semplicemente crearti una classe per tuo conto, magari partendo dalla classe memoir, che è fortemente configurabile in ogni suo dettaglio e lavorarci sopra.
Non dico che sia facile; ma memoir ti può tranquillamente creare la stessa geometria; ti può crare indici e liste delle figure come quell di turon.pdf; c\ti da gli strumenti per creare le intestazioni dei capitoli con lo stesso stile (sebben io preferirie i numeri dei capitoli inclinati, non diritti come quelli di turon.pdf); ci devi lavorare un poco ma puoi creare le note come note marginali.Tieni però presente che quella tesi turon.pdf è composta su carta letter, non carta ISO-A4; è larga 8.5 pollici, quasi 22cm; mentre la carta A4 è larga 21cm; sembra poco, ma quel centimetro in più può fare al differenza. Il testo ha una giustezza di 4.25 pollici e le note a lato sono di 2 pollici.
Insomma avendo un po’ di esperienza con memoir, oppure sapendo bene che cosa deve contenere un file di classe, potrebbe essere un lavoro di un paio di settimane; ma devi fartelo tu; un aiuto potrebbe essere la guida tematica di disegno della pagina nella sezione Documentazione, sottosezione Guide tematiche di questo forum. Se ci riesci e a bocce ferme e tesi discussa mi mandi quel che hai fatto, te lo pubblico su na eventuale nuova versione di quella guida tematica aggiungendoci il tuo nome alla lista degli autori.
Invece, naturalmente, puoi autonomamente inoltrare il tuo risultato nelle dovute forme di file .zip che contien il codice commentato in formato .dtx a CTAN e tutti gli utenti del sistema TeX potranno giovarsene.
Infine c’è sempre la possibilità di scrivere un articolo per la rivista ArsTeXnica, la rivista di questo gruppo.
Non sto mettendo il carro davanti ai buoi; il lavoro che ti aspetterebbe non è immenso e facendolo impareresti un mucchio di cose; ma il tuo lavoro non dovrebbe gratificare solo te per la tua tesi, ma ti potrebbe gratificare anche per l’eccellente lavoro che riusciresti a fare a beneficio della comunità. Non avere timore di essere poco esperto; si diventa più esperti affrontando questo tipo di problemi.
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