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Domenico, babel è continuamente aggiornato e contiene numerose cose che attraggono gli utenti. Tuttavia ha una rigidezza che Polyglossia non ha. Con XeLaTeX e LuaLaTeX preferisco di gran lunga Polyglossia, che non funziona con pdfLaTeX.
Invece babel funziona con tutti e tre i motori di composizione.Il vantaggio di polyglossia, specialmente se usi lingue con molte varietà, come il greco (monotonico moderno, politonico moderno, antico) oppure latino {moderno, ecclesiastico, medievale, classico, e probabilmente anche altre varietà introdotte dopo che io ho abbandonato la gestione della loro cesura in fin di riga. Con queste lingue secondo me babel no consenti di passare da una variante all’altra all’interno dello stesso documento; Ho scritto al curatore, e mi pare che abbia fatto qualcosa in merito, ma babel soffre della retrocompatibilità con un programma che ormai ha quasi 40 anni durane i quali ha ereditato un mucchio di rigidezze.
È ovvio che quanto sopra sono pareri personali, non è un dogma. 🙂
25 Gennaio 2023 alle 22:08 in risposta a: Undefined control sequence in un begin ridefinito da me #121153::
Benvenuto @Luca01.Hai fatto bene a mandare il messaggio a @broke31, anche se l’hai fatto con un ritardo di 5 mesi e un po’. Nessun problema, hai fatto bene lo stesso. Io a suo tempo non gli ho mandato nemmeno un messaggio di benvenuto e onestamente non so perché. Forse ero ancora via in vacanza e non avevo un collegamento alla rete decente.
I questi 5 mesi @broke31 ha certamente scoperto che \findlength non è definito da nessun pacchetto; Nello stesso tempo molti frequentaori novixi non sanno leggere ilfile .log dove ci sono gli avvisi di tutte le imperfezioni che ogni compilatore segnala durante l’elaborazione, e ci son le informazioni abbastanza dettagliate relaive agli errori.
Ne approfitto per segnalare che è difficile rispondere a chi ha dei problemi con Overleaf. Perché? Perché il sistema TeX in uso presso Overleaf non è di prima mano, ma ogni correzione che viene apportata alla versione di prima mano deve passare lunghi vagli prima di essere messo a disposizione dei suoi utenti.
Parlo a nome mio, ma penso che ci siano molti altri frequentatori esperti di questo forum che preferiscono di gran lunga disporre della versione TeX Live, che (rane sulle macchine Linux) non solo è di prima manao, ma può essere aggiornata, volendo, anche utti i giorni. È ingombrante sul disco fisso? Senz’altro, ma per me ne vale la pena,anche se ormai debbo orientarmi verso l’acquisto di un nuovo Mac, visto che il mio ormai sta sbuffando e fa fatica a contenere tutto il mio software. Tuttavia aggiorno ogni 7 o 10 giorni e ogni volta ci sono una cinquantina di pacchetti già esistenti che vengono aggiornati/corretti/estesi dai rispettivi autori, e una mezza dozzina di pacchetti nuovi. Si può fare anche con MiKTeX, ma con ritardi di due o tre mesi, perché anche questa distribuzione è di seconda mano. Volendo si può installare TeX Live anche su Linux.
Ma quello che manda agli utenti di Overleaf, apparentemente, è la mancanza di abitudine di leggere la documentazione; È vero che Overleaf mette a disposizione delle guide in merito a vari aspetti del linguaggio LaTeX; ma non cè confronto con le guide contenute in TeX Live; per esempio la quisa del pacchetto xcolor mostra come fare per colorare il testo dentro scatore con cornici e sfondidi colori diversi, per cuoi la definizione arzigogolata che dava problemi a @broke31 aveva già lì la soluzione pronta(con colori, non con tonalità di grigio, mail discorso non cambia.
Poi c’è la sezione documentazione di questo site; contiene guide generali di diverso livello; contie guide tematiche su temi specifici; inoltre sono scritte in italiano. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Ricordatene, anche se magari non ne hai bisogno; Io me le sono scaricate tutte, quindi nonho bisogo di accedere alla ree per poterle condultare; mr lr sono messe nell’albero personale (tutte le installazioni cosentono di avere un albero personale di carelle sul prorpio disco fisso) e il comando da terminale texdoc permette di leggere anche queste guide non facenti parte del sistema TeX ufficiale.
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Perché non funziona?Dà errore? Non spazia verticalmente di 10pt? non mette i 10pt prima della prima riga di una pagina?
Non mette i 10pt dopo l’ultima riga di una pagina? \quad è una spaziatera orizzontale non verticale efunziona anche in matematica; va inserito all’interno di una riga o all’interno di una formula.\vspace con o senza asteriso funzion in modo verticale, quindi preceduto da una riga vuota e seguito da una riga vuota. Al limite potresti usare un comando barocco come il seguente `\newcommand\Bigskip[1]{\par\vspace8{#1}\par}`Che contiene cose superflue ma se lometti a metà di un capoverso, dove [tt]\vspace[/tt] non funzionerebbe, ti mete lo spazio roncandoti una riga e rientrando la riga successiva, ma non ti dofrebbe dare errrori; lo puoi usare solo male. Ma ti conviene \usare `\Bigskip(13pt}` invece di `\vspace{13pt}`
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Lo scopo essenzialmente lo scopo.Gli scopi della composizione tipografica sono tanti, uniti solo dal fatto che la tipografia deve essere graficamente poco evidente a scapito della leggibilità; faccio un sempio banale; una settantina di ani fa facevo le medie; i miei libri erano solo in bianco e nero; alcuni avevano le note marginali, ma il minimo indispensabile; venivano venduti con le pagine da tagliare,ma era normale che ogni allievo “diligente” (magari col supporto dei genitori) ricopriva la copertina di cartoncino leggero con un bel foglio di protezione, affinché non si rovinasse, sporcasse, o comunque diventasse rapidamente un rudere… I docenti spiegavano tutto e non davano solo l’indicazione delle pagine da leggere. Oggi gli stessi libri sono sempre in brossura, sono stampati su carta patinata, a colori, pieni di immagini colorate, di medaglioni, di informazioni che sono certamente curiosità interessanti, ma che distraggono gli allievi; i docenti fanno lezione su un medaglioncino, e dicono agli alllievi di studiarsi da soli dalla pagina tale alla pagina talaltra; senza contare i docenti che non seguono il testo che loro stessi hanno prescritto, ma richiedono agli allievi di prendere appunti durante le lezioni e di studiarsi gli appunti. Tutto ciò NON serve per rendere più facile la letura e la comprensione del testo.
Ma gli altri scopi sono il tipo di documento, il formato, l’impaginazione, la scelta dei caratteri, il posizionamento degli oggetti mobili, la scrittura corretta ed adeguatamente evidenziata (senza colori, ma con caratteri diversi0 la parti scritte in lingue diverse, compresa la lingua della matematica; eccetera. Certo non puoi comporre un capitolato tecnico, con la classe book, e viceversa non puoi comporre un libro usando una classe adatta ai capitolati tecnici;
Tutto ciò si può ottenere anche con l’usodi adeguati pacchetti; ma ad un certo punto molti preferiscono disporre di una classe che contenga già le funzionalità offerte da quei pacchetti e magari anche le proprie macro personali;ecco allora che molti utenti, ritenendolo utile per gli altri utenti, caricano su CTAN le loro classi, più o meno versatili ma adatte per comporre documenti diversi dai tre titpi base, article, report, book. Queste sono le classi standard e sono aggiornate dal LaTeX Team in relazione anche agli aggiornamenti continui del nucleo di LaTeX. Le classi non standard possono essere aggiornate solo dai rispettivi autori, i quali spesso non lo fanno (per tanti motivi; per le classi datate e non aggiornate, gli autori potrebbero essere anche trapassati, ma come tali non hanno potuto informare CYAN che non sono più in grado di provvedere agli aggiornamenti. Siccome l’insieme dei pacchetti del sistema TeX ammonta a molte decine di migliaia, e contengono fra una cosa e l’altra circa 200 000 file, è chiaro che i vari Working Groups non possono stare dietro a tutti questi pacchetti
uttavia esistono classi non standard potentissime; cito memoir [che rasenta l’onnipotenza ( 🙂 )]; la collezione KomaScript (molto usata in Germania, ma anche nel resto del mondo, da parte di chi sa interpretare la documentazione in tedesco e la modestissima traduzione in inglese); la classe suftesi (che non serve solo per la composizione di tesi, ma offre un grande varietà di applicazioni).
Ecco perché io, pur avendo predisposto alcune decine di classi e pacchetti caricati su CTAN, preferisco quasi sempre ricorrere a una classe standard aggiungendo pochi e consolidati pacchetti, e di volta in volta con le macro che mi servono enon trovo nei pacchetti.
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Benvenuto sul forum.
ci sono alcune cosette che nel preambolo del tuo file non sono appropriate. Ma @Doc ti ha già scritto che il tuo codice compila come si deve; ti ha anche mandato una versione dove ti propone una soluzione diversa, ma altrettanto efficace.1) Perché carichi frontespizio, se poi non ne fai uso?
2) perché carichi amsfonts, se viene già caricato da amsssymb?
3) perché specifichi la codifica di ingresso con utf8, quando oggigiorno è la codifica di default per tutti i file sorgente?
4) sei sicuro di avere bisogno di pdfpages? è vero che serve per importare pagine pdf da altri file PDF, ma viene usato specialmente epr produrre le segnature di un testo da rilegare; ne hai letto la documentazione?
5) capisco che la classe book è priva dell’environment abstract, ma la classe report ha praticamente tutte le caratteristiche della classe book e contiene anche la definizione di abstract. Sei sicuro di voler usare absract in un libro? In un libro si scrive un capitolo non numerato intitolato Prefazione o Presentazione o simili. Forse la classe report manca dei comandi \frontmatter, \mainmatter, \backmatter,ma non è un problema importarlidalla classe book, e ridefinirli per evitare di usare la numerazione delle pagine della front mattter con gli “osceni” numeri romani in lettere minuscole.Non sono critiche a quel che hai fatto, sono suggerimenti per scegliere meglio le cose da fare e come farle.
14 Gennaio 2023 alle 6:58 in risposta a: Edizione con volumi autonomi ma legati riferimenti incrociati #12138213 Gennaio 2023 alle 8:00 in risposta a: Edizione con volumi autonomi ma legati riferimenti incrociati #121380::
Non mi pare un problema; nell’AerteLaTeX di Pantieri (vedi la documentazione nel sito del forum guit, sottosezione Documentazione) ogni capitolo è in una sottocartella. Io evito, ma per Pantieri è essenziale, suppongo, per glistessi motivid’ordine tuoi; Luiimporta i suoi file con \input,ma suppongo che non ci siano problemei a farlo con l’accoppiata \includeonlye \include.
12 Gennaio 2023 alle 7:34 in risposta a: Edizione con volumi autonomi ma legati riferimenti incrociati #121378::
Cuao Domenico.Per il sommario devi conservare il file .toc della compilazione dell’intera opera; Quindi quando completi il rpimo volume e includi solo i file della prima parte, non hai problemi.
Quando compili il secondo volume devi conservare il file .toc dell’intera opera con un nome diverso, poi per comporre il sommario completo dei due tomi, non devi usare \tableofcontents, ma devi importare devi importare il file salvato con un altro nume usando i comandi di basso livello; Io per fare questo definirei nel file .sty di macro personali una nuova macro che usi lo stesso codice (pieno di comandi prottetti con @) copiato dal file di classe, o addirittura dal nucleo di LaTeX, ma con il nome del file .toc già sostituito col nome del mio file rinominato. In questo modo sono sicure che il sommario contiene il sommario completo dei due volumi; al limite lo posso editare a mano, per introdurre i titoli: “Volume primo” o “Volume I”, e poi al posto giusto “Volume secondo” eccetera. Volendo puoi usare questo artificio anche per la pubblicazione del primo volume.
Con questo procedimento puoi mantenere i file dei singoli capitoli, o dei volumi, non cartelle distinti; ovviamente ti basta importarli con il precorso relativo alla cartella i del main file senza usare come per le figure, l’elenco delle cartelle dove cercarel. Quindi una cosa esplicita come \include{catella1/file-del-volume-1}. Non usando xr.sty, questo ti permete di fare le cose come si deve; tutti i file aux sono sempre conservati dove necessario, al limite copi solo quelli nella cartella del main file.
Non voglio fare come “colui che insegna ai gatti come arrampicarsi sugli alberi” (libera traduzione di un detto piemontese 🙂 ) ma qualche volta queste semplici manovre sfuggono anche a me dieci minuti dopo che le ho usate.
11 Gennaio 2023 alle 21:28 in risposta a: Edizione con volumi autonomi ma legati riferimenti incrociati #12137711 Gennaio 2023 alle 8:14 in risposta a: Edizione con volumi autonomi ma legati riferimenti incrociati #121374::
Ciao Domenico.
Per la GuidaGuit da comporre in un solo volume e in tre volumi distinti ho avur=to problemi simili, ma più facili da risolvere, perché non cambiavo la numerazione delle pagine quindi me la cavavo egregiamente semplicemente con un diverso elenco di \includeonly. I riferimenti incrociai venivano fuori perfettamente.Non ho mai usato il pacchetto xr che ti suggerisce Roberto; probabilmente è la soluzione che fa per te.
Io ne vedo un altro paio.
In una userei pdfpages partendo da un unico file che contiene tutto quanto vuoi scomporre in vari volumi, e con i numeri di pagina nel piedino; imposterei il file di partenza in modo da subordinare la scrittura del numero di ogni capitolo alla sua parte; invece di fargli scrivere Parte I, Parte II, eccetera, cambierei il nome di Parte, in Tomo oppure Volume; questo renderebbe comunque i riferimenti incrociati nel pdf completo tutti corretti, anche se la numerazione delle pagine sarebbe scorretta, secondo i tuoi desideri, però il numero di pagina sarebbe oscurao,(cioè non stampato) e sempre inserito nel piedino mai nella testatina.
Con pdf pages farei ricominciare la numerazione delle pagine da 1 per ogni estrazione di pagine del tipo 1- -> 1 in modo che il numero di pagina ricomparirebbe nel piedino ricominciando da 1 per ogni volume. Naturalmente bisogna stare attenti a non scrivere il numero di pagina nelle pagine dove non ci vuole, frontespizio e pagine simili), ma questo è un dettaglio secondarioNon ho provato a farlo, ma forse nel tuo caso potrebbe funzionare; certo bisogna che i riferimenti incrociati non citino mai la pagina; questo forse è un limite.
Un’altra soluzione sarebbe quella di subordinare il numero di pagina alla parte, quindi i numeri di pagina nei due o tre volumi avrebbero forme del tipo I-20, I-21, I,22, eccetera per il primo volume, II-20, II-21, II-22, eccetera per il seondo volume; in questo modo stampare ogni volme senza ricorrere a pdfpages è molto più semplice, ma la numerazione delle pagine sarebbe in po’ “originale”.
Ciao
Claudio
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Ma hai letto i manuali d’uso?
Prt hvfloat l’esempo comport 10 righe di cui 5 dedicate alla didascalia lunga, e una alla didascalia corta.Per wrapfig2 mi sono sbgliato, il pacchetto si chiama swfigure e dispone di una lista di esempi nel file swfigure-examples da leggere col solito texdoc/ Con swfiguro una figura che richiede due pagine adicacenti si inserisce con una sola riga di codice.
Non vedo dove sia la complicazione: l’utente deve scrivere una sola riga di codice.
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Benvenuto nel forum.Ci sono due pacchetti che ti potrebbero essere utili per distribuire bene la tua immagine su due pagine contigue come mostri nell’immagine.
Sono wrapfi2 e hvfloat.
Entrambi hanno qualche problemino, ma sono validi; leggi le documentazioni da terminale dando il comando tedoc seguito dal solo nome, senza estensione, del pacchetto che vuoi esaminare.
Per la didascalia disposta su due pagine, invece le cose sono molto più difficili. ma se ne parla anche in quei due pacchetti.
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Si, è vero; che con la tastiera italiana del Mac si può lavorare con option+2 per quelle aperte, ma io ho la tastiera USA extended, molto più utile di quella italiana, anche se bisogna usare le combinazioni di tasti per le lettere accentate della lingua italiana, ma non ho difficoltà a scrivere in diverse lingue o a replicare loghi stranieri, per esempio “Citroën”.Io mi riferivo ad una tastiera italiana per piattaforme Windows, difficili da usare se vuoi scrivere persino le graffe, che corrispondono alle maiuscole dell e corrispondenti quadre e ti obbligano a premere contemporaneamente tre tasti; Non paliamo di accenti o altri segni diacritici. Modernamante Win10 permette di avere sullo schermo una tastiera tattile che, usando e cambiando driver, permette di toccare lo schermo in corrispondenza dei segni che vuoi usare. È una questione di gusti; tuttavia, preferisco usare lamisa tastiera USA extended sul mio Mac; ho dovuto farlo arrivare dall’Irlanda, perche negli Apple store fisicamente presenti sul territorio, dispongono solo di portatilei con tastiere italiane. Per noi utenti di LaTeX è veramente scomodo.
Ma per avere due argomenti facoltativi per gestire separatamente lo spazio di sinistra e lo spazio di destra devi ricorrere al comando \NewDocumentCommand; documentazione texdoc xparse.
se invece vuoi tenere conto dell’inclinazione delle lettere inclinate, esiste il comando nativo di \TeX: \/ che da solo decide di inserire o non inserire l’italic correction per evitare lo scontro di un ascendente inclinato con le virgolette o altro segno non inclinato.
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Ho cercato la trisezione dell’angolo su Gli ELementi e non sono riuscito a trovare nulla. In compenso su Wikipedia:https://it.wikipedia.org/wiki/Trisezione_dell%27angolo
Si parla del metodo di Nicomede, da svolgere con riga, squadra e compasso ma che implica una riga graduata, perché richiede delle misure. L’articolo comincia con la ben nota trisezione dell’angolo retto; prosegue con la trisezione dell’angolo piatto; spiega la bisezione di un angolo; spiega come con la trisezione di un angolo retto e con la bisezione di ciascun terzo, sia possibile arrivare a sesti di angolo retto.
Quando poi si arriva ala trisezione di un angolo qualsiasi, vi si spiega che la soluzione esatta con squadra, riga e compasso non esiste,ma mostra con certe costruzioni come funziona il metodo di Nicomede. Ammetto che fra errori di stampa e oscurità dell’esposizione, no ho capito niente, ma sembra che il metodo di Nicomede funzioni almeno con una certa approssimazione.
Dovendo usare un riga graduata, però, non vedo che differenza ci sia a usare un semicerchio graduato (goniometro). MA io sono un profano e talvolta anche iconosclasta. Certe costruzioni baroccheggianti non mi piacciono, e la logica che ci sta sotto mi sembra inutilmente complicata; un esempio fra tutti: Euclide dimostra il teorema di Pitagora con una costruzione geometrica talmente complicata che non ci si capisce (traduzione; no ci capisco) proprio niente. Nel manuale d’uso di euclideangeometry ( texdoc euclideangeometry-man) c’è una dimostrazione che fa ricorso a evidentissime figure geometriche che non richiedono nessun calcolo; non l’ho inventata io, mi sono limitato a scrivere il codice per disegnare le due figure necessarie per la dimostrazione.
Onestamante, nonostante Wikipedia, non saprei da dove cominciare per realizzare la costruzione di Nicomede.
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