OldClaudio

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  • in risposta a: cosa cambia tra \edef e \let? #121473
    OldClaudio
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      Ti sbagli.

      \let crea un nome alias per un dato comando e ci sono vari motivo per usare un alias; il più frequentemente usato è l’uso di \let per dare un alias alle graffe:`\let\bgroup={
      \let\egroup=}` usare \bgroup ed \egroup piuttosto delle graffe nude e crude permette di ottenere lo stesso effetto: raggruppare quanto contenuto fra le graffe o quanto è contenuto tra i deu alias. Ma se l’effetto è lo stesso, a cosa serve disporre di un alias? Per uno scopo importantissimo; quando l’iterpreta espande una macro richiede che le graffe siano accuratamente appaiate; me se un gruppo si apre con una macro e lo si chiude con un’altra macro? Chi mai farebbe una sciocchezza del genere? Semplice; qualunque ambiente usa una macro per essere aperto e una seconda macro per essere chiuso \quindi \bgroup può stare fra i comandi di apertura e \egroup fra i comandi di chiusura; l’interprete non li rileva come graffe, ma al momento di sviluppare quelle macro usa benissimo quegli alias come graffe.

      \edef, invece definisce un comando sviluppando la sua definizione; un esempio che ricorre spesso nel nucleodi LaTeX, ma che anch’io uso spesso nelle mie macro, è il seguente:`
      \newcommand\pippo[#1]{ bla bla bla
      \bgroup
      \edef\x{\egroup \the#1}\x
      blo blo blo}`

      Naturalmente quanto costituisce bla bla bla e blo blo blo non ha importanza in questo esempio, ‘importante è che blo blo blo ha bisogno di usare il vero contenuto di #1 e non si accontenta del segnaposto dell’argomento; inoltre \newcommand è una macro \LaTeX, ma l’esempio funzionerebbe lo stesso se scrivessi [tt]\def\pippo#1{ bla bla bla…}\/tt]

      Che cosa fa quell’acrobazia? Apre un gruppo con \bgroup; poi definisce \x con lo sviluppo della sua definizione; \non sviluppa \egroup perché non è sviluppabile,ma sviluppa #1; se per esempio se l’argomento #1 fosse una control sequence che si riferisce ad una lunghezza, per esempio \hsize (la giustezza corrente), ebbene lo sviluppo di \the#1 potrebbe essere 350\pt, quindi lo sviluppo di \x sarebbe “\egroup 350pt”; quando \x viene eseguito per prima cosa chiude il gruppo cancellando se stessa dalla memoria delle macro, e usa solo la parte 350[t, senza lasciare tracce dietro di se. Gli esempi che trovi nel nucleo di \LaTeX sono numerosissimi; merita aprire il file laex.ltx con il tuo solito ediotor (lo trovi in …/tex/latex/base — i puntini cambiano a seconda che usi TeX Live o MiKTeX e che tu sia su una piattaforma Windows, Mac o Linux).

      Un altro uso particolare potrebbe essere il seguente`\let\originalambiene\ambiente \let\endoriginalambiente\endambiente
      \renewengironment{ambiente}[1]{\begin{originalambiente{#1}{\end(originalambiente}`

      Dopo aver conservato con gli alias i comandi di apertura e di chiusura dell’ “ambiente”, puoi ridefinire l’ambiente senza perdere al possibilità di conservare le funzionalità dell’ambiente originale al quale hai solo cambiato nome perché gli alias non sono stati ridefiniti e sono perfettamente disponibili.

      Prova a farti qualche essmpio più sensato e metti in pratica queste differenze sostanziali fra let e \edef.

      Per vedere in confronti usa [tt]\show\commando[/tt] o [tt\ShowCommand\comando[/tt]. Vedrai che cosa succede degli alias e dei comandi definiti con \edef.

      in risposta a: [risolto] Manipolazioni argomento macro #121451
      OldClaudio
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        Ottimo, bravo Matteo!

        Ero sicuro che con LaTeX 3 ce l’avresti fatta.

        OldClaudio
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          Non so da dove venga il pacchetto eforms; non vine distribuito con TeX Live, versione completa e aggiornata del 2023.

          Quindi il tuo esempio no può essere valutato e analizzato. Il Messaggio d’errore che citi indica un errore nella sintassi di qualche comando; senza la documentazione di eforms, evidentemente non posso sapere se l’errore l’hai commesso tu o se fa parte del pacchetto.

          Il to problema, in realtà è vago. Vuoi applicare il disegno di una forma, o vuoi creare un documento PDF, che un’altra persona può firmalre con lo stick sullo schermo di un tablet sufficientemente intelligente? Nel secondo caso non so cosa dirti perché non dispongo di nessun tablet. Per il primo basta fotografare una firma, e includere l’immagine come qualunque altra immagine, usando \includegraphics.

          in risposta a: Problema con la definizione degli header #121464
          OldClaudio
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            Benvenuto nel forum.

            Hai provato a modificare le tue impostazioi così?`\lhead{{\footnotesize \textbf{\itshape \nouppercase \leftmark}}}
            \rhead{{\footnotesize \textbf{\itshape \nouppercase \rightmark}}}`
            Non sono sicuro che sia quello che desideri, ma ti consiglio una lettura più attenta della documentazione di fancyhdr.

            Tuttavia avrei alcuni consigli (non richiesti) da darti in merito al preambolo che hai mostrato; ovviamente si ratta di cosigli e non sono necessariamente da seguire.

            a) Sei sicuro che per la tua tesi siano necessari tutti quei pacchetti? Prova a commentare quelli che in prima battuta non usi, eventualmente sei sempre in tempo per rimuovere il carattere di commento per quei pochi pacchetti in più di cui ha veramente bisogno.
            b) quel preambolo è quello che ti offre Overleaf per la composizione di una esi? A me personalmente sembra un buon motivo per abbandonare Overleaf, ottimo per il lavoro collaborativi, ma scarso per lavoro raffinato molto individuale come una tesi;
            c) hai provato a vedere se non ci sono altri pacchetti per tesi più consono al quanto desideri? Le tesi negli USA, sono diverse da quelle italiane o da quelle svedesi, oda quelle…; In Italia stessa ci sono consuetudini diverse a seconda degli atenei; ti potrei segnalare il pacchetto o la classe, suftesi, saptesi, unifithesis, toptesi, e ne dimentico certamente qualcuna; c’è poi il pacchetto frontespizio per avere la massima elasticità e versatilità per costruire il frontespizio.
            d)L’idea di mettere nella testatina (header) sia il titolo del capitolo, sia quello della sezione è abbastanza peregrina, specialmente se usi il grassetto; perché? Dalle tua impostazioni con geometry togli complessivamente 50mm coi margini, per lasciare i restanti 160mm per la larghezza della gabbia di stampa, quindi anche della testatina; in 160mm ci puoi far stare più omeno120 caratteri perché le due scritte non si sovrappongano devi lasciare almeno un paio di centimetri fra le due scritte; ti restano solo 140mm per una novantina di caratteri, spazi e segni di interpunzione compresi. Il risultato è che spesso e volentieri, se non fai attenzione alla lunghezza di quei titoli, le due informazioni si sovrappongono in parte. D’altra parte usi la classe book che di default è fatta per comporre fronte/retro e ha stili di pagina diversi per le pagine di destra e quelle di sinistra. Ecco un altro motivo per evitare di avere nelle tesatine troppa informazione, in particolare due titoli. Non ne hai bisogno, perché quando apri la tesi rilegata (ovviamente se stampata fronte/retro, cosa raccomandabile perché usi la metà dei fogli di carta) hai nelle dua pagine affacciate il titolo del capitolo e a destra il titolo del paragrafo.
            d) Sulla base di quello che ti ho scritto nei punti precedenti, capisci perché io preferisco installare sulmio calcolatore tutto il sistema TeX e quindi preferisco non servirmi di Overleaf? Ovviamente è un mia scelta personale ma la consiglio a tutti.

            Ciao e buona tesi

            in risposta a: [risolto] Manipolazioni argomento macro #121447
            OldClaudio
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              Matteo, non sono abbastanza competente per esprimere pareri validi né sul codice Lua ti ti ha mandato Roberto né sulle funzioni per la manipolazione delle token list del linguaggio LaTeX; trovi le istruzioni nel capitolo 15 del manuale interface2 che puoi leggere con texdoc interface3.
              In questo capitolo ci sono “funzioni” sia per esamirare il primo token sia per capovolgere la lisa in modo da poter esaminare l’ultimo token della lista originale che è diventato il primo della lista capovolta;
              Nel capitolo 16 si parla delle strings, ma queste sono token list che NON contengono lettere ma solo caratteri analfabetici e spazi, mentre le token list possono contenere qualsiasi token, comprese le lettere.
              Se non vado errato Enrico scrisse un articolo sulle manipolazioni delle token list e delle cose incredibili che si possono fare con queste cose; di dovrebbe trovare su Ars di qualche anno fa. Lo puoi tovare esaminando la sezione ArsTeXnica di questo forum. Non sono sicuro se mostrasse come si esamina lo stato uppercase rispetto allo stato lower case. Comunque LaTeX3 è capce di manipolare tutti i caratteri, anche quelli non ASCII,

              Se ti immergi in LATeX3, scopri un mondo incredibilmente diverso da quanto siamo abituati a fare con LaTeX2e.

              Per me, visto che i miei neuroni cominciano a fare cilecca, LaTeX3 rimane un sogno, sebbene ne abbia usato molto, o meglio, molte inerfacce fal LaTeX2e e LaTeX3 che permettono di mantenere più o meno lo stesso approccio grammaticale al linguaggio interpretabile dall sottostante interprete.

              in risposta a: una cosa impossibile #121457
              OldClaudio
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                Claudio, ti suggerisco di dare un’occhiata a questa documentazione non si makeindex o imakeidx, o xindy, ma in generale alla preparazione degli indici: da terminale texdoc ind. vi sono esplicitati i tre caratteri speciali, fra i quali compare anche @, che vanno resi innocui per essere usati come tali nell’indice analitico.

                Permettimi una domanda; sei sicuro che un indirizzo email sia un’informazione adatta per l’indice analitico? Non ti converrebbe inserire sotto paperino una voce subalterna e mail che ti rimandi alla pagina o alla nota, dove ne specifichi l’indirizzo?, la documentazione di imakeindex si spiega come far precedere la lettera n ad un numero di pagina che contiene la nota che contiene l’informazione da indicizzare.

                in risposta a: Ripetizione di una parte di testo (abstract o simile) #70122
                OldClaudio
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                  Mi è venuta in mente un’altra soluzione. Leggermente più automatica,ma non tanto; se hai 50 esercisi, i 50 file da immettere sono sempre 50. Però forse una soluzione più comoda, potrebbe fare ricorso all’ambiente filecontents. Per maggiori dettagli guarda la pagina 761 della GuidaGuIT che sicuramante hai già scaricato dalla sezione documentazione di questo sito.

                  In sostanza l’ambiente filecontents può essere messo in qualunque punto del o dei file sorgente che usi per il tuo libro; la sintassi di base è la seguente{code}\begin{filecontents[,opzioni>]{ per i file con estensione .tex non sono necessarie; al massimo puoi usare l’opzione overwrite se vuoi consentire di apportare modifiche al codice contenuto dentro l’ambiente..
                  Puoi usare questo ambiente in vari modi. nel tuo caso potresti fare così come in questo esempio minimo; nel copro di uno dei sedici capitoli,dove voi inserire l’esercizio 23, scrivi il codice seguente:`\begin{filecontents}[overwrite]{esercisio23.tex}
                  Bla bla bla
                  \end{filecontents}
                  \input{esercizio23}` Naturalmente se vuoi ripetere questa inclusione in un alro capitolo, perché vi mostri la soluzione, in quest’altro capitolo scrivi soltanto`\input{esercizio23}` e il gioco è fatto.

                  È ovviamante chiaro che i 50 file degli esercizi contengono solo il codice per comporne il testo, non il preambolo , né \begin {document} né \end {document}, ma questi 50 file alla fine sono tutti dentro al stessa cartella dove conserviil main file del tuo libro.

                  Prova,vedrai che tutto sommato è la strada che cercavi; far memorizzare del testo da replicare in altri punti, un po’ meno artificiosa di quel che ti avevo scritto di fare a mano. In realtà, almeno una volta il testo dell’esercizio lo devi comunque scrivere, ma lo puoi riutizzare quante vole vuoi.

                  in risposta a: Ripetizione di una parte di testo (abstract o simile) #70120
                  OldClaudio
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                    O 50 file o un numero indefnito di copia e incolla.
                    Se LaTeX lo facesse in automatico ci vorrebbero ugualmente 50 file.

                    Se usassi un qualunque word processor, che si chiam Word, OpenOffice Writer, Lobre Office Writer, Pages, eccetera non potresti fare meglio; Non potresti fare meglio nemmeno se usassiimpaginatori professionali come InDesign,Xquark, e simili.

                    in risposta a: Ripetizione di una parte di testo (abstract o simile) #70118
                    OldClaudio
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                      Certo che è possibile; basta memorizzare il testo da ripetere in file esterni con estensione ‘tex, e importarli con [tt] \input{}[/tt], niente di diverso da come si importano le figure o altro materiale. Ma LaTeX, lo capisci bene, non sa farlo da solo, bisogna dersi da fare un pochino. Io, per esempio, importo tabelle difficili, che compilo a parte e metto a punto separatamente, e poi le imporarle nel documento che sto componendo con [tt]\input[/tt]. Non vale la pena falro con l’abstract, che si importa più facilmente con copia-incolla; vale la pena di farlo con le bibliografie, è obbligatorio farlo con le immagini.

                      in risposta a: Pubblicazioni scientifiche di esempio #121442
                      OldClaudio
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                        La letteratura scientifica di solito non è pubblica, cioè non è scaricabile se non da ambiti ristretti, ma… nel nostro forum c’è una sezione ArsTeXnica; clicca su quel nome e vieni portato in quella sezione che contiene tutti i numeri della rivista del nostro gruppo, rivista che, appunto, si chiama ArsTeXnica. Una sottosezione contiene tutti i numeri della rivista di libero accesso che chiunque iscritto al forum, tu compreso, può scaricare. La rivista ha lo status di “pubblicazione scientifica” e gli articoli pubblicati possono essere usati da chi partecipa ai concorsi pubblici quando presenta i propri titoli.
                        Alcuni articoli sono veramente dei tesori scientifici; altri sono di carattere più divulgativo, ma tutti hanno le caratteristiche di scientificità.
                        Nei numeri fino al 2020 gli articoli sono composti su pagine A4 a due colonne, in seguito sono pubblicati a una colonna su pagine B5. Puoi scaricare sia l’intera rivista, sia i singoli articoli; quindi quando avrai scaricato l’ultimo disponibile in formato B5 e uno precedente, per esempio quelle del 2019 (che contiene molti tutorial destinati ai dottorandi) hai, er così dire, un campionario abbastanza completo.

                        Poer usare il colore in matematica puoi usare il pacchetto mathcolor col quale puoi colorare sia il singolo simbolo, sia un’intera formula; con ilpacchetto amsmath, invece disponi del comando \boxed che incornicia un’intera formula; dell’uno e dell’altro pacchetto leggi la documentazione dando da terminale il comando texdoc mathcolor o texdoc amsmath.

                        in risposta a: Decentramento di equazioni con \tag #121433
                        OldClaudio
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                          aleblock43″ post=121991Buongiorno a tutti!
                          Una volta taggata una qualunque equazione con l’apposito comando \tag questa mi viene, mio malgrado, decentrata dal mezzo della pagina, verso sinistra. So che potrebbe sembrare un capriccio estetico ma trovo che un certo tipo di regolarità visiva, soprattutto alla fine di percorsi dimostrativi per ricavare determinate formule notevoli, non possa che giovare alla fruibilità del testo. C’è modo di aggirare il problema?
                          Un rapido esempio:

                          \begin{equation*}
                          a+b=c
                          \label{eq:equazione importante}
                          \tag{Equazione molto importante}
                          \end{equation*}

                          Chiedo venia in anticipo per la probabile semplicità della domanda.. purtroppo sono una matricola qui 😆

                          Cara matricola, sei benvenuto.

                          certamente stai usando le funzionalità di amsmath; la lettura della documentazione come ti ha detto Mattero, è essenziale. il ocmando \tag in un certo senso sostituisce il numero dell’equazione,ma non sostituisce la numerazione; non è un ossimio; semplicemente in stampa il numero viene sostituito dal testo del \tag, ma in memoria l’equazione ha il suo numero che viene usato univocamente dal software che destisce i riferimeni incrociai.

                          me senza entrare in argomenti tecnici, la soluzione consiste nel mascherare la larghezzza del testo, senza obbligare LaTeX a lasciare spazio per le parole che vuoi usare (sempre che tu non voglia, invece riquadrare un’equazione in portante o non voglia comporla un un colore rosso shocking 😀 , oppure che tu non voglia specificare che l’equazione è importante nel testo che precede o segue la formula.

                          per mascherare devi racchiudere il tuo testo dentro una scatola di larghezza nulla; ma l’operazione è delicatissima e bisogna arrampicarsi sui veri per ottenere un risultato decente

                          OldClaudio
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                            Suppongo che alternativetext sia il nome di un ambiente che accetta due argomenti nel comando di apertura e consista essenzialmente degli ultimi due del comando \Configure. Dunque \setbox0\hbox\bgroup è quanto viene eseguito con il comando di apertura, mentre \egroup vien eseguito nel comando di chiusura. Sono tutte ipotesi perché non disponendo della definizione e dei dettagli dell’ambiente alternativetext, non è possibile fare altro che ipotesi. Tuttavia la tua domanda riguarda gli ultimi du=e termini della lista di argomenti di \Configure.

                            Ora \bgroup e \egroup sono dei token equivalenti rispettivamente a { e } da usarsi, appunto proprio nei casi dove un groop viene aperto con un comando e chiuso con un altro.; in sostanza`\setbox0\hbox\bgroup ???? \egroup`è equivalente a `\setbox0\hbox{ ??? }`e cioè riempie la scatola 0 con il testo fra graffe, nell’esempo dai tre punti interrogativi.

                            Perché allora di usano \bgroup ed \egroup? Semplicemente per “nascondere” quelle due graffe all’interprete che troverebbe nell’esecuzione di \Configure due graffe spaiate e segnalerebbe un errore fatale. Se tu sostituissi quei due termini \bgroup ed \egroup con le corrispondenti graffe esplicite, la tua compilazione verrebbe interrotta con la segnalazione di mismatched brace,(o qualcosa del genere).

                            Non per niente \bgroup e \egroup si chiamano graffe implicite, mentre ( e ) si chiamano graffe esplicite.

                            I comandi nativi di TeX accettano le graffe implicite, per le macro definite de plaintex, latex, eccetera, non sempre le graffe implicite sono accettate. Nella collezione della rivista ArsTeXnica (nella sezione ArsTeXnica di questo forum) c’è un vecchi orticoli el 2010 in titolato “Le graffe: queste sconosciute”; vi si spiega quali sono i tre ruoli delle graffe, e come usare e perché le graffe implicite

                            in risposta a: Distanziare elenco tabelle #121427
                            OldClaudio
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                              Non ho capito dal tuo EMC quale sia il tuo problema. Ma una cosa è certa; compilando il tuo EMC l’impostazione delle testatine con titolo lunghissimi, porta alla loro sovrapposizione; ORRORE 👿

                              Un consiglio, che la classe si article o sia diversa, prendi l’abitudine di non ricominciare le numerazione; tu rimetti a 1 la numerazione delle pagine dopo aver stampato diverse pagine, compresi gli indici; questo è un errore concettuale, perché rendi non univoci tali numeri e gli hyperlink non funzionano più correttamente. Tieni presente che le pagine sono semrpe numerate, anche se sono stampate in stile empty; i fatto che non si veda il numero, non vuol dire che la pagina non sia numerata; semplicemente il numero non è stato stampato.

                              Per spaziare le righe puoi sempre usare il comando \linespread; cercane i dettagli nelle varie guide che ti ho indicato

                              in risposta a: A Sistema.. #121424
                              OldClaudio
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                                Ho provato a compilare e non ho capito affatto che cosa significano quei numeri dopo il sistema; certoè che l’ultima riga dice che y=-13, mi lasica perplesso perché la soluzione del sistema porta a x[ 3/8 e y=1/4.
                                Confesso che non conosco con precisione che cosa vuol dire “metodo di riduzione”, ma se vuol dire risolvere il sistema, quell’y=-13 mi lascia molto perplesso. 🙂 😀 😮

                                in risposta a: Arte di disegnare grafici: introvabile #121418
                                OldClaudio
                                Partecipante
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