OldClaudio

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  • in risposta a: bash e linee di comando UNIX nella classe memoir #109580
    OldClaudio
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      Come fare a ottenere Capitolo 1 o Capitolo Uno?

      Be’, visto che la definizione dell’header del capitolo è nel file esempio.tex che hai inviato, cioè nel preambolo del tuo documento, non hai che da modificare quella definizione.

      1) per il numero ti basta eliminare \numtoName

      2) per la parola devi ridefinire \numtoName; siccome non si tratta di un comando “normale” devi cercarne la definizione dentro a memoir.cls o dentro altro pacchetto che non ho identificato, e prendere spunto da quella per eseguirne la definizione. Vedi sotto (*).

      Tornando ai template: il problema del numero dipende dall’aver preso un template di origine americana, che si manifesta anche nell’uso dei pollici nelle definizioni relative alla dimensioni della carta e della geometria della pagina. E tutto ciò va modificato per riferirti alla carta che si usa in Europa, cioè la carta A4 che ha dimensioni ben diverse da quella di 9in per 6in.
      Suppongo che chi ha scritto il template volesse un formato finale (9in=228.6mm e 6in=152.4mm) un po’ più piccolo di quello che noi chiameremmo b5paper (176mm per 250mm), ma noi in Europa non abbiamo quella carta americana, anzi, si trova, ma con grande difficoltà, la carta B5 e normalmente bisogna fare riferimento alla carta A4 o pensando di piegarla in due alla carta A3; in entrambi i casi bisogna rifilarla con spreco di carta (riciclabile, ma comunque si tratta di uno sfrido importante).

      Vedi dunque che il template ti può dare delle idee per un formato e una composizione piacevole, ma devi comunque aggiustarlo in modo considerevole; e non è detto che lavorando con carta delle serie UNI il risultato finale sia ugualmente gradevole.

      Per ridefinire in italiano i nomi dei numeri devi ridefinire le seguenti macro:`\newcommand*\nNameo{\iflowernumtoname z\else Z\fi ero}
      \newcommand*\nNamec{\iflowernumtoname h\else H\fi undred}
      \newcommand*\nNamem{\iflowernumtoname t\else T\fi housand}
      \newcommand*\nNamemm{\iflowernumtoname m\else M\fi illion}
      \newcommand*\nNamemmm{\iflowernumtoname b\else B\fi illion}

      \newcommand*\nNamei{\iflowernumtoname o\else O\fi ne}
      \newcommand*\nNameii{\iflowernumtoname t\else T\fi wo}
      \newcommand*\nNameiii{\iflowernumtoname t\else T\fi hree}
      \newcommand*\nNameiv{\iflowernumtoname f\else F\fi our}
      \newcommand*\nNamev{\iflowernumtoname f\else F\fi ive}
      \newcommand*\nNamevi{\iflowernumtoname s\else S\fi ix}
      \newcommand*\nNamevii{\iflowernumtoname s\else S\fi even}
      \newcommand*\nNameviii{\iflowernumtoname e\else E\fi ight}
      \newcommand*\nNameix{\iflowernumtoname n\else N\fi ine}
      \newcommand*\nNamex{\iflowernumtoname t\else T\fi en}
      \newcommand*\nNamexi{\iflowernumtoname e\else E\fi leven}
      \newcommand*\nNamexii{\iflowernumtoname t\else T\fi welve}
      \newcommand*\nNamexiii{\iflowernumtoname t\else T\fi hir\teenstring}
      \newcommand*\nNamexiv{\iflowernumtoname f\else F\fi our\teenstring}
      \newcommand*\nNamexv{\iflowernumtoname f\else F\fi if\teenstring}
      \newcommand*\nNamexvi{\iflowernumtoname s\else S\fi ix\teenstring}
      \newcommand*\nNamexvii{\iflowernumtoname s\else S\fi even\teenstring}
      \newcommand*\nNamexviii{\iflowernumtoname e\else E\fi igh\teenstring}
      \newcommand*\nNamexix{\iflowernumtoname n\else N\fi ine\teenstring}
      \newcommand*\nNamexx{\iflowernumtoname t\else T\fi wenty}
      \newcommand*\nNamexxx{\iflowernumtoname t\else T\fi hirty}
      \newcommand*\nNamexl{\iflowernumtoname f\else F\fi orty}
      \newcommand*\nNamel{\iflowernumtoname f\else F\fi ifty}
      \newcommand*\nNamelx{\iflowernumtoname s\else S\fi ixty}
      \newcommand*\nNamelxx{\iflowernumtoname s\else S\fi eventy}
      \newcommand*\nNamelxxx{\iflowernumtoname e\else E\fi ighty}
      \newcommand*\nNamexc{\iflowernumtoname n\else N\fi inety}`:sad: 😮 😐 👿

      in risposta a: bash e linee di comando UNIX nella classe memoir #109574
      OldClaudio
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        Sei sicuro che non stai usando un font, esternamente a \textit{…}, che non disponga del corsivo? Per esempio, spesso i sans serif non dispongono del corsivo, ma solo dello slanted; generalmente in questi casi il file di descrizione dei font (.fd) dice come sostituire il font mancante con un altro della stessa famiglia e con la stessa codifica con caratteristiche vicine a quelle desiderate.

        Commento non richiesto: è pericoloso servisi di template, perché spesso si riferiscono a vecchie versioni delle distribuzioni del sistema TeX e altrettanto spesso non sono commentate per spiegare perché si usino certi pacchetti o certi comandi; talvolta le spiegazioni ci sono, ma sono sbagliate.

        Segui il consiglio generale: comincia con la classe che ti piacerebbe usare ma non specificare niente nel preambolo tranne le codifiche d’entrata e dei font in uscita e la lingua; poi aggiungi chiamante ai pacchetti che via via diventano necessari, perché devi fare qualcosa che la classe da sola non fa, ma conosci un pacchetto che lo fa e ne hai letto attentamente la documentazione (texdoc . Il comando texdoc seguito da nome del pacchetto dato al sistema operativo in na finestra comandi ti apre direttamante la documentazione senza che tu la debba cercare in rete). Ti garantisco che facendo così fai prima e impari di più ad usare il sistema TeX: due piccioni con una fava.

        Comunque per preparare un esempio minimo, comincia con un corpo del documento assolutamnte minimo, per esempio che contenga solo \textit{Ciao} o quanto basta per replicare l’errore. Poi commenta nel preambolo via via i vari pacchetti la cui presenza non è essenziale per replicare l’errore. Quando hai tolto la maggior parte dei pacchetti, ma replichi l’errore, hai in mano l’esempio minimo desiderato.

        in risposta a: bash e linee di comando UNIX nella classe memoir #109572
        OldClaudio
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          Non ci sarebbe nessun problema a scrivere in corsivo fuori dal Verbatim; basta non confondere la dichiarazione {\itshape …} con il comando \textit{…}

          La domanda, caso mai, sarebbe: è opportuno scrivere in corsivo qualcosa più lungo di una singola parole o un lessema di più parole, ma capoversi interi in corsivo?

          In tipografia , oggi, è una cosa che non si fa, se non per evidenziare una parola o un breve lessema. Aldo Manuzio, il primo prototipografo che ha usato il corsivo, avendolo commissionato all’incisore Grifo, se non vado errato, ma eravamo alla fine del ‘400 e nei primi anni del ‘500. È passato qualche anno, e oggi il corsivo ha ruoli molto più modesti, rispetto a quelli di Manuzio che pubblicava interi libri in corsivo.

          in risposta a: Errore di compilazione e font #109596
          OldClaudio
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            Non devi abilitare niente. come hai visto dal file che ti ho allegato nel mio messaggio precedente, tgtermes contiene tutto il necessario per comporre la matematica; infatti l’ho compilata.

            Gli altri font con il suffisso -math sono quelli da usare come font UNICODE con xelatex e lualatex. se usi pdflatex, come si deduce dall’esempio che hai indicato inizialmente, non hai bisogno di niente.

            La documentazione dei font newtx dice per la matematica:
            The newtxmath package now contains a \RequirePackage{amsmath}, as it uses a number of the macros defined there. To pass options to amsmath, you can pass the options as options to \documentclass. For example,
            e questo spiega perché inizialmente con newtxmath non avevi bisogno di caricare amsmath.

            Per quel che riguarda il maiuscoletto con i newtx decommenta le due righe del mio esempio quelle che riguardano i newtx e commenta le due righe successive; compila e constata che anche i newtx dispongono del maiuscoletto.

            No, la bibliografia senza maiuscoletto o con maiuscoletto dipende da come hai composto la bibliografia.

            Infine, consiglio non richiesto, raccomanda alla tua amica di non scrivere le corbellerie matematiche che appaiono nell’esempio che hai inviato; in primis che una matrice colonna non può essere uguale a una matrice quadrata. E che si legga una guida di LaTeX; come sai bene, “LaTeX non è Word”, frase storica contenuta nell’Arte di scrivere con LaTeX. l’errore di scrivere la funzione modulare come mod invece che come \mod, non l’avrebbe fatto; non l’avrebbe fatto, forse, nemmeno con Word, perché Word, nonostante il suo equation editor, non sa comporre bene la matematica e alla fine si compone un testo che contiene qualche simbolo matematico, non la matematica; per altro anche epr usare l’equation editor di Word bisogna leggere un po’ di documentazione.

            Certo non sta a te studiare la matematica; tocca a lei stare attenta a quel che scrive in matematica.

            Perché non le dici di iscriversi a questo forum e di presentare direttamante i suoi quesiti, invece di ricorrere a te come ambasciatore? Lo sappiamo tutti che ambasciator non porta pena, ma il dialogo sarebbe decisamente più diretto se scrivesse lei.

            in risposta a: Errore di compilazione e font #109592
            OldClaudio
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              Perché l’ambiente pmatrix non è definito se non carichi il pacchetto amsmath. Inoltre mod è un operatore (che va usato ceertamante in mdo diverso da come l’hai usato tu) ma si scrive \mod, non mod.
              La lettura di una guida anche, per esempio, Latex per l’impazionete, ti permetterebbe di evitare questi errori; poi tutte quelle matrici separate da segni di ugualglianza suppongo che lo siano tanto per mostrare un esempio. Il codice seguente`\documentclass[a4paper,fleqn,12pt]{article}
              \usepackage[T1]{fontenc}
              \usepackage[utf8]{inputenc}
              %\usepackage{newtxtext}
              %\usepackage{newtxmath}
              \usepackage{tgtermes}
              \usepackage{amsmath}

              \begin{document}
              In termini matriciali:
              \[ \begin{pmatrix}
              c_{1} \\
              c_{2} \\
              c_{3}
              \end{pmatrix} =
              \begin{pmatrix}
              k_{11} & k_{12} & k_{13}\\
              k_{12} & k_{22} & k_{23}\\
              k_{13} & k_{23} & k_{33}
              \end{pmatrix}
              \begin{pmatrix}
              p_{1} \\
              p_{2} \\
              p_{3}
              \end{pmatrix} = \mod26 \]
              \[ \mathbf{C}=\mathbf{KP}\quad \mod26 \]

              \noindent dove \textbf{C} e \textbf{P} sono vettori colonna di lunghezza 3 che
              rappresentano rispettivamente il testo in chiaro e il testo cifrato e
              \textbf{K}
              è una matrice $3\times3$ che rappresenta la chiave di crittografia.

              \textsc{MarioRossi}
              \end{document}` funziona correttamente.

              Per il maiuscoletto non ho provato, ma suppongo che anche TeX Gyre Termes lo contenga. Infatti se compili il mio codice vedi che nell’ultima riga c’è scritto Mario Rossi in maiuscoletto.

              Se la tua bibliografia non te lo da, probabilmente hai usato male la bibliografia, come hai usato male la matematica. Succede quando si affrontano campi che non si conoscono bene, ed è per questo che esiste la documentazione.

              Perché con newtxtext e newtxmath, che producono un bel Times, il difetto non appare? perché, come dice la documentazione quei pacchetti si curano di caricare amsmath già da soli.

              Perché il Times di questi due pacchetti dovrebbe essere meno Times di quello prodotto con il TG Termes? Non lo so. Non sono identici, ma nessuno dei due è identico ai Times che usa Word, per esempio. Allora mi domando: perché l’università richiede il Times? perché chi ha dato le norme non conosce nessun altro font con grazie. Invece tu fai benisismo ad usare il TG Termes, imitazione del Times, e farest ancora meglio ad usare i newtxtext e newtxmath perché questi ultimi sono meglio dotati per la matematica. Lo scopri leggendo la documentazione. Ah, che noia con questa documentazione:sad:

              Ma tu Marco, che usi il sistema TeX da anni, sai benissimo quanto sia importante la documentazione, specialmente per la tua amica, evidentemente neofita, sia per te che sei costretto ad occuparti di cose totalmente lontane da quelle che hai trattato in tutti questi anni.

              in risposta a: bash e linee di comando UNIX nella classe memoir #109565
              OldClaudio
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                fancyvrb funziona benissimo con i codiciutf8 nativi si si usa un compilatore capace di gestire file con sorgente UNICODE, per esempio xelatex o lualatex. Perché? perché fancyverb fa le cose diversamente da come ce le aspettiamo se si usa un input utf8; l’imput, prima che sia inviato alla composizione verbatim di fancyvrb, in entrata viene tradutto in una seuenza di token chiamanta LICR tale da essere indipendente dalla codifica del font di scrittura; questo implica naturalmente che ogni lettere non ascii viene trasformata in una stringa di caratteri ascii gestibile dal pdflatex nel momento in cui esegue l’output: ovviamente in formato verbatim non trasforma niente e alle lettere accentate sostitisce le sequenze LICR.
                Invece con lualatex e xelatex l’input e l’ouput devono averse entrambe la codifica utf8 e quindi non vien usata nessuna sequenza LICR.

                @robitex
                , visto che sei diventato un estimatore avanzato di Lua, luatex, lualatex, prova e vedrai come il tutto funziona bene con fancyvrb.

                in risposta a: Problema compilazione #109444
                OldClaudio
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                  Se è così non devi decomprimere il file ISO, ma devi cliccarci sopra e Win10 se lo monta come se fosse un DVD; se non parte da sola l’autoinstallazione, vai nel DVD “virtuale” e clicca autoinst. (ha un’estensione, ma non lo posso vedere sul mio calcolatore che non è Windows.

                  in risposta a: Da (Xe)LaTeX (e Biber/BiBLaTeX) a .rft/.doc/.odt #109499
                  OldClaudio
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                    Le conversioni da LaTeX ad altri formati sono tutte abbastanza penose; Pandoc è il più versatile, nel senso che i suoi formati d’entrate e quelli di uscita sono i più numerosi, ma non sono convinto che, quando riescano, siano le migliori conversioni.

                    Non sono nemmeno sicuro che LyX riesca nello scopo; lo fa benino con sorgenti scritti per pdflatex; non ho idea se sia capace di eseguire la stessa cosa quando si scrive con font opentype e con le lingue gestite con polyglossia. Ammetto di essermi installato LyX (non sulla macchina che sto usando, ma sun un Mac precedente) proprio per fare questo genere di prove e avevo trovato che la sua conversione in .doc non era male, ma certo richiede di metterci sopra le mani non poco.

                    Invece mi pare di poter affermare che Adobe Acrobat Pro riesce a fare nativamente questa conversione a partire dal PDF; conversione non perfetta ma accettabile. Anche Adobe Reader ha una opzione di questo genere per inviare (a pagamento) il file PDF ad un certo link, che lo restituisce trasformato in .doc o .docx.

                    D’altra parte le case editrici che non accettano LaTeX, non accettano nemmeno di selezionare il testo pdf per incollarlo nel file sorgente di impaginatori come InDesign o simili. Io ritengo (ma per fortuna non ho mai avuto a che fare con tali case editrici — piuttosto ho avuto a che fare con case editrici che si sono fatte scrivere la classe apposita, e poi hanno “imposto” quella classe a tutti i potenziali autori), che in realtà queste case editrici abbiano bisogno di una sorgente di puro testo da introdurre nei lor impaginatori, e che desiderino una copia composta del testo (che sia la schermata di Word, o la schermata del Reader, o simili programmi) per avere sott’occhio come gestire il testo all’interno dell’impaginatore; titoli, corsivi, neretti, maiuscoletti, rientri di capoverso, eccetera. Per questo scopo funziona benissimo il programmino da linea di comando, facente perte della distribuzione TeX – TeXLive o MiKTeX – che si chiama detex; esso toglie tutto il mark up di latex o di tex, o degli altri programmi, ma lascia il puro testo non formattato come input per i loro impaginatori.

                    UN altro mezzo potrebbe essere il formato md o mmd (markdown o multimarkdown) che equivale circa a detex, ma contiene ancora un minimo di mark up di tipo html, pandoc lo fa, direi piuttosto bene, perché si tratta del suo formato intermedi per la trasformazione da un formato all’altro.

                    in risposta a: Problema compilazione #109440
                    OldClaudio
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                      O ci alleghi il template su cui stai lavorando o ci dai il link da cui scaricarlo.
                      Se sul template c’è scritto compilare con xelatex e non viene usata dentro il file nessuna funzionalità di xelatex, allora chi ha fatto il template non sapeva bene che cosa diceva e in particolare se le cose stanno così, vuol dire che non c’è da fidarsi di usarlo.
                      Tuttavia se ci fai avere qualcosa su cui lavorare, forse si riesce a cavare il ragno dal buco.

                      in risposta a: Creare nuovo simbolo sovrapponendo simboli esistenti #109339
                      OldClaudio
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                        alessandropagin” post=109651Ho trovato il comando \sbox, ti riferivi a quello?

                        No, a \settoheight.

                        in risposta a: Problema compilazione #109437
                        OldClaudio
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                          alco1900″ post=109641Scusa l’ignoranza oldCLaudio ma non ho capito. Per me è solo un generatore di PDF :). Comunque grazie mille

                          Ahimè, no, xelatex non è un generatore di PDF; per lavorare con il linguaggio LaTeX hai tre programmi da usare pdflatex, xelatex, e lualatex, elencati in ordine di complessità e ricchezza di funzionalità.

                          Non per la velocità di composizione, ma tutti e tre riescono a compilare un file sorgente compilabile con pdflatex.
                          Ma pdflatex non può usare i font OpenType, gli altri due sì; xelatex produce un pdf per trasformazione di un formato DVI esteso, quindi cn le limitazioni funzionali del formato DVI; inoltre non può usare pienamente la microgiustificat=zione; lualatex è leggermente più lento, ma non ha lie limitazioni dei primi due e in più incorpora l’interprete per il linguaggio di scripting Lua.
                          È chiaro che se non ha le limitazioni di pdflatex puoi fare cose che pdflatex non può fare. È altrettanto chiaro che per avere più funzionalità devi consumare più risorse del calcolatore. di conseguenza dovrebbe essere sempre chiaro che bisogna usare quello dei tre programmi che dispone delle funzionalità necessarie per un dato documento, senza eccedere con funzionalità che non servono per quel documento.

                          in risposta a: Installazione – Problemi ricorsivi #109421
                          OldClaudio
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                            Sì, me l’ha anche scritto direttamente Norbert Preining che ora l’impacchettamento in file .deb per le installazioni Debian non è così obsoleto come lo era alcuni anni fa, ma resta il fatto che l’installazione Debian non ha l’aggiornamento tramite il tlmgr e quindi si può reinstallare solo una volta all’anno; durante lo stesso lasso di tempo TeXLive/CTAN ha avuto alcune migliaia di update e upgrade e diverse decine di pacchetti nuovi.
                            Ti concedo che tutto sommato non usiamo spesso tutti i 3500 pacchetti dell’installazione completa; anche se ho scritto una guida sulla scrittura in lingue “esotiche”, non ho mai scritto niente in mongolo, anche se nell’installazione completa c’è tutto il necessario. 🙂
                            Tuttavia mi preoccupo più degli update/upgrade; io stesso aggiorno alcuni miei pacchetti 4 o 5 volte all’anno. Io non ho bisogno dei miei aggiornamenti, perché li ho già nel mio calcolatore, ma gli altri utenti rischiano di portarsi dietro per un anno intero della roba con minori prestazioni, o con dei bachi. 🙄

                            in risposta a: Problema compilazione #109434
                            OldClaudio
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                              Infatti i sembrava una comleta “templataggine” quella di compilare xon xelatex un file non predisposto per xelatex; dovrebbe compilare lo stesso, e infatti compilava a metà gennaio. Ma usare xelatex senza usare i font opentype è come prendere una Ferrari per andare al bar dall’altra parte della strada…:smile:

                              in risposta a: Creare nuovo simbolo sovrapponendo simboli esistenti #109336
                              OldClaudio
                              Partecipante
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                                Mi pare di averti già detto di conultare Il LaTeX Reference Manual commentato da scaricare dalla sezione Guide Tematiche della Documentazione di questo forum; lì trovi comandi nativi di LaTeX per prendere le misure di altri oggetti. Non farti dire tutto, e non aspettarti che i volonterosi ti diano direttamante la soluzione. Non imparerai mai ad usare LaTeX se non ti cimenti da solo, in primis, documentandoti. Se mi dici che ne L’Arte non si parla di queste cose, questo dipende dal fatto che quella guida è per neofiti; se tu vuoi fare quello che chiedi, non sei un neofita o sei un neofita che vorrebbe non esserlo. Quindi provaci: hai tutte le informazioni che ti servono nella tua installazione del sistema TeX e nella documentazione di questo forum, prima di chiedere come si fa agli altri; questo lo possono fare i neofiti veri…:smile:

                                in risposta a: Problema compilazione #109431
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Allora il programma di compilazione è andato in crash.

                                  Probabilmente devi reinstallare il sistema TeX; visto che ci sei, non reinstallare MiKTeX, a installa TeXLive per Windows; metodologia descritta anche nella nuova versione de L’Arte di scrivere con LaTeX; se non ne disponi ancora scaricala dal link indicato nella sezione Documentazione di questo forum.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 3,166 al 3,180 (di 11,286 totali)

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