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14 Febbraio 2017 alle 17:54 in risposta a: Creare nuovo simbolo sovrapponendo simboli esistenti #109334::
No, ho detto che lualatex unisce i pro di pdflatex (linguaggio PDF e microgiustificazione) e di xelatex (font OpenType) aggiungendo in più l’interprete Lua; non è poco, ma…Tanto per dirne una: lualatex non precarica i pattern di sillabazione nel formato, ma li carica in realtime; questo è comodissimo per chi, come me, crea pattern di sillabazione, cosicché per collaudarli uso lualatex dicendogli (con Lua) di caricare il file di pattern
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Caro Claudio, caro omonimo, ci osno due livelli almeno su cui puoi differenziarti per usare xelatex e lualatex.
1) gestire le lingue e i font;
2) usare il linguaggio Lua.Il primo punto è comune a xelatex e lualatex ed è coperto perfettamente da dal documento introxelatex.pdf scritto da Enrico Gregorio e reperibile in rete.
Il secondo punto è molto più delicato, perché un manuale di luatex esiste, ma il grosso è imparare il linguaggio Lua; in rete trovi tutto, ma imparare lua è come imparare python; se non lo usi quotidianamente, perdi la mano e devi sempre ricominciare da capo. Leggi inoltre i contributi su ArsTeXnica, reperibili nella sezione ArsTeXnica di questo forum; @robitex ne ha scritti diversi; Luigi ne ha scritti diversi. Ovviamante non sono manuali, ma ti danno un’idea abbastanza precisa di che cosa si può fare con Lua e quindi con lua(la)tex.
Non è come ConTeXt che usa un linguaggio di mark-up totalmente diverso dal linguaggio latex; per questi programmi latex continua tranquillamante ad essere latex; come ho detto in un altro messaggio latex è uno solo. I pacchetti scritti per pdflatex funzionano quasi sempre anche con xelatex e lualatex. non c’è retrocompatibilità, ovviamante: per esempio pdflatex può usare solo i font codificati a 8 bit (essenzialmente font type1), mentre xelatex e lulatex possono usare i font OpenType codificati UNICODE, quindi fino a 6 byte (se ricordo bene, forse più di 6 byte); è chiaro che 8 bit, cioè 1 byte è un sottoinsieme di 6 byte, quindi questi programmi sono in grado di lavorare con font che contengono decine di miglia di segni, mentee pdflatex può gestire solo font che contengono al massimo 256 segni.
pdflatex per gestire le lingue usa babel le cui opzioni vengono cristallizzate una vola esplicitate; con gli altri due programmi puoi usare babel, ma è preferibile usare polyglossia, inaccessibile da pdflatex, che non solo permette di variare le opzioni di ciascuna linga strada facendo,ma consente di specificare nuove lingue da usarsi in qualunque punto, non solo chiamando polyglossia, e puoi anche cambiare opzioni ad una lingua già specificata.; puoi anche associare una particolare famiglia di font a ciascuna specifica lingua, in modo che quando scrivi testo in quella lingua, esso viene composto automaticamente con quella famiglia di font, senza bisogno di nessun’altra impostazione di font.
Insomma un file sorgente compilabile con pdflatex viene compilato anche da xelatex e lualatex, ma non vale il viceversa; per il noto principio che nel più sta il meno, ma non è vero se si inverte l’enunciato.Provare per credere; ho la sensazione che le persone che non hanno mai usato xelatex e/o lualatex pensino di trovarsi davanti ad una cosa tremenda e non osino nemmeno provarci; ma, ripeto: provare per credere: è molto facile impratichirsi rapidamente di questi compilatori, ma se non si comincia non lo si farà mai.
Ti suggerisco di esaminare il file sorgente della documentazione toptesi-it.tex che dovresti trovare nella cartella texmf-dist/source/latex/toptesi; Il preambolodi quel file sembra complesso perché è concepito per essere compilato con tutti e tre i programmi pdflatex, xelatex, lulatex usando per gli utlmi due i font opentyoe e la gesione delle lingue con polyglossia; ti rendi conto che le differenze nel preambolo ammontano al massimo ad una decina di righe.
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Lorenzo.Pantieri wrote:Un neofita che si accinge a LaTeX vuole scrivere: 10, 100 o 1000 versioni diverse di LaTeX lo confondono e basta.
Questo dipende dal modo errato di usare il nome LaTeX non per indicare il mark-up, ma per indicare i programma di compilazione.
LaTeX è uno e uno solo!
Il fatto che esistano pdflatex, xelatex, e lualatex non vuol dire che LaTeX sia “uno e trino”… I tre programmi di composizione sono tre programmi che usano lo stesso mark-up, non sono il mark-up. Sotto al cofano hanno dei congegni che permettono di fare cose diverse, ma si guidano con la stessa patente, lo stesso codice della strada, lo stesso mark-up; non diversamente da un quadriciclo da 400centimetri cubici che molti usano come cityca ma non possono usare in autostradar, rispetto ad una Ferrari da 500 CV che si può guidare anche in città, ma sarebbe sprecata, mentre non è sprecata per lunghi viaggi in autostrada.
Insomma latex.exe, pdflatex.exe, xelatex.exe, lualatex.exe sono diversi con funzioni generalmente crescenti; sono paragonabili ad una serie di cacciaviti in una scatola di attrezzi. Come si sceglie il cacciavite a lama da 1mm per stringere la vide della stanghetta degli occhiali, mentre si usa un cacciavite a croce da 10mm per serrare un bullone con la testa a croce del motore della macchina, così che chiunque può scegliere il compilatore che serve alle sue esigenze.
Il discorso potrebbe essere diverso per coloro che scrivono classi e/o pacchetti; questi sono o possono essere scritti completamente usando comandi primitivi (o nativi) di questo o quel programma di compilazione, oppure possono essere scritti completamente con linguaggio LaTeX. Oggi fra lo strato dei comandi nativi e lo strato dei comandi LaTeX c’è uno strato intermedio che abbiamo preso l’abitudine di chiamare L3. Oggi molti pacchetti e lo stesso file latex.ltx insieme ai vari latex.ini, pdflatex.ini, xelatex.ini, … già incorporano molte parti scritte col linguaggio intermedio L3. Ma queste cose non interessano il neofita che probabilmente non scriverà mai una classe o un pacchetto in vita sua. Certamente non lo farà finché resterà allo stadio di neofita e quando non sarà più in questo stadio non avrà nessuna difficoltà a distinguere il concetto di “avvitare” con il concetto di “avvitatore”.
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Sono certamente tonto, ma non vedo il problema.
Sono un utente di lunga data, ma sono solo un utente. Ho scritto un certo numero di pacchetti che ho caricato su CTAN perché li ritenevo utili; alcuni funzionano solo con pdflatex, altri funzionano con {pdf|xe|orlua}latex. Non ho mai scritto pacchetti per ConTeXt e non l’ho praticamente mai usato dopo alcuni esercizi che non mi sono sembrati utili per quel che di solito scrivo.Ora tutti i compilatori che uso si basano sul mark-up latex e questo non dipende dal compilatore né dall’interprete anche se oggi molte parti sono scritte nel nuovo linguaggio L3.
Di volta in volta uso il compilatore che mi sembra più adatto; constato che via via che passa il tempo uso xelatex sempre di meno, ma lo uso, non l’ho ancora abbandonato.
Se sono sicuro che mi bastano le funzionalità e i limiti di pdflatex lo uso tranquillamente; se non mi bastano le funzionalità di pdflatex ora sempre di più uso lualatex.
Pro e contro di pdflatex:
1) pro: è il più veloce dei tre programmi
2) contro: non usa nativamente i font opentype e per usarli bisogna crearsi i font virtuali conformi al limite di 256 caratteri in ciascun font file.Pro e contro di xelatex:
1) pro: permette di usare i font opentype, non solo quelli distribuiti con il sistema TeX, ma anche quelli installati con il sistema operativo o quelli ricavati dalla rete (sia gratuiti sia commerciali) senza dover fare nessuna acrobazia per installarli.
2) contro: non permette di usare la piena funzionalità di microtype.
3) contro: non produce direttamente il file PDF quindi non può usare le funzionalità del linguaggio PDF; di solito l’utente non se ne accorge, ma poi per certi scopi scopre che deve ricorrere ad acrobazie: esempio, la produzione di file archiviabili secondo le norme ISO.Pro e contro di lualatex:
1) pro: unisce i pro di xelatex e di pdflatex.
2) contro: tranne che è leggermente più lento di pdflatex
3) pro: permette di usare il linguaggio di scripting Lua, che è molto più potente dei soliti linguaggi di scripting a cui ci rivolgiamo quando vogliamo dire al calclatore di fare certe cose da solo, senza che ci tocchi passare un mucchio di tempo a diteggiare comandi in una finestra comandi. Ammetto di essere ricorso pochissime volte al linguaggio lua, ma quando l’ho fatto ho scoperto funzionalità che non immaginavo nemmeno. Non so ancora usarlo né bene né male, ma pian piano progredisco.Allora qual è il problema? Non riesco a vederne.
Il fatto che il sistema TeX è open source e chiunque può contribuire, senza che ci sia un coordinamento centralizzato ha dei pregi e dei difetti. Io per ora vedo i pregi; ogni volta che mi sono interfacciato con i coordinatori dei gruppi di lavoro centralizzati (per esempio la sillabazione, gruppo tex-hyphen) ho finito con abbandonare “la lotta” per l’impossibilità di capirsi reciprocamente in modo chiaro. Quindi come contributore la mia esperienza con il coordinamento centrale è negativa; come utente uso i vari pacchetti leggendone sempre prima la documentazione e ne ho scartati un certo numero o perché mal documentati, o perché non fanno cose utili per me o le fanno in modo baroccamente complicato, o perché sono obsoleti. Così facendo non mi sono mai trovato male e quando non ho perso giorni di lavoro per cercare l’araba fenice del pacchetto miracoloso, mi sono scritto le macro da solo. Quest’ultima cosa non è tanto difficile quanto può sembrare ad un neofita, anzi mi ricordo con piacere che la prima cosa che ho fatto con latex in vita mia è stato quello di modificare gli stili delle testatine prima ancora di avere mai composto una sola pagina con latex; allora, 30 anni fa, non c’era tutta la documentazione che c’è oggi e per imparare qualcosa bisognava decifrare il codice latex.
Magari fra 10 anni lavoreremo tutti con lualatex o suoi derivati; ma oggi possiamo scegliere quello che ci sembra più adatto per quello che dobbiamo fare. La libera scelta è un bene prezioso.
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Enrico, te l’ho detto nel messaggio precedente: devi caricare il pacchetto kpfonts e fa tutto quel pacchetto.Chissà quante volte hai usato il comando [[tt]\usepackage[/tt]; non credo di doverti spiegare come si carica un pacchetto.
Viceversa, forse non ne hai ancora l’abitudine, mentre per me si tratta di una cosa scontata, perché non uso nessuno strumento software o hardware che sia prima di averne letto la documentazione. Dunque apri un terminale o prompt dei comandi o come si chiama con il tuo sistema operativo; scrivici dentro texdoc kpfonts, poi premi il tasto “invio” e leggi. Lì c’è scritto tutto quello che devi sapre per l’uso di quei font.
Non devi instalare niente, hai già tutto quello che serve a bordo del tuo TeXLive.
11 Febbraio 2017 alle 8:20 in risposta a: Problema con lettere accentate \usepackage[latin1]{inputenc} #109362::
Caro @chatruc, la confusione dei vari programmi nasce dal fatto di non saper distinguere, per le cattive abitudini che abbiamo preso nell’esprimerci, il mark-up Latex dal programma che lo interpreta, che sia latex.exe, elatex.exe, pdflatex.exe, xelatex.exe, lualatex.exe, eccetera (.exe l’ho aggiunto solo per mettere in evidenza che sto parlando degli eseguibili; in realtà quell’estensione si trova solo su Windows, perché nei sistemi UNIX-like gli eseguibili non hanno estensione, ma un certo bit impostato a 1).
Ora tutti questi eseguibili hanno preinstallato lo stesso mark-up LaTeX. In teoria qualsiasi file che sia compilabile con latex.exe potrebbe essere compilato tale e quale con gli altri programmi.
In pratica non succede, e in particolare non succede l’opposto, cioè che un sorgente compilabile, per esempio, con il comune pdflatex.exe, sia compilabile anche con latex.exe; figuriamoci un sorgente compilabile con lualatex o luajitlatex…:shock:Il fatto è che i “vecchi” programmi di compilazione, quelli tradizionali, come latex.exe, sono stati sorpassati da programmi che fanno molto di più; essendo più potenti, sono anche, talvolta, più difficili da usare. Ora @robitex è un ingegnere come te e come me; lui ha avuto il coraggio di mettersi a studiare con attenzione le ulteriori funzionalità di lualatex e luajitlatex e riesce a gestire il suo lavoro professionale in modo eccellente grazie a quelle funzionalità. La sua affermazione che tutti dovrebbero usare lualatex, lasciando perdere ogni altro compilatore è un po’ forte, ma non è lontano dal vero; è possibile che fra 10 anni gli altri compilatori verranno lasciati nelle distribuzioni per compatibilità con il passato, ma è certo che anche oggi il benemerito tex.exe di Knuth non è più usato, se non da Knuth stesso, perché oggi tutti i programmi di composizione sono gestiti o dall’interprete pdftex o da suoi discendenti più potenti come xetex o luatex o luajittex.
Personalmente la vedo brutta anche per xetex e xelatex, che non fa nulla di più di luatex e lualatex, anzi fa molto di meno. pdftex e pdflatex sopravvivono per la loro semplicità e velocità, grazie anche al fatto che ogni guida ne parla sempre, ma il fatto che questo interprete e questo programma non siano in grado di gestire i caratteri unicode se non con acrobazie fuori della portate degli utenti comuni (font virtuali) ne assicura un sopravvivenza maggiore di quella che ha avuto tex.exe, ma non durerà a lungo.Ne sono convinto: fra dieci anni continueremo a parlare di LaTeX, ma intenderemo lualatex.
Come sai io uso “LaTeX” da più di 30 anni; sono passato attraverso tutti i cambiamenti che il sistema ha subito in questo lungo lasso di tempo; ancora qualche anno fa mi chiedevo a chi potesse essere utile usare la codifica UNICODE, quando la ISO-8859-1 andava benissimo; oggi non ho dubbi sul fatto che bisognerebbe sempre usare la codifica UNICODE attraverso la sua transcodifica UTF-8; naturalmente servendosi dei font OpenType codificati in quel modo e quindi usando solo xelatex o lualatex; siccome xelatex ha delle limitazioni non trascurabili rispetto a lualatex, già oggi dovremmo tutti usare lualatex, anche se non ci serviamo di tutte le molte funzionalità ulteriori rispetto a quelle di pdflatex, per esempio il linguaggio di scripting Lua.
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Ora non ritrovo più l’informazione ma i completissimi font che attivi con il pacchetto kpfonts dovrebbero essere una buona imitazione degli URW Palladio e fanno già parte di ogni installazione completa del sistema TeX; se hai installato TeXLive non hai problemi; se hai installato MiKTeX, controlla che sia una installazione completa; se non lo fosse smaontala e installa TeXLive.Il consiglio di @Marluxia è validissimo. Solo, però, se usi i font standard Latin Modern, invocando il pacchetto lmodern.
Siccome i kpfonts sono stati creati epr i frencesi che sono molto particolari per la composizione della matematica, qui font sono ancora più validi dei Latin Modern per quel che riguarda la collezione di segni disponibili; mentre i Latin Modern sono più validi per la qualità tipografica perché dispongono dei corpi ottici.
9 Febbraio 2017 alle 21:30 in risposta a: Problema con lettere accentate \usepackage[latin1]{inputenc} #109358::
@Claudio ha ragione, te lo conforma @OldClaudio…:grin:Per caso hai aggiornato TeXnicCenter? È possibile che modernizzandosi abbia deciso di usare la codifica utf8.
Ora, come vecchio utente di LaTeX e vecchio frequentatore del forum potresti avere notato che sono almeno 6 o 7 anni che diciamo a tutti di usare sempre e soltanto la codifica utf8.
In ogni caso diciamo anche di usare sempre le righe magiche; gli editor TeXShop (solo per mac), e i multipiattaforma TeXworks e TeXstudio, sono in grado di gestire el righe magiche; forse ci sono in gire anche altri editor che lo fanno; non sono in grado di dirti se l’ultima versione di TeXniCenter si in grado di farlo, perché non dispongo di una macchina Windows nemmeno virtuale.
Se non sai cosa siano le righe (o commenti) magiche scaricati dalla sezione Documentazione di questo forum la guida tematica sulle codifiche; SI spiega anche come fare a cambiare codifica ad un file già registrato sul disco, oltre a spiegare che cosa sono queste diavolerie di codifiche.
::Fedebeats” post=109544… ma è proprio quello che vorrei fare io:
mantenere le testatine chapter e section che avevo in twoside mode nella modalità oneside che ora uso, ovviamente ora con numeri sempre sulla destra e testatine sempre sulla sinistra delle pagine.
post. 😉Lorenzo ha perfettamente ragione.
Aggiungo questo: potresti avere entrambe le informazioni nella stessa testatina, diciamo a sinistra il capitolo e a destra il paragrafo, magari con il numero della pagina nel piedino. Come hai letto nella documentazione di fancyhdr sia le testatine sia i piedini sono divisi in tre parti, cosicché in modo one side hai il posto per 6 informazioni diverse, mentre in twoside hai la possibilità di avere 12 informazioni diverse. Ma…
C’è sempre un ma. se le informazioni sono formate da testi troppo lunghi, le informazioni si sovrappongono.
Nota l’esempio della pagina 4 in basso della documentazione in inglese di fancyhdr; è fatto per un rapporto da comporre oneside. Si vede subito che la parte in neretto nella testatina ricopre in parte la parte centrale del piedino; siccome uno è nella testatine e l’altro nel piedino i testi sono distinti ma; se l’autore avesse messo tutte e tre le informazioni nela testaine, ci sarebbe stata la sovrapposizione dei testi e non si sarebbe eltto e/o capito nulla.
Quindi caso mai, se proprio fosse necessario mettere entrambe le informazioni nella stessa pagina dovresti prendere in considerazione la possibilità di scrivere le informazioni del capitolo nela testatine o nel piedino e le informazioni relative al paragrafo nel piedino o nella testatina.
D’altra parte all’inizio della pagina 5 della documentazione in inglese c’è il codice, quindi non dovrebbe essere difficile per te usare quel modello per adattarlo alle tue esigenze; naturalmente italiano o inglese che sia, devi leggere con attenzione la documentazione e capirne il significato e il meccanismo, cosa che evidentemente non si può fare qui nel forum, per ovvie limitazioni di spazio.
Giusto epr promemoria, non hai nessun bisogno di andare a cercare in rete quello che hai già sul tuo disco fisso; Apri un terminale e scrivici dentro il comando texdoc itfancyhdr, poi premi il tasto “invio” e leggi. Siccome le traduzioni in italiano non sono aggiornate e non sono ufficiali, ti consiglio di leggere sempre la versione inglese che viene aggiornata ad ogni aggiornamento del pacchetto; scrivi dunwu il comando texdoc fancyhdr togliendo il prefisso “it” dal nome del documento.
Nota che quella traduzione è del 2001, mentre l’ultimo aggiornamento del pacchetto è del 2016 … 😯
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Infatti non ha mai senso; si tratta di abitudini del burocratese ed de legalese, nate chissà perché; nel legalese avanzo un’ipotesi balzana, ma forse non del tutto infondata: il legalese ha mantenuto una certa rassomiglianza con il latino e ci sono voluti secoli prima che il linguaggio giuridico adottasse le lingue “volgari”; siccome in latino gli articoli non ci sono, le abbreviazioni perdono la marca del plurale e il contesto potrebbe non essere più sufficiente a capire se una abbreviazione sia singolare o plurale.
In italiano ci sono gli articoli che mantengono il senso del singolare o plurale; essi consentono, anche senza abbreviare, di distinguere il “numero” delle cose indicate da parole invarianti, tutti i sostantivi che finiscono per consonante, per i, per u e molti di quelli che terminano con ie oltre a tutte le abbreviazioni anche quelle ormai divenute parole. la/le crisi, il/i guru, il/i pancreas; il/la moto, il/i cinema, eccetera.Detto questo capisco l’abitudine in quei gerghi specialistici della burocrazia e del diritto; ma mi stupisco lo stesso che un/una prof. imponga di scrivere pp. al posto di p. in una bibliografia di una tesi. Piuttosto che usare l’orrore pp., io abbrevierei in pag. (evidentemente non pagg.).
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Caro Antonio,
Che relazione ha la tua richiesta di “Cambiare font nelle intestazioni”, se lo inserisci nella sezione “Perché registrarsi?” ?Se desideri avere risposte devi stare attento a mettere le tue domande nelle sezioni pertinenti. Non fare più questo errore, e non lo dico scherzando, ma la prossima volta che tu ripetessi l’errore non sarò gentile.
Per configurare le testatine (era questo che intendevi con “intestazioni”?) e i piedini puoi usare il pacchetto fancyhdr, di cui è meglio leggere la documentazione: apri un terminale, vi scrivi dentro il comando texdoc fancyhdr, premi il tasto “invio” e leggi.
Senza informazioni più dettagliate è difficile dirti di più.
7 Febbraio 2017 alle 21:22 in risposta a: Creare nuovo simbolo sovrapponendo simboli esistenti #109325::
Vedi questo esempio minimo compilabile.
`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
% !TEX TS-program = pdflatex
\documentclass[12pt]{article}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{lmodern}
\usepackage[italian]{babel}\newcommand\overlaptwo[3][]{\ensuremath{\rlap{$#2$}#1{}#3}}
\begin{document}
{\Huge Questo è un simbolo formato dalla sovrapposizione di due
simboli \overlaptwo{A}{I} o meglio \overlaptwo[\,]{A}{I}; meglio
ancora \overlaptwo[\mskip3.1mu]{A}{I}}
L'argomento facoltativo serve per regolare la posizione del
secondo termine rispetto al primo; esso è costituito da un
comando di spaziatura come \verb|\,| usato nell'esempio,
ma potrebbe essere \verb|\mskip2mu|, oppure \verb|\kern2pt|.
Vanno usate solo spaziature matematiche.Per ulteriori informazioni si veda la guida tematica \emph{Il
\LaTeX\ Reference Manual commentato}.
\end{document}`
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