OldClaudio

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  • in risposta a: Hyperlinks Latex #108379
    OldClaudio
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      f.diciocchis” post=108544Salve a tutti, sono nuovo del Forum. Sono un ingegnere meccanico e da poco mi sono avvicinato al mondo Latex. Ho scritto alcuni documenti e ho fatto una presentazione Beamer aiutandomi con l’ottima guida L’arte di scrivere con Latex. Ora mi è venuta una stana idea che non so se è realizzabile. Quindi chiedo il parere degli esperti…. Provo a spiegarmi: Vorrei mettere un link testuale su una parola in modo che quando ci si clicca sopra compare una finestrina con un altro testo ( la finestra chiaramente è piccola e non riempie una pagina). Il testo nella finestra vorrei che fosse contenuto nel file madre , cioè il link non deve richiamare un secondo file pdf ma soltanto una parte del documento che se non viene cliccato con il mouse il link non compare……lo so che sembra una strana idea……ma è possibile? Se si, come potrei fare, esiste una documentazione per queste tipo di cose?

      Scusa se sono duro, ma certe sviste sono accettabili da un ragazzino, non da un laureato.

      Posta un altro messaggio nella sezione sbagliata (Ti pere che la tua richiesta abbia qualcosa a vedere con “Perché registrarsi”?) e sarò costretto a chiedere all’amministratore di escluderti.

      Forse ti ha già risposto @strolego.

      in risposta a: libretto messa #44132
      OldClaudio
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        Non cedo che il problema sia così grave. Secondo me, lo dico ma non l’ho controllato, basta caricare il pacchetto enumitem e con quello definire un nuovo ambiente di tipo descrizione in cui ridefinisci il makelabel mediante le macro che hai a disposizione, magari fissando la \labelwidth a solo un paio di em, ma imponendo che l’argomento di \makelabel sia composto in rosso; ti metto un esempio di codice senza pretese e che non ho controllato e non sfrutta completamente (anzi non sfrutta affatto) quello che ti ho detto prima`\begin{description}
        \item[\normalfont\color{red}S] Fratelli e sorelle,\dots
        \item[\normalfont\color{red}T] \textbf{Vieni Signore, visita\dots}
        \item[\normalfont\color{red}L] Per la Chiesa: Signore\dots
        \end{description}`
        Ovviamente usare enumitem significa evitare di riptere dentro al label sempre le stesse cose.

        in risposta a: libretto messa #44130
        OldClaudio
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          Mi pare che quell’ornamento vada benissimo.

          in risposta a: libretto messa #44126
          OldClaudio
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            Per caso ha valutato l’utilizzo di LilyPond? Qui ad esempio si può ammirare il famoso inno usato da Guido d’Arezzo per dare il nome alle note, e il relativo codice LilyPond per generarlo. Se è stato preso in considerazione, sarei proprio curioso di conoscere i difetti riscontrati che le abbiano fatto scegliere l’uso di LuaLaTeX.

            La mia amica usa Gregoriotex (fa parte della distribuzione TeXLive 2016) che ha una sintassi piuttosto semplice per scrivere in gregoriano sia i righi sia le parole dell’inno; Certamante non scrive le note ovali sul pentagramma come fa Lilipond, ma tenuto conto che sta scrivendo un antifonale di 900 pagine di cui la parte testuale è minima, direi che la sua scelta sia molto mirata. Tra l’altro il codice di trasformazione della notazione gregoriana da testo ascii a rigo con le note composte rientra fra i programmi sicuri che si possono usare con lo shell escape protetto, quindi perfettamente integrato con LuaLaTeX. Gregorio tex riesce anche ad usare i neumi di San Gallo che mi pare Lilipond non sia in grado di fare. Tuttavia questa è una scelta meditata sua; da inesprto di musica io la condivido, ma onestamante non ho mai usato Lilipond, quindi non ho nessuna esperienza in merito.

            In realtà il testo dell’inno è composto in Arno Pro; era quello che volevo mostrarti; solo la I ornata iniziale non fa parte di Arno Pro.

            in risposta a: libretto messa #44124
            OldClaudio
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              Eccoti un piccolo esempio che la mia amica monaca ti invia.
              [attachment=1778]IamNonDicam.pdf[/attachment]

              Attachments:
              You must be logged in to view attached files.
              in risposta a: Sistemi di equazioni in serie sulla stessa riga #108369
              OldClaudio
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                Benvenuto nel forum.

                Ci sono tante cose da dire su quello che vorresti fare e i due modelli che hai inviato per un motivo o per l’altro ci sono quasi, ma non proprio; Il modello “cases” va usato così:`\[ x_{1,2} = \begin{cases}
                \frac{-b \pm \sqrt{4ac-b^2}}{2a} & se $4ac-b^2 > 0$\\
                \frac{-b \pm i \sqrt{b^2-4ac}}{2a} & se $b^2-4ac >0
                \end{cases}\] `
                Invece lo schema “aligned” funziona così:`
                \left\{ \begin{aligned}
                x_1 &= \frac{-b + \sqrt{4ac-b^2}}{2a}\\
                x_2 &= \frac{-b – \sqrt{4ac-b^2}}{2a}
                \right.\] `

                Ma ciascuna di queste scritture, con i tuoi dati veri, quanto spazio orizzontale prende? Non l’ho misurato i due esempi sopra riportati, ma ammesso che tu possa metterne in file diversi, quanti ce ne stanno in una riga che normalmente è lunga da 100mm a 160mm? Tieni conto che ci vuole anche una generosa spaziatura fra ogni costrutto.

                In ogni caso tieni presente che align, align* e credo anche aligned, ammettono più campi separati da &, quello a sinistra del segno & allineato a destra, e viceversa il campo di destra allineato a sinistra; quindi, volendo poresti scrivere qualcosa come`\begin{align*}
                X_0 &= \dots & X_1 &=\dots & X_2 &= \dots
                \end{align*} `(Forse qualche & va raddoppiato; devi sperimentare)

                Ma non pensare di allineare su una sola riga tutto quello che ti serve, a meno che quel che vuoi allineare non sia molto piccolo.

                in risposta a: Biblatex, non parte #108354
                OldClaudio
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                  Perché usi l’opzione utf8x per inputenc? È talmente obsoleta che ora è anche “deprecata”.
                  Non credo che abbia niente a che vedere con il tuo problema a cui hanno già risposto altri; tuttavia sostituisci quell’opzione con utf8 senza x!

                  in risposta a: Frontespizio toptesi #108347
                  OldClaudio
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                    Hai avuto la prova tangibile che l’editor e pdflatex sono due cose diverse e indipendenti.:smile:

                    in risposta a: Frontespizio toptesi #108345
                    OldClaudio
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                      L’errore che ricevi non dipende né da toptesi, né da XeLaTeX, ma te lo produce TeXstudio, non so perché.
                      Io, quando compilo con TeXstudio, apro il menù Comandi e scelgo il nome del compilatore che voglio, non uso né quick, né altri script che decdono loro che cosa fare e non mi lasciano il controllo ocmpleto di ciò che voglio fare io.
                      È vero che lavoro su un Mac, e quindi uso al 99% TeShop, nativo e perfefettamente integrato con il Mac; quidi uso TeXstudio molto raramente. L’ultima versione che ho installato mi dispiace un pochino a causa dei troppi automatismi.

                      nel tuo caso ti suggerirei di aprire un terminale, di cambiare directory fino ad arrivare nella cartella dove c’è il file da compilare, poi dentor il terminale scrivi XeLaTeX frontespizi1-xelatex e vedi che cosa succede; vedrai che compila senza errori, a riprova che il messaggio che ricevi te lo da TeXstudio.

                      in risposta a: libretto messa #44122
                      OldClaudio
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                        @Stemby
                        , certo l’arrivo del nuovo parroco richiede un libretto della messa speciale.
                        L’ornamento della pagina 11 ti richiede tutto quel lavoro per così poco?

                        Attento: non voglio minimizzare. Probabilmente gli ornamenti messi a disposizione da psvectorian sono molto numerosi; e i fondini della sua documentazione lasciano immaginare che ce ne siano centinaia a disposizione.

                        Il fatto che mi disturba (probabilmente è lo stesso che disturba te) è che sia richiesto l’uso di pstricks e di tante altre funzionalità che non sono commisurate con le capacità del sistema TeX senza ricorrere ad uno shell escape incondizionato.

                        Infatti è da diversi anni che i tre programmi pdfltex, xelatex, pdflatex possono usare lo shell escape protetto; vale a dire possono fare girare in una shell una mezza dozzina di programmi allegati alle distribuzioni del sistema TeX, che sono considerati “safe”, privi di malizie cioè malware di ogni genere.
                        Nello stesso tempo lo stesso pacchetto standalone fa un ottimo lavoro con lo script Perl (che per MiKTeX è sostituito con un eseguibile .exe) per ritagliare le immagini al filo del loro disegno.

                        Quindi secondo me sarebbe preferibile che tu ti generassi separatamente una certa collezione di ornamenti neri e rossi, già smarginati con crop, e che li importassi in ogni libretto per la messa chiamandoli solo per nome con \includegraphics nel punto che ti serve. La collezione di questi ornamenti ti chiederà una mezza giornata di lavoro, forse, ma resta a disposizione per sempre e si può sempre arricchire in seguito con altri ornamenti.

                        Tuttativa ci sarebbe un’altra strada; esamina il pacchetto fourier leggendone la documentazione con texdoc fourier; esso è già dotato di un font di ornamenti; la collezione non è vastissima, ma ce ne sono abbastanza. Li usi come normali caratteri e il pacchetto ti dice qquali nomi usare per ciascun ornamento; nota che in qualità di caratteri, sono ingrandibili e rimpicciolibili come ogni altro font; inoltre con \rotatebox, \resizebox, \reflectbox (tutti comandi del pacchetto graphicx) ci puoi fare quello che vuoi e mettere insieme diversi ornamenti per crearne di nuovi.

                        Pensaci; non è che tu debba obbligatoriamente seguire questa strada, ma è solo una segnalazione di una alternativa che ti permette di evitare qualunque shell escape e di preoccuparti di auto-pst-pdf che l’autore stesso dice di non usare più se non per situazioni moto particolari (la documentazione del pacchetto dice di usarne un altro, pstools, mi pare, ma la strada di fourier ti esime anche da questo).

                        Passare a XeLaTeX? non credo che tu riesca a ottenere qualcosa di meglio; o forse sì; se usi i font OpenType Libertine disponi anche di ornamenti e dei simbolo liturgici barrati come, per esempio R barrato, un po’ migliore, mi sembra, di quello che stai usando.

                        Ci sarebbe anche un altro font OpenType, quasi espressamente creato per i testi liturgici; Arno Pro a cui bisogna aggiungere un altro piccolo font con una decina di caratteri che contiene i simboli barrati di diverse dimensioni. Credo che il tutto sia commerciale, quindi non ti so dire se ti convenga. Tuttavia so che un’amica monaca lo sta usando per comporre un antifonale con i canti in notazione gregoriana, e i risultati che di tanto in tanto mi fa vedere sono molto “liturgici” e molto belli. L’amica usa lualatex per alcuni motivi: 1) Lualatex consente di usare microtype in pieno, mentre xelatex usa solo la protrusione; 2) per comporre il gregoriano deve eseguire un shell escape protetto per eseguire un certo programma che fa parte della decina di programmi sicuri; la composizione dei righi musicali gregoriani richiede luatex.

                        Se posso darti un consiglio non richiesto, ti direi di esaminare tranquillamente le possibilità offerte da xelatex e da lualatex, ma io preferirei di gran lunga usare lualatex, per una quantità di motivi che non hanno nulla a che vedere con il libretto della messa, ma che alla lunga diventano importanti; ricorda se un documento si compila con xelatex, si compila, spesso meglio, con lulatex.

                        in risposta a: Comando \resizebox #108302
                        OldClaudio
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                          Arianna; grazie dei ringraziamenti, ma devi assolutamente correggere alcune idee sbagliate che hai dimostrato di avere scrivendo nel tuo ultimo messaggio.

                          Texmaker e pdflatex sono due cose diverse e indipendenti; Texmaker è preconfigurato per salvare in suoi documenti con la coficica utf8? benissimo; ma pdflatex non lo sa; solo scrivendo dentro il file .tex da comporre l’istruzione [tt]\usepackage[utf8]{inputenc}[/tt] tu, Arianna, comunichi a pdflatex che il file che gli stai dando in input da leggere per comporlo è scritto con la codifica utf8.

                          Il concetto della codifica T1 per i font è piu complessa, perché non riguarda l’editor, ma riguarda solo pdflatex. I font sono contenuti in file distinti dal file .tex e anche i file dei font, immaginali come delle cassettiere con tanti cassettini ognuno dei quali contiene un solo segno; Queste cassettiere possono avere più o meno cassetti; a pari numero di cassetti, non necessariamente lo stesso cassetto contiene lo stesso segno; ti faccio sole tre o quattro esempi:
                          1) La cassettiera OT1 ha 128 cassetti: 95 contengono i segni normalmente usati, le cifre, i segni di interpunzione, le 26 lettere latine minuscole; le 26 maiuscole. Le lettere legate e gli accenti come oggetti a se stanti occupano le restanti 33 posizioni. Vediamo poi che conseguenze ci sono ad usare una cassettiera così limitata.
                          2) La cassettiera T1 ha 256 cassetti: nei primi 128 ha più o meno le stesse cose della cassettiera OT1, ma messe in cassetti diversi; nei successivi 128 cassetti ha tutte le lettere minuscole e maiuscole accentate, anche lettere che sono totalmente sconosciute agli italiani, non tanto ß, che bene o male viaggiando un po nel mondo germanico conosciamo, ma anche cose come ø, þ, ð, å,ę eccetera. Vedremo poi che cosa questo comporta.
                          3) La cassettiera LY ha 256 cassetti; è simile alla cassettiera T1, ma manca di alcuni suoi segni e ne ha altri al loro posto, tra i quali il segno dell’euro €.
                          4) La cassettiera UNICODE dispone virtualmente di alcuni milioni di cassetti e potrebbe contenere altrettanti segni; nessun font a i suoi cassetti tutti pieni di qualcosa; nella mia esperienza ho incontrato font UNICODE contenenti al massimo circa 5000 segni.

                          I font UNICODE non si pososno usare con pdflatex, perché questo programma gestisce solo caratteri al massimo con 256 cassetti. Siccome 256=28 bastano 8 bit per assegnare un codice identificativo a ciascun segno; ma il fatto che gli stessi segni possano essere disposti in 256 cassetti in modi diversi, fa si che esistano diversi modi di assegnare i codici identificativi e questi modi si chiamano codifiche.
                          La codifica UNICODE richiede un numero di bit molto maggiore,ma non esistono diverse codifiche, perché la codifica UNICODE è standardizzata e finalmente ce n’è una sola per identificare qualunque segno latino, greco, cirillico, arab, ebraico, cinese, giapponese, thai, coreano, eccetera. la codifica UTF-8 (scritta nella forma utf8 come opzione per inputenc) è un modo diverso di gestire la codifica UNICODE, per risparmiare spazio nei file codificati UTF-8 rispetto al caso che fossero tutti codificati UNICODE.

                          Quindi l’editor non sa quali font sarenno usati da pdflatex e gli fornisce i dati in codifica utf8; psdlatex a priori non sa quali ofnt l’utente vuole usare per comporre il suo documento; l’utente glielo comunica caricando opportuni pacchetti ma essenzialmente specificandogli la codifica dei font che vuole usare; se si dimentica di specificare o comunque deliberatamente non specifica nessuna codifica, assume per impostazione predefinita (per “default” come si dice in inglese, ma anche gergalmente in italiano) la codifica OT1.

                          OK; niente di male, nel senso che fino al 1994, quando usci LaTeX2e, capace di gestire font con 256 segni, in Italia si è fatto buon viso a cattivo gioco e si è usata l’unica codifica disponibile OT1, nonostante la mancanza delle lettere accentate. In Francia, dove il francese usa molti più accenti che l’italiano, la cosa era insostenibile e si inventarono una codifica adatta al francese i cui font avevano nei loro cassetti almeno le lettere minuscole già accentate; ovviamente i documenti .tex scritti dai francesi potevano essere compilati solo in Francia dove erano disponibile anche i relativi font. questo è il motivo epr il quel nel 1991 finalmente la comunità internazionale degli utenti di TeX decise di passare a font con 256 glifi e di uniformarne le codifica ad una manciatina piuttosto ridotta, ma adatta almeno a tutte le lingue europee. Il risultato stimolò la creazione di LaTeX2e che gestisce i font in maniera più versatile di quanto succedeva precedentemente.

                          Qual era il motivo per il quale il francese non era praticamente gestibile con i font codificati OT1? perché nel comporre i capoversi, l’apposito modulo di pdflatex deve poter allineare le righe del capoverso giustificandone i margini non semplicemente come fa word di default, allargando solo gli spazi interparola, ma eseguendo la cesura in fin di riga (lineetta di “acapo” fra due sillabe).

                          Questo processo implica che pdflatex deve sapere come dividere in sillabe ciascuna parola di una data lingua con le sue regole (ovviamente diverse da lingua a lingua); a sua volta questo implica che pdflatex deve saper riconoscere una parola codificata al suo interno già nel modo che serve per scriverla nel file di uscita; esempio: “qualità” composta con font T1, che contengono le lettere già accentate, ha la stessa rappresentazione “qualità” e viene correttamente diviso in sillabe “qua-li-tà” e la cesura viene eseguita in quella delle due posizioni che risulta migliore per la “bellezza” del capoverso; se invece la parola dovesse essere composta con un font codificato OT1, l’accento sulla “a” verrebbe sovrapposto con un comando apposito e la stinga que rappresenta quella parola sarebbe “qualit\accent19a”; per pdflatex una parola è formata solo da lettere dell’alfabeto precedute da uno spazio o qualche raro segno di interpunzione (parenetsi, virgolette aperte) e \accent non è una lettera ma un’istruzione e 19 non sono lettere, quindi con questa codifica si avrebbe la divisione sillabica solo di “qualit” quindi “qua-lit”; e si perde un possibile punto di cesura. Per l’italiano non sembra terribile, ma per il francese prendi per esempio “électricité”, che con font OT1 diventa al stringa “\accent18electricit\accent18e”; dunque la stringa di lettere “electricit” non è preceduta da uno spazio né da una parentesi o dalle virgolette aperte, non viene riconosciuta come parola e non viene eseguita la divisione sillabica. In francese la composizione tipografica non si può fre in questo modo orribile, quindi i francesi prima di crearsi i loro font erano costretti a sillabare a mano inserendo l’istruzione \- dove era grammaticalmente corretto nonostante gli accenti.

                          Ecco l’importanza della codifica T1 per i font da usare con le lingue che usano accenti.

                          Detto questo, ti segnalo un’altra tua omissione: non ho trovato, riguardando i tuoi messaggi, nessuna indicazione sulla distribuzione del sistema TeX che usi; il modulo per l’italiano non esiste come pacchetto ma babel se lo carica quando glielo dici con l’apposita opzione. In realtà è probabile che tu t sia installata una versione di base di MiKTeX, oppure che tu stia usando una versione di base su una macchina Linux legata al consorzio Debian, dove l’installazione di base, appunto, gestisce solo l’inglese.

                          Se hai MiKTeX, vai su Avvio -> Programmi -> MiKTeX -> 2.9 e nella finestra di dialigo che ti apapre dovresti poter scegliere qualcosa come MiKTeX Settings; cliccaci sopra; seleziona languages; metti un segno di spunta vicino a italian; clicca OK; seleziona Regenerate Formats. Ciò fatto non dovresti avere più problemi con l’italiano e la sua sillabazione. Sono vago perché sonoanni che non uso più Windows

                          Se ha la versione di base di TeXLive/Debian, installa anche gli altri frammenti dela distribuzione, uno dei quali mi sembra che si chiami TeXLiveLanguages; sono vago perché sono anni che non uso più Linux.

                          Poi in entrambi i casi ti fai un bel regalo se disinstalli MiKTeX, e installi al suo posto la distribuzione TeXLive completa scaricata dall’archivio CTAN come descritto ne L’Arte di scrivere con LaTeX. Se usi un Linux soggetto a Debian, ti fai un regalo se accanto a questo installi TeXLive scaricata da CTAN, come spiegato nel documento texlive-YEAR-ubuntu.pdf che trovi in rete.

                          Spero che tu sia arrivata a leggere fin qui e che ora tu abbia le idee più chiare su che cosa è il sistema TeX.

                          Buon lavoro e non ti scoraggiare se ti arrivano spiegoni da crisi di sonno come questa.:razz:

                          in risposta a: Problemi a scrivere e ruotare un testo #108324
                          OldClaudio
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                            Per la seconda cosa io scriverei [tt]\T\si{kelvin[/tt] perché \T rischia di rompersi nello sballotamento che ne fa \SI prima di mettere fuori il risultato.

                            Scusa se ti correggo; kelvin si scrive con l’iniziale minuscola, come tutti i nomi delle unità di misura, anche se il nomi delle unità derivano da nomi di persone; volt, joule, ampere, newton, eccetera. L’unico trattamento particolare che questi nomi di unità che derivano da nomi di persone ricevono in italiano è che sono invarianti al plurale.

                            Per la prima non so dirti; ne sai molto più tu di me.

                            in risposta a: Multicol e nuova pagina #108322
                            OldClaudio
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                              Metti \cloumnbreak dove ti serve.

                              Oppure, invece di usare multicols, fai una tabella di due colonne di tipo X, con l’ambiente tabularx.

                              in risposta a: Lettere nel testo #108307
                              OldClaudio
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                                Pdfpages si usa normalmente per inserire una o più pagine di un documento PDF all’interno di una altro documento in formato PDF.

                                Tu vorresti invece un ambiente che ti permetta di comporre una lettera all’interno di un romanzo, perché hai scelto di riportarne in testo formattato come una lettera.

                                OK. sembrano due cose diverse, invece la soluzione pdfpages fa esattamente quello che vuoi; al limite il semplice pacchetto graphics (a cui ricorre anche pdfpages) risolve il tuo problema. Come? in modo molto semplice; con un altro documento TeX, predisponi la tua lettera; vuoi farla con la classe letter? padronissimo; vuoi farla con un’altra classe? padronissimo; ha da essere una lettera su una immaginaria carta intestata (i personaggi di un romanzo sono immaginari)? devi lavorarci un po’ di più, perché devi inventarti anche le decorazioni della carta intestata, ma sono dettagli che dovresti affrontare anche se esistesse un pacchetto per farlo. Per farla sembrare più lettera (d’altri tempi) componi tutto lo scritto che deve apparire nella lettara con il carattere monospaziato, chiamato anche teletype, o carattere da macchina da scrivere. Una volta fatto e ottenuto il file letteraspeciale.pdf lo imposrti nel tuo romanzo con un [tt]\includegraphics[…]{letteraspeciale}[/tt] mettendo al posto dei puntini le opzioni giuste per scalare la lettera ad un formato leggibile, ma infariore al formato A4 su cui hai composto la lettera speciale. Ovviamente devi stare attento che non puòi inserire, sia pure ridotta di dimensioni, una lettera in mezzo al testo senza produrre probabili disastri di impaginazione; ti suggerirei di usare il pacchetto afterpage che ti permette di usare il comando \afterpage{…} che mette il suo contenuto all’inizio della pagina successiva. Devi aggiustare il testo per riferirti a qualcosa che non è proprio lì, ma quasi.

                                Nessun pacchetto e lo stesso lavoro che se avessi avuto un pacchetto apposta.

                                in risposta a: pacchetto bookman #108317
                                OldClaudio
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                                  vespasurf” post=108466Buonasera a tutti vorrei chiedere una cosa, vorrei produrre un documento utilizzando il pacchetto bookman, utilizzo la classe toptesi.

                                  Aggiungendo al preambolo
                                  `\usepackage{bookman}`

                                  il documento si compila senza errori, ma il font del testo non è cambiato purtroppo. Ho fatto un’altra prova su documenti in classe book e article e in quelli è apparso il nuovo font senza problemi. Potrebbe essere dunque un problema di toptesi? Sono io che sbaglio qualcosa? Sapreste dirmi come risolverlo?

                                  Grazie mille


                                  @vespasurf
                                  , toptesi non impedisce di usare font diversi da queli predefinti; fra i file della distribuzione c’è l’esempio toptesi-example.tex che nelle prime righe carica il pacchetto per usare i font Latin Modern.; l’ho usato per verificare al tua affermazione, semplicement cambiando [tt]lmodern[/tt] con [tt]bookman[/tt] e ho compilato; io dispongo di ina installazione completa e la compilazione ha dato i risultati attesi…

                                  … con un certo numero di brutture. Non entro nel merito di usare un font così nero come il bookman, perché è una questione di scelta personale. ma quel font non ha nulla che si accoppi ai font greci e ai font matematici; per cui la pagina 10 con le citazioni (finte) di Leopoardi e di Eraclito, ha quesre ultime molto più chiare del testo circostante. Nella pagina 3 della main matter (tredici del totale) c’è una formuletta composta con i font matematici di default, perfetta presa a se stante, fuori posto in un contesto bookman.

                                  Quindi prima di cambiare font io ci penserei due volte; mi informerei e cercherei font che si accoppino bene almeno con la matematica; col greco ci sono altri font diversi dai CBgreek che si possono scegliere alcuni più scuri di questi. sarebbe troopo lungo elencarteli tutti, ma prima di cambiare font devi documentarti e sapere quali sono le conseguenze, anche in relazione al contenuto del tuo documento; se non hai né matematica né greco, né cirillico… (dipende dal contenuto della tesi) il bookman potrebbe anche andare bene, ma mescolato con altri foont per altre lingue (dall lingua matematica alle lingue che si scrivono con alfabeti diversi) no, non va bene, a meno che tu non trovi dei fot di quelle “lingue” che si accoppino bene con il bokn o con qualsiasi altro font font che tu scelga diverso da quelli predefiniti o dei loro discendenti.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 3,361 al 3,375 (di 11,286 totali)

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