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Guarda questo codice, dove finalmente ci sta tutta la tabella senza fuoriuscire di sotto`\documentclass{beamer}\begin{document}
\begin{frame}
\frametitle{The model}\let\sym\relax
\framesubtitle{The regression}\centering
\begin{tabular}{lrr}
%\multicolumn{1}{c}{(1)}
&\multicolumn{2}{c}{Contribution Evasion}\\
\cline{2-3}
Life-expectancy & -0.0106\sym{***}
& (-15.26) \\
Job Type & 0.00277\sym{***}
& (7.85) \\
Gender & 0.0871\sym{***}
& (18.80) \\
Region & 0.00796\sym{***}
& (40.49) \\
Marital Status & 0.0152\sym{***}
& (8.98) \\
Constant & 0.806\sym{***}
& (16.13) \\
\hline
Observations & \multicolumn{2}{c}{47478} \\
\hline\hline
\multicolumn{3}{l}{\footnotesize \textit{t} statistics in parentheses}\\
\multicolumn{3}{l}{\footnotesize \sym{*} \(p<0.05\), \sym{**} \(p<0.01\), \sym{***} \(p<0.001\)}
\end{tabular}
\end{frame}\end{document}`
L’ho fatta a tre colonne invece che a due e ho messo un filetto orizzontale sotto alle due colonne di destra in modo da associare le colonne. Ho commentato quella cosa (1) che non si sa a che cosa si riferisca e cosa voglia dire. Ho reso \sym equivalente a \relax perché non ho idea di che comando sia ma per quel che interessa te puoi ripristinarlo a meno che non fosse quel comando che di dava l’errore di cui ti lamentavi.
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In beamer non si usano oggetti mobili, quindi niente ambiente table e niente caption. Il titolo/subtitolo dovrebbero essere sufficienti a descrivere il significato della tabella.Poi conta le righe: è probabile che siano troppe per un singolo quadro e ci sia un overful vbox.
Ma senza sapere quale errore ti da e quale sia il tuo preambolo è difficile dire qualunque cosa oltre a quello che ti ho detto sopra.
Ti posso suggerire di non sezionare la tua presentazione fino alle subsection? In una presentazione di tesi le section sono più che sufficienti e non devono superare il numero di tre; se io fossi un membro della commissione dell’esame di laurea sarei subito molto male impressionato da un sezionamento maggiore (ho quasi mezzo secolo di partecipazione alle sedute di laurea, quindi ho qualche esperienza…).
::robitex” post=105187Buongiorno a tutti.
Ho controllato con un po’ di lucidità…
e guarda caso il responsabile è proprio un pacchetto della massima importanza e già di nostra conoscenza.
Avente indovinato?OK.
Si tratta di:
`\usepackage[a-1b]{pdfx}`
…
R.Ora che hai trovato il baco o la feature e lo dici, non me ne stupisco; infatti § non fa parte deil’inieme di caratteri ASCII; pdfx fa il possibile per accettare anche la seconda metà della pagina zero della codifica UNICODE, ma evidentemente c’è qualche contrasto fra la sua codifica 8bit e la codifica T1. è per questo che ho studiato come modificare pdfx in qualcosa adatto alla codifica UNICODE nella sua transcodifica utf8 e l’ho spiegato nell’ultima versione della GuidaGuit.
L’alternativa è evitare il segno § nei metadati.Claudio
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se hai seguito quanto scritto nell’appendice C di IEEEtan_HOWTO.pdf (terminale: comando texdoc IEEEtran_HOWTO; pulsante invio; lettura) , hai già compilato esternamente il file bbl e potreti non fare altro; in quell’appendice si consigli che a lavoro finito si copi il ocntentuo del file .bbl e lo si incolli nel main file nel posto giusto (alla fine, al posto di `\bibliographystyle{IEEEtran}
\bibliography{IEEEabrv,mybibfile}` per evitare perdite di dati e per evitare alla tipografia dell’IEEE di dover usare programmi diversi da quelli soliti come latex o pdflatex, che probabilmente non usano per niente, perché ricompongono tutto. importando il testo dai file sorgente e tenendo sott’occhi il tuo file pdf per capire come fare a ricomporre le formule o dove importare le figure.
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Non è sbagliato compilare il file .bib con bitex; se si compila da terminale, sarebbe sbagliato dare il comando [tt]bibtex bibliografia.bib[/tt]La mia sequenza di comandi in realtà si riferisce i pulsanti o alle voci di menù del tuo shell editor; lui sa che argomento passare al sistema operativo per fargli eseguire bibtex con l’argomento giusto.
Il concetto è che la prima compilazione con pdflatex sul mainfile.tex produce un mainfile.aux che contiene le opere citate; la seconda compilazione con bibtex legge mainfile.sux per sapere quali opere estrarre dal database bibliografico e produce la bibliografia nel file mainfile.bbl; la terza compilazione con pdflatex di nuovo su mainfile.tex legge fra l’altro anche il file mainfile.bbl in modo che può associare le chiavi di chiamata a ciascun riferimento nella particolare sequenza di riferimenti contenuti nel file bbl e poi scrive queste associazioni nel nuovo file mainfile.aux; infine la quarta compilazione ancora con pdflatex su mainfile.tex legge l’ultimo file aux prodotto dove trova sia le chiavi sia le associazioni per cui i comandi \cite sanno cosa fare e non mettono più il punto interrogativo (o altre cose che dipendono da altri fattori) ma mette il rimando giusto al riferimento giusto nel formato giusto specificato, nel tuo caso, dal pacchetto natbib e dallo opzioni che gli hai passato.
Complicato? Forse, ma è l’unico modo per fare le cose per bene; certo ci sono dei pulsanti nello shell editor che ordinano di fare queste quattro compilazioni senza intervento umano, ma non è conveniente usare questi pulsanti, o queste voci di menù, finché il documento non è a posto, privo d’errori e completo; di fatto io non uso mai questi pulsanti tuttofare.
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Guarda l’ultimo esempio minimo compilabile che ho inviato in uno dei miei ultimi messaggi. L’ì ci sono tutti i comandi necessari per usare i newtx, gli iwona e i numeri delle sezioni in un font lineare che si accorda bene con il maiuscoletto dei titoli.Per vedere il risultato (fatto con la classe srcreprt e ArsClassica che a sua volta carica ClassicThesis, non l’ho fatto direttamente con TesiClassica) ti basta copiare l’esempio minimo (seleziona + copia) e incollarlo in file tex nuovo col nome di tuo gradimento, compilarlo e vedere il risultato. Tinei presente che il preambolo di TesiClassica, il template che stai usando contiene le righe seguenti`\usepackage[eulerchapternumbers,% % numeri dei capitoli nel font Euler
subfig,% % se si usa il pacchetto subfig
beramono,% % Bera Mono come font a spaziatura fissa
eulermath,% % AMS Euler come font per la matematica
pdfspacing,% % migliora il riempimento di riga
listings,% % codici
% parts,% % da decommentare in un documento diviso in parti
]{classicthesis} % stile ClassicThesis`quindi, come vedi eulerchapternumbers e euler math ci sono già e sono quelli che ti danno problemi. Io cancellerei tutta quella chiamata a ClassicThesis, chiamarei solo ArsClassica seguita poi dalle poche righe del preambolo del mio esempio minimo.
Conservi il layout della pagina, procedi con i font neapxtext e newpxmath; sei siucor di usare le cifre amiuscole in matematica e quelle miniscole nel testo; se non hai immesso nele tue impostazioni personali cose strane, non dovresti avere problemi; se propiro ci tieno agli eule per i numeri dei titoli specifica solo alla classe (non ad ArsClassica) l’opzione eulerchapternumbers e togli ogni mia ridefinizione del comando \chapterNubers. Io non lo farei, anche se gli Euler sono decorativi, ma la scelta è tua.
::MartinaVR” post=105173Grazie mille a entrambi per le vostre risposte, ho risolto con le indicazioni di OldClaudio.
Forse mi sarebbe stato più semplice (visto che alcune cose cambiano nella versione di OldClaudio) …Spero di essermi spiegata bene riguardo la stampa, se potesse esserci modo di mantenere la formattazione del frontespizio come lo avevo impostato lo preferirei.
Grazie mille,
MartinaCerto che puoi; il codice che ti ho dato risolve il tuo problema di centrare il frontespizio come si deve fra i crocini; tutto il resto lo puoi modificare come ti pare; ti prego di non commettere errori di stile tipografico nella composizione del frontespizio, perché è la prima cosa che ognuno vede quando prende in mano la tua tesi; i numeri che ho messo sono tutti modificabili; ma, per esempio, la preposizione semplice che terminava una riga dell’intestazione del tuo dipartimento o facoltà era un errore tipografico; non si va mai a capo dopo una preposizione, né dopo una congiunzione, né dopo brevi avverbi come non o mai, o simili.
Che le colonne del relatore e quella della laureanda siano composte in quel modo è solo più corretto come descrizione LaTeX e non comporta altro che la determinazione della larghezza della scatola della Laureanda (se diminuissi di un solo punto centesimale la larghezza delle tua scatola il tuo cognome andrebbe a capo…).
Il titolo della tesi lo puoi comporre con il font che vuoi tranne il teletype. Come ti ho spiegato, quello si usa solo per cose informatiche. Io a titolo di esempio ho usato un font senza grazie e nero; ma puoi metterlo chiaro, oppure puoi comportlo cin un font con grazie; volendo lo potresti anche spazieggiare, ma dovresti usare il pacchetto letterspace leggendone la documentazione per scoprire come fare; Potresti scriverlo in maiuscolo/maiuscoletto; tutto quello che vuoi tranne il teletype.
Il fatto di usare \hrule invece di \rule è un’altra cosa che non modifica sostanzialmente il layout ma se vuoi aumentare o diminuire la distanza di quel filetto da ciò che precede o da ciò che segue, non hai che da aggiungere di \vspace contenti distanze fisse, non elastiche, positive o negative prima e/o dopo \hrule. In realtà per il frontespizio sarebbe meglio scegliere una gabbia più alta, occupando anche lo spazio della testatina e del piedino, ma quello è più difficile da fare perché implica specificare uno stile di pagina diverso da tutto il resto della tesi. Avresti però un insieme di dati nel frontespizio che si sviluppano in modo più slanciato di quello un po’ tozzo che corrisponde alla \parbox.
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Giusto per curiosità ho voluto confrontare i font per comporre i titoli dei capitoli. Ho preso l’EMC di prima e ho aggiunto alcune ridefinizioni copiate e modificate da ArsClassica; ho definito 5 comandi \chapterNumberXX, con XX diversi ma che con un semplice \let si possono usare per assegnarne uno a \chapterNumber come si vuole, ma nel frattempo li mostro tutti e 5 assieme. Questo nuovo esempio (non più tanto) minimo compilabile mostra che con uno sforzo minimo si può cambiare ogni font, anche basandosi su ArsClassica.
Ecco il codice`% !TEX TS-program = pdflatex
% !TEX encoding = UTF-8 Unicode\documentclass[11pt]{scrreprt}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}\usepackage{arsclassica}
\usepackage[theoremfont,largesc,tighter]{newpxtext}
\usepackage{textcomp}
\usepackage[varqu,varl]{inconsolata}
\usepackage{amsmath,amsthm}
\usepackage[bigdelims,vvarbb]{newpxmath}% option vvarbb gives you stix blackboard bold
\useosf
\useproportional
\linespread{1.05}% Impostazione per i capitoli e i comandi di sezionamento; comandi ripresi da
% ArsClassica e modificati.% Per il numero del capitolo
\DeclareFixedFont{\chapterNumberRm}{T1}{\rmdefault}{m}{n}{50}
\DeclareFixedFont{\chapterNumberSf}{T1}{\sfdefault}{m}{n}{50}
\DeclareFixedFont{\chapterNumberTt}{T1}{\ttdefault}{m}{n}{50}
\DeclareFixedFont{\chapterNumberLm}{T1}{lmr}{m}{n}{50}
\DeclareFixedFont{\chapterNumberEu}{U}{eur}{m}{n}{50}\let\chapterNumber\chapterNumberRm % viene usato il Palatino eXtended
% Per gli altri comandi di sezionamento
\titleformat{\section}
{\normalfont\Large\sffamily}{\textsc%
{${\thesection}$}}%
{1em}{\spacedlowsmallcaps}
% subsections
\titleformat{\subsection}
{\normalfont\sffamily}{\textsc{%
${\thesubsection}$}}{1em}{\normalsize}
% subsubsections
\titleformat{\subsubsection}
{\normalfont\sffamily\itshape}{\textsc%
{${\thesubsubsection}$}}%
{1em}{\normalsize\itshape}
% paragraphs
\titleformat{\paragraph}[runin]
{\normalfont\normalsize\sffamily}{\textsc%
{${\theparagraph}$}}%
{0pt}{\spacedlowsmallcaps}\begin{document}
\setcounter{chapter}{2}
\chapter{Lorem}
Nel titolo del capitolo il numero è sempre preso da arsclassica imponendo le cifre minuscole e i comandi \verb|\useosf| e \verb|\useproportional| non hanno effetto. I numeri minuscoli per i titoli non vanno molto bene\dotsMa con le impostazioni suddette si ritorna alle cifre maiuscole.
Ecco le dieci cifre ottenute con il font per i numeri dei capitoli: Nell'ordine Euler, Gyre Pagella, Latin Modern, Gyre Hera sans serif, Teletype.
Gli Euler e i Teletype hanno una contrattilità nulla dello spazio interparola. I Teletype sono gli stessi usati con la precedente (sorpassata) distribuzione dei \texttt{txfonts} e \texttt{pxfonts}, diversi dai Teletype dei Computer/Latin Modern.
\begin{center}\lineskip=10pt
\makebox[\textwidth]{\color{Gray}\chapterNumberEu 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9}
\makebox[\textwidth]{\color{Gray}\chapterNumberRm 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9}
\makebox[\textwidth]{\color{Gray}\chapterNumberLm 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9}
\makebox[\textwidth]{\color{Gray}\chapterNumberSf 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9}
\makebox[\textwidth]{\color{Gray}\chapterNumberTt 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9}
\end{center}\section{Ipsum}
Lo stesso avviene per i numeri degli altri comandi di sezionamento. Però vedi sopra.Ecco i numeri 01234567890 nel testo e nella matematica in linea $0123456789$.
Ed ecco i numeri nella matematica in display:
\[0123456789\]
Il limite di
\begin{equation}
y=\frac{x^2-9}{x-3}
\end{equation}
per $x\to3$ vale
\begin{equation}
y(3) = \lim_{x\to 3} \frac{x^2-9}{x-3}= \lim_{x\to3}y'(x)= \lim_{x\to3}2x = 6
\end{equation}\end{document}`
Secondo me ArsClassica dovrebbe essere concepita come classe, sicuramente; ma con moltissime opzioni, né più né meno di suftesi; anche suftesi è del tipo prendere o lasciare, ma le sue opzioni permettono tali e tante combinazioni di formati di pagina, di layout di pagina, di font, di posizione dei vari elementi, persino di tipologia di documenti, compresa una opzione per pubblicare una rivista, che difficilmente si potrebbe trovare di meglio. I suoi disegni di pagina sono fra quelli più usati, con rapporti altezza/larghezza del blocco di stampa specificabili una discreta varietà, anche se lui si bassa su geometry e non sul metodo delle strisce delle classi Koma, che difficilmente un utente vorrebbe cambiare qualcosa, tanto che se un utente non trova fra quelle circa 20000 combinazioni una che fa per lui, allora è pronto per scriversi una classe per conto proprio. ArsClassica riveduta con la miriade di opzioni di cui dicevo, potrebbe essere una alternativa molto valida alla classe suftesi.ArsClassica con il rapporto 2:1 per altezza/larghezza della gabbia di stampa (doppio quadro) ha il vantaggio di avere abbastanza spazio per le note marginali, ottime in un testo umanistico, divertenti in Concrete Mathematics, del solito superflue in un testo tecnico scientifico. Ma questo grande spazio permette l’inserimento di figure o tabelle non troppo grandi nel margine, oltre che in testa o al piede: figure/tabelle larghe quanto \textwidth+\marginparsep+\marginparwidth;questa soluzione spesso è molto utile sia per necessità di larghezza di quello che si vuol mostrare, sia per movimentare la pagina in una maniera gradevole, non invasiva, non distraente, che può attrarre anche gli svogliati allievi una qualunque scuola superiore dei giorni nostri.
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Ti aggiungo Springer e Kluver; Ho un testo sicuramente prodotto almeno in parte con LaTeX, ed è pubblicato dalla Dover.
In Italia Hoepli e MacGraw-Hill, non sempre o non tutto, ma lo fanno. Lo stesso per la piccola editrice universitaria CLUT; poi l’editrice scientifica Levrotto & Bella; ma alcuni colleghi hanno pubblicato con una editrice universitaria di Roma fornendo il PDF confezionato secondo le loro prescrizioni grafiche simili a quelle che hai indicato tu.
Alcune case editrici o enti che pubblicano come la IEEE e la AMS accettano file sorgente coi corrispondenti file PDF scritti con pdflatex e le classi per farlo sono pubbliche e disponibili con TeXLive, però a loro serve solo per sapere che cosa l’autore voleva dire o fare, perché loro ricompongono tutto con i soliti programmi di impaginazione professionali ma, avendo chiaro sott’occhio non solo il file sorgente ma anche in pdf composto dall’autore con tutte le finezze tipografiche che i word processor non possono dare, loro sono in grado di replicare al meglio nelle loro pubblicazioni; è una via di mezzo, ma funziona grazie a LaTeX.
Sono quasi riuscito a convincere un’altra casa editrice italiana a servirsi del sistema TeX; purtroppo loro stanno a Milano e io sto nella campagna della mia provincia metropolitana e sembra che queste distanze impediscano un incontro fra me e loro per vedere meglio come fare. Non so se andrà in porto.
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Certamente valido il consiglio di passare a TesiModerna, ma…Il tuo ultimo esempio mostra che certe definizioni che hai eseguito per comporre le tue dispense rivoluzionano tutto quanto. Infatti l’EMC di prima, composto con arscalssica (che di suo carica ClassicThesis se non è già stato caricato) modificato per avere i limiti diventa:`\documentclass[11pt]{scrreprt}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}\usepackage{arsclassica}
\usepackage[theoremfont,largesc,tighter]{newpxtext}
\usepackage{textcomp}
\usepackage[varqu,varl]{inconsolata}
\usepackage{amsmath,amsthm}
\usepackage[bigdelims,vvarbb]{newpxmath}% option vvarbb gives you stix blackboard bold
\useosf
\useproportional
\linespread{1.05}\begin{document}
\setcounter{chapter}{2}
\chapter{Lorem}
Nel titolo del capitolo il numero è sempre preso da arsclassica imponendo le cifre minuscole e i comandi \verb|\useosf| e \verb|\useproportional| non hanno effetto. I numeri minuscoli per i titoli non vanno molto bene\dots\section{Ipsum}
Lo stesso avviene per i numeri degli altri comandi di sezionamento.Ecco i numeri 01234567890 nel testo e nella matematica in linea $0123456789$.
Ed ecco i numeri nella matematica in display:
\[0123456789\]
Il limite di
\begin{equation}
y=\frac{x^2-9}{x-3}
\end{equation}
per $x\to3$ vale
\begin{equation}
y(3) = \lim_{x\to 3} \frac{x^2-9}{x-3}= \lim_{x\to3}y'(x)= \lim_{x\to3}2x = 6
\end{equation}\end{document}` e non succede nulla di strano come nel tuo esempio, dove compaiono i segni di integrale al posto dei segni di uguale, e dove mancano diversi altri delimitatori. Stiamo parlando, evidentemente, di lana caprina, perché la domanda iniziale era sì collegata alluso di TesiClassica, quindi di ClassicThesis+Arsclassica, ma sia TesiClassica sia i tuoi main-file e impostazioni-personali.tex per comporre Quinta.pdf aggiungono altre definizioni che non permettono di fare confronti.
Il mio esempio minimo compilabile, pur non essendo esaustivo, dimostra che si possono cambiare i font di un file composto con ArsClassica, senza subire danni gravi, tranne, se vogliamo, i numeri dei capitoli e dei sezionamenti. Il mio esempio non dimostra che questi cambiamenti siano insensibili agli altri cambiamenti fatti con preamboli e impostazioni personali “qualsiasi”. Evidentemente ci vuole ben di più per verificare che cosa succede interagendo con altre impostazioni e altre definizioni. È possibile che quei preamboli insieme a quelle impostazioni personali potrebbero essere sensibili all’ordine di caricamento. Io, però, non ho voglia di andare a fare ulteriori esperimenti.
::
Prova questo file:`% !TEX TS-program = pdflatex
% !TEX encoding = UTF-8 Unicode\documentclass[11pt]{scrreprt}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}\usepackage{arsclassica}
\usepackage[theoremfont,largesc,tighter]{newpxtext}
\usepackage{textcomp}
\usepackage[varqu,varl]{inconsolata}
\usepackage{amsmath,amsthm}
\usepackage[bigdelims,vvarbb]{newpxmath}% option vvarbb gives you stix blackboard bold
\useosf
\useproportional
\linespread{1.05}\begin{document}
\setcounter{chapter}{2}
\chapter{Lorem}
Nel titolo del capitolo il numero è sempre preso da arsclassica imponendo le cifre minuscole e i comandi \verb|\useosf| e \verb|\useproportional| non hanno effetto. I numeri minuscoli per i titoli non vanno molto bene\dots\section{Ipsum}
Lo stesso avviene per i numeri degli altri comandi di sezionamento.Ecco i numeri 01234567890 nel testo e nella matematica in linea $0123456789$.
Ed ecco i numeri nella matematica in display:
\[0123456789\]
\end{document}`Come dice il testo l’unica cosa che a me non piace sono i numeri dei capitoli e delle sezioni, ma questa è una scelta di arsclassica+ClassicThesis.
::Quindi facendo una ricapitolazione: se elimino le chiamate ad eulermath avrò i numeri scritti in Palatino. E se volessi giudicare la resa del Latin Modern? Cosa dovrei settare?
Teniamo presente che stai usando ClassicThesis+Arsclassica, che come hai visto recentemente ah dato luogo ad interessanti confronti di idee.
Ora quei pacchetti sono un po’ del tipo prendere o lasciare.
Io proverei a fare una cosa del genere (nota che te lo dico, ma non ho fatto prove in merito, quindi il tutto potrebbe non funzionare).
nel preambolo, dopo aver invocato ClassicThesis e ArsClassica, invocherei il pacchetto newpxtext; con questa impostazione, forse vien svincolato tutto quello che ha a che fare con mathpazo e il font di default per la matematica dovrebbe essere il Latin Modern; ho dei forti dubbi che funzioni. Tuttavia questo approccio permetterebbe di caricare anche newpxmath:`\usepackage{newpxtext,newpxmath}` In questo modo avresti sostituito tutti i font di ClassicThesis e ArsClassica, compreso il font sanserif che da Iwona diventerebbe Helvetica; Iwona mi pare migliore perché, pur essendo senza grazie, almeno non sembra disegnato con una penna RapidoGraf (di quando si disegnava con il tecnigrafo e quella penna per tracciare le linee a china di spessore rigorosamente costante). Se vuoi ripristinare l’Iwona dovrebbe bastarti aggiungere ancora `\renewcommand{\sfdefault}{iwona}`Ecco quindi che i font matematici (con grazie, a differenze degli Euler che sono senza grazie) hanno la giusta inclinazione per le lettere e le cifre delle tabelle dovrebbero essere le cifre matematiche che a parte la spaziatura costante (sono i font lining+tabular) hanno lo stesso disegno dei font testuali.
Ripeto, ti ho scritto quanto sopra a naso, non ho collaudato niente; ma finche si tratta di page design sono disponibile ad usare pacchetti del tipo prendere-o-lasciare; ma quando si tratta di font voglio essere libero di scegliere i miei preferiti; vedi infatti che a parte i font matematici, per i quali da ingegnere mi sento vincolato alle norme ISO, fra i miei preferiti ci sono i Palatino e gli Iwona, gli stessi che piacciono a Lorenzo,
Ma trovo ottime anche altre collezioni come gli Utopia armonizzati con i font sans e mono, oltre che con quelli matematici che si ottengono con il pacchetto fourier; oppure i kpfonts, che offrono una buona approssimazione dei Palladio, insieme alle giuste accoppiate di sans, mono, e matematici.
Oppure ancora, tout-court, I Latin Modern, specialmente se caricati con il pacchetto cfr-lm, che estende i Latin Modern anche ad altre famiglie e che consente scelte di forme per le cifre (per esempio minuscole nel testo e maiuscole/tabular nelle tabelle oltre che maiuscole matematiche) che il pacchetto usuale lmodern non permette di usare.
Volendo Mathdesign permette di scegliere anche i Charter e i Garamond con i giusti abbinamenti con la matematica.
Quindi vedi l’importanza di non definire i font nelle classi (tranne quelle standard come book, report, ecc. perché quelle devono essere tutto fare e rappresentano gli standard con cui confrontarsi).
Lorenzo afferma che le sue tabelle con gli Euler al posto dei normali font matematici con grazie gli piacciono di più. Liberissimo, ovviamente; sui gusti di carattere estetico non si discute, come non si discute su quelli di carattere culinario o di carattere letterario, ma anch’io come te trovo le tabelle di numeri disegnati con quel poco di grazie che è lecito usare con quei glifi siano più leggibili che non con caratteri assolutamente privi di grazie; ma si tratta di gusti. Cambiare forma allele cifre testuali rispetto a quelle matematiche non mi sembra una cosa tipograficamente corretta, ma è solo un’opinione personale.
Vorrei ancora, visto che ci sono, aggiungere una piccola nota in merito agli Euler; Zapf li ha disegnati per un testi di matematica la cui parte testuale è scritta con i Concrete Computer Modern fonts. Usati assieme, in un libro solo di matematica stanno abbastanza bene, sebbene la mancanza di inclinazioni in alcuni passaggi di matematica in linea con il testo mi hanno date qualche problemino di lettura; aggiungo anche che il libro è scritto in inglese dove le uniche parole di una sola lettera sono: I che non si può confondere con altre lettere minuscole matematiche o testuali; e “a”, articolo indeterminativo. In italiano parole di una sola lettera impegnano tutte le vocali tranne la u; ecco quindi che fra la miriade di simboli matematici l’italiano è più vulnerabile dell’inglese, quindi trovo importante che le quattro vocali incriminate siano ben distinte rispetto ai corrispondenti simboli matematici. Il contesto dovrebbe eliminare ogni ambiguità? Non ne sono sicuro, e non sempre ci si può affidare al contesto.
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Mah, la scelta è tua; se io avessi dovuto fare una cosa simile a quella che vuoi fare tu, io avrei calcolato la tabella con excel e l’avrei salvata come testo specificando un separatore di colonne diverso dalla virgola, per non confonderla con il separatore decimale — se questo è il putno non c’è bisogno di fare acrobazie con separatori diversi dalla virgola.
Ottenuto il file csv, avrei sostituito tutte le virgole (o il segno prescelto) con un & e avrei aggiunto il comando \\ alla fine di ogni riga; avrei infine copiato il tutto e lo avrei incollato dentro il colpo della longtable. Avrei quindi avuto tutto sotto controllo e non avrei lasciato a nessun programma come csvsimple il compito di decidere per me che cosa fare; nove volte su dieci, magari csvsimple va benissimo, poi arriva la tabella strana e tutto diventa complicato.Qualcuno mi dice che sono antiquato perché non uso pacchetti; si preferisco tenere sotto controllo tutta l’operazione, è vero, ma non è vero che rifuggo dai pacchetti; ce ne sono diversi che fanno cose per le quali non saprei nemmeno da dove cominciare, ma per un’operazione semplice come questa non avrei dubbi; “chi fa da sé fa per tre” e questo va benissimo se uno è capace di fare da sé; purtroppo spesso non si è capaci, o non si ha voglia di riscoprire l’acqua calda, oppure non si ha tempo per studiare una soluzione autonoma. La conclusione, quindi, è che ognuno fa come meglio crede scegliendo la strada che trova più comoda da percorrere.
Certo, anche la strada di due tabelle distinte è ottima.
::Kayla1996″ post=105144Buonasera a tutti.
Sto scrivendo un articolo a due colonne in LaTeX e ho un piccolo problema.
In pratica devo inserire due immagini affiancate (orizzontalmente) come se stessi scrivendo l’articolo in una sola colonna. Fin qui tutto bene le immagini risultano correttamente posizionate. Il problema sorge quando vado ad inserire il caption, infatti da quel momento le due immagini non rimangono più allineate ma finiscono una sotto l’altraquesto è ciò che ho scritto
`
\begin{figure*}[tb]
\centering
\includegraphics[scale=0.2]{Graph1.jpg}
\caption{Ciao}
\includegraphics[scale=0.2]{Graph2.jpg}
\caption{Caao}
\end{figure*}`Qualche idea? Grazie per l’aiuto
Suggerimento: L’ABC di LaTeX, dopo aver appreso quanto sta scritto nella guida per neofiti L’Arte di scrivere con LaTeX, è la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato, scaricabile dall’opportuna sottosezione della Documentazione di questo sito. Non è che voglia per forza costringerti a leggere quella guida tematica, ma i commenti servono appunto anche per descrivere alcuni comandi e ambienti che non trovano spazio nelle guide più gettonate (in particolare l’ottima guida L’Arte, citata sopra, non ne parla).
Il concetto è quello di mettere ogni figura con il suo \includegraphics e il suo \caption dentro una minipage larga un po’ meno di \textwidth; le due minpage devono essere scritte di seguito, senza righe bianche, ma separate solo da un \hfill; \qualcosa come questo codice:`\begin{figure*}% che, volendo usarle, accetta solo le opzioni t e p, non accetta b
\begin{minipage}{0.48\textwidth}
\includegraphics[width=…]{figura1}
\caption{Ciao}
\end{minipage}
\hfill
\begin{minipage}{0.48\textwidth}
\includegraphics[width=…]{figura2}
\caption{Cerea}
\end{minipage}
\end{figure*}`Le due minipage risultano allineate rispetto alla loro mezzeria; le didascalie hanno numerazioni indipendenti e si può accedere la loro numero con i soliti \label e \ref. Il Reference Manual spiega come allineare le varie minipage in modo che le prime righe di ciascuna delle due didascalie siano allineate; in questo caso però ci vogliono quattro minipage.Invece il pacchetto subfig (di cui devi leggere la documentazione: terminale; texdoc subfig; pulsante invio; leggere) ti permette di inserire diverse sottofigure in un ambiente figure (con o senza asterisco) ognuna con la sua sotto didascalia e con l’insieme delle figure descritte da una didascalia generale. I due metodi non sono equivalenti l’uno con l’altro; la differenza sta proprio nel legame logico fra le figure affiancate; se non c’è non è il caso di usare subfig, che invece va usato se questo legame logico esiste.
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