OldClaudio

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  • OldClaudio
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      Sei sicuro che quei comandi rispettino le tue specifiche? Non ho controllato materialmente, ma ho i miei dubbi. Compilati un esempio minimo compilabile con testo fittizio; crea un paio di capitoli con alcune sezioni asteriscate e alcune non asteriscato, pei guarda sia i titoli effettivamente composti (od omessi) e l’indice.
      Posso sbagliarmi, ma ho il sospetto che non avrai i numeri nelle sezioni asteriscate, ma il contatore delle sezioni sarà stato incrementato dietro le quinte per cui le sezioni numerate non avranno i numeri consecutivi.

      Se mi sbaglio, meglio così, nel senso che hai ottenuto quel che volevi.

      in risposta a: Posizionare immagine in XeLaTex #103849
      OldClaudio
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        Avete ragione entrambi. LaTeX è uno strumento, non una ragione di vita.

        Nessuno conosce tutto LaTeX e tutti i circa 120.000 file, raccolti in circa 3000 packages, che compongono il sistema TeX.

        LaTeX è uno strumento che permette di fare le cose bene, non necessariamente più facilmente di come si potrebbero fare con Word, o con Writer, o con un qualsiasi word processor.

        Per fare le cose bene, qualunque cosa, bisogna metterci impegno, attenzione, cura e via di questo passo.

        Per fare le cose pur che sia, basta farle pur che sia; la differenza è evidente sia nell’olio di gomito speso, sia nella qualità del risultato. Dipende al solito dal rapporto costi/benefici.

        Detto questo, mi permetterei di dire che io non userei LaTeX per fare le cose pur che sia, visto che mi piacerebbe farle bene, ma evidentemente dipende, appunto dal famoso rapporto costi/benefici per me come per voi.

        in risposta a: Conversione grafici #103872
        OldClaudio
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          I consigli che hai ricevuto sono validissimi, ma permettimi di aggiungere queste considerazioni.

          Se il tipo programma SPSS esporta i risultati in formato PDF, usali direttamente e dimenticati dei corrispondenti grafici EPS; se sono vettoriali per davvero, lo sono entrambi; ne sono solo degli involucri vettoriali che contengono delle schermate bitmapped, non è vettoriale nessuno dei due. Vedi anche sotto.

          Se ha dele tabelle complicate esportate da SPSS, inseriscile tranquillamente con \includegraphics in un ambiente table e sotto (o sopra, per lo stile italiano) ci metti la didascalia. Non hai bisogno d’`altro. Ricorda che \includegraphic con i suoi argomenti facoltativo e opzionale, non ha bisogno di essrre dentro una ambiente flottante, ma, al limite, lo puoi anche usare per mettere un segno “disegnato” in linea con il testo.

          Per verificare se il PDF esportato da SPSS è davvero vettoriale, prendi una tabella complicata e inserita con il metodo detto sopra; nel file che componi con pdflatex, vai nella pagina dove compare la tabella, ingrandiscine un dettaglio di (almeno) 10 volte ed guarda con attenzione un dettaglio qualsiasi dell’immagine così ingrandita. Se lo vedi disegnato come tanti quadratini affiancati, allora il file PDF prodotto da SPSS non era un vero vettoriale.

          Che io sappia di suo \includegraphics non include immagini tiff. I file jpg sono accettabili sono per foto o disegni senza cambi bruschi di colore (la compressione jpg è “lossy”);per disegni al tratto, se non riesci a farli con tikz, o con altri sistemi (io li faccio generalmente con l’ambiente picture, nativo di latex, ma esteso con il pacchetto pict2e già descritto da Lamport nel suo manuale di LaTeX2e), usa solo il formato png (la compressione è “lossless”) e la resa, pur non essendo vettoriale, è migliore rispetto alal resa delo stesso disegno salvato in jpg.

          Come ti ha detto @franen, se i dati da plottare li hai anche in forma testuale, potrebbe essere possibile ricomporli con pgfplots, ma il vantaggio di usare pgflots non sta tanto nella qualità del disegno, comunque eccellente, ma che potresti avere anche con gnuplot, quanto per il fatto che ogni scritta che compare nel disegno è fatta con gli stessi font testuali e matematici del resto del testo. Se passi per Excel e metti le scritte con Excell, i font che usi sono diversi e quasi sempre non riesci nemmeno a mettere i nomi degli assi in cordivo. Non dico che Excell sia da buttare, ma sarebbe meglio evitare di usarlo.

          Su ArsTeXnica che puoi scaricare dalla sezione omonima di questo sito, c’è almeno un articolo che riguarda il connubio di R e di LaTeX. Non ho mai usato R, ma mi pare di ricordare che installazioni recenti di quel programma permettano di salvare i risultati in formato .tex, posso sbagliarmi, perché, ripto, non ho mai usato R, Ma vale la pena cercare fra gli articoli di ArsTeXnica.

          in risposta a: sommario in indice senza riferimento pagina #103869
          OldClaudio
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            La classe report non contempla il super sezionamento \frontmatter, \mainmatter, \backmatter, ma prevede i comando \chpater*, \section*, eccetera. I comandi asteriscati non mettono nulla nell’indice, né il titolo, né la pagina. Non mettono nulla nemmeno nelle testatine.

            Lascia cje la numerazione delle pagine comincia da 1, specialmente usando la classe report, poi che importanza ha se il primo capitolo indicato nell’indice viene riportato nella pagina 5, piuttosto che nella pagina 1? L’indice è lì apposta.

            in risposta a: Posizionare immagine in XeLaTex #103846
            OldClaudio
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              Premesso che il template che hai copiato contiene diversi errori concettuali, ma non te li correggo, perché il tuo problema consiste nel metere la foto, perché non provi questo?
              `\begin{tabular}{rl}
              \textsc{Place and Date of Birth:} & Someplace, Italy | dd Month 1912 \\
              \textsc{Address:} & CV Inn 19, 20301, Milano, Italy \\
              \textsc{Phone:} & +39 123 456789\\
              \textsc{email:} & \href{mailto:nome.cognome@gmail.com}{nome.cognome@gmail.com}% la riga continua
              \makebox[0pt]{\hspace*{30mm}\raisebox{2ex}{\includegraphics[height=4\baselieskip]{LaMiaBellaFoto}}}
              \end{tabular}`
              Regola i 30mm e i 2ex come meglio credi con qualche prova; 2ex può anche valre 0pt o un lunghezza negativa; i 30mm distanziano la foto dalla fine della riga probabilmente più lunga delle altre; l’altezza posta a 4\baselineskip può essere messa ad un valore qualsiasi positivo, ma non troppo grande; io l’ho indicato di quattro righe perché la tabella ha quattro righe, ma è solo un punto di partenza.

              È mai possibile caricare color e xcolor contemporaneamente? è mai possibile non scegliere font della codifica giusta e input encoding della codifica opportuna? è mai possibile non caricare babel per gestire le lingue, anche se per caso la lingua principale fosse l’inglese, ma mettendo una pezza per sillabare correttamente “imprese”? È mai possibile avere già scritto due tesi e non sapere che hyperref va caricato per ultimo dopo ogni altro pacchetto che definisca o ridefinisca i comandi di sezionamento, i contatori, eccetera?

              Scusami se sono molto severo con queste critiche, ma avresti dovuto rivolgerti al forum molto prima di arrivare al curriculum; ammetti di non essere molto esperto, ma spero che tu non abbia scritto le tue tesi con simili preamboli. In internet si trovano generalmente schifezze, se non si va nei siti giusti. Il forum del GuIT è il sito giusto per gli utenti italiani, ma bisogna sparlo navigare bene. Credo che nella sezione ArsTeXnica ci siano almeno due articoli, due tutorial, per scrivere il curriculum con LaTeX. Non parliamo della guida per neofiti L’Arte di scrivere con LaTeX, la miglior guida per neofiti che ci sia in tutta internet. Ci sono anche altre guide sia generali sia tematiche. C’è la funzione “Cerca” per trovare altri messaggi odve si chiedono e si danno spiegazioni sui curriculum (non curricula, come le mode del momento vorrebbero).

              OldClaudio
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                Vediamo un po’.

                \mainmatter numera i capitoli e le varie sezioni e sottosezioni e le note sono reimpostate a uno all’inizio di ogni capitolo; nell’indice vanno normalmente i titoli dei capitoli e dei paragrafi; nelle testatine vanno a sinistra i titoli dei capitoli e a destra i titoli dei paragrafi. Se nella main matter usi \chapter* non succede nulla di tutto ciò: niente numerazioni, niente indici, niente testatine, niente note.

                Con \frontmatter cambiano poche cose; \chapter continua a funzionare, salvo che i capitoli non vengono numerati nè vengono numerate le sezioni e le sottosezioni di ogni livello; ma i titoli dei capitoli e dei paragrafi vanno a finire nell’indice e nelle testatine. La numerazione di solito non è araba, ma romana minuscola, a meno che non venga personalizzata in modo diverso.

                Le stesse cose valgono per il materiale della \backmatter salvo che la numerazione delle apgine contiua quella della main matter.

                Con tutte e tre questi “super sezionamati” i comandi \chpater* continuano anon fare nulla tranne quello di cominiciare un capitolo non numerato, ma niente indice, niente testatine, niente reset dei contatori, compreso quello delle note.

                Qual è dunque il problema? che NON BISOGNA USARE IN NESSUNA DELLE TRE SUPER SEZIONI I COMANDI ASTERISCATI. Questi si possono usare solo per cose minime, come una dedica o una presentazione scritta da una persona diversa dall’autore (certo non una tesi). In particolare se hia piì di una appaendice, non le puoi mettere nella back matter, perché non verrebero distinte con il numero di capitolo reso con una lettera maiuscola, ma devi metterle in coda alla main matter precedute dla comando \appendix, affinché cambi il modo di comporre il numero.

                L’Introduzione può andare nella frontmatter, ma con il comando \chapter senza asterisco; PUÒ, vuol dre che non è obbligatorio metterla nella fornt matter; può anche essere un capitolo numerato all’inizio della main matter. dipende se si tratta di una semplice introduzione non strutturata in paragrafi sotto paragrafi, oppure se è strutturata; in questo caso sarebbe meglio metterla all’inizio della maimatter.

                Nella back matter può rovare posto un’unica appendice, che non ha bisogno di essere distinta con una lettera da altre appendici che non ci sono, dalla bibliografia, da uno o più indici analitici.

                La front matter oltre al frontepsizio e al retrofrontespizio può contenere una dedica, potrebbe contenere dei rigraziamenti, di solito del tutto inutili (i relatori svolgono i loro compiti istituzionali; genitori, parenti di ogni ordine e grado, amici, eccetera sono più contento che uno si laurei piuttosto di vedere i loro nomi citati nei ringraziamenti; le uniche persone che è obbligatorio ringraziare sono quelle esterne all’universita che in qualche modo, senza averne l’obbligo istituzionale, hanno contribuito a mettere a disposizione del laureando cose o informazioni non disponibili presso l’università), l’indice generale, un riassunto non strutturato della tesi, una introduzione non strutturata e priva di note.

                Vedi dunque che il tuo problema non si pone. se proprio vuoi azzerare un contatore per altri motivi, scrivi [tt]\setcounter{footnote}{0}[/tt] e non hai altri problemi. Ma se segui la strutturazione che ti ho descritto e sfrutti i tre super sezionamenti come si deve non ha nessun problema con la numerazione delle note.

                in risposta a: Affiancare due o più tabelle #23624
                OldClaudio
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                  @Paccio
                  , di solito sarebbe opportuno usare filoni di discussione diversi per argomenti diversi. Ti rsponderò, per punti, ma ti assicuro che sarebbe più facile avere più risposte differenziano i filoni.

                  1) D’accordo; i collegamenti ipertestuali che tu clicchi sil numeri della prima tabella o su quello della seocndoa o su quello della terza, il file si posizione sempre nella pagina dove si trova la tabella. Per fortuna che sia così; perché innanzi tutto le tre tabelle sono dentro lo stesso float perché sono strettamente correlate; e quello è un vantaggio; tutti e tre i link riportano all’unico float così nella schermata ti appaiono tutte e tre le tabelle e le hai sott’occhio contemporaneamente. Il meccanismo dei link di hyperref per i float funziona così e non diversamante perché lo scopo è proprio quello di mostrare l’intero float.

                  2) i font concrete sono certamente diversi dai font LatinModern e stanno benissimo con gli Euler, visto che Knuth stesso li ha usati in quasto modo. Gli Euler sarebbero sconsigliati per testi di matematica “scientifica” (fisica, ingegneria, scienze applicate) perché le norme u=iso richiedono speciali font tondi, corsivi eccetera per scopi specifici legati alle scienze applicate. La norma non si applica alla matematica pura; l’informatica non dovrebbe contenere cose matematiche, se non forse, i conteggi dei bit e dei byte, quindi l’informatica intesa come “computer science” non ne dovrebbe essere coinvolta. Nello stesso tempi gli Euler sono così diversi dai Concrete, che i problemi che si presentano usando gli Euler con i Latin Modern, per esempio, o con i Palatino, come nell’Arte, non si presentano più. Ricordati eprò che anche se la norma ISO non coinvolge la matematica dell’informatica, il Sistema Internazionale continua a coinvolgerla. per cui devi stare molto attento a usare i prefissi che indicano potenze di 1000=10^{3} dai prefissi che indicano le potenze di 1024=2^{10}. Non confondere quindi k (minuscolo) con Ki (con l’iniziale maiuscola), M e e Mi, G e Gi, T e Ti, che non si leggono nemmeno kilo, mega, giga, tera, ma si leggono kibi, mibi, gibi, tibi. Ti piaccia o no, questo è quanto prescrive il SI.
                  Se vuoi un documento autorevole sull’SI, facendo la tara sulle (poche) cose che riguardano la lingua inglese, cerca con qualsiasi motore di ricerca e scarica il file gratuito sp811.pdf. Le poche cose che riguardano l’inglese, sono l’uso del punto decimale e il plurale con la s delle unità di misura (in italiano si usa la virgola decimale e il plurale è esegui con le normali regole dell’italiano solo per le poche unità il cui simbolo è minuscolo e il cui nome completo non termina per consonante: metro (m) -> metri, candela (cd) -> candele; lux (lx) -> lux; ampere (A) -> ampere; eccetera). Ricordati anche che quando parli di clock di sistema, le frequenze si esprimono in kHz, MHz, GHz, con la H maiuscola — scusa se mi sono permesso, ma gli informatici, con le dovute eccezioni, di solito non sono molto precisi su queste cose 😉

                  3) Per configurare il modo di comporre i titolo usa il pacchetto titlesec e vivi felice; ovviamente devi leggerne la documentazione, perché le possibilità di personalizzazione sono molto numerose.

                  in risposta a: Formule Chimiche #103841
                  OldClaudio
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                    Esempio minimo compilabile, per favore. Non è chiaro, se non lo si vede, che cosa intendi con la barra troppo grossa.

                    in risposta a: Numeri Curriculum Vitæ #103838
                    OldClaudio
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                      Io userei soloi numeri maiuscoli nel CV. Quelli minuscoli sono una raffinatezza che possono apprezzare solo certe persone e richede una certa dimestichezza per distinguere lo zero dalla o e l’uno dalla i maiuscoletta.

                      in risposta a: Affiancare due o più tabelle #23622
                      OldClaudio
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                        Hai provato questo?`\begin{table}
                        \caption{Tempi di esecuzione dell'algoritmo di somma in msec.}
                        \label{tab:tempi}
                        \centering
                        \begin{tabular}{cllllll}
                        \toprule
                        N. proc. & $n = 10^3$ & $n = 10^4$ & $n = 10^5$ & $n = 10^6$ & $n = 10^7$ & $n = 10^8$ \\
                        \midrule
                        1 & 0,009 & 0,050 & 0,427 & 3,983 & 40,114 & 400,733 \\
                        2 & 0,018 & 0,034 & 0,244 & 2,315 & 20,121 & 200,802 \\
                        4 & 0,010 & 0,032 & 0,137 & 1,178 & 10,206 & 101,159\\
                        8 & 0,039 & 0,048 & 0,099 & 0,619 & 6,770 & 66,262 \\
                        \bottomrule
                        \end{tabular}

                        \bigskip

                        \caption{Speedup dell'algoritmo di somma.}
                        \label{tab:speedup}
                        \begin{tabular}{ccccccc}
                        \toprule
                        N. proc. & $n = 10^3$ & $n = 10^4$ & $n = 10^5$ & $n = 10^6$ & $n = 10^7$ & $n = 10^8$ \\
                        \midrule
                        2 & 0,493 & 1,469 & 1,751 & 1,720 & 1,994 & 1,996 \\
                        4 & 0,881 & 1,567 & 3,120 & 3,381 & 3,930 & 3,961 \\
                        8 & 0,227 & 1,045 & 4,316 & 6,435 & 5,925 & 6,048 \\
                        \bottomrule
                        \end{tabular}

                        \bigskip

                        \caption{Efficienza dell'algoritmo di somma.}
                        \label{tab:efficienza}
                        \begin{tabular}{ccccccc}
                        \toprule
                        N. proc. & $n = 10^3$ & $n = 10^4$ & $n = 10^5$ & $n = 10^6$ & $n = 10^7$ & $n = 10^8$ \\
                        \midrule
                        2 & 0,247 & 0,734 & 0,875 & 0,860 & 0,997 & 0,998 \\
                        4 & 0,220 & 0,392 & 0,780 & 0,845 & 0,983 & 0,990 \\
                        8 & 0,028 & 0,131 & 0,539 & 0,804 & 0,741 & 0,756 \\
                        \bottomrule
                        \end{tabular}
                        \end{table}`

                        Il codice che ti ho indicato è corretto, perché l’ho usato molte volte (c’è scritto anche nella guida GuIT che si possono inserire diverse tabelle o figure ognuna con la sua didascalia, dentro lo stesso ambiente flottante).

                        Il problema del rinvio alla prima delle tre tabelle (ho capito bene che ti succede così?) non dipende dall’ambiente table o dal fatto che ci siano tre tabelle con tre didascalie, ma dipende dalle impostazioni di hyperref, che sono un po’ in contrasto l’una con l’altra. Se non mostri anche il tuo preambolo che permetta di replicare il problema, può essere che anche il mio codice non funzioni, ma non saprei come fartele funzionare se non vedo (io o gli altri) il preambolo.

                        in risposta a: [risolto] (traduzione mia) e retrofrontespizio #103688
                        OldClaudio
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                          Se c’è una pagina bianca fra il frontespizio e il retrofrontespizio, vuol dire che c’è un \cleardoblepage perima del retro frontespizio o alla ifne del frontspizio.
                          Siccome tu componi la front matter separata dalla main matter, fai attenzione che la dichiarazione di \frontmatter sia prima della composzione del frontespizio. poi cuare che non ci siano clear double page da nessuna parte. se non eventualamate dopo, eventualmente, il retrofrontepsizio. Io non rinuncerei a openright come opzione alla classe, perché componendo fronteretro i capitoli si aprono semrpe a destra.
                          Ma nella front matter è corretto non inserire pagine bianche prima di ogni nuova pagina/ \Usa \newpage, invece di \clearpage e prima della main matter nun usare mai \cleardoblepage.

                          IIlFuria.AWT dice giusto di non mettere \clearpage prima della fine dell’ambiente titlepage.

                          L’esempio di toptesi e topfront per il retrofrontespizio si irferisce ad una classe diversa dove il retrofrontspizio è gestito con il comando \retrofrontepsizio definito da toptesi, e non con i comandi normali di LaTeX.

                          Naturalmente nessuno ti vieta di creare il frontespizio con topfront, insieme al retrofrontespizio, leggendo la documentazione toptesi-it.pdf, ma poi devi inserirlo nella tua tesi con psdfpages in mdo da aggiungere quelle dua paigne in testa al tutto. Complicato per la possibilità di moltiplicare gli errori, e fonte di errori, ma non impossibile.

                          Ti suggerisco di restare con book, e di comporre il frontespizio fuori dell’ambente titlepage, mettendo le cose che vuoi dove vuoi e senza usare mai \cleadoublepage.

                          in risposta a: article – twocolumn #103818
                          OldClaudio
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                            @De_Leo, per fare delle cose non previste dalle classi, bisogna conoscere alcune cose di base. L’ABC di LaTeX è contenuto nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato liberamente scaricabile dalla sezione Documentazione di questo forum.

                            Ma certe cose sono delicate e bisogna capirle fino in fondo, in particolare bisogna conoscere la differenza fra dichiarazione e comando. Nella guida tematica suddetta la cosa dovrebbe essere spiegata bene; in particolare le dichiarazioni e i comandi relativi ai font sono ben sottolineate.

                            Non altrettanto bene, forse, sono sottolineate le differenze fra le dichiarazioni e comandi globali rispetto a quelli locali. La definizione è semplice: quello locali sono delimitati da un gruppo, esplicito o implicito; i comandi per i gruppi espliciti sono \begingroup e \endgroup, \bgroup e \egroup, { e }. I comandi impliciti sono quelli impostati dagli ambienti, quindi da [tt] \begin {…} e \end {…}[/tt]. Ma i comandi e le dichiarazioni globali se ne infischiano dei gruppi e quindi usare gruppi espliciti o ambienti non serve a niente.

                            Ecco perché quando scrivi [tt]\large\textbf{bla bal}[/tt] il carattere nero agisce solo su bla bla, mentre la dichiarazione \large agisce da quel punto in poi, quindi non solo su bla bla, ma su tutto quel che viene dopo. Se tu scrivessi [tt]\textbf{\large bla bla}[/tt], \large agirebbe solo sull’argomento bla bla, e non manifesterebbe i uoi effetti sul resto del testo.

                            \onecolumn e \twocolumn sono invece dichiarazioni globali; l’ambiente onecolumn non esiste e non potrebbe esistere proprio per la globalità della dichiarazione \onecolumn; infatti che cosa fa [tt]\begin{onecolumn}[/tt]? Imposta un po’ di cose per la diagnostica degli ambienti di LaTeX, ma essenzialmente comincia un gruppo implicito dichiarando \begingroup, poi esegue il comando \onecolumn; di lì in poi si compone su una colonna. OK; ma poi viene \end{onecolumn} che esegue un po’ di verifiche per segnalare se eventualmente si stia chiudendo l’ambiente sbagliato, poi esegue \endonecolumn, poi chiude il gruppo con la dichiarazione \endgroup. Ma, che succede? non esistendo l’ambente onecolumn, non esiste nemmeno il comando \endonecolumn, che viene quindi trattato come \relax (cioè: “rilassati, non fare niente”); quindi la composizione continua imperterrita su una colonna.

                            Ne tuo caso, anche sapendo queste cose, non servirebbe a niente dare il comando \twocolumn dopo la chiusura dell’ambiente, perché questo comando, prima di passare alla composizione a due colonne eseguirebbe un comando implicito \clearpage, che non sta per niente bene all’inizio dell’articolo, dopo il titolo e l’abstract.

                            Vedi come sono complesse le cose?

                            Invece il comando che ti suggerisce @IlFuria.AWT funziona. Perché? L’ambiente @twocolumnfalse non esiste, ma quando \begin entra in funzione, fa le stesse cose preliminari, poi esegue il comando locale \@twocolumnfalse che imposta a falso lo switch \if@twocolumn; ecco quindi che iniziando a comporre l’abstract o quel che vuoi, lo compone ad una colonna, cioè a piena pagina. Quando \end entra in funzione esegue \relax al posto di \end@twocolumnfalse, visto che l’ambiente non esiste, ma dopo chiude il gruppo con \endgroup, per cui l’impostazione a falso dello switch, viene dimenticata dentro il gruppo e uscendo dal gruppo lo switch torna ad essere vero, come lo era prima di entrare in questo finto ambiente.

                            Complicato? forse sì all’inizio, ma quando si sono capite queste cose, il tutto diventa di una chiarezza lampante. Capite queste cose e diverse altre dello stesso genere, diventa poi facile scrivere delle classi e, se sono davvero utili, vale poi la pena di caricarle su CTAN con l’opportuna documentazione per condividerle con altri, nello spirito di condivisione degli utenti del sistema TeX.

                            Scusa se sono stato un po’ lunghetto, ma credo che convenga consumare qualche parola in più per le spiegazioni, che non limitarsi a dire “fai cosi che funziona”. Non dico che questo secondo approccio talvolta non sia necessario, ma secondo me più si spiega, più si dà la possibilità di capire, e quindi di aiutare gli altri a diventare più o meno autosufficienti. Dopo 30 anni che uso LaTeX dovrei io stesso essere autosufficiente, ma qualche volta ho scritto anch’io per aiuto.

                            “Nessuno nasce imparato!”

                            in risposta a: [risolto] fancyhdr e font numerazione prima pagina capitolo #103794
                            OldClaudio
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                              1) Non metterei in neretto i numeri delle prime pagine di apertura dei capitoli, a meno cne non siano in neretto anche gli altri numeri di pagina.

                              2) Allora (tenuto conto che \p@ significa 1pt) la tua somma -3.5pt +0.2pt + 2.8pt farebbe 0pt? A me risulta che faccia -0.5pt. Non confondere con lo 0.5 che moltipliaca la larghezza del testo \columnwidth, cosicché 0.5\columnwidth rappresenta metà della larghezza del testo. La larghezza e l’altezza sono cose diverse; 0.5\columnwidth potrebbe valere 250pt (dipende da come hai configurato la geometria della pagina) ma per fortuna è una larghezza, non una altezza.

                              3) \markright definisce il valore di \rightmark; \markboth definisce i due mark, \leftmark e \rightmark con i suoi due argomenti; il primo definisce \leftmark e il seocndo \rightmark. I mark sono delle cose strane a livello del linguaggio nativo e vengono gestiti e aggiornati internamente dal meccanismo di creazione delle pagine; i comandi \markright e \markboth sono solo dei comandi a livello utente che “proteggono” l’utente dal doversi interessa dei mark veri gestiti dal programma interprete. Suppongo che non ti interessi andare a fondo di questa faccenda, am se prorpio ci tieni, s=nella sezione ArsTeXnica di questo forum c’è in articolo intitolato “I mark, questi sconosciuti” dove cerco di spsiegare che cosa siano e come funzionino e come li si possa “forzare” a fare certe cose non previste da LaTeX, come mettere le intestazioni destre e sinistre delle pagine dei dizionari.

                              Perciò il \rightmark non riceve un valore se non quando il pagebuilder non accoda in uscita la prima pagina dove la prima sezione di un capitolo viene iniziata. Quindi in una introduzione (capitolo non numerato, reso con \chapter nella front matter dove i capitolo non vengono numerati ma producono i loro effetti sia nell’indice generale sia nelle testatine), nella pagina dopo quella dell’intestazione dlel’intorduzione, comapre il numero della pagina e la parola Introduzione nella testatina di sinistra; nella terza pagina dell’introduzione non compare nulla, perché l’intoduzione non è divisa in sezioni, e così via una pagina sì e una pagina no le testatine contengono o Introduzione o nulla. Se invece con \Chaptermark carichi entrambi i mark attraverso \markboth, le pagine dell’introduzione hanno al parola Introduzione su tutte le pagine.
                              Per i capitoli della main matter il problema non si pone perché i capitoli sono numerati e divisi in sezioni vuoi fin dall’inizio o dopo in paio di capoversi non strutturati all’inizio del capitolo.

                              Non so se sono stato sufficientemente chiaro, ma le cose funzionano così; per cui puoi seguire i miei consigli di usare entrambi i mark, ma non sei obbligata.

                              in risposta a: Modello di Curriculum vitae #78851
                              OldClaudio
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                                R.Cutrupi” post=103826Ragazzi lasciate stare il curriculum europeo. Come ormai risaputo questo rappresenta un formato prolisso e poco efficace.

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                                Ti do 24 ore per cancellare il tuo messaggio che, come vedi, viola questa norma. Se non lo fai tu lo faccio io.

                                Old Claudio
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                                in risposta a: Note piè di pagina miste: numero e lettera #103801
                                OldClaudio
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                                  Il pacchetto \eledmac e il più recente \reledmac servono per comporre le edizioni critiche che hanno anche 5 apparati di note diverse.
                                  La cosa non è così semplice da spiegare in un messaggio sul forum; bisogna quindi leggere la documentazione dando in un terminale il comando texdoc seguito dal nome del pacchetto.

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