OldClaudio

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  • in risposta a: Modalità di scrittura #101168
    OldClaudio
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      Benvenuto nel forum.

      Non e chiaro che carattere vuoi usare, visto che sai come usare il carattere che si attiva con \texttt.

      Magari vorresti lo stesso carattere di \texttt, ma in modo che sia consentita la cesura in fin di riga?

      Oppure vuoi usare un carattere con lo stesso stile, ma con i singoli glifi che non sono uniformemente “schiacciati” tanto che si dice che sono a spaziatura fissa come quelli delle vecchie macchine da scrivere meccaniche.

      Spiegati meglio, perché, per mia incapacità, non ho capito che cosa cerchi.

      in risposta a: Didascalia tabelle e spaziatura celle #101154
      OldClaudio
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        Dài, la didascalia si mette come tutte le altre didascalie, usando il comando \caption; a seconda della classe che usi potresti dover mettere un piccolo spazio verticale sotto alla didascalia; con la classe book, per esempio, dovresti fare così:`\begin{table}
        \caption{…}\label{…}
        \vspace{4pt}% aggiusta questo valore

        \begin{tabular}{lrr}
        \toprule
        Azienda Sanitaria Locale & \multicolumn1c{ASP} & \multicolumn1c{ASM} \\
        \midrule
        Personale del rulo sanitario & 1\,134,00 & 401,00 \\
        …
        \% Costi ADI & 1,361\,178\,77 & 1,294\,705\,2 \\
        \bottomrule
        \end{tabular}
        \end{table}`
        Nota che i gruppi di tre cifre prima e dopo la virgola decimale non vanno senganti con il punto e non vanno omessi, ma vanno inseriti con uno spazio fine (lo dicono le norme ISO/UNI che vietano espressamente di separare i gruppi di tre cifre con qualunque segno “inchiostrato”).

        Inoltre se quello è l’esercizio che devi fare non metto lingua, ma le percentuali con 7 o 8 cifre decimali fanno ridere; le percentuali non hanno mai così tanti decimali; ricorda che la percentuale è il numeratore di un denominatore 100 indicato dal segno %; quindi 8 cifre decimali dopo la virgola del numeratore vuol dire 10 cifre decimali del numero decimale 0,0136117877; semplicemente ridicolo. Dato e non concesso che abbiano senso tante cifre dopo la virgola, bisognerebbe che essere fossero calcolate a partire da dati inziali che abbiano almeno 10 cifre significative; e i totali indicati nella penultima riga della tabella hanno certamente 6 cifre significative, 8 se si considerano significativi i “trailing zeros”.

        Questi commenti non richiesti servono a sottolineare che comporre una tabella con LaTeX è una cosa, comporre una tabella con dati ragionevoli e seri è un’altra.

        Consentimi di suggerirti di scaricare dalla sezione Documentazione sotto sezione Guide tematiche GuIT, di questo sito, la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato e tradotto in italiano; tutto quello che hai chiesto si trova in quella guida; i miei commenti in questo messsaggio non ci sono 😉

        in risposta a: motivo in alto a destra della pagina di ogni capitolo #101140
        OldClaudio
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          Appunto.

          Il suggerimento di usare fancyhdr non era casuale. Siccome non ha letto la documentazione e non hai percepito il suggerimento che quel paragrafo ti dava, ma, al massimo, ti sei limitato a guardare la figura dell’indice con le thumbnail, non ti sei accorto che proprio nel paragrafo c’è scritto come fare per mettere qualunque cosa in qualunque punto della paigna, ancorandolo al margine destro della testatina.
          Nell’esempio che viene dato, c’è un comando di posizionamento \put, che contiene un’ordinata negativa; certo è negativa per mettere le thumbnail più in basso della testatina, se invece vuoi mettere qualcosa più in alto devi mettere solo un’ordinata positiva; ovviamente il suo valore, e in particolare la \unitlength, vanno scelti in modo che si accordino con la pagina” virtuale del tuo e-book.

          È ovvio che devi sperimentare un po’ per trovare i valori giusti, ma la soluzione con fancyhdr è di una semplicità tale che è difficile trovare qualcosa di più semplice; devi cercare di meno in rete e cercare di più nella documentazione. Te l’ho già raccomandato diverse volte; se io che ho un’esperienza di circa 30 anni con LaTeX consulto documentazione varia ogni giorno e più volte al giorno, non è perché i miei neuroni si sono logorati troppo, ma perché il sistema TeX è sufficientemente vasto, complesso, perciò complicato, che anche con trenta anni di esperienza non si riesce a tenere tutto a memoria.

          OldClaudio
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            oltre ai suggerimenti che ti hanno già dato altre persone ti suggerisco anche questa soluzione:
            carichi il pacchetto ifsym e poi usi i comandi \FilledBicCircle per un tondo nero grande come una maiuscola; \FilledCircle per un cerchio nero più piccolo; \FilledSmallCircle per un cerchio nero grande come una minuscola o poco più; \textbullet (con il pacchetto textcomp) che ti fornisce il solito pallino nero simile a quello dell’ambiente itemize. (se vuoi puoi definirti il nuovo comando \FilledTinyCircle (con un nome che segua la stessa convenzione dei cerchi neri del pacchetto ifsym) che produca il pallino nero dell’ambiente itemize: [tt]\newcommand\FilledTinyCircle {\ensuremath{\bullet}}[/tt]).

            Consulta con texdoc symbols la documentazione di tutti i simboli accessibili con i programmi del sistema TeX; guarda nella pagina 79 la tabella 261.
            Se consulti questa collezione di simboli una volta all’anno, ci perdi abbastanza tempo, ma se la consulti sovente, ne diventi pratico e sai subito in quale parte della documentazione andare a cercare ciò che ti interessa. Io la consulto abbastanza spesso, non spessissimo, ma abbastanza per saltare le pagine che riportano simboli che si riferiscono a cose diverse da quelle che sto cercando.

            in risposta a: Problema con riferimenti alle immagini #101110
            OldClaudio
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              Esatto! devi lasciar fare a LaTeX.

              Non vuol dire che LaTeX sia infallibile, ma solitamente fa un ottimo lavoro. Talvolta va aiutato un poco, ma certamente non lo si aiuta imponendogli di mettere oggetti ingombranti dove vuole l’utente, perché, a cominciare da me stesso, siamo tutti dilettanti; nessuno di noi (o pochissimi) hanno seguito un percorso di studi professionali espressamente orientati alla tipografia. Se ci siam fatti una certa piccola cultura, è perché abbiamo tenuto aperti gli occhi sui libri che abbiamo tenuto in mano, recenti o antichi — Avrai forse notato che in un altro messaggio di questa mattina ho allegato la foto di una pagina di un libro della metà del ‘600; Io tengo gli occhi aperti anche su libri di quell’età. Ma questo mio “amore” per i libri ben composti non fa di me un esperto tipografo.

              in risposta a: Problema con riferimenti alle immagini #101108
              OldClaudio
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                Te lha chiaramente detto Ivan:`\begin{center}
                \includegraphics[…]{…}
                \captionof{figure}{…}
                \label{fig:…}
                \end{center}`Però ti avviso, tranne che per figure molto piccole in altezza, il metodo è sconsigliabile; chi vuole le figure fisse dovrebbe rivolgersi a Word che non ha nulla a che vedere (o ha poco che vedere) con la buona tipografia.

                Le fugure, el tabelle e gli altri oggetti di grandi dimensioni vanno messi dove c’è posto e poi vi si fa riferimento indirettamante con i \label e i \ref e \pageref.

                in risposta a: Idea di un nuovo pacchetto per colophon in stile antico #101124
                OldClaudio
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                  La foto è un po’ grande quindi la si può scaricare da questo link

                  https://dl.dropboxusercontent.com/u/46128876/GalileoGalilei.jpg

                  Essa rappresenta l’ultima pagina del testo

                  OPERE DI GALILEO GALILEI
                  LINCEO
                  NOBILE FIORENTINO
                  Già Lettore delle Matematiche nelle Vniuerstà di Pisa, e di Padoua, di poi Sopraordinario nello Studio di Pisa
                  Primario Filosofo, e Matematico del Serenissimo
                  Gran Duca di Toscana.
                  …
                  AL SERENISSIMO
                  FERDINANDO II
                  GRAN DUCA DI TOSCANA

                  BOLOGNA, per gli HH. del Dozza. MDCLVI

                  (Come voce bibliografica, benché accorciata, sarebbe un po’ difficile da usare oggi…)

                  Il nome del curatore, Carlo Manolessi, appare solo nella presentazione del testo, prima della dedica al Gran Duca.

                  Come si può osservare nell’immagine, si tratta di una chiusura a stendardo non di un colophon.

                  Tra i miei pochi libri antichi non sono riuscito a trovarne nemmeno uno con un vero colophon.

                  Ne ho trovato un altro che alla fine riporta delle epigrafi composte dentro dei disegni (incisioni o xilografie, non saprei dire) di forme fantasiose; di un kitsch terribile: era del XVIII secolo.

                  in risposta a: motivo in alto a destra della pagina di ogni capitolo #101132
                  OldClaudio
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                    Il pacchetto fancyhdr permette di mettere una thimbnail dove si vuole nella apgina; l’immagine di vuoi mettere, già contenete le sfumature che ritieni opportune, non è altro che un’unghia (una thumbnail) messa nell’angolo superiore destro come vuoi tu.

                    texdoc fancyhdr, paragrafi 20 e inizio del 21.

                    in risposta a: Idea di un nuovo pacchetto per colophon in stile antico #101123
                    OldClaudio
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                      Sto preparandomi a prendere il treno per tornare a casa. ma getto giuù una piccola proposta che al solito usa la lingua veicolare inglese.

                      Il pacchetto potrebbe chiamarsi oldstylecolophon.sty.

                      Arrivato a casa questa sera, forse trovo anche il tempo per controllare qualche mio libro antico/oldstyle per vedere se riesco a fotografare un colophon vero dei tempi antichi. Al più presto lo allego ad un prossimo messaggio.

                      in risposta a: trattini: hyphen o en-dash o … #101120
                      OldClaudio
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                        Per gli angloamericani i trattini sono tre: l’hyphen sign, l’en-dash e l’em-dash; essi rcamonadano di usare l’en-dash (il trattino medio) per separare intervalli.

                        In italiano la tipografia non prende generalmente in considerazione i trattino lungo em-dash; quindi il trattino medio viene usato per introdurre certi dialoghi e il trattino corto, quello che gli angloamericani riservano per segnare la cesura in fin di riga, in italiano serve per tutte le altre circostanze e si chiama “trattino copulativo”, ovviamente quando segna la cesura un fin di riga non svolge la funzione di trattino copulativo, ma quello di cesura, ma è impossibile confondere i due usi.

                        Io quindi userei il trattino breve separato da uno spazio piccolo prima e dopo, non necessariamente inseparabile, almeno il secondo spazio dopo il trattino. Quando invece la funzione copulativa unisce due entità di cui almeno una è formata da più parole, come “Trentino – Alto Adige”, allora il trattino va separato con normali spazi interparola, si cui, magari, il primo segnato dalla tilde, come spazio non separabile.

                        Quindi quello che suggerisce Ivan lo pratico anch’io, ma con minor convinzione.

                        In italiano l’em-dash si usa solo per sostituire tutto o parte di un nome che non si vuole esplicitare, come nei Promessi Sposi quando si vorrebbe parlare dell’Innominato, in espressioni del tipo “il signor — “; sembra che in italiano non si usi per nessun altro scopo.

                        in risposta a: Immagine con Wrapfig #101077
                        OldClaudio
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                          A parte il contenuto e la forma dello stendardo il comando \colophon potrebbe fare qualcosa del genere:`\clearpage
                          \begingroup
                          \vspace*{\stretch{1}}\centering
                          \parbox{0.333\textwidth}{\chiusastendardo #1\par}
                          \vspace*{\stretch{1}}\endgroup`
                          Per l’ambiente al posto di \parbox{…}{…} \metti \minipage{0.333\textwidth}\chiusurastendardo alla fine dei comandi di apertura e \endminipage all’inizio dei comandi di chiusra, facendolo seguire da \vspace*{…}; ovviamente con l’ambiente non occorrono il \begingroup e dell’endgroup.
                          Nota che non ho provato ad eseguire questo abbozzo e in particolare non ho messo niente per aggiustare il \parfillskip; nell testo TeX for the Impatient che è stato inviato a tutti i soci come vantaggio per l’iscrizione o il rinnovo dell’iscrizione al GuIT, c’è un bella spiegazione di come centrare l’ultima riga di un capoverso senza ricorrere ad acrobazie con le scatole ma usando della gomma nullo con un allungamento negativo (nota: allungamento negativo, non accorciamento positivo) perché così gli allungamanti dei \parfillskip e di questa gomma aggimutivo si compensano –l’ho spiegato male, ma il concetto è quello; il testo TeX by topic lo spiega molto meglio. (il testo si trova anche da qualche parte come file sorgente.

                          in risposta a: Immagine con Wrapfig #101075
                          OldClaudio
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                            Gustavo, personalmente farei due piccole modifiche.

                            La prima dovrebbe togliere il parfillskip dall’ultima riga

                            La seconda sarebbe quella di comporre un colophon vero e proprio; \colophon{testo del colophon) su pagina nuova, magari pari, non dispari; giustezza pari a un terzo della gabbia normale; il tutto centrato sia verticalmente sia orizzontalmente, come si faceva anticamente. Quando torno a casa magari cerco su un libro d’epoca un colophon così fatto, lo scandisco, e lo invio qui sul forum per te e per chiunque voglia vedere un vero colophon.

                            Grazie del regalino di Pasqua:smile:
                            Claudio

                            in risposta a: tre asterischi #99044
                            OldClaudio
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                              Appena torno a casa consulto i testi di riferimento.

                              Claudio

                              in risposta a: Aggiungere voce a bibliografia (biblatex) #101116
                              OldClaudio
                              Partecipante
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                                Che devi leggere il file log della bibliografia che si chiama .blg; mainfile è il nome del tuo file tex; controllane la data e l’ora, perché potrebbe riferirsi a tempi anteriore a quello di diverse compilazioni precedenti. Ricorda poi che devi sempre compilare con biber, dopo aver compilato almeno una volta il documento con pdflatex, e poi dopo aver eseguito biber, devi ricompilare almeno due volte con pdflatex.

                                La “ratio” che sta dietro a questa procedura apparentemente complessa è che:

                                1) compilazione con pdflatex: genera il file ausiliario che contiene (tra la’ltro) le etichette delle opere citate;
                                2) eseguendo biber (o bibtex, biblatex per impostazione predefinita vorrebe che si usasse biber, ma spesso quanddo si clicca l’apposita icona dello shelle editor, viene lanciato bibtex; questo implica che si debba modificare l’impostazione dell’editor, oppure che si indichi a biblatex, fra le sue opzioni, backend=bibtex) si estraggono le informazioni dal file .bib per associarle all chiavi che il programma biber legge nel file ausiliario, e componendole nel formato richiesto da latex e viene prodotto il file con estensione bbl.
                                3) ricomponendo con pdflatex viene composta la bibliografia nel documento, ma i riferimenti non sono ancora a posto perché solo la fine di questa esecuzione il nuovo file ausiliario contiene effettivamante le tichette citate;
                                4) rilanciando pdflatex la bibliografia viene ricomposta, ma più che altro vengono lette e etichette dei comandi \bibitem presenti nel file della bibliografioa precedentemenpe compilata.
                                %) a seonda del tipo di citazioni, le citazioni presenti nel testo potrebbero avere alterato la formattazione e avere scombussolato gli altri riferimenti incrociati; per questo ricompilare ancora una volta con pdflatex non guasta; ma visto il numero di compilazioni che si fanno comunque durante al preparazione del documento, questo quinto passaggio di solito è superfluo.

                                Se modifichi il file bib, devi evidentemente ripartire dal punto 2, se non dal punto 1).

                                in risposta a: Aggiungere voce a bibliografia (biblatex) #101114
                                OldClaudio
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                                  Bevento/a nel forum!

                                  Probabilmente non hai citato la nuova voce bibliografica, oppure hai sbagliato a scrivere la chiave nell’argomento di \cite; Basta una minuscola al posto di una maiuscola e la chiave è diversa.
                                  Se la tua bibliografica .bib contiene solo i riferimenti della tua tesi, del tuo documento, puoi scrivere prima di \printbibliography il comando \nocite{*}, e ti verrano inclusi tutti i riferimenti anche quelli non citati o citati con una chiave sbagliata, purché, naturalmete to compili il file .bib con biber e poi ricompili du volte il documento con pdflatex.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 4,681 al 4,695 (di 11,287 totali)

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