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Dài, la didascalia si mette come tutte le altre didascalie, usando il comando \caption; a seconda della classe che usi potresti dover mettere un piccolo spazio verticale sotto alla didascalia; con la classe book, per esempio, dovresti fare così:`\begin{table}
\caption{…}\label{…}
\vspace{4pt}% aggiusta questo valore\begin{tabular}{lrr}
\toprule
Azienda Sanitaria Locale & \multicolumn1c{ASP} & \multicolumn1c{ASM} \\
\midrule
Personale del rulo sanitario & 1\,134,00 & 401,00 \\
…
\% Costi ADI & 1,361\,178\,77 & 1,294\,705\,2 \\
\bottomrule
\end{tabular}
\end{table}`
Nota che i gruppi di tre cifre prima e dopo la virgola decimale non vanno senganti con il punto e non vanno omessi, ma vanno inseriti con uno spazio fine (lo dicono le norme ISO/UNI che vietano espressamente di separare i gruppi di tre cifre con qualunque segno “inchiostrato”).Inoltre se quello è l’esercizio che devi fare non metto lingua, ma le percentuali con 7 o 8 cifre decimali fanno ridere; le percentuali non hanno mai così tanti decimali; ricorda che la percentuale è il numeratore di un denominatore 100 indicato dal segno %; quindi 8 cifre decimali dopo la virgola del numeratore vuol dire 10 cifre decimali del numero decimale 0,0136117877; semplicemente ridicolo. Dato e non concesso che abbiano senso tante cifre dopo la virgola, bisognerebbe che essere fossero calcolate a partire da dati inziali che abbiano almeno 10 cifre significative; e i totali indicati nella penultima riga della tabella hanno certamente 6 cifre significative, 8 se si considerano significativi i “trailing zeros”.
Questi commenti non richiesti servono a sottolineare che comporre una tabella con LaTeX è una cosa, comporre una tabella con dati ragionevoli e seri è un’altra.
Consentimi di suggerirti di scaricare dalla sezione Documentazione sotto sezione Guide tematiche GuIT, di questo sito, la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato e tradotto in italiano; tutto quello che hai chiesto si trova in quella guida; i miei commenti in questo messsaggio non ci sono 😉
10 Aprile 2015 alle 10:18 in risposta a: motivo in alto a destra della pagina di ogni capitolo #101140::
Appunto.Il suggerimento di usare fancyhdr non era casuale. Siccome non ha letto la documentazione e non hai percepito il suggerimento che quel paragrafo ti dava, ma, al massimo, ti sei limitato a guardare la figura dell’indice con le thumbnail, non ti sei accorto che proprio nel paragrafo c’è scritto come fare per mettere qualunque cosa in qualunque punto della paigna, ancorandolo al margine destro della testatina.
Nell’esempio che viene dato, c’è un comando di posizionamento \put, che contiene un’ordinata negativa; certo è negativa per mettere le thumbnail più in basso della testatina, se invece vuoi mettere qualcosa più in alto devi mettere solo un’ordinata positiva; ovviamente il suo valore, e in particolare la \unitlength, vanno scelti in modo che si accordino con la pagina” virtuale del tuo e-book.È ovvio che devi sperimentare un po’ per trovare i valori giusti, ma la soluzione con fancyhdr è di una semplicità tale che è difficile trovare qualcosa di più semplice; devi cercare di meno in rete e cercare di più nella documentazione. Te l’ho già raccomandato diverse volte; se io che ho un’esperienza di circa 30 anni con LaTeX consulto documentazione varia ogni giorno e più volte al giorno, non è perché i miei neuroni si sono logorati troppo, ma perché il sistema TeX è sufficientemente vasto, complesso, perciò complicato, che anche con trenta anni di esperienza non si riesce a tenere tutto a memoria.
9 Aprile 2015 alle 14:23 in risposta a: AIUTO – creazione simboli a cerchio a riempimento variabile #101144::
oltre ai suggerimenti che ti hanno già dato altre persone ti suggerisco anche questa soluzione:
carichi il pacchetto ifsym e poi usi i comandi \FilledBicCircle per un tondo nero grande come una maiuscola; \FilledCircle per un cerchio nero più piccolo; \FilledSmallCircle per un cerchio nero grande come una minuscola o poco più; \textbullet (con il pacchetto textcomp) che ti fornisce il solito pallino nero simile a quello dell’ambiente itemize. (se vuoi puoi definirti il nuovo comando \FilledTinyCircle (con un nome che segua la stessa convenzione dei cerchi neri del pacchetto ifsym) che produca il pallino nero dell’ambiente itemize: [tt]\newcommand\FilledTinyCircle {\ensuremath{\bullet}}[/tt]).Consulta con texdoc symbols la documentazione di tutti i simboli accessibili con i programmi del sistema TeX; guarda nella pagina 79 la tabella 261.
Se consulti questa collezione di simboli una volta all’anno, ci perdi abbastanza tempo, ma se la consulti sovente, ne diventi pratico e sai subito in quale parte della documentazione andare a cercare ciò che ti interessa. Io la consulto abbastanza spesso, non spessissimo, ma abbastanza per saltare le pagine che riportano simboli che si riferiscono a cose diverse da quelle che sto cercando.
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Esatto! devi lasciar fare a LaTeX.Non vuol dire che LaTeX sia infallibile, ma solitamente fa un ottimo lavoro. Talvolta va aiutato un poco, ma certamente non lo si aiuta imponendogli di mettere oggetti ingombranti dove vuole l’utente, perché, a cominciare da me stesso, siamo tutti dilettanti; nessuno di noi (o pochissimi) hanno seguito un percorso di studi professionali espressamente orientati alla tipografia. Se ci siam fatti una certa piccola cultura, è perché abbiamo tenuto aperti gli occhi sui libri che abbiamo tenuto in mano, recenti o antichi — Avrai forse notato che in un altro messaggio di questa mattina ho allegato la foto di una pagina di un libro della metà del ‘600; Io tengo gli occhi aperti anche su libri di quell’età. Ma questo mio “amore” per i libri ben composti non fa di me un esperto tipografo.
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Te lha chiaramente detto Ivan:`\begin{center}
\includegraphics[…]{…}
\captionof{figure}{…}
\label{fig:…}
\end{center}`Però ti avviso, tranne che per figure molto piccole in altezza, il metodo è sconsigliabile; chi vuole le figure fisse dovrebbe rivolgersi a Word che non ha nulla a che vedere (o ha poco che vedere) con la buona tipografia.Le fugure, el tabelle e gli altri oggetti di grandi dimensioni vanno messi dove c’è posto e poi vi si fa riferimento indirettamante con i \label e i \ref e \pageref.
8 Aprile 2015 alle 6:13 in risposta a: Idea di un nuovo pacchetto per colophon in stile antico #101124::
La foto è un po’ grande quindi la si può scaricare da questo linkhttps://dl.dropboxusercontent.com/u/46128876/GalileoGalilei.jpg
Essa rappresenta l’ultima pagina del testo
OPERE DI GALILEO GALILEI
LINCEO
NOBILE FIORENTINO
Già Lettore delle Matematiche nelle Vniuerstà di Pisa, e di Padoua, di poi Sopraordinario nello Studio di Pisa
Primario Filosofo, e Matematico del Serenissimo
Gran Duca di Toscana.
…
AL SERENISSIMO
FERDINANDO II
GRAN DUCA DI TOSCANABOLOGNA, per gli HH. del Dozza. MDCLVI
(Come voce bibliografica, benché accorciata, sarebbe un po’ difficile da usare oggi…)
Il nome del curatore, Carlo Manolessi, appare solo nella presentazione del testo, prima della dedica al Gran Duca.
Come si può osservare nell’immagine, si tratta di una chiusura a stendardo non di un colophon.
Tra i miei pochi libri antichi non sono riuscito a trovarne nemmeno uno con un vero colophon.
Ne ho trovato un altro che alla fine riporta delle epigrafi composte dentro dei disegni (incisioni o xilografie, non saprei dire) di forme fantasiose; di un kitsch terribile: era del XVIII secolo.
7 Aprile 2015 alle 20:44 in risposta a: motivo in alto a destra della pagina di ogni capitolo #101132::
Il pacchetto fancyhdr permette di mettere una thimbnail dove si vuole nella apgina; l’immagine di vuoi mettere, già contenete le sfumature che ritieni opportune, non è altro che un’unghia (una thumbnail) messa nell’angolo superiore destro come vuoi tu.texdoc fancyhdr, paragrafi 20 e inizio del 21.
7 Aprile 2015 alle 5:57 in risposta a: Idea di un nuovo pacchetto per colophon in stile antico #101123::
Sto preparandomi a prendere il treno per tornare a casa. ma getto giuù una piccola proposta che al solito usa la lingua veicolare inglese.Il pacchetto potrebbe chiamarsi oldstylecolophon.sty.
Arrivato a casa questa sera, forse trovo anche il tempo per controllare qualche mio libro antico/oldstyle per vedere se riesco a fotografare un colophon vero dei tempi antichi. Al più presto lo allego ad un prossimo messaggio.
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Per gli angloamericani i trattini sono tre: l’hyphen sign, l’en-dash e l’em-dash; essi rcamonadano di usare l’en-dash (il trattino medio) per separare intervalli.In italiano la tipografia non prende generalmente in considerazione i trattino lungo em-dash; quindi il trattino medio viene usato per introdurre certi dialoghi e il trattino corto, quello che gli angloamericani riservano per segnare la cesura in fin di riga, in italiano serve per tutte le altre circostanze e si chiama “trattino copulativo”, ovviamente quando segna la cesura un fin di riga non svolge la funzione di trattino copulativo, ma quello di cesura, ma è impossibile confondere i due usi.
Io quindi userei il trattino breve separato da uno spazio piccolo prima e dopo, non necessariamente inseparabile, almeno il secondo spazio dopo il trattino. Quando invece la funzione copulativa unisce due entità di cui almeno una è formata da più parole, come “Trentino – Alto Adige”, allora il trattino va separato con normali spazi interparola, si cui, magari, il primo segnato dalla tilde, come spazio non separabile.
Quindi quello che suggerisce Ivan lo pratico anch’io, ma con minor convinzione.
In italiano l’em-dash si usa solo per sostituire tutto o parte di un nome che non si vuole esplicitare, come nei Promessi Sposi quando si vorrebbe parlare dell’Innominato, in espressioni del tipo “il signor — “; sembra che in italiano non si usi per nessun altro scopo.
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A parte il contenuto e la forma dello stendardo il comando \colophon potrebbe fare qualcosa del genere:`\clearpage
\begingroup
\vspace*{\stretch{1}}\centering
\parbox{0.333\textwidth}{\chiusastendardo #1\par}
\vspace*{\stretch{1}}\endgroup`
Per l’ambiente al posto di \parbox{…}{…} \metti \minipage{0.333\textwidth}\chiusurastendardo alla fine dei comandi di apertura e \endminipage all’inizio dei comandi di chiusra, facendolo seguire da \vspace*{…}; ovviamente con l’ambiente non occorrono il \begingroup e dell’endgroup.
Nota che non ho provato ad eseguire questo abbozzo e in particolare non ho messo niente per aggiustare il \parfillskip; nell testo TeX for the Impatient che è stato inviato a tutti i soci come vantaggio per l’iscrizione o il rinnovo dell’iscrizione al GuIT, c’è un bella spiegazione di come centrare l’ultima riga di un capoverso senza ricorrere ad acrobazie con le scatole ma usando della gomma nullo con un allungamento negativo (nota: allungamento negativo, non accorciamento positivo) perché così gli allungamanti dei \parfillskip e di questa gomma aggimutivo si compensano –l’ho spiegato male, ma il concetto è quello; il testo TeX by topic lo spiega molto meglio. (il testo si trova anche da qualche parte come file sorgente.
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Gustavo, personalmente farei due piccole modifiche.La prima dovrebbe togliere il parfillskip dall’ultima riga
La seconda sarebbe quella di comporre un colophon vero e proprio; \colophon{testo del colophon) su pagina nuova, magari pari, non dispari; giustezza pari a un terzo della gabbia normale; il tutto centrato sia verticalmente sia orizzontalmente, come si faceva anticamente. Quando torno a casa magari cerco su un libro d’epoca un colophon così fatto, lo scandisco, e lo invio qui sul forum per te e per chiunque voglia vedere un vero colophon.
Grazie del regalino di Pasqua:smile:
Claudio
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Che devi leggere il file log della bibliografia che si chiama.blg; mainfile è il nome del tuo file tex; controllane la data e l’ora, perché potrebbe riferirsi a tempi anteriore a quello di diverse compilazioni precedenti. Ricorda poi che devi sempre compilare con biber, dopo aver compilato almeno una volta il documento con pdflatex, e poi dopo aver eseguito biber, devi ricompilare almeno due volte con pdflatex. La “ratio” che sta dietro a questa procedura apparentemente complessa è che:
1) compilazione con pdflatex: genera il file ausiliario che contiene (tra la’ltro) le etichette delle opere citate;
2) eseguendo biber (o bibtex, biblatex per impostazione predefinita vorrebe che si usasse biber, ma spesso quanddo si clicca l’apposita icona dello shelle editor, viene lanciato bibtex; questo implica che si debba modificare l’impostazione dell’editor, oppure che si indichi a biblatex, fra le sue opzioni, backend=bibtex) si estraggono le informazioni dal file .bib per associarle all chiavi che il programma biber legge nel file ausiliario, e componendole nel formato richiesto da latex e viene prodotto il file con estensione bbl.
3) ricomponendo con pdflatex viene composta la bibliografia nel documento, ma i riferimenti non sono ancora a posto perché solo la fine di questa esecuzione il nuovo file ausiliario contiene effettivamante le tichette citate;
4) rilanciando pdflatex la bibliografia viene ricomposta, ma più che altro vengono lette e etichette dei comandi \bibitem presenti nel file della bibliografioa precedentemenpe compilata.
%) a seonda del tipo di citazioni, le citazioni presenti nel testo potrebbero avere alterato la formattazione e avere scombussolato gli altri riferimenti incrociati; per questo ricompilare ancora una volta con pdflatex non guasta; ma visto il numero di compilazioni che si fanno comunque durante al preparazione del documento, questo quinto passaggio di solito è superfluo.Se modifichi il file bib, devi evidentemente ripartire dal punto 2, se non dal punto 1).
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Bevento/a nel forum!Probabilmente non hai citato la nuova voce bibliografica, oppure hai sbagliato a scrivere la chiave nell’argomento di \cite; Basta una minuscola al posto di una maiuscola e la chiave è diversa.
Se la tua bibliografica .bib contiene solo i riferimenti della tua tesi, del tuo documento, puoi scrivere prima di \printbibliography il comando \nocite{*}, e ti verrano inclusi tutti i riferimenti anche quelli non citati o citati con una chiave sbagliata, purché, naturalmete to compili il file .bib con biber e poi ricompili du volte il documento con pdflatex.
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Capisco il tuo approccio e lo condivido, ma…Certo è difficile spiegarsi nelle poche righe che i messaggi del forum consentono e si finisce sempre con l’omettere qualcosa, almeno da parte mia.
Secondo me l’asterismo serve in modo meno formale a chiudere un paragrafo, non un capoverso, tanto quanto il rientro della prima riga di un capoverso serve per capire che un nuovo capoverso sta cominciando; lasciare uno spazio fra capoversi sarebbe un’alternativa, ma non è efficace come il rientro; infatti se un capoverso termina una pagina la prima riga rientrata nella pagina successiva spiega benissimo che si tratta di una nuova unità logica, mentre se mancasse il rientro uno potrebbe arguire che si tratta solo di un nuovo periodo del capoverso che termina nella pagina precedente ma con l’ultima riga che arriva a fine giustezza.
I paragrafi sono unità di sezionamento a livello più alto dei capoversi, visto che di solito sono composti da due o più capoversi; ma talvolta non meritano un titolo perché la nuova struttura o la struttura del documento non richiede il formalismo di “navigazione” richiesto ai libri “scientifici” che di solito scriviamo. Ogni paragrafo va staccato dal paragrafo precedente ma lo stacco deve rimanere visibile anche se in corrispondenza del cambio di paragrafo avviene anche un cambio di pagina. In questo caso una decorazione qualsiasi, da un asterismo a una ghirlanda, a un disegno qualsiasi, poco ingombranti in senso verticale ma che devono restare visibili anche in corrispondenza di un cambio di pagina. Ci si può domandare se sia meglio un cambio di pagina prima o dopo del cambio di pagina, ma quando la decorazione serve per lo scopo descritto a me pare più valido tipograficamente che il salto pagina se deve esserci sia dopo la decorazione.
Ora non c’è dubbio che il codice che hai scritto faccia esattamente quello che hai programmato che faccia e che hai descritto benissimo nel messaggio precedente; probabilmente ci sono usi della decorazione dei tre asterischi diverse da quella di segnare lo stacco fra due paragrafi, per le quali il tuo codice vada benissimo, compresa la spaziatura dei \cleaders che spariscono in corrispondenza del cambio pagina.
La mia soluzione, che non cancella la decorazione anche con il cambio di pagina risulta essere molto più semplice anche se si usa la composizione matematica per uno scopo, ehm, “creativo” (in realtà improprio).
No, non ti dico che il TeX ortodosso di Knuth non lo usa più nessuno; sarebbe una cretinata chiunque lo affermasse, anche perché almeno uno, il Grand Wizard, continua ad usarlo alla grande e si scrive il file di stile di volta in volta da solo, senza appoggiarsi a nessun metalinguaggio che traduca un codice di alto livello nel linguaggio “macchina” di TeX-the-program.
Tutti noi che scriviamo codice di vario genere, da file di classe a file di estensione, a moduli specifici di estensione ai file di estensione, usiamo il linguaggio cosiddetto “primitivo” (ma che non è primitivo per niente) di TeX-the-program o almeno di Plain TeX, se non altro perché incluso quasi tutto nel linguaggio LaTeX.
Ma tutti oggi usiamo pdftex (oltre a xetex e luatex, solo per citare i motori più comuni) che già incorporano le funzionalità di eTeX; se proprio uno non le vuole le deve disabilitare apposta. Quindi, a meno che non disabilitiamo la funzionalità di eTeX tutti usiamo qualcosa che ha delle funzionalità che in TeX-the-program non ci sono, ma al contrario contengono tutte el funzionalità di TeX-the-program (altrimenti non potrebbero passare gli stress test che Knuth ha predisposto per consentire che essi si adornino del nome TeX.Io però non disdegno dall’usare, per esempio, i registri numerati da 256 a 32.000 e passa, senza usare il pacchetto etex.sty che estende la possibilità di allocare registri con il solito meccanismo bel oltre il registro 255. È molto utile, ma non è TeX-the-program, anzi è una esplicita violazione. Io non disdegno di usare macro definite nel nucleo di LaTeX che a lor volta sono costruite, alla lunga, su comandi primitivi, ma mi risparmio non poco tempo se le uso senza ridefinire macro personali dalle stesse funzionalità.
Non è una questione di religione; è semplicemente non stare a riscoprire qualcosa che qualcuno l’ha già scoperto in precedenza. Per scrivere file di classe o di estensione o moduli di ulteriore estensione va benissimo; Per scrivere documenti è possibile che non lo sia; per quanto mi riguarda non uso mai plain TeX per scrivere documenti, ma uso il linguaggio primitivo per scrivere in modo LaTeX-compatibile ciò che Knuth si scrive in linguaggio primitivo per ogni documento che produce.
Ciao
Claudio
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