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Gustavo, secondo me il file cdpbabel.sty contiene un grave errore; vi si definisce il comando \do con \def e non con \newcommand; se l”avessi fatto con \newcommand ti saresti accorto dell’errore, perché \do è già definito; ma quel che è più grave è che \do fa parte del kernel di LaTeX, quindi ridefinendolo si mandano a ramengo un certo numero di funzionalità di LaTeX.La cura per questi casi è di creare pacchetti che abbiano uno space-name assolutamente unico; per quei pochi comandi che non possono ricorrere allo space-name interno, si userà sempre \newcommand, oppure, se si sa che cosa si sta facendo, \renewcommand, oppure si rattoppano comandi esistenti mediante le funzionalità del pacchetto xpatch.
Alternativamente all’inizo del file si crea un alias col nome originale, per esempio \let]cdp@do\do poi si definisce il tutto con \def (cosa che qualche volta potrebbe essere necessaria se si dovessero usare argomenti delimitati) ma alla fine del file si ripristina il significato originale con \let\do\cdp@do
Nel caso specifico ti basta cambiare nome al comando \do e chiamarlo, per esempio, \cdp@do (col prefisso \cdp@ che caratterizza lo space-name del pacchetto), e tutto si risolve.
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@Strolego, la spiegazione di Gustavo è corretta, ma secondo me è sbagliato l’approccio.I pacchetti listings e fancyvrb ti permettono di scrivere su un file esterno in modo verbatim e ti permettono di rileggere quello che hai scritto.
Listings ha dei problemini con i caratteri non ASCII; invece fancyvrb funziona benissimo anche con XeLaTeX e LuaLatex che devono avere tutto quanto registrato su disco con la codifica utf8, però con pdflatex mi pare che richieda una configurazione speciale che non ricordo se sia documentata chiaramente e che ora non ho sottomano.
Il concetto è questo: non ha sneso creare un ambiente epr scrivere una frase che è codificate dentro l’ambiente stesso; fancyverb ti mette a disposizione il comando \VerbatimOut che richiede come argomento il nome del file dove scrivere quel che ti pare in modo verbatim, e \endVerbatimOut che chiude il testo introdotto dopo l’altro comando e che vuoi riscrivere.
Il problema è riscrivere i testo che hai scritto verbatim nel file suddetto: se lo devi riscrivere verbatim nel documento, importi il file con \verbatiminput che ha per argomento il nme del file; se invece lo vioi comporre nel documento come se fosse del testo di un file esterno, allora lo devi incldere con il semplice \input. In questo secondo caso il segno % deve essere stato registrato come se lo scrivessi direttamente nel file sorgente del documento, quindi in una delle varie maniere con le quali si scrivoo i caratteri specili, la più semplice delle quali è \%. Non hai nessun bisogno di cambiare i codici di categoria perché ci pensano i comandi di fancyvrb (leggine la documentazione; si possono fare molte cose con questo pacchetto). Esempio`…
\usepackage{fancyvrb}
…
\begin{document}
…
\VerbatmOut{prova.tex}
\% questa è una frase che contiene un percento
\endVerbatimOut
…
\input{prova}
…
\end{document}`Con questo codice il testo salvato in prova.tex viene immesso nel documento composto con il suo bravo percento scritto come siamo abituati a leggerlo.
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Gustavo, ti anticipo.
Io ho caricato su CTAN molta roba, anche scritta in greco, se è per quello (non tutta in greco, ma…)
Esempio: il pacchetto toptesi contiene la documentazione in inglese toptesi,pdf e la documentazione in itlaiano toptesi-it-xetex.pdf
Esempio: la documentazione di teubner contiene la documentazione in inglese teubner.pdf e altra documentazione in inglese teubner-doc.pdf. In entrambi i casi il primo file è la documentazione del codice con qualche informazione per l’uso del pacchetto; il secondo file in entrambi i casi è un manuale d’uso.Nel caso di teubner, visto che serve agli ellenisti, ci sono un mucchio di esempi direttamente scritti in greco classico, anche se il grosso del testo è in inglese, visto che gli ellenisti sono sparsi per il mondo; ho avuto richieste di correzioni persino dalla Cina.In ogni caso il tema di CTAN che gestisce gli upload richiede uno o più file dtx con gli eventuali file ins per le parti di codice (io li creo sempre auto-estraenti, quindi non metto mai i file ins). Essi richiedono il file README e il file manifest.txt; se ci osno altri documenti vogliono la versione pdf e il corrispondente file sorgente che i lettori possono consultare e vedere come si sono fatte certe cose. Se guardi nel ramo texlive/2014/texmf-dist/doc/ troverai tutte le cartelle con le documentazioni e molte contengono sorgenti e risultati di “esempi svolti”.
Le istruzioni più estese,ma forse leggermente sibilline in qualche punto, sono proprio nella pagina di upload di CTAN.
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Suppongo che scrivi i ringraziamento cominciando con un \chapter o \chapter*.
Con quel comando la prima pagina viene sempre numerata al piede, perché quel comando imposta \thispagestyle{plain}; però dopo il titlolo e prima di comiciare il testo potresti mettere \pagestyle{empty}, salvo ricordarti di ripristinare lo stile che ti serve per quel che vien dopo i ringraziamenti.
10 Febbraio 2015 alle 22:48 in risposta a: Immagini frammentano riquadro nel quale inserisco del codice #1001549 Febbraio 2015 alle 23:45 in risposta a: Immagini frammentano riquadro nel quale inserisco del codice #100152::
In effetti la relazione sul laboratorio 4 non va bene per niente.1) non copiare mia dei modelli di impostazioni di file da altri; scegliti tu i pacchetti che ti servono e usali.
2) non hai impostato la lingua italian, quindi la dta ti viene in inglese, il nome Figura delle didascalie ti viene in inglese.
3) hai caricato il prodigiose pacchetto siunitx, ma non ne hai fatto uso, in particolare non hai fatto uso dei suoi comandi per scrivere correttamente le unità di misura i KΩ sono i kelvin ohm, che non credo ti interessino molto; probabilmente volevi riferirti ai kilo ohm che si scrive con la k minuscola. Questo vale anche per i KHz: kelvin hetz? Non faresti male a leggerti la documentazione di siunitx, aprendo un terminale prompt dei comandi e scrivendoci dentro texdoc siunitx, poi premi il tasto Invio e leggi la documentazione a schermo.
Per le figure troppo grandi, certamente ti scappano fuori dal margine; Io per prima cosa toglierei l’uso di mdframed e della cornice a lstlisting che per una cosa che dura tante pagine veramente non serve a niente. Poi non userei l’ambiente figure, meno che mai le opzioni h e H, ma userei l’ambiente center con dentro l’includegraphics che ti serve; se proprio ci vuoi mettere una didascalia carica il pacchetto caption e usa il suo comando \captionof che richiede un primo argomento che contiene la parola figure per la didascalia di una figura, oppure table per la didascalia di una tabella; poi l’argomento facoltativo e quello obbligatorio che si usano normalmente con il comando \caption.
Vedrai ce la relazione ti verrà meglio, ma cerca di capire bene come funziona LATeX ricorrendo alle molte guide che trovi qui nella sezione Documentazione, cominciando dall’Arte di scrivere con LaTeX; ricordati di leggere sempre la documentazione dei pacchetti che usi e di non caricare pacchetti che non usi sulla base del “mah, non si sa mai”. Si sa benissimo che caricando molti pacchetti si aumenta la probabilità che alcuni siano in conflitto fra di loro e quando questo si verifica si diventa matti a capire da dove vengono certi errori.Io sono sicuro che per una relazione di elettronica il pacchetto listings è difficile che ti serva qualcosa, a meno che tu non scriva dei programmi per elaborare i dati delle tue misure. float non ti serve a niente (in trenta ani che uso LaTeX, non ho mai trovato un buon motivo per usarlo). color non mi semra che tu lo stia usando. mchem non ti serve di sicuro per scrivere formule di chimica organica in una relazione di un laboratorio di elettronica. siunitx ti servirebbe se lo usassi, ma apparentemente non ne fai nessun uso e sbagli l’ortografia delle unità di misura. graphicx lo carichi due volte. natbib ti serve davvero per stendere una bibliografia delle fonti per una relazione di laboratorio?
Se avessi caricato il pacchetto babel per poter specificare che scrivi in italiano avresti la possibilità di scrivere il titolo della tua relazione nella forma`\title{Esecitazione n.\ap{o}~4}`(in realtà per un titolo così breve la tilde non sarebbe necessaria, ma è sempre meglio metterla per non separare mai un numero in funzione appositiva).
9 Febbraio 2015 alle 11:07 in risposta a: [RISOLTO] letteracdp + fancyhdr: perchè non funziona? #99768::
Terminale: texdoc overviewMa colgo l’occasione per raccomandare a Mezzetti di non chiamare il suo pacchetto cdpbundl (i nomi di 8 caratteri non si usano più da tempo), altrimenti nessuno riesce a trovare i file del pacchetto se non conosce il nome del pacchetto. Ma più che altro il file di documentazione non si deve chiamare overview (nome che potrebbe essere scelto da infinite altre persone che contribuiscono a CTAN) ma lo chiami come il pacchetto e meglio ancora chiami il pacchetto e la documentazione con il nome della classe che esso contiene e che essa descrive.
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No, il concetto giusto è quello di NON usare frac all’esponente. La tua formula si scrive bene e con il segno meno, che è diversoda (più grande di) un trattino testuale`{…}^{-1/2}`\scriptscriptstyle è decisamente troppo piccolo, ma scrivendo la frazione con la barra obliqua non c’è nessun bisogno di scendere a un corpo così piccolo.
8 Febbraio 2015 alle 7:32 in risposta a: [RISOLTO] letteracdp + fancyhdr: perchè non funziona? #99765::
Quel “se ricordo nene” rappresenta la prova che è passato molto tempo da quando h cercato di dare una mano ad un frequentatore del forum che aveva posto una domanda e che mi aveva visto tribolare con una versione di letteracpd, evidentemente, precedente a quella che ora è in rete. Ed è per quella esperienza che non apro più letteracpd da allora, visto che ci sono altre soluzioni, seconde me migliori e meglio documentate. Gli americani dicono IMHO, “in my humble opinion”.
M, sempre secondo me, io personalmente preferisco costruirmi le classi da solo, in fondo la classe per le mie lettere richiede meno di 200 righe di codice, garibaldino anche il mio, ma me la sono scritta per mio uso e consumo, non l’ho mesa in rete.Chiedo scusa per aver commentato sulla classe, senza essermi documentato su quello che c’è oggi su CTAN e quindi in TeXLive.
::gigi46″ post=99809Salve,
dopo aggiornamento da fedora 20 a fedora 21, non riesco più a compilare i documenti prodotti con latex nè usando kile, ne con texworks, ne con texmaker.
L’errore che mi dà è:
`! Bad character code (257).
=
l.12 \makeletter{“0100}{“0101}! Bad character code (257).
=`cosa può essere successo?
GrazieCredo che tu possa trovare l’errore da solo se leggi le righe del file .log che vengono prima di quelmessaggio che hai allegato; in sostanza, che cosa c’è scritto prima di [tt]! Bad character code (257).[/tt]?
Di solito c’è scritto il mome del file che era in elaborazione, compresa, di nuovo, la riga del file, che comunque è riportata più sotto ed è la riga 12`l.12 \makeletter{“0100}{“0101}`Purtroppo con i caratteri senza grazie quel segno prima di [tt]. 12[/tt] è una L minuscola e sta per “line”.
Ma sono quasi certo, anche la mia sfera di cristallo è in revisione, che qul comando [tt]\makeletter{“0100}{“0101}[/tt\ compare in un tuo file; dove mai hai scritto una cosa del genere nella riga 12 di uno dei tuoi file?
Cercalo e vedi di sostituire quella riga che non significa niente. Infatti [tt]\makeatletter[/tt] è una dichiarazione che non richiede argomenti; quei due argomenti contengono il numero esadecimale “0100 che in decimale vale 256 e “0101 che in decimale vale 257. è chiaro che pdflatex non li digerisce, perché lavora con font di 256 charatteri, che sono numerati da 0 a 255 (in esadecimale da “00 a “FF), mentre xelatex te li digerisce perché usa la codifica utf8 dove ogni carattere è rappresentato dadiversi byte, tranne i caratteri strettamente ASCII, che hanno indirizzi che vano da 0 a 127 (in esadecimale da “00 a “7F).
Elimina quella roba o correggila scrivendo come si deve quello che vuoi fare, e ricompila con pdflatex; vedrai che il problema non si ripresenta.
Incidentalmente il carattere 256 nella codifica unicode è Ā e il carattere 257 è ā.
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Scommetto che nella prima pagina c’è il titolo composto con il comando \maketitle.Quel comando specifica di suo lo stile di pagina plain, con il numero in basso. Se non vuoi ridefinire il comando \maketitle, devi arrangiarti con degli sporchi trucchi…:sad: per esempio:`
\begingroup
\makeatletter
\let\ps@plain\ps@empty
\makeatother
\endgroup`
In sostanza, prima di comporre il titolo gli dici che lo stile di pagina plain si fa con il comando per lo stile empty; il tutto è fatto dentro un gruppo, cosicché quando il gruppo finisce quel trucco sparisce dalla memoria.
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Se ti piace avere una riga sostanzialmente vuota prima o dopo la formula, per staccare meglio visivamente la formula nel testo sorgente, puoi sempre usare i segni di commento:`… e come si diceva
%
\begin{equation}
x_{1,2}= \frac{-b \pm\sqrt{b^2-4ac}}{2a}
\labe{equ;di-secondo-grado}
\end{equation}
%
l'equazione~(\ref{equ;di-secondo-grado}) risolve la situazione…`
Con questo esempio, valido anche per le citazioni e qualuque altra cosa in display, stacchi visivamente il blocco da mettere in display nel file sorgente, ma non rientri la riga successiva al materiale in display nel documento composto.Sicuramente mettere qualche segno di commento dove occorre, risparmi di riempire il preambolo di cose inutili, ammesso che ci siano e che siano in grado di distinguere automaticamente se quanto segue comincia un nuovo capoverso, oppure se prosegue il discorso cominciato prima dell’equazione.
::Parmenas” post=99715Sto cercando di comporre un reader per i miei studenti nella classe ‘memoir’. È per me un’esperienza nuova, e mi sono imbattuto in una serie di problemi probabilmente non degni di questo nome, ma che non riesco a risolvere né con l’eccellente guida Pantieri-Gordini né coll’amplissimo manuale della classe memoir di Peter Wilson. Quest’ultimo manuale è senza dubbio pregevole, ma si contraddistingue in molte sue parti da una scrittura ‘densa’ che lo rende di non piacevole consultazione per i non esperti.
In concreto, i miei problemini sono i seguenti:
– sul frontespizio compare anche la data, e continua a comparire anche se si lascia vuoto l’argomento (\date{}). (Per chiarezza: subito dopo \begin{document} figurano successivamente i comandi \frontmatter, \pagestyle{plain}, \maketitle e infine \date{}). Come si fa ad eliminare la data?A me non risulta se crei il forntespizio seguento le indicazioni che da il manuale di memoir
Parmenas” post=99715– sul frontespizio e sulla pagina pari che ad esso subito segue figurano in basso dei numeri minuscoli romani (i, ii). Vorrei far cominciare la numerazione della ‘front matter’ a p. iii, che ospita l’indice. Come si fa ad eliminare la numerazione sulle prime due pp.?
Specifica [tt]\pagestyle{empty}[/tt\, ma ricordati di ripristinare [tt]\pagestyle{headings}[/tt] quando rivuoi la la numerazione con le testatine.
Parmenas” post=99715– l’indice (table of contents) e i numeri in esponente delle note sullo schermo figurano in rosso. Come si fa a cambiare il rosso in nero?
Configura hyperef in modo da nascondere l’evidenziazione colorata o riquadrata dei collegamenti ipertestuali; o meglio ancora, se il tuo documento deve essere stampato, non usare hyperref.
Parmenas” post=99715– LaTeX, com’è noto, tende sempre a riempire per intero l’altezza della pagina, anche se non c’è testo sufficiente. Come si legge in Pantieri-Gordini, p. 59, nota 11, si può disattivare questa impostazione (che personalmente trovo fastidiosissima) inserendo nel preambolo il comando \raggedbottom. Questa scelta ivi viene però sconsigliata. Nella mia esperienza, essa ha almeno un chiaro inconveniente: se sull’ultima pagina di un capitolo si trovano delle note a piè di pagina, queste note non restano dove dovrebbero restare (a piè di pagina, appunto), ma vanno in alto.
Come si fa ad eliminare tutti quegli spazi bianchi che LaTeX nella sua impostazione standard crea in certi luoghi, senza che ciò abbia delle conseguenze per l’ubicazione delle note a piè di pagina?Comporre un bel documento con \raggedbottom non è bello, anzi; potendo è meglio evitarlo.
Invece puoi dare newpage alla fine di un capoverso che termini alla fine di una pagina ma è seguito troppo da vicino da un nuovo sezionamento; in sostanza metti \newpage prima del comando di sezionamento che appre all’inizio di una pagine che ne segue un’altra che ha i capoversi spaziati o comunque gli spazi verticali esageratamente allargati.Parmenas” post=99715– infine: nella sua impostazione standard, la classe memoir produce delle virgolette in forma di trattini obliqui, che trovo brutte. Come si fa a dare a queste virgolette un aspetto più grazioso (virgolette ricce o qc. di simile?).
Grazie!
La forma delle virgolette dipende dal font che hai scelto, non da LaTeX né da memoir; se usi il Palatino, le virgolette sono fatte in quel modo che non ti piace (ma se le guardi sotto forte ingrandimento vedi che le virgolette aperte sono spesse in basso, mentre quelle chiuse sono spesse in alto); se usi i Latin Modern le virgolette sono fatte come desideri tu. Poi ci sono molti altri font che puoi usare se non ti piacciono i Latin Modern.
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