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Se non mostri che classe usi e quali pacchetti che possano influire sulla didascalia (per esempio il pacchetto caption) e come sono configurati, è difficle drti come fare per togliere o il pno o i due punti o entrambi, sostituendoli con uno spazio insecabile (tanto per fare un esmepio, non perché si debba fare così).
3 Dicembre 2014 alle 14:05 in risposta a: Personalizzare alcuni aspetti della bibliografia (2) #988773 Dicembre 2014 alle 14:02 in risposta a: [RISOLTO] Installazione manuale pacchetti in LaTeX [Windows] #989073 Dicembre 2014 alle 8:33 in risposta a: Personalizzare alcuni aspetti della bibliografia (2) #988753 Dicembre 2014 alle 8:30 in risposta a: [RISOLTO] Installazione manuale pacchetti in LaTeX [Windows] #98904::
Da quel localtexmf, mi lascia perplesso.TeXLive 2014 (e degli anni precedenti o futuri) consente l’uso di un albero personale che abbai la radice nella prorpia “home”; tu hai usato come percorso:`C:\texlive\texmf-local\tex\latex\local\spconf.sty` che non è riconoscibile dal sistema TeX, perché questo albero ocale richiede l’aggiornamento del database dei nomi dei file e comunque deve avere a TDS (TeX Directory Structure) o qualcosa che le assomigli; quell’ultima cartella local che contiene il tuo file spconf.sty ha un nome non conforme alal TDS, ma sarebbe conforme in un albero personale.
A seconda del sistema operativo Windows che stai usando, la tua “home” dovrebbe/potrebbe avere l’indirizzo`C:\Users\,tuo-user-name>\ `ma anche su sistemi più vecchi potrebbe cominciare in`C:\Documents and settings\` e andare avanti fino alla cartella che io ho indicato come
. In questa cartella marcata con i tuo nome devi creare una TDS molto semplificata: cominci con texmf\tex\latex\ poi è opportuno che tu inserisca una cartella con un nome significativo, per esempio per la tua conferenza la potresti chiamare con il nome del pacchetto tpconf o con la sua espansione non criptata, invento, ConferenzaTP (senza spazi intermedi) e in questa cartella metti spconf.sty. TeXLive non richiede un database dei nomi dei file per l’albero personale, ma lo richiede per l’albero locale texmf-local che hai usato tu.
A questo punto hai due scelte:
1) o segui la strada che ti ho indicato sopra, di crearti l’albero personale e vivi felice, oppure
2) apri un terminale e con i privilegi di amministratore (che se sei l’unica utente della tua macchina probabilmente hai già) vi scrivi dentro mktexlsr e poi premi il tasto invio; nella finestra del terminale appaiono le scritte che ha via via aggiornato filename database dei vari alberi del sistema TeX ma quando finisce sei a posto. Ricordati però che ogni volta che aggiungi o togli qualcosa dall’albero texmf-local devi comunque aggiornare il filename database.Se il problema dovesse riproporsi in un lontano futuro, cioè ricevessi il messaggio “file not found”, ma sei sicura di avere messo il file non trovato nel posto giusto, ricordati sempre ddi aggiornare il file name database, la mancanza del cui aggiornamento è quasi sempre la responsabile del problema.
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Grazie delle precisazioni; hai ragione, andavo a memoria e ho scritto bash invece di Lua.Ma per il resto credo di non essermi spiegato bene; in che scala disegni le tue strutture non ah nessuna importanza (tra l’altro la scala 1:25, se ben ricordo, non è conforme alle norme UNI; può darsi che non mi ricordi bene).
Io parlavo dell’opzione scale=che usi in \includegraphics per importare un’immagine; e rappresenta il rapporto fra una dimensione lineare di quel che viene inserito nel file PDF e la corrispondente dimensione dell’immagine se il fattore che specifichi a scale fosse unitario (in realtà bisogna specificare in millesimi, ma non importa). dunque se fai un disegno che fra margini e disegno vero e proprio autocad te lo stampa bene su un foglio A3, come succede spesso negli studi tecnici, se lo stampi in una gabbia ricavata da un foglio A4 in landscape lo devi ridurre da 420mm a, probabilmente, 150mm, quindi specificando a scale un fattore di scala che corrisponde a circa 0.36; non è detto che le linee sottili di mezzo punto di spessore (0,167mm) ridotto z un terzo circa (0,022mm) su uno schermo da 90pixel al pollice si veda tanto bene, visto che lo spessore della linea è inferiore al pixel. Se invece inserisci il disegno girato di 90 gradi devi ridurre a circa 150 mm i 297 mm del foglio A3, con una riduzione solo alla metà. Poi magari la scheda grafica riesce a fare qualcosa ma certo su schermo le linee sottili non si vedono bene. A stampa le cose non sono così brutte come le ho descritte, perché anche una stampante economica va a 600 pixel al pollice.
Certo se disegni una sezione di edificio alto 30m in scala 1:20, hai bisogno di un foglio di carta di almeno 1,5 m e non lo puoi stampare se non su quelle grandi macchine di cui dispongono le grosse copisterie molto bene attrezzate; ma quel foglio non potrai mai ridurlo per farlo stare come immagine su una pagina A4 con una gabbia diciamo di 150mm per 210mm, lo devi rimpicciolire troppo e non vedi niente; non riesci nemmeno a leggere il lettering del disegno originale. Certo puoi inserire un foglio fuori testo piegato come la best practice ingegneristica insegna a fare.
Ecco quello che volevo dire, ma non mi ero spiegato bene. Scusami.
2 Dicembre 2014 alle 21:27 in risposta a: [RISOLTO]Font garamondx: le legature della f non funzionano #98872::
Tommaso, non era un alias; era il residuo di una tua precedente installazione manuale che hai fatto tempo fa e di cui ti eri dimenticato.
Quel file pdftex.map era nel tuo albero personale e probabilmente l’avevi prodotto tempo fa installando altri garamond che avevano una condifica diversa.
L’albero personale è il primo che ogni programma del sistema TeX esamina e se trova quello che cerca, passa a cercare altro, non va a vedere negli altri alberi se c’è una versione più recente del fiel che stava cercando.Tant’è che nel secondo gruppo di comandi la differenza di encoding è palese:`{/usr/local/texlive/2014/texmf-dist/fonts/e
nc/dvips/base/8r.enc}`dove l’ecoding invocato dalla definizione trovata nel tuo pdftex.map personale ricchiede il file di codifica 8r.enc.Invece nel log di Ivan la stessa riga contiene`{/usr/local/texlive/texmf-local/fonts/enc/dvips/garamon
dx/zgmt1.enc}`dove la codifica invocata è zgmt1.enc.
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Con il mio vecchi MAcBookPro che ha solo 80 Gib di memoria e non è più aggiornabile non mi azzardo a provare ad installare quei font, ma ho il sospetto ch l’errore si trovi nei file virtuali con i quali i glifi selezionati del Garamond OpenType siano stati mappati su polizze Type 1 con codifiche adatte a pdfLaTeX, probabilmente con codifica OT1, che ha le lettere greche maiuscole nella parte basse della codifica, fra gli indirizzi 0 e 31; lì dovrebbero esserci anche le tue legature, ma a quanto apre c’è qualcosa di guasto.Mi pare che nella cartella nfss o con un nome simile cia sia un file LaTeX interattivo che ti permette di stamparti la tabella dei 256 p 120 glifi presenti nella polizza; prova a cercare quel file e ad usarlo per creare la tabella dei tuoi caratteri; ci potri dire se la codifica è T1 oppure OT1; se ti mostra i caratteri giusti nelle caselle giuste, eccetera. È molto istruttivo.
Io mi sono creato in file simile, ma devo dare il nome della polizza, non possa dargli il nome alla NFSS specificando codifica, famiglia, serie, forma e corpo.
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La differenza fra i font OpenType usabili con XeLaTeX o LuaLaTeX e i font Type 1, usabili con pdfLaTeX; è che i primi contengono migliaia di glifi, comprese molte varianti selezionabilo con le opzioni di fontspec. I secondi contengono al massimo 256 glifi è non c’è niente da scegliere con così pochi glifi disponibili.
Come si fa allora? come fanno per gli altri font? quando si riducono i font opentype a font type 1, si unsano i font virtuali che mappano al massimo 256 glifi di un OT scelti astutamente nelle posizioni corrispondenti a una delle codifiche riconosciute da pdfLaTeX di un font fittizio (virtuale appunto) che dispone solo del file metrico e il file delle corrispondenze, o meglio di una onico file che ha estensione .vf.Da un solo font OT si possono “estrarre” molti font T1 virtuali; bisogna vedere come sono stati fatti quelli di cui vuoi eliminare i contextuals. Se vi accedi mediante un pacchetto è probabile che il pacchetto ti metta a disposizione comandi per accedere a diversi font virtuali. Non ho idea di che cosa succeda con i font che non nomini, ma suppongo siano dei Garamond; ma ti posso fare un esempio con i Latin Modern; se usi il pacchetto lmodern puoi accedere solo ada alcune forme fra quelle che sono disponibili con quella collezione; invece se usi il pacchetto cfr-lm attraverso tutta una serie di font virtuali accedi a forme che non sapevi nemmeno che esistessero, ma la collezione dei Latin Modern è sempre la stessa.
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C’è un modo molto semplice per sapere se una figura è contornata da spazio bianco o è scontornata; basta racchiudere l’\inputgraphics con i suoi argomenti dentro l’argomento del comando \frame `\frame{\includegraphics[…]{…}}`.\frame disegna un contorno con in filetto sottile attorno alal figura effettivamente importata, ma a diffrenenza di \fbox o di \frambox non lascia nessuno spazio fra la cornice e il suo contenuto; in questi casi è molto comodo.
Se l’immagine non fosse scontornata basta scontornarla agendo da terminale con il comando pdfcrop già distribuito con il sistema TeX (è poi quello steso che viene usato da Roberto e dalla classe standalone) Se Marco non ha tanti disegni autocad da gestire, farlo a mano da terminale non è assolutamente un problema, Se Marco lavora su una macchina Windows, invece che Linux, come fa Roberto si impara il linguaggio batch e si crea una procedura bat copiando e modificando in quei pochi punti necessari quello che ha scritto Roberto in linguaggio bash (per i sistemi UNIX, Linux compreso) ed è a posto.
Lavorando su un Mac, il programma Anteprima/Preview converte automaticamante i file PostScript in formato PDF e permette di scontornarli con una comodo interfaccia grafica.
Inoltre, Marco, mi stupirei sel l’immagine disegna con autocad, a parte i margini, tu stesse tutta intera nella giustezza della gabbia del documento che stai componendo; questo implica che devi specificare fra le opzioni di \includegraphics o il fattore di scala o la dimensione orizzontale con cui riprodurre la figura scontornata. Se questa operazione dovesse richiedere un rimpicciolimento eccessivo della figura originale, allora puoi essere quasi certo che le linee sottili ma visibili nel disegno originale sarannao dientate invisibili…:shock:
Non è facile usare programmi esterni per fare disegni adatti a LaTeX; certo bisogna saper usare molto bene quei programmi esterni sapendo come ogni impostazione può influire sul risultato finale una volta che il disegno vettoriale viene importato in un file PDF con un fattore di scala molto inferiore a 1.
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No, devi usare [tt]\numberwithout[/tt] ma credo che te lo permetta solo memoir; forse anche chkgcntr. Io non lo farei.Per le figure nell’introduzione non numerata, sono d’accordo con te che vedere “Figura 0.1” è orrendo, ma se rinunci alla possibilità di riferirti a quelle figure, puoi simulare la didascalia scrivendone il testo coma pare a te, ma senza usare il comando \caption; poi se usi \refstepcounteer per incrementare il numero di ciascuna figura, riesci anche a farvi riferimento anche senza usare \caption. Non userei il comando \captionof (definito dal pacchetto caption) perché serve ad creare una didascalia normale fuori dall’ambiente a cui si riferirebbe.
A questo punto, anche se hai solo una ventina di figure in totale, ma sono “rarae nantes in gurgite vasto” dentro un lungo testo, io preferirei numerare l’introduzione. e lascerei perdere la numerazione assoluta.
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Siccome non puoi avere il coniuge ubriuaco e la botte piena, devi accontentarti: o sfori il margine senza dividere, o divisi dove non sarebbe opportuno dividere, ma non sfori lil margine.Poi ci sarebbe da specificare uno sloppypar che allarga enormemente (all’occorrenza) lo spazio interparola ma non divide per niente. Poi ci sarebbe da comporre l’intera bibliografia raggedright. Non so quale metodo sia migliore o peggiore. Certo la cosa migliore sarebbe di modificare il testo che non si divide giusto, anche se non saprei dire dove spostare parti di un titolo o nomi che rappresentano delle apposizioni a qualche cosa d’altro.
Puoi anche comporre la bibliografia a piena pagina invece che su due colonne, ma in questo caso la bibliografia ti occuperà certamente alcune righe in più: molte? poche? è difficile dirlo.
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Se usi la classe article mi pare che sia già così come vorresti, perché in article il sezionamento a livelo \chapter non esiste.Se usi la classe memoir puoi personalizzare ogni aspetto del modo di scrivere la numerazione di tabelle e figure.
Ma non è un caso che article machi di \chapter, mentre book, report e tante altre classi contengono questo sezionamento; si suppone infatti che un articolo sia breve, mentre u rapporto, una tesi, un libro sia lungo e strutturato; cercare quindi la figura 210 sneza sapere in quale capitolo cercare rende la ricerca più difficile.
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