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26 Maggio 2014 alle 12:17 in risposta a: Come eliminare manualmente citazione tipo “2008a,b in bibtex #94563::
Bibtex, secondo me non fa confusione; pensa un po ce nel testo sorgente ci fosse scritto [tt]\dots dal riferimento \cite{book:smithandweston}, confutato da \cite{book:smithandmacdonald},\dots[/tt] nel testo composto, seguendo le tue richieste, verrebbe scritto: “… dal riferimento Smith et al. 2008, confutato da Smith et al. 2008,…”; non faresti confusione? Invece con il comportamento di bibtex si hanno le letterine che evitano ogni confusione.In ogni modo, usando biblatex con biber, probabilmente c’è uno stile di citazione che evita quella cosa che ti capita, ma non sono abbastanza esperto per sapere quale stile di citazione scegliere.
Se inviassi un esempio minimo compilabile, usando anche l’ambiente filecontents per accludere al file .tex anche la bibliografia con quelle due sole intries, ma con il file .tex che contine la parte rilevante del tuo preambolo e un corpo del documento ridotto anche alle sole citazioni, si potrebbe capire meglio come fare.
26 Maggio 2014 alle 6:46 in risposta a: Come eliminare manualmente citazione tipo “2008a,b in bibtex #94561::
Certo che se usi la citazione nome-anno (dove in realtà il nome è il cognome del primo autore), e ci sino due riferimenti di lavori scritti nello stesso anno da due autori diversi ma con lo stesso cognome, non vedo altro modo di citazione diverso da quello che bibtex ti produce.; forse ciò non si verificherebbe se la citazione fosse del tipo Nome Cognome anno, ma non so se ci siano pacchetti di stile bibliografico per bibtex che consentano questo tipo di citazione. Oppure credo che si possa stabilire nel caso di più autori che la citazione sia del tipo nome1, nome2 et al. anno e in questo modo la molteplicita degli autori che compaiono nella citazione dovrebbe evitare l’inseromento della letterina a, visto che non ci sarebbe nessuna confuzione (… a meno dei primi due autori con gli stessi cognomi:| )
::zambu” post=94159Ciao, grazie delle preziose informazioni.
– è possibile segnalare l’incongruenza della documentazione a qualcuno che la possa sistemare?A quale incongruenza alludi?
Come ti ho detto le informazioni si ricavano dalla lettura della documentazione del file/pacchetto specifico; quindi non babel che è generico, ma babel-italian; qui la Table 1 specifica esattamente quanto ti ho detto; il testo che segue la tabella descrive meglio il tutto.
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Ehi, attento: hai chiamato due volte il pacchetto amsmath e due volte il pacchetto fontenc; per quest’ultimo hai anche commentato [tt]% Riga da togliere se si compila con PDFLaTeX]/tt];
Chi ti ha detto di fare una cosa del genere? ci mancherebbe altro!Per il tuo problema di far leggere formule matematiche a un dislessico, se sei sicuro che i font senza grazie siano quelli più adatti alla lettora di un dislessico procedi pure, ma rivolgiti ad altri pacchetti: so che ne esiste uno che permette di scrivere tutto, testo e matematica, in font senza grazie, probabilmente Helvetica ma non ricordo bene. Io l’ho cancellato dai miei ricordi perché le norme vietano di scrivere matematica con font privi di grazie. Naturalmente un pesto per dislessici credo che debba avere a mente specialmente il lettore destinatorio dello scritto, norme o non norme.
Per quel che ne so, i font con grazie sono più facili da riconoscere rispetto a quelli senza grazie, e affaticano di meno nella lettura continua; si font senza grazie sono più facilmente riconoscibili per parole singole o brevi testi; sono faticosi da leggere per una lettura continua. Ma non ne so abbastanza di dislessia, anche se ho visto che ci sono in rete degli orribili font studiati apposta per i dislessici.
Ma ti indirizzo verso una strada diversa: esistono dei font che si attivano con il pacchetto lxfonts (leggine la documentazione con texdoc lxfonts) che sono stati disegnati apposta per le proiezioni, per le presentazioni da proiettare con un videoregistratore. Sono senza grazie, ma sono completi epr quel che riguarda il testo (in alfabeti latini e greci) e per la matematica anche quella avanzata da comporre con l’aiuto di amsmath. Anche se le priezioni sono lo scopo principale di questi font, nessuno vieta di usarli per scrivere un testo “cartaceo”.
Sono caratterizzati da un occhio mediano piuttosto grande (le lettere minuscole senza ascendenti e/o discendenti sono relativamante grandi); le lettere con ascendento o discendenti hanno questo elementi più corti di quelli normalmente presenti in altre collezioni di font.
Io li uso sistematicamente per predisporre le presentazioni che accomapgnano le mie lezioni o altri tipi di interventi che richedano un supporto visuale grafico. Onestamente non ho idea se siano o non siano adatti per la lettura dei dislessici, ma sono sicuramente una via da tentare perché è difficile trovare font senza grazie adatti alla matematica (ci sono ma, come dicevo, non ricordo più il nome del pacchetto). Ivece leggi bene la documentazione in inglese del pacchetto laxfont dando da terminale o prompt dei comandi il comando texdoc lxfonts e verificherai che il pacchetto sostituisce tutte le famiglie serie e forme sia per il testo sia per la matematica. Non ti serve altro.
Buon lavoro con la dislessia; spero che i miei font ti siano utili.
Claudio
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@zambu, sono diversi mesi che con l’italiano per impostazione predefinita, il doppio apice non è attivo; ne ho dato comunicazione qui sul forum quando ho caricato l’ultima major version di babel-italian; per attivarlo bisogna dare il comando \setdoublequesteactive; bisogna agire in modo analogo per disporre del comando \unit e per disporre della virgola intelligente (questa può essere attivata e disattivata a piacere lungo lo stesso documento). In altre parole ora babel-italian si comporta come gloss-italian, almeno per quel che riguarda le doppie virgolette, perché gloss-italian non dispone né di \unit né di virgola intelligente.Per saper quali lingue hanno il doppio apice attivo basta leggere la documentazione di babel o di polyglossia; ma l’informazione non è così chiara come sarebbe desiderabile. Per l’italiano, infatti, vi si dice che il doppio apice è attivo.
La cosa migliore da fare per sapere se il doppio apice (o qulunque altro carattere) è attivo bisogna leggere la documentazione della lingua: nel caso dell’italiano bisogna dare il comando texdoc babel-italian per sapere come è trattato con babel; con polyglossia no esiste una documentazione specifica, quindi bisogna usare il comando texdoc polyglossia.
Nel tuo caso specifico non hai bisogno di usare \shorthandoff{“} perché dalla versione 1.3k le virgolette doppie non sono attive per impostazione predefinita.
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Cis ono alcune lingue gestita da babel che non usano il doppio apice come carattere attivo (come shorthand). Quindi se non dici in quale lingua scrivi, è difficile capre she nel tuo caso ‘shorthandoff{“} non funziona per qualche bug, oppure se non funziona perché, per esempio, stai scrivendo in inglese.
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Sì, lo so che Enrico stigmatizza la mia concezione di operatore dell’unità immaginaria; per gli ingegneri l’unità immaginaria è un operatore di rotoamplificazione; per i matematici è un coppia ordinata. Quindi non è questo il luogo per discutere queste cose.Ma spiego perché a me piace considerare l’unità immaginaria indicata con il simbolo “j” come operatore e non come normale variabile (che comunque le nora ISO, stupide o non stupide, richiedono scritto in tondo. Perché gli ingegneri elettrici ed elettronici (io sono elettornico) usano al “j” e la semplice equazione $\mathrm{e}^{Jπ} = 1 = 0$ risulterebbe composta con la letera “j’ la cui coda batte contro la lettera “e”. quando è definito come normale variabile scritta in tondo. Se invece è definita operatore c’è quel picco spazio in più che evita che la “j” batta conto al “e”.
Non mi sono spiegato bene, evidentemente; La moltiplicazione seocndo le norme ISO NON è indicata anche con uno spazioetto, ma è indicata:
a) senza spazio fra le due variabili letterali che vengono moltiplicate;
b) con un punto centrato fra due variabili letterali;
c) senza spazio fra un primo fattore numerico e un secondo fattore letterale;
d) con un punto centrato fra due fatori numerici;
e) con il segno $times$ fra due fattori numerici.Perché LaTeX non mette lo spazietto? perché NON ci vuole nessuno spazio fra due fattori moltiplicativi nei casi in cui non sia prescritto un segno di operatore moltiplicativo come \cdot o \times.
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Per gli utenti di Ubutu/Debian, Debian in generale, e in particolare di TeXLive/Debian.Nel sito: di Norbert Preining, il curatore della verisone Debian di TeXLive, ci sono informazioni m olto interessat e in particolare a livello “experimental” è già disponibile la versione 2014 di TeXLive/Debian.
Speriamo che sia la volta buoa che la distribuzione Debian di TeXLve sia aggiornata e (forse) aggiornabile.
::Però, in LaTeX, scrivendo la moltiplicazione $a b$ sembra che non venga messo alcuno spazio tra “a” e “b”.
Questo comporta inoltre, ad esempio, che non posso definire una variabile con nome “ab” perché sarebbe indistinguibile dalla moltiplicazione delle due variabili “a” e “b”.Del resto, sempre nella Guida GuIT, la moltiplicazione è infatti indicata anche con uno spazio; nell’esempio in tabella 24.8 pagina 508, c’è una moltiplicazione “a b”, dove mi sembra che tra le lettere “a” e “b” ci sia uno spazio sottile.
Hai fatto due osservazioni molto acute e ti ringrazio perché una riguarda un mio errore.
1) Nella Guida GuIT la tabella 24.8 contiene nel file sorgente a\,b e quindi cvi ho messo uno spazio sottile; è un errore, perché lo spazio sottile o qualunque altro spazio non ci vuole. Mi domando come ho fatto a commettere questo errore e, non per giustificarmi, ma per mostrare come si fanno errori, credo di poter dire che ho composto quella tabella una ventina di anni fa; l’ho rimaneggiata, corretta e ampliata diverse volte, ma non mi sono mai accorto di quello spazio. Leggere e rileggere le bozze no basta mai; sembra che gli errori, refusi o errori veri e propri saltino fuori da soli; non è solo una questione di fretta (si sprecano i proverbi che stigmatizzano le cose fatte in fretta), ma la questione è che ad un certo punto bisogna produrre qualcosa e si finisce con l’accettare il rischio che qualche errore sia sfuggito, piuttosto che rimandare sine die la produzioe di quel qualcosa.
La prossima versione della Guida GuIT no conterrà più questo errore; ho già corretto il sorgente.2) L’altra domanda riguarda la definizione di variabili di più lettere; No, non si può, perché le norme lo vietano, con le sole eccezioni di alcune costanti fisiche che rappresentano il numero di Mach e altri cosiddetti “numeri”, che in fisica rappresentano certe grandezze adimensionate. Sono una mezza dozzina di tali simboli di due lettere; in questo momento mi è impossibile darti un riferimento bibliografico di queste norme; quando rientro a casa, forse riuscirò a trovarlo e se lo ritrovo lo aggiungo a questo post. Non ho ritenuto opportuno indicare anche i simboli di questi pochi numeri rappresentati da simboli di due lettere nella Guida GuIT, perché mi sembrava, e continua a sembrarmi, non solo un elemento di confusione, ma una cosa di scarso interesse.
La regola è che ogni variabile è rappresentata da una sola lettera tratti dagli alfabeti latino, greco, ebraico, oltre che da simboli disegnati apposta; questa lettera può essere ulteriormente specificata con quanti deponenti si vuole in qualità di attributi, per esempio $V_{\mathrm{max}}$, generalmente costituiti da singole lettere o da parole abbreviate, che vanno scritte in tondo; mentre i pedici scritti in corsivo rappresentano essi stessi altre variabili.
Queste regole spesso sono ignorate; nel io settore (elettronica) vengono usate spesso come variabili degli acronimi di locuzioni formate da diverse parole, per esempio il CMRR di una amplificatore differenziale indica il Common Mode Rejection Ratio. Terribile ed ingiustificato; Nei miei libri ho sempre scritto questa locuzione italiana equivalente “rapporto di reiezione di modo comune” con $ r_{\mathrm{rmc}}$, conservando quindi sia le iniziali che formano l’acronimo italiano, ma rispettando la norma che vuole le variabili rappresentate da una sola lettera.
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Scusate se intervengo con ritardo.Cerchiamo di capirci: le costanti numeriche sono formate da cifre, segni + o – e separatori decimali; talvolta in notazione scientifica si usa E seguito da un esponente di 10, oppure la scrittura di 10^{
}.
Le norme ISO citate richiedono se possibile (cioè font permettendo) di scrivere in tondo le costanti numeriche rappresentate da simboli, come e, π, Φ (numero aureo) e simili altre costanti matematiche.G non rappresenta una costante numerica, ma è un grandezza fisica formata dalla coppia {misura}[unità di misura] secondo la notazione che G= {G}[ G ]. Essendo questa una grandezza fisica costante, ma non una costante numerica, va scritta in corsivo. Non mi pare che ci siano delle ulteriori spiegazioni da dare circa l’applicazione delle norme ISO per la scrittura delle grandezze misurabili nelle scienze applicate. Il testo di Battaia è chiarissimo e non lascia adito a interpretazioni difformi da quanto ho scritto qui. Saper Comunicare è altrettanto esplicito e non ci sono interpretazioni alternative difformi da quanto detto qui. @skevin93 ha capito perfettamente questa differenza fra costanti matematiche e costanti fisiche.
Per il resto gli spazi prima e dopo una variabile fisica sono fuori luogo; essi sono riservati agli operatori e G NON è un operatore; sono riservati agli operatori simbolici come a quelli letterali, ai delimitatori, e via di questo passo; i programmi di composizione del sistema TeX sono molto meticolosi nel riconoscere la sequenza degli “atomi” matematici per sapere quali spazi usare tra un atomo e l’altro. Un “atomo” matematico per i programmi del sistema TeX è un cosa non divisibile, come esprime la parola “atomo” stessa. Perciò una espressione come sin 2πx è fatta di quattro atomi “sin”, “2”, “π”, “x”.
Forse farei bene ad aggiungere un paragrafo alla Guida GuIT per spiegare bene questa faccenda della spaziatura degli atomi matematici da parte dei programmi di composizione del sistema TeX; non è solo una questione di norme ISO, ma una questione di rispetto dell’estetica tipografica consolidata in alcuni secoli di stampa della matematica e praticata in pratica in tutti i paesi del mondo con pochissime varianti “nazionali” che non riguardano quasi mai dette spaziature.
Premesso che gli spazi sottili prima e dopo G sono fuori luogo, se uno volesse eliminare detti spazi in presenza di esponenti lo potrebbe fare; i metodi sono tanti, ma visto che gli spazi non ci vogliono, non perdiamoci dietro a queste cose.
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In realtà il messaggio d’errore dice chiaramente il perché: il contatore Pcal non è stato definito, quindi la definizione CalS non può essere numerata sotto a Pcal.Hai due possibilità:
1) o sostituisci Pcal con Gcal nella definizione di CalS, oppure
2) sposti la definizione del contatore Gcal prima del titolo, in modo che quella definzione sia numerata come le altre due.Io ho provato con `\newtheorem{Gcal}{Grande Caloria \textit{Cal} o \textit{kcal}}[section]
\theoremstyle{definition}
\newtheorem{Pcal}[Gcal]{Piccola Caloria \textit{cal}}
\theoremstyle{definition}
\newtheorem{CalS}[Gcal]{Calore Specifico}`e funziona come mi sarei aspettato.
::
Remo, ho preso il tuo codice; ho fatto qualche correzione, visto che quei \clearpage{\pagestyle{empty}\cleardoublepage} gridano vendetta; ho cambiato l’immagine della copertina, visto che io non ho la tua immagine (ho messo lo stemma al centro della bandiera della marina italiana); ho creato il file copertina.tex secondo le tue indicazioni; ho messo un asterisco in \tableofcontents, visto che mi pare assurdo che l’indice compaia nell’indice; ho compilato e ho ottenuto un file pdf che aperto con Adobe Reader (che mi permette di analizzarne le dimensioni del supporto, i font usati, eccetera) mi conferma che l’immagine della copertina copre tutta la pagina che ha le dimensioni di 107,9 mm di base e di 174.6 mm di altezza, come tutte le pagine interne.Il codice che ho usato è il seguente:`% !TEX TS-program = pdflatex
% !TEX encoding = IsoLatin\documentclass[10pt, openright]{memoir}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage[latin1]{inputenc}
\usepackage{microtype}
\usepackage{palatino}
\fontfamily{ppl} \selectfont
\setstocksize{17.463cm}{10.795cm}
\settrimmedsize{17.463cm}{10.795cm}{*}
\settrims{0in}{0in}
\settypeblocksize{14.463cm}{8cm}{*}
\setlrmargins{1.25cm}{*}{*}
\setulmargins{*}{*}{1}
\checkandfixthelayout\usepackage{geometry}
\geometry{vmargin=0.6in,footskip=16pt,headsep=6pt}
\usepackage{eso-pic}
\newcommand\BackgroundPic{%
\put(0,0){%
\parbox[\paperheight]{\paperwidth}{%
\vfill
\centering
\includegraphics[width=\paperwidth,height=\paperheight,%
]{bandiera_stemma_small}% stemma della bandiera di marina
\vfill
}}}
\usepackage{graphicx}
\chapterstyle{lyhne}
\usepackage{makeidx}
\makeindex
\newcommand{\cambiaFont}[2]{{\fontencoding{T1}\fontfamily{#1}%
\selectfont#2}}\usepackage{kantlipsum}% per creare testo di riempitivo
\begin{document}
\AddToShipoutPicture*{\BackgroundPic}
\frontmatter
\input{copertina}
%\clearpage{\pagestyle{empty}
\cleardoublepage%}
\tableofcontents*
%\clearpage{\pagestyle{empty}
\cleardoublepage%}
\mainmatter
%\input{introduzione}
\chapter{Introduzione}
\kant[1]
\cleardoublepage
\chapter{Primo capitolo}
\kant[2-4]
\chapter{Secondo capitolo}
\kant[5-7]
%\backmatter
%\input{capitolo1}
%\input{capitolo2}
%\input{capitolo3}
\end{document}`
Attento: il comando \backmatter, se usato, va usato dopo i capitoli; in sostanza i capitoli stanno nella mainmatter. L’introduzione può stare tanto nella frontmatter quanto nella mainmatter; dipende dalla sua consistenza e struttura; se non contiene sezioni, sottosezioni e altri simili sezionamenti sta bene nella frontmatter, altrimenti nella mainmatter.Con la classe memoir \cleardoublepage lascia una pagina veramente vuota, non hai bisogno di quelle acrobazie con parentesi graffe inutili visto che \clearpage non vuole argomenti.
Io ho lasciato i tuoi numeri per le dimensioni della carta, ma ti prego non usare 5 cifre significative quando non puoi misurare la carta con quella precisione; scrivendo 17.463cm intendi dire che l’errore di misura che desideri che sia rispettato nell’altezza della carta sia di ±0.5 unità corrsipenti all’ultima cifra significativa che scrivi; siccome arrivi ai millesimi di centimetro, cioè ai centesimi di millimetro, cioè alla decina di micron, tu vuoi che la tua carta sia tagliata con la precisione di 5µm; non ci riesci nemmeno con un bisturi da chirurgo oftalmico! Tant’è che Adobe Reader restituisce un valore di 174,6mm dove il mezzo decimo di millimetro è del tutto ragionevole.
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A stretto rigore \rule passa i modo testo prima di agire; quindi se non si trova dentro una ambiente particolare, LaTeX inserirebbe un rientro di ampiezza pari a \parindent; Quindi prima del primo \rule ci vorrebbe un \noindent.Meglio ancora sarebbe inserire quei due filetti dentro un ambiente center, in modo che da un lato non c’è da preoccuparsi di \noindent, e dall’altro i due filetti risulterebbero centrati, il che è più elegante di due filetti che non riempiano l’intera giustezza e siano, per esempio, accostati a sinistra.
Per filetti a giustezza piena basta essere in modo verticale ( dopo una riga vuota nel file sorgente) e scrivere`\hrule\vskip 3pt\hrule`Molto più seplice e senza “arretramenti” come quel -6pt che va, in realtà, trovato sperimentalmente.
(\hrule genera un filetto di larghezza width, altezza height e profondità depth con una sintassi, per esempio:` \hrule width \textwidth height 0.4pt depth 0pt`(I valori che ho indicato sono quelli di default; tralasciando al parola chiave e il valore relativo, vengono usati quei valori che ho scritto nell’esempio))
Il comando \rule è creato, invece, con il comando primitivo \vrule che ha le stesse parole chiave, ma ha diversi valori di default: width 0.4pt height
depth . \rule richiede obbligatoriamente i due valori dell’altezza e della larghezza, ma accetta anche un valore facoltativo per la profondità. Di fatto \hrule, \vrule e \rule producono rettangoli neri di altezza, profondità e larghezza assegnate o assegnabili; la loro differenza consiste nel fatto di lavorare in modo verticale o orizzontale.
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@Shadow, l’ambiente filecontents è un ambiente “primigenio” di LaTeX; ti consiglio di dare un’occhiata alla guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato e scritto in italiano, che trovi qui sopra nella sezione Documentazione, sotto sezione Guide Tematiche.L”esempio che ti Ha linkato Claudio va benissimo; tieni presente che l’ambiente filecontents è l’unico pezzo di codice LaTeX che può essere messo prima di \documentclass; pensa infatti se ti volessi inviare un file scritto con una classe non standard che non si può scaricare dalla rete; ti dovrei inviare la classe che poi tu dovresti memorizzare su disco nelle forme opportune; invece inserendo la classe dentro l’ambeinte filecontents, al momento di eseguire, LaTeX lo estrae dall’ambiente e fa tutto al posto tuo.; è chiaro che prima di eseguire il comando \documentclass, LaTeX deve svolgere i compiti che filecontents gli richiede, cioè di trascrivere il contenuto dell’ambiente in un file da memorizzare nella cartella di lavoro con il nome della classe e l’estensione .cls.
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