OldClaudio

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  • in risposta a: Problema bibunits #94467
    OldClaudio
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      Davide, mi spiace di non esserti stato utile; d’altra parte da quel poch=o che ci hai detto, ho usato specialmente la sfera di cristallo cercando di indovinare che cosa potrebbe esserti successo. Talvolta mi riesce di indovinare giusto, ma chiaramente sono casi rari.

      Non resta con un esempio minimo compilabile — o meglio: visto che l’esempio dei Complementi non ti riesce, tenuto conto che io ho copiato al stessa bibliografia dei Complementi, confronta se il mio file sorgente che ho creato e aggiustato a partire da quanto riportato dai Complemeti, funziona o non funziona:`% !BIB program = bibtex

      \documentclass{article}
      \usepackage{guit,url}
      \usepackage[subsectionbib]{bibunits}
      \begin{document}
      \bibliographyunit[\section]
      \defaultbibliography{Bibliografia}
      \defaultbibliographystyle{alpha}
      \section{Un paragrafo}
      Il riferimento a~\cite{bringhurst:elementi} appare solo nella
      bibliografia locale. Il riferimento a~\cite*{gregorio:breveguida}
      appare sia nella bibliografia locale sia in quella globale.
      Si possono includere nella bibliografia anche delle opere non
      esplicitamente citate nel documento.\nocite{mori:tesi}
      \putbib

      \section{Un altro paragrafo}
      Un nuovo paragrafo, con un riferimento
      a~\cite*{pantieri:distribuzioni}, che compare sia nella
      bibliografia locale sia in quella globale.
      \putbib

      \bibliographyunit
      \let\thebibliography\stdthebibliography
      \bibliographystyle{alpha}
      \bibliography{Bibliografia}
      \end{document}
      `

      in risposta a: Problema bibunits #94465
      OldClaudio
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        Hai detto che non ti riesce di compilare nemmeno l’esempio delle pagine 87 e 88 dei Complementi.

        L’esempio che citi a me riesce perfettamente e dà lo stesso risultato che compare in quel testo. Sei sicuro di avere eseguito tutte le complazioni necessarie?

        La documentazione dei Complementi dice espressamente che nella prima compilazione vengono generati diversi file bu.aux oltre al file .aux del documento che stai componendo. In particolare il file bu.aux per la bibliografia generale e diversi file bui.aux per ogni capitolo o sezione per il/la quale si desidera generare al bibliografia locale.

        Se clicchi sul bottone bibtex dell’editor parte la lettura del file mainfile.aux e bu.aux da cui estrarre i dati necessari per la bibligrafia generale; poi per le bibliografie locali devi agire a mano con bibtex su ciascun dei file bui[/].aux (senza specificare l’estensione), infine dopo avere eseguito tutte queste compilazioni ausiliarie, devi ricompilare il documento mainfile.tex tre volte.

        Io non ho mai usato bibunits, ma ho seguito le istruzioni e ho ottenuto esattamente il risultato dell’esempio dei Complementi. Forse, visto cche hai tralasciato l’uso di LaTeX da qualche mese ti sei dimenticato di come facevi? di quel sia la procedura corretta per ottenere il risultato desiderato?

        in risposta a: Problema bibunits #94464
        OldClaudio
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          I nomi dei file sono davvero file name.tex, file name.aux, eccetera?
          Lo sai che al sistema TeX non piacciono i nomi die file che contengono spazi o caratteri speciali?

          Se invece quei nomi sono di fantasia, allega un esempio minimo compilabile compreso in mininimo di file .bib, in modo che anche noi possiamo riprodurre l’errore e forse trovare il modo di farvi fronte.

          Nell’esempio minimo mettici almeno due capitoli ciascuno con almeno una citazione da estrarre dalla bibliografia.

          in risposta a: Convertitore Latex->word #94455
          OldClaudio
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            Ci sarebbe una strada eleganre, macostosa.
            Comestudente universitario puoi acquistare Adobe Acrobat professional. Per gli studenti la Adobe il programma Educational che permette gli acqisti con sconti molto sostanziali. Con AAProfessional puoi espportare il documento PDF in formato DOCX. Il risultato e’ accettabile. Poi se devi aprire il file docx usa LibreOffice, gratuito, e non devi spendere un altro centone circa per la suite MS Office.

            in risposta a: Dimensioni testo sempre più piccole #94449
            OldClaudio
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              Con la classe memoir puoi usare come font normale praticamente qualunque corpo.

              Per le altre classi avere di default un corpo diverso non e facile; ci sono diversi metodi, ma non ne approfitterei troppo. Un corpo normlae di 7pt sarebbe scritto cono i font usato per i pedici della matematica. Decisamente da cavarsi gli occhi, specialmente se poi usi della matematica a 7pt, con i pedici di primo livello di corpo 5pt e quelli di secondo livello di 0.35 pt. =.35pt e un mm, ma le minuscole sono generalmente la meta del corpo, quindi avrebbero di mezzo millimetro.

              No; lascia stare; 9pt per te forse va bene ma per molti è già troppo piccolo.

              in risposta a: PGFPlots.net #93685
              OldClaudio
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                In parte da circuito.sty mai distribuito e in parte da bardiagram.sty mai distribuito, nato nel 1991 oer disegnare dei diagrammi a barre e poi esteso anche a diagrammi normali, anche in scala logaritmica; sono le due estensioni che mi sono scritto per comporre i miei libri di elettronica e di elettrotecnica.

                in risposta a: spazio di puntini #94404
                OldClaudio
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                  Ecco, ci siamo di nuovo; bisogna leggere la documentazione; io suggerirei oltre all’Arte, anche il LaTeX Reference Manual Commentato e tradotto in italiano (sempre nella sezezione Guide tematiche dell Documentazione di questo sito); non è per farmi réclame, ci mancherebbe; È semplicemente una mia opinione che ogni utente di LaTeX dovrebbe poter metere le mani sulla documentazione che descriva TUTTI i comandi accessibili all’utente, almeno come li ha descritti il creatore di LaTeX Leslie Lamport (dal cui cognome nasce quel famoso La che trecede TeX). Alcuni di quei comandi descritti da Lamport si usano molto raramente oppure sono stati sostituiti di fatto dall’uso sistematico di certi pacchetti; tuttavia quel Manuale, secondo me, è fondamentale per ogni utente di LaTeX e spero che la mia traduzione e i miei commenti non lo snaturino rispetto all’originale in inglese che è e resta il riferimento primario per ogni utente.

                  Detto in parole povere: \newcommand, \renewcommand e \providecommand permettono di definire o ridefinire nuovi comandi: la sintassi è:

                  [tt]\newcommand[/tt]{comando}[ numero di argomenti ][ valore di default ]{definizione}
                  [tt]\renewcommand[/tt]{comando}[ numero di argomenti ][ valore di default ]{definizione}
                  [tt]\providecommand[/tt]{comando}[ numero di argomenti ][ valore di default ]{definizione}

                  Intanto \newcommand segnala un errore se si cerca di definire un comando che c’è già, mentre \renewcommand segnala un errore se si cerca di ridefinire un comando che non esiste ancora; infine \providecommand definisce un comando che non esiste ancora, ma non fa nulla se il comando esiste già.

                  Il numero di argomenti dice quanti sono gli argomenti su cui opera il comando

                  Il valore di default non è obbligatorio, ma se c’è dice che l’argomento numero 1 (quello che nella definzione è indicato con #1) è facoltativo e, se usato, va racchiuso fra parentesi quadre; se non usato riceve invece il valore di default.

                  La definizione invece è la sequenza di comandi che vengono eseguiti quando si usa il comando, e i vari argomenti su cui questo opera sono indicati con dei “segnaposto” #1, #2, eccetera fino ad un massimo di numero di argomenti che a sua volta non può essere maggiore di 9.

                  Nella tua prima definizione [tt]\newcommand*\puntini[1][c]{%[/tt] non si capisce affatto a cosa serva quel valore di default “c”; sei sicuro che volevi davvero scrivere una stringa di puntini pari alla larghezza della lettera “c”? Io ho il sospetto che tu non l’abbia mai proovato, perché avresti constatato che la stringa di puntini si ridurrebbe a niente o al massimo ad un solo puntino….!

                  Posso avere equivocato l’uso che ne vuoi fare, ma secondo me non ha senso un valore di default che abbia una larghezza cos`ʼpiccola, nessuna risposta da scrivere sui puntini sarebbe così corta; se anche il tuo studente dovesse scrivere una sola lettera come risposta, sarebbe meglio che la stringa di puntini ne contenesse almeno tre o quattro, altrimenti lo studente non si accorge nemmeno che lì c’è uno spazio per mettere la sua risposta.

                  in risposta a: spazio di puntini #94401
                  OldClaudio
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                    Usi male l’ultima versione: il suo argomento è obbligatio, non facoltativo, quindi devi usare le graffe, non le quadre.

                    in risposta a: PGFPlots.net #93682
                    OldClaudio
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                      Non mi sono spiegato bene. Le curve di Roberto, ripeto bellissime, rappresentano come ha spiegato Roberto stesso e anche Marchetto, la risposta di una struttura ad una sollecitazione sinusoidale in funzione del rapporto fra la frequenza dell’eccitazione e la frequenza proprio di risonanza della struttura. Una struttura risonante risponde in modo diverso a seconda che sia sollecitate con un segnale estensivo o intensivo, coì come la risposta è diversa a seconda che la risposta misurata sia una grandezza estensiva o intensiva. nel caso seguente:
                      [attachment=994]passabasso.png[/attachment]
                      ci troviamo di fronte ad una struttura elettrica sollecitata in tensione (grandezza estensiva) e la risposta è un’altra tensione (altra grandezza estensiva); il rapporto della risposta e l’eccitazione al variare della frequenza o della pulsazione mostra la caratteristica passa basso, dove il rapporto è unitario a frequenze bassissime e spesso presenta un massimo se lo smaorzamento è basso, per poi tendere a zero quando la frequenza diventa grandissima. È il caso delle corve di Roberto.

                      Invece questo comportamento:
                      [attachment=995]Risonatore.png[/attachment]
                      è il comportamento dello stesso risonatore eccitato in tensione e con la risposta misurata in corrente (grandezza intensiva) lungo la serie dei tre componenti: la risposta è quella di un risonatore armonico, nulla per dissonanza infinaitamente negativa e per dissonanza infinitamente positiva, con un massimo per dissonanza nulla (la dissonanza è $\chi = f/f_0 – f_0/f$).

                      Anche se fisicamente sembra lo stesso circuito, la funzione di trasferimento è completamente diversa perché anche se l’eccitazione può essere la stessa grandezza, la risposta è una grandezza diversa. In sostanza i due sistemi sono governati da equazioni diverse, non dalle stesse equazioni, anche se il sistema costitutivo contiene molte righe uguali.

                      Nel promo caso abbiamo quindi la risposta di un sistema passa basso, nel secondo caso la risposta di un risonatore armonico.

                      Sempre off topic, s’intende; ma forse così mi sono spiegato

                      PS: Incidentalmente questi disegni sono stati fatti con un insieme di macro costruite sui comandi dell’ambiente picture come risulta esteso mediante la sua estensione “ufficilale” pict2e; soddisfano anche alle norme UNI sui diagrammi.

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                      in risposta a: PGFPlots.net #93679
                      OldClaudio
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                        tempo fa grazie a questa segnalazione ho mandato un esempio a Stefan che dopo un po’ lo ha inserito volentieri nella gelleria.
                        Vi riporto il link dell’esempio tratto dall’articolo su pgfplots che scrivemmo io ed Agostino per ArsTeXnica ed il meeting 2011.
                        pgfplots.net/tikz/examples/oscillator/

                        Il grafico è bellissimo; il titolo un po’ meno; non si tratta di un oscillatore armonico ma della risposta di un filtro passa basso di 2º grado con i due poli di modulo pari a $\omega_0$ e con diversi coefficienti di smorzamanto; Il parametro $\zeta_0$ indicato di fianco alle varie curve è qualcosa legato all’inverso del coefficiente di risonanza, o meglo, visto che non si tratta di un oscillatore, al coefficente di risonanza di un oscillatore che avesse gli stessi poli.
                        Un elettronico non avrebbe mai usato $\zeta_0$ per indicare quel paramamtero, a probabilmente quando ci si riferisce a strutture in grado di rispondere in qualche modo ad eccitazioni periodiche, i non elettronici usano alte simbologie.

                        Tutto ciò è off topic, naturalmente…

                        in risposta a: spazio di puntini #94399
                        OldClaudio
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                          claudio” post=94014ho risolto cosi ho trovato del codice che ho adattato
                          grazie per avermi indicato dove guardare
                          `
                          \usepackage{calc}

                          \newcommand*\puntini[1][c]{%
                          \ifmmode
                          \makebox[\widthof{$#1$}]{$\dotfill$}%
                          \else
                          \makebox[\widthof{#1}]{\dotfill}%
                          \fi
                          }
                          `
                          ciao
                          claudio

                          Hai provato a togliere i dollari a cavallo di \dotfill? Non credo che servano, perché comunque dentro \makebox di default sei i n modo testo e \dotfill non è né testuale né matematico; volendo lo si potrebbe considerare testuale, e quindi avresti ragione a mettere i dollari, ma la sua definizione (dal cuore di latex.ltx) è`\def\dotfill{%
                          \leavevmode
                          \cleaders \hb@xt@ .44em{\hss.\hss}\hfill
                          \kern\z@}`A sua volta \leavevmode serve per passare in modo orizzontale se per caso il comando fosse dato in modo verticale, ma non fa praticamante nulal se si è già in modo orizzontale; i restanti comandi possono essere usati in qualunque modo. Anzi conoscendo la definizione puoi copiartela nel tuo preambolo preceduta da \makeatletter e puoi provare a modificare la spaziatura dei puntini cambiano il valore [tt].44[/tt] in un altro valore più piccolo, per esempio [tt]0.3[/tt] per avere puntini più densi.. Un’altra definizione più robusta della tua potrebbe essere
                          `\makeatletter
                          \newcommand\puntini[1]{%
                          \ifmmode\expandafter\@firstoftwo\else
                          \expandafter\@secondoftwo\fi
                          {\makebox[\widthof{$#1$}]}{\makebox[\widthof{#1}]}{\dotfill}}
                          \makeatother`Quei due \expandafter servono per terminare correttamente la frase condizionale, e quei due comandi strani servono per eseguire il primo o il secondo \makebox dopo afer terminato la frase condizionale. Spesso non è necessario ricorrere a costrutti così complicati, ma così si ha la certezza di avere sviluppi robusti. La cosa è fatta in modo automatico, senza ricorrere a comandi astrusi, se si usano i comandi condizionali definiti dal pacchetto etoolbox; magari non ti serve, ma la lettura di quei comandi è molto istruttiva.

                          in risposta a: spazio di puntini #94397
                          OldClaudio
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                            `\makebox[3em]{\dotfill}` aggiusta via via il 3em con una altro valore per adattare la larghezza della fila di puntini a quanto deve venire scritto; puoi anche definirti un comando, per esempio:`\newcommand\untini[1]{\makebox[#1]{\dotfill}}`da usare così: [tt]\puntini{15mm][/tt] per fare 15 mm di puntini.
                            Volendo si potrebbe anche prendere la misura dell’espressione da scrivere sui puntini e lasciare fare tutto a LaTeX;; in questo casi ti conviene leggere la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato scritto in italiano (da scaricare dalla sottosezione guide tematiche della sezione Documentazione di questo forum] e vedere come usare al meglio il comando \settowidth.

                            in risposta a: problema con esempio tesi.tex #94382
                            OldClaudio
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                              light kira” post=94008le cose che farò sono:
                              – disinstallare miktex e installare texlive
                              – provare a compilare il file di suftesi, per capire se si verificano gli erorri. se si, riportarli qui
                              – per il file della tesi di bologna: non sono l’autore 😀 e non lo conosco. ma immagino che , dato che è un rimando dalla pagina ufficiale di laurea, l’autore sia o il tecnico oppure un ex tutor. proverò a fornire un “aggiornamento” di tale esempio con un file più degno

                              vi terrò aggiornati 😀

                              (spero di aver detto tutto il necessario senza aver trascurato nessun punto)

                              Molto bene.
                              Quando avrai finito l’installazione, nella cartella …/texmf-dist/doc/latex/suftesi/ c’è il file zippato templates.zip.

                              Nella decompressione del file zip fai in modo di disporre della cartella templates dove vuoi tu, per esempio sul desktop, ma qualunque posto va bene, e non estrarre niente da quella cartella, aprila, vai in tesi magistrale; apri il file cognome-tesi.tex con il tuo editor preferito (che avrai già verificato che sia capace di trovare gli eseguibili e i vari file di servizio nella nuova posizione del sistema TeX) e compila una prima volta; poi apri cognome-tesi-frn.tex e compilalo; torna al file cognome-tesi.tex e ricompilalo; poi esegui biber (con gli editor che sono capaci di interpretare le righe magiche, la cosa è automatica; con gli altri devi avere impostato l’editor in modo che quando richiedi la compilazione della bibliografia usi biber e non bibtex); poi torni a cognome-tesi.tex e ricompili due volte; tutto deve procedere senza intoppi di nessun genere e il tuo visualizzatore di file PDF ti deve mostrare la tesi cognome-tesi.pdf completa di frontespizio e di bibliografia con tutti i riferimenti incrociati risolti.

                              Fatto questo e verificato che le cose vadano come devono andare, senza errori e senza interruzioni, copi da te il file cognome-tesi.tex, cambaindogli il nome; ne modifichi l’interno perché legga il contenuto della tesi che hai scritto finora con la classe book; evidentemente togli tutto il “vecchio” preambolo, avendo cura di copiare le invocazioni dei pacchetti che stavi usando nel preambolo del nuovo schema basato su suftesi; Attento: non copiare né geometry con le sue impostazioni, né fancyhdr con le sue impostazioni, casomai le avessi specificate nella “vecchia” tesi. Suftesi non ammette nessuna personalizzazione del layout; così dice la licenza. piuttosto se non ti va il layout del template cambi le opzioni previste dalla documentazione della classe, tenendo conto che le varie combinazioni delle opzioni disponibili consentono più di diecimila varianti; una di queste varianti farà sicuramente al caso tuo. Fai queste prove in una cartella separata distinta dalla cartella dove ora si trova la tua tesi; se non ti piace usare suftesi, hai sempre la tua cartella orignale perfettamente integra.

                              Volendo (ma sono quasi sicuro che suftesi ti soddisferà) puoi provare saptesi oppure toptesi; Saptesi è stato scritto in modo competente (non dilettantesco come il modlello di Bologna) per l’Università La Sapienza di Roma; toptesi è stato scritto originariamente per il Politecnico di Torino, ma a parte il layout della pagina, è usabile per qualunque università, come, d’altronde, anche suftesi, è solo diverso lo stile; prevede varianti sia per la monografia della laurea triennale, sia per la tesi magistrale, sia per la dissertazione di dottorato.

                              Le distribuzioni del sistema TeX contengono una miriade di altre classi per tesi statunitensi, britanniche, tedesche, francesi, eccetera. Ti suggerisco di non perdere tempo con quelle classi, non perché producano risultati scadenti, ma perché sono scritte per sistemi universitari molto diversi dal nostro (d’altronde, data il noto individualismo italiano, non ci sono due università italiane che richiedano gli stessi dati nel frontespizio e nelle prime pagine interne…).

                              in risposta a: problema con esempio tesi.tex #94380
                              OldClaudio
                              Partecipante
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                                light kira” post=94005ho installato la versione completa di miktex, pesa 4 gb o poco più e ho aggiornato i pacchetti proprio ieri…
                                forse è un problema di distribuzione, piuttosto che di completezza 🙂

                                Può darsi; comunque una versione completa o è completa o è un bluff.

                                D’altra parte, perché hai installato suftesi, scaricando da CTAN tramite il link al sito di Valbusa, se la tua versione era già completa? Evidentemente non lo era, per suftesi fa parte della distribuzione completa. Magari dopo aver eseguito l’installazione presumibilmente completa, (4 GiB lo lascerebbe supporre — per favore, evita i gb, che non vogliono dire niente), magari devi solo aggiornare il database di nomi dei file, come richiesto da MiKTeX tramite il suo MiKTeX manager, o come si chiama ora.

                                Ma senza tanti giri di parole, quali messaggi in merito a pacchetti mancanti ricevi? Se tu ci dici solo che ricevi tali messaggio, ma non ce li fai conoscere, noi non possiamo dirti altro che la tua installazione è incompleta. Ahimè, è così.

                                Poi esiste la storiella “metaforica” di Ivan, che può avere tre sviluppi diversi; qui, ora non si tratta di aggiustare il file di Bologna, ma di trovare che cosa c’è che non va nella tua installazione che dovrebbe essere completa, ma non lo è. Ma la storiella potrebbe avere lo stesso sviluppo.:smile:

                                in risposta a: TeX Live 2013 #86956
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  DirkPitt” post=94000Ma i pro e i contro nell’installare la versione 2014, rispetto alla 13, quali sono? (bug, etc.)

                                  Cosa consigliano gli esperti?

                                  Dato e non concesso che io sia un esperto, ti dico: usa sempre l’ultima versione e tienila aggiornata con cadenza settimanale o di una decina di giorni.; Finché la 2014 non è disponibile la 2013 è congelata; quando la 2014 sarà disponibile, la 2013 non sarà più aggiornabile; quest’ultimo fatto non ti pare sufficiente?

                                  Claudio (Old perché ho circa trent’anni di esperienza con LaTeX, ma c’è chi è molto più esperto di me)

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