OldClaudio

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  • in risposta a: Allineare Relatore con il titolo #93095
    OldClaudio
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      Se poi sposti “a due” nella riga di sotto hai un titolo composto meglio e l’allineamento che chiedi non avrebbe proprio senso.`
      Analisi delle~prestazioni di~una~caldaia a~recupero a~due~livelli di~pressione`
      Attenzione: niente maiuscole tranne nella prima parola; quello è l’uso anglo-americano, non quello italiano.

      in risposta a: Come rivolgermi al relatore #93073
      OldClaudio
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        Da prof universitario a me è capitato di avere laureandi che conoscevo da tempo fuori dell’a,bito accademico; quando venivano a conferire con em in ufficio ci davamo reciprocamante del tu; non avevamo rapporti epistolari, perché a quel tempo la paosta elettronica non si usava molto er queste cose, ma si usava di più il telefono; non ho avuto studenti amici in altri ambiti negli ultimi anni prima di andare in pensione coi quali scambiarci e-mail.
        Confesso che è abbastanza imbarazzante avere rapporti amichevoli in ambito accademico con persone che si conoscono molto amichevolmente fuori dell’ambito accademico; per me era anche una questione di non fare favoritismi di nessun genere ad amici esterni, in mdo da trattare tutti gli studenti nel medesimo modo, gentile e rispettoso, e non mi sono mai permesso, in ambito accademico, di dare del tu a nessuno studente; molti miei colleghi lo facevano, ma per me era una questione di rispetto assolutamente inderogabile.

        In ogni caso nelle sedute di laurea ho sempre usato il lei, sempre considerandolo l’unica forma rispettosa nei confronti del laureando. In ambito accademico nessuno studente mi ha mai dato del tu. Nei rapporti scritti, rari ai miei tempi, non volevo che nei miei confronti si usassero espressioni baroccheggianti tipo Esimio Chiar.mo Prof. XXX e se mai fosse capitato averi insegnato al laureando che i nomi comuni e gli aggettivi non si scrivono con l’iniziale maiuscola tranne che a inizio di un periodo, e che la profusione di “vezzeggiativi accademici” è ridicolo e desueto oltre che segno di una certa piaggeria.

        Caro prorof. Xxx, o semplicemente Prof. Xxx a inizio messaggio va più che bene, mentre trovo non adatto cominciare un messaggio con Buongiorno Professore; i saluti finali possono essere semplicemente “Cordiali saluti” o “Rispettosi saluti”; “Cordialmente” mi sembrerebbe troppo burocratico.

        Questo è il punto di vista di un prof. Altri prof. potrebbero suggerire comportamenti diversi; è ovvio che in questi frangenti il registro del discorso possa differire da persona a persona, mentre la regola che non può mancare è quella di evitare il burocratese e, soprattutto, di scrivere in modo rispettoso della funzione accademica che il rpf. svolge nei confronti dello studente, che sia il direttore die corsi, il preside, il relatore, il coordinatore del consiglio di corso di laurea, eccetera.

        in risposta a: O.T. tipografia #93050
        OldClaudio
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          Suggerimento e domanda per @OldClaudio: e se si stampasse il documento come immagine ad alta risoluzione? In questo modo non bisognerebbe modificare niente. Si può scegliere una risoluzione alta e poi fare una prova di una pagina per vedere come vengono resi i caratteri. Tu che ne dici?

          È sempre possibile una cosa del genere, come è possibile passare attraverso Inkscape e chiedergli di trasofrmare tutti i font in disegni vettoriali; a quel punto il file non contiene più nessun font, ma solo disegni; in compenso il file rimane vettoriale.

          Vale anche quanto ha detto Roberto, che ArsTeXnica, composto con i Latin Modern, viene stampato da 8 anni da stampatori diversi senza nessun problema.

          Ottima l’ipotesi di Liverpool che lo stampatore di Aimè abbai selezionata quella opzione di usare solo i font di sistema.

          OldClaudio
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            poncelet” post=92693Buongiorno a tutti. Utilizzo TexMaker su Ubuntu. Questa mattina ho installato TexLive e dopo l’installazione non riesco più ad utilizzare il pacchetto xypic, nel senso che prima funzionava regolarmente ma adesso TexMaker mi segnala “Latex Error: File “xy.sty” not found”.
            Qualcuno mi può aiutare?
            Grazie.
            Max

            1) non confondere MAI l’editor, con il programma di composizione; pdflatex non trova il pacchetto e lo segnala; magari TeXmaker ti ripropone la risposta di pdflatex.

            2) controlla se nella cartella /usr/local/texlive/2013/texmf-dist/tex/generic/xypic/ c’è anche xy.sty

            3) Se c’è, configura Texmaker perché cerchi gli eseguibili di tutti i programmi che usa nella cartella giusta, e non nella cartella della versione Debian di TeXLive

            4) se non c’è hai fatto una installazione parziale; ricorda che quando installi o reinstallli TeXlive riscrivi tutte le cartelle, quindi se prima c’èra, non è detto che ci sia ancora dopo al reinstallazione. Ricorda che qui sul forum sconsigliamo sempre di eseguire le installazioni parziali (proprio perché provocano questo genere di problemi). Inoltre per gli utenti di Ubuntu sconsigliamo sempre di installare TeX Live dai suoi repositories, perché quella è una versione conforme ai requisiti del consorzio Debiam, perché è una installazione parziale, perché è una installazione non aggiornata, perché non è aggiornabile con il TeX Live Manager (tlmgr), ecc. ecc. ecc. Per eseguire l’installazione dell’instalalzione ufficiale leggi la guida texlive-YEAR-ubumtu.pdf che trovi in rete e che abbiamo segnalato millanta volte qui sul forum Tra motori di ricercain Internet e metodi per ricercare i messaggi qui sul forum hai solo l’imbarazzo della scelta.

            in risposta a: O.T. tipografia #93047
            OldClaudio
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              Aimè” post=92689Grazie, Claudio;
              Ho pensato anche ad un’altra cosa: io sinora ho lavorato con TeXworks; può avere senso utilizzare un compilatore differente o produrre un file di formato differente (es. PS)?

              Domattina riparlo con la tipografia.
              Ezio

              TeXworks non c’entra niente con LaTeX, o meglio con pdfLATeX, cliccando il bottone in alto nella schermata di TeXworks dici al sistema opertivo di lanciare pdfLaTeX per compilare il tuo main file. TeXworsk è solo un editor; il compilatore è pdfLATeX; otteresti lo stesso risultato se usassi TeXShop, TeXstudio, Texmaker, WinEdt, Kile, emacs, eccetera come editor, perché tutti, quando premi il bottone appostito o selezioni l’apposita voce di menù, dicono al sistema operativo di lanciare il compilatore pdfLaTeX.

              Questo è un concetto base; TeXworks può essere comodo da usare, più comodo di una altro editor, ma è solo un editor.

              Veniamo allora al punto dei font; Il formato PS non cambia praticamente niente, perché incoporerebbe gli stessi font che usa pdfLATeX epr produrre il file di uscita in formato PDF.

              Il problema sono i font. I Latin Modern sono font liberi, gratuiti e confezionati apposta in formato Type 1 per essere usati con pdfLaTeX; recentemente sono stati aggiunti nella distribuzione TeXLive, probabilmente anche nella distribuzione MiKTeX,gli stessi font in formato OpenType; aanzi per XeLaTeX e LuaLaTeX sono i font di default.Anche questi OpenType sono liberi e gratuiti, quindi è difficile che una tipografia (che farà pagare un occhio della testa la produzione ci 100 esemplari gestiti con programmi professionali, che usano solo font professionali e costosi) usi font gratuiti di un mondo, quello di TeX e LATeX, che è diffusissimo in ambito scientifico, ma quasi sconosciuto in campo commerciale.

              Ecco allora che se provassi a chiedere se vogliono i Times (e quali Times) o altri font diffusi sulle paittaforme Windows, Nel mondo Xpress, nel mondo Adobe InDesign, eccetera, forse non sarebbe difficile trovarne di adatti presenti anche sulle macchine che usano quelli del mondo TeX, così da reimpaginare il tuo libro con questi font; probabilmente non devi fare altro che cambiare un paio di \usepackage, ricompilare, correggere qualche cosa sulla divisione dell pagine, visto che altri font avranno dimensioni e metriche diverse dai Latin Modern. ed è possibile che il tutto sia accettabile anche alla tipografia. Io direi che due paroline al direttore del vostro Istituto circa la bassa professionalità di questa tipografia, possano non essere fuori luogo; le stesse due paroline potrebbero essere rivolte ai responsabili della tipografia; del tipo: Ragazzi, non produciamo testi scientifici e abbiamo bisogno di font adatti allo scopo; se voi non li tenete, saremo costretti ad affidarci a tipografie che non facciano storie con i font incorporati nel file PDF che produciamo, qualunque essi siano; sono incorporati, quindi o li usate o non ci fate perdere tempo con l’uso di font inadeguati al testo scientifico.”

              in risposta a: O.T. tipografia #93045
              OldClaudio
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                Nel tuo preambolo non vedo niente di strano.
                I font lmodern sono assolutamente standard e per una proprietà del file PDF, almeno come lo compone pdfLaTeX, i font sono tutti integrati, almeno per i glifi effettivamente usati nel documento, Se il prgoramam del tipografo che deve usare il file pdf per creare le lastre da cui stampare, non dispone dei font Latin Modern i casi sono due:
                1) o gli chiedi ddi installar ei font Latin Modern, perché è una sua “mancanza”, nel senso che gli mancano, non che abbia commesso qualche errore; a questo scopo gli puoi mostrare il file con Adobe Reader (gratuito, quindi se non ce l’hai e te lo installai, non ci spendi un centesimo); se disponi di una portairle Windows, dopo aver aperto il file premi Ctrla+D (se sei du un portatile Mac, premi mela+D) ti si apre una finestra di dialogo; scegli fonts, e ti mostra tutto l’elenco dei font usati nel tuo documento. vicino a ciascono c’è scritto di che tipo è e se è incluso completamante (quasi mai) oppure se c’è scritto che è incluso un sottoinsieme. Detto questo si adegui.

                2) ti metti una mano sul cuore (da cardiologo non dovrebbe essrti difficile…) e ricompili il documento, chiedendogli prima quali font può usare; fatti fare bene bene l’elenco e il tipo di ofnt che vuole, e noi qui ti possiamo aiutare a riconfigurare il preabolo per usare quei font.

                3) Togliti la mano dal cuore (anche questa è una operazione che da cardiologo non è difficile) e cambi tipografo, magari non ti rivolgi a una tipografia, ma ti rivolgi ad una copisteria che stamperà direttamente dal tuo file; se unsi un formato insolito che chiede delle particolari imposizioni di una formato piccolo su una pagina A4 (non mi pare, perché ahi specificato a4paper), dovrebbe essere in grado di stampare fronte-retro la tua piccola tiratura di 100 copie senza nessun problema; probabilmente te le può anche brossurare in modo da poterle distribuire ai tuoi allievi in forma “solida, non in fogli sciolti o pinzati frettolosamente.

                Vedrai che ce la faremo, manca quasi un mese all’inizio del tuo corso.

                in risposta a: Tabelle con rientro #93016
                OldClaudio
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                  Cè un’altra soluzione al tuo problema; continui ad usare description ma in versione modificata: carica il pacchetto enumitem, leggine la documentazione con texdoc enumitem; scoprirai che puoi definire una altro ambiente modellato su description, per esempio “descrizione”; poi puoi modificarne i parametri in modo che lo spazio dedicato all’etichetta tu possa definirlo sulla base della voce più lunga. fa esattamente quello che vorresti fare, si spezza a fine pagina per andare alla pagina successiva,

                  Esteticamente continuo a pensare che l’ambinete description non modificato vada meglio, ma…

                  Usando l’ambiente itemize senza personalizzare il rientro, non credo che funzioni, almeno con l’ambiente itemize definito dalle classi standard; infatti lo spazio per l’etichetta prevede che una etichetta troppo lunga, esca dal margine sinistro.

                  in risposta a: Tabelle con rientro #93011
                  OldClaudio
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                    Se tu vuoi comporre una cosa del tipo PUNTO -> DESCRIZIONE puoi certamante usare lo schema che hai usato tu. Non cpaisco però, nonostante l’esempio minimo compliabile che cosa possa imperdirti il ripegamanto della descrizione su diverse righe; al massimo io toglierei la righe bianche dentro l’ambiente tabular.

                    Ma…

                    … visto che vuoi fare una descrizione, perché non usi l’ambiente description?`\begin{description}
                    \item[ACCIAI NON LEGATI
                    È considerato acciaio non legato qualsiasi acciaio nel quale i tenori della composizione chimica rientrino nei limiti indicati nel prospetto della tabella UNI EN 10020
                    \end{description}`

                    Certo il layout di description è diverso da quello di tabular, ma la voce da descrivere è opportunamente evidenziata in nero; la composizione prende tutta la giustezza e se la descrizione è lunga, va a capo da sola; se le vodi sono tante l’ambiente description prosegue nella pagina successiva senza interventi manuali, mentre tabular può stare su una sola pagina; per proseguire su più pagine devii usare longtable, con i problemei che una tabella con le sue celle di intestazione delle colonne (che tu non usi, d’accordo, ma questo è un dettaglio) pongono sempre per configurare quell’ambiente.

                    Se vui invece continuare ad usare tabula, ti consiglio l’ambiente tabularx (pacchetto tabularx{ specificando come comando di inizio`\begin{tabularx{\textwidth}{XX}`Le colonne di tipo X si allargano automaticamente per riempire tutta la giustezza specificata; Se vuoi che le due colonane si espandano in modo diverso leggi la documentazione di tabularx dando da terminale il comando texdoc tabularx.

                    Io preferirei comunque l’ambiente description.

                    in risposta a: Piccoli problemi con suftesi #92994
                    OldClaudio
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                      Intanto vedo che ti manca spirito di osservazione non hai ancora rielvato che tu scirvi polutonikogreek, mantre io scrivo greek.polutoniko; la differenza sta nell’uso del modificatore invece dell nome obsoleto (inizio anni ’90) è sostanziale.

                      Tu modifichi il file -frn! male male; perché ogni modifica che fai viene persa alla successiva compilazione, mwtti \Preambolo{nel materiale del frontespzio.

                      Nell’esempio che alleghi usi \chapterintro in modo errato; vedi documentazione di suftesi alla pagina 10. Se continui a non leggere la documentazione o a leggerla superficialmente, non vai molto lontano da solo.

                      in risposta a: allargare lo spazio tra la lettere di una parola #93004
                      OldClaudio
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                        Se compili con pdfLaTeX, leggi la documentazione dle pacchetto microtype: da terminale dà il comando texdoc microtype

                        in risposta a: pgfplots e grafici affiancati #93002
                        OldClaudio
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                          La guida tematica sul layout della pagina? Sezione Documentazione, sotto sezione Guide tematiche.

                          Ma il tuo problema non mi sembra risolvibile cambiando i margini; la carta su cui stampi è un foglio A$, di 210mm di base per 297mm di altezza, se anche annullassi i margini, disporresti di 210mm, quindi non puoi affiancare due figure di 150mm ciascuna, perché escono/uscirebbero dalla pagina, se pdfLaTeX non lo impedisse.

                          Siccome i margini normali ammontano complessivamente a circa 60mm, lasciando 150mm per la larghezza del testo, e fra le due figure deve restare un po’ di spazio perché non si tocchino, diciamo 10mm per fare cifra tonda, restano 140mm da spartire fra le due figure da affiancare, il che implica che ogni figura deve essere ridotta a meno della metà, 70mm.

                          Perché non ti succede/succedeva niente a ridurre le due figure? Perché non le avevi ridotte abbastanza, cioè perché non ti eri fatto questi due conti sulle dita.

                          Nello stesso tempo non puoi diminuire i margini laterali più di tanto, perché le righe del testo diventerebbero troppo lunghe e la lettura diventerebbe difficile; dunque bisogna trovare un compromesso e questo è quello che viene fatto automaticamente con al classe book, e le altre classi standard per rendere la lettura agevole lasciando appunto margini sufficienti.

                          La guida tematica che ti ho indicato spiega queste cose; ti può essere utile anche la guida tematica sui font, da scaricare dlalo stesso sito. Capisci meglio l’interazione fra i font usati per comporre il testo e la geometria della pagina; perciò lasci perdere il “tormentone dei margini”, nel senso che, conoscendo che cosa ci sta sotto, sei in grado di capire come gestirteli nel migliore dei modi.

                          in risposta a: Piccoli problemi con suftesi #92991
                          OldClaudio
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                            Non so che cosa tu voglia dire con pagina pari: ho preso il tuo esempio INCOMPLETO (un esempio minimo compilabile comincia con \documentclass e finisce con \end{document} detro c’è il minimo necessario per replicare il problema) vi ho anche scritto in greco e il font è Artemisia.

                            Il frontespizio (pieno di errori, ma è solo tanto per scriverci qualcosa) manca di una cosa essenziale, ciò dello statement [tt]\Preambolo{\usepackage[utf8]{inputenc}}[/tt], senza il quale gli accenti di Università e di Facoltà non vengono riprodotti.

                            Il frontespizio è nella pagina 1, il colophon nella pagina 2, i versi della tua poesia nella pagina 3; la pagina 4 è bianaca, la pagina 5 contiene l’indice, la pagina 6 è bianca, la pagina 7 contiene il capitolo 1 che ho aggiunto io, la pagina 8 è bianca, la pagina 9 contiene il captolo 2 che ho aggiunto iso scrivendoci dentro anche in greco;: ecco il file che ho collaudato:
                            `
                            % !TEX TS-program = pdflatex
                            % !TEX encoding = UTF-8 Unicode
                            \documentclass [documentstructure=book, headerfont=smallcaps, version=final, greekfont=artemisia] {suftesi}
                            \usepackage[suftesi]{frontespizio}
                            \usepackage {lettrine}
                            \usepackage[utf8]{inputenc}
                            \usepackage [greek.polutoniko, english, ngerman, italian] {babel}
                            \usepackage {quoting}
                            \usepackage {textcomp}
                            \usepackage {graphicx}
                            \usepackage {url}
                            \quotingsetup{font=small}
                            \bibliography{thebibliography}

                            \begin {document}

                            \begin{frontespizio}
                            \Preambolo{\usepackage[utf8]{inputenc}}
                            \Logo{ML_sinistra_neg_202EC.jpg}
                            \Istituzione{Facoltà}
                            \Divisione{Università}
                            \Scuola{Laurea Magistrale}
                            \Titolo{Titolo}
                            \Sottotitolo{Sottotitolo}
                            \NCandidato{Candidato}
                            \Candidato[matricola]{Loris}
                            \NRelatore{Relatore}
                            \Relatore{}
                            \NCorrelatore{Correlatore}
                            \Correlatore{}
                            \Piede{Anno Accademico 2013/2014}
                            \end{frontespizio}

                            \colophon[Mac OS X]{}
                            {Il font con grazie è il Palatino di Hermann Zapf e quello lineare è l’Iwona di Janusz M. Nowacki. Per il greco si è usato il font CB Greek di Claudio Beccari.}

                            \newpage
                            \thispagestyle{empty}
                            \begin{flushright}
                            \textit{Concepisci queste immagini nell'aria…}.
                            \end{flushright}
                            \begin{flushright}
                            {Dylan Thomas}
                            \end{flushright}
                            \newpage

                            \tableofcontents

                            \chapter{Primo capitolo}

                            Bla bla bla

                            \chapter{Secondo capitolo}

                            Blo blo blo

                            \begin{otherlanguage}{greek}
                            ABGDEZHJIKLMNXOPRSTUFQYW

                            abgdezejiklmnxoprsvctufqyw

                            αβγδεζηθικλμνξοπρσςτυφχψω
                            \end{otherlanguage}

                            \end{document}
                            `ed eccoti la nona pagina con il greco:

                            [attachment=951]EsempioArtemisia.pdf[/attachment]

                            Per quel che rigurada la poesia, ti sembra quasi al centro perché l’impostazione standard dell layout di paigna è appunto [tt]standard[/tt] per impostazione predefinita; quindi la tabella 1 della documentazione ti dice che il blocco del testo, quello che si chiama specchio di stampa o anche griglia interna, è larga 110mm (e alta 220mm), quindi ci sono 100mm complessivi fra il margini in rapporto 1:2 fra quello interno e quello esterno: perciò ci sono 33mm all’interno e 67mm all’esterno (valori arrotondati); ecco quindi che con un margine esterno così grande ti sembra che la poesia sia centrata, non allineata a destra.

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                            in risposta a: Piccoli problemi con suftesi #92989
                            OldClaudio
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                              Mostrare solo un pezzo di codice non serve a niente. Per esempio, \newpage va alla pagina successiva, mentre \clradoublepage va alla prima pagina dispari disponibile. Questo probabilmente spiega perché la tua poesia compaia in una pagina pari.

                              Perché compare centrata invece che sbandierata allineata a destra? Molto probabilmente prima di quel pezzo di codice hai usato \centering senza racchiudere il comando e il testo da centrare dentro un gruppo terminando con una riga vuota prima di chiudere il gruppo; oppure perché hai cominciato con un \begin{center} e non l’hai chiuso, oppure…

                              Le ragioni potrebbero essere molte, ma da quel che chiedi direi che hai poca dimestichezza con al guida di Lorenzo e Tommaso, che ti consiglio di rileggere con più attenzione, possibilmente l’ultima versione disponibile; mi risulta che presto ce ne sarà una nuova versione, ma chi ci lavora sopra vorrebbe farne una sorpresa.

                              Il pacchetto quoting è del tutto inutile, perché l’ambiente quote è disponibilissimo con suftesi, e anzi vi si possono avere due opzioni, una per centrare il testo citato nella giustezza e un altro per spostare il testo citato a filo del margine destro; con un’altra opzione si può stabilire il corpo dell’oggetto citato.
                              Questo lo leggo nella documentazione di suftesi che si legge con il comando texdoc suftesi direttam3nte sul proprio schermo; esso tra l’altro dice che al versione di suftesi è la versione 1.9b del 2014.02.16, cioè di 2 settimane fa. Quote è descritto nella pagina 7 di questa versione.

                              per il greco l’opzione deve venire dato fra le opzioni di classe o nell’argomento per l’impostazione di suftesi, ed è una delle opzioni del tipo chiave=valore; a pagina 5 è descritto come scegliere il font greco, in particolare l’Artemisia che tu vorresti: [tt]greekfont=artemisia[/tt]. Gli Artemisa sono abbastanza originali, del copro giusto e della nerezza giusta per accordarsi con il Platino, ma son anche abbastanza incompleti; se devi scrivere in greco delle cose strane potrebbero mancarti dei glifi. Gli unici font Type 1 usabili con pdfLaTeX che siano “completi” (nella misura in cui lo può essere un font che può avere solo 256 caratteri) sono i CBfonts, ma capisco che talvolta pososno sembrare un po’ poco fuori del comune.

                              C’è tutto sulla guida; basta leggerla. Capisco che la classe suftesi sia fortemente personalizzabile, tanto che l’autore perla di un 10 000 varianti combinando le varie opzioni. Ma proprio per questo l’autore è chiaro nel dire “Non personalizzare questa classe se non usando i comandi e le opzioni che io ho previsto; se non ti piace scegli un’altra classe. Se proprio vuoi modificare questa classe le devi cambiare il nome; ovvio che se le cambi il nome perdi ogni possibile assistenza sia dall’autore sia da ogni forum, perché la classe ribattezzata con un altro nome non sarebbe conosciuta dagli altri; dunque se segui questa strada sai quello che fai e ne subisci le conseguenze, ma non potrai mis dire che si tratta della classe suftesi.

                              In particolare l’autore richiede che se hai un documento composto con un’altra classe, per esempio book, e la vuoi ricomporre con suftesi, DEVI togliere dal preambolo ongi possibile pacchetto o comando che modifichi il alout della o delle pagine e di ogni struttura che vi compaia sopra. Poco prima di queste righe egli dice anche: “The most essence of this class is the set of styles it provides. For this reason do not modify the styles of this class with packages and/or commands which change the laytout of the document. If you do not like these styles, use another class.”

                              Direi che è abbastanza chiaro come e perché si può usare suftesi. A me suftesi piace moltissimo così com’è

                              in risposta a: [RISOLTO (?)]Arsclassica + Caption #92971
                              OldClaudio
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                                @Dork
                                , credo che la discussione abbia preso una direzione un po’ polemica, nonostante il tuo ultimo messaggio colto conciliante.

                                Il problema è che i font, spesso ma non semrpe, dispongono di tre tipi di cifre arabe; quelle minuscole, quelle maiuscole a spaziatura variabile e quelle maiuscole a spaziatura fissa.

                                I font di default usati dalle classi standard sono solo maiuscole a spaziatura fissa se non selezioni font diversi; le cifre minuscole si possono ottenere solo con i font matematici.

                                Con i font Latin Modern può ottenere di più se usi il pacchetto cfr-lm invece del pacchetto lmodern. Ma puoi mediante opzioni stabilire che, per esempio quando usi il teletype sia a spaziatira fissa e maiuscola, mentre se usi i fotn graziati o i font sans serif i font siano minuscoli.

                                Se a queste forme aggingi l’aspetto diverso, talvolta sottilmente diverso, delle singole cifre nei tre stili con famiglie di fotn diversi, medie o nere, diritte o oblique, ti rendi conto che le combinazioni diventano troppo numerose e se non si è esperti si prendono delle papere molto facilmente.
                                Tommaso ti ha spiegato come e quando si usano el une e le altre cifre, e vedi che le cifre delle didascalie sono Iwona e devono essere così epr differenziare “Figure 3.15” dal seguente testo della didascalia, quando citi la figura 3.15 tramite il suo \label, non devi differenziare il numero dal testo circostante, proprio perché non stai scrivendo il titolino, ma stai scrivendo il riferimento. Dunque vedi che non ha senso volere le cifre uguali nelle due situazioni diverse in cui quelle cifre vengono usate.

                                in risposta a: lgrxenc.def: un obsoleto recidivo! #92943
                                OldClaudio
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                                  illinguista1972″ post=92596

                                  [quote=”illinguista1972″ post=92590][quote=”egreg9″ post=92581][quote=”illinguista1972″ post=92563]Il file [tt]lgrxenc.def[/tt] è obsoleto, e ho chiara memoria di quando è stato cancellato da CTAN.

                                  Ora, curiosamente, questo file è ancora presente nella mia TeX Live su Mac. Con il risultato che io compilo senza problema il capitolo dell’Arte sul greco, mentre Ivan non riesce a compilare un esempio che gli ho mandato.

                                  Ho provato a levare la codifica LGRx a fontenc, visto che non ce n’è più bisogno, ma ottengo errori.

                                  Dove sbaglio? Volete il codice?

                                  Ciao
                                  Tommaso

                                  Non è che per caso ne hai una copia nell’albero locale?

                                  Ciao
                                  Enrico

                                  Purtroppo no. Quel file sta in

                                  Macintosh HD/usr/local/texlive/2013/texmf-dist/tex/latex/lgrx/lgrxenc.def[/quote]
                                  Controlla con TeX Live Utility: probabilmente il pacchetto [tt]lgrx[/tt] non è stato eliminato.

                                  Ciao
                                  Enrico[/quote]
                                  Certo, il pacchetto c’era ancora, l’ho rimosso con TeX Live Utility. Ora però non riesco più a compilare il file 🙂

                                  Ciao
                                  Tommaso[/quote]
                                  Capisco che hai mandato questo messaggio più o meno alle 22 di ierisera, e io ti ho risposto epr email verso mezzanotte. quindi non potevi avere letto la mia risposta.

                                  Ma ho gia segnalto sia a te privatamante, sia qui sul forum, che quest’estate ci sono state numerose innovazioni nella gestione del greco con l’adozione della codifica interna LICR (LaTeX Internal Character Representation) e che ora non c’è più nessun bisogno di ricorrere a tutti quei pacchetti strani; infatti lgrxenc.def è stato ritirato.

                                  Se proprio ci tiene a specificare il greco come lingua e LGR come encoding lo puoi continuare a fare, togliendo la x, ma in realtà non hai nemmeno bisogno di specificarlo. Indicando il greco fra le lingue da usare la codifica del greco viene automaticamente invocata dietro el quinte. Solo se vuoi scrivere qualche parola in greco senza comporre del testo vero e proprio, puoi fare a meno di indicare il greco fra le lingue, ma devi invocare altri pacchetti coma alphabeta per avere a disposizione anche l’alfabeto greco, ma ripeto, solo per scrivere poche parole, senza caricare tutto l’armamentario della lingua, meno che mai l’armamentario più pesante per il greco politonico.

                                  Ci sono diversi documenti da consultare per sapere come si usa il greco di babel con gli ultimi aggiornamenti sia di babel sia di greek.ldf, sia degli altri file accessori; se ne ha una buona panoramica se dal terminale si da il comando [tt]texdoc –showlall greek[/tt] che ti elenca non uno ma diversi file fra cui scegliere di documentarti. Ed è molto istruttivo.

                                  Lo dico a te, anche se ce lo siamo detti privatamente diverse volte, ma lo sottolineo per gli altri frequentatori del forum che abbiano bisogno di comporre in greco.

                                  L’unico problema che questa nuova versione di greek/babel/hyperref/makeindex non hanno risolto è quella di mettere nell’indice analitico di una documento scritto in parte anche in greco qualcosa che si trovi nelle pagine inizilai numerate con i numeri romani (minuscoli o maiuscoli non importa). Perché per assicurare che le pagine siano scritte in numeri romani, quando fra le lingue c’è la lingua greca, il numero romano viene inviato alla pagina con il comando \textlatin{…}; questo comadno viene usato anche nella pagina “romana” dell’yperlink creato da hyperref; risultato, il file grezzo dell’indice contiene cose del tipo`\indexentry{pippo|hyperpage{\textlatin{ vii}}}`A causa di ciò makeindex non riesce a indicizzare quell’entry e la scarta.

                                  Personalmente non sono ancora riuscito a trovare altro che un patch che funziona solo in testi dove la lingua greca non è la lingua primaria, quindi non è una soluzione generale. ma i big che si occupano dei 4 moduli citati sopra non si sono messi d’accordo su chi fa che cosa, o se tutti vogliono scaricare il problema sulle spalle degli altri tre. Comunque il problema è aprto, anche se è segnalto.

                                  Questo bug non è una novità di adesso; c’era anche prima; io non me ne ero mai accorto perché non avevo mai mandato nell’indice analitico una cosa tratta dalla frontmatter.

                                  Per il resto le novità cominciata a luglio del 2013 e continuate per tutto l’anno, rendono la composizione in greco molto più semplice di prima.

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