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PM” post=91426Salve, usando LuaLaTeX, ed avendo nel preambolo i seguenti pacchetti
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\usepackage{amsmath}
\usepackage{amsthm}
\usepackage{amssymb}
\usepackage{unicode-math}
`Ho notato che il comando \mathbb produce font differenti da quelli prodotti dallo stesso comando eseguito compilando con LaTeX. Come faccio per ottere i font che ottenevo con LaTeX?
Grazie
1) secondo quanto scritto da Enrico nel suo introxelatex.pdf, quando si ua XeLaTeX si può caricare amsmath se se ne devono usare le funzionalità, ma NON si deve caricare amssymb. Con LuaLaTeX ci vogliono le stesse attenzioni. LuaLaTeX e XeLaTeX gestiscono i font OpenType in modo leggermente diverso, ma le motivazioni per non caricare amssymb sono le stesse.
2) Per avere gli stessi font e i glifi della stessa forma di prima devi caricare come alfabeto matematico Latin Modern Math; ma se ora con xelatex hai specificato altri font testuali, diverso da quelli di default che sono, appunto, i Latin Modern, allora devi caricare un alfabeto matematico che si abbini ai font testuali che usi.
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Uno dei motivi per il quale la mia pigrizia senile mi tiene lontano da Git, è proprio che non risco a scrivere codice fuori di un file documentato.In realtà non è difficile scrivere al documentazione d’uso; si tratta di un normale documento che scrivi come ti pare con la classe che vuoi, con i font che vuoi, sapendo che devi usare spesso il font teletype e i comandi \verb, \verb*, e gli ambienti verbatim e verbatim*, quidni con problemi di giustificazione visto che normalmente il font teletype non consente la divisione in sillabe in fin di riga. Scrivendo in italiano puoi sempre esguire correzioni via via che scrivi inserendo un semplice doppio apice (“) nelle parole scritte in teletype che escono dai margini.
Scrivere direttamente il codice commentato è più difficile; ma certamente più utile; nella guida tematica relativa alla creazione di nuove classi ci sono alcuni esempi e comunque ci sono i riferimenti utili per scrivere i file documentati, quelli con estensione dtx; c’è scritto anche come renderli auto estraenti; nel senso che una passata del file .dtx a pdflatex permette di comporre tutta la documentazione commentata in un file pdf, e contemporaneamente un file di classe.cls e/o uno o più file di stensione .sty, e/o uno o più file di servizio con le estensioni più varie.
Forse si può fare anche su Git, ma non ho scoperto come e sono troppo pigro per cercare di documentarmi; sono anche un po’ cretino, perché così mi precludo la possibilità di partecipare a progetti di lavoro cooperativi fra diverse persone che collaborano assieme.
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Non è strettamente necessario creare i file dei plot in una cartella separata, ma è conveniente; pensa solo se hai 50 plot da fare separatamente e li tieni tutti nella stessa cartella del documento principale, finisci per avere in questa cartella alcune centinaio di file e non ci capisci più niente.
Ma è anche importante seguire la raccomandazione di @Liverpool, cioè di chiamare ogni grafico con standalone con un nome diverso; vuol dire che devi usare forse sempre lo stesso preambolo ma il file sorgente deve avere un nome diverso epr ogni grafico, possibilmente un nome che ti dica chiaramente di che cosa si tratta, non una cosa com3 pgfplot39.tex per produrre il corrispondente pgfplot39.pdf; ma, per esempio, DifferenzialePosteriore.tex con il disegno in DifferenzialePosteriore.pdf. Cancella via via i file ausiliari. quando devi correggere o comunque modifica un diagramma, hai sempre il sorgente su cui operare. se avesse bisogno di ulteriori file se li crea da sol, al massimo ci vorranno un paio di compilazioni iniziali.Ne teso principale potrai aver definito un \graphicspath secondo quanto scritto nella guida che leggi con texdoc grfguide e quindi per importare il tuo diagramma scriverai sempre [tt]\includegraphics[width=0.8\textwidth]{DifferenzialePosteriore}[/tt] e non devi pensarci più.
Io trovo questo modo di procedere molto ordinato, semplice, facile per eseguire le correzioni/modifiche, rapido nell’importazione dei file pdf, la cui inclusione è decisamente più rapida, per esempio di una file png (ma stima parlando di secondi o frazioni di secondo).
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In realtà in passato ai GuIT meeting che si tenevano a Pisa più di una volta la guida è stata presentata già brossurata al prezzo di costo o quasi.
Però la guida in tre tomi; i tre file che formano i tre tomi, sono in formato B5 e sono stati preparati perché la Guida è servita come libro di testo in un corso universitario di cui Ivan ha dato notizia in questa sezione del forum.I tre tomi servono er separare le tre parti del libro in parti maneggevoli, specialmente se stampate fronte retro; Ivan si era messo d’accordo con una coistria così gli allievi che seguivano il corso potevano ordinarsene una copia e solo epr i tomi che contenevano quanto interessava loro; in ogni caso anche se li si stampa tutti e tre si può frazionare e dilazionare la spesa. Se poi uno disponesse di una stampate A3 fronte/retro, potrebbe fare tutto da solo con i pacchetti pdfpages oppure booklet per predisporsi el segnatore di quante pagine uno voglia, purché ciascuna segnatura contenga un multiplo di quattro pagine; potrebbe stampare a colori e potrebbe cucirsi da solo le segnatura, imparando così anche le tecniche di cucitura che si usavano e alcuni artigiani e restauratori di libri non recenti usano ancora oggi.
Due conti sulle dita: un libro di 320 facciate si divide facilmente in 8 segnature da 10 fogli A3 ciascuno (contenenti complessivamente 40 facciate per ogni segnatura) stampati fronte retro e piegati a metà; per cucire con filo refe 8 segnature ci vorrà mezz’ora di lavoro (da principianti quali io msono); se poi si vuole si può costruire una copertina in cartone e poi divertirsi con la incassatura nella copertina rigida. La spesa riguarda solo la carta e il toner o le cartucce d’inchiostro. Più una passata da una copisteria per farsi rifilare le pagine al formato B5; Il risultato finale non sarà così economico come uno potrebbe pensare, ma darà una soddisfazione enorme. Se uno ha un minimo di manualità può anche costruirsi un telaio da rilegatore; in rete si trovano anche le istruzioni e le misure, compreso l’elenco del materiale. Però cucendo in un certo modo non c’è nemmeno bisogno del telaio; quello che un dilettante difficilmente può costruirsi è una taglierina in grado di rifinire il blocco delle segnature cucite, è è per questo che deve ricorrere ad una copisteria o una tipografia artigiana.
La soddisfazione del risultato finito è enorme; provare per credere.
::l3on4rdo” post=91398Scusami, ma avrei un’ultimissima domanda.
Potresti farmi un esempio esplicito di come cambi la classe in “standalone”?
Credo di non aver capito questo punto 🙂L’altra cosa che non ho capito è come fare ad inserire nel documento il diagramma compilato “altrove” 🙁
Be, se il tuo documento principale è compilato conla classe book, per esempio, e comincia con `\documentclass[…]{book}`cambiare classe vuol dire sostituire book con standalone`\documenclass[…]{standalone}`Se però leggi la documentazione trovi che puoi lasciare la classe originale e poi puoi caricare nel preambolo il pacchetto standalone, che ti permette di ottenere lo stesso risultato; io preferisco cambiare il nome alla classe.
“Altrove” vuol dire in un documento diverso da quello principale; se poi usi una cartella Immagini, il file sorgente con cui componi separatamente e altrove le immagini PDf già scontornate, puoi fare tutto nella cartella Immagini, per cui i diagrammi bell’e fatti si trovano effettivamente altrove, nel senso che sono contenuti in una carella distinta da quella del tuo documento principale, ma ad essa subalterna, in modo che gli \includegraphics messi nel documento principale possano trovarli e includerli.
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@l3on4rdo, io qualche volta faccio rpima a risolvermi i problemi artigianalmente piuttosot di andare a cercare come fare cose che sembrano inconsuete; certo è che un comando che possa controlalre se di una certa cosa esiste una versione più recente (sorgente oppure compilato) è comodo proprio epr non dover rifare semrpe gli stessi coti.Ma per esperienza ho imparato che le cose che richiedono molte compilazioni prima che siano come piace a me (tabelle, diagrammi, circuiti, eccetera) vengono molto meglio se per ogni oggetto difficile mi creo un nuovo file tex dove cambio la classe in standalone, ma carico solo i pacchetti esterni strettamente necessari e con el stesse impostazioni che ho nel preambolo del documento che sto lavorando.
Poi compilo il ile dell’oggetto difficile e lo ricompilo con modifiche, fino a quando l’oggetto viene bene nel suo formato PDF.
Torno poi al documento che mi interessa e includo il disegno ottenuto dalla compilazione individuale fatta in precedenza. Risultato ci vuole solo quei pochi millisecondi che pdflatex impiega per includere il file grafico, ma pgfplots non lavora più. Facendo in questo modo su un documento di circa 300 pagine contente una cinquantina di diagrammi eseguiti (a parte) con pgfplots, il tempo è diminuito da quasi 5 minuti a una quindicina di secondi; naturalmente il tempo dipende dal resto del contenuto del documento, a sostanzialmente il tempo totale si riduce in modo impressionante.
Quando poi avessi da modificare un diagramma, modifico il sorgente ed eseguo solo la compilazione di quel soo diagramma, ripetendo quante volte occorre finché le modifiche da fare portano al risultato voluto. Contando anche questi tempi, la lavorazione dell’intero documento diventa, sostanzialmente, solo quello necessario epr mettere a punto il testo, togliere i rifusi, ritoccare quelle frasi che a una seonda lettura sembrano poco chiare, riscrivere alcuni capoversi; insomma il lavor normale che si fa con ogni documento senza diagrammi.
Giostrando con pacchetti insoliti (che so che esistono, ma non li ho mai usati, si potrebbe anche fare in modo che pdflatex controlli da solo le date complete di ore minuti e secondi, per verifica se una parte del sorgente del documento principale abbia data più o meno recente del file pdf da importare, ma facendo come faccio, in modo del tutto artigianale, le cose vanno benissimo lo stesso.
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Sì, certo te l’ho anticipato che il titolo non sarebbe venuto a centro pagina. Era solo un modo per farti capire che se il capitolo precedente finisce su una pagina dispari. per andare al capitolo successivo che deve nuovamente comparire su una pagina dispari, viene inserita una pagina bianca, poi cominci il testo nella pagina pari successiva, sul verso dell’intestazione del capitolo. Bene, allora le due pagine affacciate quella completamente vuota e quella col solo titolo (fosse anche al centro pagina) rappresentano non solo uno spreco di spazio, ma anche un bruttura unica.Certo non sarebbe difficile ridefinire il comando \chapter, in modo che appaia di defautl su una pagina pari e il testo compaia/cominci nella pagina dispari a fronte, sempre meno indecente della situazione di prima; non sarebbe nemmeno difficile modificare i comandi \@makeschapterhead e \@makechapterhead (il primo per comporre il tittolo con il comando \chapter* e il secondo per comporre il titolo con \chapter., in entrambi i casi a centro pagina) probabilmente non si risparmierebbe nessuno spazio ma non si avrebbero mai le due pagine affacciate una bianco e una con poco o niente.
In questo caso tuttavia non vedo come potresti risparmiare spazio. Se invece, come accade ora il titolo compare nel terzo o nel questo superiore dello specchio di stampa e sotto comincia il testo, ad ogni capitolo risparmi, rispetto alla tua proposta, dai due terzi ai tre quarti di pagina occupata da testo invece che da spazio bianco.
La motivazione del risparmiare spazio non regge assolutamente.
Poi, ripeto, con un disegno grafico editoriale pensato in anticipo con competenza, come ha fatto Knuth con i suoi libri, si riesce anche a ottenere un risultato decente, perché non si lascia spazio bianco ma lo si riempie di adeguate decorazioni o da disegni, o da fotografie, o da epigrafi. Insomma ci si aggiunge altro materiale, ma deve essere fatto a ragion veduta.
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Intanto usa l’opzione plain nel quadro che contiene il titolo:`\begin{frame}[plain]
\maketitle
\end{frame}`Poi per il resto hai diverse possibilità:
1) usa un altro tema diverso da AnnArbor
2) non usare la sidebar
3) configura la sidebarRicordati che è rarissimo il caso in cui una presentazione sia davvero da dividere in sezioni; è invece importate che ogni frame abbia il suo titolo; è utile che in un qualche angolo del frame compaia l’indicazione di “numero frame corrente/numero frame totali”, qualcosa come 7/38, che ad ogni frame vede il primo numero incrementare di una unità, cosicché lo spettatore sappia a che punto si è. Le presentazioni non devono durare ore; Ovviamente dipende da cosa presenti, ma lo spettatore ha comunque un tempo limitato di attenzione, quindi è sempre meglio essere concisi. Una presentazione ad un congresso, o per la discussione di una tesi, o simili, non dura di solito più di 15-20 minuti e al ritmo di quasi un frame al minuto (ritmo consigliato) non c’è molto da dividere in sezioni.
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Terribile!
Credo che gli unici due libri che hanno il titolo da solo in una pagina e il test che cominicia nella pagia successiva siano i due libri di Knuth, il TeXbook e il METAFONTbook. Ma l’ì il discorso è diverso; la pagina del titolo è una pagina pari, NON dispari, e questa pagina è sostanzialmente riempita oltre che dal titolo da uno di quei disegni al tratto, diversi da capitolo a capitolo, con TeX the Lion nel TeXbook e Katthy the Cat nel METAFONTbook.Detto questo, senza un preciso disegno editoriale alle spalle, l’idea di mettere il titolo di capitolo da solo a centro pagina, con il contenuto del capitolo che comincia nella pagina successiva mi pare davvero terribile.
Vuoi farlo davvero? dopo \chpater{Titolo del capitolo) scrivi \clearpage. Vedrai la cosa teribile che ti viene fuori. (nota, non è terribile perché il titolo non è al centro della pagina; è terribile a prescindere).
Per favore: non farlo.
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1) i due margini laterali sono esattamante di 30mm come li hai impostati, quindi la tua senzazione che siano leggermente diversi è appunto una impressione.2) Ti ho aggiunto il pacchetto emptypage, così quando vai ad un nuovo capitolo la pagina bianca che viene eventualmente inserita sia davvero bianca.
3) Il tuo frontespizio è terribile; Anche se si tratta di un esempio fittizio, è comunque pieno di errori di programmazione. Non confondere comandi e dichiarazioni, queste ultime non vogliono argomenti; se le si vuole confinare ad un certo testo le si include in un gruppo ed eventualmente lo si chiude con un comando esplicito di fine capoverso.
4) i nuovi ocmandi argmax e argmin sono deifniti in mdo complicato; te l’ho decisamante semplificato; ma sei sicuro che questi operatori di cui ignoro il significato non siano sbagliati usando la definzione con l’asterisco? se proprio li vuoi con limiti, sei sicuro che non sia meglio scrivere \arg\max_1^n piuttosto che \argmax_1^n; vedi l’inizio del capitolo 2 dove ho messo un esempio.
5) con i margini laterali di 30mm in un foglio A4, la giustezza della riga diventa di 160mm, siccome l’alfabeto minuscolo in palatino d1 11pt è largo 146.3pt, questo vuol dire che la lunghezza ottimale della riga di testo dovrebbe essere di 127mm; questo significa che la tua riga di 160mm è lunga 33mm più del valore ottimale cioè contiene circa 17 caratteri in più di quelli che corrispondono al numero ottimale. Non si tratta quindi di una manciatina di caratteri in più, ma di un bel mucchietto; infatti le tue righe sono troppo lunghe e lo si nota anche dalla difficoltà di leggere il testo continuo (benché si tratti di testo fasullo} perché andando a capo con l’occhio si fa una certa fatica a riprendere l’inizio della riga successiva.
Prendi in considerazione di aumentare i margini laterali di una decina di millimetri ciscuno; prova, controlla e decidi.Per maggiori delucidazioni scaricati dalla sezione delle guide tematiche della sezione documentazione la guida tematica Font e tipografia C’è un paragrafo dedicato a queste considerazioni.`% !TEX TS-program = pdflatex
% !TEX encoding = UTF-8 Unicode\documentclass [a4paper, 11pt,openright, twoside]{book}
% Inizia il preambolo
\usepackage[T1]{fontenc} % codifica dei font in uscita
\usepackage[utf8]{inputenc} % lettere accentate da tastiera
\usepackage[english,italian]{babel} % lingua principale del documento\usepackage{geometry}
\geometry{a4paper,top=35mm,bottom=35mm,left=3cm,right=3cm, bindingoffset=0pt}\usepackage{amsthm} % per teoremi, definizioni, etc..
\usepackage{mathtools} % per la matematica
\usepackage{amssymb} % per la matematica
\usepackage{braket} %per gli insiemi\usepackage{newpxtext,newpxmath} % Palatino
\usepackage{textcomp}
\usepackage{indentfirst} % inserisce rientro l'inizio del primo capoverso
\usepackage{microtype}%migliora il riempimento delle righe
\usepackage{enumitem} %per gli elenchi\usepackage{graphicx} %inserimento di immagini
\usepackage[bf]{caption} % per le didascalie delle figure
\usepackage{subfigure} % per mettere insieme più figure\usepackage{framed} % per incorniciare testo
\usepackage{setspace} % per cambiare interlinea
\usepackage{widetable} % per fare tabelle
\usepackage{booktabs} %per fare tabelle
\usepackage[strict]{changepage}
\usepackage{emptypage}% per lasciare completamante bianca l'eventuale pagina bianca prima dei capitoli.\usepackage{siunitx} % per le unità di misura
\usepackage{listings} % per scrivere linguaggi di programmazione
\lstset{basicstyle=\small\ttfamily} %opzioni del pacchetto listings
\usepackage[italian]{varioref} %per richiamare pagine, paragrafi, etc…\usepackage[lowtilde]{url} % per scrivere gli indirizzi Internet
\usepackage{lipsum}
\usepackage{fancyhdr}
\pagestyle{fancy}%\addtolength{\headwidth}{20pt}
\makeatletter
\renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{\@chapapp\ \thechapter.\ #1}{}}
\makeatother
\renewcommand{\sectionmark}[1]{\markright{\thesection \ #1}{}}
\fancyhf{}% Rimuove attuali impostazioni intestazione e piè di pagina per impostarle da capo.
\cfoot{\bfseries\thepage}
\fancyhead[LE]{\bfseries\nouppercase{\leftmark}} %rightmark
\fancyhead[RO]{\bfseries\nouppercase{\rightmark}} %leftmark
\fancypagestyle{plain}{
\fancyhf{} % cancella tutti i campi di intestazione e pi\`e di pagina
\fancyfoot[C]{\bfseries\thepage} % tranne il centro
\renewcommand{\headrulewidth}{0pt}
\renewcommand{\footrulewidth}{0pt}
}% I 3 comandi sotto, permettono di modificare manualmente la larghezza delle colonne di una tabella
\newcolumntype{L}[1]{>{\raggedright\arraybackslash}p{#1}}
\newcolumntype{C}[1]{>{\centering\arraybackslash}p{#1}}
\newcolumntype{R}[1]{>{\raggedleft\arraybackslash}p{#1}}% I 3 comandi sotto, devono essere inseriti se si vuole creare la bibliografia con biber
\usepackage[autostyle,italian=guillemets]{csquotes}
\usepackage[style=numeric,backend=biber]{biblatex}
\addbibresource{bibliografia.bib}\DeclarePairedDelimiter{\norma}{\lVert}{\rVert} %per scrivere la norma
\DeclarePairedDelimiter{\abs}{\lvert}{\rvert} %per scrivere il valore assoluto% SEI SICURO DI VOLERE OPERATORI CON LIMITI? GUARDA L'INIZO DEL CAPITOLO 2%<----------- \DeclareMathOperator*{\argmax}{argmax} % per scrivere argmax in modo corretto \DeclareMathOperator*{\argmin}{argmin} % Per scrivere argmin in modo corretto \theoremstyle{plain} \newtheorem*{proposizione}{Proposizione} % L'asterisco serve per non avere il numero \newtheorem*{definizione}{Definizione} \makeatletter % Questo codice, serve a produrre codice in linea della stessa dimensione del testo \lst@Key{addtobasicstyle}\relax{% \toks@=\expandafter{\lst@basicstyle #1}% \edef\lst@basicstyle{\the\toks@}} \def\calc@current@size{% \edef\current@size{% \noexpand\fontsize{\f@size}{\f@baselineskip}% \noexpand\selectfont}} \renewcommand\lstinline[1][]{% \leavevmode\bgroup % \calc@current@size \def\lst@boxpos{b}\lsthk@PreSet \lstset{flexiblecolumns,addtobasicstyle=\current@size,#1}% \lsthk@TextStyle \@ifnextchar\bgroup{\afterassignment\lst@InlineG \let\@let@token}\lstinline@} \makeatother % labelwidth: distanza fra etichetta e inzio testo % labelindent: distanza dell'etichetta dal bordo sinistro % leftmargin: distanza del secondo rigo (e seguenti) dal bordo sinistro \newlist{new_description}{description}{1} \setlist[new_description]{labelwidth=2.5em,labelindent=2.5em,leftmargin=2.5em,labelsep=2.5pt} %\newcommand{\numberset}{\mathbb} % Per scrivere l'insieme dei numeri reali %\newcommand{\R}{\numberset{R}} % in modo complicato \newcommand{\R}{\mathbb{R}}%Per scrivere l'insieme dei numeri reali \begin{document} %FRONTESPIZIO \begin{titlepage} \enlargethispage{2\baselineskip} \vspace*{-2.4cm} \vspace{-7pt} \begin{center} \LARGE \bfseries Dipartimento di Ingegneria\\e di Matematica \\[0.7\baselineskip] \rule{8cm}{0.4pt} \end{center} \vspace{\stretch{0.3}} \begin{center} {\Large \scshape Corso di Laurea \par} \vspace{\stretch{0.2}} {\Huge\bfseries Mio titolo\par} \end{center} \vspace{\stretch{0.5}} {\Large \begin{widetable}{\textwidth}{@{}ll@{}} % Inserisco i nomi in una tabella, affinché vengono tutti allineati \textit{Relatore} & \textit{Candidato} \\ Nome relatore & Nome candidato \\ ~ \\ ~ \\ \textit{Correlatore} \\ Nome correlatore \end{widetable} \par} \vspace{\stretch{0.7}} \begin{center} \rule{120mm}{0.4pt}\\[\medskipamount] \large Anno Accademico XX\\ Sessione XX-YY-ZZ \end{center} \end{titlepage} %FINE PRONTESPIZIO \tableofcontents % INDICE DEGLI ARGOMENTI \chapter{Capitolo 1} \section{Paragrafo 1} \subsection{Sottoparagrafo 2} \subsection{Sottoparagrafo 3} \section{paragrafo 2} \section{paragrafo 3} \subsection{Sottoparagrafo 4} \subsection{Sottoparagrafo 5} \subsection{Sottoparagrafo 6} \chapter{Capitolo 2} Una formula in linea è un’espressione che \LaTeX{} incorpora nel testo: $\lim_{n \to \infty} \sum_{k=1}^n \frac{1}{k^2} = \frac{\pi^2}{6}$. Il programma modifica il meno possibile l’interlinea del capoverso. Siccome così scritta l'espressione diventa %%%%%%%% <----------- LEGGI QUI illeggibile è meglio scrivere le frazioni in un altro modo: $\lim_{n \to \infty} \sum_{k=1}^n 1/k^2 = \pi^2/6$. Inoltre: \[ \argmax_1^n x \ne \argmin_1^n x \] \section{Paragrafo 4} \section{Paragrafo 5} \subsection{Sottoparagrafo 7} \lipsum \lipsum l\lipsum \lipsum \lipsum \lipsum \lipsum \section{Paragrafo 6} \end{document} `
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No, per ß e ä, ö e ü ti basta utf8; se vuoi aggiungere anche (n)german, questo ti consente di scrivere i riferimenti bibliografici in tedesco con la sillabazione in tedesco, altrimenti se si tratta di citare solo dei nomi nel testo, puoi eventualmente aggiustare eventuali sillabazioni sbagliate con il comando [tt]\-[/tt]; non credo per questo secondo scopo che valga la pena di caricare anche il tedesco.
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Grazie Ivan del link al vecchio messaggio; vodo che nella linea di discussione hai partecipato anche tu.Ma vedo anche che le conclusioni relative al software disonibile nel 2011 sono più o meno quelle che ho indicato io: gli epub si creano bene se non c’è nient’altro che testo.
Nota che la strada tex4ht l’ho provata anch’io con le opzioni per ottenere la matematica in MathML, ma il risultato che ho ottenuto è pessimo, per non dire impresentabile.In sostanza io ho concluso, differentemente dal messaggio inziale di quel filone, che il formato PDF, benché non si riformatti automaticamente alle dimesnsioni dello schermo, è ancora usabile bene /benino fino a schermi di 7″ di diagonale; se si scende agli SmartPhone, iPod e simili “giocattolini” tascabili, non vale la pena perderci tempo, perché la finestra di lettura è decisamente troppo piccola; non sarebbe adatta nemmeno per un formato epub “senza matematica”; già sul 7″ una formula un po’ complessa deve venire scalata troppo per farla stare nella larghezza delleo schermo( 90mm meno 5mm per lato per dare un po’ di respiro alla pagina lasciano 80mm per il testo e la matematica; decisamente pochi).
La presentazione di Pettarin conclude per: formato PDF per schermi grandi; formato epub per schemri di meno di 6″ per testi con pochissima matematica elementare.
Magari oggi ci sono dei reader che accettano anche lo standard MathML, quindi certe limitazioni del 2011 non ci sono più, ma resta il punto che non puoi scrivere matematica seria su uno schermo di 6″ o più piccolo. Io per ora suggerirei di usare sulo il formato PDF; gli esperimenti che ho fatto con il mio Galaxy da 7* mi dimostrano che ci vule un po’ di lavoro per arrivare al risultato senza righe che escono dallo schermo, ma si può fare e ne vale la pena.
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Sicuramente usare sempre il font Charter sia come font con grazie, sia al post del font senza grazie, sia al posto del font monospaziato è un’idea singolare e masochistica.Le impostazioni della pagina sono pessime; ricordati che per geometry il margini top e bottom sono rispettivamente quello sopra la testatina e quello sotto il piedino; il tuo risultato, anche se usi la pagina A4, è che la gabbai del tuo testo è troppo schiacciata.
L’indice non si chiama Index in inglese, ma si chiama Table of Contents; inoltre stai seguendo un approccio alla Word; i comandi LaTeX fanno quasi tutto da soli senza bisogno di specificare \newpage e simili; Forse per la dedica/ringraziamenti devi farlo perché non è prevista di default; inoltre se devi scrivere una tesi, allora scegli una classe per le tesi che generalmente contiene anche un ambiente per i ringraziamenti già intitolato Acknowlegements.
Per l’indice ti basta dare il comando \tableofcontents e ci pensa lui a comporlo come desideri.
Invece di leggere qua e là, scaricati dalla sezione Documentazione di questo sito la guida L’Arte di scrivere con LaTeX; studiale bene e vedrai che quel paio do orette che ci spenderai sopra ti faranno risparmiare giorni. Non occorre che la leggi tutta, ma è importante che la sfogli tutta per sapere che cosa contiene e dove andare a leggere per approfondire. Contiene un ottimo indice (generale) e un buon indice analitico che ti permettono di trovare quello che ti interessa con due click di mouse.
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