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Troppe domande.Collettivamente:
Se mi vuoi citare come collaboratore, fallo pure, non è vietato, non vedo perché dovrebbe esserlo, ma come collaboratore del forum credo che sia mio compito insegnare a usare la canna da pesca, piuttosto che regalare un pesce a un affamato. È per questo che curo la Guida Guit, che raccolgie contributi non solo miei ma di molti frequentatori del forum, perché ho scritto un certo numero di guide tematiche e perché pubblico talvolta degli articoli di programmazione semplice su ArsTeXnica; gli argomenti che tratto in questi articoli cominciano spesso con titolo del tipo “I … questi sconosciuti” (non tutti per la verità). Nel penultimo numero di ArsTeXnica, quello di aprila 2013) c’è un articolo sulle immaginis di sfondo delle pagine, dette anche filigrane o, in inglese, watermark. Il giochetto della picture di dimensioni nulle fa perte dei trucchetti racontati in quell’articolo; esso sarà disponibile a chiunque frequenti il forum dopo un anno dalla pubblicazione; gi iscritti al GuIT invece lo ricevono in forma cartacea e vi possono accedere on line subito, appena la rivista viene pubblicata. Ma se leggi la guida tematica sul page design, e se leggi con attenzione la guida tematica del Manuale di LatueX commentato e in italiano, trovi la risposta a molte tue domande, se non tutte.Il comando \SafatyLoadPackage non ti risprmia nesuna scrittura rispetto a usare il comando di LaTeX, ma ti offre il pericolo di specificare delle opzioni e quindi ti offre il pericolo di successivi option clash da parte di altri pacchetti, caricati dopo, che richiamano opzioni diverse. Io non lo userei, oppure lo userei icon uan definizione semplificata del tipo`\newcommand*|SafetyLoadPackage[1]{\@ifpackageloaded{#1}\RequirePackage{#1}}`Almeno risparmi qualche carattere perché non devi scriver eil nome del pacchetto due volte.
\renewcommand esegue delle verifiche sulla presenza del comando già definito e da ridefinire; \def e \gdef eseguono delle definizioni incondizionate (ed è per questo che è meglio non usarli in generale, ma in un file .sty, che si suppone adeguatamente verificato non dovrebbero esserci rischi di ridefinire incondizionatamente un comando di sistema), inoltre \def esegue una definizione locale, mentre \gdef la esegue globale; Attento la sintassi è diversa, non è affato simile a quella di \newcommand e di \renewcommand.
il \clearemptydoublepage era sbagliato anche se svolgeva il suo comito all’interno di titlepage in modo apparentemente corretto; sbagliato nel senso che funzionava correttamente sol dentro titlepage; invece la definizone che ti ho dato, a parte estenderla per l’openany, funziona correttamente anche fuori di titlepage.
I mistero della sottrazione di un pollice (1 in) è spiegato nell manuale di LaTeX ed è anche il motivo epr il quale si consiglia di usare geometry, invece di mettere le mani sui paramentri interni; c’è quello pollice di differenza che scardina tutte le macro improvvisate, scritte cioè da chi non si documento e non conosce questo segreto di Pulcinella. Tu stai ancora studiando, qindi non sei ancora tenuto a conoscere e a conservare i segreti di Pulcinella.:smile:
La furbata è quella di avere il cerchio con il diametro pari alla larghezza della pagina e che è allineati al top-left della scatila di dimensioni nulle, dunque se vuoi il centro del cerchio al centro della pagina devono eseguire quei semplici calcoli sapendo distinguere fra il diametro e il raggio; non è necessario essere dei geni per capire il calcoletto, nemmeno per inventarselo; d’altra aprte è questo il bello di LaTeX; ogni problema a mille soluzioni; il bello è di inventarsene di carine, semplici ed efficaci; oppure di lasciarlo fare agli altri che scrivono i pacchetti con le loro soluzioni semplici, carine ed efficaci, ma diverse da quello che noi consideriamo essere semplice, carino ed efficace; come al solito è una questione di gusti.
Ricorda, l’ambiente center inserisce spazi pria e dopo la cosa che ha centrato; la dichiarazione \centering non inserisce nessuno spazio verticale prima o dopo. \par è necessario perché la composizione in quella modalità viene eseguita solo alla fine del capoverso; \par termina il capoverso in modo esplicito; il nome deriva dalla parola paragraph che in inglese vuol dire capoverso.
Incidentalmente se vuoi scrive un retrofrontespizio, non ci sono problemi, bisogna solo stare attenti anon incasinare la dedica, ma è banale.
Dopo 600 chilometri nela pioggerellina e con un po’ di neve bagnata, con il buoi che scende alla 5 del pomeriggio, tanto più buoi quanto più sono dense le nuvole foriere di pioggia e di neve, ho gli occhi incorciati e questa sera non rivedo nulla. domani, magari vedo la tua versione 0.3.
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Da quando ho aggiornato con Maverick ho avuto il primo crasch della mia storia con i Mac. Può essere chesia stato io a combinare qualcosa di storto, ma comunque ho dovuto portare il mio iMac dalla Apple, per fortuna l’Apple Shop con l’Help Center non è lontano, e dopo tre ore sono tornato a casa con l’iMac funzionante.Da un mese che ho TeXShop aggiornato all’ultima versione e Maverick mi si è piantato una volta sola. Ma anche =pima talvolta si piantava, molto raramente, ma lo faceva.
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Eccoti il pacchetto rifatto:[attachment=829]miouniud.zip[/attachment]
Il file TestFrontDork.tex mi è servito epr sperimentare, ma ci sono le righe commentate per sperimentare anche con scrbook, e classicthesis e arstexnica.
come vedi il pacchettino non chima altri pacchetti, verifica solo se sia il caso di caricare etoolox e graphicx; se non sono stati ancora caricati, li carica,; è meglio insrerie il pacchetto verso la fine del preambolo, non prima di chiamare gli altri pacchetti.
Questo oacchettino cambia la geometria della pagina, limitandosi in realtà a centrare la gabbia di stampa in senso orizzontale sul foglio di carta; però definisce un nuovo stile di pagina nella cui testatina sono inseriti i comandi per mettere in posizione il marchio dell’Università; tutto è parametrizzato, quindi cambiando la geometria della pagina il marchio potrà venire ingrandito o rimpicciolito, ma il suo centro sarà sempre nel centor della gabbia.
Per il resto ho cercato di mantenere la stessa forma compositiva che vevi usato tu e che aveva usato anche il prof Gorni. Ho usato solo i test messi a disposizione dal pacchetto etoolbox; il tutto diventa molto più semplice.
Vedi di studiare i dettagli.
Nota: comandi come \@ifpackageloaded e \strip@pt fanno parte del nucleo di LaTeX; \dimexpr fa parte dei “nuovi” comandi introdotti da e-TeX (vedi il documento con texdoc etex); li si impara a conoscere leggendo la documentazione, anche quella che riguarda il nucleo di LaTeX. Purtroppo, a parte il testo di Enrico, Appunti di programmazione di TeX e LaTeX, non ci sono molti testi che discutono questi comandi.
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@Gork, calma; ho riscritto tutto il file dtx, ma devo aggiustare ancora qualcosa; per ora il numero di comandi usati è ridotto di un terzo rispetto alla tua prima versione.Ma devo ancora fare qualche aggiustamanto per essere sicuro che il pollo pallido venga inserito esattamente dove voglio in una posizione precisa della pagina, non dove vanno a finire le varie \vbox usate da te e dal prof. Gorni.
Stasera non so che cosa riuscirò a combinare; domani devo farmi 600 km, e quando arriverò a casa forse, anzi, certamente sarò completamente suonato; dammi solo un poco di tempo, anche perché riscrivendo i commenti nel dtx, cerco anche di spiegarti il perché e il percome; un domani, quando di rimetterei le mani tu, le spiegazioni ti aiuteranno a fare le cose per bene e a cambiare quello che ho scritto come meglio credi, ma in modo corretto.
Ciao
Claudio
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Per prima cosa non devi cambiare codifica quando usi il Mac, se prendi l’abitudine sia con TeXShop sia con TeXstudio di usare le “righe magiche” e di usare sempre la codifica utf8 con entrambi.Perché fncychap carichi ed esegua senza errori solo 3 degli stili che propone, mentre presenta errori sugli altri 3 non ne ho idea; che genere di errori dà? pui allegare quel tratto del file logo dove espone i messaggi d’errore? Come diciamo spesso qui nel forum, le nostre sfere di cristallo talvolta sono un po’ appannate…:smile:
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Sono d’accordissimo che il nome dell’università equivale alla sua ragione sociale, e come tale è un marchio più che registrato! Se uno vuole parlare genericamente della sua università, potrebbe anche tradurlo, ma non quando si specifica l’afferenza o quando si parla di quella università; una cosa è parlare, un’altra è scrivere.Non è il caso delle università, ma la traduzione di politecnico in inglese potrebbe essere polytechnic, ma in gran Bretagna ha un significato completamente diverso, che solo recentemente il governo britannico ha voluto inserire nel giro dell’istruzione superiore.
Se, parlando, qualche straniero non capisce il significato corretto della parola italiana, glielo traduco in Institute of Technology, ma anche questa traduzione non esprime la stessa cosa.
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@Dork (hai guardato su un vocabolario di inglese?) se domani (cioè oggi) ho tempo ti correggo qualche cosa nel tuo dtx, non tutto.Però subito prendi l’abitudine di evitare lo stile “maccheronico” per l’inglese: University of the Studies of Udine sembra tradotto dal traduttore di google 😀 ; in inglese si dice University of Udine oppure Udine University, la prima versione mie sembra più British, la senconda pi American, ma non escludo che sia indifferente sia in Gran Bretagna si negli USA.
Inoltre nessuno ti obbliga a scrivere il pre- e il post-ambolo del del file dtx in inglese.
Hai letto la documentazione di geometry; non sei tentuto a caricarla di nuovo per passare certe opzioni, andando in possibile conflitto con altri pacchetti, come arsclassica, che magari hanno richiamato lo stesso pacchetto con opzioni diverse; puoi semplicemente eseguire un test per verificare se geometry è stato caricato ed eventualmente impostarne le opzioni desiderate senza ricaricarlo; lo stesso vale per graphicx, anche se generalmente lo si chiama senza opzioni da qualunque pacchetto; tuttavia non è escluso che lo si chiami con opzioni e allora addio compatibilità, ma arriva un bel messaggio d’errore di “option clash”. Inoltre geometry dovrebbe permetterti di usare temporaneamente uno stile di pagina diverso mediante comandi espliciti. oppure sfruttando il fatto che dentro titlepage le variabili locali possono essere reimpostate con la sicurezza che all’uscita dell’ambinete vengano ripristinate automaticamente.
Il pacchetto ifthen è un altro pacchetto “standard” che dovrebbe essere sicuro nell’uso; in realtà è facile combinare pasticci. io penso che i test che il pacchetto etoolbox siano molto più efficaci; magari sono più complesse le operazioni booleane fra i vari test, ma vale la pena di usare etoolbox, più efficace e “moderno”.
Nel frontespizio, per esempio, invece di confrontare i valori delle variabili interne con il segno ?, basterebbe usare ifcsvoid e si potrebbe confrontare il contenuto vuoto invece che il contenuto costituito da `?’.
Sono dettagli, ma visto che stai studiando per imparare…
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@Dork, ho fatto fatica a leggere il tuo lungo scritto, ma non devi accusarti di niente e non devi pensare che qualcuno si sia alterato.
Fai bene ad appassionarti. Fai bene ad ammirare il prf. Gorni, la cui disponibilità nei confronti degli studenti è “certificata” dai vari testi e file per LaTeX che ha predisposto. Non conoscendolo personalmente, non so come sia in aula, ma quello che dici conferma l’immagine generale della persona.Permettimi un consiglio; se vuoi imparare veramanete, non assemblare pacchetti più o meno a caso, ma aprine i file .sty e cerca di capire che cosa fanno; se poi vai nella cartella texmf-distr-source trovi per i pacchetti di TeXLive i sorgenti dtx della documentazione (non tutti i pacchetti di TeXLive hanno una documentazione in formato dtx) leggi i dtx e compilali anche per leggerli meglio, ma in paritcolare leggi le descrizioni del codice i commenti al codice; a cosa serve questo a cosa serve quest’altro. perché si è seguita questa strada, e non quest’altra. perché si è fatto questo giro lunghissimo, invece di andare direttamente al punto. La programmazione in linguaggio TeX/LaTeX è difficile perché viene interpretata, non compilata come si potrebbe fare con un programma in C o in FORTRAN o in BASIC, o in altri linguaggi di programmazione; è un linguaggio in gradi di arricchirsi di nuove funzionalità attraverso le definizioni di nuove macro. Insomma è un linguaggio insolito.
Se vuoi andare a fondo delle cose oltre agli Appunti di programmazione in TeX e laTeX di Enrico, vedi di procurarti una edizione del TeXbook; è un libro difficile, alcune parti io le avrò lette una decina di volte, altre ormai le conosco bene; ma quella è la sorgente primaria di informazione sul sistema TeX. Per il linguaggio LaTeX destinato all’utente finale c’è il testo di Lamport la cui parte manualistica ho tradotto nella guida tematica che ti ho già indicato. Ma il linguaggio interno non è descritto da nessuna parte; Esistono i file dtx di varie sezioni del nucleo di LaTeX nella cartella /source che ho indicato sopra.Ma prima di usareun pacchetto qualunque, studddialo; potresti scoprire da solo delle incompatibilità, o dei motivi per non usarlo integralmente; sicome si tratta di software libero sei sempre autorizzato a copiarne dei pezzi e a incollarli in tuio file .sty personali mdificando quei pezzi come ti pare. Attento: non è facile, ma è certamante fattibile e si impara molto.
Ciao e va a dormire prima delle 23, non fare come me che vado a dormire raramente prima dell’una di notte.
Ciao
ClaudioPS: Hai mai pensato a cambiare il tuo alias? in inglese Dork non è una bella parola…
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Lorenzo,lo so, che sei contrario alla mancanza di retrocompatibilità degli aggiornamenti del sistema TeX; dipende dal fatto che siamo tutti dilettanti, e non siamo programmatori professionisti, oltre che dall’evoluzione del sistema.D’altra parte tu sei uno dei primi che ha scoperto biblatex e ne hai dato comunicazione in un ormai lontano Meeting del gruppo; ed eri felicissimo di aver scoperto questa bellissima nuova funzionalità di LaTeX. Le modifiche come quella che citi e che non sono retrocompatibili, dipendono dal fatto che vengono dati per stabili pacchetti che invece sono in evoluzione. Philipp Lehman e i suoi collaboratori hanno da tempo superato la versione 0.x e ora io con il mio MacTeX aggiornato ho la versione 2.8; la retrocompatibilità non è assicurata nelle versioni alfa e beta, cioè quando il major version number è 0, ma dovrebbe esserelo quando si arriva a 1. Solo che Lehman, come Milde, come me, siamo tutti dilettanti e quando facciamo qualcosa di nuovo su un pacchetto preesistente, talvolta ci dimentichiamo della retrocompatibilità.
Escono XeLaTeX e LuaLaTeX? bene! Anzi benissimo; le possibilità di composizione aumentano e accontentano maggiori esigenze; XeLaTeX fa una cosa che pdfLaTeX non può fare, cioè di gestire i font OpenType; per altro gestisce anche i font Type 1; prova; prendi un documento qualsiasi, senza cambiargli una virgola compilalo con XeLaTeX; c’è la possibilità che la composizione vada a buon fine certamente in 9 casi su 10, ma pur non avendo fatto statistiche sono convinto che tutto vada bene in 99 casi su 100.Due o tre anni fa aveva ancora qualche problemino con i font matematici, ma recentemente sono stati eliminati anche quasi tutti quei pochi casi di incompatibilità. Se invece vuoi usare i font OpenType devi impararlo a fare; pdfLaTeX apparentemente non da problemi con i font Type 1, ma è delicato e difficile installare un nuovo font che non sia distribuito con TeXLive, tra file .sty, .fd, .afm, .pfb, .tfm, .vf, .map, eccetera.
LuaLaTeX? anche questo fa di più di pdfLaTeX e XeLaTeX, ma la retrocompatibilità con file già a posto con pdfLaTeX 9/10 o 99/100 funzionano senza problemi; anche file funzionanti con XeLaTeX 99/100 funzionano, magari anche meglio, con LuaLaTeX; il suo maggior pregio è l’incorporazione dell’interprete Lua, se un lo sa usare e lo vuole usare; il maggiore difetto è che è relativamente lento rispetto a XeLaTeX e ancor più lento rispetto a pdfLaTeX; ma non è difficile usarli. Non solo ma nessuno ti obbliga ad usarli se non siei interessato alle loro ulteriori funzinalità rispetto a pdfLaTeX; la microgiustificazione funziona a regime ridotto con XeLaTeX (solo protrusione), ma funziona a pieno regime con LuaLaTeX (protrusione e espansione); il fatto che con Xe la spazieggiatura non sia possibile è una falsa affermazione che gira da tempo; non funzionano le macro di microtype, ma XeLaTeX spazieggia alla grande grazie alle font features dei font OpenType; con Xe ho sempre spazieggiato tutto ciò che volevo; ne parla anche Enrico nel suo manualetto introxelatex.pdf.
le cose che irritano si te che me, e immagino chiunque usi LaTeX e la sua sterminata collezione di pacchetti di estensione, è che con i pacchetti non si sa mai se continuano a funzionare, se sono radicalmente cambiati, se sono retrocompatibili, se dobbiamo aggiustare le cose perché son cambiate le funzionalità dei pacchetti di estensione. Questo però non an nulla a che vedere sulla complicazione della personalizzazione delle classi KomaScript; con ClassicThesis, che come sappiamo ha dato non pochi problemi di retrocompatibilità, non ne ricordo per ArsClassica, nati direttamente da ArsClassica, se non quelli resi necessari dai problemi generati da ClassicThesis; ma biblatex, da quando si è uniformato a biber, e da quando ha ricevuto gli ultimi upgrade si è resa incompatibile con il passato e ne vediamo le conseguenze sul forum. Io tra l’altro continuo ad usare per lo più i pacchetti bibliografici preesistenti a biblatex e continuo ad usare bibtex… si vede che anch’io ho difficoltà ad adeguarmi alle novità.
In realtà sono un fautore id imakeidx e non concepisco più di farne a meno, ma ho ancora sui miei dischi i primi libri che ho scritto e per i quali avevo scritto persino lo stile per l’indice analitico (uno solo) e avevo scritto anche un programma che faceva lo stesso lavoro di makeindex; conoscevo quest’ultimo, ma non ne ero soddisfatto, non ricordo nemmeno più perché; forse non mi girava sul mio vecchio PC AT20 che aveva solo 2MiB di RAM…:sad: Oggi ho ancora quel programma e lo ricompilo ogni volta che mi sposto su una macchina nuova con processori diversi e con sistemi operativi diversi; l’ultima volta l’ho ricompilato dal suo sorgente perché ero passato a una macchina a 64bit; in realtà lo tengo in una specie di vita artificiale, perché non lo uso più da molti anni. ma mi dispiace fargli il funerale e tumularlo. Quando si diventa vecchi ci si affeziona alle cose vecchie che abbiamo fatto con le nostre mani. Ma ci rendiamo conto anche che i programmi che abbiamo scritto 25 anni fa non solo non girano più sui calcolatori moderni, ma che non sono nemmeno più compilabili perché gli stessi compilatori che compilavano su un processore x86 o x186 non compilano più nemmeno; questo era uscito 20 anni fa e in 5 anni i prodotti delle stesse sante manine, sono diventati inusabili se non rifacendo quasi tutto da capo. Con chi dovremmo prendercela? con il progresso? Scherzo, naturalmente.
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Se Gorni fosse un lettore dell’Arte e un frequentatore del forum saprebbe che NON deve caricare amsfont E amsymb, e non deve MAi caricare latexsym, tanto per citarne una.
Ma ne ho viste delle altre che proprio nell’Arte sono ben descritte; ricordiamo inoltre , Lorenzo, che tu hai sempre detto che l’Arte è indirizzata ai principianti e verosimilmente la maggior parte dei tuoi lettori dovrebbero essere laureandi alla loro prima o seconda esperienza con LaTeX. Ma Gorni non è un principiante; forse non è molto aggiornato, ma tutto si può dire, tranne che sia un principiante; esemplifica ancora con le figure .eps; sono almeno una 10-15 anni che esiste pdflatex e per le figure .eps, pdflatex è in grado di incorporarle solo dal 2010, per altro già da tre anni esemplificare con .eps, senza dire che pdflatex preferirebbe i formati pdf, jpg, png, mps, vuol dire essere rimasto ai tempi di latex+dvips+ps2pdf. Caricare hyperref nelle prime righe si uniud.sty, letto nelle prime righe del template, per poi aggiungere nel template pacchetti che modificano il modo di comporre quelle cose che vengono ridefinite da hyperref, vuol dire non conoscere il funzionamento di hyperref, o almeno di non avere mai notato la raccomandazione di caricare hyperref sempre per ultimo.Ripeto: è molto apprezzabile che Gorni abbia messo a disposizione degli allievi della sua università il template per comporre le tesi, ma come educatore avrebbe anche il compito di proporre agli allievi un software non solo funzionante (più o meno) ma anche corretto.
Io sono il primo a rendermi conto di quale sia il peso dell’aggiornamento continuo,e almeno ad ogni release della versione annuale di TeXLive del software cla cui impalcatura sia stata impostata nella seconda metà degli anno ’80 (parlo di TOPtesi, nel bene e nel male); con risultati certamante discutibili e criticabili, io mi sforzo di farlo; tu e Tommaso lo fate per l’Arte; Gorni non ne sembra preoccupato. La retrocompatibilità non è sempre assicurata, ma spesso è opportuno ricorrere ai nuovi pacchetti per rendere più trasparente e più efficace il codice oltre che più facile da commentare e da mantenere in buone condizioni. Anch’io ho cominciato a distribuire il file .tex e il file .sty senza nessuna documentazione o con documentazione minima e inefficace costituita solo da commenti telegrafici e che comprendevo solo io nei file suddetti. Ora, usando il literal programming offerto dal formato dtx, è più facile scrivere bene le cose, ma gli errori scappano sempre lo stesso anche nel codice. Quindi sono molto comprensivo nei confronti degli sforzi di Gorni, ma vorrei che ile mie critiche spingessero Gorni a scrivere meglio il codice, commentandolo con un vero codice dtx, e con un manuale d’uso degno di questo nome, senza leggerezze come quella che twoside spreca carta rispetto a oneside,…:???:
PS: cancello il “già caricato da arsclassica”.
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Vedi, hai usato male TeXstudio su Windows e stai usando male TeXShop su Mac. INoltre non hai letto la guida tematica sulle codifiche.Sia TeXShop sia TeXstudio possono usare le cosiddette righe magiche, certe righe di commento nel file principale e in ogni file incluso che sono pressappoco così:`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode` Queste righe vanno messe in testa al file come descritto nella guida temaitcha e oltre alla codifica dicono con quale motore di composizione il file unico o principale del documento deve essere composto o quale sia il master file per tutti i fili inclusi.
La riga magica delle codifica riconfigura al volo l’editor, per cui se dei file sorgente vengono passati da una macchina all’altra, da un editor all’altro *purché questi capiscano il significato di queste speciali righe di commento) qualunque sia la codifica non sorgono i problemi della diverse impostazioni degli editor.
È tutto spiegato nella guida tematica suddetta, liberamente scaricabile dal link che ti ho indicato sopra, ma si trova qui nella sezione Documentazione del Forum insieme al altre guide tematiche e insieme a diverse guide messe liberamente a disposizione dei frequentatori del forum.
Ora per il tuo problmea:
1) configura attraverso la voce di menù Preferenze TeXShop affinché usi di default la codifca utf8;
2) se la à è diventata una croce passando dal sorgente presunto utf8 scritto con TeXstudio su Win a file pressunto utf8 su MAc, vuo dire che non era utf8 né su Win, né sul Mac; se fosse stato utf8 inizialmente allora con TeXShop configurato per la codifica latin9 di default (se hai una distribuzione nuova e TeXShop aggiornato, ouure la codifca MAcApple, se TeXShop non è aggiornato) il segno à sarebbe stao rappresentato da due glifi, non ricordo quali, ma è irrilevante; l’importante è che non sarebbe stato soltanto una croce.
3) sulla Gudida tematica c’è scritto anche come fare per usare TeXShop per eseguire la conversione della codifica, ma se hai già salvato una volta il file con TeXsShop mal impostato, hai due possibilità: o cambi a mano tutte le croci in à, poi tutti si segni strani nelle altre lettere accentate corrette,, oppure, ti conviene tornare un momento sul tuo vecchi portatile, controllare bene le impostazioni di default per aprire e salvare il o i file sorgente della tua tesi, e verificato che affettivamente salvi in utf8, rislavalo; e ricopialo di nuovo sul MAc, aprendolo solo dopo aver configurato TeXShop con Preferenze sicuramente su utf8 (cioè prima capri TeXShop poi lo ocnfiguri, poi lo chiudi, poi lo riapri e apri il file della tesi.
4) nel pezzettino di tesi.tex che hai mandato c’è una grossa corpbelleria:{code]\usepackage[utf8x]{inputenc}
\usepackage[applemac]{inputenx}[/code]Deciditi: o usi utf8, o usi applemac, non le puoi usare entrambe. Infatti quando compili, la codifica che pdflatex usa è la applemac (avevo supposto giusto che avessi scritto una qualche corbelleria a questo proposito); ma NON devi usare i pacchetti e le codifiche con la x ti basta solo quello senza x un volta sola`\usepackage[utf8]{inputenc}`
5) ma, ricorda, ed è spiegato perché e percome nella guida tematica) che specificare [tt]\usepackage[utf8]{inputenc}[/tt] non è sufficiente; bisogna che anche l’editor sia configurato epr quella codifica.
6) infine, se vuoi, ricorda che puoi installare TeXstudio anche sul Mac. È un ottomo editor, anche se io personalmente continuo a preferire la semplicità e pulizia di TeXShop sul Mac.PS: hai caricato il pacchetto multirow due volte; lo stile Lenny per i capitoli è considerato molto male qui nel forum. [tt]\linespread{1.55}[/tt] è una cosa da non fare; per le bozze usa 1.3, e per la bella copia toglilo del tutto; siccome non hai specificato quali font usare, stai usando quelli di default cioè i CM-super in codifica T1, usa almeno i Latin Modern, con il pacchetto lmodern; chiami amsmath dopo amsfonts, ma quest’ultimo non dovresti chiamarlo nemmeno, bensù dovresti chiamare [tt]\usepackage{amsmath, amssymb][/tt]; ci pensa poi amssymb a chiamare amsfonts. subfigure è obsoleto ed è sostituito da subfig; leggine la documentazione perché la sintassi non è la stessa. bigstrut e bigdelim probabilmente sono inutili, nel sneso che non docresti mai metterti nella codizione di doverli usare; contento tu, contenti tutti, am impostare il valore 3 sia per \tocdepth sia per \secnumdepth è decisamante troppo; a meno che to non voglia costruire in indice generale per un’opera di consultazione; nella guida tematica su LaTeX è spiegato il significato di questi numeri: 0 capitolo, 1 paragrafo, 2 sottoparagrafo, 3 sotto-sottoparagrafo, 4 capoverso, 5 sottocapoverso; dunque tu vuoi vedere nell’indice anche i sotto-sottoparagrafi e l’indice generale ti verrà più lungo della tesi…:razz: Le appendi vanno in fondo alla mainmatter, prima di \backmatter se vuoi disitnguerle con un titolo tio Appendice A Titolo a, e Appendice B Titolo B. Altrimenti ti vengono solo i due titoli, nessuna numerazione e ll’impossibilità di riferirti al contenuto di questi=e appendici con il meccnaismo di \ref e \label. Ricordati di cancellare la sottolineatura dal titolo della bibliografia.
Leggi bene le guide tematiche che ti ho indicato e tiene sempre il LaTeX Reference Manual commentato a portata di mano o di schermo.:wink:
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Non so se del template di Gianluca Gorni devi usare solo il frontespizio o se devi configurare tutta la tesi come il template di Gorni.Se si tratta del solo frontespizio, compilalo con il template di Gorni in PDF, puoi usi il pacchetto pdfpages per inserirlo nella tesi.
Meglio ancora, usa il pacchetto frontespizio, e leggine bene la documentazione; il frontespizio composto con quel pacchetto viene composto separatamente dal resto del corpo della tesi. Certo è che se non usassi le cose esoteriche che si rifanno alle classi KOMA Script, sarebbe tutto molto più facile personalizzare quello che vuoi fare; nella documentazione di ClassicThesis c’è scritto chiaramente di prendere il tutto così com’è, oppure di scegliere altri pacchetti.
Ormai, credo che tu sia troppo avanti per pensare di usare un;altra classe, ma sono convinto che date el tue esigenze, comprese quelle che hai risolto nei precedenti filoni di discussione, avresti fatto meglio a usare la classe super configurabile memoir, che senza configurazioni/personalizzazioni si comporta come book, e su quella costruisce ogni tipo di personalizzazione, compresa quella della forma della gabbia, cosi che se ti piaceva la forma di KOMA Script+ClassicThesi+ArsClassica avresti potuto ottenerla con poca fatica (per la verità sei sempre in tempo, a meno che tu non debba consegnare al tesi questa settimana…).
Il problema con le classi KOMA è che sono del tutto slegate dalla classe book e che tutti i comandi interni o li configuri con i comandi predisposto Markus Kohm, oppure devi arrampicarti sui vetri; ma il manuale di Markus in inglese è scritto male, talvolta incomprensibile o ambiguo; forse in tedesco è preciso, ma io non conosco il tedesco fino a quel punto e quindi la fatica di leggere il codice delle sue classi mi lascia talmente freddo che, a quel punto, preferisco scrivermi una classe ex novo da solo.
Con la classe book, senza usare \maketitle, ma usando l’ambiente titlepage è semplicissimo centrare una gabbia di stampa nella pagina e scriverci dentro quello che si vuole dove si vuole; per il frontespizio è l’ideale; finito l’ambiente le impostazioni locali svaniscono e prevalgono le impostazioni generali per il documento.
Mi spiace di non essere sufficientemente costruttivo; non vorrei darti l’impressione di criticarti per aver voluto usare le classi e i pacchetti che hai usato; sono solo commenti per spiegarti perché è difficile usarli.
[OT] Gianluca Gorni è spiritoso quando nel template della tesi dice che:`% Usare “oneside” invece di “twoside”
% nelle bozze, per risparmiare carta:
% “twoside” produce diverse pagine bianche
% alla fine dei capitoli.`
Strano, credevo che nonostante qualche pagina bianca prima di ogni capitolo (eliminabile con l’opzione openany) comporre sul recto e sul verso dei fogli, sul fronte e sul retro, in bianca e volta (scegli la locuzione che ti piace di più), si dimezzasse l’uso della carta. Forse Gorni non ha capito che un documento stampato twoside non si stampa con una stampante oneside, a meno che non si abbia voglia di stampare prima tutte le pagine pari, poi si rimette dentro al stampante il pacco delle pagine pari nel verso giusto e si stampano tutte le pagine dispari. Questo è il modo di risparmiare carta, non quello di operare frettolosamente mandando in stampa il file pdf, ammesso che Gorni sia conscio che non si passa più per il formato ps e che le figure come polloPallido.eps (219KiB) è bene non nominarle più, ma si indica polloPallido.pdf (51Kib).
Non so, ma ho l’impressione che Gorni non sia una gran lettore di L’Arte di scrivere con LaTeX, che non frequenti il forum, e che non abbia mai letto la guida degli errori capitali degli utenti di LaTeX, contenuta in ogni installazione anche non tanto moderna del sistema TeX.È stato apprezzabile il suo sforzo di mettere a disposizione degli allievi dell’università di Udine un template per la composizione della tesi, ma avrebbe fatto meglio a documentarsi bene prima di mettere in mano agli allievi un template che contiene un certo numero di errori che sul forum vengono segnalati piuttosto frequentemente. Nulla di tremendamente grave, ma come educatore avrebbe anche il compito di dare il buon esempio.
Se in cambio di queste mie critiche, Gorni volesse criticare la mia classe TOPtesi, gliene sarei grato.
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Nel pacchetto sectsty che ti ho suggerito la documentazione spiega come sottolineare, ma il paragrafo che ne tratta dice quanto segue:7 Underlining
Some people have to underline sectional headings because of regulations governing thesis submission and things like that. If you’re not forced to use underlining, it’s probably best to avoid it: underlining is usually consid- ered bad typographical practice (well-placed horizontal rules are a different matter).Vedi ciò che ho colorato?
Il pacchetto titlesec (documentazione da terminale texdoc titlesec) ha il comando \titleformat che accetta 7 argomenti, uno dei quali format permette di specificare anche materiale verticale da inserire nel titolo vero e proprio, e after-code che permette di aggiungere altro codice alla formattazione del titolo. Il pacchetto titlesec è molto più forte di sectsty, ma richiede di essere coscienti di quello che si sta facendo, in particolare di conoscere le regole della buona tipografia. L’autore specifica chiaramente che non intende dire a chi usa il pacchetto che cosa sia tipograficamente corretto e che cosa non lo sia, ma intende dara al tipografo professionista gli strumenti informatici per mettere in pratica le sue conoscenza tipografiche.
Il difetto principale di \underline è che non solo la sottolineatura è lunga quanto il testo, quindi ha l’aspetto di una sottolineatura, non di un filetto di decorazione, ma anche non mette la sottolineatura ribassata di una quantità costante rispetto alla linea di base, ma la mette a una distanza costante dal fondo della scatola che contiene il testo; quindi se il titolo è privo di caratteri con discendenti la sottolineatura è più vicino alla linea di base rispetto a quando il testo contiene dei discendenti; e questo è un errore tipografico grave.
Tra l’altro è caduto in questo errore anche Leslie Lamport quando ha scritto il suo LaTeX Handbook, dove ha sottolineato le testatine, invece di metterci un filetto decorativo; si rimedia facilmente a questo difetto inserendo nel titolo un pilastrino (\strut) che produca un discendente invisibile, ma chi usa \underline di solito se ne dimentica.
::skevin93″ post=89991So bene che non dovrei modificare i file dei pacchetti, ma per capire che cosa succede ho fatto delle prove semplicemente commentando (logico poi toglierò i % che ho aggiunto) la riga incriminata e ho scoperto che i file `difettosi’ sono due:
`
\input pgfplots.errorbars.code.tex
\input pgfplots.markers.code.tex
`
Se commento le due linee miracolosamente la compilazione prosegue senza intoppi. Dato che sicuramente servono al pacchetto per funzionare a dovere, non posso lasciare le cose come stanno. Qualche idea sul perché non me li riconosca nonostante siano presenti nella stessa cartella del file [tt]pgfplots.code.tex[/tt] che li carica?Non sono un utente frequente di pgflots e quindi non ho l’esperienza che ha @cfiandra, ma sei sicuro che non si debbano caricare quei file mediante \usepgflibrary? Tiro a indovinare, eprché non ho controllato, ma per caso il codice giusto non è il seguente?`\usepgflibrary{errorbars}
\usepgflibrary{markers}`
Scusami se ho indovinato sbagliato, ma sfogliando la documentazione ho trovato esempi simili, anche se non si riferiscono ai tuoi due file.
::nedyar” post=89996
Mi fa piacere che lmodern ti abbia risolto il problema, ma la soluzione vera sta specialmente nell’aver specificato la codifica T!, l’hai fatto vero? se non l’hia fatto e hai risolto ugualmente il tuo problema, allora sei fortunato (cioè il risultato è frutto della fortuna).
Le legature fi ffi, fl e ffl sono presenti sia nei font CM (codificati OT1, la codifica di default e font di default), sia nel font CM-Super (codificati (T1, e usati di default quando specifichi la codifica T1), sia nei font Latin Modern (usati se specifichi l’uso di questa collezione di font sia in codifica OT1, sia in codifica T1 sia in altre codifiche). Quindi non è la questione se i font contengano quelle legature (tutti i font che ti ho indicato le contengono); dipende da come interagiscono la specifica della codifica utf8 a inputenc, con la codifica specificata all pacchetto fontenc; e dipendono dal fatto che copiando e incollando si copi e incolli anche la legatura oppure si incollino i caratteri slegati.
Mi sa che per una volta sono stato fortunato, ho sì usato la codifica T1 ma per sfizio ho provato a commentare quella riga e il problema non si presenta più. Sicuramente è più corretto il suggerimento che mi avete dato, cioè che il problema era nella codifica, infatti d’ora in avanti continuerò ad usarlo, ma, per qualche strano motivo, non ha risolto.
Sono arrivato a questa soluzione per caso notando che il font utilizzato con la codifica T1 era di tipo bitmap, cercando un po’ in rete ho risolto aggiungendo lmodern che casualmente ha risolto il mio problema originario. 😎Per carità non voglio insistere, ma guarda il file che ti allego; spero che compaia come compare da me, visto che uso font aprticolari e editor specifici; leggi i commenti e dopo \end document guarda i messaggi d’errore. Tieni presente come ho agito, puoi provare a ripetere l’esperimento compilando solo la prima riga di testo commentando le righe successive e togliendo i commenti dai pacchetti usati secondo quanto dicono le righe di commento; poi copia dal file appena prodotto l’ultima riga e ricopilala sotta alla riga appena compilata, mdifica la situazione dei pacchetti da usare, e ricompila; via avanti così; Noterai che finché uso il font Monaco nell’editor TeXshop (e potrei usare lo stesso font con TeXstudio configurando l’editor in modo adatto, così come potrei scegliere per TeXShop il font Arial–la differenza fra Monaco e Arial è che il primo e monospaziato, mentre il secondo è proporzionale; il primo non ha le legature, il secondo sì)`% !TEX TS-program = pdflatex
% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
\documentclass[12pt]{article}
\usepackage[utf8]{inputenc}
%\usepackage[T1]{fontenc}
%\usepackage{lmodern}
\begin{document}% % % % % % % % % % % % % % % % % % % TEXSHOP % % % % % % % % % % % % % % % % % % % % % %
% Nei quattro esempi qui sotto TeXShop usa il font monospaziato Monaco
affine afflato difficile finale fluido
% Ora copio dal file PDF e incollo qui sotto, avendo composto con LatinModern e T1
affine afflato difficile finale fluido %Si noti che le lettere sono state copiate slegate
% Ora copio dal file PDF e incollo qui sotto, avendo composto senza LatinModern ma con T1
affine afflato difficile finale fluido %Si noti che le lettere sono state copiate slegate
% Ora copio dal file PDF e incollo qui sotto, avendo composto senza LatinModern ma con OT1
affine afflato difficile finale fluido %Si noti che le lettere sono state copiate slegate
% % % % % % % % % % % % % % % % % % % % % TEXSTUDIO % % % % % % % % % % % % % % % % % %
% Nei quattro esempi qui sotto ho usato Texstudio con il font Arial% Ora copio dal file PDF e incollo qui sotto, avendo composto senza LatinModern ma con OT1
% come si vedem ho copiato da Adobe Reader le legature non compaiono nemmeno nella schemrata, ma ci sono.ane aato dicile nale
uidoI messaggi d'errore sono
\end{document}
I messaggi d'errore sono! Package inputenc Error: Keyboard character used is undefined
(inputenc) in inputencoding `utf8'.See the inputenc package documentation for explanation.
Type Hfor immediate help.
…l.29 a^^N
ne a^^Oato di^^Ncile ^^Lnale
You need to provide a definition with \DeclareInputText
or \DeclareInputMath before using this key.! Package inputenc Error: Keyboard character used is undefined
(inputenc) in inputencoding `utf8'.See the inputenc package documentation for explanation.
Type Hfor immediate help.
…l.29 a^^Nne a^^O
ato di^^Ncile ^^Lnale
You need to provide a definition with \DeclareInputText
or \DeclareInputMath before using this key.! Package inputenc Error: Keyboard character used is undefined
(inputenc) in inputencoding `utf8'.See the inputenc package documentation for explanation.
Type Hfor immediate help.
…l.29 a^^Nne a^^Oato di^^N
cile ^^Lnale
You need to provide a definition with \DeclareInputText
or \DeclareInputMath before using this key.
`Hai seguito i messaggi d’errore? Il file è sempre lo stesso, quello che si copia lo si incolia nella finestra dell’editor configurato per usare font diversi; e il risultato è diverso.Ripeto quindi quello che ho detto; le legature nel file d’entrata .tex NON devono essere presenti; le lettere accentate non sono legature, sono semplici glifi; le legature che si producono nel font di uscita sono il risultato delle proprietà del font; se le copi e incolli in un altro file sorgente, sempre codificato utf8, quei particolari glifi non sono presi in considerazione né da \inputenc con l’opzione utf8, nè da fontenc con l’opzione T1, Sembra che il pacchetto cmap possa mettere a posto le cose, ma è certo che usando font Type 1 a 256 glifi, i glifi delle legature hanno indirizzi numerici inferiori a 32 (il codice dello spazio) e non hanno quindi un indirizzo unicode valido. Usando i nomi dei glifi, invece che gli indirizzi numerici, è possibile superare questa “incongruenza” e cmap svolge questo delicato incarico di rimappare gli indirizzi ai nomi.
Sempre per approfondire, ma ritenendo il tuo problema risolto per scienza o per fortuna, dai un’occhiata alla guida tematica sui font; la figura 1.1 rappresenta la tabella dei fon codificati OT1, e vedi che le legature della lettera f sono tutte nella prima riga della tabella verso destra con indirizzi esadecimali che vanno da “0B a “0F; i font in codifica T sono rappresentati nella tabella 1.3, dove le legature della lettera f sono alla fine della seconda riga con indirizzi esadecimali che vanno da “1B a “1F; questi indirizzi esadecimali inferiori a “20 sono tutti vuoti nella tabella unicode (che non è riportata perché conterrebbe centinai di miglia di glifi); la prima pagina unicode negli indirizzi da “20 a “FF contiene i caratteri ASCII’, invece nelle prime 32 posizioni, da “00 a “1F, la tabella ASCII contiene i caratteri di controllo per le trasmissioni in telescrivente (ormai quasi del tutto abbandonate) e quelle posizioni nella tabella UNICODE sono vuote. Ecco perché i messaggi d;errore fanno riferimento a caratteri indicati, per esempio, con ^^N, che vuol dire “l’indirizzo di N diminuito di “20 esadecimale: se guardi la tabella l’indirizzo esadecimale di N, esso è “4E e se gli togli “20, ottieni “1e, cioè l’indirizzo della legatura ffi. A me la cosa non disturba più di tanto, nel senso che l’ho capita e l’ho usata a mio beneficio tante volte, ma capisco che sia un problema per chi non si occupa degli indirizzi dei glifi; e non dovrebbe preoccupare affatto perché le tabelle t1enc.def e t1enc.dfu dovrebbero essere fatte diversamente, ma purtroppo questo è quanto ci lega al passato quando in font Type1 non esistevano e meno che mai esisteva la codifica UNICODE, ma TeX e LaTeX esistevano già.
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