OldClaudio

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  • in risposta a: Texlive su ubuntu #85585
    OldClaudio
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      Dr Spencer Reid” post=85030proverò a seguire quei passaggi.. eppure , sembra strano, ma neanche da me all’università i tecnici che hanno installato latex sulle macchine linux sanno spiegarmi i passaggi… sembra davvero un mistero!

      Guarda che i tecnici di laboratorio NON sanno che cosa sia il sistema TeX; se uno chiede loro di installarlo, vanno in rete nel sito della particolare versione di Linux dove devono installare il sistema TeX ed eseguono quanto c’è scritto, ma non hanno la minima idea di ciò che hanno installato; e lo stesso succede con qualunque altro software. In generale quindi usano gli installatori dei pacchetti specifici della particolare versione di Linux, sia esso apt-get, o qualunque altro manager di pacchetti; sembrerebbe che ogni distribuzione abbia il suo; che i pacchetti siano impacchettati .deb oppure .rpm, o altro.

      Facendo così sanno che il pacchetto instalalto funzionerà certamente e non si occupano d’altro; altrimenti magari nel loro circolo ironizzano sulla pigrizia di coloro che si rivologono a loro, di non essere capaci di fare una così semplice.

      Ma i poveretti non sanno che spesso, e sempre con le versioni soggette ai vincoli delConsorzio Debian, i pacchetti che installano sono funzionanti, ma sono obsoleti; e non conoscendo il sistema TeX non sanno che questo viene aggiornato quasi quotidianamente, quando invece ciò che essi inconsapevolmente installano è di due o tre anni prima.

      Allora perché Enrico ha scritto la sua guidina per installare TeX Live, quella vera e aggiornata, su Ubuntu. Perché ha fatto in modo che sulle versioni di Linux soggette a Debian, possano coesistere sia la versione TeXLive/Debian (obsoleta) necessaria per soddisfare le dipendenze. e la versione TeXLive 2012 (e presto 2013) per lavorare con l’ultima versione. Le due versioni possono convivere. Ci sarebbe modo di eliminare dal disco la versione Debian, informando apt-get che TeXLive c’è già. In realtà verrà caricata la versione vera e al sistema operativo si darà il percorso per accedervi.

      Questo in buona sostanza è tutto quello che c’è scritto sulla guida Di Enrico; 1) installa la TeXLive vera in /usr/local/texlive/2012/; se la cartella non c’è creala. 2) crea in /opt un link simbolico alla cartella degli eseguibili della TeXLive vera; 3) esporta questo symlink inserendolo come primo elemento dal PATH di sistema. Tutto qui; e qualunque tecnico che non faccia semplicemente come ho descritto sopra capirebbe che cosa si sta facendo e perché. Non lo colpevolizzerei perché non sa che la TeXLive vera è aggiornata e la YTeXLive/Debian è obsoleta; queso lo sano o lo scoprono a loro spese gli utenti di TeXLive.

      Tu non sai che cosa sia un symlink? sei perfettamente giustificato; la quasi totalità degli utenti Windows non lo sanno, perché non esistevano prima di WinVista; ma non lo sanno nemmeno la maggior parte degli utenti Mac; gli utenti Linux lo dovrebbero sapere, a meno che non siano degli “esploratori” come sei tu in questo momento. Con Linux bisogna prenderci la mano, perché è in grado di fare cose incredibili, ma deve essere conosciuto in ogni dettaglio; non c’è dubbio che i sistemi Operativi Windows e quelli Mac siano più user friendly; Molte distribuzioni Linux stanno cercando di essere più simili ai Mac, come per esempio Ubuntu, ma dietro ogni angolo c’è la necessità di sapere come gestire i comandi del sistema operativo; i puristi di Linux, i veri “Pinguini”, trovano le interfacce grafiche delle cose vergognose e immorali come bestemmiare in chiesa, e fanno tutto dalla finestra comandi (il famoso terminale), ma gli utenti normali trovano le interfacce grafiche delle vere benedizioni; questo non li esime però dal dover usare talvolta il terminale; io lo uso anche sul Mac in generale per scopi precisi e limitati, non per fare tutto al terminale.

      Quindi vai tranquillo; usa la guida di Enrico senza saltare nemmeno una riga e stai attento a cosa scrivi nel terminale, perché basta una virgola di più o di meno che combini pasticci. È il prezzo da pagare: un prezzo minimo; in fondo si tratta solo di fare attenzione.

      Aggiungo un’altra cosa; sono parecchi anni che uso Ubuntu; lo uso sempre di meno, ma una decina di anni fa era l’unico sistema con il quale lavorassi; ho sempre avuto problemi ad eseguire gli aggiornamenti semestrali, al punto che mi sono ridotto e reinstallare tutto ex novo; ho imparato a conservare la mia roba in un disco esterno, in modo che l’aggiornamento del sistema non mi obbliga a reinstallare tutto queanto; ma per TeXLive, preferisco reinstalalrlo ex novo ogni volta; e lo aggiorno sempre con il TeX Live Manager (tlmgr) per i sei mesi in cui resta in vita. Poi mi sono stancato; mi sono fermato alla versione Ubuntu 11.04 e non lo aggiornerò più per un bel pezzo. TeXlive invece lo reinstallo ogni mese di luglio e lo tengo aggiornato con tlmgr diciamo ogni 10 giorni.

      in risposta a: Help immagine #85566
      OldClaudio
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        Non ottieni errori, forse, ma li scrivi tu:

        1) [tt]\textit{=0}[/tt] è matematica e quindi va scritto [tt]$\varepsilon=0$[/tt]

        2) poi quei [tt]_{se}[/tt] e [tt]_{cu}[/tt] vanno scritti in tondo se se e cu NON sono variabili matematiche o fisiche. O scrivi [tt]_\mathrm{se}[/tt] (e lo stesso per cu), oppure se scrivi in italiano [tt]\ped{se}[/tt] (e lo stessso epr cu).

        in risposta a: Problema con le appendici #85522
        OldClaudio
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          Enrico ti ha indicato la soluzione.

          Però vorrei aggiungere qualcos’altro. Il prof ti ha dato delle macro, delle definizioni come quelle che ci hai mostrato. Non c’è niente di male a dire che il prof ti ha dato quel materiale; quello che c’è di male, se così si può chiamare, è quello di usare dei pezzi di programma senza sapere che cosa facciano. Per carità non sempre ci si riesce; ci sono delle macro che il nostro TeX Wizard di tanto in tanto ci offre, che secondo la nostra esperienza riusciamo o non riusciamo a decifrare, ma sempre gli siamo grati per quello che ci insegna; anche se non riusciamo a decifrare il codice ci ispira un grande entusiasmo per la facilità con la quale convince TeX e LaTeX e LaTeX3 a fare quello che vorremmo fare e non ne siamo capaci.

          Tuttavia la guida tematica LaTeX Reference Manual commentato (da scaricare dalla sezione Documentazione di questo sito) spiega la sintassi dei comandi che ti ha dato il prof. Allora avresti capito che quel section che appare fra parentesi quadre nella prima definizione serve proprio per numerare i teoremi in modo subordinato alle sezioni; ogni volta che si comincia una nuova sezione si incrementa il contatore delle sezioni e si azzerano tutti i contatori subordinati al contatore delle sezioni.

          Quello che non c’è scritto in quel manuale e nemmeno nella guida l’Arte di scrivere con LaTeX (almeno non dove si parla di teoremi) è come staccare un contatore dalla lista di azzeramento di un altro contatore e di subordinarlo ad un terzo contatore. Il pacchetto che ti ha indicato Enrico e quei due comandi fanno proprio quello; bisogna però notare che questa funzionalità è già contenuta in certe classi, per esempio memoir, forse anche scrbook. Per saper quali sono le funzionalità delle classi non standard, bisogna leggere la loro documentazione; talvolta può impaurire avere un documentazione di 700 pagine; ma il fatto che siano quasi sempre in formato pdf e quasi tutti i visualizzatori dei documenti in questo formato consentono la ricerca del testo, basta cercare una parola significativa legata al proprio problema e inveci di leggere 700 pagine si può essere tanto fortunati da dover leggere solo una decina di righe.

          Se tu avessi detto non solo che il prof ti aveva dato quelle definizioni, ma avessi detto che classe usavi e che preambolo avevi, (da [tt]\documentclass[…]{…}[/tt] a [tt]\begin{document}[/tt], sarebbe stato molto più semplice aiutarti.

          Tutto ciò non te lo dico per rimproverarti, ci mancherebbe altro; serve solo per mostrarti l’importanza della documentazione e come chiedere aiuto al forum in modo efficace.

          in risposta a: Problema con le appendici #85517
          OldClaudio
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            Non numerare i teoremi con contatori subordinati alle sezioni; ti pare bello Teorema A.0.1 ?

            Quello zero in mezzo ci sta proprio come i cavoli a merenda. Scusa la citazione, ma non ne trovo una meno forte…:wink:

            in risposta a: Figure dentro le formule #85510
            OldClaudio
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              Le formule sono formule e non contengono figure.

              Se quello che desideri vuol dire: “L’interazione a sinstra provoca la seconda interazione, che a sua volta provoca la terza che…” quella non è una formula, ma un disegno fra i tanti che sono descritti nel manuale di TikZ, formato da diversi nodi collegati da connettori del tipo di frecce, doppie frecce, , frecce tratteggiate, e simili, scelte in modo da non interferire con quelle dei diagrammi di Feynman.

              Tieni presente che se hai già fatto i diagrammi di Feynman e li hai già in uno dei formati e con l’estensione accettabile dal tuo programma di composizione (latex, pdflatex, xelatex,…), il comando \includegraphics può stare in un ambiente figure, come spesso succede; dentro il testo, dentro una formula, dentro una tabella, eccetera; quindi puoi immettere figure di ogni genere attraverso quel comando dove ti pare.

              Ma se vuoi che il lettore ti capisca non maracre quelle interazioni espresse mediante diagrammi di Feynman come una formula; non è una formula.

              in risposta a: Font di default anche nei grafici di gnuplot #85495
              OldClaudio
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                Il mio intento è, come appunto suggerite, proprio il contrario.
                Ossia, vorrei capire quale font è usato da Texlive per produrre il pdf e poi usare lo stesso font con Gnuplot.

                Sei reticente… 🙂

                Vuoi usare i font usati da pdfLaTeX per comporre il documento; leggi la fine del file .log e non trovi i Knuth Computer Roman; infatti pdfLaTeX non è Word: perché in primis perché i font di default si chiamano Computer Modern, senza il nome Knuth che ne è l’autore; poi perché in fondo al file .log sono indicati i nomi dei file dei font, non i nomi dei font; dovrebbe essere evidente dal fatto che ne è indicato il loro percorso completo a partire dalla radice del disco. Per finire non citi nemmeno un nome di file fra quelli che hai letto nel file .log, quindi non possiamo sapere se si tratta dei Computer Modern, dei CM-super, dei Latin Modern, o di altri font.

                Siccome poi è meglio evitare i font di GnuPlot ed è meglio usare quelli di pdfLatex, qualunque questi siano, e comunque siano impostati con i comandi \usepackage (e non \setmainfont), sia la soluzione che ti ha indicato cfiandra sia quella che ti ha indicato Elrond vanno benissimo ed entrambe usano i font di pdfLaTeX senza che tu debba sapere come si chiamino.

                Una piccola collezione di nomi è indicata nella guida tematica Font e tipografia; ma nella mia distribuzione del sistema TeX i font che possono venire usati sono circa 14000, quindi è difficile dire quali un dato documento usi, se non si legge il preambolo, almeno nella parte dove si caricano i pacchetti per l’uso dei font.

                in risposta a: Corpo del testo sotto le immagini #85458
                OldClaudio
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                  Scusami, ma perché a me viene?
                  Io ho usato un’immagine fasulla perfettamente circolare, alta quanto è larga, e a me la figura viene con testo sopra e sotto.

                  Guarda che anche a me senza nessuna opzione di posizione per la figura (opzione che non va mai espressa con una sola lettera, ma bisogna sempre dare diverse possibilità a LaTeX), mi veniva la figura in una pagina a se stante nonostante passassi da 0.4\textwidth per ciascuna sotto figura, ed è stao quello che mi ha fatto capire che non c’era abbastanza testo prima e la figura andava nel buffer della scatola 255 insieme alla intestazione del capitolo. Tieni sempre presente che l’algoritmo che provvede a staccare dalla pagina di buffer quel che occorre, compresi gli oggetti flottanti viene attivato ad ogni fine di capoverso, indipendentemente dal fatto che ci sia il parametro di posizione h. Se nel buffer c’è l’inizio di un capitolo o anche l’inizio di un paragrafo, l’algoritmo di ouput fa più fatica o è addirittura impedito. Ci sono delle penalità che non possono essere aggirate.

                  in risposta a: Font di default anche nei grafici di gnuplot #85485
                  OldClaudio
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                    Se compili con pdfLaTeX, apri il file .log e va a leggere in ofndo: ci sono indicati tutti i font che pdfLaTeX ha usato per comporre il documento; sono completi di path; dubito che tu riesca a convincere GnuPlot a usare dei font così elaborati come quelli che vengono usati di default, se non altro perché i font di default usano i corpi ottici, mentre quasi tutti i font ttf gratuiti e quelli commerciali, in genere ne dispongono di uno solo, talvolta quattro, ma mai quasi una decina come i font di LaTeX.

                    Sarebbe molto meglio se richiedessi a Gnulot di produrti al tabella delle ascisse e ordinate, e importassi queste tabelle con i mezzi propri di pgfplot che usa di default i font usati nel documento; c’è un capitolo tutto dedicato a pgfplots nell’Arte di scrivere con LaTeX

                    Per cambiare i font dell’intero documento da comporre con pdfLaTeX (i comandi che hai provato servono per XeLaTeX — ti sconsiglio vivamente di usare un font senza grazie come font principale, come l’Arial: andresti contro ogni regola tipografica, eccetto quelle usate per produrre pieghevoli pubblicitari) Vale sempre la lettura dell‘Arte di scrivere con LaTeX, scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito, e della quale si parla virtualmente in ogni filone di discussione.

                    in risposta a: Corpo del testo sotto le immagini #85455
                    OldClaudio
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                      Con questo codice funziona`\documentclass[a4paper,11pt]{report}
                      \usepackage[utf8]{inputenc}
                      \usepackage[T1]{fontenc}
                      \usepackage[italian]{babel}
                      \usepackage{amsmath,amssymb}
                      \usepackage{graphicx}
                      \usepackage{bmpsize} %Pacchetto per caricare immagini TIFF
                      \usepackage{subfigure} %Pacchetto per creare sottofigure
                      \usepackage{float}
                      \usepackage{LayAureo} %modifica dei margini
                      \usepackage{booktabs}
                      \usepackage{caption}
                      %\usepackage{subcaption} %non so perché l'ho inserito, e comunque confliggeva con subfigure
                      \usepackage{siunitx} %Pacchetto per l'uso delle unità di misura del SI
                      \usepackage{comment} %Pacchetto per usare \begin{comment}
                      \usepackage{microtype} %Riempimento delle righe
                      \usepackage{multirow} %Per creare celle multiriga nelle tabelle
                      \usepackage{lipsum} %Pacchetto per aggiungere testi riempitivi

                      \begin{document}

                      \chapter{Capitolo}
                      \section{premessa}
                      Il paragrafo in cui compare il problema è questo:

                      \subsection{nome paragrafo}

                      \lipsum[1-4]% Ci vuole abbastanza testo per evitare che la figura capiti nella stesa pagina del capitolo

                      \begin{figure}[!htp]
                      \centering
                      \subfigure[Immagine campione $I$ e edge map $E$ (in rosso).]
                      {
                      \includegraphics[width=0.4\textwidth]{logopolito}
                      \label{EMF1}
                      }
                      \hspace{2mm}
                      \subfigure[Trasformata distanza $D$ applicata alla edge map $E$.]
                      {
                      \includegraphics[width=0.4\textwidth]{logopolito}
                      \label{EMF2}
                      }
                      \subfigure[Immagine campione e risultato dalla watershed applicata alla trasformata $-D$ (in rosso).]
                      {
                      \includegraphics[width=0.4\textwidth]{logopolito}
                      \label{EMF3}
                      }
                      \hspace{2mm}
                      \subfigure[Differenza tra gli edge ottenuti con Canny e gli edge ottenuti con la watershed.]
                      {
                      \includegraphics[width=0.4\textwidth]{logopolito}
                      \label{EMF4}
                      }
                      \caption{esempio di applicazione della watershed senza marker.}
                      \end{figure}

                      \lipsum[1-10]

                      \end{document}
                      `

                      I motivi osno tanti per cui la figura va a finire in una pagina a se stante;
                      1) è troppo grande; comprese le didascalie supera il 70% dell’altezza della gabbia di stampa.
                      2) non può cadere nella stessa pagina dell’inizio del capitolo
                      3) ci vuole abbastanza testo prima e dopo.
                      4) con il punto esclamativo si riescono a mollare un po’ dei requisiti che LaTeX richiede per collocare le figure; In generale bisogna metterlo alla fine, quando si rifinisce il documento e se se ne può fare a meno sarebbe meglio.

                      Ho suato una figura qualsiasi per compilare il documento, che si per sé non era un esempio minimo compilabile; compilabile vuol dire che chi ti da una mano deve selezionarlo, copiarlo incollarlo nel suo shell editor, cliccare il bottone per comporlo senza aggiungere nulla in prima battuta; in seconda battuta potrà apportare modifiche per superare/correggere il problema indicato.

                      in risposta a: Vettori nel testo #85161
                      OldClaudio
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                        La soluzione \linespread potrebbe andare bene, ma poi il testo risulta o potrebbe risultare troppo aperto.

                        se l’apice non è in corrispondenza di di un discendente di qualche carattere della riga precedente, un’altra soluzione, sneza usare \linspread, potrebbe essere quella di schiacciare l’esponente:`\if@tempswa^{\smash{\mathrm{T}}}\fi`
                        Un’altra possibilità è quella di scrivere l’apice con lo stile più piccolo; trattandosi di un T maiuscola non dovrebbe essere un dramma:`\if@tempswa^{\scriptscriptstyle\mathrm{T}}\fi`

                        in risposta a: Capoverso #85480
                        OldClaudio
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                          Per altro sulla Guida GuIT c’è scritto tutto quello che tu ha raccontato Tommaso e spiega anche di non confondere i falis amici paragraph e paragrafo;

                          In inglese paragraph vuol dire capoverso, non paragrafo; usare indifferentemente capoverso e paragrafo per nominare i capoversi vuol dire non farsi capire per per abuso di anglismi. 😉 Poi magari si capisce lo stesso dal contesto.

                          Latex contribisce con al sua terminologia a confondere le idee: i comandi di sezionamento si ciamano …, \sectio, \subsection, \subsubsection, \paragrph e \subparagraph; gli ultimi due sono forse il capoverso e il versetto (o l’enunciato, o il comma, o…) Solo che i comandi LaTeX prevedo un titilo (numerabile, ma non numerato di default) sia per i paragrafi sia per i versetti.

                          In un contesto giuridico il \paragraph potrebbe essere l’articolo (di una legge) e il \subparagraph potrebbe essere il comma.

                          In una Bibbia i capoversi non sono numerati ma i versetti sì, di solito con i numeri ad esponente, ma senza titolo.

                          Quindi vedi la definizione di capoverso e di paragrafo che i ha dato Tommaso va bene nella maggioranza dei casi; ci sono degli ambiti dove diventa difficile applicare quella definizione, ma si tratta sempre di ambiti specializzatissimi.

                          Tommaso, che cosa ne pensi?

                          Claudio

                          in risposta a: Larghezza colonne di testo #85475
                          OldClaudio
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                            L’ambiente multicols determina da solo la alrghezza delle colonne; a due colonne perende la giusteza complessiva (\textwidth) ci toglie \columnsep e poi divide per due. A tre colonne prende \textwidth, ci toglie due volte ‘columnsep e poi divide per tre.

                            Quindi è ovvio che non puoi specificare la larghezza delle colonne a tuo piacimento.

                            Se vuoi due colonne più larghe di quanto ti ho descritto hai due possibilità:
                            1) modifichi la \textwidth usando il pacchetto geometry e lo fai per tutto il documento, non solo per riportare quei versi;
                            2) usi un font di corpo minore; probabilmente \small è sufficiente;
                            3) [è noto che due non vuol dire 2, ma vuol dire poche oppure alcune] ti metti a giocare con scatole di tipo \makebox e \parbox (o, se preferisci, l’ambiente minipage) e allarghi \textwidth localmente quanto ti serve;
                            4) rinunci a comporre quei versi su due colonne.

                            La soluzione 3 è decisamente brutta; la soluzione 1, non è brutta, ma potrebbe darti una giustezza troppo grande per il resto del documento, rendendo quindi faticosa la lettura; non parlo di aumentare la \textwidth di 10mm, ma potrebbe essere necessario aumentarla di, diciamo, 30mm e la riga risulterebbe troppo lunga per riuscire a trovare a fine riga l’inizio della riga successiva.
                            La soluzione 3 è gradevole; se poi usi un font di contrasto diverso dal font che usi per il testo normale, che sia leggermente più stretto di quello, può essere che tu riesca a far stare i tuoi versi nelle due colone, senza problemi.
                            La soluzione 4 si commenta da sola.

                            La soluzione 3 sembra complicata, ma se l’allargamento della parte a due colonne fosse di pochi millimetri, diciamo 6,mm tanto per fare un esempio,, messa la scatola \parbox a due colonne dentro una \makebox in posizione centrata, in modo che sporga dalla \textwidth
                            di 3mm a sinistra e 3mm a destra, se i versi sono adeguatamente staccati dal testo che precede e da quello che segue quei 3mm si notano appena e potrebbe essere passabile, non bella ma passabile.

                            Per usare \makebox e \parbox (o minipage) come si deve, scaricati la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato, dalla sezione Documentazione di questo sito.

                            in risposta a: Problema con un comando con numero variabile di argomenti #84659
                            OldClaudio
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                              È vero, ma siccome non è scritto nel documento texlive-ubuntu.pdf, che comunque bisogna seguire con cura anche per avere a bordo una sola versione di TeX Live il cui albero sarebbe opportuno che non fosse lo stesso in cui si trova la versione Debian, non aggiungo mai nelle raccomandazioni di usare equivs, perché richiede comunque un utente Linux molto esperto; certo se è molto esperto, lo sa da solo che per le equivalenze puù usare equivs.

                              Ricorda anche che io non sono un utente Linux da quasi 7 anni; quindi quel che conoscevo allora, oggi l’ho dimenticato per mancanza d’esercizio, anche se tengo in piedi una versione Ubuntu virtuale, giusto per averne una sottomano; in realtà la uso solo per aggiornarla, perché preferisco lavorare sui miei due Mac (fisso + portatile) 😉

                              in risposta a: Problema con un comando con numero variabile di argomenti #84657
                              OldClaudio
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                                Amedeo” post=84899Scusa Enrico, ho sbagliato nome. La distribuzione Latex sul mio Ubuntu è quella del 2009. Questa serà proverò ad aggiornarla e saprò dire.


                                @Amedeo
                                , quante vole abbiamo scritto qui sul forum che la distribuzione TeXLive/Debian montata da Ubuntu è normalmente indietro di 2 o 3 anni.

                                Installa una TeX Live vera seguendo le istruzioni del documento texlive-ubuntu.pdf che trovi in rete; non importa se la distribuzione che puoi installare ora è la TeX Live 2012; ma dal 31 marzo scorso è cominciato il periodo di congelamento della distribuzione, per dare il tempo al Team TeX Live di confezionare/impacchettare la versione 2013.

                                Per te la 2012 è già un aggiornamento di 3 anni; poi a luglio ricordati di installare la 2013.

                                La distribuzione TeX Live vera, quella scaricata da CTAN o dai suoi mirro dispone del TeX Live Manager (tlmgr) che permette di eseguire l’upgrade, volendo, tutti i giorni; una volta ogni settimana o ogni 10 giorni è più che sufficiente, e ti accorgerai che ci sono ogni volta una cinquantina di pacchetti di cui eseguire l’upgrade 😯

                                TeX Live sta subendo un rinnovamento così tumultuoso in questi ulti anni che restare indietro di 2 o tre anni vuol dire restare moooolto indietro. Quindi, coraggio; installa la TeX Live vera; sul tuo Linux possono starci entrambe; quella vera per lavorare; quella Debian per soddisfare le dipendneze degli altri pacchetti Debian.

                                in risposta a: Feynmf #85422
                                OldClaudio
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                                  ti ringrazio per l’infinita disponibilità, il problema è stato risolto. ti dico quali erano i punti chiave del problema, innanzitutto non sapevo come creare feynmp e poi \DeclareGraphicsRule{*}{mps}{*}{} serve solo se compilo in pdf oppure in altri formati?perchè?

                                  Senza quella riga speciale il pacchetto graphicx non sa che cosa fare dei file con estensioni che non conosce. Se compili con LaTeX, graphics capisce le estensioni .ps, .eps e .mps; se compili con pdflatex esso capisce le estensioni .jpg, .png, .pdf, .eps, .mps; Quindi nessuno dei due programmi capisce le estensioni numeriche che il programma METAPOST attribuisce ai suoi file di uscita. Con quella riga, senza dover specificare nessun numero, tutti i file non predefiniti vengono trattati con le stesse regole dei file .mps, in particolare i file con estensione numerica.

                                  Nota che spesso le distribuzioni del sistema TeX contengono un file mpstopdf che viene caricato automaticamente e che trasforma scontornandoli i file.mps in file .pdf; non so se sia una funzionalità della distribuzione per il Mac, o una funzionalità generale di TeX Live; MiKTeX una volta non l’aveva, forse oggi ce l’ha anche MiKTeX.

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