OldClaudio

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  • in risposta a: Problema Abstract #85168
    OldClaudio
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      Hai fatto benissimo; grazie mille.
      Claudio

      in risposta a: Problema Abstract #85166
      OldClaudio
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        Ci sarebbe il pacchetto abstract che permette di comporre il sunto anche con un certo numero di personalizzazioni.

        Se non funzionasse con book, puoi usare la tua definizione,ma tieni presente che LaTeX spezza le pagine dove può e se il testo del sunto è troppo lungo per stare in una sola pagina insieme al titolo, LaTeX spezza la pagina proprio come ha fatto con te.

        Allora ti conviene evitare l’ambiente center e le gomme di estensione infinita:
        `
        \newenvironment{abstract}{% apertura
        \cleardoublepage
        \pagestyle{empty}
        \vspace*{0.25\textheight}{\centering
        \Large\bfseries\abstractname\par\vspace*{\baselineskip}}
        }{% chiusura
        \newpage
        }
        `
        questo dovrebbe cominciare il sunto lasciando sopra un quarto di gabbia vuota, ma è uno spazio rigido e non eliminabile, non uno spazio elastico infinito; centra il titolo senza usare center che introdurrebbe altri spazi senza penalità per evitare di tagliare la pagina dopo il titolo; poi inseirsce lo spazio rigido non eliminabile di una riga vuota, dopo di che comincia il testo normalmente; quando è finito e si chiude l’ambiente, è chiaro che se il testo ci sta nello spazio restante della pagina, bene, si va alla pagina dopo, altrimenti LaTeX taglia la pagina, il testo prosegue nella pagina successiva e quando è finito il comando \newpage taglia la pagina mettendoci lui lo spazio elastico necessario e va alla pagina successiva.

        Potresti elaborare sul tema per rendere il valore 0.25\textheight il valore di default di in paramentro facoltativo, cosi da poter regolare a mano lo spazio preima del titolo nel caso di un sunto un po’ lungo ma non abbastanza , oppure un po’ lungo ma tale da mandare solo una o due righe nella pagina successiva.

        in risposta a: SImboli logici #84838
        OldClaudio
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          Non puoi avere la moglie ubriaca e la botte piena, come diceva il vecchio proverbio.

          Mi pare di avere visto fra le collezioni di pacchetti strani che arrivano con la distribuzione TeX Live un pacchetto che accettava una opzione per scrivere tutta la matematica in tondo; siccome non ricordo più quale fosse, la cosa mi sembra impossibile, ciò scrivere formule numerate o non numerate, ma con le variabili in tondo. In realtà ho trovato quello che cercavo e puoi andare a leggere più avanti.

          Per le equazioni etichettate come ti pare usa il pacchetto amsmath: l’ambiente equation* NON numera le equazioni; l\lambiente equation le numera con dei numeri, però se usi il comando \tag{…} puoi inserire l’etichetta che vuoi; \notag dentro equation elimina ogni etichettatura anche numerica. Quindi
          `
          \begin{equation*}
          p \leftrightarrow q
          \end{equation*}
          bla bla
          \begin{equation}
          p \leftrightarrow q
          \label{equ:coimplicazione}
          \end{equation}
          bla bla
          \begin{equation}
          p \leftrightarrow q \tag{D1}
          \label{equ:D1}
          \end{equation}
          `
          ti permettono di scrivere (con le variabili in corsivo) una equazione logica non numerata, una equazione logica numerata, una equazione logica etichettata; puoi usare i comandi \label, \ref e \eqref (quest’ultimo definito da amsmath, racchiude l’etichetta numerica o alfanumerica fra parentesi tonde; \ref, invece, riproduce solo il numero o l’etichetta assegnata).

          Usare contemporaneamente equazioni numerate ed etichettate, e contemporaneamente usare il pacchetto hyperref può dare dei problemi.

          [EDIT: aggiunta la questione della matematica composta tutta upright]
          Il pacchetto isomath dice che gli stili di composizione della matematica sono quattro: TeX, ISO, French e upright; in quest’ultimo tutte le lettere sono composte in tondo; La documentazione di isomath dice che lo stile upright si può ottenere con i pacchetti eulervm, lucimathx e unicode-math.

          Unicode-math è solo per XeLaTeX; l’opzione data al pacchetto mediante il comando [tt]\unimathsetup{math-style=upright][/tt] dopo avere caricato il pacchetto unicode-math, dovrebbe essere sufficinete; la documentazione di unicode-math mostra questo risultato nella tabelle 3 della pagina 7.
          Componendo con XeLaTeX, quindi, saresti a cavallo.

          Per comporre con pdfLaTeX, invece, le cose stanno come racconto qui appresso.

          Ho esaminato la documentazione del pacchetto lucimathx (che si può leggere, apaprentemente, solo in rete all’indirizzolucimatx; letta la documentazione scopro che è falso che questo pacchetto possa realizzare lo stile upright per tutta la matematica.

          Non resta che il pacchetto eulervm (texdoc eulervm); in realtà questo pacchetto ralizza solo lo stile upright, perché i font matematici Euler sono diritti di per se: sono diversi dai font per il testo, quindi anche scrivendo di logica si riconosce che non sono presi dalla collezione dei font di testo e sono in una stile che ricorda il modo di scrivere sulla lavagna, con una specie di corsivo slegato, quindi non la forma tonda. Sono i font della matematica dell’Arte di scrivere con LaTeX, che conosci bene, e aprendo l’Arte puoi vedere bene cosa intendo per font upright, che non vuol dire font tondo.

          Il problema con la matematica è che il cambio di font è una operazione molto più complicata che il cambio di font in modo testuale. Questo è dovuto al fatto che in matematica non si ragiona in termini di codifica, famiglia, serie e forma, com per il testo; ma ognuna delle possibili combinazioni di queste quattro caratteristiche forma un gruppo matematico a se stante; TeX, pdftex, e tutte le loro varianti congiunte a formati diversi (un formato è la collezione di macro di un particolare mark up già tradotte in linguaggio macchina — in buona sostanza quando esegui pdflatex in realtà lanci pdftex con il formato pdflatex.fmt) possono usare al massimo 16 gruppi matematici; quello che occorrerebbe in matematica con tutte le varianti di stile che vengono richieste dai vari compositori per soddisfare certe norme o certe consuetudini, fanno si che 16 gruppi possano non essere sufficienti. Ci sarebbero diverse vie per ovviare a questi inconvenienti; ci sto lavorando sopra, ma prima di avere risultati usabili potrebbero volerci mesi; sono appena all’inizio e devo ancora capire molte cose, in particolare sulle varianti richieste e necessarie; non intendo cambia i programmi di composizione, ma i font; che oggi come oggi sono ancora legati al modo con cui veniva f=composta la matematica con LaTeX 209 prima del 1994. Un procedimento a suo modo avanzatissimo, ma di fatto oggi un po’ limitato.

          in risposta a: Vettori nel testo #85148
          OldClaudio
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            I matematici usano altri simboli per trasporre matrici; gli ingegneri usano l’apice T in tondo. quindi \ap{T} va bene, ma le quadre di bmatrix sono grandicelle e in matematica l’apice sale troppo in alto.

            Secondo me hai due possibilità: o usi bmatrix ma schiacci l’apice con [tt]\ap{\smash{T}}, oppure usi la seondo forma ricordando di lasciare uno spazio dopo le virgole, perché l’opzione italian di babel usa la virgola intelligente in matematica, vale a dire che se la virgola è seguita da una cifra non lascia nessuno spazio interpretandola come virgola decimale, altrimenti mette uno spazio come quello che usa normalmente dopo gli altri simboli matematici.

            Puoi sempre usare la terza forma, ma non usare \quad, bensì uno
            degli altri spaziatori matematici come [tt]\;[/tt] oppure [tt]\:[/tt] che non mettono spazi così grandi come [tt]\quad[/tt].

            in risposta a: SImboli logici #84836
            OldClaudio
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              Per esempio `p${}\leftrightarrow{}$q`
              I due gruppi vuoti servono per mantenere attorno al simbolo logico gli spazi necessari; se però metti degli spazi far p e il dollaro di apertura e fra il dollaro di chiusura e q non hai bisogno dei gruppo vuoti.

              Volendo ti potresti scrivere un comando \logsimb del tipo`\newcommand*\logsimb[1]{\unskip${}#1{}$\ignorespaces}`così da immettere nel tuo testo`p \logsimb{\leftightarrow} q` così da non doverti preoccupare di entrare e uscire dal modo matematico, mettere o non mettere i gruppi vuoti, lasciare o non lasciare spazi fra il simbolo logico e gli operandi. Ovviamante invece di \logsimb puoi usare un nome più corto, tipo [tt]\LS[/tt].

              in risposta a: Scrittura CV – problema con font #85139
              OldClaudio
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                Non cercare di capire: il template è scritto talmente male, speciamente nella gestione dei font, che è un miracolo che funzioni.

                Tanto per dirne una, [tt]\setmainfont[/tt] è un comando da usare una sola volta nel preambolo. esso contiene già tutte el informazioni necessarie per le varie forme e serie, anche se il nome del font da cui trarre il maiuscoletto è scritto senza trattino. tutte le altre volte che lo chiama, specialmente dopo aver usato \textsc (che alla fine della sua esecuzione ripristina dal solo i paramentri del font in uso quando è stato invocato, sono usi impropri. Magari non producono nessun danno, ma non devono essere usati. Se si volessero usare altri paramentri diversi da quelli impostati con [tt]\setmainfont[/tt] si potrebbe usare [tt]\addfontfeatures[/tt] che non richiede di richiamanre tutte le definizioni cone se il font non fosse mai stato definito. Nel caso del curriculum non è
                necessario.

                Rinominare i file dei font è un errore; \fontspec li chiama per Family, per Full Name, volendo anche per PostScript Name, e l’Unique Nmae è Fontin SmallCaps; per chiamarli con il nome del file bisogna seguire un’altra strada che xetex, il motore di xelatex, sarebbe in grado di seguire. I nomi che ti ho detto sono hard coded dentro i file .otf.

                Quindi sii contento di essere riuscito miracolosamente ad ottenere la composizione completa del curriculum, senza cercare di mettere delle altre toppe su una tela già rattoppata.

                Per tua informazione ti allego il file cv_10.zip che contiene lo stesso curriculum un po’ ripulito di alcuni errori di programmazione; continua a non essere una meraviglia, ma almeno ti mostra quanti pasticci l’autore aveva fatto con i font.

                [attachment:1]C:\fakepath\cv_10.zip[/attachment]

                Attachments:
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                in risposta a: Consigli generici #84541
                OldClaudio
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                  In ogni caso volevo segnalare un errore per le future versioni della guida: a pagina 25 si fa un esempio in cui compare il comando {\Ars}. Sarebbe il caso di specificare che per far funzionare il comando è necessario inserire prima il pacchetto GuiT

                  Nella pagina 25 il comando \Ars è usato solo per mostrare che dopo un comando che produce testo bisogna mettere qualcosa perché il testo prodotto non si attacchi alla parola che segue. Nella pagina 49, invece, c’è il § 4.3.2 che spiega tutta la questione dei loghi, e fa riferimento alla tabella 14 dove per ogni logo c’è scritto quale pacchetto sia necessario caricare. Che tu legga sollo schermo o su carta ricordati sempre di consultare l’indice analitico; è sempre molto probabile che ogni comando sia descritto in più di un luogo e che l’esame di questi luoghi mostra ciò che serve epr completare una informazione su un comando.

                  Però la tua osservazione è giusta; se uno fa in ordine come esercizio gli esempi proposti arrivato all’esempio della pagina 25 non se la cava perché manca il caricamento del pacchetto guit.

                  in risposta a: ClassicThesis: Rientro della nota autoriale #85146
                  OldClaudio
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                    Be’, sì; classicthesis assume le classi della collezione KOMA Script; ma non so se gli vada benen scrartcle, e non voglia invece scrreprt.

                    Consiglio gratuito e non richiesto: Non usare ClassicThesis sulle classi KOMA Script; usa la classe suftesi che ha tante personalizzazioni che puoi tranquillamente fare a meno del partiolra layput di ClassiThesis.

                    L’autore di suftesi dice che le opzioni che la classe accetta consentono più di 10000 modo diversi di personalizzazione; vuoi dire che fra questa moltitudine non ce ne sia uno che non ti vada bene? La documentazione si legge con texdoc suftesi da terminale; è molto ben fatta.

                    in risposta a: Scrittura CV – problema con font #85137
                    OldClaudio
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                      Io non ho nessun problema con il maiuscoletto e i ofnt OpenType. Non ho idea di che cosa possa succedere con i font TrueType; Con XeLaTeX è quasi obbligatorio usare gli OpenType (i quali talvolta ono classificati come TrueType, ma solo perché i contorni dei glifi sono descrtti con archi di parabole, mentre sarebbe meggli che fossero descritti con archi di cubiche, ma questo è un dettaglio tecnico irrilevante nel tuo caso)

                      in risposta a: [RISOLTO] Ridurre spazio colonne longtable #85073
                      OldClaudio
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                        Sì; d’altra parte con il copia e incolla è una questione ancora più rapida che non mettere virgolette o “ellissi” verticali.

                        in risposta a: [RISOLTO] Ridurre spazio colonne longtable #85071
                        OldClaudio
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                          1) nelle tabelle non si usano mai le virgolette per ripetere il contenuto della cella immediatamente superiore; ne estrapolo il fatto di non usare i tre puntini veritcali.

                          Per avere un colonna P{} col contenuto centrato basta usare il pacchetto array leggendone la documentazione. Se ben ricordo questo problema è esposto anche nell’Arte. Quinid per favore non chiedere cose che sono già nella documentazione di base (L’Arte di scrivere con LaTeX) o nella documentazione che hai già a bordo del tuo calcolatore, senza bisogno di cercare in rete.
                          D’altra parte non pensi che sarebbe umiliante una risposta del tipo “nell’Arte leggi il §6.3.8 con l’esempio particolare esposto nella tabella 41”?

                          in risposta a: Mathptmx e greco #85090
                          OldClaudio
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                            Leggi la documentazione dei font newtx (texdoc newtx da terminale) A me risulta che la doppia deinizione che ti viene segnalata sia perché \iint è definto in amsmath/amssymb/eccetera, e una seconda volta da newtxmath. La documentazione nella pagina 3 dice che:

                            the combination
                            \usepackage{amsmath}% loads amstext, amsbsy, amsopn but not amssymb
                            \usepackage{newtxmath}
                            causes no error, unlike the same combination with txfonts, but does nothing significant. (Recall that amsmath is loaded automatically if you use an ams document class such as amsart or amsbook, as is amsthm.) The integrals are as defined in txfonts. On the other hand,
                            \usepackage{amsmath}
                            \usepackage[cmintegrals]{newtxmath}
                            allows you to use the forms \iint, \iiint, \iiiint and \idotsint defined in amsmath, but using the pumped-up Computer Modern integral loaded by newtxmath.

                            Non meziona errori a caricare solo amsmath, ma \iint è definito in amssymb. quindi non caricare né amssymb, né amsfonts, ma eventualmante carica newtxmath con l’opzione indicata.

                            in risposta a: [RISOLTO] Ridurre spazio colonne longtable #85068
                            OldClaudio
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                              No, quella immagine censurata mostra solo la prima paginata; se la prima o la seocnda colonna viene così larghe, è perché nelle paginate successiva c’è qualcosa di veramente grosso; propendo per la seconda colonna; nel qual caso sarebbe meglio mettere un p{…} proprio nella seconda colonna.

                              Tieni presente che longtable cerca di rendere la larghezza delle colonne uguale in tutte le pagine Tiene conto anche delle celle a larghezza fissa impostate dai multicolumn e dai loro argomenti. Richiede diverse compilaioni prima di raggiungere la larghezza giusta, mi è successo di dover compilare 5 volte prima di avere le larghezza stabilmente rese uguali.

                              Ma quando vuoi modificare una tabella, non togliere le spaziature intercolonna, con [tt]@{}[/tt]; inve, magari cerca di ridefinire la mezza spaziatura intercolonna [\tabcolsep[/tt] che per impostazione predefinita vale 6pt; riduci questo valore. Poi esamina i contenuti di tutte le celle di tutte le paginate e scegli il tipo di colonna in base a quanto soddisfa al meglio i contenuti più semplici da quelli più complessi.

                              Enrico ha ragione a dire che non vede la necessità di colonne di tipo p; guardando la paginata che esponi, sembrerebbe del tutto eccessiva una impostazione di quel tipo, ma potrebbe evidenziare la necessità guardano il contenuto dell’intera tabella. Certo se il tuo contenuto è così “restricted”, non dico niente; ma solo tu puoi giudicare esaminato tutti i monconi di tabella contunti nelle successive pagine.

                              in risposta a: Scrittura CV – problema con font #85135
                              OldClaudio
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                                Be’, l’autore [tt]Alessandro Plasmati (alessandro.plasmati@gmail.com)[/tt] l’ha scritto per se stesso e poi l’ha mesos in rete; direi che la collezione di file per scrivere CV che c’è nelle distribuzioni dei siano meglio fatti; Tuttavia è una questione di gusti; il CV è decisamente un cosa molto personale.

                                In questo l’eleganza della programmazione è assente, ma chi non ha mai fatto di questi errori?
                                Alcune sono ingenuità da principiante; quindi il problema non è tanto andare a cercare in rete un modello di CV diverso da quelli disponibili, ma è strano che non si sia trovato un modello adatto né fra quelli proposti da TeXLive e MiKTeX, né quelli indicati qui sul forum, compreso quello di Lorenzo.

                                in risposta a: Mathptmx e greco #85086
                                OldClaudio
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                                  Tu non lo usi, ma i pacchetti che carichi nel tuo preambolo lo fanno.

                                  Qualche volta si risolve il problema semplicemente invertendo l’ordine con cui si caricano i pacchetti Senza vedere il vero preambolo del tuo documento, è difficile dire che vuol definire un comando che è già deifinito.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 7,126 al 7,140 (di 11,287 totali)

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