OldClaudio

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  • in risposta a: Di che font si tratta? #85044
    OldClaudio
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      Il testo che hai linkato, quello della casa editrice Olschki, e che contiene quella perla delle migliaia separate dal punto, è composto con AgaramondPro nelle sue quattro varietà opentype: regular, Italic, BoldItaliac e Bold.

      Ci sono effettivamente alcuni elementi che farebbero pensare che anche i testi mostrati da @teomat siano composti in un qualche Garamond. Ma questi ultimi testi segnalati da @teomat hanno un colore del testo decisamente più scuro; ho provato a rimpicciolire il testo Olschki, ma avendo usato un’interlinea maggiore, non si riesce bene a rendere la stessa sensazione; tuttavia direi che l’Adobe Garamond Pro sia decisamente più chiaro di quello esposto nei testi segnalati da @teomat.

      in risposta a: suftesi: classe (anche) per tesi in discipline umanistiche #49523
      OldClaudio
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        Molto bene. Grazie

        Claudio

        in risposta a: Bibliografia ti odio #83770
        OldClaudio
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          È possibile che il tuo file bib non sia salvato in unicode/utf8? L’apostro ASCII e l’apostrofo unicode sono due glifi diversi; mentre i programmi di composizione come pdflatex non hanno problemi ad interpretare i codici ASCII, ne hanno ad interpretare i file unicode se il file sorgente non è convenientemente salvato con la specifica giusta. Poi non è biblatex ad avere problemi, ma è pdflatex o xelatex o quel programma con il quale compili, anche se gli hai specificato quella codifica, ma se il file non è salvato con quella codifica sono problemi.

          Hai letto la guida tematica sulle codifiche? c’è anche descritto un metodo per scoprire con che codifica esso è stato salvato e sono descritti metodi per convertire la codifica di un file.

          in risposta a: Di che font si tratta? #85041
          OldClaudio
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            Difficile dirlo visto che si tratta di file jpg o simili. se fosse stato pdf, si sarebbe potuto copiare uno di quei contenuti in un file di preview/anteprima sul Mac, e poi, salvato il file in formato pdf, lo si sarebbe potuto aprire con Adobe Reader, il quale cliccando cmd + D apre una finestra nella quale la sezione Fonts permette di avere l’elenco die font contenuti nel file.

            Analizzare i singoli glifi con la lente di ingrandimento in questi casi sarebbe possibile se i segni fossero sufficientemente grandi, ma sarebbe una operazione difficilissima per chi non è esperto di “tipi”, forse anche per gli esperti.

            OldClaudio
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              Una precisazione, però: sono telematico È una sfumatura sottile, concordo, ma avendo passato diversi anni a rispondere: “Ma che differenza c’è tra telecomunicazioni e telematica?”…

              Si, lo so, hai fatto più informatica e meno elettronica, ma le materie di base e le basi della teoria delle comunicazioni sono le stesse. Perciò la matematica di base è la stessa.

              Per la sola rotazione non hai bisogno di calcolare nessun prodotto di matrici; se vuoi ruotare di 58°, per esempio, ti calcoli con una macchinetta il seno (0.848048096156426) e il coseno (0.529919264233205), magari con soli 5 decimali, e usi:`
              \pdfliteral{0.52992 0.84805 -0.84805 0.52992 0 0 cm}` ed è fatto tutto. Per ingrandire la scritta Draft puoi usare la current transofrm che hai usato tu; bisogna vedere se conviene usarla prima o dopo della trsformazione per la rotazione; essendo una matrice diagonale, non dovrebbe esserci differenza.

              Se invece vuoi specificare l’angolo devi scrivere le macro per calcolare seno e coseno; se vuoi determinare il seno e coseno con le dimensioni dalla gabbia di stampa, devi usare il teorema di Pitagora, ma devi anche scriverti una macro per la radice quadrata, necessaria per calcolare la diagonale, cioè l’ipotenusa del triangolo rettangolo ottenuto dividendo la gabbia/rettangolo di stampa con la sua diagonale.

              Come vedi non è concettualmente difficile; lo è dal punto di vista della programmazione se non puoi usare altri pacchetti oltre a quelli specificati dai termini del concorso #1. 😉 Oppure usi la libreria l3fp che è ormai parte integrante di pdflatex, anche se è scritta in linguaggio LaTeX3 sperimentale, linguaggio che pochi conoscono. Io non lo conosco, anche se ci ho provato; per la libreria l3fp riesco a “indovinare” gli algoritmi, ma non riesco a seguire i dettagli.:sad:

              in risposta a: Scritte in sovrimpressione #84998
              OldClaudio
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                Ho provato a eseguire il tuo file in utf8 e a me pdflatex compila fino in fondo la prima volta, ma dalla seconda in poi non compila più bene perché il file aux contiene lettere accentate in una codifica a 8 bit, non in utf8; tuttavia premendo il tasto , il programma prosegue a apparentemente termina compilando il tutto senza problemi, ma con le note sempre aperte, non cliccabili per aprirle e chiuderle.


                @cfiandra
                , che cosa suggerisci?

                in risposta a: [Risolto] Errore nella compilazione di Tesi Classica #85031
                OldClaudio
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                  Sembrerebbe che il pacchetto hyperref non sia stato ancora caricato al momento di eseguire le istruzioni contenuto nel file block.tss, letto da arsclassica. Infatti \hypersetup è un comando definito nel pacchetto hyperref.

                  Controlla bene l’ordine di caricamento dei pacchetti; ne poi seguire l’ordine leggendo il file .log.

                  All’occorrenza nel tuo file sorgente, nel tuo preambolo, sposta la chiamata ad arsclassca più in basso.

                  in risposta a: Tabelle con celle contenenti liste di items #85012
                  OldClaudio
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                    Si, devi usare il pacchetto enumitem e usare l’opzione align=left
                    poi magari, se non lo vuoi, poi eliminare lo spazio sotto la lista puntata e anche sopra se, sempre con quel pacchetto, usi le opzioni giuste per togliere gli spazi sopra, sotto e in mezzo agli item.

                    Da terminale texdoc enumitem e hai la documentazione del pacchetto direttamente sullo schermo.

                    in risposta a: [conc.#1]Scritta DRAFT in diagonale grigio chiara sul foglio #83073
                    OldClaudio
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                      Il concetto di [tt]\pdfliteral{…. cm}[/tt] è quello di definire la “current matrix”, da cui la sigla “cm”.

                      La matrice di trasformazione per PostScritp e per PDF non è per davvero una matrice in senso matematico, anche se è un insieme ordinato di numeri; i sei numeri da mette al posto dei puntini hanno il significato seguente:`
                      a11 a12 b1
                      a21 a22 b2
                      ` Nel comando [tt]\pdfliteral[/tt] vano elencati per colonne:`
                      \pdfliteral{a11 a21 a12 a22 b1 b2}`
                      la “colonna [tt]b1 b2[/tt] rappresenta le componenti del vettore di traslazione, mentre al matrice [tt]a11 a21 a12 a22[/tt] è la matrice di trasformazione; essa può essere scomposta in matrici parziali ognuna delle quali specifica una operazione: scalamento, stiramento, rotazione; con la terza colonna si ha anche traslazione.

                      ora una trasformazione consistente in una semplice rotazione dell’angolo φ corrisponde ad un amatrice `
                      cos φ -sin φ
                      sin φ cos φ`
                      Se non ci credi, tu che sei un comunicazionista e conosci il concetto di operatore di rotazione espresso in termini di numeri complessi, puoi verificare che questo operatore [yy]exp j φ[/tt] ha modulo unitario e componenti [tt](cos φ , sin φ)[/tt]; prendi un vettore di componenti (u , v) e moltiplicalo per quell’operatore di rotazione; in termini di parte reale e parte immaginaria ottieni proprio lo stesso effetto che ricavi moltiplicando la matrice che ho scritto sopra per il vettore colonna delle componenti del vettore da ruotare. Questo è anche uno dei motivi per i quali questo tipo di grafica si chiama grafica vettoriale. Ma queste sono cose che hai studiato in uno dei vari corsi di matematica che hai seguito durante la laurea triennale; capisco che, se non si usano tutti i giorni, è facile dimenticarsene.

                      Comunque se φ=0, non si ha rotazione e la matrice suddetta diventa una matrice identità; se φ=90° i coseni si annullano e i seni diventano unitari per cui la rotazione di 90° corrisponde alla matrice che hai indicato tu. Ma il determinate della matrice è unitario, come puoi verificare con concetti di trigonometria della scuola secondaria.

                      Come vedi non si tratta di cose strane e misteriose; non dico che siano alla portata di tutti, perché chi non ha studiato trigonometria e analisi complessa né al liceo né all’università o non ha fatto un corso universitario di “algebra e geometria” non ha le basi per comprenderle. Non è il caso di sentirsi in colpa se non si ha mai avuto l’opportunità di studiare queste cose.

                      Allora la matrice di trasformazione che hai usato tu ha le componenti del vettore di traslazione nulle, ma la amtrice che rimane costituisce, se il nome è giusto, una omotetia unita ad una rotazione; se ti ricordi del calcolo matriciale potresti trovare quale sia la componente di rotazione e quale quella di stiramento oltre ad un fattore moltiplicativo di scala.

                      Questo è anche il motivo per il quale quando usi la matrice di trasformazione di componenti [tt]3 0 0 3[/tt], che corrisponde a scalare il disegno di tre vole, il risultato non è proprio un ingrandimento del fattore tre, perché c’è di mezzo anche il fattore di scala della prima matrice.

                      Ora, a parte questo bignamino di ripasso sulle matrici, si capisce che sotto la grafica vettoriale, di cui usiamo i risultati milioni di volte al giorno (ogni volta che leggiamo un testo composto con caratteri vettoriali TrueType, Type 1,, OpenType) ciè una quantità di matematica non indifferente e talvolta che va al di là delle conoscenze di base che sarebbe utile che tutti avessimo.
                      Io posso essere polarizzato su queste cose perché ho usato la matematica da ricercatore in tecnologia per parecchi lustri, quindi ho una certa familiarità con queste cose. Inoltre sono stato anche per 4 anni assistente alla cattedra di matematica superiore per ingegneri, che mi ha lasciato tracce evidenti.

                      Non pretendo affatto che tutti abbiano le conoscenze che ho io, e che sono la minima parte delle conoscenze che ha, invece, Enrico. Ricordo solo che ai testi di ammissione alle facoltà di ingegneria la conoscenza attesa delle basi di matematica posseduta dai futuri iscritti ammonta a circa il 30% di quello che sarebbe desiderabile; e bisogna accontentarsi, perché le conoscenza attese di fisica e chimica ammontano generalmente a un modesto 20% o qualche punto in più. Le materie scientifiche di matematica, fisica e chimica, basate su concetti non qualitativi, sono da sempre le cenerentole della formazione di base della nostra scuola secondaria superiore. Questi vuoi si colmano in alcune facoltà e tu sei fortunato che ne hai avuto al possibilità frequentando un corso di laurea dove la matematica e la statistica avanzate sono il pane quotidiano. ma penso a certe altre formazioni universitarie che…

                      Scusami; scusatemi, con le mie catilinarie sono andato off topic ancora una volta.

                      in risposta a: Tabelle con celle contenenti liste di items #85008
                      OldClaudio
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                        `\begin{tabular}{p{4cm}p{4cm}p{4cm}}
                        \toprule
                        {T1} & {T2} & {T3} \\
                        \midrule
                        {alfa} & {beta} & {gamma} \\
                        \midrule
                        {teta} &\vspace*{-1.5\baselineskip}
                        \begin{itemize}
                        \item testo
                        \item testo
                        \item testo
                        \end{itemize} &
                        {omega} \\
                        \bottomrule
                        \end{tabular}
                        `

                        in risposta a: [conc.#1]Scritta DRAFT in diagonale grigio chiara sul foglio #83071
                        OldClaudio
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                          Claudio ti sei buttato su comandi pdf avanzati, ma hai toppato completamante al matrice di rotazione; quella che tu hai usato
                          `\pdfliteral{0.585 1 -1 1 0 0 cm}% ruoto il testo` produxe sì una rotazione, ma anche uno slant del testo; la matrice di sola rotazione ha un determinante unitario, mentre la tua NON ha determinante unitario.

                          in risposta a: Pacchetti #84984
                          OldClaudio
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                            Bene, meglio così.
                            Claudio

                            in risposta a: Scritte in sovrimpressione #84991
                            OldClaudio
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                              Marco, non so se sia possibile, ma il sistema TeX è fatto per la tipografia e il formato che usa di preferenza (oggi) è il PDF. Quello che vorresti avere è tipicamente una prestazione da Web, non da tipografia, anche se su schermo. Probabilmente il linguaggio PDF può fare anche queste cose; ma perché farle? Stai scrivendo dei pieghevoli pubblicitari o stai scrivendo dei testi da capire leggendo? Non ho niente in contrario ai pieghevoli pubblicitari, ma se ne dovessi realizzare uno non userei pdfLaTeX. Se anche fosse in grado di farlo, perché dannarsi per realizzare una cosa insolita, quando ci sono programmi per scrivere direttamente in html o in xml che quelle cose le fanno dalla nascita?

                              Navigando in internet, poi, alla ricerca di cose che mi interessano davvero, credo di avere sviluppato una certa avversione epr queste finestrelle che si aprono quando il puntatore del mouse ci passa sopra, anche senza cliccare, e ti devi sorbire un filmato pubblicitario che non puoi chiudere se non quando è terminato. Qualcuno chiama queste cose SPAM; tu certamente hai un’altra idea in testa, ma la mia reazione a questi pop-up è quella che ho descritto.

                              Claudio

                              in risposta a: Pacchetti #84981
                              OldClaudio
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                                Io sono uno di quelli che ha fatto una generosa offerta a Christian Schenk, il curatore di MiKTeX, perché da solo è riuscito a fare il miracolo di fornire agli utenti Windows un prodotto che rappresentava un balzo in avanti enorme per i tempi che correvano: erano i tempi in cui MS aveva introdotto Win95; gli anziani sanno che cosa vuol dire; i giovani non l’hanno mai sentito nominare.

                                Detto questo, e dato il debito onore al merito al bravissimo Christian, oggi MiKTeX non presenta qualche svantaggio a confronto con TeX Live; entrambi sono gratuiti, e questo li avvantaggia enormente sui prodotti commerciali; TeXLive è di prima mano, perché non solo viene aggiornato quasi quotidianamente (anche se negli ultimi 2 o 3 mesi di ogni annata viene congelato, per consentire la predisposizione dell’annata successiva), ma anche perché Christian può aggiornare MiKTeX solo dopo che è stato aggiornato CTAN e quindi TeXLive, visto che questo è in ritardo rispetto a CTAN forse di due giorni.

                                Non solo, ma Christian deve re-impacchettare tutto quanto per rendere i pacchetti compatibili con i mezzi di cui dispone Windows; deve aggiornare la documentazione di MiKTeX, e via di questo passo; si sarà anche costruito le procedure automatiche del caso, ma il collaudo lo deve per sempre fare lui. Quindi MiKTeX più o meno è sempre in ritardo rispestto a TeX Live di due o tre mesi.

                                Giusto, ma per noi utenti che cosa sono due o tre mesi? In presenza di bachi seri potrebbe essere un disastro, ma normalmente è un ritardo di tempo insignificante.

                                Allora, perché preferisco TeXLive rispetto a MiKTeX. Non si tratta di un SUV a confronto con una bicicletta; tutt’altro; entrambi sono due SUV 🙂 . Si tratta del fatto che la pagina MiKTeX, curata da Christian, offre in prima scelta la versione basic, e in seconda scelta la versione completa; anzi la versione basic è presentata in modo tale che l’utente alle prime armi viene invogliato a installare la versione basic. Non c’è una parola che spieghi all’utente alle prime armi non solo i vantaggi della versione basic, ma anche gli svantaggi. E lo svantaggio maggiore è che se è necessario caricare al volo un pacchetto mancante, ma non si dispone della rete, si resta fermi finché non si può accedere ala rete.

                                TeXLive, invece, offre subito la versione completa, e per eseguire una installazione parziale bisogna rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Di fatto la stragrande maggioranza degli utenti che installano TeX Live, la installano completa.

                                Che poi la versione TeXLive sia più ruspante e un filino più complessa da gestire di MiKTeX è un fatto; ci si abitua in poco tempo, ma all’inizio le difficoltà di entrare in un mondo “tipografico” si sommano alle vere o presunte difficoltà di gestire al distribuzione.


                                @Silvex89
                                da neofita ha le sue difficoltà ad inoltrarsi in questa selva selvaggia, come la chiama lui; lo capisco benissimo; d’altra parte qual è il pezzo di software che dispone di quasi 3000 pacchetti di estensione, alcuni dei quali estremamente complessi?

                                Quello che posso dire a @Silvex89 è di non scoraggiarsi; superate le prime difficoltà, che abbiamo in fondo superato tutti, almeno finché ci limitiamo alle cose che ci servono e ci interessano, sarà contentissimo di poter maneggiare uno strumento complesso, sì, ma che dà moltissime soddisfazioni nei risultati che consente di raggiungere.

                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Il tuo codice può venire semplificato un poco:`\documentclass{book}

                                  \usepackage{lipsum}
                                  \usepackage{fancyhdr}
                                  \usepackage{pict2e}
                                  \usepackage{xcolor}
                                  \usepackage{graphicx}
                                  \usepackage{lmodern}

                                  \makeatletter
                                  \edef\draftxpos{\strip@pt\textwidth}
                                  \edef\draftypos{\strip@pt\textheight}

                                  %\usepackage{layout}
                                  \pagestyle{fancy}
                                  \fancyhf{}
                                  \fancyhead[LO,LE]{%
                                  \begin{picture}(0,0)(0,\strip@pt\dimexpr\headsep+0.9ex)\unitlength=1pt%
                                  \put(\draftxpos,0){\line(-\draftxpos,-\draftypos){345}}% tanto per vedere che la scritta sia allineata per bene
                                  \put(\numexpr\draftxpos/2,-\numexpr\draftypos/2){\rotatebox{58}{\makebox(0,0)[cc]{\fontsize{45}{45}\selectfont\textcolor{gray}{\framebox{DRAFT}}}}}
                                  \end{picture}%
                                  }
                                  \makeatother

                                  \begin{document}
                                  \lipsum[1-13]
                                  \end{document}`
                                  lo spostamanto di 0.9ex si rende enecessario perché la base della scatoal che contiene la testatina si trova 0.9ex sopra il filetto.
                                  Invece, è importante rilevare che invece di fare tuti quegli spostamanti, basta tenere conto dello spaziatore \headsep tra testaina e blocco del testo; come vedi, anche se quei 0.9ex sono usati ancora, sono in una posizionoe chiarissima dove si capisce subito che risptto alla base della testatina scendi del separatore e di quello psazio aggiuntivo; mentre se giochi con \textheight, non rieci a capire come gioci quello spaio ulteriore rispetto al blocco del testo, non rispetto alla testatina.

                                  Comunque, sì, in sostanza la filigrana fa immessa con la testatina sotto al testo e quella è la strada giusta.

                                  Ovviamente il pacchetto calc è inutile.

                                  Aver usato \edef invece di \newcommand, velocizza le cose, perché quel piccolo calcolo viene eseguito una volta per tutte, altrimenti viene ripetuto ogni volta che si genera una pagina. in questo caso il vantaggio è minimo, ma in altri casi può essere significativo.

                                  io suggerirei di non usare mai il pacchetto fic-cm, se non altro perché i font CM non andrebbero usati mai. L’unica cosa buona che fa quel pacchetto è quella di rendere continuamente scalabili tutti i font CM, compresi i font matematici che non dispongono di una collezione di corpi ottici, ma ne contengono uno solo come i cmmib10 (i math italic bold) che per essere usati nei pedici richiedono di caricare un altro pacchettino. Ma usando i font Latin Modern questi problemi svaniscono perché son scalbili con continuità benché dispongano di corpi ottici. Per noi europei che usiamo lettere accentate è essenziale, comunque usare fotn in codifica T1, e i Latin Modern sono fatti apposta. Anche i cm-super furono creati apposta, ma non sono scalbili con continuità; ecco perché fix-cm sistma questa anomalia, residuo dei tempi in cui si usavano solo font bitmapped.
                                  Vabbe’, queste considerazioni sono OT.

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