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16 Aprile 2013 alle 19:33 in risposta a: [conc.#1]Scritta DRAFT in diagonale grigio chiara sul foglio #83067::
Questo era il conocrosne #1.Ora c’è in ballo il concorsone #2
E le sezioni coniche sembra diventare il concorsone #3
Per il concorsone #1, restando fermi alla soluzione più semplice, quella manuale, il codice ammonterebbe a poche righe; la soluzione si appoggia all’ambiente standard picture, e al pacchetto graphicx, includendo le righe per introdurre valori personalizzati da usare al posto di DRAFT, le sue dimensioni, il suo colore e l’angolo di inclinazione. @cfiandra ha presentato una soluzione di questo genere, usando TikZ da pari suo, cioè magistralmente; peccato che TikZ non fosse ammesso nel concorso; ciò nonostante la sua soluzione è istruttiva e rappresenta un ottimo esercizio per chi si avvicina all’uso di TikZ.
Le soluzioni con le macro per far determinare al codice stesso l’angolo di rotazione per mettere la scritta sulla diagonale dello specchio di stampa ha presentato difficoltà solo parzialmente risolrte dai concorrenti: @robitex ha trovato come determinare l’arcotangente del rapporto altezza/larghezza dello psecchio di stampa, ma poi non è riuscito a trovare il modo corretto di immettere la filigrana sotto tutte le pagine, almeno sotto un range di pagine, senza dovorlo specificare pagina per pagina.
@franen sembra avere trovato il modo di inseririre la filigrana in modo automatico, ma non ci ha mostrato nessuna soluzione; di fatto si è arenato nel calcolo dell’arcotangente.Io ho deciso di scrivere un articoletto per ArsTeXnica, per il numero in lavorazione che dovrebbe uscire entro questo aprile. ma mi sono reso conto che il concorso per la determinazione automatica dell’arcotangente è un problemaccio di calcolo numerico da eseguire su una macchina per la quale il calcolo numerico non le è congeniale. @robitex ci ha mostrato però come usare la libreria l3fp del nuovo linguaggio LaTeX3; quindi volendo anche il calcolo dell’arcotangente non sarebbe un vero problema; peccato che trovare una funzioni che approssimi decentemente l’arcotangente non sia facile; @franen infatti ha constatato che uno sviluppo in serie di McLaurin richiede almeno una ventina di termini.
C’è il modo di approssimare l’arcotangente con frazioni di polinomi, e in effetti un’approssimazione con un numeratore dispari di grado 5 e un denominatore pari di grado 4 con qualche fatica e sapendo dove guardare si trova. Ma se si vuole un’approssimazione migliore bisogna calcolarsi i coefficienti dei polinomi a numeratore e a denominatore risolvendo sistemi di equazioni di grado elevato.
@robitex ci ha mostrato, però che si può fare a meno dell’arcotangente; bastano seno e coseno dell’angolo di rotazione; poi il linguaggio pdftex{che sottosta a pdflatex} permette di definire localmente la matrice di rotazione, e il tutto diventa abbastanza banale; non serve l’angolo, ma basta partire dalla tangente dell’angolo, pari al rapporto altezza/larghezza dello specchio di stampa, e il giochetto è fatto. Più semplicemente, con Pitagora, basta calcolare la lunghezza della diagonale dello specchio di stampa e poi due banali divisioni porgono il seno e il coseno.Ciò premesso, se sieta erivati a leggere fin qui, può farvi piacere scoprire che l’articolo che ho scritto ammonta a 13 pagine della nsotra rivista; quindi è fuori discussione che ne inserisca il testo qui in questo messaggio. la lunghezza dell’articolo è per lo più occupata da spiegazioni di carattere matematico per introdurre il codice che ho scritto interamente con le funzionalità del motore di composizione pdftex (funziona anche con Xelatex, comunque). quindi il concorsone #1 non era affatto facile se si voleva che il codice facesse tutto quanto da solo.
Non dichiaro vincitore nessuno, perché non ho visto nessuna soluzione completa, ma il messaggio dice chiaramente che @robitex, restando all’interno delle condizioni al contorno, è quello che è andato più lontano di tutti.
Ora divertiamoci con gli altri due concorsoni.
16 Aprile 2013 alle 14:53 in risposta a: Pacchetto per inserire dati in uscita da un programma #8496116 Aprile 2013 alle 14:18 in risposta a: Pacchetto per inserire dati in uscita da un programma #84958::
Il pacchetto fancyvrb, che a me piace molto, con il suo ambiente Verbatim fa quello che dice la parola latina verbatim: alla lettera. quindi se il testo sorgente ha righe troppo lunghe, ma non tanto puoi certamente specificare una opzione all’apertura di Verbatim per scegliere eun font più piccolo. Se neanche così le righe ci stanno, sta a te, meglio che a un pacchetto come fancyvrb o listings decidere dove andare a capo; gli statement di un programma hanno un loro ritmo di lettura che solo tu conosci perché sai che cosa fa il programma, quindi tu sai meglio di chiunque altro dove andare a capo. Perciò dopo aver copiato e incollato il codice in uscita dall’altro programma, sta a te leggere riga per riga e introdurre gli “a capo” dove la lettura del programma consente di andare a capo.
::rossiario” post=84342ma il pacchetto graphicx supporta solo jpeg e non bitmap?
A parte il pacchetto di Oberdiek, sei sicuro di voler inserire dei file bitmap? In generale sono enermi, perché occupano 3 bite per ogni pixel e non sono compressi, non sfruttano la ridondanza bidimensionale dell’immagine.
Non è un caso che, a parte i formati vettoriali eps ( da pochi anni), mps e pdf, che pdflatex predilige, gli altri formati sono jpg (o jepg) e png, entrambi compressi; jpg va meglio per le foto, png, se non si possono avere vettoriali, va meglio con i disegni al tratto; entrambi però sono comporessi e occumano molto meno spazio sia sul disco, sia quando sono inclusi nel file finale in formato pdf.
graphicx non fa impazzire, anzi è semplice da usare; ovvimanate bisogna documentari un po’ sull’Arte, sulla Guida GuIT, sulla sua documentazione ufficiale leggibile con texdoc grguide da terminale; deve fare operazioni complicate, quindi non può essere gestito ad intuito, bisogn proprio documentarsi.
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Sì, quella di mettere il file in una cartella immagini/ subalterna alla cartella dove risiede il tuo main file del tuo documento; altrimenti nella stessa cartella dove c’è il main file. In ogni caso senza spazi nei nomi dei file; mai usare percorsi assoluti; è forse una delle “cattive” novità del 2012, ma è fatto per ragioni di sicurezza. Poi in qualche maniera si riescono anche a evitare questi impedimenti, ma di norma bisogna attenersi alla documentazione, nel tuo caso di MiKTeX, se avessi texlive, in quella di TeXLive.Se la tua macchina è una piattaforma Windows Vista o 7 o 8 allora dovresti disporre del modo di creare i symbolic link; leggi le istruzioni realtive al tuo sistema operativo, comunque il metodo consiste nell’aprire un terminale o prompt dei comandi, poi dai il comando cd seguito dal percorso completo verso al tua cartella di lavoro dove tieni il mainfile del tuo documento, poi ci scrivi il seguente comando`
\mklink ./immagini “E:\tesi scritta in latex\immagini”`poi premi il tasto di. Se non ho sbagliato ricordando a memoria (io non uso Windows) questo comando dovrebbe farti apparire nella tua cartella di lavoro una nuova cartella immagini\ che contiene la tua figura; la tua figura resta sulla pennetta, ma il link simbolico la fa apparire come se stesse nel in quella cartella immagini costituita dal link simbolico.
::ugaciaka” post=84329makebox (che non conoscevo) ha risolto il problema 😉
Perché credi che mi sia preso la briga di tradurre in italiano e di commentare il mauale di LaTeX scritto da Leslie Lamport stesso? Vedi Documentazione -> Gude tematiche in questo stesso sito.
Dopo l’Arte il mauale di Lamport dovrebbe essere conosciuto fino all’ultima virgola.:wink:
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Nella home page di TeXstudio c’è scritto che:Live-updating inline preview for formulas and code segments
e questo lascia pensare (live updating) che la cosa avvenga mentre si corregge quella aprte selezionata di file sorgente, che siano formule o code segments
Purtroppo nel manuale di TeXstudio non sono riuscito a rovare niente in merito, nemmeno la ripetizione di quella frase. Non so dirti di più.
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Risultati strani…Sul mio Mac ho dato il comando mkluatexfontdb e ho visto sul terminale che esplorava sia le cartelle del sistema TeX sia quelle del sistema operativo. Fin qui nessuna sorpresa.
Mi salva il file in ~/Library/texlive/2012/texmf-var/luatex-cache/generic/names/otfl-names.lua e va bene.
Apro il file e il primo font che mi presenta è (prime righe del file):`
return {
[“mappings”]={
{
[“familyname”]=”Universal Modern”,
[“filename”]={ “UniversalModern-Bold.otf”, false },
[“fontname”]=”UniversalModern-Bold”,
[“fullname”]=”Universal Modern Bold”,
[“names”]={
[“family”]=”Universal Modern”,
[“fullname”]=”UniversalModern-Bold”,
[“psname”]=”UniversalModern-Bold”,
[“subfamily”]=”Bold”,
},
[“size”]={},
[“slant”]=0,
[“weight”]=700,
[“width”]=5,
},`
eccetera. Mai visto questo font con gli strumenti del Mac; lo cerco con il comando locate dopo aver aggiornato il database dei nomi die file sull’intero disco, e locate non lo torva. Forse è in uno dei file nascosti del sistema? cerco Monaco.dfont che fa parte di questo tipo di font di sistema, e locate lo trova senza problemi.Dunque UniversalModern-Bold-otf dov’è? Sì, di fianco al nome c’è scritto false, l’ho visto, ma se è falso che esista quel nome, da dove ha preso le informazioni?
Non sono andato oltre a cercare altri font perché questo otfl-names.lua è grandissimo e dice solo qualcosa di più rispetto a quello che dice FontBook, e qualcosa di meno, per esempio non indica le lingue gestibili con gli alfabeti che contiene; tra quel che dice di più ci sono anche font che apparentemente non si trovano sul disco, o se ci sono hanno un nome diverso: mistero…
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TeXnicle non è un prodotto commerciale, ma è freeware ed è concepito espressamente per il Mac; TeXpad è un prodotto commerciale per Mac — per la vertità è molto a buon mercato, mi pare un po’ meno di 20$, forse 18$; l’ho comprato tempo fa ma non ricordo più quanto ho speso.Secondo la mia opinione entrambi hanno vantaggi e svantaggi; secondo me non sono ancora entrambi maturi per lavorare sul serio, ma promettono bene entrambi.
Entrambi hanno il vantaggio che su un iMac (all-in-one con schermo grande panoramico con rapporto di forma circa 2:1) le due finestre di editing e di anteprima affiancate occupano l’intero schermo in modalità full screen e non ci si cavano gli occhi né per leggere la finestra di editing né per quella di anteprima; da un punto di vista grafico sono una cannonata. Per il resto ci vuole ancora un po’, anche se nei rispettivi siti di FAQ ci sono un mucchio di leogi.
Aquamacs per chi ama non alzare le mani dalla tastiera e quindi evita il mouse, come d’altra parte anche emacs, va benissimo; ma i comandi da tastiera sono talmente tanti che io non riesco a memorizzarne nemmeno un piccolo sottinsieme sufficiente per fare cosette minime. Secondo me TeXshop sul Mac va alla grande; TeXstudio, meglio di Texmaker, sta facendo anche lui passi da gigante; TeXstudio, fra l’altro capisce ed esegue le righe magiche di TeXshop e TeXworks, ciò che costituisce un enorme vantaggio.
::Quanto a suftesi, vista la tua situazione ti sconsiglio i formati compatti. Figuriamoci, già hai problemi con i margini. Lasciamo perdere.
Eventualmente usa la gabbia standard come ti consiglia Claudio. Ma tieni presente che se non ti piace o se non piace ai grandi capi non puoi modificare il layout. Leggi la licenza. Prendere o lasciare.La licenza suftesi è prendere o lasciare; se non andasse bene (per qualche motivo del quale non potrei altro che stupirmi), puoi ricompilare il tutto cambiando classe e magari aggiustando i margini; tutto il corpo della tesi non vene modificato affatto; cambiare classe vupl dire in sostanza solo modificare l’aspetto grafico, non la disponibilità di questi o qui comandi. Al Politecnico di Torino, quando gli importava qualche cosa che le tesi avessero un aspetto decente, la segreteria aveva richiesto la pagina A4 con 25mm di margine su tutti quattro i lati, ma specialmente aveva chiesto un numero specifico di righe per ogni pagina, che escludeva in modo assoluto onehalfspacing o doublespacing, anzi risultava più stretto delle impostazioni di default, e chiedeva il fronte retro, proprio per risparmiare carta e corrispondentemente risparmiare spazio negli archivi; non bastando questo ha richiesto solo copie elettroniche, e era in prcinto di chiedere il formato PDF archiviabile, cosa di cui ignoro l’esito. Quindi l’idea era di smaterializzare le tesi; il PDF/A oltre a smaterializzare permette anche di risparmiare spazio su disco, nel caso si decida di mettere le tesi su un server consultabile con criteri biblioteconomici.
Continuo a sostenere che per le specifiche che ti sono state date la classe suftesi senza nessuna specifica di layout vada benissimo; puoi poi scegliere a tuo piacimento una quantità di stili per testatine e piedini, per titoli di capitoli, paragrafi, sottoparagrafi e compagnia bella; sul formato delle didascalie, eccetera. Ivan stima che le soluzioni possibili con suftesi, considerando anche le varie opzioni di layout siano più di 10000; se anche scegli il solo layout di default ti restano ancora un paio di centinaia di varianti; sarà mai possibile che fra queste non ce ne sia una che incontri il tuo gusto estetico? E se incontra il tuo, incontrerà certamente quello della commissione e la segreteria non avrà nulla da dire. Non devi stampare le tre copie rilegandole in pelle marocchino con scritte in oro zecchino. Per gli archivi basta una copia spillata con una spillatura profonda; per i tuoi supervisori/relatori non preoccuparti perché quel che conta per loro è e deve essere solo il contenuto; se questo à esposto anche bene dal punto di vista grafico, saranni i primi ad essere contenti.
::illinguista1972″ post=84285
Nessuna guerra di religione, ho travisato io. Nella prossima versione, il paragrafo in questione sarà ampliato descrivendo bene pregi e difetti dell’uno e dell’altro metodo, chiarendo come vanno creati i file da includere, ribadendo che il preambolo è uno solo, e altre cose. Senza lasciar trasparire nessuna preferenza 🙂Ho capito che avevi equivocato; è per questo che insistevo. Speriamo nella prossima edizione. Personalmente, avendo usato il metodo \include+\includeonly da quando è uscito LaTeX2e, ho potuto apprezzarne l’utilità e per quento mi sforzi non riesco a vedere l’utilità di frazionare un grande documento con \input; ma uso anche \input per le altre sue molteplici utilità, non per quella di frazionare un documento voluminoso. Sai bene per il recente lavoro che abbiamo fatto assieme come sono riuscito a superare i tempi di compilazione; sia usando \include+\includeonly sia \input. Le due cose non sono mutuamente esclusive.
illinguista1972″ post=84285
Di sicuro, per il nostro amico Emacs ha una marcia in più, permettendo di selezionare un testo qualunque in un punto qualunque di un file qualunque e di comporlo per vedere come viene. Non so se questa funzione sia anche di TeXstudio o TeXShop o TeXworks (che, segnalo, si sta muovendo per l’aggiornamento alla versione 0.4.5, guardare per credere).Ciao
TommasoEmacs ha molte marce in più; io ho scherzato quando in un recente posto ho detto che pu`ø preparare anche il caffè; qualcuno mi ha risposto che lo può fare per davvero, hardware permettendo. Io lo uso spesso per controllare le festività sia ortodosse (calendario giuliano) sia ebraiche (calendario ebraico luni-solare); dove altro sennò! Ma non ho mai provato TeXstudio; sembrerebbe che anche TeXstudio si capace di compilare e visualizzare una parte del testo. Ho scritto agli sviluppatori di TeXstudio di considerare la possibilità di creare una scorciatoia di tastiera che serva per commutare modo di immettere i caratteri nella finestra di editing, in modo di poter fare come si fa con Emacs; sequenze di chiavi latine (corrispondenti alla codifica LGR) per immettere a schermo direttamente le lettere del greco politonico. Il gruppo di TeXstudio è così vivace che non escluderei che lo facessero.
::
Vedi che insisti su \input?Io ho detto che siete scettici su \include+\includeonly, che infatti voi non usate, Se foste favorevoli lo usereste proprio per la guida, tanto per cominciare.
Il fatto è che “descrivete” i due metodi, ma si capisce chiaramente che consigliate il metodo \input; i tuoi ultimi mail confermano questa preferenza. Quindi lasciami dire che siete scettici sull’altro metodo, quello del \include+\includeonly.
Cerchiamo di capirci in “plain italian”! Poi possiamo essere favorevoli, contrari, scettici, entusiasti, agnostici, non ha importanza. Non vogliamo mica fare guerre di religione su una cosa così insignificante, no?
::EmilLask” post=842565 In che senso Lorenzo e Tommaso sono scettici sull’uso di \include + \includeonly?
Non siamo scettici affatto Nella guida usiamo \input, infatti.
La frase, messa tutta insieme e tolta la litote implicita, vuol dire che siete contrari 😯
E io che credevo di essere stato gentile usando la parola scettici.:sad:
::
Leggendo la documentazione di enumitem (pag.11, §8.1) ho “aggiunto” un nuovo contatore all’ambeinte eneumerate e il seguente file sorgente funziona come previsto senza rimandare indietro , fuori del margine i tag dell’enumerazione fuori del bordo sinistro.`
\documentclass[twocolumn]{article}
\usepackage{enumitem,alphalph}
\usepackage{lipsum}
\makeatletter
\DeclareRobustCommand\aalf[1]{\expandafter\alphalph\csname c@#1\endcsname}
\AddEnumerateCounter{\aalf}{\alphalph}{Voce mm.}\begin{document}
\lipsum[1]
\begin{enumerate}[align=left,label=Voce \aalf*.]
\item \underline{alfa} – {Descrizione};
\setcounter{enumi}{25}
\item \underline{beta} – {Descrizione};
\item \underline{gamma} – {Descrizione};
\end{enumerate}
\lipsum[2]
\end{document}`Sul fatto che una lista etichettata in questo modo sia bruttina, per non dire bruttissima, sono d’accordo con Enrico.
Ma almeno ora sai come fare per fare altre enumerazioni con contatori particolari
::
Certo che se invece di usare il campi l, usassi i campi p{} sarebbe più facile stare su una colonna, se poi con tabularx usassi i campi X sarebbe ancora più facile. Se non ti accetta la dimensione \columnwidth, o la scrivi male (ti sei ricordato del backslash?) o… non lo so; a me l’ha sempre presa. Infatti:`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
\documentclass[twocolumn]{article}
\usepackage{lipsum,array,tabularx,multirow}
\begin{document}
\lipsum[1]\begin{table}[htb]
\begin{tabularx}{\columnwidth}{m{3em}|>\raggedright X|>\raggedright X}
\hline
\multicolumn{3}{|c|}{} \\
\hline
\multicolumn1{c|}{Led} & \multicolumn1{c|}{Colore} & \multicolumn1{c}{Significato}\\ \hline
\multirow{2}{*}{Power} & Verde & Stato ON \tabularnewline
& Assenza colore & Stato OFF \tabularnewline
\hline
\multirow{4}{*}{On/Off} & Verde & Il sistema sta registrando \tabularnewline
& Assenza colore & Il sistema non sta registrando \tabularnewline
\hline
\multirow{10}{*}{Conn.} & Assenza colore & Nessuna connessione con il server \tabularnewline
& Giallo (lampeggio continuo) & In fase connessione GPRS \tabularnewline
& Giallo (lampeggio discontinuo) & Collegamento GPRS avvenuto, in fase di collegamento al Server \tabularnewline
& Giallo & Collegato al Server \tabularnewline
\hline
\multirow{3}{*}{Conn.} & Rosso & Rilevano allarme \tabularnewline
& Assenza colore & Nessun allarme presente \tabularnewline
\hline
\end{tabularx}
\end{table}
\lipsum[2-4]
\end{document}`
funziona benissimo; che poi la tabella sia bella è un altro conto.
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