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1) non è necessario copiare i preambolo del documento master nel documento parte, anzi è vietato, nasta usare il nome del file del documento parte come unico elemento della lista di nomi di fila che costituiscono l’argomento di include only; si comoila solo il documento master, dicendoogli di includere solo (include only vuol dire prorpio quello) i file nominati, anche uno solo.2) Non c’è bisogno di specificarlo, ma sicome repetite iuvant lo si può fare.
3) Ovvio: visto che il metodo è adatto per spezzare il documento grande in parti della dimensione dei capitioli, è ovvio che il comando \chapter va dato dentro il documento incluso; se fosse dato fuori, il titolo del capitolo inizierebbe in una pagina nuova e se il corpo del capitoolo vosse immesso con \include, verrebbe composto su un’altra pagina nuova; il titolo del cpaitolo rimarrebbe solo soletto… i sezionamenti sotto il coitolo evidentemente vanno dentro i capitolo non in un altro file da immettere comn \include; volendo si potrebbe mettere ogni sezione in un file a se stante da immettere con \inpt, ma si arriverebbe ad un frazionamento eccessivo.
4) ovvio; ma ci sono anche altri metodi per mettere nell’indice sezioni asteriscate.
5) Io (e forse altri) sono un fautore del metodo include+includeonly; loro ed altri esperti di questo gruppo sono fautori del metodo input; Però Lorenzo e Tommaso si rivolgono ad una readership di persone che accostano per la prima volta a LaTeX; presumibilmente per comporre una tesi; questi utenti verosimilmente non hanno bisogno di usare include+includeonly; una tesi non dovrebbe essere un documento di più di 100 — 150 pagine, massimo 200, quindi si può gestire in modo monolitico. Sono d’accordo con loro.
6) usando include+includeonly si può usare \input per immettere nel flusso di entrate del moore di composizione frammenti del capitolo. Non lo useri affatto per spezzare ulteriormente il file del capitolo in tanti piccoli file di tante sezioni e sottosezioni; però potrebbe essere usato \impute per immettere, per esempio un diagramma composto con pgfplots che è stato “lavorato” in un file a parte per le necessarie molteplici modifiche correzioni, aggiustamenti, eccetera. Una volta terminata la messa a punto del grafico, il codice può venire copiato e incollato nel file del capitolo, oppure lasciato stare dov’è (purché sia stato lavorato con un altro piccolo master file e immessovi con \input, e incluso del file del capitolo con un semplice \input. È solo un esempio e ne potrei fare molti altri. Ma sconsigllierei vivamente di frammentare il file del capitolo in tanti file per ogni sezionamento.
Claudio
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\mu, \muup e \varmu si, ma \textmu no, quindi una definizione di \micro tale che distingua il modo e usi la forma giusta della lettera mi, non guasta.
Non sono sicuro, ma credo che siunitx lo faccia da solo; \muup o \varmu sono disponibili solo con alcuni pacchetti. se \muup o \varmu non sono disponibili bisogna arrampicarsi sui vetri per usare \textmu (pacchetto textcomp) con il corpo giusto anche in matematica, oppure fare di necessità virtù e mettere i matematico il prefisso e in tondo il resto dell’unità.Capisco che con \mu la cosa sia piuttosto seccante, pur tuttavia le norme richiedono il font tondo, comunque un font diritto.
Ciao
Claudio
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Emil, le cose che chiedi sono piuttosto avanzate, non so quanto potrebbero trovare posto nell’Arte, perché richiedono molte pagine per essere esposte come si deve.Per altro tutto ciò che chiedi è spiegato nelal Guida GuIT, che sarebbe, per così dire, il seguito dell’Arte.
L\ultima verisone della Guida GuIT è scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito sia in forma monolitica sia divisa in tre tomi; come vedi la stessa Guida GuIT è la prova provata di come si possono fare le cose.
D’altra parte nell’Arte sono già accennate alcune cose al tipo di composizione che citi: il §3.14.2 è tutto dedicato a questo tipo di composizione. Siccome il metodo \include + \includeonly, di cui parla il paragrafo, non sembra essere essenziale per il tipo di lettori dell’Arte, esso è molto stringato, ma leggendo fra le righe c’è tutto o quasi.
In breve:
1) \includeonly elenca i nomi dei documenti parte, come li chiami tu, da compilare effettivamente;
2) i documenti parte non devono avere nessun preambolo e non devono contenere nemmeno la coppia \begin{document e \end{document}
3) anche se i documenti effettivamente compilati non formano la totalità dell’intero documento, i riferimenti incrociati sono tutti assicurati anche verso i documenti parte non inclusi, purché siano già stati compilati almeno una volta
4) l’indice generale continua ad andare bene e si riferisce all’intero documento
5) la bibliografia e i suoi riferimenti restano validi purché il documento parte che contiene la bibliografia sia stato compilato almeno una volta
6) l’indice analitico può essere critico; se si usa il pacchetto makeidx, esso rimane valido anche se si include un solo documento, purché non si ricrei il file .ind lanciando il programma makeindex; se invece si usa il pacchetto imakeidx, bisogna disabilitare l’indice automatico mediante l’opzione noauto e come nel caso precedente non si deve intervenire a mano; d’altra parte questo problema dell’indice analitico è secondario, sia perché moltissimi documenti ne sono privi, sia perché compilando un documento parziale non ha senso compilarne l’indice analitico senza il resto.Diverso è il problema di scomporre un documento finito in tomi. Comunque dovrebbe essere tutto raccontato nella Guida GuIT
Nota che ciascuno dei sei punti esposti sopra richiederebbe almeno un paragrafo a se stante, quindi almeno una pagina per essere esposto come si deve.
Con questo non voglio dire che il §3.14.2 non possa essere esteso un poco; anche se sono scettici sull’uso di \include+\includeonly, sono sicuro che Lorenzo e Tommaso (che leggono questo messaggio) possono intervenire per esporre meglio questa questione.
Claudio
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@Elrond, in generale fontspec non carica pacchetti per caricare i sont OpenType; l’unico modo che si ha per sapere quale nome usare nella chiamata di un certo font con fontspec è sapere come si chiama il file e con otfinfo chiedergl tutte le informazioni che occorrono; C’è scritto anche nel breve manualale introxelatex.pdf preparato da Enrico.Se lavori con un Mac, il nome da usare lo puoi trovare facilmente con l’applicazioen FontBook.app, che è quella di default quando clicchi sopra il nome del file ,otd nel Finder. Inizialmente ti mostra un campione di lettere e di cifre, ma se dai la scorciatoia di tastiera cmd+I, ti da direttamante la diescrizione a parole, e nelle prime righe c’è anche il nome da usare.
L’elenco delle lingue è privo di molti dettagli; per esempio se c’è scritto Greek, non sai se è solo monotonico o è anche politonico. Ma insomma è meglio che niente.
Con Windows e Linux non conosco nessuna applicazione/programma equivalente a FontBook.app
Claudio
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Ci ho provato.Nel mio albero personale ho creato una cartella chess12/ sotto a
doc/latex/
fonts/source/
fonts/tfm/
fonts/pk/ljfour/tex/latex/
Ho aperto ed estratto il contnuto del file chess12.tar.gz.
Ho copiato a mano i file della cartella doc/ nella cartella doc/latex/chess12
Ho copiato a mano i file della cartella fonts nella cartella fonts/tfm/chess12/
Ho copiato a amo i file della cartella /inputs nella cartella tex/latex/chess12/
Ho copiato a mao i file della cartella mf/ nella cartella fonts/source/chess12/
Ho copiato a mano i file della cartella pkfonts/ nella cartella fonts/ljfour/chess12/Ho poi lanciato pdlatex su TestVhess12.tex che è il file che hai allegato al tuo primo messaggio.
Fallimento! Fallisce, ma non perché il pacchetto chess12 non sia installato, ma perché, pur trovando i vari file necessari dalle cartelle che ho indicato sopra, fa “casino” (perdonami l’espressione triviale) lui stesso, nel senso che non è nemmeno conforme ai suoi stessi file.
La risposta da dare al tuo amico è quindi che la cosa si potrebbe forse fare, ma non vale la pena di riscrivere tutto il codice, per adattarlo ai tempi moderni.
Oggi si disponne del pacchetto skak il cui ultimo aggiornamento risale al 2006; usa font vettoriali con pdlatex e, forse, è anche compatibile con xelatex, visto che i font OpenType per gli scacchi sono distribuiti inseme agli altri OpenType del sistema TeX.
Comunque leggi, se vuoi, la documentazione di skak dando da terminale il comando texdoc skak; ricorda che in una distribuzione TeXLive completa il pacchetto skak è già installato e usabile immediatamente senza nessuna installazione aggiuntiva.
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30mm di margine minimo sui quattro lati sono molti o sono pochi a seconda delle dimensioni della pagina; non le hai specificate.Se si tratta di carata ISO A4, non sono margini olto diversi da quelli che otterresti per impostazione predefinita con Word, che impone un pollice sui quattro lati; ma certo su cara A4 sono abbondanti; su carta letter oppure legal potrebbero starci bene.
Il meglio NON è per definizione lo stile degli Elements di Bringhurst; il suo bellissimo testo che consusoto molto spesso, non è adatto ad una tesi di tipo “tecnologico”, anche se se ne possono trarre idee utilissime.
Secondo me lo stile suftesi senza opzioni di layout pottrebbe andarti benissimo, anche con i Libertine di corpo 11 o anche di corpo 12. In questo stile il margine esterno è decisamante maggiore di 30mm; siccome ti hanno imposto una larghezza di margine minimo, penso che non possano obbiettarti nulla. La griglia di stampa è bella slanciata, ma la giustezza non è piccola.
Poi vale sempre il consiglio di @Doc: fai come ti pare e se ti obbiettano qualcosa, grazie a LaTeX, cambi al volo.
::Dove si trova questa cartella?
Talvolta sei disarmante nella tua innocenza nel non conoscere la macchina su cui lavori! Come autore di Arte, è un lusso che non puoi permetterti; se ti mancano queste informazioni di base non scrivere sul forum, ma scrivi privatamente ai noi, tuoi amici, che ti possiamo dare una mano ben volentieri.
Perbacco: il messaggio, da cui Tommaso ti dice di andare in /folders e di eliminare la cartella ecc. ecc., contiene il path completo della cartella da eliminare`/var/folders/sM/sMELRZDsGGecxL9DiR4K+k+++TI/-Tmp-/par-4c6f72656e7a6f/cache-ef42c8d5d44e40bdd24828b0ae70de275e379c88/inc/lib/Biber/LaTeX/recode_data.xml`
In Finder cerca nel menù di Go “Go to folder” (o premi contemporaneamente i tasti Shift Cmd G), selezionalo, scrivi /var/folders/ nella finestrella e poi prosegui fino alla cartella da eliminare.
Claudio
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Tommaso ti ha già detto come fare.In ogni caso, sapete come la penso: avere due motori per generare la bibliografia è come avere due motori LaTeX: il malcapitato utente rischia di fare confusione.
Anche LaTeX è ambiguo e ha due motori, forse anche 4; noi tutti usiamo spesso la metafora di scrivere LaTeX per indicare pdfLaTeX. Indichiamo la parte per il tutto; LaTeX è il linguaggio di mark up, comune a latex, pdflatex, xelatex, lualatex; questi quattro sono gli eseguibili di compilazione, i compilatori, basati su quel linguaggio. A quanto pare le confusioni ci sono, ma tutto sommato sono rare.
Erano più numerose negli anni ’90 quando pdflatex era appena nato; tra biber e bibtex le confusioni ora sono frequenti perché il tempo di biber è cominciato da poco.
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Basta spostare quanto i makefile hanno scaricato, l’intera struttura di cartelle, nel propio albero personale. Vedi l’Arte per sapere cos’è e come si crea, eventualmente, l’albero personale.Disponendo già dell’albero personale, suppongo che Make ti consenta di specificare un prefisso in modo che lo scaricamento avvenga nell’albero personale.
Queste cose, di solito preferisco scaricarmele e installarmele a mano; i makefile sono comodi quando funzionano, ma è difficile metterci el mani dentro. Inoltre non funzionano su certe piattaforme.
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Però se avessi letto l’Arte, sapresi come muoverti con la tastiera italiana anche per i segni, non solo l’accento grave, che mancano dalla tastiera italiana.Il suggerimento di @ribitex è valido, ma quando volessi poi usare l’accento grave su un’altra vocale maiuscola, per esempio per scrivere UNIVERISTÀ? Ecco che è meglio sapere come comporre l’accento grave, oppure ti devi rassegnare con la tastiera italiana e una macchina Windows ad usare la Character Map
(da Avvio -> Applicazioni -> Character map).Altra soluzione: la prossima volta che compri un PC o un laptop compralo con qualunque tastiera tranne quella italiana; io sono più dii trent’anni che uso la tastiera USA, anche se ufficialmente manca delle lettere accentate italiane; in realtà la tastiera USA International con qualche shift o ctrl in più permette di scrivere qualunque lettera con diacritici.
::mi consigliate un editor a prova di stupido che abbia incluso anche il compilatore e lo scaricamento automatico dei pacchetti?
…
Non capisco perché il programma per aggiornare i pacchetti sia diverso dall’editor che è diverso dal compilatore. Non ha più senso mettere tutto assieme in un unico programma? Forse è più limitante per chi vuole smanettare ma di certo è più user-friendly.Il programma che cerchi si chiama MS Word.
Il quale, quando c’è qualche aggiornamento lo scopre da solo ma non se lo installa; devi cliccare tu qualcosa e lui chiede al sistema operativo di lanciare un programmino che ti scarichi l’aggiornamento e te lo installi. Ma hai fatto una installazione di Word di base? poi cerchi le funzioni statistiche che non vengono installate nella distribuzione di base? allora devi prendere i dischi di installazione di MS Office e scaricare quegli ulteriori pacchetti., Se ci riesci…; tu magari ci riesci, ma conosco molti utenti di quella suite che vengono a chiedere a me come si fa, e rimangono delusi nel sentire che io uso una macchina che è diversa dai PC Windows e che io uso raramente una versione di MS Office che, anche se ha lo stesso nome, non è identica a quella che viene usata sulla sua macchina.
Vedi, nemmeno Word, che è più user friendly del sistema TeX, evita di richiedere delle altre azioni difficili da fare; ammetto che senza leggere una guida come l’Arte, anch’io, da principiante, installerei MiKTeX, versione di base; ma poi bestemmierei come un dannato quando mi accorgessi di avere bisogno di un certo pacchetto ma che non ho accesso alla rete. Perché credi che nell’Arte ci sia scritto “installa TeX Live completa”. Proprio per evitare le bestemmie.
E leggendo ben bene l’Arte si capirebbe che LaTeX è un programma di composizione tipografica, non è un Word processor; che l’editor, il compilatore, il visualizzatore e il manager sono quattro cose distinte con funzioni diverse; anzi, ci sono tanti editor, la distribuzione TeX consente di usare una dozzina di programmi di compilazione, di visualizzatori ce ne sono tanti, solo il manager è uno solo specifico per ciascuna distribuzione.
Vuoi qualcosa di più “user friendly”, ma vuoi usare il linguaggio LaTeX. Non esiste, ma non è colpa nostra; ogni distribuzione TeX è fatta così.
Nemmeno LyX, che è la sirena che attrae i naviganti della composizione tipografica, funzionerebbe senza avere installata anche una distribuzione TeX. Vuoi provare LyX? Provalo, ma poi non chiedere sul forum come si fa questo e come si fa quello; qui al forum si è consigliato chiaro e tondo di non usare LyX, c’è scritto anche nell’Arte, proprio perché rende facili le cose banali che tu vorresti avere in una guida, ma ti rinchiude nella sua gabbia e non riesci ad uscirne se non ti studi LaTeX: e allora a cosa serve LyX, se poi devi studiarti LaTeX lo stesso?
@IlLinguista1972 ti ha detto che terrà in conto le tue osservazioni per la prossima edizione dell’arte. Certo dovrà ricorrere a compromessi, e certo non vorrà includere come capitolo 1 il bignamino scritto per i soci del GuIT e distribuito alcuni anni fa agli iscritti, che contiene un unico foglio UNI A4, scritto fronte-retro, con i 100 comandi più comuni; anche quel foglio promemoria non si capisce se già non si conosce LaTeX. LaTeX è troppo complesso per stare in un bignamino di poche pagine. Esiste poi un testo scaricabile dalla rete intitolato LaTeX per l’impaziente, ma per impaziente che uno sia si ritrova tra le mani un testo di circa 130 pagine; non è un bignamino, ma non è nemmeno l’Arte. È del 2008, ma secondo me, pur essendo ben fatto, si rifà a concetti software che erano aggiornati 5 anni fa, e non riflettono l’enorme sviluppo che i programmi di compilazione delal distribuzione TeX Live hanno avuto in questi 5 anni; ma come via di mezzo fra un bignamino e l’Arte può andare.
::lorenzo.pantieri” post=84173
Ho avuto anch’io il secondo problema, e l’ho risolto tutto da solo: basta sostituire
`backend=biber`
a quello che c’è ora, o scriverlo tra le opzioni di biblatex se non c’è: gli stili di Ivan ora non vanno più con BibTeX.Non mi pare funzioni. Se ne modello scrivo
`\usepackage[style=philosophy-modern,hyperref,backref,square,natbib,backend=biber]{biblatex}`
ricevo questo errore
`This is BibTeX, Version 0.99d (TeX Live 2012)
The top-level auxiliary file: Tesi.aux
I found no \citation commands—while reading file Tesi.aux
I found no \bibdata command—while reading file Tesi.aux
I found no \bibstyle command—while reading file Tesi.aux
(There were 3 error messages)
`
e la bibliografia non viene generata.Riguardo al secondo punto, ricordo che era stato risolto tempo fa sul forum, ma ora non trovo più il topic.
illinguista1972″ post=84156
Certo è che ClassicThesis non fa altro che dare problemi.I problemi, purtroppo, non li dà solo ClassicThesis. Solo questa discussione evidenzia problemi du retro-compatibilità con bibtex/biber e con gli stili philosophy. 🙁
Da circa un anno, o forse mezzo anno, biblatoex può funzionare solo con biber. Ne abbaiamo parlato già spesso in questo forum. Direi che da quando biber è diventato il motore di default il problema si è spostato dall’inserire fra le opzioni “backend=biber” a quello di impostare il rporio editor a usare biber quando si schiaccia l’apposito bottono o quando si sceglie il motore di composizione nella finestrella di TeXshop o di TeXworks; se usi uno di questi due editor, configurali in modo che, per esempio, TeXshop usi biber quando scegli nella finestrella BibTeX; se vuoi puoi costruirti un altro engine e metterlo insieme agli altri nelle impostazioni di TeXshop, oppure, oltre a cambiarne il contenuto, puoi cambiare nome all’engine BibTeX chaiamndolo bier, così che tagli ogni ponte con il passato e userai semrpe biber per comporre bibliografie con o senza biblatex.
Io è un pezzo che ho configurato il mio TeXshop per usare biner, e lo uso anche senza usare biblatex. Naturalmente quando uso biblatex la cosa gli è particolarmente gradita.
::EmilLask” post=84162Grazie, funziona perfettamente.
Io avevo trovato un modo per aggirare il problema, ridefinendo completamente la funzione, ma era troppo laborioso.
La tua soluzione è quella giusta.
Ma fammi capire. Al posto della costante di eulero elevata tu hai utilizzato esp moltiplicato per…
Poi hai semplificato qualcosa (l’1 elevato al quadrato, il valore assoluto di 1, ecc).
Credo che il punto critico sia però proprio l’esponenziale.E’ così?
Puoi spiegarmi?
Ancora grazie
Emil
Nella tua definizione quei vari 1^2 e abs(1) erano evidentemente superflui, nazi mi domando come ti sia venuto in mente di inserirli. È ovvio che uno ala quadrato fa uno e che il valore assoluto di uno vale uno.
Ma la soluzione di @Liverpool che ricorre alla funzione esponenziale (non exp moltiplicato per qualcosa) svolge meglio il suo mestiere di calcolare l’esponenziale in base e, che non scrivere 2.718… elevato a qualcosa.
Perché? non sono andato a leggere il codice della libreria matematica di pdfplot, ma suppongo che 2.718… elevato a qualcosa passi per i logaritmi, mentre
exp calcola direttamente il risultato. Nel primo caso deve calcolare delle serie di potenze almeno per il logaritmo, perché per l’antilogaritmo non deve far altro che calcolare un esponenziale; per il calcolo dell’esponenziale limitato a intervalli sufficientemente limitati per non andare in overflow, cioè -9.7, \x < 9.7, il calcolo può procedere con altri mezzi che non riguardino le serie; Io saprei calcolarlo ricorrendo alle frazioni continue, ma ci sono anche altri modi; non so quale usi la libreria matematica a cui ho accennato sopra. Quel che conta è che il calcolo dell'esponenziale è diretto, quello di 2.718... elevato a qualcosa è più laborioso e passa per ogni punto da calcolare per due funzioni trascendenti, invece di calcolarne una sola. D'accordo, per usare LaTeX non dovrebbe essere necessario essere esperti di calcolo numerico, ma nel momento in cui si usa un modulo molto complesso come pgfplots per tracciare diagrammai, non sarebbe male avere dei buoni rudimenti di calcolo numerico; forse non è necessario averne con geogebra o con mathcad o mathlab o altri programmi specifici di calcolo numerico; questi programmi sono fatti apposta per eseguire calcoli completi anche di funzioni trascendenti e usano le potenzialità di calcolo in virgola mobile che oggi sono eseguibili con tutti i processori di qualunque PC, Mac, Notebook, laptptop, netbook, persino palmare, tablet, iPad e simili. Ma i programmi del sistema TeX, escluso luatex, fanno conti solamente con numeri interi di soli 30 o 31 bit, quindi le loro capacità di calcolo sono limitatissime, e o moduli scritti per far loro fare conti con numeri a virgola mobile sono generalmente dei trucchi. Si, ci sono delle estensioni, come il pacchetto fp.sty lo lo permettono, ma a spese di calcoli relativamente lenti; le nuove librerie che si appoggiano al linguaggio LaTeX3 non sono ancora generalizzate; la libreria matematica di pfgplots non ne fa ancora uso. -
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