OldClaudio

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  • in risposta a: Problema immagini #84440
    OldClaudio
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      Non fidarti mai di quello che ti danno gli altri; anche qui sul forum qualche rara volta mi è successo di dare dei suggerimenti scrivendo il codice ma il codice conteneva degli errori — ma scappano frequentemente e non sempre l’errore si capisce al volo.

      Però quell’errore è un residuo dei tempi andati; sono una decina d’anni che non è più necessario specificare al pacchetto graphicx quale drivere usare perché vengano interpretati ed eseguiti i comandi di elaborazione grafica che sono affidati al programma di trasformazione (per esempio: dvi -> ps -> pdf) o di visualizzazione.

      Un’altra cosa: anche MiKTeX, benché sia recente, ci mette del suo: con TeX Live se compili qualcosa con pdflatex ed è stato commesso l’errore che hai indicato, viene emesso un messaggio, leggibile nel file .log, che il driver specificato non va d’accordo con il programma di composizione e viene ignorato. Forse la fa anche MiKTeX? non lo so, ma quando si hanno degli errori bisogna avere l’avvertenza di aprire il file .log e vedere che cosa c’è scritto per disteso nel file .log; ammetto che non sia una lettura rilassante e piacevole, ma se si naviga nel file alla ricerca di parole chiave (error, warning, undefined, ignored, e simili), si possono scorrere le migliaia di righe del file velocemente e trovare in fretta le informazioni che servono.

      in risposta a: Aumentare la sillabazione in XeTeX #84419
      OldClaudio
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        Con il testo che ora hai inviato non ho problemi di sorta, né con i tratti medi disgiunti, neé con gli apostrofi; il file che ti allego è ottenuto dal tuo sorgente aggiungendo solo il pacchetto multicols e un mio pacchettino personale che serve epr scrivere una parola per ogni riga divisa in sillabe come la farebbe *latex con le sue impostazioni di default; per farlo funzionare ho dovuto eliminare \lettrine, che per altro non mi pare possa essere responsabile di divisioni sillabiche differenti o di diversi modi di trattare le penalità.

        https://dl.dropbox.com/u/46128876/SillabazioneSamiel.png

        La composizione è eseguita con xelatex, le prime righe del file log riportano:`
        This is XeTeX, Version 3.1415926-2.4-0.9998 (TeX Live 2012) (format=xelatex 2013.3.1) 3 APR 2013 10:37
        entering extended mode
        \write18 enabled.
        file:line:error style messages enabled.
        %&-line parsing enabled.
        **TestSamiel.tex
        (./TestSamiel.tex
        LaTeX2e <2011/06/27>
        Babel and hyphenation patterns for english, dumylang, nohyphenation, ge
        rman-x-2012-05-30, ngerman-x-2012-05-30, afrikaans, ancientgreek, ibycus, arabi
        c, armenian, basque, bulgarian, catalan, pinyin, coptic, croatian, czech, danis
        h, dutch, ukenglish, usenglishmax, esperanto, estonian, ethiopic, farsi, finnis
        h, french, friulan, galician, german, ngerman, swissgerman, monogreek, greek, h
        ungarian, icelandic, assamese, bengali, gujarati, hindi, kannada, malayalam, ma
        rathi, oriya, panjabi, tamil, telugu, indonesian, interlingua, irish, italian,
        kurmanji, latin, latvian, lithuanian, mongolian, mongolianlmc, bokmal, nynorsk,
        piedmontese, polish, portuguese, romanian, romansh, russian, sanskrit, serbian
        , serbianc, slovak, slovenian, spanish, swedish, turkish, turkmen, ukrainian, u
        ppersorbian, welsh, bohairic, loaded.
        …
        (/usr/local/texlive/2012/texmf-dist/tex/latex/fontspec/fontspec.sty
        Package: fontspec 2013/03/16 v2.3a Font selection for XeLaTeX and LuaLaTeX
        …
        Package: expl3 2013/03/14 v4469 L3 Experimental code bundle wrapper
        …
        Package: fontspec-xetex 2013/03/16 v2.3a Font selection for XeLaTeX and LuaLaTeX
        …
        `

        Se disponi di una versione di TeX Live recente anche l’elenco delle lingue dovrebbe essere lo stesso, tranne per bohairic, che è nio personale.

        Ho riportato alcune date di pacchetti recenti e le ultime modifiche dei pacchetti usati risalgono al 16 marzo 2013.

        L’opzione Ligatures=TeX fa il suo mestiere come previsto.

        Ciao
        Claudio

        in risposta a: Aumentare la sillabazione in XeTeX #84417
        OldClaudio
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          In questo esperimento, diverso da quello delle immagini 01, 02 e 03 che avevi allegato prima, l’opzione Ligatures=TeX fa il suo mestiere come si può conatatare se si mette l’incipit dei promessi sposi dentro una minipage di larghezza ari a 08\textwidth

          Non appre nessun trattino spezzato; la sillabazione è corretta; lo spazio interparola e conforme alle aspettative.

          Non hai definito un font per la lingua russa; se l’avessi definito, sia pure con lo stesso nome usato per un font da usare per i latino, potresti usare \begin{russian}…\end{russian} come hai fatto per il greco.

          Ciao
          Claudio

          in risposta a: Ancora sul greco con XeLaTeX… #84214
          OldClaudio
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            Non puoi caricare i CB perché non esiste la versione OpenType; ritengo perè che Apostolos Syropoulos abbai inserito direttamante i miei font greci dentro gli Asana Math, ma, appunto, solo come simboli matematici.

            Secondo me i Linux Libertine O vanno benisismo.

            Volendo usare i miei font a tutti i costi, bisogna fare acrobazie di vario genere epr convincere XeLaTeX ad usare font OpenType insieme a “legacy fonts”; non credo che valga la pena.

            in risposta a: Aumentare la sillabazione in XeTeX #84415
            OldClaudio
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              Per le opzioni booleane la parte =true si può omettere; la parte =false deve invece essere esplicitata.

              Invece ho trovato l’inghippo:

              [attachment=652]CesuraApostrofo.png[/attachment]

              Come vedi ho scelto tre locuzioni apostrofate, una delle quali compare nel tuo esempio

              Nelle prime tre solo la tua locuzione è divisa in sillabe solo prima dell’apostrofo e non dopo; nelle seconde tre sono divise in sillabe tutte.

              Il file è stato composto con i font EB Garamond, ma non sembra quello il problema, confesso di non avere provato con altri font.

              Ma la spiegazione è la seguente: entrabi i set sono stati composti con xelatex senza specificare l’opzione [tt] [Ligatures=Tex] [/tt] nello specificare il main font

              I primi tre esempi hanno come apostrofo l’apostrofo ASCII; le seconde tre l’apostrofo utf8.

              Solo nel secondo caso la sillabazione funziona correttamente, mentre nel primo caso solo la tua espressione funziona con una sola divisione prima di “st”.

              Tini presente che l’algoritmo normale di sillabazione non divide una sillaba iniziale o finale di una parola se è formata da meno lettere di quanto specificato nei contatori \lefthyphenmin e \righthyphenmin; in italiano entrambi questi due parametri sono posti uguali a 2; quindi tanto per esemplificare la parola “idea” non viene divisa in sillabem sebbene la grammatica dica che la si può dividere in i-de-a, ma come vedi la prima e l’ultima sillaba sono di una sola lettera, quindi la parola non viene divisa “tipograficamente.

              Per TeX una parola comincia dopo un segno non alfabetico e termina con l’ultima lettera prima di un segno non alfabetico (ci sono delle ulteriori limitazioni, ma non preoccupiamoci di questi ukteriori casi) La parola deve essere composta di lettere alfabetiche e di altri segni, purché abbiano un codice di lettera minuscola pari a qualcosa diverso da 0. È chiaro che virgole, punti, apostrofi, parentesi, non hanno spontaneamente un carattere “minuscolo” che corrisponda loro; le lettere dell’alfabeto, anche accentate invece hanno il corrispondente minuscolo e maiuscolo. Con pdflatex l’apostrofo, per funzionare in italiano, francese, catalano, romancio, friulano, piemontese, ecc. — lingue di cui ho costruito i file di pattern, tranne il francese e il catalano sui file di pattern delle quali oggi non appaiono più le mie mani, ma a suo tempo, molto tempo fa, avevo creato i file di pattern anche per quelle lingue).
              Con pdflatex quelle tre locuzioni vengono divise in sillabe correttamente, perché l’apica ASCII, da usare come apostrofo, ha il codice di lettera minuscola diverso da zero.

              Con xelatex il codice di lettera minuscola ce l’ha solo l’apostrofo vero che ha un indirizzo esadecimale unicode del tipo “2039 (non lo ricordo a memoria); il secondo gruppo di esempi ha l’apostrofo unicode nel file sorgente e viene diviso in sillabe completamente; Invece nel primo insieme di esempi l’apostrofo ASCII non avendo il codice di lettera minuscola termna la parola che TeX può dividere in sillabe; quindi delle divisioni grammaticali que-st, del-l, e bel-l, accetta solo la prima, perché l’ultima “sillaba” ha due lettere, mentre non accetta lgli altri due casi perché l’ultima sillaba ha una sola lettera; quello che segue l’apice ASCII per TeX non è più parte di una parola finché non incontra lo spazio, dopo di che l’algoritmo di cesura ricomincia la ricerca dell’inizio di un’altra parola.

              Se però nel caricare il tuo font OpenType con cui stai componendo il tuo scritto inserisci l’opzione [Ligatures=TeX], oppure imposti questa dichiarazione com default, anche l’apice ASCII vien trattato come l’apostrofo unicode e tutto funziona liscio.

              Prova a ricomporre il tuo esempio specificando l’opzione e vedrai che la composizione con pdflatex e xelatex vengono se non uguali, almeno molto simili.

              Ciao
              Claudio

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              in risposta a: Aumentare la sillabazione in XeTeX #84413
              OldClaudio
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                No, in rete non trovi traccia di questa opzione, perché mi sono sbagliato a scriverla; si tratta di [tt]babelshorhands[/tt]

                I risultati che hai ottenuto con 03.jpeg mi sembrano eccellenti, ma non ti so spiegare bene perché.

                1) Non hai cambaito il valore di \pretolerance; il che vuol dire che la divisione di quel capoverso viene fatta al sendo giro, visto che la \pretolerance serve per mettere un limite alla “bruttezza” complessiva del capoverso privo di cesure.

                2) Hai aumentato molto la \tolerance, il valore che viene controllato al secondo giro quando l’algoritmo controlla la bruttezza del capoverso con le cesure

                3) Contemporaneamente hai aumentato abbastanza la \hyphenpenalty che aumenta la bruttezza del capoverso all’aumentare del numero delle cesure.

                Potresti tracciare il comportamento del motore di composizione come viene indicato nel TeXbook, oppure come esemplificato nella Guida GuIT, nel capitolo dove si parla di costruzione delle pagine. È spiegato lì perché l’algoritmo dei capoversi e quello delle pagine sono simili, anche se la formula per la bruttezza è diversa, ovviamente, per i capoversi e per le pagine (per queste ultime si parla di costo, invece che di bruttezza, e il significato è simile; i nomi sono diversi perché le formule con el quali sono calcolati sono diverse).

                Non so quanto ti sia famiglare la matematica e quanto tu conosca di minimizzazione di un funzionale; concettualmente non si tratta di cose difficili; sono i metodi matematici difficili da gestire, specialmente quando il funzionale (in parole povere la funzione matematica che dipende dai parametri che si vogliono scegliere per rendere minima la funzione) non dipende in modo “continuo” dai parametri; In questo caso, quello del capoverso, il funzionale “bruttezza” dpende in modo non lineare dalle perfomance macroscopiche della divisione, come la bruttezza delle singole righe, le penalità, se ciascuna riga sia stata compressa o espansa (a livello di spazi interparola), ma poi dipendi in modo discreto dala lunghezza delle parole o dei monconi di parola prodotti dalla divisione in sillabe. Devo dire che Knuth, matematico, ha creato un algoritmo efficientissimo dal punto di vista dei tempi di calcolo, ma questo algoritmo è descritto solo nel volume B di Computers and Typesettin (il volume A è il TeXbook) e per capirlo bisogna avere competenze che anch’io, che ho gestito programmi di ottimizzazione per certi problemi di ricerca durante i miei quasi 50 anni di attività accademica ho difficoltà a capire. Invece non è difficile capire il funzionali da minimizzare, in particolare quello della bruttezza.

                Ora i parametri che hai modificato hanno influito sul capoverso nel modo che ho descritto sopra; però ho anche il sospetto che forse, e ripeto forse, può essere che con xelatex l’apostrofo non sia gestito bene; nel terzo esempio hai que-st’ultimo, quando probabilmente quest’ul-timo sarebbe andato meglio; non è facile dirlo con certezza, ma mi viene questo sospetto; nella composizione con pdflatex hai infatti proprio quest’ul-timo.

                La sillabazione xelatex e quella di pdlatex, in italiano, non differiscono per neinte con i pattern fatti di lettere, ma differiscono molto con i pattern che contengono l’apostrofo; con i font che può gestire pdflatex l’apice singolo, l’apostrofo e la virgoletta alta semplice chiusa sono lo stesso segno; con xelatex sono almeno due segni diversi a causa della codifica utf8. Vedrò se succede anche a me.

                Ciao
                Claudio

                OldClaudio
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                  Ancora no, non hai vinto ancora niente.

                  Però di do un aiutino; i quattro argomenti da dare in pasto a \pdfsetmatrix NON possono essere delle macro da eseguire come quelle che passi tu, ma al massimo sono ammesse degli sviluppi di primo livello che passano a quel comando il valore esatto del seno o del coseno; quindi dopo avere definito i modi di calcolare il seno e il coseno con l’aritmetica floaitng point di expl3; quindi devi prima espandere quei valori, magari tutti e quattro con una cosa del tipo`\edef\matrice{\fp_use:N \g_cos\space \fp_use:N \g_sin\space -\fp_use:N \g_sin\space \fp_use:N \g_cos}` e poi passare come unico argomento a \pdfsetmatirx la cs che hai appena definito.

                  Poi devi trovare il modo di collorare la scritta al posto giusto, poi devi farein modo che essa non appaia solo in una pagina, ma in tante pagine consecutive, magari tutte le pagine del documento, oppure solo quelle che contengono un paragrafo in bozza, o anche solo un capoverso non ancora definitivo.

                  Come vedi ce n’è ancora tanto da fare. Ma visto che hai infilato la strada giusta, non dovrebbe essere difficile completare il lavoretto.:wink:

                  Ciao
                  Claudio

                  in risposta a: Aumentare la sillabazione in XeTeX #84411
                  OldClaudio
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                    È vero; credevo che parlassi della sillabazione delle varie ortografie del greco.

                    La sillabazione italiana è lì che funziona imperterrita da più di 20 d’anni senza problemi; le uniche modifiche che ho fatto alla lista di pattern riguardano la corretta sillabazione di parole italiane con radice straniera (esempi leishmaniosi, newyorkese, e simili) e l’ultima che ho fatto riguardava il fatto che sillabasse il cognome del presidente USA Bush come Bu-sh; benché non fosse il mio presidente preferito, mi è parso giusto correggere la lista dei pattern per non vedere una cesura simile.

                    Ora se guardi il capitolo sulla sillabazione che ti ho indicato nella Guida GuIT, vedrai il perché ho generato i pattern nel modo che ho descritto; capirai la difficoltà di dividere i gruppi di vocali che potrebbero formare dei dittonghi, ma che invece sono degli iatil; LaTeX legge le parole come sono scritte, ma non sa come si pronunciano: balaùstra o balàustra, per esempio; ora noi sappiamo che l’accento case sulla u, ma LaTeX non lo sa: si tratta di uno iato.

                    Ma, supponendo di avere creato una serie di pattern diversa, tale da poter distinguere tutte le eccezioni alla regola del dittongo, che differenza fa la divisione ba-la-u-stra rispetto a ba-lau-stra? Certo la differenza c’è, ma implica solo una riga contenente una lettera in più; spazio che l’algoritmo di sillabazione dl LaTeX compensa bellamente con un restringimento minimo dello spazio interparola, talmente piccolo che cade inosservato; forse non è nemmeno misurabile, ma dipende da quanti spazi interparola quella riga contiene.

                    Quel capitolo sulla sillabazione dice allora che per aumentare le possibili cesure o si mettono le ecceszoni nell’argomento di \hyphenation, oppure si indica espressamente una cesura aggiuntiva mediante l’uso di \- (che però consente la cesura solo nella posizione in cui è stato messo), oppure si usa il carattere attivo ” che serve appunto per marcare le cesure mancate oppure le divisioni etimologiche (dis”cinesia, per esempio) che non vanno d’accordo con le normali regole delle grammatiche italiane; le norme UNI sulla divisione sillabica, redatte dal famoso filologo Migliorini e dalla commissione dal lui coordinata, indicano/prescrivono le regole grammaticali ma consentono le divisioni etimologiche; però le due sillabazioni, quando sono in contrasto, non possono essere contemplate dallo stesso set di pattern (in realtà con il prefisso dis di discinesia sono riuscito a contemperarle, ma la ricerca di tutte le eccezioni esistenti in italiano mi avrebbe richiesto una vita).

                    Attento: il carattere ” è attivo per impostazione predefinita con l’opzione italian di babel; con l’impostazione della lingua italian di polyglossia bisogna attivarla specificando l’opzione [tt]babelshortcuts[/tt] all’impostazione di main language oppure other languange per l’italiano. Purtroppo polyglossia ha una documentazione che mi pare non aggiornata su questa possibilità per l’italiano, ma sono almeno due anni che questa opzione è disponibile.

                    Anche se il capitolo sulla sillabazione si riferisce alla sillabazione eseguita con pdflatex; vi si piega come e qualmente alterare le regole di sillabazione mediante interventi come quelli che ti ho indicato sopra (\hyphenation{…} oppure “) spostano l’eventuale bruttezza di una riga con spazi interparola troppo larghi, in bruttezza della cesura che rende sgradevole la lettura al lettore.

                    Se invece ritieni che esistano delle parole che vengano o non vengano divise correttamente dai miei pattern di sillabazione (nota che sono identici per il motore pdftex o per il motore xetex), allora basta segnalarmi questi casi e provvedo; ora, anzi, le modifiche dei file di pattern son più agevoli, perché esiste una commissione apposita, mentre prima tutto quello che riguardava la sillabazione e la gestione delle lingue, quando esisteva solo babel, era gestito da una sola persona, che dopo 20 anni di gestione se ne era evidentemente stancato e non lo faceva più; ogni richiesta di modifica doveva passare attraverso di lui, ma lui era “dormiente”.:grin:

                    Ciao
                    Claudio

                    PS: ho dato una occhiata ai due link che hai indicato; quello in tedesco dice qualcosa di più di quello che ho scritto nella Guda GuIT; quello delle English FAQ, dice di meno; ma entrambi hanno un occhio particolare sui problemi di sillabazione che essi incontrano con la loro lingua; tieni presente che l’inglese dispone di una tabella di circa 5000 pattern e ha una lista precostruita di eccezioni di parecchie centinaia di parole, che Barbara Beeton (il capo redattore di TUGboat) estende almeno una volta all’anno. Il tedesco dispone di più di 14000 pattern, non so a quanto ammonti la lista delle eccezioni predefinite. L’italiano ha circa 330 pattern e un lista vuota di eccezioni; come dicevo sopra, sono più di 20 anni che questi pattern svolgono il loro mestiere senza lamentele da parte degli utenti e le poche aggiunte le ho fatte io; no, mi sbaglio: un utente mi ha segnalato circa 15 anni fa una parola divisa in modo errato. Sarei molto felice se tu fossi il secondo utente che mi può indicare altre correzioni da apportare ai pattern che ho scritto. 🙂

                    in risposta a: Aumentare la sillabazione in XeTeX #84409
                    OldClaudio
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                      Samiel,
                      il problema della diversa sillabazione del greco politonico componendo con padlatex+microtype o con xelatex+microtype va preso e affrontato in modo diverso;

                      Ammesso che microtype abbai i giusti file di descrizione degli accostamenti, delle protrusioni e delli allargamanti, anche con il font greco (ne dubito fortissimamente) pdflatex dovrebbe fare un lavoro migliore di quello che si riesce a fare con xelatex per il quale microtype consente solo la protrusione.

                      Siccome ho il sospetto (molto fondato) che con un font per l’alfabeto greco nemmeno pdflatex può usare l’espansione, vuol dire che sotto questo aspetto pdflatex e xelatex dovrebbero fare le stesse cose.

                      Perche allora compongono diversamente lo stesso testo sulla stessa giustezza? perché lavorano con file di pattern diversi per la sillabazione; xelatex consente di specificare la la lingua greca l’opzione variant=ancient, oppure variant=poly, oppure variant=mono; nei tre casi in teoria dovrebbe usare tre insiemi di pattern diversi, in pratica poly e ancient sono sinonimi. psdlatx disporrebbe anche lui di tre insiemi diversi di sillabazione, ma di fatto ne usa uno solo, l’equivalente di ancient, che però assume per il testo greco la translitterazione LGR; il file per la silllabazione xelatex/poly e quella per pdflatex sono quindi diversi anche se si riferiscono idealmente alla stessa orpografia greca.

                      Per il resto, \tolerance, \pretolerance, \emergencystretch, e compagnia, sono dette molte cose nella Guida GuIT nei due capitoli che riguardano la sillabazione e la formazione delle pagine. La verità “assoluta” su questo argomento è descritta nell’appendice H del textbook, ma anche in altri capitoli dello stesso testo, dove si parla della composizione dei capoversi e nella divisione delle pagine; vi ho attinto a piene mani per la guida GuIT, ma ovviamente non ho riportato tutto quello che ha scritto Knuth.

                      Temo però, come puoi capire bene, che i diversi pattern che vengono usati da xelatex e da pdflatex (incorporati nei rispettivi formati xelatex.fmt e pdflatex.fmt) siano all’origine del tuo problema.

                      Naturalmente tu disponi di testi lunghi con molti capoversi da confrontare; io ho solo dei piccoli esempi, ma non ho mai rilevato differenze fra le composizioni eseguite con xelatex e pdflatex.

                      in risposta a: [RISOLTO] Problema installazione TexLive su pennetta #84381
                      OldClaudio
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                        Mi viene il sospetto che la cosa dipenda dal fatto che non stai caricando la pennetta dal DVD masterizzato dalla ISO scaricato dalla rete, ma dalla rete stessa. Il dubbio mi viene rilevando che questo fatto ti succede in punti stocasticamente scorrelati; il che fa pensare ad un “waiting time exceeded” quando la rete è lenta o sovraccarica. Questo non può (mi risulta che non possa) succedere installando dal DVD, perché non ci sono tempi di attesa se non quei pochi milisecondi per accedere al DVD. Potrebbe anche essre una masterizzaizone sballata o una ISO sballata: quest’ultima dovrebbe avere con codice da veridificare che corrisponde ad un file con lo stesso nome e di poche decine di byte che si trova nella stessa cartella del Web da dove hai scaricato l’ISO.

                        in risposta a: Perchè bibtex ora non mi fa piu la bibliografia? #84398
                        OldClaudio
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                          Credi di avere la 2013 perché l’hai installata nel 2013 e ti ha installato l’elenco dei pacchetti disponibili il giorno del 21013 in cui l’hai instalalta; ma la versione di TeXLive che stai usando è quella del 2012 (che usiamo anche noi tutti) visto che la 2013 non è ancora disponibile. Puoi verificare leggendo el rpime righe del tuo file .log, Nell’altro fileone di discussione dove hai allegato una aprte di unao sterminato file .log le prime righe dicono che:
                          `This is pdfTeX, Version 3.1415926-2.4-1.40.13 (TeX Live 2012)
                          restricted \write18 enabled.
                          entering extended mode
                          (./10-tesi.tex`e come vedi è TeXLive stesso che nella prima riga ti dice quale versione è.

                          in risposta a: Inserimento immagine eps e creazione del PDF con Kile #81730
                          OldClaudio
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                            L’intero file .log potrebbe servire a qualcosa, ma essendo troncato non serve ad altro che constatare che la trasformazione delle immagine eps in immagine pdf le fa (almeno tutte quelle riportate nella parte di log che hai accluso)
                            L’opzione dvips a hyperref è chiaramente sbagliata, probabilmente il residuo di un vecchio preambolo copiato da chissà chi, oppure il residuo di precedenti tentativi di compilare con latex invece che con pdflatex; ma sarebbe sbagliato lo stesso; non si specificano mai queste opzioni a hyperref, perché lui sa benissimo qual driver leggere per comporre il documento a seconda del programma che usi.

                            Il fatto che non si para automaticamente il pdf quando ha finito di compilare, dipende, probabilmente, dal fatto che kile non lo fa, come lo farebbe se l’uscita fosse in formato DVI. e dipende dal particolare programma che usi per aprire il pdf. Credo che Kile si armonizzi bene con il visualizzatore Okular per Ubuntu, e i due programmi possano essere configurati in modo da tenere sincronizzati il file sorgente con il file pdf ottenuto dalla compilazione. Adobe Reader non lo fa e così altri visualizzatori che girano su Ubuntu.

                            Se invece usi TeXstudio, come ti è stato consigliato, questo ha un suo visualizzatore interno già sincronizzato e non devi preoccuparti di quale visualizzatore usi.

                            in risposta a: [RISOLTO] Problema installazione TexLive su pennetta #84375
                            OldClaudio
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                              Nel link che ti ho indicato per posta elettronica c’era scritto come fare. Io potrei ripeterti le stesse parole, e non di più, perché non ho mai fatto una installazione su chiavetta.

                              Invece, ti prego, non scrivere 36Gb; scrittura da informatici, spesso superficiali con le unità di misura (mi scusino gli informatici che invece sono attenti a queste cose); si scrive 36 GiB — norme ISO-UNI-EN

                              OldClaudio
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                                Come ti ho detto io non conosceve \pdfsetmatrix; ho letto il manuale pdtex he ho visto la differenza che c’è tra usare \pdfliteral (quello che uso io) e \psdfsave, \pdfsetmatrix e \pdfrestore. Nella mia riposta di prima non sono stato esplicito, anche eprché non avevo ancora digerito al documenyazione; tuttavia la matrice di rotazione di 30* antiorari è indicata come esempio sul pdftex manual con questa matrice

                                cos 30 -sin30
                                sin 30 cos30

                                Perché si tratti di pura rotazione la matrice deve avere quella forma antisimmetrica e deve avere determinate unitario (bé ho il sospetto che non basti, ma comunque se ha quella forma produce la sola rotazione. Siccome \pdfliteral e \pdfsetmatrix vogliono la matrice elencata rispettivamente con 6 o 4 numeri numeri per colonne, i numeri devono essere elencati così: cos30 sin30 -sin30 cos30 0 0 oppure cos30 sin30 -sin30 cos30.

                                Lo stesso vale se l’angolo è diverso, ovvero se il seno e il coseno li hai già calcolati (come hai fatto tu) e li rappresenti mediane delle macro.

                                Io non mi ricordo queste formule di rotazione a memoria, ma se pensi all’operatore di rotazione in termini di numeri complessi exp(iφ) e il vettore da ruotare u + iv, il loro prodotto da: (cosφ u -sinφ v) + i(sinφ u+cosφ v); il che è lo stesso che moltiplicare per la matrice che ho scritto sopra con φ al posto di 30 per il vettore colonna (u,v)’.

                                OldClaudio
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                                  Roberto, la matrice di trasformazione è una buona idea, ma la definisci in modo errato quindi l’intero file che hai postato non funziona; scrive Draft in orizzontale nella prima metà dello specchio di stampa.

                                  Mi fa piacere vedere quei nuovi comandi di pdftex che non conoscevo, anche se ho letto spesso il manuale di pdftex; tuttavia la matrice di trasformazione è una matrice 2 per 3 di cui le prime due colonne sono la matrice di rotoamplificazione e l’ultima colonna è il vettore di traslazione. Nel linguaggio PostScript e anche in quello PDF i dati vanno inseriti normalmente per righe, non per colonne e i sei dati vanno inseriti di seguito; non so se \pfdsetmatrix provveda a questo riordino dei dati; certo è che al posto di un seno tu hai scritto 0.866, e hai inserito solo 4 dati.

                                  Poi c’è il solito problema che la prima \hbox costituisce la prima riga del materiale su cui scrivere il testo e, non nel tuo esempio, ma in altre situazioni la scritta Deraft potrebbe ricoprire il testo, invece che esserne ricoperta.

                                  Devo dire che hai affrontato il problema per una delle vie giuste, ma ti sono successe un paio di distrazioni strada facendo.

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